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Politica

Il tour di Futuro Nazionale parte da Novara: le strategie per il radicamento sul territorio piemontese

📣 Il tour di Futuro Nazionale fa rotta sul Piemonte partendo da Novara: strategia e militanza al centro del dibattito guidato da Roberto Jonghi Lavarini.

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Futuro Nazionale in Piemonte

Novara – Il capoluogo gaudenziano è stato il fulcro di un importante momento di confronto politico che ha segnato l’avvio ufficiale del tour regionale di Futuro Nazionale in Piemonte. L’evento, che ha visto la partecipazione di Roberto Jonghi Lavarini, noto al pubblico come il “barone nero”, ha richiamato in città una ventina di esponenti di spicco, tra referenti dei comitati locali e amministratori che operano quotidianamente tra le piazze e le istituzioni del quadrante nord-orientale della regione. La riunione, tenutasi nel cuore della città, non è stata soltanto un momento di rappresentanza, ma una vera e propria articolazione organizzativa volta a consolidare la struttura identitaria del movimento in vista delle prossime sfide elettorali e amministrative.

L’impegno dei territori tra Novara e la valle del Ticino

L’incontro ha permesso di fare il punto sulle istanze che emergono costantemente dal tessuto economico e sociale della provincia. A fare gli onori di casa è stato Dino Giuliano, storico federale di Novara, che ha sottolineato come la serata rappresenti un punto di partenza necessario per il radicamento capillare di Futuro Nazionale. Nel corso del suo intervento, Giuliano ha espresso gratitudine verso figure chiave del panorama politico nazionale e regionale, citando espressamente il Generale Roberto Vannacci, il suo vice Massimilliano Simoni e il coordinatore regionale, l’onorevole Emanuele Pozzolo. Il messaggio lanciato dal capoluogo novarese è quello di una militanza attiva, orientata a rafforzare la coesione interna e a preparare il terreno per i futuri appuntamenti elettorali che vedranno il movimento impegnato in prima linea.

Non sono mancati riferimenti alle realtà locali limitrofe, con un occhio di riguardo alla zona ovest del Ticino. Alessandro Pasca, già assessore a Trecate, ha offerto una sintesi programmatica che punta dritto ai temi della sicurezza urbana e del sostegno alle imprese locali. “Il nostro compito – ha spiegato Pasca – è lavorare affinché le priorità delle famiglie e del mondo produttivo novarese trovino voce nelle istituzioni”. L’area dell’ovest Ticino, caratterizzata da un tessuto di piccole e medie imprese spesso in difficoltà per le contingenze economiche attuali, rappresenta uno degli avamposti dove Futuro Nazionale intende rafforzare la propria presenza, puntando soprattutto al coinvolgimento attivo delle nuove generazioni di militanti.

La visione di Jonghi Lavarini tra radici locali e prospettive regionali

Roberto Jonghi Lavarini ha voluto rimarcare il proprio legame con la regione, citando le sue origini legate alla tradizione Walser dell’Ossola e la nascita proprio tra le strade di Novara. Il suo tour regionale, partito da questo crocevia strategico, mira a costruire una rete che unisca le istanze di Torino con quelle delle province, cercando di bilanciare le differenti anime del territorio piemontese. Nel corso del suo intervento conclusivo, il “barone nero” ha delineato una possibile geografia del comando interno al movimento, suggerendo la necessità di valorizzare i profili che, come Dino Giuliano a Novara o Lucio Lauria a Cuneo, hanno dimostrato capacità di tenuta e radicamento.

L’obiettivo dichiarato è quello di un assetto dirigenziale che tenga conto non solo della densità demografica delle varie province, ma anche degli equilibri di forza reale espressi dai singoli territori. In quest’ottica, la nomina di figure di coordinamento regionale dovrà rispecchiare la capacità di sintesi tra la capitale sabauda, Torino, e i centri urbani che fanno da spina dorsale alla regione. La serata, arricchita dai saluti del coordinatore nazionale Massimilliano Simoni, ha ribadito la volontà di Futuro Nazionale di porsi come interlocutore autorevole nel centrodestra, con una linea politica che fonde il legame con la tradizione e la pragmatica difesa degli interessi locali. Il tour proseguirà nelle prossime settimane, toccando altri centri strategici del Piemonte, con l’intento di portare a compimento quella fase di strutturazione territoriale che è stata idealmente battezzata proprio nella cornice novarese.

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Politica

Il dolore silenzioso di un popolo: quando l’imposizione prende il posto della libertà

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Il dolore silenzioso di un popolo: quando l’imposizione prende il posto della libertà

Redazione- In Afghanistan, la pressione sull’abbigliamento e sull’aspetto personale non riguarda più soltanto le donne, ma coinvolge anche gli uomini. Quando una persona rischia lo stipendio, il lavoro o la propria posizione a causa della barba, del cappello, del turbante o del modo in cui si veste, non si parla più semplicemente di abbigliamento: si parla di dignità, libertà personale e rispetto dell’essere umano.

Mentre molte famiglie affrontano povertà, disoccupazione, difficoltà economiche e il peso della vita quotidiana, molti lavoratori sono costretti a vivere con una nuova paura: perdere il proprio sostentamento non per mancanza di capacità o impegno, ma per non corrispondere a un modello esteriore imposto.

Una società non cresce controllando l’aspetto delle persone. Un Paese si costruisce con istruzione, lavoro, competenza, giustizia, salute e rispetto per ogni individuo. Quando l’attenzione si concentra sull’apparenza invece che sui problemi reali della gente, le sofferenze aumentano e le vere necessità rimangono senza risposta.

Per anni le donne afghane hanno vissuto restrizioni e pressioni sulla loro libertà personale; oggi anche molti uomini sentono il peso di regole che entrano nella loro vita privata. La paura e l’obbligo non possono sostituire la fiducia e il rispetto.

Il dolore più grande è vedere persone che cercano solo di lavorare, mantenere le proprie famiglie e vivere con dignità, costrette a preoccuparsi non solo del pane quotidiano, ma anche di come apparire per non essere punite.

La dignità umana non si misura dalla lunghezza della barba o dal tipo di vestito. Una nazione diventa forte quando protegge la dignità dei suoi cittadini e permette loro di vivere con rispetto e sicurezza.

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Politica

Riforma del Calcio, la ricetta di Sforzini: “I miliardi delle scommesse vadano ai campetti di periferia per salvare i nostri ragazzi”

“È assurdo che le famiglie debbano svenarsi per far giocare un bambino, mentre il calcio genera miliardi di euro!”. ⚽️ 🇮🇹 Riforma dello sport, la ricetta shock di Luca Sforzini: “Meno burocrazia, premi a chi fa volontariato nei campi di periferia e usiamo i soldi delle scommesse legali per finanziare i piccoli vivai”. Un attacco durissimo al sistema che asfissia il calcio dilettantistico. Leggi le proposte e condividi se stai dalla parte dei campetti di provincia! 🏟️ 👦

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Luca Sforzini

Castellar Ponzano (AL) – Quando si parla di crisi del calcio italiano, le telecamere puntano sempre e solo sui grandi palcoscenici della Serie A: i diritti televisivi milionari, i bilanci in rosso delle multinazionali del pallone, i contratti faraonici dei campioni. Ma c’è un’altra Italia calcistica, silenziosa e orgogliosa, che fatica ogni giorno lontano dai riflettori. È l’Italia dei campetti di periferia polverosi, delle scuole calcio di provincia, delle reti bucate e dei volontari che la domenica mattina si svegliano all’alba per tracciare le linee del campo. È proprio da qui, dalla base pulsante della piramide, che deve ripartire la grande riforma dello sport nazionale. A lanciare questo potente grido di battaglia è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank legato a Futuro Nazionale con Vannacci), intervenuto a gamba tesa sul nuovo disegno di legge a firma del senatore Paolo Marcheschi.

“Basta asfissiare le piccole società”: l’urlo di dolore del calcio dilettantistico

Sforzini promuove senza mezzi termini l’iniziativa parlamentare, ma chiede coraggio per compiere il passo decisivo. «Il disegno di legge Marcheschi va nella direzione giusta e merita il nostro pieno sostegno. Finalmente si comincia a ragionare sul calcio italiano non chiedendo pietosamente altri soldi allo Stato, ma cercando di rimettere in circolo all’interno del sistema una parte delle enormi risorse economiche che il calcio stesso produce». Un vero e proprio cambio di paradigma, che punta dritto al cuore del problema: la sopravvivenza delle realtà minori.

I numeri parlano chiaro e non possono più essere ignorati dalla politica. Attorno al mondo del calcio si sviluppa un gigantesco giro d’affari legale legato alle scommesse sportive, nell’ordine di miliardi di euro. Eppure, le piccole società agonizzano. «È assurdo che il calcio produca questa immensa ricchezza e che, contemporaneamente, migliaia di piccole società debbano chiedere sacrifici economici sempre maggiori alle famiglie per riuscire semplicemente a tenere aperto un campo, pagare le bollette della luce, mantenere il riscaldamento negli spogliatoi e consentire a un bambino di inseguire un pallone», sottolinea con amarezza Sforzini.

Oltre il Decreto Dignità: sbloccare i fondi per finanziare i vivai

La soluzione proposta da Rinascimento Nazionale è netta: abbattere il muro dell’ipocrisia di Stato. «La proposta di destinare al sistema calcio una quota della raccolta delle scommesse sportive affronta uno dei problemi strutturali del nostro movimento». Ma Sforzini si spinge oltre, sfidando direttamente i tabù della sinistra e del Decreto Dignità: «Dobbiamo avere il coraggio di superare definitivamente il proibizionismo cieco. Consentiamo agli operatori legali, autorizzati e controllati dallo Stato, di tornare a investire nel calcio attraverso pubblicità e sponsorizzazioni, ovviamente all’interno di regole rigorose a tutela dei minori. Ma una parte delle maggiori risorse generate deve essere vincolata per legge al finanziamento esclusivo dei vivai, dell’impiantistica e soprattutto delle società dilettantistiche».

Il volontariato sportivo è un patrimonio sacro da difendere

L’altro grande mostro da abbattere per salvare il calcio di provincia è la burocrazia asfissiante. Negli ultimi anni, le associazioni dilettantistiche sono state trattate dallo Stato come se fossero grandi aziende multinazionali, caricate di obblighi amministrativi, contratti, scartoffie e responsabilità penali insostenibili.

«Il volontariato sportivo non è un’anomalia da correggere o da tassare: è un patrimonio nazionale sacro da proteggere», tuona Sforzini. «Dietro una piccola società di paese ci sono spesso uomini e donne che regalano gratuitamente ore, giornate e anni della propria vita affinché centinaia di ragazzi possano stare al sicuro su un campo da calcio, piuttosto che perdersi per strada. Lo Stato dovrebbe ringraziarli, incentivarli e semplificare loro la vita, non trasformarli in burocrati disperati. Gli obblighi amministrativi devono essere proporzionati: non possiamo pretendere dalla piccola associazione dilettantistica gli stessi apparati organizzativi di una società di Serie A».

Il vero talento nasce nella polvere: premiamo chi forma i campioni

L’ultimo tassello della riforma auspicata da Sforzini riguarda la meritocrazia e il riconoscimento degli sforzi. Condividendo l’impianto della legge Marcheschi, il presidente di Rinascimento Nazionale ribadisce un concetto vitale: chi forma un giovane calciatore deve ricevere un premio economico adeguato quando quel ragazzo spicca il volo. «Il vivaio non può essere considerato semplicemente un serbatoio gratuito dal quale il professionismo pesca talenti a costo zero. Se una società di provincia investe per anni nella crescita umana, tecnica ed educativa di un ragazzo, quell’investimento deve essere riconosciuto lungo tutta la filiera economica».

Ma le nuove risorse dovranno arrivare direttamente nei campi polverosi, non perdersi nei meandri dei palazzi romani. «Ogni euro sottratto alla burocrazia e restituito al territorio è un euro investito nel futuro dello sport italiano», conclude Sforzini con un monito severo ai partiti. «Se vogliamo davvero rilanciare l’Italia, dobbiamo smettere di guardare soltanto alla punta della piramide. La Serie A si vede in televisione, ma il calcio italiano nasce la domenica mattina su migliaia di campi di provincia. Se muore quella base, prima o poi crolla anche tutto il resto».

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Politica

Scommesse e Decreto Dignità, l’ira di Sforzini contro Giorgetti: “Fa la guerra al calcio e regala l’Italia all’illegalità”

“Lo Stato incassa le tasse dal gioco legale ma vieta gli sponsor, favorendo le scommesse clandestine e affossando lo sport italiano”. ⚽️ 🇮🇹 Duro attacco di Luca Sforzini (Rinascimento Nazionale) contro il Ministro Giorgetti sul Decreto Dignità: “Un proibizionismo inutile. Sblocchiamo le sponsorizzazioni legali per finanziare i piccoli campi di provincia e i settori giovanili”. Leggi l’intervista integrale e le proposte per salvare il calcio italiano! 🏟️ 💶

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Castellar Ponzano (AL) – C’è un paradosso tutto italiano che si consuma sulla pelle dello sport più amato nel nostro Paese. Da una parte ci sono le società di calcio, dai grandi club professionistici fino alle piccole e gloriose squadre dilettantistiche di provincia, che faticano ogni giorno per far quadrare i conti, pagare le bollette degli stadi e mantenere in vita i settori giovanili. Dall’altra c’è lo Stato, che invece di aiutarle decide deliberatamente di tagliare una delle loro fonti di sostentamento più importanti: le sponsorizzazioni del circuito del gioco legale. A lanciare un durissimo atto d’accusa contro questa politica è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank legato a “Futuro Nazionale con Vannacci”), che dal Castello Sforzini punta il dito dritto contro il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Lo statalismo moralistico che uccide i nostri vivai calcistici

La miccia della polemica si è accesa dopo le indiscrezioni sulla volontà del Governo di inasprire ulteriormente il famigerato “Decreto Dignità”, bloccando in modo ancora più stringente qualsiasi forma di pubblicità legata alle scommesse sportive. «Apprendo che il ministro Giancarlo Giorgetti non soltanto intende difendere uno degli errori più gravi compiuti negli ultimi anni ai danni dell’economia del calcio italiano, ma vorrebbe addirittura irrigidirlo», attacca frontalmente Sforzini. «È una scelta economicamente miope, culturalmente proibizionista e politicamente incomprensibile per un ministro che appartiene, o dovrebbe appartenere, a una maggioranza di centrodestra».

Le conseguenze di questo blocco cadono a pioggia su tutto il sistema sportivo nazionale. Il calcio italiano ha un disperato bisogno di capitali freschi per competere a livello internazionale, ma soprattutto per costruire e modernizzare impianti fatiscenti, finanziare i vivai e sostenere il dilettantismo, vera e propria spina dorsale sociale delle nostre città. Mentre i club esteri si fortificano grazie agli sponsor, in Italia si sceglie volontariamente di chiudere i rubinetti di una fonte di finanziamento proveniente da imprese, è bene ricordarlo, perfettamente legali.

Il paradosso di Stato: incassare le tasse ma vietare le sponsorizzazioni

Il cuore del problema, secondo l’analisi di Sforzini, risiede in un’ipocrisia di fondo inaccettabile. «Il paradosso è clamoroso: parliamo di imprese legali, autorizzate, regolamentate e pesantemente tassate dallo Stato italiano. Lo Stato incassa miliardi dal gioco legale, lo disciplina, concede le autorizzazioni e poi pretende quasi che gli operatori autorizzati debbano vergognarsi di esistere e nascondersi», spiega il presidente di Rinascimento Nazionale. «Tutto questo non è liberalismo, non è responsabilità civile, non è nemmeno buona amministrazione. È un banale e dannoso statalismo moralistico».

Oscurare i loghi e i nomi delle aziende legali, infatti, non fa scomparire per magia la voglia di scommettere degli italiani, ma rischia di produrre l’effetto diametralmente opposto. Vietare la comunicazione agli operatori autorizzati rende molto meno riconoscibile, soprattutto per i più giovani, il confine tra il mercato sicuro, tracciabile e regolamentato e la pericolosa giungla del mercato clandestino gestito dalla criminalità organizzata.

“Giorgetti si accoda al PD”: l’appello per una politica economica di libertà

La dura presa di posizione di Sforzini tocca inevitabilmente anche gli equilibri e l’identità politica dell’attuale maggioranza. «Pochi giorni fa avevamo criticato aspramente il Partito Democratico proprio perché proponeva di rafforzare questo divieto assurdo. Oggi dobbiamo constatare qualcosa di politicamente ancora più sorprendente e deludente: a spingere nella stessa direzione è un ministro di centrodestra».

Un cortocircuito politico che non può passare inosservato. «Se la destra e la sinistra finiscono per fare a gara su chi proibisce di più, allora qualcuno dovrà ricordare che esiste anche un’altra cultura politica nel nostro Paese: quella della libertà, della responsabilità individuale, dell’impresa e di uno Stato che si limita a stabilire regole chiare, senza pretendere di fare il tutore morale dei cittadini adulti».

La proposta: fondi per i dilettanti e tolleranza zero per la criminalità

Non si tratta però solo di una critica distruttiva. La ricetta proposta da Luca Sforzini è chiara, pragmatica e mira a salvare lo sport di base senza abbassare la guardia sulle patologie sociali. La ludopatia non si combatte oscurando una maglietta di Serie A, ma con la prevenzione sul territorio, l’informazione capillare nelle scuole, i controlli ferrei sui limiti di età e strumenti sanitari e sociali adeguati e ben finanziati.

«La nostra posizione è chiara e l’abbiamo formulata pubblicamente da tempo», rilancia Sforzini. «Chiediamo l’abolizione del divieto per gli operatori autorizzati, una forte semplificazione burocratica e, contemporaneamente, una guerra senza quartiere al gioco illegale e clandestino. Si riaprano le sponsorizzazioni agli operatori legali sotto regole rigorose e trasparenti, tutelando con estrema severità i minori, ma si destini obbligatoriamente una parte delle ingenti risorse generate direttamente al calcio di base, ai vivai, agli impianti di provincia e alle società dilettantistiche che oggi fanno fatica a comprare persino i palloni per i ragazzini».

«Giorgetti scelga da che parte stare», conclude perentorio Sforzini. «O con il proibizionismo fallimentare del Decreto Dignità, oppure con un calcio italiano che vuole tornare a crescere e competere nel mondo. Trasformare gli operatori legali in nemici pubblici, mentre le mafie e il mercato illegale ringraziano e continuano a esistere indisturbati, non è rigore. È semplicemente una pessima politica».

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