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Politica

Jonghi Lavarini “incorona” il Generale Burgio per Milano, ma lo avverte: “Saresti un ottimo Sindaco, ma lascia stare la Storia”

Il Generale Carmelo Burgio candidato Sindaco a Milano? L’endorsement clamoroso di Jonghi Lavarini, con tanto di avvertimento: “Andresti benissimo, ma smettila di parlare di Storia!” 🗳️ 🎖️ La corsa per strappare Palazzo Marino (Milano) alla sinistra è già iniziata e nel centrodestra spunta un nome a sorpresa di grandissimo spessore! Roberto Jonghi Lavarini ha infatti pubblicamente elogiato e “incoronato” il Generale Carmelo Burgio! “Condivido il 90% di quello che dice, sarebbe un candidato Sindaco unitario PERFETTO per tutto il nuovo centrodestra”, ha dichiarato Jonghi Lavarini, aggiungendo che Burgio andrebbe benissimo anche come futuro Assessore alla Sicurezza della città per conto di “Futuro Nazionale” (il partito di Vannacci). Ma attenzione, perché l’endorsement è arrivato insieme a una sonora strigliata! L’esponente della destra ha infatti imposto al Generale una condizione non negoziabile: “L’importante è che d’ora in poi non parli MAI PIÙ di Storia! Primo, perché il passato non c’entra niente con l’amministrazione della città. Secondo, perché le sue legittime posizioni storiche NON RISPECCHIANO per niente quelle dei suoi potenziali elettori (quelli che un tempo votavano MSI e Alleanza Nazionale)!”. Il messaggio è chiaro: per governare Milano servono i voti della Destra vera, e la Destra vera non tollera attacchi alle proprie radici storiche! Leggi le durissime dichiarazioni e i retroscena politici nel nostro articolo! 👇 🏛️ Secondo voi il Generale Burgio sarebbe un buon candidato Sindaco per riportare finalmente l’ordine e la Sicurezza nelle strade pericolose di Milano? Dite la vostra!

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Roberto Jonghi Lavarini

Redazione – La scacchiera politica milanese in vista delle future (e attesissime) elezioni comunali inizia già a surriscaldarsi pericolosamente. Mentre il centrosinistra si interroga sull’eredità da raccogliere dopo il ciclo amministrativo della giunta Sala, nel campo del centrodestra è partita la caccia a un profilo civico, forte e d’impatto, capace di strappare Palazzo Marino agli avversari politici. E proprio in queste ore, all’interno del magma della destra lombarda, è spuntato un endorsement pesante, a tratti provocatorio ma decisamente realistico, firmato da una delle figure più note, discusse e influenti della destra identitaria milanese: Roberto Jonghi Lavarini.
Il celebre esponente politico ha infatti acceso i riflettori sulla figura del Generale Carmelo Burgio, tessendone le lodi amministrative e umane, ma riservandogli parallelamente una strigliata clamorosa su un tema da sempre caldissimo e scivoloso per l’elettorato conservatore italiano: il giudizio sulla Storia del Novecento.

L’endorsement di Jonghi Lavarini per Burgio

L’intervento di Jonghi Lavarini prende spunto da una recente e seguitissima conferenza stampa tenuta proprio dall’alto ufficiale, le cui posizioni granitiche sembrano aver fatto breccia nel cuore dell’elettorato di destra.
«Ho seguito attentamente la conferenza stampa del generale Carmelo Burgio», ha dichiarato pubblicamente Jonghi Lavarini, rompendo gli indugi, «e devo ammettere che ne condivido, sinceramente e profondamente, il 90% delle dichiarazioni espresse». Un’investitura che non si limita ai complimenti di facciata, ma che si traduce immediatamente in una pesantissima e concreta proposta politica in vista della corsa elettorale per la città meneghina: «Il Generale Burgio potrebbe essere davvero un buon sindaco di Milano, capace magari di fare da candidato unitario per un nuovo centrodestra che abbia finalmente il coraggio di essere profondamente rinnovato e allargato».

Il peso di Futuro Nazionale e il nodo Sicurezza a Milano

La visione politica tracciata da Jonghi Lavarini si spinge anche oltre la poltrona di Primo Cittadino, individuando per il Generale un ruolo tattico perfetto qualora gli equilibri della coalizione dovessero premiare altri candidati sindaci.
L’alternativa di lusso proposta per Burgio sarebbe infatti quella di un «ottimo Assessore alla Sicurezza in quota Futuro Nazionale» (il nuovo e popolarissimo partito nato sotto l’egida e l’ispirazione del Generale Roberto Vannacci). Un ruolo che calzerebbe a pennello a un uomo di divisa, soprattutto in una metropoli come Milano che, negli ultimi anni, sta vivendo una drammatica e innegabile emergenza legata proprio all’ordine pubblico, alla criminalità di strada e al degrado delle periferie.

“Non parli di Storia”: l’avvertimento sul passato e sull’MSI

Ma come spesso accade nella politica identitaria, l’investitura arriva accompagnata da un monito severissimo. Jonghi Lavarini non usa mezzi termini per frenare gli ardori “revisionisti” o le analisi storiche del Generale Burgio, invitandolo a concentrarsi esclusivamente sul futuro della città.
«La cosa più importante in assoluto è che il Generale non parli mai più di Storia», tuona Jonghi Lavarini, stilando due motivazioni inappellabili. La prima, di natura puramente pragmatica: «Le disquisizioni sul passato non c’entrano assolutamente nulla con la concreta e buona amministrazione quotidiana di una grande città come Milano».
La seconda motivazione, invece, è puramente politica ed elettorale: «La sua legittima opinione storica non rispecchia affatto quella della maggioranza assoluta del suo potenziale elettorato di riferimento. Un elettorato militante e orgoglioso che un tempo votava convintamente per il Movimento Sociale Italiano (MSI) e per Alleanza Nazionale (AN)».
Il messaggio recapitato al Generale è cristallino: i voti della destra profonda ci sono e sono a sua disposizione per salvare Milano, ma guai a rinnegare o criticare le radici storiche di chi è pronto a sostenerlo nelle urne. La sfida per Palazzo Marino è ufficialmente iniziata.

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Politica

“Milano ormai penalizza chi non è ricco. Prima gli italiani!”: il Generale Burgio lancia la sfida a Sala per il 2027

Il Generale Burgio candidato Sindaco asfalta Beppe Sala: “Milano ormai penalizza chi non è ricco tra Area B e Area C! Le case popolari? Prima agli italiani!” 🏛️ 💥 La sfida per strappare Milano alla Sinistra nel 2027 è ufficialmente partita, e il primo candidato sceso in campo fa davvero tremare il “politicamente corretto”! Si tratta del Generale Carmelo Burgio, candidato sindaco per “Futuro Nazionale” (il partito di Roberto Vannacci), che si è presentato alla stampa sferrando un attacco pesantissimo alla Giunta di Beppe Sala! “La verità”, ha tuonato il Generale, “è che oggi Milano è una città molto ricca, ma pensata solo per i ricchi! Chi non ha i soldi, in questa città è fortemente penalizzato!”. Il riferimento è alle costosissime e classiste limitazioni delle ZTL di Area C e Area B, che impediscono ai lavoratori e ai pendolari che non possono permettersi l’auto nuova di girare in città! Ma le bordate di Burgio non si fermano qui! L’alto ufficiale ha puntato il dito contro il welfare e le Case Popolari: “Qui ci si preoccupa dei sussidi agli immigrati, e non si pensa più ai veri milanesi! Dobbiamo riequilibrare la situazione dando la precedenza ai cittadini italiani!”. Durissima anche la stoccata al Sindaco Sala sulla sicurezza (accusato di aver “criticato” i Carabinieri dopo un inseguimento in centro) e il “No” secco all’abbattimento dello Stadio San Siro. “Dicono che non sono milanese? Beh, avete avuto Sindaci nati a Milano fino ad oggi e guardate come vi hanno ridotto la città!”, ha chiosato il Generale. Leggi le clamorose dichiarazioni integrali del candidato di Vannacci nel nostro articolo! 👇 🚔 Siete d’accordo con il Generale Burgio? È vero che Milano è diventata una città snob, vietata a chi non ha i soldi, e che bisogna riportare urgentemente la legalità nelle strade e dare le case popolari prima agli italiani? Ditecelo nei commenti!

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Il Generale Burgio

Milano – La lunghissima corsa verso le elezioni comunali del 2027 per la conquista di Palazzo Marino è ufficialmente iniziata. E a giudicare dai toni del primo, vero sfidante sceso ufficialmente in campo, si preannuncia una campagna elettorale durissima, senza esclusione di colpi e senza il tanto abusato “politicamente corretto”.
Sotto il lapidario e suggestivo slogan “Il futuro ritorna a Milano”, il Generale Carmelo Burgio si è presentato ufficialmente alla stampa meneghina come candidato sindaco di punta per Futuro Nazionale, la popolarissima e lanciatissima formazione politica che fa capo al Generale Roberto Vannacci.
Nonostante il programma elettorale dettagliato sia ancora in fase di stesura (sarà presentato nelle prossime settimane), le linee guida dettate da Burgio durante il suo primo faccia a faccia con i giornalisti hanno già tracciato un solco profondissimo rispetto all’attuale amministrazione di centrosinistra guidata da Beppe Sala.

Il modello elitario: “Una città vietata a chi non ha soldi”

L’attacco più duro e inaspettato sferrato dal Generale Burgio non ha riguardato direttamente i massimi sistemi, ma la vita quotidiana, le tasche e la viabilità dei cittadini. L’alto ufficiale ha puntato il dito contro il modello di sviluppo elitario ed escludente che, a suo avviso, ha snaturato l’anima popolare del capoluogo lombardo.
«La verità è che Milano è una città molto ricca, ma non è assolutamente fatta per chi ricco non è, una categoria che oggi si ritrova a essere fortemente penalizzata», ha denunciato il candidato di Futuro Nazionale. Il riferimento (chiarissimo e applauditissimo dai detrattori della Giunta Sala) è alle rigidissime e costosissime ZTL di Area B e Area C. Provvedimenti spacciati per “green”, ma che di fatto si trasformano in una tassa occulta che impedisce ai lavoratori e ai pendolari meno abbienti (che non possono permettersi di acquistare l’ultimo modello di auto elettrica) di circolare liberamente in città per andare a lavorare.

Case popolari e welfare: “Pensiamo prima agli italiani”

Un altro cavallo di battaglia tipico della destra identitaria, su cui Burgio ha spinto forte sull’acceleratore, è quello dell’assegnazione dei servizi sociali e delle case popolari.
Senza troppi giri di parole, il candidato sindaco ha duramente criticato i «sussidi a pioggia agli immigrati». Sussidi che, per un perverso meccanismo burocratico, «vengono poi calcolati all’interno del reddito per permettere a queste persone di accedere, magari scavalcando gli altri, alle case popolari. In questa città purtroppo non pensiamo più al milanese in difficoltà: bisogna riequilibrare urgentemente la situazione dando la priorità ai cittadini italiani».

L’attacco frontale a Beppe Sala e a Franco Gabrielli

Non poteva ovviamente mancare, in tema di Sicurezza (che sarà il faro assoluto del programma di Futuro Nazionale), una pesantissima bordata contro il Sindaco uscente Giuseppe Sala e il suo consigliere delegato, l’ex Capo della Polizia Franco Gabrielli.
Burgio ha ricordato la recente vicenda del giovane Ramy, rinfacciando a Sala di aver pubblicamente “messo in dubbio” l’utilità di un inseguimento a sirene spiegate in città da parte delle auto dei Carabinieri, quasi a voler giustificare chi scappa dalle Forze dell’Ordine. «Su queste cose, due sono le soluzioni», ha tuonato Burgio. «O di sicurezza non ne capisci assolutamente nulla ed è meglio stare zitti, oppure ne capisci anche troppo e stai solo cinicamente cercando di compiacere il favore della tua base elettorale radical chic».

Il salvataggio di San Siro e le origini “non milanesi”

Infine, il Generale ha affrontato due temi cruciali per il dibattito cittadino. Il primo riguarda lo storico Stadio Meazza in San Siro: a differenza dei progetti speculativi in campo, Burgio si è detto nettamente contrario all’abbattimento della struttura. «Demolirlo comporterebbe un sacco di spese inutili per smaltire tutto il materiale. Personalmente avrei puntato fin dall’inizio a una soluzione di recupero totale dell’impianto».
L’ultima battuta, tagliente come una lama, è stata riservata ai giornalisti che gli contestavano il fatto di non essere nato a Milano e di conoscere poco le dinamiche meneghine. La replica del Generale non ha lasciato scampo: «Fino a oggi siete stati governati da sindaci milanesi doc. Siete sicuri che sia andato tutto bene? Essere nato a Milano non è assolutamente garanzia di buon governo». La sfida per il 2027 è appena decollata, e promette scintille.

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Politica

Riforma elettorale e il nodo ballottaggio. L’allarme di Mazzocchi a Quagliariello: “Così si uccidono le minoranze e vince solo l’astensionismo”

Allarme sulla nuova Legge Elettorale! Il ballottaggio rischia di “uccidere” i partiti più piccoli. L’avvertimento di Mazzocchi (Cristiano Riformisti): “Vince l’astensionismo, salviamo il pluralismo!” 🗳️ 🏛️ Vogliamo Governi più stabili, ma a che prezzo? La politica italiana sta litigando aspramente sulla nuova Riforma Elettorale, e l’introduzione del “BALLOTTAGGIO” rischia di rivelarsi una vera e propria trappola mortale per la nostra Democrazia! A lanciare l’allarme, con un durissimo comunicato rivolto alle forze politiche parlamentari, è Mazzocchi a nome del Movimento dei Cristiano Riformisti. Il messaggio è chiarissimo: il ballottaggio creerebbe una “polarizzazione forzata” che costringerebbe gli elettori a votare per il “meno peggio” tra i due grandi colossi politici al secondo turno, schiacciando ed escludendo senza pietà tutte le formazioni politiche più piccole (che invece portano idee e valori fondamentali)! “Escludere queste voci significa spegnere il cuore pulsante del nostro pluralismo!”, avvertono i Cristiano Riformisti. Ma il pericolo più grande è un altro: quando un cittadino non vede il suo partito rappresentato al secondo turno del ballottaggio, semplicemente NON VA A VOTARE! Questo meccanismo rischia di innescare un astensionismo di massa pericolosissimo per le Istituzioni! “La ricerca della stabilità non deve cancellare la democrazia, servono soluzioni equilibrate per tutelare tutte le voci politiche del Paese”. Leggi la forte analisi di Mazzocchi nel nostro articolo! 👇 🇮🇹 E voi cosa preferite? Una legge Elettorale (magari col ballottaggio) che ci garantisca un Governo stabile fin dal giorno dopo il voto, o una legge Proporzionale che dia rappresentanza in Parlamento a tutti i piccoli partiti d’Italia? Dite la vostra!

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Redazione – L’eterno e irrisolto dilemma della politica italiana torna prepotentemente al centro del dibattito parlamentare: come riuscire a coniugare l’assoluta e vitale necessità di garantire un Governo stabile al Paese, senza per questo dover sacrificare sull’altare della governabilità la sacra e inviolabile rappresentanza democratica di tutti i cittadini?
La discussione sulla nuova, ennesima Riforma Elettorale sta accendendo gli animi dentro e fuori i palazzi romani, specialmente per quanto riguarda la delicatissima introduzione (o l’estensione) del famigerato meccanismo del ballottaggio. Un sistema che, se da un lato assicura la vittoria matematica di una precisa coalizione al secondo turno, dall’altro rischia di innescare effetti collaterali devastanti per la salute del nostro assetto democratico. A lanciare un durissimo e lucidissimo grido d’allarme su questa deriva è oggi il Movimento dei Cristiano Riformisti, attraverso le parole di Mazzocchi, rivolte direttamente al confronto aperto con Gaetano Quagliariello e con tutte le principali forze politiche attualmente in campo.

Il cuore della democrazia: difendere il pluralismo politico

L’appello dei Cristiano Riformisti non nasce da una posizione di chiusura o di ostruzionismo, ma da una profonda e costruttiva attenzione alle regole del gioco democratico. «Come Movimento seguiamo con spirito collaborativo e privo di qualsiasi pregiudiziale il dibattito in corso sulla riforma elettorale», si legge nella nota ufficiale. «Siamo perfettamente consapevoli dell’enorme importanza di garantire al nostro Paese una stabilità di governo duratura e una chiara indicazione della maggioranza».
Tuttavia, l’avvertimento che segue è netto e non lascia spazio a interpretazioni: il pluralismo politico è e deve rimanere il cuore pulsante della nostra democrazia e l’unica vera garanzia per la libertà di espressione dei cittadini italiani. Un cuore che rischia di smettere di battere sotto i colpi di una legge elettorale pensata esclusivamente per favorire i grandi colossi partitici.

La trappola del ballottaggio: la fine delle minoranze

Il bersaglio principale della critica politica di Mazzocchi è proprio il meccanismo del doppio turno. «Il ballottaggio», avverte il Movimento dei Cristiano Riformisti, «rischia di tradursi in una drastica, cinica e ingiusta penalizzazione delle formazioni politiche più piccole».
Il pericolo è quello di scivolare verso una vera e propria “polarizzazione forzata” (o un bipolarismo coatto), un sistema in cui l’elettore è costretto a scegliere “il meno peggio” tra due schieramenti opposti, schiacciando senza pietà le voci, i valori e i progetti innovativi portati avanti dai partiti minori, che spesso rappresentano le istanze più profonde e autentiche della società civile. «Escludere e marginalizzare in modo sistematico queste voci», sottolinea la nota, «significa impoverire culturalmente e politicamente il nostro Paese».

Il pericolo numero uno: l’astensionismo alle urne

C’è poi un secondo, drammatico effetto collaterale legato all’eventuale introduzione del ballottaggio: la fuga dalle urne. Come ha ampiamente dimostrato la recente storia elettorale, specialmente a livello amministrativo e locale, i turni di ballottaggio non si traducono quasi mai in una maggiore legittimazione popolare per chi vince. Al contrario, si trasformano spesso nella tomba dell’affluenza.
«Quando i cittadini elettori non vedono rappresentate le proprie posizioni ideali e valoriali nel confronto finale», spiegano i Cristiano Riformisti, «il rischio di un progressivo e inesorabile allontanamento dalle urne diventa incredibilmente concreto, minando alla base la fiducia della popolazione nelle istituzioni democratiche». Un rischio letale in un’Italia dove l’astensionismo è già diventato, di fatto, il primo partito nazionale.

L’appello alle Camere: governabilità e tutela delle sensibilità

L’intervento di Mazzocchi e del Movimento dei Cristiano Riformisti si chiude dunque con una vibrante richiesta rivolta direttamente alle forze parlamentari che stanno scrivendo le nuove regole del gioco elettorale: la ricerca della stabilità di Palazzo Chigi non deve e non può avvenire a discapito della reale democraticità del voto.
L’imperativo categorico è quello di individuare correttivi, “paracadute” proporzionali e soluzioni legislative perfettamente equilibrate, che sappiano coniugare il bisogno di un Governo forte con l’assoluta e irrinunciabile tutela e valorizzazione di tutte le meravigliose e differenti sensibilità politiche presenti nel nostro amato Paese.

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Politica

“Le idee si combattono con le idee, non in Tribunale”: Sabrina Bocchino difende il Generale Vannacci e Futuro Nazionale

“Le idee politiche si combattono con altre idee, non nei tribunali!”. Sabrina Bocchino difende a spada tratta il Generale Vannacci e smonta le accuse contro Futuro Nazionale! 🇮🇹 🛡️ La controffensiva politica in difesa del Generale è partita ufficialmente dall’Abruzzo! Dopo il clamoroso esposto presentato in Procura contro il programma di Futuro Nazionale (in cui si ipotizzava l’apologia di fascismo), l’esponente abruzzese del partito (ed ex consigliere regionale della Lega) Sabrina Bocchino ha diramato una nota ufficiale chiarissima e durissima: “Nessuna scorciatoia giudiziaria, in democrazia gli avversari si sconfiggono sui programmi, non cercando di tapparci la bocca nei tribunali! Il programma del Generale Vannacci propone di realizzare obiettivi legittimi usando unicamente la Costituzione italiana e le leggi!”. La Bocchino ha fatto chiarezza anche sui punti più attaccati: “La remigrazione non significa fare deportazioni illegali fuori dalla legge! Significa rimpatriare subito i clandestini irregolari e colpire duramente i delinquenti! E non c’è nessuna militarizzazione della società: noi vogliamo solo riportare il senso civico, la disciplina e il senso dello Stato nelle nuove generazioni!”. Futuro Nazionale dichiara totale fiducia nella Magistratura (“Saprà distinguere la dialettica dal reato”) e annuncia il primo grande appuntamento in piazza: VENERDÌ 12 SETTEMBRE, dalle 19:00 alle 22:00, in Piazza Diomede a VASTO, ci sarà un gazebo per presentare a tutti i cittadini il vero programma del movimento! Leggi le durissime dichiarazioni della Bocchino nel nostro articolo! 👇 🗳️ Voi cosa ne pensate? È giusto portare i programmi politici nei tribunali o dovrebbe essere il popolo a decidere nelle urne votando a favore o contro il Generale Vannacci?

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Sabrina Bocchino e Roberto Vannacci

Redazione- – Il rovente dibattito sul neonato movimento politico Futuro Nazionale, guidato dal Generale Roberto Vannacci, si arricchisce oggi di un nuovo, fondamentale capitolo istituzionale. Dopo le aspre polemiche scaturite dal clamoroso esposto presentato alla Procura della Repubblica di Roma (in cui si ipotizza addirittura la violazione della Legge Scelba sull’apologia di fascismo), a rompere il silenzio e a fare da formidabile scudo attorno al Generale e al progetto politico ci pensa Sabrina Bocchino, esponente di spicco abruzzese di Futuro Nazionale ed ex consigliere regionale della Lega.
Da Pescara, la Bocchino traccia una linea netta, rigorosa e profondamente democratica, smontando pezzo per pezzo le accuse mosse dai detrattori e invitando la politica a confrontarsi esclusivamente sul terreno elettorale, abbandonando le sterili e pericolose scorciatoie dei tribunali.

“Nessuna scorciatoia giudiziaria contro il programma”

L’intervento dell’esponente abruzzese parte da un principio fondamentale delle moderne democrazie occidentali: «L’esposto presentato contro il generale Roberto Vannacci e Futuro Nazionale merita una risposta semplice e prettamente politica. In una democrazia matura, un programma elettorale può essere condiviso, può essere criticato o può essere contestato anche duramente. Ma le idee politiche si combattono esclusivamente con altre idee, non certo cercando disperate scorciatoie giudiziarie per tentare di espellerle con la forza dal dibattito pubblico».
La Bocchino rivendica l’assoluta e totale aderenza del movimento ai principi democratici: «Il programma di Futuro Nazionale è totalmente pubblico e si propone di realizzare i propri e legittimi obiettivi attraverso gli strumenti pacifici previsti dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica. Parliamo di sicurezza, ferreo controllo dell’immigrazione, difesa dei nostri confini, tutela della famiglia, identità nazionale, sacrosanta certezza della pena, ruolo centrale delle Forze Armate e interesse nazionale. Si può essere contrari a questi temi, naturalmente. Ma non si può confondere, per convenienza, ciò che è politicamente sgradito con ciò che è penalmente illecito».

La verità sulla “Remigrazione”: rimpatri legali e sicurezza

Uno dei punti più attaccati e strumentalizzati dai detrattori del Generale riguarda il tema caldissimo dell’immigrazione. La Bocchino coglie l’occasione per fare una doverosa chiarezza semantica: «Questo discorso vale anche per la cosiddetta ‘remigrazione’. Futuro Nazionale non propone affatto deportazioni arbitrarie né tantomeno espulsioni fuori dalla legge. Noi proponiamo un durissimo contrasto all’immigrazione irregolare, il rimpatrio immediato di chi non ha alcun titolo legale per restare sul nostro suolo e una maggiore severità nei confronti di chi delinque. Si può tranquillamente contestare questa impostazione, ma attribuirle significati occulti o violenti che non contiene, significa semplicemente costruire una caricatura grottesca dell’avversario per poi processarla in piazza».

Disciplina e senso dello Stato: nessuna “militarizzazione”

L’ex consigliere regionale respinge con altrettanta fermezza le assurde accuse di voler instaurare un regime autoritario: «Lo stesso discorso vale per i temi della sicurezza e della difesa. Ritenere che lo Stato debba finalmente recuperare autorevolezza, e credere fermamente che nelle nuove generazioni vadano nuovamente coltivati il senso civico, la disciplina e la responsabilità, non significa assolutamente voler militarizzare la società civile. Significa semplicemente avere una propria idea dello Stato, pienamente legittima nel sacrosanto confronto democratico».
«Il generale Vannacci», aggiunge la Bocchino, «ha scelto la strada più limpida e trasparente possibile: sottoporre le proprie idee al giudizio insindacabile dei cittadini. Saranno gli elettori nelle urne, e non certo i tribunali, a decidere se quelle idee meritano il consenso».

Fiducia nei Giudici e l’appuntamento in piazza a Vasto

Il messaggio finale è un misto di rispetto istituzionale e grinta politica: «Abbiamo totale fiducia nella magistratura italiana e siamo certi che saprà distinguere molto bene tra la legittima dialettica politica e l’illecito penale. Nel frattempo, senza cedere ad alcuna intimidazione, continueremo a presentare le nostre proposte. A loro, agli elettori, spetta l’ultima parola».
Ed è proprio per incontrare gli elettori che la dirigenza abruzzese ha organizzato un importantissimo evento sul territorio: venerdì 12 settembre, dalle ore 19:00 alle ore 22:00, presso il gazebo allestito in piazza Diomede a Vasto, l’esponente Sabrina Bocchino e i dirigenti locali illustreranno dal vivo il programma di Futuro Nazionale, all’insegna del motto programmatico: “Incontriamoci, confrontiamoci, costruiamo il futuro insieme”. La campagna elettorale permanente è ufficialmente partita.

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