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Territorio

Nuova Pescara, “Un teatrino vergognoso che calpesta il Referendum!”. I cittadini pronti al ricorso al TAR contro l’ennesimo rinvio

“Nuova Pescara, 12 anni di prese in giro! Adesso basta, pronti al ricorso al TAR!” L’urlo di rabbia dei cittadini traditi dai politici locali! ⚖️ 😡 Vi ricordate il Referendum sulla “Nuova Pescara” votato e stravinto dai cittadini 12 anni fa? Ecco, i politici stanno ancora cercando di bloccarlo in tutti i modi! Ieri c’è stata l’ennesima mossa che ha fatto infuriare la popolazione: gli amministratori di Pescara, Spoltore e Montesilvano si sono riuniti ammettendo di “non aver raggiunto gli obiettivi” e chiedendo… L’ENNESIMO RINVIO! Una mossa che ha fatto esplodere di rabbia Marco Di Marzio, combattivo Presidente del Comitato per la Nuova Pescara: “È un teatrino vergognoso che calpesta la Democrazia e il voto dei cittadini! Dopo 12 anni di immobilismo e ostruzionismo, chiudono ancora più tempo!”. Adesso però i cittadini sono passati alle maniere forti e hanno chiesto l’intervento diretto del Presidente della Regione Marco Marsilio. “La legge parla chiaro, la politica ha fallito: chiediamo la nomina immediata di un COMMISSARIO AD ACTA per fare finalmente la fusione dei Comuni!”, ha tuonato Di Marzio, lanciando un pesantissimo ultimatum: “Se non lo farete, siamo pronti ad appoggiare un gigantesco ricorso al TAR!”. E attenzione al Comune di Spoltore, che rischia la totale paralisi amministrativa in vista delle imminenti elezioni di primavera! Leggi tutti gli agghiaccianti dettagli dei ritardi nel nostro articolo d’inchiesta! 👇 🏙️ Siete d’accordo con la rabbia dei cittadini? Trovate giusto che la Politica blocchi per 12 anni il risultato di un Referendum Popolare per creare una grande, unica città metropolitana? Dite la vostra nei commenti!

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Nuova Pescara

Pescara – Che senso ha chiamare i cittadini alle urne, chiedere il loro parere su un progetto vitale per il futuro economico del territorio e poi ignorare platealmente la loro decisione per oltre un decennio? È questa l’amara, frustrante e gravissima domanda che continua a rimbalzare tra i cittadini della provincia pescarese. Sono passati la bellezza di dodici anni da quando la stragrande maggioranza della popolazione ha votato “Sì” al Referendum per la creazione della “Nuova Pescara” (il titanico progetto di fusione amministrativa tra i Comuni di Pescara, Spoltore e Montesilvano), eppure, a livello politico, regna l’immobilismo più assoluto e disarmante.
La rabbia delle associazioni civiche è letteralmente esplosa nelle ultime ore, a seguito della clamorosa (e per certi versi paradossale) assemblea andata in scena ieri presso la sala consiliare del capoluogo adriatico. Un vertice che ha sancito, nero su bianco, l’ennesimo fallimento della politica locale. A dare voce all’indignazione popolare è Marco Di Marzio, combattivo Presidente del “Comitato Spoltore per la Nuova Pescara”, che ha lanciato un durissimo ultimatum alle istituzioni regionali, minacciando il ricorso alle vie legali.

“Un teatrino vergognoso”: il tradimento della politica

Le parole usate da Di Marzio non lasciano alcuno spazio a interpretazioni diplomatiche. «Ieri si è verificato il solito spettacolo», tuona il Presidente del Comitato. «Gli amministratori dei tre comuni coinvolti nella fusione, tutti compatti, hanno di fatto certificato di non aver raggiunto gli obiettivi prefissati. E così, come al solito e in palese violazione della volontà popolare espressa dal referendum, hanno chiesto l’ennesimo, inaccettabile rinvio per la nascita della Nuova Pescara».
Un atteggiamento che l’associazione civica bolla senza mezzi termini come «un teatrino vergognoso che prende in giro i cittadini». Il paradosso, secondo Di Marzio, è lampante: «Proprio gli stessi amministratori che si sono sempre dichiarati contrari al progetto e che hanno fatto di tutto per affossare l’iter della fusione con un ostruzionismo più o meno silenzioso a tutti i livelli, oggi chiedono più tempo dopo ben dodici anni di immobilismo totale».

L’appello a Marsilio e la richiesta del Commissario

Davanti a questa conclamata paralisi istituzionale, il Comitato ha deciso di passare al contrattacco, chiedendo l’applicazione immediata e rigorosa della legge regionale 13/2023. Il fallimento ratificato ieri dall’assemblea costituente crea infatti, di fatto, le condizioni giuridiche necessarie per l’estromissione dei sindaci dal progetto.
«Chiediamo la nomina immediata di un Commissario ad acta per concludere la fusione», annuncia Di Marzio, che si rivolge direttamente ai vertici della Regione Abruzzo. «Ribadiamo quanto già scritto nella recente lettera aperta indirizzata al Presidente della Giunta Regionale Marco Marsilio e al Presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri: chiediamo con forza che si facciano garanti della volontà popolare, mettendo un punto definitivo a questo spettacolo indegno». L’incapacità di realizzare la volontà del Referendum sta infatti causando danni economici enormi a un territorio che aspetta da 12 anni quella che è considerata «la più grande opportunità di sviluppo dal dopoguerra a oggi».

Pronti al ricorso al TAR e il nodo del Comune di Spoltore

Se la politica regionale dovesse voltarsi dall’altra parte, i cittadini sono pronti a portare tutti in tribunale. «Siamo pronti ad appoggiare un nuovo e durissimo ricorso al TAR per chiedere l’applicazione della legge di fusione e la nomina forzata del commissario ad acta», avverte Marco Di Marzio, ricordando come i giudici amministrativi siano già stati determinanti in passato per sventare i tentativi illegittimi di Spoltore e Montesilvano di convocare “consultazioni irregolari” per bloccare l’iter.
E a proposito di Spoltore, c’è un enorme nodo amministrativo e legale da sciogliere immediatamente. «Vogliamo sapere cosa accadrà in caso di rinvio», conclude preoccupato Di Marzio, «perché l’attuale amministrazione comunale di Spoltore terminerà il suo mandato in primavera. Applicando alla lettera la legge 13/2023, a partire da oggi, primo settembre 2026, i politici locali possono occuparsi solo della normale amministrazione corrente, senza avere più alcun potere di pianificazione futura». Rischia dunque di calare la paralisi totale su una città e su un sogno di fusione che la politica, purtroppo, continua ostinatamente a tenere in ostaggio.

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Territorio

La difesa dell’ambiente trova casa nel cuore storico di Collemaggio: all’Aquila l’inaugurazione della nuova super sede di ARPA Abruzzo

La tutela dell’ambiente abruzzese mette le radici nel cuore della rigenerazione urbana! 🌳🏛️ Lunedì 7 settembre alle 11:00 non perdere la storica inaugurazione della nuova super sede distrettuale di ARPA Abruzzo all’Aquila, allestita all’interno dell’ex Ospedale di Collemaggio. Un polo scientifico d’eccellenza nazionale con laboratori all’avanguardia per il monitoraggio di aria, acqua e suolo. 🔬✨ All’evento interverranno il DG Maurizio Dionisio, il vicepresidente regionale Imprudente, il sindaco Biondi e il DG Asl Costanzi per presentare un presidio di legalità a difesa della salute dei cittadini. Leggi qui per scoprire tutti i dettagli della struttura, gli orari e come partecipare alla conferenza stampa! 👇

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Difesa ambiente

L’Aquila – Ci sono progetti di rigenerazione urbana e istituzionale capaci di restituire un’anima, una dignità e una funzione sociale di primissimo piano a complessi architettonici storici, trasformando i luoghi del passato in moderni avamposti di legalità, ricerca scientifica e tutela della salute pubblica. L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA Abruzzo) si appresta a vivere una giornata storica, destinata a segnare una pietra miliare nel percorso di consolidamento e potenziamento dei presìdi di sicurezza ecologica sul territorio regionale. Lunedì 7 settembre 2026, a partire dalle ore 11:00, verranno ufficialmente aperti i battenti e tagliato il nastro della nuovissima, imponente e iper-tecnologica sede distrettuale dell’Aquila, interamente realizzata e recuperata all’interno del suggestivo perimetro monumentale dell’ex Ospedale Psichiatrico di Collemaggio.

L’inaugurazione della nuova struttura, che si inserisce strategicamente nel più ampio e fortunato piano di rilancio infrastrutturale della città, sarà celebrata attraverso una solenne prima visita istituzionale e una contestuale conferenza stampa di presentazione. Giornalisti, addetti ai lavori e cittadini avranno l’opportunità unica di esplorare in anteprima i nuovi locali del comprensorio, progettati seguendo i più rigidi standard europei di bioedilizia, efficienza energetica a impatto zero e accessibilità universale per i disabili, abbattendo ogni barriera architettonica e contrastando l’isolamento delle periferie attraverso la cultura della trasparenza e dello sviluppo sostenibile delle aree interne.

Laboratori all’avanguardia a livello nazionale per il monitoraggio della biodiversità

Il vero e proprio fulcro d’eccellenza della nuova sede aquilana risiede nei suoi avanzatissimi laboratori tecnologici interni, concepiti e allestiti per posizionarsi fin da subito tra i più efficienti, moderni e funzionali dell’intero panorama scientifico nazionale nel campo della chimica ambientale e della fisica nucleare. All’interno di questi spazi protetti di prossimità, i tecnici dell’Agenzia disporranno di strumentazioni di ultima generazione per eseguire monitoraggi millimetrici sulla qualità dell’aria, sulla trasparenza delle acque dei fiumi regionali, sulla bonifica dei suoli industriali e sul controllo dell’inquinamento acustico ed elettromagnetico, fornendo tutele reali e tempestive a salvaguardia dei bilanci biologici delle famiglie abruzzesi.

L’evento di presentazione vedrà la partecipazione corale e il confronto diretto dei massimi vertici amministrativi e delle più alte cariche politiche e sanitarie dell’Abruzzo, uniti per fare scudo attorno a un presidio civile irrinunciabile. Prenderanno la parola durante il tavolo tecnico il Direttore Generale dell’ARPA Abruzzo, Maurizio Dionisio; il Vicepresidente della Giunta Regionale con delega all’Ambiente, Emanuele Imprudente; il Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi; e il Direttore Generale della ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Paolo Costanzi. Una sinergia e una leale collaborazione istituzionale che dimostrano come la difesa dell’ecosistema appenninico sia considerata una priorità assoluta nell’agenda di governo del territorio.

Il riscatto di Collemaggio: quando la memoria storica si fa scienza per il futuro

La scelta di abitare ed eleggere a quartier generale dell’ambiente l’area dell’ex ospedale di Collemaggio assume un significato etico e antropologico immenso nel contesto della ricostruzione aquilana. Questo luogo di dolore e di separazione nel Novecento viene oggi definitivamente restituito alla cittadinanza attiva come un polo di eccellenza scientifica e accademica, capace di attrarre giovani ricercatori under 35 e scienziati da tutta Europa, bloccando la fuga dei cervelli e creando nuova occupazione qualificata sul territorio. La scienza ecologica di ARPA si sposa così con la memoria dei borghi montani, ricordando a tutta la comunità che la legalità e la prevenzione dei rischi sono gli unici binari sicuri su cui può correre il futuro dei nostri figli.

I nuovi uffici e laboratori opereranno in perfetta simbiosi con le università e le scuole del comprensorio, offrendo percorsi didattici e tirocini formativi per insegnare ai teenager i segreti della transizione ecologica e l’uso corretto delle risorse naturali, fuggendo dalle vuote trappole degli algoritmi digitali e dei social network per riscoprire il valore del monitoraggio sul campo. L’Aquila si conferma in questo 2026 come una capitale non solo di cultura letteraria e artistica, ma anche di modernità e innovazione scientifica. Per ricevere informazioni sul protocollo dell’inaugurazione, accreditarsi alla conferenza stampa o consultare la mappa dei parcheggi gratuiti dell’area, i media possono fare riferimento ai contatti dell’ufficio stampa centrale dell’ente. L’Abruzzo si difende con lo studio delle leggi della natura e con la trasparenza dei dati, e la nuova sede di Collemaggio è la bandiera più bella di questo riscatto civile. 👇

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Territorio

La “Famiglia del Bosco” riabbraccia i figli: il Tribunale dell’Aquila autorizza il rientro a casa, ma sarà un percorso a ostacoli

Spiraglio di luce per la “Famiglia del Bosco”! Il Tribunale dei Minori dell’Aquila autorizza finalmente il rientro a casa dei bambini. Ma l’avvocato avverte: “Sarà un percorso a ostacoli, pieno di paletti!” 👨‍👩‍👧‍👦 ⚖️ Ve la ricordate la drammatica e dibattutissima vicenda della “Famiglia del Bosco” in Abruzzo? Mamma Catherine e papà Nathan (una coppia anglo-australiana) avevano deciso di crescere i loro figli nei boschi del Vastese, vivendo una vita totalmente selvaggia e fuori dalla società. Lo scorso novembre lo Stato era intervenuto pesantemente, portando via i bambini e rinchiudendoli in una casa famiglia protetta a Vasto. Oggi, finalmente, arriva la svolta tanto attesa: il Tribunale dei Minorenni dell’Aquila ha dato il VIA LIBERA al ricongiungimento familiare! Ma attenzione: i bambini non usciranno oggi stesso dalla casa famiglia! I giudici hanno infatti imposto un iter severissimo a tappe. Si inizierà con brevi rientri “diurni” nella nuova casa di Palmoli, alla presenza vigile dei SERVIZI SOCIALI. Solo ad ottobre (se tutto andrà bene) i bambini potranno iniziare a trascorrere e dormire a casa i fine settimana. L’avvocato della famiglia, Simone Pillon, lo ha definito “un programma di rientro che somiglia a una corsa a ostacoli”. Le condizioni imposte dallo Stato sono chiarissime: la famiglia ha dovuto prendere in affitto una casa normale (vicino alla scuola pubblica) e soprattutto c’è l’obbligo assoluto di ISCRIVERE I BAMBINI ALLA SCUOLA PUBBLICA per farli socializzare con gli altri bimbi, abbandonando l’isolamento del bosco! Leggi tutti i dettagli e le reazioni della famiglia nella nostra inchiesta! 👇 🌲 Siete d’accordo con la decisione del Tribunale? Credete sia giusto imporre a questa famiglia di mandare i figli alla scuola pubblica statale, abbandonando il loro stile di vita “selvaggio”? Diteci la vostra nei commenti!

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Famiglia del Bosco

L’Aquila – Ci sono storie di cronaca che mettono profondamente in discussione il confine sottilissimo tra il diritto inalienabile dei genitori di crescere i propri figli secondo i propri valori e il dovere sacrosanto dello Stato di tutelare il benessere dei minori. La dolorosissima vicenda della cosiddetta “Famiglia del Bosco” (che viveva una vita “off-grid”, totalmente alternativa e lontana dai ritmi della società moderna nei boschi del Vastese) appartiene esattamente a questa categoria.
Oggi, dopo mesi di straziante separazione, lacrime e battaglie legali, arriva finalmente uno spiraglio di luce: il Tribunale dei Minorenni dell’Aquila ha ufficialmente dato il via libera al percorso per il ricongiungimento familiare. I figli della coppia anglo-australiana (composta da mamma Catherine Birmingham e papà Nathan Trevallion) potranno finalmente tornare a casa. Tuttavia, chi si aspettava un rilascio immediato e totale dei bambini dalla casa famiglia protetta di Vasto (dove si trovano rinchiusi dallo scorso fine novembre) è rimasto deluso: la Giustizia ha infatti imposto un iter rigidissimo, a tappe forzate e costantemente monitorato dai servizi sociali.

Il piano del Tribunale: un riavvicinamento progressivo

L’ordinanza emessa dai giudici aquilani non è un “liberi tutti”, ma assomiglia piuttosto a una delicata operazione chirurgica di reinserimento. Il decreto (firmato dalla presidente Angrisano proprio durante i suoi primissimi e ultimi giorni di servizio nel capoluogo abruzzese) accoglie in parte l’istanza presentata lo scorso 25 giugno dalla difesa, correggendo parzialmente le durissime decisioni prese in precedenza, ma imponendo regole ferree per testare l’affidabilità dei genitori.
La prima fase del piano prevede dei rientri diurni immediati a Palmoli, l’attuale luogo di residenza della famiglia. In questi primi incontri diurni all’interno dell’abitazione, mamma e papà non saranno mai lasciati soli con i propri figli: sarà infatti imposta la presenza vigile e costante degli operatori dei servizi sociali, che avranno il delicatissimo compito di certificare e valutare le dinamiche del reinserimento familiare.

L’avvocato Pillon: “Una vera e propria corsa a ostacoli”

La seconda fase scatterà invece con l’arrivo dell’autunno. Se le relazioni dei servizi sociali daranno esito positivo, a partire dal mese di ottobre i bambini potranno tornare a dormire a casa con i genitori nei fine-settimana. Durante questi primissimi pernottamenti, non è prevista la presenza in casa degli assistenti sociali.
A commentare questo difficilissimo iter è intervenuto il legale della famiglia, il noto avvocato Simone Pillon: «Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha depositato il proprio provvedimento disponendo un progressivo riavvicinamento dei minori. I pernottamenti inizieranno da soli tra circa un mese. È, di fatto, un reale programma di rientro a casa per i bambini, ma al tempo stesso si tratta di una sorta di estenuante corsa a ostacoli». Una corsa in cui il minimo passo falso dei genitori potrebbe compromettere l’esito finale dell’affidamento.

La nuova casa, la socializzazione e l’obbligo scolastico

Ma su cosa si baserà la valutazione decisiva dello Stato per permettere ai bambini di lasciare definitivamente la struttura protetta di Vasto? I nodi cruciali evidenziati dal Tribunale riguardano principalmente la scolarizzazione e la socializzazione dei minori (aspetti che, secondo le prime indagini, erano stati pesantemente compromessi dallo stile di vita estremo ed “eremitico” adottato precedentemente dai genitori nel bosco).
La questione abitativa, che era uno dei capi d’accusa principali contro la coppia, sembra fortunatamente essersi risolta: mamma Catherine e papà Nathan si sono trasferiti in una nuova e idonea abitazione situata proprio nelle immediate vicinanze della sede della scuola pubblica di Palmoli. E proprio sulla scuola si gioca la partita finale: pare infatti che nel provvedimento dei giudici sia stato inserito l’obbligo assoluto per i genitori di iscrivere i bambini alla scuola pubblica, abbandonando l’isolamento didattico per garantire loro un sano e normale confronto con i coetanei.
La “Famiglia del Bosco” si prepara a rinascere, ma per riavere i propri figli dovrà accettare un inevitabile compromesso con le regole di quella stessa società da cui, un tempo, aveva deciso di fuggire.

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Piana del Cavaliere

Tra memoria storica e devozione: Rocca di Botte celebra gli Alpini e si inchina al suo figlio prediletto, San Pietro Eremita

Il Tricolore degli Alpini e l’abbraccio a San Pietro Eremita: a Rocca di Botte una giornata straordinaria di Patria e Fede! 🇮🇹 🙏 Ci sono giornate in cui i valori più grandi dell’animo umano si incontrano, regalandoci emozioni impossibili da dimenticare! Ieri mattina la meravigliosa comunità di Rocca di Botte ha vissuto due momenti dall’impatto emotivo devastante. Si è iniziato con la solenne e doverosa Commemorazione dei nostri Eroi, i Caduti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. E a rendere onore a chi ha donato la vita per l’Italia c’era un vero e proprio esercito di “Penne Nere”! Oltre al locale Gruppo Alpini (che ha gentilmente offerto un rinfresco a tutti), erano presenti i Gruppi della Sezione Abruzzi (Carsoli, Pereto, Pietrasecca e Poggio Cinolfo) guidati dal consigliere nazionale Marco Carlizza, e una folta delegazione laziale della Sezione di Latina (con Latina Scalo e Sabaudia). Fratellanza pura e rispetto per la Storia! Subito dopo il momento patriottico, il paese si è inchinato al suo figlio più amato: è andata infatti in scena la commovente Santa Messa e la solenne Processione dedicata a San Pietro Eremita! Rocca di Botte è la terra che gli ha dato i natali, e custodire la memoria e la devozione per questo Santo è il compito più prezioso che abbiamo nei confronti dei nostri figli e delle nuove generazioni! Leggi il racconto completo e bellissimo di questa giornata speciale nel nostro articolo! 👇 🪖 “Viva San Pietro Eremita” e onore assoluto agli Alpini! Siete d’accordo che le Penne Nere rappresentino la parte migliore della nostra Italia? Lasciate un pensiero nei commenti!

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Deposizione corona ai caduti a Rocca di Botte

Rocca di Botte – Esistono giornate, nel cuore dei nostri borghi appenninici, in cui i valori più sacri e alti dell’animo umano si fondono in un unico, ininterrotto e commovente battito collettivo. Il rispetto solenne per la Storia, il ricordo incancellabile di chi ha donato il sangue per la Patria e la devozione spirituale più viscerale si sono dati appuntamento, nella giornata di ieri, tra le strade di Rocca di Botte.
La comunità abruzzese ha vissuto una mattinata dall’altissimo peso emotivo e istituzionale, che si è aperta con il rito laico e sacro della commemorazione dei Caduti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Un momento di profondo raccoglimento, scandito dalle note del Silenzio, che ha visto la partecipazione massiccia ed emozionante di coloro che, più di chiunque altro, incarnano i valori della montagna, della fratellanza e del sacrificio: le “Penne Nere” del corpo degli Alpini.

Il cuore grande degli Alpini: fratellanza tra Abruzzo e Latina

La cerimonia commemorativa ha assunto i contorni di un vero e proprio grande raduno interregionale, dimostrando ancora una volta come lo spirito del Corpo degli Alpini non conosca confini geografici. A rendere omaggio ai Caduti di Rocca di Botte era presente la Sezione Abruzzi, magistralmente rappresentata dai Gruppi di Carsoli, Pereto, Pietrasecca e Poggio Cinolfo. A guidarli, con il fiero Vessillo sezionale al vento, c’era il Consigliere sezionale e nazionale Marco Carlizza.
Ma il calore della solidarietà è arrivato anche da molto lontano: a condividere questo momento di memoria patria è giunta in forze anche la Sezione di Latina, schierata con il proprio Vessillo e con i rappresentanti dei Gruppi di Latina, Latina Scalo e Sabaudia. Un colpo d’occhio straordinario, un mare di cappelli piumati a presidio della memoria di chi non è mai tornato dal fronte.
Al termine della toccante cerimonia, il Gruppo Alpini di Rocca di Botte ha dato sfoggio della leggendaria ospitalità abruzzese, offrendo un rinfresco a tutti i commilitoni e ai cittadini presenti: un brindisi che si è trasformato in un bellissimo momento di condivisione e amicizia, all’insegna dei valori veri.

Rocca di Botte e San Pietro Eremita: un legame eterno

Ma la giornata di ieri aveva in serbo un’altra, fortissima emozione per l’anima del paese. Subito dopo i saluti istituzionali, la piazza ha lasciato spazio al sacro, con la Santa Messa e la solenne processione in onore di San Pietro Eremita, vero e proprio fulcro della religiosità locale.
Questo momento di preghiera non è mai vissuto come una semplice abitudine da queste parti, ma come un autentico ritorno alle radici della propria esistenza. Rocca di Botte, infatti, ha l’onore e il privilegio immenso di essere la terra che ha dato i natali a San Pietro. Le pietre, le chiese e i sentieri di questo borgo custodiscono gelosamente le origini terrene del Santo, tramandandone nei secoli la memoria e la devozione in modo quasi simbiotico e viscerale.

Un patrimonio spirituale da consegnare ai giovani

La figura di San Pietro Eremita non appartiene soltanto al passato della Chiesa, ma rappresenta oggi più che mai un faro luminoso, un patrimonio spirituale inestimabile che continua, secolo dopo secolo, a riunire e a proteggere la comunità locale.
In un’epoca di frammentazione e di smarrimento dei valori, la missione più importante affidata ai cittadini di Rocca di Botte (e magnificamente testimoniata dalla grande partecipazione di ieri) è proprio questa: custodire con le unghie e con i denti questo straordinario legame di fede e trasmetterlo intatto e puro alle nuove generazioni. Solo così il grido di gioia che ha concluso la giornata di ieri, “Viva San Pietro Eremita!”, potrà continuare a risuonare per l’eternità tra le montagne d’Abruzzo.

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