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Attualità

Prigionieri nelle proprie città: il dramma del degrado urbano e della sicurezza negata

Il dramma della sicurezza negata: piazze rubate, stazioni abbandonate e cittadini costretti al coprifuoco serale per paura del degrado. 🚓 🌑

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Agenti di polizia

Roma – C’è un coprifuoco silenzioso e invisibile che cala ogni sera su centinaia di città e quartieri italiani. Non è imposto da un’autorità militare, né annunciato dalle sirene, ma è un ordine non scritto a cui milioni di cittadini obbediscono con amara rassegnazione. Quando il sole tramonta e le luci gialle dei lampioni si accendono, le strade si svuotano e le persone si chiudono in casa a doppia mandata. È il dramma del degrado urbano e della sicurezza negata, una ferita aperta e sanguinante nel cuore della nostra convivenza civile. Quella che un tempo era la tradizionale e serena passeggiata serale, il momento dell’incontro e della socialità dopo una lunga giornata di lavoro, si è trasformata in un percorso a ostacoli fatto di sguardi bassi, passi affrettati e un insopportabile senso di vulnerabilità. Vivere con la paura costante di uscire di casa non è vita, è una prigionia inaccettabile all’interno della propria stessa città.

Le piazze rubate: quando il buio porta via la libertà

Il primo, devastante effetto di questa emergenza si misura nella perdita degli spazi fisici e relazionali. Le piazze storiche, i parchi cittadini e i giardini pubblici, storicamente concepiti come i polmoni della democrazia e i luoghi sicuri dove far giocare i bambini, sono stati letteralmente sottratti alla brava gente. Appena cala la sera, questi luoghi vengono sistematicamente occupati da gruppi violenti, da spacciatori e da bande che impongono la loro legge fatta di prepotenza e sopraffazione. Il cittadino onesto, di fronte a risse, schiamazzi e bottiglie spaccate a terra, fa l’unica cosa che il suo istinto di sopravvivenza gli suggerisce: gira al largo. Ma ogni volta che una madre decide di non portare il figlio sulle giostre per paura, ogni volta che rinunciamo a sederci su una panchina pubblica, lo Stato subisce una sconfitta pesantissima, cedendo un pezzo della nostra preziosa libertà.

Il terrore silenzioso delle donne e degli anziani

A pagare il prezzo più alto e inumano di questo imbarbarimento sono, come sempre accade, le fasce più fragili della nostra popolazione. Pensiamo al terrore silenzioso di una donna, magari una giovane lavoratrice precaria o un’infermiera, che deve tornare a casa dal lavoro a tarda sera. Stringe le chiavi di casa nella tasca del cappotto come se fossero l’unica arma a sua disposizione, accelera il passo, cambia marciapiede se vede un gruppo di uomini fermi all’angolo, sperando solo di infilare la chiave nella toppa il prima possibile. Pensiamo ai nostri anziani, ormai terrorizzati all’idea di uscire a comprare il pane o il giornale nel tardo pomeriggio, per il timore di essere scippati o spintonati sul marciapiede. In un Paese che si definisce civile, costringere i propri nonni e le proprie figlie a vivere nel panico quotidiano è una vergogna morale che non ammette alcuna giustificazione.

Le stazioni ferroviarie: da porte d’ingresso a terre di nessuno

L’emblema assoluto di questa intollerabile disfatta istituzionale è rappresentato dalle stazioni ferroviarie e dalle autostazioni dei pullman. Questi luoghi, che per loro natura dovrebbero essere il biglietto da visita luminoso e accogliente di ogni comunità, si sono trasformati in spaventose terre di nessuno. I pendolari, gli studenti e i lavoratori che scendono dal treno dopo ore di viaggio e stanchezza, si ritrovano a dover attraversare veri e propri gironi infernali, tra sporcizia, bivacchi, odori nauseabondi e individui pronti a importunare chiunque passi. La stazione, invece di essere un crocevia di speranza e di viaggi, è diventata una zona franca dove le regole del vivere civile sono state completamente sospese. Lasciare i pendolari in balia di questo degrado quotidiano significa voltare crudelmente le spalle all’Italia che lavora, che studia e che produce.

L’illusione delle telecamere e il bisogno di presenza umana

Di fronte a questa escalation di insicurezza, troppo spesso le amministrazioni pubbliche tentano di lavarsi la coscienza installando qualche telecamera di videosorveglianza qua e là. Ma la fredda lente di un occhio elettronico non ha mai fermato un’aggressione, né ha mai rassicurato una persona impaurita; serve al massimo per registrare le immagini di un reato quando il danno ormai è fatto. Quello di cui le nostre strade hanno disperatamente bisogno è la presenza umana e rassicurante dello Stato. Serve il ritorno del poliziotto di quartiere, servono divise visibili che pattuglino a piedi i vicoli bui, serve un’illuminazione pubblica degna di questo nome. Ma soprattutto, serve sostenere i commercianti: una vetrina illuminata e una saracinesca alzata fino a tardi sono il miglior presidio di legalità e sicurezza che un quartiere possa mai avere.

Riprendiamoci le nostre strade: un patto per la rinascita civile

La sicurezza non è e non deve mai essere considerata un tema di destra o di sinistra, una bandierina da sventolare in campagna elettorale. È il grado zero dei diritti umani. Senza sicurezza non esiste libertà di movimento, non esiste sviluppo economico e commerciale, non esiste alcuna serenità familiare. Dobbiamo pretendere a gran voce che le istituzioni escano dai loro palazzi blindati e tornino a presidiare fisicamente i marciapiedi, i parchi e le nostre amate periferie. Non possiamo rassegnarci all’idea di essere stranieri e prigionieri a casa nostra. È arrivato il momento di scendere in campo, di riaccendere le luci nei vicoli bui, di denunciare il degrado a voce alta e di riprenderci le nostre piazze, per dimostrare che le nostre città appartengono alle persone oneste, a chi lavora, a chi ama la vita e non a chi vuole distruggerla.

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Esteri

Nuovo rimpatrio dalla Germania: 13 cittadini afghani trasferiti a Kabul

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Afghani espulsi dalla Germania

Redazione- La Germania ha effettuato un nuovo volo charter verso Kabul, trasferendo 13 cittadini afghani che, secondo il ministero dell’Interno tedesco, erano stati condannati per reati tra cui violenza sessuale, aggressioni e traffico di droga. Il gruppo è stato trasferito in Afghanistan martedì 15 settembre.

Le autorità tedesche non hanno reso pubblici i nomi degli espulsi, i loro ultimi luoghi di residenza in Germania né la durata delle condanne. Il ministero ha precisato che si trattava di persone soggette all’obbligo di lasciare il Paese e che erano entrate nel sistema giudiziario penale tedesco.

Il nuovo volo si inserisce nel progressivo aumento dei rimpatri verso l’Afghanistan. Nei mesi precedenti Berlino aveva già organizzato diversi voli charter: a luglio, per esempio, 31 cittadini afghani sono stati trasferiti a Kabul, 30 dei quali avevano precedenti penali.

La politica di Berlino prevede un ulteriore aumento dei rimpatri. Il ministero dell’Interno tedesco ha dichiarato che in futuro potrebbero essere effettuati fino a tre voli charter al mese, oltre ai rimpatri individuali attraverso voli di linea.

Per rendere possibili i trasferimenti, la Germania mantiene contatti tecnici con le autorità talebane a Kabul. Berlino sottolinea però che questi contatti non equivalgono al riconoscimento ufficiale dei talebani come governo legittimo dell’Afghanistan.

La questione continua tuttavia a suscitare critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani, che sollevano interrogativi sulla sicurezza delle persone rimpatriate e sulle condizioni presenti in Afghanistan. La cooperazione con le autorità de facto di Kabul rimane inoltre un tema controverso all’interno del dibattito politico tedesco.

Il nuovo trasferimento conferma quindi un cambiamento significativo nella politica tedesca verso i cittadini afghani: dopo la ripresa dei voli di rimpatrio nel 2024, Berlino sta progressivamente ampliando il ricorso alle espulsioni verso Kabul, mentre il confronto sul loro impatto e sulle condizioni dei rimpatriati continua in Germania e in Europa.

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Politica

Rebus elezioni politiche, Il vero discrimine per formare il futuro governo e’ solo: ” Pro o Contro Putin”

A seconda delle percentuali dei singoli partiti potra’ nascere o un governo Conte-Vannacci, o un governo del Presidente sostenuto da tutte le forze politiche che hanno abbracciato la causa Ucraina

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Putin

Redazione-  A sinistra abbiamo Fratoianni e Bonelli che sono dichiaratamente contro il sostegno armato alla Ucraina, il Pd e’ diviso in due parti come una mela, c’è’ chi è’ pro Ucraina e chi invece crede che vada rispettato il non interventismo previsto dalla Costituzione .Conte e’ nettissimo. Mai con chi manda armi alla Ucraina. Calenda e’ il suo opposto. Filo Ucraina contro Putin male assoluto.

Nel centro destra Udc, Noi Moderati, Forza Italia e Fratelli d’Italia sono fortemente a sostegno della Ucraina, mentre Salvini e Vannacci sono pro Russia con motivazioni e sfumature diverse. La vera domanda e’: come faranno queste forze a trovare una quadra rimanendo all’interno degli schieramenti esistenti e a correre insieme se su una partita così nevralgica sono agli antipodi? Semplice: basterebbe con coerenza correre da soli o formare schieramenti con omogeneità di vedute in politica estera.

Facendo un calcolo approssimativo la parità e’ già sulla carta. Ecco perché tutta questa fatica per portare a termine la riforma elettorale. Il centrodestra sta cercando il modo di recuperare una serie di voti provenienti dai cosiddetti cespugli (movimenti e forze politiche minori tendenzialmente attestate tra lo 0,5 e il 2,5 per cento) che possano garantire di non andare in quasi parità nel caso in cui Vannacci corresse da solo.

D’altra parte Futuro Nazionale Vannacci ha come unica strada proprio quella di correre da solo. Perché il suo essere apertamente anti Ucraina non gli consente di fare accordi con la Meloni che ha preso posizioni nettissime a sostegno della causa Ucraina contro Putin. In caso di accordo, Vannacci non riuscirebbe a vendere ai suoi elettori la favoletta di aver sottomesso la Meloni e di averle fatto cambiare idea rispetto al posizionamento internazionale o sulla Nato. E se Vannacci perdesse quella freschezza data dalla novità e dal suo essere anti sistema, perderebbe anche gran parte del suo bacino elettorale di scontenti verso questo governo di centro destra e di delusi in generale dalla politica finiti nelle sacche dell’astensionismo, e dunque anziché veleggiare verso il 20 per cento o addirittura verso un suo considerevole superamento (come accadde a suo tempo sia ai 5 stelle che alla Lega di Salvini, sia alla Meloni – tutti e tre i partiti superarono di qualche punto percentuale il 30 per cento) quando impostarono tutta la loro narrazione propagandistica su parametri simili di novità, scardinamento del sistema, etc etc ) cadrebbe drammaticamente sotto il 10 per cento. Quindi diamo per scontato che Futuro Nazionale Vannacci corra da solo. E prima il centrodestra ne prende atto e la smette di rincorrerlo sul terreno delle provocazioni, prima mette in sicurezza il proprio bacino elettorale di riferimento dalle scorribande del generale che può solo  acquisire voti.

L’incognita su questo terreno rimane Beppe Grillo. Scenderà in campo solo per rivalsa personale contro Conte, oppure dietro a questa operazione dei 5 Stelle Pirata ci sono sapienti burattinai che hanno interesse a far perdere voti a Conte troppo spostato sui cinesi e sui russi? Per come si stanno mettendo le cose, e cioè prendendo atto della impraticabilità del Campo Largo per visioni di politica estera diametralmente opposte, oggi gli scenari del post voto alle Politiche possono a mio parere essere sostanzialmente due.

O nasce un governo Conte – Vannacci, se Vannacci arriva verso il 30 per cento e se Giuseppe Conte tiene sopra al 10 nonostante Beppe Grillo sia a caccia di voti pentastellati-  schema analogo al governo gialloverde nato il 2 giugno 2018 con il solo sostegno di 5stelle e Lega, dove oggi Vannacci andrebbe a sostituire Salvini – oppure e’ il Presidente della Repubblica che in caso di pareggio deve individuare una figura rappresentativa di molte forze politiche e far nascere un governo del Presidente con dentro tutte quelle forze che sostengono convintamente la causa Ucraina. A quel punto sarebbe un po’ nell’aria che il  prossimo Presidente della Repubblica possa essere una figura molto vicina all’attuale, un personaggio della sensibilità e del calibro di Gentiloni ad esempio.

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Economia

Benzina alle stelle e consumi al palo, l’urlo di Sorrentino: “La politica intervenga prima che chiudano tutti”

BENZINA E GASOLIO OLTRE I 2 EURO, BOLLETTE FOLLI E CARRELLI DELLA SPESA SEMPRE PIÙ VUOTI: “LA POLITICA DEVE INTERVENIRE SUBITO O CHIUDERANNO TUTTI I NEGOZI E GLI ARTIGIANI!”. L’APPELLO DISPERATO DI “CONFEDERAZIONE IMPRESE ITALIA”! ⛽ 💶 😡 State Vedendo Anche voi (Passeggiando Per le Nostre Città) Quanti Cartelli “VENDESI” e Quante Saracinesche Stanno Purtroppo Abbassando in silenzio i Nostri Commercianti e Piccoli Imprenditori? A Lanciare Un durissimo e Formidabile “Urlo Di Rabbia e Di Aiuto” Contro le Istituzioni È Intervenuto Il Dott. Carlos Sorrentino, Segretario Generale Di “Confederazione Imprese Italia”! Con i Prezzi Della Benzina Ormai Schizzati Stabilmente Oltre I 2 Euro Al Litro, a rimetterci Non Sono Solo I Nostri Portafogli di semplici Cittadini… “Ma Anche e Soprattutto il Lavoro Di Migliaia di Imprese, Artigiani e Agricoltori che devono spostarsi con furgoni e trattori pagando costi Assurdi!”. Come se non bastasse, l’ISTAT certifica una Realtà Spaventosa: “Gli italiani Pagano di Più, ma escono dal supermercato con MENO ROBA”, perché i prezzi Alle Stelle ci Rubano lo stipendio, e le famiglie Smettono di Comprare Mandando In Fallimento i Negozi (Soprattutto nei piccoli Comuni e nelle Province, dove I chilometri da percorrere ti Strangolano!). “Cosa Sta Facendo la Politica per Fermare Questo Massacro?”, grida Sdegnato Sorrentino. “Non Vogliamo Elemosina, Vogliamo Solo poter Lavorare! Smettetela Di contare le Serrande Chiuse e Intervenite Adesso!”. Leggi il Formidabile e duro Appello In Difesa Dei Lavoratori nel Nostro Articolo! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Siete Totalmente Disperati E Terrorizzati Quando Dovete Andare Al Distributore di Benzina o Dovete Fare La Spesa Per La Famiglia, Accorgendovi Che I Vostri Soldi “Non Valgono Più Niente”? Siete D’Accordo Con Sorrentino e Siete Indignati Del Fatto Che Nessun Governo O “Politico” Stia Facendo Davvero Qualcosa Di Concreto Per Fermare Il Fallimento e La chiusura Delle Piccole Botteghe Storiche E Degli Artigiani in Italia? Diteci la Vostra Sviscerando tutte le Vostre Opinioni E i Vostri Sfoghi Di Lavoratori nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo Formidabile Articolo Per Far Sentire Forte L’Urlo Delle Imprese E Delle Famiglie!!

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Carlos-Sorrentino

Roma – Provate per un attimo a fare mente locale, a guardarvi intorno quando passeggiate per le strade delle vostre città o, peggio ancora, nei nostri splendidi ma fragilissimi borghi e piccoli Comuni. Quante saracinesche chiuse, quanti cartelli “Vendesi”, quanti negozi storici costretti ad alzare bandiera bianca? Il tessuto economico del nostro amato Paese si sta lentamente e silenziosamente sgretolando sotto i colpi micidiali del rincaro dei prezzi. E oggi, a lanciare un vero e proprio “urlo di dolore” a nome di milioni di lavoratori esasperati, ci ha pensato il Dottor Carlos A. Sorrentino, coraggioso Segretario Generale di Confederazione Imprese Italia.
Il tema sul tavolo è una vera bomba a orologeria sociale, pronta a esplodere: il folle “Caro carburanti”, unito ai consumi ancora debolissimi e all’inarrestabile aumento dei costi sostenuti dalle imprese. Un mix letale che rischia di produrre un catastrofico effetto a catena (un vero e proprio domino) sull’economia reale, colpendo a morte i più deboli: le piccole attività commerciali, gli artigiani e le famiglie.

Oltre due euro al litro: il dramma del Caro Carburante

«Dobbiamo assolutamente cominciare a parlare del “costo della distanza”», afferma con fermezza Sorrentino, riprendendo le battaglie già lanciate dal Presidente della Confederazione Biagio Cefalo contro la spaventosa desertificazione commerciale. «L’aumento scriteriato dei carburanti non rappresenta affatto soltanto un problema per l’automobilista nel weekend. Per migliaia di imprese, artigiani e agricoltori, la benzina e il gasolio sono veri e propri costi di esercizio primari: significano raggiungere i clienti, trasportare le merci, rifornire i negozi o lavorare i campi con i trattori».
I dati del Ministero parlano chiarissimo e fanno venire i brividi: a metà settembre 2026, il prezzo medio nazionale al self-service ha sfondato quote folli: 2,120 euro al litro per la benzina e la bellezza di 2,231 euro per il gasolio. Un salasso inaccettabile.

Spendere di più per mangiare di meno: i dati Istat

Il secondo, disastroso tassello di questo puzzle è il crollo drammatico del potere d’acquisto. I freddi dati dell’ISTAT si traducono, nella vita reale, nel dramma di migliaia di mamme e padri di famiglia costretti a fare le acrobazie al supermercato. Nel settore alimentare, le famiglie spendono lo 0,8% in più (perché i prezzi sono folli), ma tornano a casa con l’1% in meno di spesa fisica nei sacchetti.
«Dietro questi numeri freddi c’è una realtà dolorosa che le famiglie conoscono fin troppo bene: spendono sempre di più per comprare molto meno. Se aumenta la quota di stipendio mangiata letteralmente dalla benzina e dalle bollette dell’energia, inevitabilmente diminuisce quella per altri consumi vitali. E se le famiglie non comprano più, le imprese falliscono», denuncia con amarezza Sorrentino.

La disperazione degli Agricoltori e delle Aree Interne

Una morsa che sta stritolando agricoltura, artigianato e servizi. Pensiamo al povero idraulico che brucia gasolio per decine di chilometri con il suo furgone, o all’agricoltore che non riesce nemmeno a scaricare i pazzeschi costi del carburante agricolo sul prezzo finale del raccolto (accollandosi tutte le perdite). Ma il dramma, sottolinea Confederazione Imprese Italia, diventa insormontabile nei piccoli Comuni e nelle cosiddette “Aree interne”. Lì, in provincia, le immense distanze geografiche da percorrere si trasformano magicamente e crudelmente in uno svantaggio economico enorme che spinge al fallimento immediato.

L’appello disperato alla Politica: “Svegliatevi ora!”

La chiosa di Sorrentino non è un attacco di parte o di bandiera, ma una durissima sveglia rivolta alla coscienza della Politica a tutti i livelli. «Cosa sta facendo la politica? Non è una domanda di schieramento, ma per tutti. Le imprese non vi chiedono pietà o assistenzialismo con le elemosine: chiedono semplicemente condizioni umane per poter competere e lavorare!».
La conclusione del Segretario Generale spezza il cuore: «La desertificazione economica di un paese non comincia il giorno in cui il negozio chiude i battenti. Comincia molto prima, nell’agonia: quando un imprenditore rinuncia disperato a investire, quando non assume più un giovane, quando la distanza costa troppo. Per questo la Politica deve intervenire ORA, non limitarsi ipocritamente a “contare le serrande abbassate” dopo. Dietro ogni saracinesca chiusa ci sono famiglie, sudore, lacrime e lavoratori disperati».

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