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Spettacolo

“Rock’n’Roll and L’Aquila can never die”

Esiste un filo invisibile che unisce le grandi rivoluzioni della musica alla capacità di una città di rialzarsi dopo ogni ferita? Da questa suggestione nasce “ROCK’N’ROLL AND L’AQUILA CAN NEVER DIE”, progetto dell’Associazione culturale On nell’ambito di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. È una mostra che, per certi aspetti, non avrebbe dovuto esistere. E invece è qui.

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Locandina evento

(Il Rock’n’Roll e L’Aquila non moriranno mai)

 

L’Aquila- Esiste un filo invisibile che unisce le grandi rivoluzioni della musica alla capacità di una città di rialzarsi dopo ogni ferita? Da questa suggestione nasce “ROCK’N’ROLL AND L’AQUILA CAN NEVER DIE”, progetto dell’Associazione culturale On nell’ambito di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. È una mostra che, per certi aspetti, non avrebbe dovuto esistere. E invece è qui.

Dal 3 al 9 agosto, dalle ore 17 alle ore 23, nei sotterranei del Palazzetto dei Nobili, in Piazza Santa Margherita all‘Aquila, 11 opere di Gabriella Sperandio e Giannicola De Antoniis metteranno in dialogo il Rock mondiale con la città che il 6 aprile 2009 avrebbe potuto smettere di esistere e invece ha deciso di rinascere. L’ingresso è libero.

Le opere non pretendono di essere Arte con la A maiuscola: sono piuttosto un gioco intelligente, come fa un DJ con la musica di altri.

Gli autori hanno preso icone del rock mondiale (Rolling Stones, Pink Floyd, David Bowie, Nirvana, Beatles, Led Zeppelin, Eagles, Queen, Boomtown Rats e Police) trasformandole nel punto di partenza di una rilettura visiva che intreccia simboli, architetture, monumenti e memoria aquilana. Non si tratta di semplici omaggi ai grandi protagonisti della storia del rock, ma di opere che reinterpretano il loro immaginario per dar vita a un linguaggio capace di raccontare L’Aquila, una città che ha conosciuto il dolore, la rinascita e la continua ricerca della propria identità. Il risultato? È un percorso espositivo che il pubblico potrà scoprire visitando la mostra.

“Rock’nRoll and L’Aquila Can Never Die” non significa che nulla cambia, ma che ciò che è autentico continua a vivere proprio perché si trasforma senza perdere la sua identità.

Gli autori della mostra tengono inoltre a sottolineare il legame profondo tra questo progetto e la storia recente della città: «Una precisazione, questa mostra esiste anche perché c’è stato un terremoto. La sofferenza apre porte. Lo sappiamo tutti. Lo facciamo tutti. Non è cinismo. È il minimo di rispetto che si deve a una città che ha già sopportato abbastanza retorica sulla propria pelle».

Per ulteriori informazioni contattare l’Associazione culturale On all’indirizzo mail info@gabriellasperandio.com

Chi desiderasse incontrare gli autori, realizzare interviste o semplicemente visitare la mostra sarà il benvenuto. Come sottolineano gli organizzatori: «Non è obbligatorio portare un taccuino».

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Nina Muho, il soprano che porta l’Albania nel cuore della lirica italiana: «La Scala è il mio sogno»

Dietro di lei non c’è una semplice scenografia, ma la prima pagina dello spartito de La Traviata. È da lì che comincia il racconto di Nina Muho, uno dei soprani più apprezzati della nuova generazione albanese, ospite di Albania Italiana, la rubrica di Radio Radicale dedicata ai rapporti culturali tra Italia e Albania.

Quello spartito, spiega, non è stato scelto per caso. Le parole e la musica dell’opera di Giuseppe Verdi rappresentano un riferimento costante della sua vita. «Mi accompagnano ogni giorno, non solo sul palcoscenico», racconta. In Violetta Valéry ritrova i valori che considera fondamentali: l’amore, il sacrificio, la dignità e la capacità di donarsi agli altri. Una figura che, ancora oggi, sente profondamente vicina.

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Nina Muho e radio radicale

Redazione-  Dietro di lei non c’è una semplice scenografia, ma la prima pagina dello spartito de La Traviata. È da lì che comincia il racconto di Nina Muho, uno dei soprani più apprezzati della nuova generazione albanese, ospite di Albania Italiana, la rubrica di Radio Radicale dedicata ai rapporti culturali tra Italia e Albania.

Quello spartito, spiega, non è stato scelto per caso. Le parole e la musica dell’opera di Giuseppe Verdi rappresentano un riferimento costante della sua vita. «Mi accompagnano ogni giorno, non solo sul palcoscenico», racconta. In Violetta Valéry ritrova i valori che considera fondamentali: l’amore, il sacrificio, la dignità e la capacità di donarsi agli altri. Una figura che, ancora oggi, sente profondamente vicina.

L’Italia occupa un posto speciale nel suo percorso artistico. «È la mia seconda casa», afferma senza esitazione. Non è soltanto un sentimento di affetto verso il Paese che ha dato i natali all’opera lirica, ma il riconoscimento di una nazione che le ha offerto occasioni decisive per la sua crescita professionale.

Tra tutti i luoghi che hanno segnato la sua carriera, il ricordo più intenso è legato al Teatro Giuseppe Verdi di Trieste. Proprio lì arrivò una delle prime grandi opportunità internazionali. Dopo essere stata selezionata per interpretare Violetta ne La Traviata, il teatro triestino le affidò altri importanti incarichi artistici, dalla Nona Sinfonia di Beethoven a Don Pasquale, fino ai concerti di Capodanno.

Trieste, però, non rappresenta soltanto un teatro. Per Nina Muho è anche una città che dialoga con il mare, proprio come la sua Valona. «Vorrei che un giorno anche la mia città avesse un teatro affacciato sul mare», confessa, trasformando un desiderio personale in una visione culturale per il futuro dell’Albania.

Da oltre tredici anni il soprano fa parte del Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto di Tirana, la principale istituzione lirica del Paese. Un percorso iniziato subito dopo il Conservatorio e costruito con pazienza, disciplina e studio.

Entrare a far parte del teatro nazionale, ricorda, non è stato semplice. In Albania il mondo della lirica dispone di poche strutture e la competizione è particolarmente elevata. Decisivo fu l’incontro con il regista Nikolin Gurakuqi, che le affidò i primi ruoli permettendole di maturare gradualmente sul palcoscenico.

«Le opportunità sono importanti, ma poi è il lavoro quotidiano che fa la differenza», sottolinea. Una convinzione maturata attraverso anni di studio e perfezionamento che l’hanno portata a interpretare tredici ruoli operistici e ad esibirsi in importanti teatri internazionali, dal Teatro Massimo Bellini di Catania ai palcoscenici di Taiwan, Maribor e Zagabria.

Eppure, come ogni cantante lirico, conserva un sogno che ancora attende di essere realizzato: il Teatro alla Scala di Milano.

Non lo considera un semplice traguardo professionale, ma il simbolo della consacrazione artistica. «Continuo a lavorare per arrivarci», dice con la determinazione di chi conosce il valore della preparazione e della pazienza.

Se quel momento dovesse arrivare, il ruolo scelto sarebbe uno solo: Violetta Valéry.

«La Traviata contiene tutto ciò che un artista desidera esprimere: bellezza musicale, intensità vocale e profondità umana. È una storia di sacrificio e amore che continua a parlare anche al pubblico di oggi.»

L’intervista si trasforma per qualche istante in un piccolo recital quando Nina Muho interpreta alcuni versi di Sempre libera, regalando agli ascoltatori un assaggio della voce che l’ha fatta conoscere anche oltre i confini albanesi.

Ma il suo percorso guarda già ai prossimi impegni. Dopo aver partecipato al debutto di una nuova opera albanese, il soprano è al lavoro su Rigoletto e sulla nuova produzione di Rozafa, opera ispirata alla più celebre leggenda albanese: quella della giovane donna murata nelle fondamenta del castello affinché la costruzione possa resistere al tempo. Una storia che racconta il sacrificio materno e che rappresenta uno dei simboli più profondi dell’identità nazionale albanese.

È proprio questo intreccio tra patrimonio culturale nazionale e grande tradizione lirica italiana a caratterizzare il percorso artistico di Nina Muho. Da una parte Verdi, Donizetti e Beethoven; dall’altra la volontà di valorizzare il repertorio operistico albanese e farlo conoscere oltre i confini del Paese.

In chiusura arriva forse la riflessione più significativa. «Prima di essere artisti bisogna essere esseri umani», afferma. È una frase che sintetizza il suo modo di intendere la musica: non semplice esercizio tecnico, ma strumento per raccontare emozioni autentiche.

In un’epoca in cui la cultura cerca continuamente nuovi ponti tra popoli e tradizioni, il percorso di Nina Muho dimostra come la lirica possa ancora parlare un linguaggio universale. Tra Tirana, Valona e Trieste, con lo sguardo rivolto verso Milano, il suo viaggio artistico continua, alimentato dalla convinzione che il talento abbia bisogno di studio, ma anche di occasioni. E che i sogni, persino quelli che portano il nome della Scala, possano diventare realtà.

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Il programma ” Striscia la Notizia ” di Antonio Ricci dopo 38 anni chiude

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Striscia la notizia

Redazione-  “Striscia la notizia” si avvia verso la cancellazione. Dopo trentotto anno il tg satirico di Antonio Ricci non troverà più spazio sulle reti Mediaset, come aveva anticipato già lo scorso 17 luglio il sito Dagospia. “Per quanto riguarda Striscia la Notizia e Antonio Ricci, stiamo facendo tutte le valutazioni del caso. Ad oggi siamo a questo punto e non ho altre informazioni da darvi”, aveva detto Pier Silvio Berlusconi alla presentazione dei Palinsesti Mediaset.

Le dichiarazioni dell’editore avevano fatto immaginare un finale amaro, anche se al momento la notizia non è ancora ufficiale. La marcia di avvicinamento verso la fine del rapporto tra la trasmissione e Mediaset è già cominciata, non solo con l’assenza dal video e dai prossimi palinsesti, ma anche con una mossa social: “Dal 25 luglio tutti i social di Striscia la notizia sono stati tolti alla squadra di Ricci e presi in gestione direttamente da Mediaset“, ha segnalato su X il giornalista Claudio Plazzotta.
Stoppati gli account di Striscia e la struttura di Ricci costretta ad andare in ferie. Le risorse social di Mediaset in agosto non possono sprecare tempo a seguire account di un programma che non c’è più e coi quali Publitalia non può monetizzare per accordi con Ricci”, ha aggiunto il giornalista.Il programma ha salutato l’access prime time nell’estate 2025, con il debutto a luglio de “La Ruota della Fortuna” con ascolti record. Mediaset aveva testato “Striscia la notizia” in una fascia diversa, in prime time per cinque puntate dal 22 gennaio 2026 aveva ottenuto in media 1.912.000 telespettatori con il 12,8% di share. Si chiude un’era televisiva.

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Alessandria del Carretto – un grande successo ” Radici in passerella ” alla sua prima edizione

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Alessandria del Carretto

Redazione-  Incastonata nelle montagne del Pollino, gemma di natura ed antiche culture, è la perla Alessandria del Carretto. Il profumo austero della moda, che s’accompagna alle linee auree delle giovani fanciulle, delicatamente illuminate da mani sapienti, accende un turbinio di bellezza chiamata ” Radici in Passerella “. Una bellissima serata all’insegna della moda, e dell’arte, che grazie alle collaborazioni, e alla forza di volontà dell’Amministrazione Comunale, ha dato alla luce , un evento straordinario. Dalla pagina social, la delegata al Turismo del Comune, MIMMA ADDUCCI, i piu’ sentiti ringraziamenti :

“I grandi risultati nascono dalla sinergia, dalla passione e dall’impegno collettivo.

​Desidero esprimere un profondo ringraziamento a Luigia Granata, Manuela Filice, Cristina Montalto , Maurizio Guarino, Luciana Vivacqua, Umberto D’alba, Giusy Palermo e Franco Maurella per i loro preziosi interventi che hanno arricchito il programma della serata.
​Un sentito grazie a tutte le modelle e all’intero staff di Luigia Granata per l’eccellente lavoro svolto.
​Un plauso doveroso va ai colleghi dell’amministrazione, a Maria Veneziano, Rocco Adduci e Arvia Antonio con cui ho condiviso un intenso percorso organizzativo, frutto di un più ampio progetto che tutti insieme stiamo portando avanti e al Sindaco Domenico Vuodo per la fiducia e la visione garantite a questo progetto.
​L’evento ha superato ogni nostra aspettativa, registrando una risposta di pubblico straordinaria con presenze giunte anche da lontano. Con questo entusiasmo, poniamo le basi per quella che ci auguriamo possa essere la prima di una lunga serie di edizioni.”

Plauso a tutti i partecipanti, per aver creato un gioiello, ed averlo incastonato in questo angolo di paradiso chiamato Alessandria del Carretto.

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