Rimani in contatto con noi
#

Economia

Salerno ospita il ventiduesimo forum nazionale dei giovani commercialisti per celebrare i sessant’anni dell’unione

🚨 I GIOVANI COMMERCIALISTI A SALERNO! Venerdì 10 luglio al Lloyd’s Baia Hotel si celebra il XXII Forum Nazionale per i 60 anni dell’UNGDCEC. Il presidente dell’ODCEC Salerno Sergio Cairone e i vertici della categoria si riuniscono con il sindaco Vincenzo De Luca e il presidente nazionale Francesco Cataldi per discutere il futuro dei professionisti under 43 e la tutela delle nuove generazioni. Tutti i dettagli del convegno economico nell’articolo 👇#salerno #giovanicommercialisti #ungdcec #odcecsalerno #sergiocairone #francescocataldi #carlodeluca #economia #professionisti #pagineutili

Pubblicato

a

foto Sergio Cairone

Il prestigioso convegno economico al Lloyds Baia Hotel con il presidente Sergio Cairone e i vertici della categoria

Salerno – Il panorama dell’associazionismo economico nazionale, della tutela previdenziale delle nuove generazioni di professionisti e delle riforme fiscali in Italia si apprestano a celebrare un traguardo storico e sindacale di primissimo piano all’interno della splendida cornice della costiera campana. Nella giornata di venerdì prossimo, dieci luglio, a partire dalle ore quindici, le sale del celebre Lloyd’s Baia Hotel di Salerno ospiteranno lo svolgimento dei lavori del ventiduesimo Forum dei Giovani Commercialisti. L’attesissima manifestazione nazionale, promossa dai quadri direttivi dell’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, si svilupperà attorno al titolo programmatico Sessant’anni di Unione e cambiaMenti, celebrando l’anniversario della principale associazione sindacale e di categoria italiana che rappresenta e tutela i professionisti under quarantatré.
Il sodalizio economico nazionale riunisce oggi circa diecimila soci attivi dislocati all’interno di oltre cento unioni locali della penisola, operando con l’obiettivo istituzionale di promuovere la formazione professionale continua, tutelare gli interessi dei giovani iscritti all’albo e facilitare l’inserimento dei praticanti nel mondo del lavoro e delle consulenze aziendali. Il forum di Salerno costituirà una preziosa occasione per ripercorrere oltre mezzo secolo di battaglie sindacali e riforme fiscali, riunendo allo stesso tavolo le massime autorità di governo, i rappresentanti delle istituzioni previdenziali e i past president che hanno guidato il movimento dal millenovecento sessantasei fino ai giorni nostri. 

Il compleanno dell’unione locale di Salerno e il ruolo strategico del segretario Carlo De Luca

Il presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Salerno, Sergio Cairone, ha espresso profonda soddisfazione e grande orgoglio per la scelta della città come capitale economica della categoria professionale, sottolineando come l’appuntamento torni nel territorio salernitano dopo oltre dieci anni di assenza. Cairone ha rivolto un ringraziamento speciale al presidente nazionale Francesco Cataldi, ai membri della giunta esecutiva, al Presidente della Fondazione Centro Studi Francesco Savio e in modo particolare al collega salernitano Carlo De Luca, segretario nazionale dell’unione, per l’instancabile e identitario lavoro che portano avanti a tutela dello spirito di appartenenza della categoria. 
L’evento assume un valore ancora più emblematico in quanto coincide con i primi cinquanta anni di attività della sezione sindacale locale dell’unione salernitana, attualmente guidata con successo dal presidente Francesco Diana. Sergio Cairone, forte della sua esperienza di associato e di ex presidente locale, ha evidenziato come la forza dell’aggregazione e il coordinamento tra colleghi rappresentino lo strumento più attuale ed efficace per affrontare le sfide della digitalizzazione aziendale e per garantire un futuro solido alle giovani generazioni di professionisti.

I saluti delle casse di previdenza con Ferdinando Boccia e la gestione della bacheca web

Il tavolo dei relatori del Lloyd’s Baia Hotel sarà di altissimo profilo istituzionale. Oltre al presidente dell’ordine Sergio Cairone, la platea ascolterà gli indirizzi di saluto del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, del presidente del Consiglio Nazionale della categoria Elbano de Nuccio e dei vertici delle casse previdenziali private, tra i quali spiccano il presidente della Cassa Dottori Commercialisti Ferdinando Boccia e il presidente della Cassa Ragionieri Luigi Pagliuca, affiancati dal presidente della fondazione locale Gianvito Morretta e da Marco Natali per Confprofessioni.
L’introduzione dei lavori scientifici e delle tavole rotonde sarà curata dal segretario Carlo De Luca, mentre la relazione di apertura verrà esposta dal presidente nazionale Francesco Cataldi. La redazione del giornale continuerà a monitorare lo svolgimento dei forum economici nazionali e le successive riforme previdenziali del lavoro autonomo, offrendo un servizio informativo utile, puntuale e neutrale per tutti i lettori della Marsica e dell’Abruzzo attenti alle guide fiscali e allo sviluppo del tessuto produttivo in Italia.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Economia

Poste Italiane batte la fuga delle banche: 431 nuovi Postamat per salvare i piccoli borghi dall’isolamento finanziario

Poste Italiane salva i piccoli borghi d’Italia dalla fuga delle banche! 🏦❌ Nel primo semestre del 2026 arrivano ben 431 nuovi sportelli automatici Postamat, portando la rete a un record di 9.668 presidi attivi 24 ore su 24. 📉🌿 In ben 5 regioni, tra cui Abruzzo e Calabria, Poste supera l’intero sistema bancario, garantendo prelievi sicuri anti-clonazione e servizi digitali sotto casa contro lo spopolamento. Una svolta straordinaria che difende i cittadini e i pensionati. Leggi qui per scoprire i dati ufficiali, le funzioni smart dei nuovi ATM e i comuni coinvolti dal piano Polis! 👇

Pubblicato

a

Postamat

Roma – Ci sono territori in cui la chiusura di uno sportello automatico non è semplicemente un piccolo disagio logistico, ma rappresenta una ferita profonda, un segnale tangibile di abbandono che spinge i piccoli borghi verso lo spopolamento e l’isolamento economico. In un’Italia che assiste impotente alla progressiva e preoccupante desertificazione bancaria, con gli istituti di credito che tagliano filiali e riducono i servizi nelle aree interne, si leva un argine solido a difesa dei cittadini e dei pensionati. Nei primi sei mesi del 2026, Poste Italiane ha impresso un’accelerazione straordinaria alla propria rete infrastrutturale, installando ben 431 nuovi sportelli automatici ATM Postamat. Sotto la guida dell’Amministratore Delegato Matteo Del Fante e del Direttore Generale Giuseppe Lasco, il Gruppo ha portato il totale nazionale a quota 9.668 presidi attivi, consolidando il proprio ruolo di pilastro insostituibile di prossimità sociale e umana.

I dati emersi dalle ultime rilevazioni della Banca d’Italia sul Sistema dei pagamenti fotografano una realtà spietata: dal 2018 ad oggi, gli sportelli automatici degli istituti di credito sono crollati da oltre 40 mila a poco più di 36 mila unità, accompagnati dalla chiusura di quasi un quarto delle filiali fisiche sul territorio nazionale. In questo scenario di ritirata, la strategia di Poste Italiane è andata in netta controtendenza, mantenendo la stabilità della propria rete e aumentando il numero dei Postamat del 33% dal 2018 ad oggi, con un incremento netto di 2.386 dispositivi. Una scelta di civiltà che ha portato a un sorpasso storico: sono ormai ben cinque le regioni italiane in cui gli sportelli automatici di Poste superano numericamente quelli dell’intero sistema bancario unito, ovvero Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise e Valle d’Aosta.

Molto più di un prelievo: una porta d’accesso digitale aperta 24 ore su 24

I moderni ATM Postamat installati sul territorio hanno smesso da tempo di essere semplici distributori di banconote per trasformarsi in veri e propri sportelli intelligenti della Pubblica Amministrazione e dell’azienda, operativi e protetti 24 ore su 24. Attraverso questi monitor touch screen di ultima generazione, i cittadini possono sbrigare in totale autonomia una miriade di pratiche quotidiane: dalla consultazione rapida del saldo e dei movimenti del conto BancoPosta alle ricariche telefoniche dei principali operatori, fino alla ricarica delle carte Postepay e al pagamento dei bollettini premarcati. Inoltre, grazie alla tecnologia integrata con l’App di Poste Italiane, è possibile effettuare il prelievo di denaro contante in modalità “cardless”, ovvero senza avere con sé la tessera fisica, azzerando i tempi di attesa.

La sicurezza degli utenti e la tutela del risparmio restano al centro di questa imponente estensione infrastrutturale. Tutti i nuovi dispositivi installati nel primo semestre del 2026 sono stati equipaggiati con avanzati sistemi tecnologici anti-skimming, barriere elettroniche nate per impedire la clonazione fraudolenta delle carte di credito e dei codici pin. Sul fronte della prevenzione dei reati predatori e degli assalti fisici alle filiali, i Postamat dispongono di modernissimi meccanismi di macchiatura istantanea delle banconote: in caso di esplosione o tentativo di scasso forzato, i contanti vengono resi completamente inutilizzabili dall’inchiostro speciale, scoraggiando sul nascere le azioni dei malviventi e proteggendo i locali di prossimità.

Il Progetto Polis e la rinascita dei piccoli Comuni sotto i 15mila abitanti

Questa precisa e strategica volontà di mantenere intatta e viva la presenza fisica sul territorio trova il suo naturale compimento nel grandioso Progetto Polis. L’iniziativa, che sta rivoluzionando il volto di quasi 7.000 uffici postali situati nei comuni italiani con meno di 15mila abitanti, punta a trasformare le vecchie sedi periferiche in avamposti digitali dello Stato. Un piano monumentale finanziato per 800 milioni di euro con le risorse provenienti dal piano complementare al PNRR e per oltre 400 milioni di euro con fondi diretti stanziati da Poste Italiane, teso a favorire l’inclusione sociale e a combattere lo spopolamento delle aree montane e collinari attraverso l’erogazione di servizi integrati.

Poter richiedere il passaporto sotto casa, ottenere un certificato anagrafico o consultare i dati INPS senza dover affrontare lunghi e faticosi viaggi verso i capoluoghi di provincia significa restituire dignità e uguaglianza a milioni di cittadini che pagano le tasse e che hanno il diritto sacrosanto di non essere lasciati indietro. Poste Italiane dimostra così che la transizione digitale non deve necessariamente coincidere con la cancellazione del contatto umano e dei presidi fisici. L’espansione della rete Postamat è il manifesto di un’azienda che non dimentica le proprie radici popolari e che mette la tecnologia più avanzata al servizio del benessere collettivo, ricordando al Paese che la coesione sociale resta l’investimento più importante per il nostro futuro comune.

Continua a Leggere

Economia

Il “miracolo” in Abruzzo contro il caro-vita: il Comune si compra il distributore e vende la benzina e diesel a 20 centesimi in meno!

Benzina a 1,75 e Gasolio a 1,89? In Abruzzo esiste un comune che ha sconfitto il caro-carburanti! ⛽ 🤩 Mentre nel resto d’Italia si sfiorano i 2,20 euro al litro, a Valle Castellana (Teramo) sta succedendo un vero e proprio miracolo! Qualche anno fa, per evitare che l’ultimo benzinaio del paese chiudesse, il Sindaco ha deciso di far comprare il distributore direttamente al Comune. Il risultato? L’amministrazione oggi vende i carburanti praticamente al prezzo di costo, facendo risparmiare fino a 20 centesimi al litro agli automobilisti! È stata ribattezzata la “benzina del sindaco” ed è diventata un punto di riferimento per pendolari e turisti, facendo peraltro incassare al Comune ben 500.000 euro da reinvestire in servizi! Un esempio pazzesco e virtuoso che dovrebbe essere copiato in tutta Italia. Leggi la storia completa nel nostro articolo e tagga il sindaco della tua città nei commenti! 👇 👏

Pubblicato

a

Benzina e Diesel

Redazione – Mentre in tutta Italia gli automobilisti stringono i denti e mettono mano al portafogli, svenati da distributori autostradali che espongono prezzi da capogiro (con il gasolio che ha ormai sfondato la drammatica soglia dei 2,20 euro al litro), c’è un piccolo e virtuoso angolo d’Italia dove si respira un’aria completamente diversa. Stiamo parlando di Valle Castellana, un affascinante comune incastonato nella provincia di Teramo, nel cuore verde dell’Abruzzo. Qui è in corso un esperimento amministrativo senza precedenti che sta letteralmente “facendo scuola” in tutto il Paese, dimostrando che combattere il caro-carburanti non solo è possibile, ma può persino arricchire le casse cittadine.

L’idea geniale: quando il Comune diventa “benzinaio”

Per capire questo piccolo miracolo economico bisogna fare un salto indietro nel tempo. Qualche anno fa, l’unica e ultima stazione di servizio presente sul vasto territorio comunale di Valle Castellana rischiava la chiusura definitiva. Una prospettiva drammatica per un comune montano che rischiava l’isolamento. Ma invece di alzare le braccia in segno di resa, l’amministrazione comunale, guidata dal tenace e lungimirante sindaco Camillo D’Angelo, ha preso una decisione tanto coraggiosa quanto rivoluzionaria: rilevare la stazione di servizio e puntare sulla gestione pubblica.

Quella che all’inizio sembrava soltanto una disperata operazione di salvataggio “in extremis” per non perdere un servizio essenziale, oggi, in tempi di speculazioni e prezzi alle stelle, si è trasformata in un’autentica miniera d’oro e in un modello di welfare cittadino. Il Comune, infatti, ha deciso di vendere benzina e gasolio sostanzialmente al prezzo di costo, rinunciando a fare creste e speculazioni, e permettendo agli automobilisti di risparmiare cifre enormi, dai 10 ai 20 centesimi al litro rispetto a un qualsiasi e normale self-service gestito da privati.

I prezzi del “miracolo” e il boom di entrate pubbliche

In un periodo in cui fare il pieno sembra diventato un lusso riservato a pochi, i prezzi esposti sui tabelloni del distributore di Valle Castellana sembrano provenire da un’altra epoca. Qui, la benzina viene venduta a 1,75 euro al litro, mentre il gasolio si ferma a 1,89 euro al litro. Si tratta di oro puro per i consumatori, se paragonati alle medie nazionali che gravitano stabilmente sopra i due euro.

Ma attenzione, non si tratta di un’operazione in perdita per il Comune, anzi! La mossa si è rivelata economicamente dirompente: grazie ai prezzi imbattibili e al passaparola, nel 2025 le entrate generate dal distributore comunale sono schizzate dalla modesta cifra di 75mila euro dell’anno precedente a un clamoroso incasso di 500mila euro. Soldi freschi che il Comune può reinvestire in servizi per i cittadini.

Tutti in fila per fare il pieno con la “benzina del Sindaco”

Come era facilmente prevedibile, il successo è stato travolgente. A beneficiare di questa oasi del risparmio non sono soltanto i circa 800 abitanti sparsi nelle quasi 40 frazioni che compongono il comune di Valle Castellana. Il distributore si è trasformato in una tappa obbligata e in un vero e proprio punto di riferimento per l’intero territorio. Alle pompe si mettono regolarmente in fila pendolari che attraversano la provincia per lavoro, mezzi commerciali, e soprattutto tantissimi turisti diretti verso le bellezze paesaggistiche del vicino Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Un modello da esportare per sconfiggere i rincari

Ormai da tutti, in zona, è stata affettuosamente ribattezzata “la benzina del sindaco”. Quello di Valle Castellana non è più solo un semplice distributore di paese, ma il simbolo vivente che le istituzioni locali, se gestite con intelligenza e coraggio, possono davvero tutelare i propri cittadini dalle speculazioni globali. Un esempio virtuoso e illuminante che dovrebbe fare scuola: chissà che altri sindaci, da Nord a Sud, non decidano presto di seguire le orme dell’Abruzzo per dare un taglio netto al caro-vita.

Continua a Leggere

Economia

Il bluff di Siena: Mps prova a salvarsi comprando tutto quello che trova

Messa alle strette da un’offerta che non può reggere sul piano dei numeri, Monte dei Paschi di Siena ha scelto la via più rumorosa: invece di rispondere all’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo l’8 giugno con argomenti solidi, ha annunciato di voler comprare — in un colpo solo — Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa che ha più il sapore della fuga in avanti che quello di un piano industriale.

Pubblicato

a

Mps Siena

Ma Intesa non sta a guardare, in vista un esposto alla Consob

Redazione-  Messa alle strette da un’offerta che non può reggere sul piano dei numeri, Monte dei Paschi di Siena ha scelto la via più rumorosa: invece di rispondere all’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo l’8 giugno con argomenti solidi, ha annunciato di voler comprare — in un colpo solo — Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa che ha più il sapore della fuga in avanti che quello di un piano industriale.

## La coerenza, questa sconosciuta

Fino a poche settimane fa il Monte giurava sulla propria autonomia, presentandosi come istituto capace di camminare da solo. Oggi cambia versione e si trasforma, nel giro di poche ore, nell’aspirante conquistatore di due banche insieme, per un controvalore complessivo di 34 miliardi. Un rovesciamento di fronte così repentino da far sospettare che, più che un progetto meditato, si tratti di un espediente cucito in fretta per rendere Mps troppo ingombrante da digerire. Lo dice chiaramente anche Ignazio Angeloni, economista ed ex membro del Consiglio di vigilanza della Bce: la definisce una manovra difensiva e insieme offensiva, nata dall’opportunità del momento più che da una strategia costruita nel tempo — e, con una battuta, suggerisce all’ad Lovaglio di chiamare in soccorso Tom Cruise, quello di Mission Impossible.

Non è un dettaglio da poco: significa che il consiglio di amministrazione senese ha tenuto in un cassetto per mesi la carta dell'”indipendenza” salvo tirarne fuori un’altra, ben più aggressiva, non appena l’acqua è arrivata alla gola.

## “Pensiero magico”, dice il Financial Times

Se la stampa finanziaria internazionale usasse la diplomazia, qui l’avrebbe abbandonata volentieri. Il Financial Times boccia l’operazione senza appello, definendola bizzarra e, soprattutto, controproducente. E i motivi non mancano: i prezzi messi sul piatto per le due prede sono tutt’altro che generosi — zero premio per Bpm, appena il 10% per Generali — mentre l’idea di orchestrare quella che di fatto sarebbe una fusione a quattro sportelli, contando anche la recentissima acquisizione di Mediobanca, richiederebbe, sempre secondo il quotidiano britannico, un ottimismo al confine con il “pensiero magico”. Il verdetto è tagliente: questa strategia difensiva rischia di sortire l’effetto opposto a quello sperato, trasmettendo agli azionisti l’idea di un consiglio disposto a tutto pur di non arrendersi a Intesa — e finendo così per spingerli proprio tra le braccia di Ca’ de Sass.

## Il mercato non ci crede, e nemmeno il Cda

I numeri, del resto, parlano chiaro. Nella seduta successiva all’annuncio tutti i titoli coinvolti nell’operazione hanno perso terreno, mentre l’offerta di Intesa ha continuato imperterrita a viaggiare a premio. Persino gli analisti più cauti nel giudizio, come quelli di Kepler, pur riconoscendo una qualche logica finanziaria al piano, ne segnalano il tallone d’Achille: nessun sostegno preventivo da parte di Crédit Agricole, primo socio di Bpm, né delle Assicurazioni Generali, che controllano Banca Generali. Autonomous è ancora più diretta e parla di un rischio di esecuzione significativo, dubitando apertamente che gli azionisti del Monte siano disposti a rinunciare al premio garantito da Intesa per inseguire un disegno tanto barocco quanto incerto.

E se il mercato storce il naso, lo stesso fa una parte del consiglio di amministrazione di Mps: la delibera è passata solo a maggioranza, con quattro consiglieri che hanno scelto di astenersi su un progetto giudicato ancora avvolto da troppe incognite industriali, finanziarie e regolamentari. Difficile immaginare un endorsement più tiepido da parte di chi il piano lo conosce dall’interno.

## Intesa non sta a guardare

Mentre Siena gioca d’azzardo, Intesa Sanpaolo alza il livello dello scontro passando dal terreno finanziario a quello legale. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha messo al lavoro i propri avvocati per valutare un esposto alla Consob, con l’obiettivo dichiarato di tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione degli azionisti. Sotto la lente ci sarebbero, tra l’altro, la tempistica di convocazione dell’assemblea straordinaria del Monte, fissata per il 29 ottobre, e le modalità con cui le decisioni del board sarebbero circolate — a quanto pare informalmente e con largo anticipo — nonostante Mps sia sottoposta alla passivity rule fin dal giorno dell’annuncio dell’Opas.

## Una difesa che si può ritorcere contro chi l’ha costruita

Alla fine, il quadro che emerge da fonti tutt’altro che concordi nel giudizio converge comunque su un punto: la mossa a tenaglia di Mps assomiglia più a un azzardo da tavolo da poker che a un progetto industriale meditato. E come tutti gli azzardi, può andare storta. Se il sostegno dei soci — quelli del Monte non meno di quelli delle due prede designate — dovesse mancare, l’intera architettura rischia di crollare su se stessa, lasciando Mps ancora più isolata e, paradossalmente, regalando nuova credibilità proprio all’offerta che avrebbe voluto scongiurare: quella di Intesa Sanpaolo, concreta, già definita e priva delle incognite di governance e di esecuzione che continuano a pesare sul piano senese.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza