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Attualità

Il caso Garlasco infiamma “Filorosso”. L’avvocato De Rensis non si piega: “Continuerò a lottare per Alberto Stasi, non mi fanno paura!”

Il “Caso Garlasco” riesplode in diretta TV a Filorosso! L’avvocato di Stasi è un fiume in piena: “Continuerò a lottare per lui, nessuno può farmi paura!” ⚖️ 📺 Il delitto di Garlasco e la figura di Alberto Stasi continuano a infiammare l’opinione pubblica italiana! Ieri sera, ospite in esclusiva su Rai 3 a “Filorosso” (il salotto di Antonino Monteleone e Adele Grossi), l’avvocato di Stasi, Antonio De Rensis, ha risposto con una rabbia e una determinazione feroci alla pioggia di attacchi mediatici ricevuti in queste ultime, infuocate settimane! “Se pensano che questi attacchi mi intimoriscano o che mi impediscano di lottare per l’innocenza di Alberto Stasi, non hanno capito assolutamente nulla di chi sono io!”, ha tuonato il celebre penalista. “Ho talmente tanto coraggio, energia e risorse per andare avanti a battermi con queste persone per i prossimi dieci anni!”. De Rensis ha rispedito al mittente l’accusa di aver “orchestrato” la scena mediatica di Stefania Cappa (cugina di Chiara Poggi), rivelando che se gli attacchi contro di lui stanno aumentando così tanto, significa solo che sta svolgendo benissimo il suo lavoro difensivo! In chiusura, un toccante accenno alla sua difficile infanzia orfana, passata con i nonni, per spiegare quanto sia difficile “perdonare” chi sta vigliaccamente cercando di fare del male non solo a lui, ma anche alle Istituzioni (come la Procura di Pavia e i Carabinieri di Moscova). Leggi l’intervista integrale e i durissimi retroscena nel nostro articolo esclusivo! 👇 📰 Voi cosa pensate del lunghissimo “Caso Garlasco”? Dopo tanti anni di sentenze, si arriverà mai a mettere davvero la parola “fine” su questa orribile tragedia?

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De Rensis a Filorosso

Redazione – Ci sono vicende di cronaca nera che sembrano non trovare mai la parola fine, destinate a rimanere incise a fuoco nella memoria collettiva del nostro Paese e a scatenare, anche a distanza di decenni, guerre mediatiche e giudiziarie senza esclusioni di colpi. Il delitto di Garlasco (il brutale e tragico omicidio della giovane Chiara Poggi) rientra prepotentemente in questa categoria.
Mentre Alberto Stasi (giudicato colpevole in via definitiva) continua a scontare la sua pena, fuori dal carcere la battaglia legale e mediatica per difendere la sua posizione non si è mai fermata. A tenere alto lo scudo della difesa è l’avvocato Antonio De Rensis, attuale e agguerritissimo legale di Stasi, che ieri sera ha infiammato lo studio televisivo di Filorosso (il fortunato programma di Rai 3 condotto da Antonino Monteleone e Adele Grossi) con dichiarazioni durissime e cariche di sfida contro i suoi sempre più numerosi detrattori.

Il contrattacco di De Rensis: “Pronto a combattere per dieci anni”

Nelle ultime, concitate settimane, la figura del celebre penalista è finita nell’occhio del ciclone, bersaglio di pesanti attacchi incrociati volti a screditare il suo incessante lavoro di ricerca della verità alternativa nel caso Garlasco. Ma la risposta fornita da De Rensis in diretta nazionale è stata glaciale e inequivocabile: «Se le persone che mi attaccano pensano che qualcosa di tutto questo mi possa intimorire, o possa in qualche modo fare in modo che io non lotti più per Alberto Stasi, vuol dire che di me non hanno capito assolutamente nulla!».
Con una sicurezza a tratti disarmante, l’avvocato ha ribadito la sua ferrea intenzione di non fare nemmeno un passo indietro, lanciando un guanto di sfida infinito ai suoi avversari: «Io ho abbastanza energia, abbastanza risorse mentali e abbastanza coraggio per andare avanti a battermi con queste persone anche per i prossimi dieci anni. Ve lo assicuro, io andrò avanti con loro per dieci anni».

Il giallo del “piano mediatico” su Stefania Cappa

Durante la tesa intervista a Filorosso, il legale ha voluto smontare pezzo per pezzo le pesanti accuse che gli sono state mosse di recente, in particolare quella di aver orchestrato a tavolino un cinico piano mediatico per mettere artificiosamente al centro della scena Stefania Cappa (cugina della vittima Chiara Poggi).
Replicando a questa insinuazione velenosa, De Rensis ha rivendicato con orgoglio e sarcasmo il suo ruolo da protagonista scomodo: «Siccome in questa determinata conversazione io sarei l’epicentro fra di loro, e sono il nuovo avvocato che entra nel caso, trovo quantomeno curioso che tu, dopo appena cinque giorni, chiami proprio l’avvocato accusandolo di aver creato tutta questa roba». L’escalation di attacchi personali, tuttavia, non lo preoccupa minimamente, ma anzi lo rassicura: «Se sono aumentati così tanto gli attacchi nei miei confronti, il motivo è uno solo: vuol dire che sto facendo molto bene quello che devo fare per il mio assistito».

Il dramma personale, l’infanzia e il difficile percorso del perdono

Incalzato dai conduttori, De Rensis si è poi lasciato andare a una rarissima e commovente confessione legata alla sua travagliata storia personale, utilizzando il tema del “perdono” come chiave di lettura.
«Se sono cresciuto da solo con mio zio e con mia nonna, vuol dire che da bambino qualcosa di particolarmente gravoso e traumatico l’ho vissuto sulla mia pelle», ha raccontato il penalista a cuore aperto. «Quella dolorosa vicenda della mia infanzia l’ho già lasciata alle spalle, l’ho elaborata e l’ho perdonata. Ma per quanto riguarda la situazione attuale, perdonare è molto più difficile. Se queste persone avessero attaccato soltanto me, sarebbe stato facile».
Secondo l’avvocato, l’accanimento non sta colpendo solo la sua persona, ma un’intera cerchia di innocenti e servitori dello Stato: «Queste persone hanno cercato, cercano e cercheranno sempre di attaccare me, la signora Giada Bocellari, Alberto Stasi, e intere istituzioni come la Procura della Repubblica di Pavia, o professionisti come Alessandro De Giuseppe (che è un assoluto galantuomo), fino ai carabinieri di Moscova, verso i quali nutro una stima e un’ammirazione a dir poco indescrivibile».

“Vogliono fare del male a tanta gente”

L’intervento dell’avvocato Antonio De Rensis si chiude con un monito oscuro e inquietante per il futuro: «Queste persone stanno deliberatamente cercando di fare del male a tantissima gente. Quindi, vi dico sinceramente che sul mio perdono personale nei loro confronti dovrò lavorare ancora molto. Soprattutto dopo quello che è successo venerdì scorso».
La battaglia per Garlasco è ancora aperta e, a giudicare dalla rabbia e dalla fierezza dell’avvocato di Stasi, promette ancora innumerevoli e clamorosi colpi di scena.

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Esteri

Orrore a Ceuta: 17enne violenta quattro bambini di 10 anni nel centro d’accoglienza. La città è in guerra: “Polizia autorizzata a sparare”

L’orrore assoluto a Ceuta! Migrante stupra 4 bambini di 10 anni nel centro d’accoglienza! La città è in guerra: la Polizia è stata AUTORIZZATA A SPARARE! 🚨 😭 Ci sono notizie che ti spezzano il cuore e ti fanno salire una rabbia incontrollabile! A Ceuta, l’enclave spagnola invasa da 80mila persone a fine luglio, la situazione è ormai degenerata in una vera e propria guerra civile. Come riportato in queste ore da “Il Giornale”, un sedicente 17enne magrebino è stato arrestato dalla Polizia con l’accusa più raccapricciante: ha VIOLENTATO QUATTRO BAMBINI (due maschi e due femmine tra i 10 e gli 11 anni) all’interno del Centro d’accoglienza in cui erano ospitati! Gli altri migranti se ne sono accorti, lo hanno riempito di botte e lo hanno consegnato alla Polizia, ma il terrore degli inquirenti è che i bambini abusati siano molti di più! Il Sindaco di Ceuta è disperato: “Quando si ammassano 9.000 persone senza alcun controllo in queste condizioni, a pagare il prezzo di questa insicurezza sono sempre i più deboli e vulnerabili!”. L’anarchia e la violenza in città hanno raggiunto un livello talmente folle e pericoloso che lo Stato ha dovuto prendere una decisione estrema, da vera ZONA DI GUERRA: le Forze dell’Ordine da oggi sono AUTORIZZATE AD USARE LE ARMI DA FUOCO! A tutte le pattuglie sono stati distribuiti fucili e pistole cariche per difendere i cittadini e la propria vita dalle aggressioni! Leggi l’agghiacciante resoconto nel nostro articolo! 👇 🛑 È questa l’accoglienza e l’integrazione senza regole che l’Europa ci vuole imporre? Fino a che punto dovremo assistere alla distruzione delle nostre città e alla violazione dei nostri bambini prima che la politica intervenga davvero? Scrivete tutta la vostra indignazione nei commenti!

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Migranti , Ceuta

Ceuta– Esiste un punto di non ritorno, una linea rossa invalicabile oltre la quale l’emergenza politica e logistica si trasforma in puro, indicibile orrore criminale. E quel confine, purtroppo, è stato appena spazzato via nel peggiore dei modi possibili. Se a qualcuno non fosse ancora del tutto chiaro in quale voragine infernale sia sprofondata Ceuta (l’enclave spagnola in Nord Africa presa d’assalto dai flussi migratori), le notizie che rimbalzano in queste ore dalla penisola iberica restituiscono la fotografia agghiacciante di una città ormai totalmente fuori controllo, abbandata a se stessa e sprofondata nella barbarie.
Come giustamente e puntualmente riportato in queste ore da ilgiornale.it, la cronaca nera ci consegna un crimine così abietto da far gelare il sangue nelle vene: un sedicente 17enne di origine magrebina (giunto in Spagna durante la massiccia e devastante “invasione” di fine luglio) è stato arrestato dalla Policia Nacional. L’accusa che pende sulla sua testa è la più infamante e imperdonabile che la mente umana possa concepire: aver compiuto ripetute violenze sessuali ai danni di quattro bambini innocenti, due maschietti e due femminucce, di un’età compresa tra i 10 e gli 11 anni.

Il mostro nel centro d’accoglienza: l’inferno di El Príncipe

Gli episodi di inaudita violenza si sarebbero verificati all’interno del Centro Piniers, situato nel famigerato quartiere di El Príncipe. Una struttura che era stata allestita in fretta e furia dalle autorità per cercare di fare fronte all’emergenza umanitaria, ma che si è trasformata in una vera e propria trappola mortale per i più piccoli.
Secondo le prime, drammatiche ricostruzioni, i fatti si sarebbero consumati durante le prime due settimane di agosto. A far scattare l’allarme non sono stati i controlli (evidentemente assenti o inefficaci) della sicurezza, ma gli stessi migranti residenti nel centro. Accortisi dell’orrore che si stava consumando ai danni delle piccole vittime, gli ospiti della struttura hanno prima picchiato selvaggiamente l’aggressore magrebino, per poi consegnarlo alle autorità.
Oggi le delicatissime indagini sono affidate alla Unidad de Atención a la Familia y a la Mujer (UFAM), che mantiene il massimo e doveroso riserbo per tutelare l’identità e la fragilissima psiche dei bambini abusati. Ma il terrore degli inquirenti è che il mostro possa aver colpito ancora: in un contesto di anarchia assoluta, con oltre 9.000 migranti ammassati in condizioni critiche, non si esclude affatto che il numero delle giovanissime vittime possa tragicamente salire nelle prossime ore.

La disperazione del Sindaco: “Pagano i più vulnerabili”

Davanti a questa immane tragedia che ha distrutto per sempre la vita di quattro bambini, risuonano come un macigno le parole del sindaco-presidente della città autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas. Una deriva, quella della violenza, che il Primo Cittadino aveva disperatamente denunciato e previsto fin dai primissimi momenti della crisi.
Vivas è tornato a ribadire la totale e assoluta insostenibilità della situazione locale, puntando il dito contro le politiche nazionali di accoglienza indiscriminata: «L’assenza di un reale controllo dei flussi migratori e il sovraffollamento indiscriminato nei centri finiscono inevitabilmente per generare contesti di gravissima insicurezza», ha denunciato il Sindaco, aggiungendo una dolorosissima verità: «Alla fine, in questo caos, a pagare il prezzo più alto sono sempre le fasce più deboli e vulnerabili». I bambini, appunto.

Stato d’assedio: le Forze dell’Ordine autorizzate a sparare

L’abominio di El Príncipe è solo la punta dell’iceberg di una città che ormai vive in uno stato di guerra civile non dichiarata. L’esasperazione della popolazione, le continue risse, le aggressioni e i tentativi di assalto ai centri di permanenza hanno spinto le autorità a prendere una decisione che fa rabbrividire, certificando il collasso dell’ordine pubblico europeo: le forze dell’ordine spagnole sono state ufficialmente autorizzate a utilizzare le armi da fuoco per difendere la propria vita e quella dei cittadini.
Come rilanciato e sottolineato anche dai reportage de ilgiornale.it, a fronte del progressivo e inarrestabile incremento dello stato di tensione a Ceuta, l’autorità competente ha infatti disposto l’assegnazione e l’uso di armi da fuoco a titolo di autotutela per tutti gli effettivi schierati sul campo. «Sono stati distribuiti i fucili in dotazione e le pistole per ciascuna pattuglia», ha spiegato gelidamente il presidente dell’Associazione di Truppa e Marina Spagnola, Marco Antonio Gómez.
Oggi Ceuta non è più soltanto l’epicentro di una crisi migratoria. È diventata una vera e propria trincea militarizzata dove l’innocenza viene stuprata, lo Stato arretra e la polizia è costretta a girare con il colpo in canna per sopravvivere.

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Esteri

Ceuta in fiamme, l’invasione silenziosa e il tradimento di Sánchez: caos, stupri e la scandalosa sottomissione al Marocco

La Spagna crolla sotto l’Invasione di Ceuta! Aggressioni a minorenni, Polizia disperata e il Premier Sánchez se ne va in ferie inchinandosi al Marocco! 😡 🇪🇸 Una vergogna europea senza precedenti! A un mese dalla disastrosa “Invasione” dell’enclave spagnola di Ceuta (quando 80mila migranti irregolari si riversarono in una città di 84mila abitanti), la situazione è diventata una vera e propria GUERRA CIVILE! Ci sono ancora 10.000 clandestini non identificati per strada, e i crimini sono alle stelle: la Procura ha certificato ben 21 AGGRESSIONI SESSUALI ai danni di ragazzine minorenni! L’ospedale è al collasso (con i medici minacciati di licenziamento se parlano con i giornalisti del rischio epidemie) e la Polizia è costretta a sparare proiettili di gomma per fermare le rivolte! I cittadini disperati (guidati da Vigili del Fuoco e Guardie Civili) sono scesi in piazza urlando “Invasori Fuori!”. Ma la cosa più grave di tutte è l’atteggiamento del Governo Socialista di Pedro Sánchez! Mentre Ceuta andava a fuoco, il Premier ha passato l’intero mese di agosto A FARE IMMERSIONI in vacanza a Lanzarote! E non solo: invece di condannare il Marocco per aver aperto apposta i confini per ricattare la Spagna, Sánchez si è INCHINATO alle richieste del Re del Marocco, arrivando persino ad attaccare il Re di Spagna Felipe VI pur di difendere le quote immigrati! Un vero e proprio tradimento nei confronti degli spagnoli! E sapete l’ultima? Sánchez ha fatto di nuovo le valigie per andarsene in vacanza in Andorra! Leggi l’agghiacciante resoconto nel nostro articolo d’inchiesta! 👇 🚨 Cosa ne pensate del comportamento del Governo Socialista spagnolo? È giusto lasciare i cittadini da soli, in balia della criminalità, per tutelare i propri interessi geopolitici con il Nord Africa? Ditecelo nei commenti!

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Ceuta, migranti

Redazione – Ci sono immagini e numeri che raccontano, meglio di qualsiasi analisi politica, il dramma epocale e il totale collasso istituzionale di una Nazione. È passato esattamente un mese da quella che è passata alla storia come l’Invasione di Ceuta, il giorno in cui il ventre molle dell’Europa (l’enclave spagnola situata in Nord Africa) ha ceduto di schianto. Oltre 80.000 persone (secondo i dati ufficiali dello stesso governo spagnolo) si sono riversate disperatamente in una città che conta appena 84.000 abitanti, in una spaventosa ondata umana che ha lasciato sul campo almeno 86 morti accertati.
Oggi, a distanza di trenta giorni, la polveriera di Ceuta è pronta a esplodere definitivamente, trasformando la vita dei residenti in un vero e proprio girone infernale quotidiano fatto di paura, criminalità e servizi pubblici al collasso.

Le vacanze d’oro del Premier mentre la città brucia

Davanti a un’emergenza nazionale e comunitaria di tali e apocalittiche proporzioni, ci si aspetterebbe un intervento drastico, immediato e marziale da parte del Capo del Governo. E invece, cosa ha fatto il Premier socialista Pedro Sánchez? Ha trascorso l’intero mese di agosto comodamente asserragliato in una lussuosa residenza di Stato a Lanzarote, tra bagni, immersioni subacquee e la tranquilla osservazione dell’eclissi solare. Ha convocato il primo e tardivo Consiglio di Sicurezza Nazionale solamente lo scorso 25 agosto (di ritorno dalle ferie), ignorando brutalmente le suppliche disperate dei cittadini e delle opposizioni.
Nel frattempo, a Ceuta la situazione è precipitata nel baratro. Fino a 10.000 migranti irregolari si aggirano ancora fantasmaticamente in città, e solo un terzo di loro è stato fotosegnalato e identificato (complice l’imperdonabile e gravissimo ritardo con cui il ministro dell’Interno Marlaska ha finalmente chiesto l’aiuto di Frontex).

Violenze sessuali, rischio epidemie e il bavaglio ai medici

Il prezzo umano, sociale e psicologico di questa “invasione” incontrollata lo stanno pagando a carissimo prezzo i cittadini di Ceuta. Le strade della città sono teatro di crimini in vertiginoso aumento. Il dato più agghiacciante, confermato ufficialmente dalla Procura Generale dello Stato, riguarda le aggressioni sessuali: ben 21 denunce formalizzate da minorenni dall’inizio della crisi. Ragazzine violate in una città in cui i tribunali e le forze dell’ordine sono letteralmente sommersi e incapaci di rispondere alle richieste di aiuto.
Al collasso della sicurezza si unisce quello sanitario. L’associazione medica locale ha lanciato un disperato e serissimo allarme sui rischi di vere e proprie epidemie scatenate dalle condizioni igieniche precarie, ma la direzione dell’ospedale (che risponde direttamente al Ministero della Salute) ha incredibilmente minacciato di sanzionare e mettere il bavaglio ai medici che oseranno parlare della situazione con i giornalisti.

La sottomissione a Rabat e l’attacco al Re Felipe VI

Ma l’aspetto forse più oscuro e allarmante di questa intera, drammatica vicenda è lo spaventoso e ostentato servilismo dimostrato dal Primo Ministro Sánchez nei confronti del Regno del Marocco. Mentre Rabat sfrutta spudoratamente questa crisi migratoria per ricattare l’Europa e portare avanti la sua sfacciata agenda espansionistica (almeno tre ministri marocchini hanno appena chiesto pubblicamente a Re Muhammad VI di dichiarare le enclavi di Ceuta e Melilla come territori del Regno), Sánchez ringrazia pubblicamente il Marocco per la sua “lealtà”.
Non pago di essersi inchinato alle manovre di Rabat (negando l’evidente coinvolgimento marocchino nell’apertura dei confini), il Premier socialista in una recente intervista radiofonica è arrivato persino ad attaccare frontalmente e istituzionalmente il Re di Spagna Felipe VI, a cui il Governo ha peraltro fino a oggi impedito categoricamente di visitare Ceuta per portare solidarietà ai suoi sudditi.

La rabbia della Polizia: “Invasori, fuori!”. E Sánchez riparte

Oggi la rabbia sociale è ormai straripata, creando cortocircuiti persino nella sinistra (il Partito Socialista Nazionale ha dovuto vietare ai propri iscritti di Ceuta di partecipare alle manifestazioni contro il governo). Nei giorni scorsi, oltre 2.000 persone esasperate (guidate da vigili del fuoco, guardie civili e agenti della polizia nazionale) sono scese in Plaza de los Reyes al grido di «Invasori, fuori!», mentre ieri le Forze dell’Ordine sono state costrette a usare proiettili di gomma a Loma Colmenar per respingere l’assalto in massa di centinaia di migranti a un centro di accoglienza.
La città brucia, le scuole stanno per riaprire e le famiglie hanno il terrore di mandare le figlie per strada. E il Premier Sánchez cosa ha fatto davanti a questa guerra civile urbana? Ha fatto di nuovo le valigie ed è ripartito per le vacanze, questa volta in Andorra. L’appuntamento in Congresso per le spiegazioni è fissato al 3 settembre: fino ad allora, i cittadini di Ceuta sono lasciati soli a combattere e morire in trincea.

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Attualità

La stangata d’autunno schiaccia le divise: il S.U.M. demolisce l’accordo sul contratto e chiede un incontro urgente a Palazzo Chigi

I sindacati delle divise si ribellano al caro-vita e attaccano i contratti al ribasso! 🇮🇹🪖 Il Sindacato Unico dei Militari (S.U.M.) lancia un duro allarme contro il rinnovo lampo firmato prima dell’estate: “Un salto nel buio insostenibile per le famiglie dei militari di fronte a un carrello della spesa aumentato del 30%”. 📉🛒 Con la stangata d’autunno del Codacons da 633 euro in arrivo tra bollette, carburante e scuola, il S.U.M. chiede un incontro d’urgenza a Palazzo Chigi con la Premier Meloni per blindare gli stipendi in vista della Legge di Bilancio. Leggi qui per scoprire i dati shock dei rincari sui beni alimentari e la proposta del sindacato! 👇

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Locandina S.U.M.

Roma – Ci sono professioni in cui lo spirito di servizio, il giuramento solenne alla Repubblica e il sacrificio quotidiano a difesa della sicurezza nazionale non possono e non devono diventare la scusa per calpestare i diritti economici elementari dei lavoratori e delle loro famiglie. Con il mese di settembre ormai iniziato e il rientro dalle brevi vacanze estive, il personale in divisa del comparto Difesa si trova a dover fare i conti con una realtà economica drammatica e priva di sconti. Il Sindacato Unico dei Militari (S.U.M.) ha lanciato un durissimo e accorato atto d’accusa contro la firma anticipata del rinnovo contrattuale 2024-2027. Definito senza mezzi termini come un pericoloso “salto nel buio” e l’ennesimo compromesso al ribasso, l’accordo rischia di congelare i salari dei militari di fronte a una fiammata inflazionistica che sta erodendo il potere d’acquisto dei nuclei familiari della categoria.

I dati emersi dalle ultime e allarmanti indagini statistiche delle principali testate economiche nazionali e dei consumatori fotografano una vera e propria emergenza sociale di prossimità. Il carrello della spesa in Italia ha registrato rincari medi spaventosi del 29,5% rispetto a cinque anni fa, superando di gran lunga il tasso di inflazione generale fermatosi al 21%. Ad attendere le famiglie delle forze armate nelle prossime settimane c’è la famigerata stangata d’autunno: secondo le stime ufficiali del Codacons, si registrerà un aggravio di spesa fino a 633 euro a nucleo familiare nel solo prossimo trimestre, trainato dai rincari sui generi alimentari di prima necessità, dalle bollette energetiche, dai carburanti e dai costi legati all’acquisto del materiale scolastico per i figli.

Il carrello della spesa è un lusso: gli aumenti record dei beni primari

Lo studio analitico condotto sul panno dell’economia reale mette a nudo cifre che pesano come macigni sui bilanci mensili del personale contrattualizzato. Lo scontrino settimanale medio per una famiglia tipo composto da una coppia con un figlio è balzato da 100 euro a ben 129,5 euro prendendo a riferimento un paniere standardizzato di 31 prodotti di largo consumo. All’interno di questo paniere protetto spiccano i picchi record e intollerabili subiti dagli ortaggi più utilizzati in cucina (+39%), dal caffè (+51%) e dall’olio extravergine d’oliva (+47%). Questa congiuntura sfavorevole, esasperata dalle persistenti tensioni geopolitiche internazionali, rischia di spingere molte famiglie verso l’isolamento economico e la rinuncia a beni primari per la salute.

Davanti a questo scenario, il S.U.M. critica aspramente l’atteggiamento decontestualizzato e la fretta con cui la contrattazione è stata siglata prima dell’estate da alcune sigle. Secondo la denuncia del sindacato unico, la firma sarebbe stata accelerata per ottenere provvedimenti normativi immediati utili solo a incrementare gli anni di distacco sindacale della dirigenza, barattando le tutele reali e gli stipendi dei militari in cambio di privilegi interni alla categoria. Un comportamento trasparente ma egoistico che ignora la grave crisi in corso e che impone una totale inversione di rotta in vista della discussione parlamentare sulla prossima e imminente Legge di Bilancio.

La richiesta di convocazione a Palazzo Chigi: fare squadra per difendere la dignità

Per arginare questa deriva e fare scudo attorno ai diritti dei servitori dello Stato, il S.U.M. esige la convocazione immediata di un tavolo di confronto permanente e straordinario direttamente con la Presidente del Consiglio dei Ministri. Il sindacato chiede che all’incontro siano ammesse tutte le sigle sindacali del comparto Difesa, comprese quelle attualmente non rappresentative sul piano numerico ma portatrici di idee e proposte sul territorio, superando i doppi standard burocratici per fare squadra nell’interesse collettivo delle divise italiane.

“Il sindacato non è un comitato elettorale e la tutela delle famiglie dei militari deve prevalere su ogni logica di palazzo”, sottolineano i vertici del S.U.M. al grido del solenne motto Cogito Ergo S.U.M.. L’organizzazione promette di incalzare il Governo per ottenere risposte concrete sul fronte delle detrazioni fiscali, degli incentivi per gli alloggi di servizio e del contrasto al carovita, ricordando alle istituzioni che non può esserci sicurezza nazionale senza la serenità economica di chi quella sicurezza la garantisce ogni giorno sulle strade e nei teatri operativi. Il countdown per la manovra finanziaria è iniziato: per conoscere nel dettaglio le piattaforme rivendicative, le sedi territoriali o per formalizzare l’iscrizione a tutela dei propri diritti, i militari possono consultare i canali web ufficiali del sindacato. SCEGLI. SCEGLI BENE. SCEGLI IL S.U.M.! 👇

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