Psicologia delle relazioni
A PROSTITUTE CON MIO FIGLIO. ORA LUI È CASTO, GUARIRÀ ? | LA POSTA DEL CUORE “AMORE E TRADIMENTI ” DI ALESSANDRA HROPICH
Redazione- Vado con le prostitute da anni e, per un periodo, ci andavo anche con mio figlio, allora molto giovane e single; io finanziavo il divertimento anche per lui.
Bei tempi quando, con la mia macchina da corsa, andavamo a “comprare” sesso: lo credevo affascinato da quel lusso di poter avere ogni volta una donna diversa.
Io sceglievo sempre donne molto appariscenti, tutte con minigonne aderenti e cortissime, mentre lui finiva per scegliere quasi sempre la stessa — la chiamava per nome! Ma non era la sua donna, ridicolo quel suo atteggiamento.
Ma chisseneimporta come si chiama la mercenaria che ha, in fondo, solo lo scopo di farci divertire.
Una monotonia incredibile: mio figlio sembrava il fidanzato della prostituta, che salutava poi con un bacio sulla guancia come fosse stata la sua amica del cuore. Era poco più di un ragazzino, pensavo sarebbe cambiato.
Si è poi fidanzato, lavora, è felice… e soprattutto ha smesso del tutto di venire con me. Dice che gli basta la sua ragazza che ama e che preferisce dimenticare quel passato (anche se mi ha promesso di non dire nulla alla madre, per non farla soffrire).
Io continuo come prima e non capisco: possibile che non senta più il “bisogno”?
Perché rinunciare alla varietà di un cesto pieno di frutta per mangiare sempre lo stesso? Ho anche provato a convincerlo che una sola donna non basta, ma niente. Anzi, secondo lui dovrei essere io a smettere, visto che sono sposato.
Mi chiedo: ha ragione lui o io? È così strano voler condividere certi “piaceri” con il proprio figlio?
E soprattutto… devo preoccuparmi perché è diventato improvvisamente monogamo e, diciamolo, un po’ monotono?
Gli passerà? Tornerà alla “normalità”?
Avrà per caso bisogno di uno psicologo che lo svegli da questo sonno prolungato?
Ernesto da Favara
Veramente, dallo psicologo, ci dovrebbe andare lei.
Mi sembra di vedere un ladro (in estasi) che insiste nel voler coinvolgere il proprio figlio nei furti in modo che si appassioni a quel genere di vita.
Si sta infilando a piedi uniti nella vita intima di suo figlio con l’eleganza di un elefante in una cristalleria, e pure convinto di fare da guida turistica. Lo lasci vivere: non è un apprendista del suo stile di vita, è una persona adulta che ha scelto altro.
Mi pare che il ragazzo abbia dato un segnale chiarissimo: ha deciso di vivere una vita che funziona per lui, senza bisogno di “abbonamenti premium” al divertimento che lei considera indispensabile. E, a quanto pare, funziona pure bene, il che rende la sua teoria un po’ meno universale di quanto sperasse.
Lei invece sembra nostalgico non tanto delle prostitute, quanto del fatto che suo figlio la seguisse in questo… singolare progetto “educativo”. Perché diciamolo: portare il figlio a prostitute non è esattamente il classico “padre, insegnami ad andare in bicicletta”. È più un “padre, insegnami a complicarmi la vita sentimentale prima ancora di iniziarla”… con optional inclusi.
Il punto è che suo figlio, a differenza di quanto teme, non è diventato “meno uomo”: è diventato un uomo che sceglie. E ha scelto una relazione stabile senza bisogno di “varietà di frutta” a pagamento nel weekend. Non è una malattia, non serve uno psicologo, e soprattutto non è una fase da cui “guarirà” come un raffreddore.
Quanto a lei, continui pure a vivere come crede, ma cercare di reclutare suo figlio come compagno di avventure erotiche è fuori luogo quanto invitare un vegetariano a una sagra della porchetta… con l’insistenza del venditore porta a porta che non accetta un no.
Mentre lei prova a convincerlo che una sola donna non basta, lui sta cercando — con molta più eleganza — di dirle che forse è lei a non bastare a se stesso.
Suo figlio non è diventato monotono. È semplicemente uscito dal suo programma fedeltà… e non sembra avere alcuna intenzione di rinnovare l’ abbonamento.
Considero in ogni caso fortemente inopportuno che un padre si immischi nelle questioni sessuali del proprio figlio.
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Mio marito mi tradisce, come tutti! | la posta del cuore “amore e tradimenti ” di Alessandra Hropich
Cara dottoressa, sono sposata con un uomo buono, meraviglioso, tranquillo ma che, da molti anni, mi tradisce puntualmente. Puttane, puttanone, porno, tutte mio marito sembra conoscerle.
I primi tempi mi arrabbiavo
Redazione- Cara dottoressa, sono sposata con un uomo buono, meraviglioso, tranquillo ma che, da molti anni, mi tradisce puntualmente. Puttane, puttanone, porno, tutte mio marito sembra conoscerle.
I primi tempi mi arrabbiavo, oggi no. Ho chiuso entrambi gli occhi davanti a tante scappatelle che ormai non faccio più nemmeno scenate di gelosia.
Se a lui piacciono le altre, soprattutto le puttane, io ormai ne rido, faccio finta di essere quasi contenta e commento positivamente la cosa. Nel matrimonio dobbiamo condividere tutto o no? E nel tutto, eventualmente, dovrebbero rientrare anche le amanti e le mignotte.
Del resto, le corna fanno parte del matrimonio come le bollette e le discussioni sul telecomando. Gli uomini non sono fedeli a lungo ad una donna, il tradimento, per loro, è quasi uno sport sociale, una specie di torneo amatoriale.
Le mie amiche e colleghe mi dicono che sono disinteressata a mio marito, ma non è vero. È l’aspetto sessuale che non mi riguarda più. Per il resto, condividiamo la famiglia, la casa, gli impegni e perfino il mutuo.
Io frequento corsi di ballo, mio marito frequenta le puttane. Ognuno ha i suoi hobby.
Con tutta la pornografia e le tentazioni sparse ovunque, come si fa ad arrabbiarsi con un uomo che sente il bisogno di fare sesso con le altre?
Lei ha qualcosa da raccontare al riguardo? Per capire meglio. Anche se sospetto di non essere la sola che conosce di che pasta sono fatti gli uomini.
Mirella da Pola
Assolutamente lei non è la sola, Mirella. In tantissime praticano il nobile sport del “non ho visto niente”. Solo che lei almeno lo ammette apertamente. Moltissime altre hanno affinato una tecnica straordinaria: vedono un granello di polvere sul mobile da tre stanze di distanza ma non il marito che corteggia e ci prova con mezza provincia.
Cosa dirle? Che esiste anche un bisogno di vita affettiva con il partner.
La vita matrimoniale non dovrebbe ridursi (come invece accade quasi sempre) a un “non vedo per quieto vivere”.
Però la necessità di dare e ricevere affetto riguarda uomini e donne. Lo so, sembra una teoria rivoluzionaria nel 2026, ma qualcuno sostiene ancora che una coppia debba parlarsi, cercarsi e magari perfino piacersi anche caratterialmente.
Il tradimento, troppo spesso, si porta dietro anche la più semplice comunicazione, l’interesse verso le cose più banali o piccole. Questo è un campanello d’allarme delle condizioni generali di vita di una coppia.
Ci sono molti mariti che nemmeno si accorgono se la propria moglie ha un nuovo taglio di capelli, un colore diverso, un abito nuovo. È molto più probabile che ogni interesse e attenzione vengano dirottati sull’amante.
Osservando molto, posso dire che non vedo più coniugi che si tengono per mano. I baci sembrano una specie protetta. Quando chiedo se, almeno in privato, esista ancora qualche manifestazione d’affetto, molti ridono.
“Ma dottoressa, siamo sposati da venticinque anni, che dobbiamo ancora dirci?”
Come se il certificato di matrimonio contenesse una clausola che vieta il romanticismo o il feeling dopo il quinto anniversario.
Venendo a lei: appurato che suo marito frequenta le altre (prostitute in primis) con l’entusiasmo di un esploratore e con il suo tacito patrocinio, mi permetta una domanda. È affettuoso con lei? La coinvolge nella sua vita? Vi divertite insieme? Oppure la considera una presenza fissa dell’arredamento domestico, come il frigorifero o il mobile della sala?
Le ricordo che la vita matrimoniale non consiste soltanto nello sfornare figli, pagare le bollette, discutere del condominio e confrontare preventivi dell’assicurazione. Mi chiedo dove venga collocata lei tra una scappatella e l’altra. Prima o dopo il tagliando dell’auto?
Ci sono le signore che non si accorgono di nulla e ce ne sono tante altre che sanno perfettamente tutto e non si scompongono minimamente.
Tempo fa alcune ragazze raccontarono a una signora che gestiva un bed & breakfast, che il marito (suo socio) ci provava praticamente con tutte. La moglie rispose:
“Beh, ho un marito cacciatore. Tutti gli uomini lo sono.”
Fine della questione. Mancava soltanto il porto d’armi e il calendario della stagione venatoria.
Molte donne conoscono le abitudini extraconiugali del marito e scelgono di ignorarle. Molto spesso, per non rinunciare alla casa, alla proprietà, alle vacanze e alla sicurezza economica.
In certi casi il matrimonio non sembra più una storia d’ amore ma una società per azioni: lui diversifica gli investimenti sentimentali, lei tutela il patrimonio familiare. E finché il bilancio regge, tutti fanno finta che sia una favola romantica.
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Psicologia delle relazioni
OGNI UOMO DESIDERA LE DONNE NON SUE, SIAMO TUTTI PECCATORI ! | LA POSTA DEL CUORE “AMORE E TRADIMENTI ” DI ALESSANDRA HROPICH
Redazione- Dottoressa Hropich, sono un volontario nel sociale e mi sfogo qui con lei dicendo che mi si presentano moltissime donne deluse dal marito che le tradisce. Non posso esprimere loro il mio punto di vista, ma io per primo, che vado con tutte le donne che ci stanno, che cosa dovrei dire?
Io impazzirei con la stessa donna per tutta la vita: la monogamia, per me, è un ergastolo. Stare sempre con la stessa donna è pura monotonia. E so che tutti gli uomini la pensano come me, ma non hanno il coraggio di dirlo. Io sono onesto e lo dico apertamente. L’eros è, per me, vita, emozione pura.
Mi inquieta il fatto che gli altri, non avendo coraggio, mi critichino come se fossi un malato perché amo cambiare donna.
Mi piacciono le bionde, le brune, le rosse, le mulatte, le cinesi: amo la varietà, sia nel gelato sia nelle donne. E i miei colleghi? Sono come me, ma non lo ammettono. Hanno tutti una password per non farsi scoprire dalla moglie, codici segreti e mille stratagemmi. Troppi marchingegni, troppi sotterfugi per apparire ridicolmente fedeli. Ma fedeli a chi?
Io sono sanissimo: ho soltanto bisogno di vivere nuove emozioni. Non credo di fare del male a qualcuno desiderando nuove conquiste, perché, deve sapere, noi uomini siamo tutti predatori e sempre desiderosi di qualcosa di nuovo ed emozionante.
La società, e persino il mondo del lavoro, ci costringono a fingere, a indossare ogni giorno una maschera. Quando una donna viene a lamentarsi perché il marito la tradisce, io vorrei dirle: «Porti le corna con dignità e le faccia a sua volta. Siamo umani e peccatori, tutti!».
Riccardo da Casalecchio di Reno
Le confermo che, a pensarla e ad agire come lei, siete in tantissimi.
Non mi dice nulla di nuovo: gli uomini sono peccatori, come ha detto lei, a qualsiasi livello e strato sociale. Le donne non sono da meno, soprattutto oggi.
Non amo ripetermi, ma posso dirle che la società gira con una maschera per ogni situazione: maschera per marito serio e fedele, maschera per impiegato affidabile, maschera per ogni altro ruolo nel corso della giornata.
A forza di recitare i vari ruoli, le assicuro che si cade in una sorta di depressione. In effetti, dev’essere estenuante ricordarsi quale versione di sé stessi mostrare a chi, senza confondere la moglie con l’amante, l’amante con la collega e la collega con il contatto salvato sotto falso nome.
Tutto è falso ormai, si è ben capito da tempo, ma viene premiata la recitazione.
Ho intervistato, negli anni, diversi attori, molti comici, che mi hanno raccontato quanto, diventare qualcun altro, fosse dannoso per la psiche. Può immaginare quanto possano risentirne anche coloro che fanno lavori ordinari. E soprattutto quanto possa essere faticoso interpretare contemporaneamente il ruolo del marito fedele,
dell’ uomo libero, della vittima della società e dell’eroe della sincerità.
L’ ipocrisia generale consiste esattamente nel mantenere delle maschere per ogni situazione. La falsità di un uomo infedele che continua a mostrarsi come un marito è una situazione di assoluta normalità, esattamente come le altre maschere che ognuno indossa ogni giorno e in diverse occasioni. Certo, definirla “normalità” è molto più comodo che chiamarla contraddizione, ma anche le parole, a volte, indossano una maschera.
Per dirle che non è normale qualcosa perché lo fanno tutti o molti.
C’è poi un piccolo dettaglio che spesso sfugge ai professionisti della doppia vita: la mente umana non ama essere divisa all’ infinito. Una maschera per la moglie, una per l’ amante, una per il lavoro, una per i conoscenti. Alla lunga, si rischia di non sapere più quale sia il volto autentico. E quando una persona trascorre anni a interpretare personaggi diversi, può ritrovarsi stanca, vuota e insoddisfatta, pur continuando a collezionare emozioni e avventure. Anche la recitazione, quando non finisce mai, logora chi la pratica.
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DIFFIDATE DEGLI UOMINI PERBENE ! | LA POSTA DEL CUORE “AMORE E TRADIMENTI ” DI ALESSANDRA HROPICH
Redazione- Sono una signora benestante, mi sono sposata e separata due volte con uomini farfalloni. Ho sempre temuto le corna e spesso trovavo tracce di tradimento anche dove non c’erano; ammetto di avere esagerato.
Poi, otto anni fa, arriva un uomo tutto d’un pezzo. Uno di quelli che fanno rispettare la legge, un uomo molto retto e talvolta severo con chi non rispetta le regole. Potrai immaginare quanto mi sia subito piaciuto per la sua alta moralità e per il suo modo di porsi, anche nella vita privata.
Avrei messo la mano sul fuoco sul mio attuale marito sia perché non mi ha mai dato motivo di dubitare sia perché ha sempre mantenuto un atteggiamento di grande serietà e austerità verso gli altri.
Invece, un anno fa, complice una sua dimenticanza, rispondo al telefono. È una chiamata per lui. Una sfacciata voce di donna, dall’accento brasiliano, chiede di lui chiamandolo con una confidenza che non si addiceva certo a una semplice conoscenza.
Mai mi ero sentita così frastornata. Non ho detto nulla a mio marito per evitare il peggio, ma in seguito sono venuta a sapere che mi tradisce allegramente con una scialba donna delle pulizie, una segretaria per nulla appariscente di uno studio commerciale e persino con la brasiliana, con la quale si vedrebbero anche per incontri di gruppo.
Mai avrei pensato che un uomo tanto integerrimo mi avrebbe tradita con donne che, oltre a non essere belle, appartengono a un ambiente che non avrei mai considerato una minaccia. Non si può più stare tranquille nemmeno con una domestica in casa propria. Bisogna diffidare persino degli uomini perbene?
Annarita da Portofino
Bisogna diffidare di tutti, uomini e donne. Soprattutto di chi viene elevato a modello morale soltanto per il ruolo che ricopre o per l’immagine che sa costruire di sé.
Molte donne commettono sempre lo stesso errore: credono che il pericolo abbia un volto preciso. Pensano che il marito possa essere tentato solo dalla donna più bella, più elegante, più affascinante o più giovane. Poi scoprono che la realtà è infinitamente più banale e crudele.
Lo dico senza ipocrisia. Per tutta la vita sono stata considerata una potenziale rubamariti. Fin da adolescente ho dovuto sopportare la diffidenza di donne convinte che la mia sola presenza costituisse una minaccia. Finché si tratta di ammirazione mascherata da gelosia può persino lusingare, ma quando diventa discriminazione è
un’ altra storia.
Una donna che ritenevo amica non mi invitò nemmeno al suo matrimonio perché temeva che il fidanzato, conoscendomi, potesse cambiare idea. Lo seppi soltanto tempo dopo e fu lei stessa ad ammetterlo. Non era una battuta, non era un equivoco: era la pura e semplice paura di me.
Potrei raccontare centinaia di episodi simili. Un vero esercito di donne che mi ha sempre guardata come un pericolo pubblico, come se la fedeltà dei loro uomini dipendesse dall’ assenza di donne attraenti nelle vicinanze.
Ricordo anche un incontro professionale con una donna molto nota, moglie di un vip famosissimo. Davanti ai suoi collaboratori mi liquidò con una frase velenosa e allusiva: «Ma lei è qui per trovare un produttore cinematografico, non per il nostro progetto!». Una frecciata femminile dettata dalla diffidenza e dalla gelosia, non certo dalla professionalità.
Qualche anno dopo fu tradita e lasciata dal marito per una donna che non aveva mai considerato una rivale. E non fu l’unico caso che vidi.
Per questo non provo alcuna solidarietà né pena verso le tantissime mogli che passano la vita a sorvegliare le donne sbagliate. Diffidano della bella collega, dell’amica affascinante, della vicina elegante e ignorano completamente tutte le altre. Poi si stupiscono quando il marito se ne va con una donna comunissima, magari proprio quella che avevano sempre considerato innocua perché non appariscente.
La verità è che ogni donna può rappresentare una possibilità e ogni uomo può tradire, indipendentemente dalla professione, dalla reputazione o dalla facciata morale che esibisce. Chi crede di essere al sicuro perché ha sposato un uomo “perbene” o perché tiene lontane le donne che ritiene pericolose vive in
un’ illusione.
E sì, confesso che provo un certo gusto quando vedo crollare queste presunzioni. Non per il tradimento in sé ma perché mi piace sapere che certe mogli scoprano finalmente una lezione che avrebbero dovuto imparare da tempo: non esistono donne innocue e non esistono uomini garantiti.
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