Sport
ADDIO A ALEX ZANARDI: IL CAMPIONE CHE HA SFIDATO OGNI LIMITE
Redazione- Alex Zanardi, celebre ex pilota di Formula 1 e straordinario atleta paralimpico, si è spento all’età di 59 anni. La sua vita è stata un esempio di coraggio e determinazione, capace di trasformare una tragedia personale in una straordinaria storia di rinascita.
Dopo un grave incidente nel 2001 che gli costò entrambe le gambe, Zanardi non si arrese mai. Con una forza d’animo fuori dal comune, si dedicò allo sport paralimpico, conquistando numerose medaglie e diventando un simbolo di resilienza e speranza per milioni di persone.
La sua carriera in Formula 1, seppur breve, lo aveva già consacrato come un talento di grande valore, ma fu nel mondo paralimpico che Alex raggiunse la sua più grande fama, dimostrando che i limiti possono essere superati con la volontà e la passione.
La notizia della sua scomparsa ha commosso profondamente il mondo dello sport e non solo, lasciando un vuoto incolmabile tra chi lo ha ammirato e amato.
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Cosa c’è dietro una maratona? Un gran bel lavoro mentale
L’atleta attraversa tanti periodi e fasi, di allenamento e gare, attraversa sensazioni ed emozioni varie e difficili ma bisogna sapersi organizzare e presentarsi pronti, efficienti, efficaci, sicuri al momento della gara importante.
Quando si tratta una maratona può riservare brutti scherzi,
Redazione- L’atleta attraversa tanti periodi e fasi, di allenamento e gare, attraversa sensazioni ed emozioni varie e difficili ma bisogna sapersi organizzare e presentarsi pronti, efficienti, efficaci, sicuri al momento della gara importante.
Quando si tratta una maratona può riservare brutti scherzi, quindi coraggio con la consapevolezza che non è la prima volta, si è saputo gestire tante situazioni, tante volte e questa volta si farà bene come le altre volte con aspettative positive e fidandosi delle proprie risorse, capacità, qualità, caratteristiche già messe in campo altre volte in modo efficiente.
Il primo avversario da battere è se stessi, a volte ci si sente insicuri, non si crede sufficientemente in sé stessi, si pensa che l’obiettivo sia irraggiungibile, ed allora il primo lavoro da fare è mentale, vedersi vincitore, sconfiggere le credenze negative, e poi la strada diventa più percorribile.
Di seguito la testimonianza di Elena Casaro in risposta ad alcune mie domande:
Cosa c’è dietro una maratona?
“Dietro una maratona c’è tanto, tantissimo da imparare; di noi stessi, degli altri, persino dell’universo. Oltre alla preparazione fisica, è un viaggio, un bellissimo viaggio che facciamo dentro di noi. Ci sono le paure (di non farcela), le gioie (quando tutto viene bene e facile), le battaglie interiori per andare avanti quando sembra tutta salita. E poi, all’improvviso, tutto torna, come quando un cerchio si chiude e la consapevolezza di aver dato tutto, per tanto tempo, trova conferma in un risultato che, spesso, è già scritto dentro il cuore, ha preso forma nei tuoi sogni, e si materializza nei tuoi pensieri”.
Lo sport fa faticare, fa impegnare giornalmente con costanza e determinazione per migliorare nei risultati e raggiungere risultati sfidanti ed è gratificante ottenere risultati come un podio a una maratona importante o un miglioramento del proprio personale.
Interessante e utile la testimonianza di Valeria Straneo, nel 2012 stabilisce le migliori prestazioni italiane in mezza maratona e maratona: il 26 febbraio chiude la Roma-Ostia in 1h07’46”, valida anche come Campionato Italiano assoluto, e il 15 aprile chiude maratona di Rotterdam in 2h23’44”.
Quali sensazioni sperimenti in maratona?
“Le sensazioni sono diverse: concentrazione massima, perché io sono molto distratta ma quando sono in gara penso solo a quello e sono molto focalizzata sulle sensazioni, su quello che il mio corpo mi dice sto molto attenta a prendere i ristori a stare dentro la gara al 100%, sensazioni anche di fatica estrema. 42km sono lunghi non sempre va tutto liscio, so sempre di dover far fronte poi appunto a periodi bui dove davvero mi ci vuole tantissima concentrazione, questa è una consapevolezza assoluta che ho, e quindi a volte le sensazioni appunto non sono belle, la sensazione invece bellissima di tagliare traguardo se la gara è andata bene come ti aspettavi la gioia è immensa se è andata bene, comunque una gioia essere arrivata in fondo e quindi sono davvero diverse le sensazioni sia positive che negative”.
Per diventare un forte maratoneta ed eccellere a livello nazionale e internazionale bisogna simulare il più possibile la gara, bisogna adattarsi gradualmente alla fatica, e i migliori allenamenti sono quelli di lunga durata, quasi quanto la maratona, per capire fino a che punto ci si può spingere, cosa si incontra dopo un certo chilometraggio, come affrontare le crisi che arrivano ma sappiamo che bisogna aspettarle, accettarle e saperle gestire.
Inoltre, le ripetute lunghe sono lungi e duri allenamenti che permettono di ottenere ottimi risultati in gara; si tratta di ripetute di più chilometri a ritmi sostenuti per abituare la gamba a faticare e persistere nella fatica, nello sforzo a una certa velocità.
Interessante la testimonianza di Caterina Luccisano, di seguito alcune risposte a mie domande:
La gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle?
“La gara della mia vita è stata la maratona di Valencia. Un viaggio lungo 42,195 che tutti nella vita almeno una volta dovrebbero fare”.
Sogni realizzati? Prossimi obiettivi?
“Ho sognato di finire la maratona sorridendo e così è stato. Il mio prossimo obbiettivo sarà sempre la maratona ma spingendo di più”.
È un buon approccio questo di Caterina, prima sognare e poi trasformare i sogni in realtà. Un gran bel lavoro mentale alla base della performance e del benessere cercando di spingere sempre di più, alzando l’asticella delle difficoltà, osando senza strafare, con attenzione e dedizione.
Concordo con Caterina, lo sport non regala nulla, per ottenere risultati bisogna essere motivati, avere grande passione, impegnarsi continuativamente per raccogliere frutti preziosi, sudare e faticare seguendo piani e programmi che portano a raggiungere un grande risultato come portare a termine una maratona. Portando a termine una maratona si può capire la ciclicità della vita fatta di piani e programmi, allenamenti duri e faticosi, ma alla fine tanta soddisfazioni, tante emozioni.
Utili e interessanti anche le testimonianze di Elisa Stefani rispondendo ad alcune mie domande a seguito della Maratona di Praga in 2h33’33”:
Cosa hai raccontato a casa, al lavoro, agli amici dopo la gara di maratona?
“Dopo la gara ho chiamato i miei genitori, il mio allenatore, la mia vecchia allenatrice Silvana Cucchietti che mi ha fatto innamorare della maratona, ho parlato delle emozioni e basta, tutto il resto è qualcosa che domani sarà passato mentre quelle restano.”
Un gran miglioramento nelle prestazioni di Elisa che la rendono atleta da poter ben figurare in competizioni internazionali. La preparazione per affrontare il lungo viaggio di 42,195 km prevede un impegno notevole per allenarsi, per fare i cosiddetti “lunghi” e “lunghissimi” cioè allenamenti dai 25 i 35 chilometri circa e a ciò si aggiunge il riscaldamento, il defaticamento, gli allunghi, lo stretching per potersi presentare alla partenza della gara nella miglior condizione possibile.
Elisa sembra essere sempre più fiduciosa di sé stessa ma attenta a e meticolosa nella condotta di gara, è difficile interpretare bene una maratona, ma l’esperienza insegna a gestire forze ed energie fino alla fine della gara.
Dietro grandi atleti ci sono grandi persone ed è importante per l’atleta cercare le persone giuste e farsi voler bene sapendo trarre forze ed energie per far del proprio meglio e arrivare carica non solo alla partenza ma anche nel finale di gara.
Tutto passa, tutto finisce, tutto cambia ma restano davvero le sensazioni ed emozioni che bisogna memorizzare nel proprio cuore e che aiutano ad andare avanti con carica, entusiasmo ed energie rinnovate con la voglia di far sempre meglio finché si può. Una bella storia di una donna che lavora, si impegna, fatica.
Anche Liberato Pellecchia che ha corso la Maratona di Berlino in 2h14’28”, racconta la sua emozionante esperienza rispondendo ad alcune mie domande:
La gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle?
“La maratona di Berlino dove ho corso il mio PB di 2h14’28”. Esperienza fantastica. Mi emoziono tuttora.”
La tua gara più difficile? “Fare la lepre alla Maratona di Roma dopo solo 9 giorni dalla scomparsa di mio papà, anche lui podista. Avrebbe dovuto fare anche lui quella gara.”
Obiettivi a breve, medio e lungo termine? Sogni realizzati e da realizzare?
“Voglio migliorare il mio PB in maratona. Ho realizzato il sogno di indossare la maglia azzurra assoluta…L’appetito vien mangiando…Voglio farlo ancora.”
Correre la maratona significa diventare manager di se stessi, bisogna avere una grande consapevolezza delle proprie risorse e dei propri limiti, bisogna conoscersi bene, sapere qual è il miglior carburante per i propri muscoli sia alla partenza della gara, sia gli ultimi chilometri e bisogna sperimentare anche in allenamento l’integrazione in gara per capire cosa e come assumere determinati alimenti per continuare lo sforzo prolungato nel tempo e terminare la gara senza incontrare il cosiddetto muro.
Se sei circondato da famigliari, amici, professionisti, che sostengono, supportano, continuano a credere in te anche nei momenti difficili, allora sei in una botte di ferro, senti protezione e sicurezza ed è più facile riemergere e ritornare a eccellere con più determinazione, grinta e voglia di fare bene.
Quando riesci a fare la gara della tua vita le sensazioni e le emozioni ti rimangono attaccate sulla pelle a vita e servono poi nei momenti più bui per ricordarti che sei stato in grado di fare qualcosa di importante, di sperimentare la performance e tutto ciò aiuta ad andare avanti serenamente e fiduciosamente.
Importante essere focalizzati sul qui e ora, sul momento presente, sul proprio passo che va avanti, metro per metro, chilometro per chilometro. Nella pratica sportiva, da una parte ti devi testare e capire cosa puoi fare, ma a volte è importante anche crederci e osare, a volte arrivano risultati insperati. È importante avere un’elevata fiducia in sé stessi, non troppa. Le visualizzazioni fanno parte di un mio modello di intervento per il raggiungimento degli obiettivi e la peak performance, modello O.R.A., obiettivi, risorse, autoefficacia.
Percorrere la maratona significa anche vivere l’esperienza di una giornata di eccessivo caldo oppure una giornata di pioggia, sentire l’acqua addosso, inzupparsi le scarpe nelle pozzanghere, insomma, osservare, sentire, percepire, giocare, tutto questo è anche maratona, come riporto nel libro O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport.
Nel libro “Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida (Edizioni Psiconline) scrivo della maratona le seguenti parole: “La maratona, oltre a essere una prestazione sportiva agonistica, è un’esperienza. Percorrere una maratona non significa solamente cercare di vincere, cercare di fare la performance della vita, cercare di fare il record personale. Percorrere una maratona significa anche fare un’esperienza e cioè organizzarsi per partire, per andare in un posto, mettersi d’accordo con i compagni di viaggio, con gli eventuali amici da incontrare nel luogo della maratona. L’esperienza maratona significa sperimentare l’alimentazione pregara, preoccuparsi del tempo atmosferico, pensare all’abbigliamento adatto. L’esperienza maratona comprende la possibile partecipazione agli eventi collaterali, il presentarsi alla partenza, osservare e prestare attenzione al territorio che si attraversa, ai colori, alle abitazioni, ai corsi d’acqua, alla gente lungo il percorso, soprattutto ai bambini che applaudono e che aspettano che gli batti il ‘cinque’ con il palmo della mano.”
Sport
Il vela summer camp di Salerno conquista le famiglie: boom di iscrizioni e attività prolungate fino a fine luglio
⛵ Il mare diventa un’aula a cielo aperto per i ragazzi salernitani: il Vela Summer Camp raddoppia e prosegue fino al 31 luglio per rispondere alla grande richiesta delle famiglie.
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Redazione- Si è rivelato un successo oltre ogni aspettativa il debutto del Vela Summer Camp 2026, l’iniziativa promossa dal Club Velico Salernitano che sta trasformando le giornate estive di decine di giovani partecipanti. La struttura, situata nel cuore del Porto Turistico Masuccio Salernitano, è diventata in pochi giorni un centro nevralgico per le attività ricreative dedicate ai più piccoli, registrando il tutto esaurito già prima dell’apertura ufficiale del programma. Un segnale chiaro di quanto sia sentita, da parte delle famiglie del territorio, la necessità di offrire ai propri figli spazi di aggregazione che uniscano il divertimento all’apprendimento di discipline sportive legate al mare.
L’entusiasmo sollevato dall’iniziativa ha spinto i vertici del Club a prendere una decisione rapida: il camp, inizialmente previsto per un periodo limitato, è stato ufficialmente prolungato fino al 31 luglio 2026. L’aggiunta di un’ulteriore settimana di attività mira a soddisfare le numerose richieste giunte in segreteria, permettendo a un numero più elevato di bambini di avvicinarsi al mondo della vela in un contesto protetto e altamente stimolante.
un percorso formativo tra onde e valori
Il Vela Summer Camp si rivolge a una fascia d’età compresa tra i 6 e i 12 anni, proponendo un modello di gestione del tempo libero basato sulla routine settimanale: dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle 14.00, i ragazzi hanno l’opportunità di vivere il mare da protagonisti attivi. La proposta non si limita a semplici momenti di svago balneare, ma si articola in un percorso formativo costante, supervisionato da un istruttore federale di vela.
Questa figura professionale garantisce non solo la sicurezza tecnica necessaria per approcciarsi alla navigazione, ma funge anche da guida educativa. I partecipanti alternano lezioni teoriche sulle basi della vela a sessioni pratiche in acqua, dove imparano a gestire le vele, a orientarsi con il vento e a comprendere le dinamiche del mare. Oltre alla tecnica sportiva, il tempo trascorso al camp favorisce lo sviluppo di competenze relazionali: la collaborazione tra compagni, la gestione autonoma delle attrezzature e il rispetto rigoroso delle regole sono pilastri fondamentali del programma.
Il contesto offerto dal Porto Turistico Masuccio Salernitano rappresenta una cornice privilegiata. La vicinanza al mare, lontana dagli stimoli digitali e dagli schermi che spesso dominano la quotidianità dei più giovani, permette un contatto diretto con l’ambiente naturale. In questo modo, i bambini apprendono l’importanza della salvaguardia del mare, maturando una consapevolezza ecologica che va di pari passo con la pratica sportiva.
il commento degli organizzatori e le modalità di adesione
Ermanno Visciani, Direttore sportivo del Club Velico Salernitano, ha espresso grande soddisfazione per il riscontro ottenuto in questa prima parte dell’estate. “Il sold out registrato già nella settimana di apertura rappresenta per noi un riconoscimento importante – ha dichiarato Visciani – e conferma che le famiglie cercano attività capaci di coniugare sport, educazione e natura. L’obiettivo rimane quello di far vivere il mare in totale sicurezza, garantendo un ambiente sano in cui i ragazzi possano socializzare e crescere, guidati da professionisti qualificati”.
Il modello proposto dal club si inserisce nel solco della tradizione velica salernitana, una realtà che da anni lavora per promuovere la cultura nautica in città. Con l’estensione del periodo di attività fino a fine luglio, il Club Velico punta a consolidare questa funzione sociale, offrendo un’alternativa di qualità per le settimane centrali dell’estate.
Le iscrizioni per le settimane rimanenti sono attualmente aperte, sebbene soggette a rapida chiusura a causa della forte domanda. Per chi fosse interessato a garantire un posto al proprio figlio, il Club mette a disposizione i propri canali ufficiali: è possibile inviare una richiesta alla segreteria scrivendo all’indirizzo e-mail info@clubvelico.sa.it, oppure contattare direttamente il numero 3515216860 per ricevere tutte le informazioni necessarie sui costi, le dotazioni richieste e il calendario dettagliato delle attività giornaliere.
Calcio
Il calcio giovanile celebra la vita nel ricordo di Mattia Fracassi a San Benedetto dei Marsi
⚽ San Benedetto dei Marsi si accende per il 1° Memorial “Mattia Fracassi”. Oltre 400 piccoli calciatori in campo per celebrare il ricordo attraverso lo sport e l’amicizia. Un appuntamento imperdibile per tutta la comunità.
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#MattiaFracassi #sanbenedettodeimarsi #calciogiovanile #sportabruzzo
Redazione- San Benedetto dei Marsi si prepara a trasformarsi in un palcoscenico di pura energia e commozione. Nelle giornate del 20 e 21 giugno 2026, lo stadio comunale “Manfredo Profeta” ospiterà la prima edizione del Memorial “Mattia Fracassi”, un torneo di calcio giovanile che ha già superato ogni più rosea aspettativa in termini di partecipazione. L’evento, nato per onorare la memoria di un giovane concittadino prematuramente scomparso in un tragico incidente stradale, si propone di trasformare il dolore in una celebrazione collettiva basata sui valori dello sport e della condivisione.
L’adesione massiccia ricevuta dagli organizzatori ha spinto la società sportiva a operare un cambio di programma: inizialmente previsto su una singola giornata, il torneo si articolerà ora su due giorni, accogliendo oltre 400 giovani calciatori. Le categorie coinvolte, Piccoli Amici, Primi Calci e Pulcini, vedranno sfidarsi sul rettangolo verde piccoli talenti provenienti non solo dal territorio marsicano e dalla provincia dell’Aquila, ma da tutto l’Abruzzo e dalle regioni limitrofe, testimoniando quanto la figura di Mattia sia riuscita a unire le comunità sportive oltre i confini locali.
un impegno corale per il territorio
Il successo di questa manifestazione poggia su una solida rete di collaborazioni istituzionali e associative. Il torneo si fregia del patrocinio del Comune di San Benedetto dei Marsi, con il sindaco Antonio Cerasani e l’amministrazione comunale che hanno garantito il pieno sostegno logistico e morale all’iniziativa. Altrettanto fondamentale è il contributo del Centro Sportivo Italiano, comitato provinciale dell’Aquila, il cui presidente, Luca Tarquini, ha lavorato sinergicamente con gli organizzatori per garantire il rispetto degli standard e dello spirito educativo che devono animare ogni confronto sportivo tra giovanissimi.
Dietro le quinte di questo imponente sforzo organizzativo si muove la S.S. San Benedetto Venere. Il presidente della società, Beniamino Cerasani, insieme all’intera compagine di dirigenti, tecnici e volontari, ha dedicato mesi di lavoro alla cura dei dettagli, consapevole che un primo memorial porta con sé la responsabilità di diventare un punto di riferimento per le future stagioni calcistiche. La gestione tecnica è affidata al gruppo di allenatori del settore giovanile, guidato da mister Antonio Margiotta. È proprio questo spirito di squadra, tipico del calcio di base, a rendere possibile un evento in cui il risultato competitivo passa in secondo piano rispetto alla crescita umana degli atleti.
lo sport come veicolo di memoria e futuro
La testimonianza di mister Antonio Margiotta chiarisce lo spirito che animerà le due giornate: la gioia dei bambini in campo diventerà il miglior omaggio possibile per Mattia Fracassi. La decisione di ampliare il programma non è solo una necessità logistica dettata dal numero elevato di iscrizioni, ma rappresenta la volontà di dare a ognuno dei 400 piccoli atleti il tempo e lo spazio necessari per vivere questa esperienza in modo sereno e gioioso. Insegnare ai giovani che attraverso il calcio si può costruire un legame indelebile con la propria comunità è l’obiettivo ultimo degli organizzatori.
Il “Manfredo Profeta” si appresta dunque a diventare il centro pulsante di una rete solidale che va oltre il tifo calcistico. La presenza di famiglie, appassionati e rappresentanti del mondo sportivo regionale conferma quanto il territorio marsicano sia sensibile ai temi legati alla memoria e alla valorizzazione dei giovani. Il Memorial “Mattia Fracassi” non è solo una competizione calcistica, bensì un messaggio collettivo: la vita, anche quando viene interrotta tragicamente, continua a seminare ideali positivi, promuovendo il gioco, il rispetto reciproco e la lealtà. Per la comunità locale, questa data segna il primo passo di una tradizione destinata a tramandare i valori di Mattia alle generazioni che, crescendo sul manto erboso di San Benedetto dei Marsi, porteranno con sé, insieme al pallone, l’esempio di un amico che non sarà mai dimenticato.
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