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Esteri

Platner espugna il Maine: la corsa al Senato tra ombre personali ed echi di Trump e Sanders

“Ho commesso degli sbagli nella mia vita, sbagli di cui mi pento… ma dai quali continuo ad imparare. Sono lungi dall’essere perfetto, ma ogni giorno cerco di diventare un po’ migliore e un po’ più gentile del giorno prima”. Così Graham Platner il giorno della sua vittoria

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Platner espugna il Maine: la corsa al Senato tra ombre personali ed echi di Trump e Sanders

Redazione-  “Ho commesso degli sbagli nella mia vita, sbagli di cui mi pento… ma dai quali continuo ad imparare. Sono lungi dall’essere perfetto, ma ogni giorno cerco di diventare un po’ migliore e un po’ più gentile del giorno prima”. Così Graham Platner il giorno della sua vittoria alle primarie democratiche nello Stato del Maine per un seggio al Senato. Platner ha continuato dicendo di credere “al cambiamento in politica e a quello del Paese, e che bisogna credere che anche le persone possano cambiare”.

Platner ha cercato di mettere a tacere le accuse di comportamenti inappropriati verso le donne emerse negli ultimi due mesi, che hanno gettato ombre sulla sua candidatura. Alla fine, però, gli elettori del Maine gli hanno espresso fiducia, concedendogli una vittoria schiacciante con il 72 per cento dei consensi. Platner sfiderà la senatrice repubblicana in carica Susan Collins, la quale rappresenta il Maine al Senato USA dal 1997.

Quasi tutti gli analisti prevedono una vittoria del Partito Democratico per ottenere la maggioranza nella Camera dei Rappresentanti alle elezioni di midterm a novembre. Alcuni hanno indicato che i democratici potrebbero ottenere la maggioranza anche al Senato. Uno dei seggi indispensabili per questa vittoria sarebbe proprio quello della Collins, e Platner sarebbe avanti nei sondaggi di quasi 10 punti.

Il vincitore delle primarie in Maine è riuscito a imporsi non solo sulla Collins, ma anche sulla sua avversaria democratica Janet Mills, governatrice uscente e rappresentante dell’establishment del partito. Platner ha abbracciato la piattaforma progressista di Bernie Sanders, Elizabeth Warren e Alexandria Ocasio-Cortez, che include sanità pubblica universale, aumenti alle imposte per i miliardari e una netta opposizione alla guerra a Gaza e alle tensioni con l’Iran. Ha accusato la Collins di essere una grande sostenitrice dei programmi di Donald Trump, nonostante lei abbia cercato di dipingersi come una moderata. Platner ha inoltre puntato il dito contro l’incapacità della sua avversaria repubblicana di capire gli effetti delle guerre. Lui ne sa qualcosa, come testimoniano le sue esperienze nel servizio militare in Iraq e Afghanistan. Queste esperienze gli hanno causato il DPTS (disturbo da stress post-traumatico), dal quale continua a guarire.

Indagini del New York Times e di altri media hanno però rivelato che i suoi rapporti con le donne sono macchiati da comportamenti scorretti. Alcune lo hanno accusato di violenza e maltrattamenti, ed è venuto a galla anche un tatuaggio nazista che ha esibito per 10 anni. Nonostante alcune smentite e chiarimenti, Platner ha tentato di spiegare questi suoi comportamenti tutt’altro che accettabili asserendo che si tratta del suo passato, che in alcuni periodi è stato molto buio. È cambiato, asserisce, e ha anche dichiarato che parecchie delle sue ex fidanzate lo considerano una buona persona e sono tutt’ora sue amiche. Disturbano però alcuni messaggi di sexting scoperti recentemente dalla moglie, la quale, tuttavia, ha preso le sue difese, asserendo che nessun matrimonio è perfetto e che lei continua a sostenerlo.

I democratici si sono sempre dichiarati paladini del movimento #MeToo e grandi sostenitori dei diritti delle donne. Sotto molti aspetti ciò è vero, come dimostrano le reazioni di politici democratici che hanno visto la loro carriera sfumare per comportamenti inappropriati. Si ricordano il senatore Al Franken del Minnesota, che fu costretto a dimettersi nel 2018, e il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo, che si dimise nel 2021. Molto più recente è il caso del parlamentare Eric Swalwell, candidato a governatore nelle primarie democratiche in California, anche lui costretto a ritirarsi dalla corsa.

Il caso di Platner, però, non ha avuto la stessa sorte, e il fatto che gli elettori del Maine lo abbiano votato indica che qualcosa è cambiato. Ce lo dimostra anche il sostegno a Platner da parte di Chuck Schumer, senatore democratico di New York e leader del suo partito alla Camera Alta. Persino Alexandria Ocasio-Cortez non ha abbandonato Platner, dichiarando che “c’è molto nel suo comportamento che è difficile da accettare”, ma alla fine si tratta di non dimenticare i danni fatti dalla Collins.

Donald Trump, però, ha preso una posizione completamente contraria, definendo Platner “un delinquente… il peggior essere umano che abbia mai corso per un incarico politico”. Come spesso avviene quando il presidente USA attacca qualcuno, non fa altro che proiettare le sue debolezze. Vanno ricordate le sue condotte inappropriate verso le donne, in parole e azioni, una delle quali ha condotto alla sua condanna in una causa civile per aggressione sessuale nei confronti di E. Jean Carroll a New York, per la quale deve pagare 5 milioni di dollari. A differenza di Platner, che ha riconosciuto di dover migliorare, Trump non ha mai ammesso nessuna colpevolezza. Persino nel caso della Carroll ha rifiutato il verdetto, ricorrendo in appello. Non solo: adesso, da presidente, il Dipartimento della Giustizia da lui guidato ha iniziato un’indagine sulla Carroll, accusandola di falsa testimonianza perché avrebbe ricevuto fondi illegali per la sua difesa durante il processo.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Bill Clinton cita il Corano: «I musulmani non devono essere discriminati a causa della loro fede»

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Bill Clinton

Florida, Stati Uniti — L’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ha condannato gli atteggiamenti discriminatori nei confronti dei musulmani, sottolineando che nessuno dovrebbe essere insultato o disprezzato a causa della propria religione.

Clinton ha pronunciato queste parole il 20 ottobre 2026, durante un incontro interreligioso presso il Koinonia Worship Center, in Florida, nel corso di un evento intitolato “Multiple Faiths, One Florida”.

Nel suo intervento, l’ex presidente ha raccontato che sua figlia Chelsea aveva letto il Corano integralmente all’età di 15 anni e successivamente lo aveva incoraggiato a leggere un passaggio del testo sacro islamico.

Clinton ha richiamato il messaggio della sura Al-Hujurat, versetto 13, secondo cui Dio ha creato gli esseri umani in popoli e tribù affinché possano conoscersi reciprocamente. Nel suo racconto, ha evidenziato che le differenze tra le persone non dovrebbero essere motivo di disprezzo, ma un’occasione per comprendersi e imparare gli uni dagli altri.

L’ex presidente ha inoltre affermato di essere stanco degli atteggiamenti che denigrano i musulmani semplicemente per il fatto di essere musulmani. Ha ricordato che comportamenti negativi possono verificarsi in ogni comunità religiosa, poiché nessun essere umano è perfetto.

Le sue dichiarazioni riportano al centro del dibattito pubblico il tema della libertà religiosa e della convivenza pacifica tra persone di culture e fedi diverse. Il rispetto reciproco, il dialogo interreligioso e il rifiuto dei pregiudizi rappresentano elementi fondamentali per contrastare le divisioni e promuovere una società più inclusiva.

Il messaggio centrale del suo intervento è che la diversità religiosa e culturale non dovrebbe diventare una fonte di ostilità, ma un’opportunità per favorire la conoscenza reciproca, la comprensione e la pace.

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Il ‘tradimento’ di Zelensky e le ombre dell’Iran: il calcolo politico di Trump tra elezioni e grandi potenze

“Io manterrei la pressione sulla Russia… Non ho fiducia in Putin”. Questa è la reazione di Darline Graham, sorella del senatore Lindsey Graham, deceduto nel luglio scorso, e attualmente candidata al seggio del fratello in South Carolina. Graham ha preso le distanze dall’annuncio di Trump di sospendere le sanzioni previste da una legge approvata in larga misura grazie agli sforzi del fratello e dirette contro la Russia. Trump, però, ha deciso di agire in un modo che molti hanno interpretato come un tradimento nei confronti dell’Ucraina, Paese aggredito da Vladimir Putin in una guerra iniziata cinque anni fa.

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Zelensky

Redazione-  “Io manterrei la pressione sulla Russia… Non ho fiducia in Putin”. Questa è la reazione di Darline Graham, sorella del senatore Lindsey Graham, deceduto nel luglio scorso, e attualmente candidata al seggio del fratello in South Carolina. Graham ha preso le distanze dall’annuncio di Trump di sospendere le sanzioni previste da una legge approvata in larga misura grazie agli sforzi del fratello e dirette contro la Russia. Trump, però, ha deciso di agire in un modo che molti hanno interpretato come un tradimento nei confronti dell’Ucraina, Paese aggredito da Vladimir Putin in una guerra iniziata cinque anni fa.

Graham deve molto a Trump perché l’endorsement del presidente alle primarie le ha spianato la strada verso la candidatura del Partito Repubblicano. Allo stesso tempo, riconosce che l’inquilino della Casa Bianca ha fatto una scelta impopolare, poiché una netta maggioranza degli americani approva il sostegno all’Ucraina. Anche il senatore Ted Cruz, repubblicano del Texas e grande sostenitore del presidente Usa, ha giudicato l’azione di Trump “uno sbaglio”. Molto più duri i democratici. Il senatore Richard Blumenthal del Connecticut ha dichiarato che Trump ha tradito Volodymyr Zelensky e si è schierato con Putin, “un teppista sanguinario”, accusato di crimini di guerra dalla Corte penale internazionale.

Trump, però, ha addossato la colpa della guerra a Zelensky, asserendo che avrebbe dovuto accettare un accordo. Senza l’assistenza Usa e quella europea, i russi sarebbero già in controllo dell’intera Ucraina. Trump ha inoltre dichiarato che l’America ha fatto moltissimo per gli ucraini e non ha ricevuto nulla in cambio. In una delle sue dichiarazioni più recenti, Trump ha persino attribuito la durata della guerra a un generale russo, che avrebbe dovuto conquistare Kiev in un batter d’occhio. Trump, a differenza degli alleati europei, non riconosce che l’Ucraina è stata aggredita e che l’aggressore è proprio Putin. Nel mondo di Trump, i forti hanno il potere di fare quello che vogliono e i deboli devono solamente accettarne le conseguenze.

L’eliminazione delle sanzioni e le vendite di gasolio russo non avranno grandi effetti positivi per i consumatori americani, che già attribuiscono gli aumenti dei prezzi alla guerra in Iran. In effetti, l’azione di Trump serve a distogliere l’attenzione dal problema che contribuisce in misura significativa al caro vita, un fattore che influenzerà le elezioni di midterm. Trump, però, è molto abile a spostare l’attenzione mediatica e, infatti, proprio in questi giorni si parla poco dell’Iran. Gli Usa e Israele avrebbero in programma altri attacchi all’Iran, ma le elezioni alle porte in entrambi i Paesi hanno frenato queste azioni militari, nonostante le incursioni degli Houthi, specialmente in Arabia Saudita. Il Dipartimento di Stato americano ha infatti ordinato ad alcuni diplomatici e alle loro famiglie di lasciare l’Arabia Saudita a causa degli attacchi quasi giornalieri contro aeroporti e pozzi di petrolio.

Gli americani, però, sembrano aver già maturato un’opinione, come confermano gli ultimissimi sondaggi: l’inquilino della Casa Bianca è impopolare e molti elettori associano i costi del caro vita e dei carburanti alla guerra in Iran. Ecco perché i candidati repubblicani fanno quasi di tutto per cercare di non identificarsi con il presidente, mentre i candidati democratici ne approfittano per richiamare l’attenzione degli elettori sulle sue responsabilità.

L’abbraccio di Trump a Putin e il “tradimento” di Zelensky non dovrebbero sorprendere. La politica del presidente Usa è spesso basata sui rapporti personali, che talvolta si intrecciano con i suoi affari. Sul piano personale, c’è da ricordare che Zelensky è stato al centro della vicenda che portò al primo impeachment di Trump. Nel 2019, durante il suo primo mandato, Trump promise in una telefonata al neoeletto presidente Zelensky di consegnargli le armi che gli erano state promesse. Trump chiese però a Zelensky un “favore”: iniziare un’indagine su potenziali legami con la corruzione di Joe Biden, il suo eventuale avversario nelle elezioni del 2020. Trump voleva creare un polverone sul candidato democratico, collegandolo al presunto tentativo di bloccare un’inchiesta in Ucraina per proteggere il figlio Hunter, che aveva legami con l’azienda Burisma. Una volta venuta alla luce la telefonata, il Congresso iniziò le indagini che condussero all’impeachment nel 2019, seguito nel 2020 dall’assoluzione di Trump al Senato.

Trump non dimentica, ma l’abbandono di Zelensky è dovuto anche alla sua visione politica, secondo cui i “piccoli” si devono piegare ai “forti”. I forti sono, per Trump, la Russia e la Cina. Putin avrebbe quindi già proposto un vertice tra i tre Paesi per discutere di relazioni internazionali, compresa la questione dell’Ucraina, senza la partecipazione di Zelensky. Un incontro fra questi tre “big” sarebbe una vittoria per Putin, anche perché la Russia verrebbe trattata come una potenza di pari livello rispetto a Stati Uniti e Cina. Il netto cambio di posizione di Trump nei confronti di Zelensky rappresenta un’ulteriore conferma dei dubbi sull’affidabilità americana agli occhi degli alleati tradizionali, costretti a prendere altre misure per la propria sicurezza.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Esteri

Richard Bennett chiede di fermare i rimpatri degli afghani dall’Europa

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Richard Bennett

Redazione – Richard Bennett, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Afghanistan, ha invitato i Paesi europei a fermare i rimpatri dei cittadini afghani verso luoghi in cui rischiano persecuzioni e violazioni dei diritti fondamentali.

Bennett ha sottolineato che gli Stati europei devono rispettare gli obblighi internazionali e non rimandare le persone in territori dove la loro vita e libertà potrebbero essere in pericolo. Ha inoltre espresso preoccupazione per l’intensificazione dei contatti tra l’Unione europea e i talebani, avvertendo che tali rapporti non devono contribuire a normalizzare le violazioni dei diritti umani, soprattutto la repressione delle donne e delle ragazze in Afghanistan.

L’appello arriva mentre la Germania ha ripreso i rimpatri di cittadini afghani e altri Paesi europei hanno avviato colloqui con i talebani per facilitare il ritorno delle persone prive di un regolare permesso di soggiorno. L’Unione europea ha definito questi contatti di natura tecnica, precisando che non costituiscono un riconoscimento ufficiale dei talebani.

Anche gli esperti delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Afghanistan, ribadendo l’obbligo di rispettare il principio di non-refoulement, che vieta di rimandare le persone in luoghi dove rischiano persecuzioni o gravi violazioni dei diritti fondamentali. Gli esperti hanno inoltre denunciato la grave situazione delle donne e delle ragazze, chiedendo maggiore attenzione ai rischi che gli afghani potrebbero affrontare in caso di rimpatrio.

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