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Frammenti dell’anima nello spazio del tempo: il nuovo viaggio poetico di Rosalba Mura

✨ La poesia si fa architettura dell’anima: scopri “Frammenti dell’anima nello spazio del tempo”, il nuovo libro di Rosalba Mura che indaga il legame profondo tra memoria, arte e un nuovo modo di vivere l’umanità.

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#Poesia #RosalbaMura #Letteratura #NuovoUmanesimo

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Rosalba Mura

Redazione-  Olbia è la città che oggi accoglie la voce di un’artista capace di intrecciare, con rara sensibilità, le corde della letteratura e quelle della pittura. Rosalba Mura, docente di materie artistiche e figura di spicco nel panorama culturale sardo, presenta al pubblico la sua ultima fatica letteraria: “Frammenti dell’anima nello spazio del tempo”. La raccolta, pubblicata dalla prestigiosa casa editrice Aletti all’interno della collana “I Diamanti della Poesia”, non si limita alla carta stampata, ma si propone in una veste multiforme, includendo anche la versione e-book per raggiungere lettori lontani e vicini.

L’opera si configura come un insieme di testi brevi, quasi appunti di un diario di bordo esistenziale. L’intento dell’autrice, originaria di Barumini ma profondamente radicata nel territorio gallurese, è quello di indagare le pieghe del tempo non come una linea retta che procede inevitabilmente verso la fine, ma come una stratificazione di momenti. Ogni poesia diventa allora un tassello di un mosaico più ampio, una riflessione che, partendo dall’intimo, si allarga fino a toccare corde universali.

la connessione tra parola scritta e arte visiva

La cifra stilistica di Rosalba Mura risiede nel dialogo costante tra le arti. Il suo percorso come pittrice non è visto come un’attività parallela, bensì come la medesima urgenza espressiva che trova sbocco in canali differenti. Laddove la tela accoglie la materia, il colore e la forma in un microcosmo sensoriale, la poesia agisce come un bisturi della memoria. Il linguaggio utilizzato è volutamente minimale, un’architettura pulita che spoglia il verso del superfluo per arrivare all’essenza del pensiero.

È lo stesso maestro Giuseppe Aletti, nella prefazione al volume, a sottolineare come il titolo non sia una semplice etichetta, ma la sostanza stessa della scrittura. Il libro è attraversato da una «ossessione gentile» per ciò che sfugge e ciò che rimane, una traccia che l’autrice definisce attraverso la teoria del suo “Spazialismo Quantico”. In questa visione, il tempo fisico e quello interiore si sovrappongono, creando uno spazio di riflessione dove l’essere umano può ritrovare se stesso.

verso un nuovo umanesimo attraverso il silenzio

Il cuore pulsante di “Frammenti dell’anima nello spazio del tempo” è la proposta di un Nuovo Umanesimo. In un’epoca dominata dalla frenesia e dalla frammentazione digitale, Rosalba Mura invita a una sosta, a un recupero dell’interiorità. La fragilità dell’anima, anziché essere nascosta, viene esposta come punto di forza. Il silenzio, nei suoi versi, non è assenza di suono, ma il momento sacro che precede la creazione, lo spazio in cui la vita prende forma prima di manifestarsi.

L’autrice esplora il concetto di multiverso, non solo da un punto di vista scientifico, ma esistenziale. Le ferite del passato sono viste come trampolini, non come ostacoli, in un processo di crescita che mira a ricongiungere l’uomo con il suo equilibrio perduto. Il richiamo è quello di rimettere l’essere umano al centro, riconnettendolo al pianeta e agli altri, in un filo invisibile che la modernità ha spesso tentato di recidere.

La silloge ha già varcato i confini regionali, trovando spazio di rilievo anche tra le pubblicazioni presentate negli stand di Aletti Editore durante recenti edizioni del Salone Internazionale del Libro di Torino. La ricezione del pubblico conferma l’efficacia di questo approccio: non un libro che dispensa verità assolute o risposte prefabbricate, ma un’opera che accende la curiosità, seminando dubbi fecondi e interrogativi sulla realtà che abitiamo ogni giorno.

Per chi desidera confrontarsi con questa lettura, “Frammenti dell’anima nello spazio del tempo” si offre come una bussola. In un mondo che corre troppo velocemente verso direzioni ignote, le poesie di Rosalba Mura ricordano che il tempo non è solo un nemico da combattere, ma una risorsa da abitare con consapevolezza. È un invito a riscoprire la propria umanità, riannodando i fili di una memoria collettiva che, sebbene frammentata, rimane la nostra bussola più autentica.

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La Loggia dei Vini di Villa Borghese rinasce con l’arte di Saâdane Afif

🎨 La Loggia dei Vini di Villa Borghese riapre al pubblico con l’installazione di Saâdane Afif, unendo restauro monumentale e arte contemporanea in un progetto corale che celebra la musica e la parola.

Scopri i dettagli del restauro e il programma dell’installazione nel nostro nuovo articolo 👇

#Roma #VillaBorghese #ArteContemporanea #SaadaneAfif

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Redazione-  Roma, 12 giugno 2026 – Un nuovo capitolo si apre per uno dei gioielli architettonici più nascosti del cuore verde della Capitale. La Loggia dei Vini, antica struttura secentesca incastonata nel parco di Villa Borghese, torna ufficialmente a dialogare con la cittadinanza in occasione della quinta iterazione di LAVINIA, il programma triennale di arte contemporanea che fonde conservazione del patrimonio e avanguardia creativa. L’inaugurazione segna non solo l’avvio della stagione estiva – quest’anno ispirata al gusto “Pistacchio e lampone” – ma anche la conclusione di un complesso cantiere di restauro durato tre anni, che ha riportato all’antico splendore l’emiciclo e le pavimentazioni originali in cotto.

la loggia dei vini: dal seicento al contemporaneo

L’intervento di recupero, avviato nel 2024 sotto la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e reso possibile grazie alla generosa donazione di Ghella, restituisce alla città un luogo che era rimasto celato per decenni. La Loggia, voluta agli inizi del XVII secolo dal Cardinale Scipione Borghese, costituiva parte di un sofisticato sistema sotterraneo che collegava la Grotta ipogea – adibita alla conservazione dei vini – al Casino Nobile. Oggi, questo spazio architettonico ritrova una funzione pubblica, trasformandosi in una inedita piattaforma di sperimentazione artistica grazie alla sinergia tra Roma Capitale, Assessorato della Cultura e il supporto tecnico di Zètema Progetto Cultura. Il progetto LAVINIA, che deve il suo nome alla pittrice Lavinia Fontana, prosegue così nel suo intento di valorizzare figure femminili storiche attraverso linguaggi odierni.

Saâdane Afif e la musica come processo creativo

Protagonista di questa fase del progetto è Saâdane Afif, artista francese di stanza a Berlino, noto per il suo approccio collaborativo che smantella l’idea del genio solitario in favore di una creazione corale. Nella suggestiva cornice della Loggia, Afif ha trasformato lo spazio in una vera e propria sala prove a cielo aperto. I musicisti Federico Bisozzi e Simone Alessandrini sono stati chiamati a comporre le partiture basate su dieci testi di autori internazionali, tra cui Dominique Gonzalez-Foerster e Nicolas Bourriaud. Questi contributi si innestano su “Live”, un’opera che Afif declina come una collezione di manifesti di eventi culturali pronti a diventare narrazione storica. Il processo di composizione sonora, che vedrà la voce di Rosaria Angotti come interprete finale, si configura come un cantiere in divenire. La musica dialoga con la storia, cercando di trasformare il monumento in un organismo pulsante, capace di assorbire e riformulare le sollecitazioni del presente.

Il legame tra architettura e parola trova in Afif un interprete metodico: il suo stile, che attinge alla cultura popolare e alla performance, permette di rendere accessibile una riflessione profonda sul concetto di autorialità. Non si tratta semplicemente di esporre un oggetto, ma di condividere un momento di produzione culturale in cui il visitatore diventa testimone di un divenire artistico che non si esaurisce con l’opening, ma si protrae per tutta la durata dell’esposizione.

la memoria culturale verso il futuro

Oltre alla performance di Afif, l’apertura della Loggia è stata l’occasione per presentare al pubblico il volume PoesiePoems di Jimmie Durham, una pubblicazione curata da Maria Thereza Alves e Salvatore Lacagnina e edita da NERO. Questo testo, sostenuto da Ghella, celebra la radicalità del verbo di un artista che ha fatto della poesia uno strumento di indagine politica e sociale. L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno di Ghella, azienda leader dal 1894 nella realizzazione di infrastrutture di portata globale, che attraverso questo progetto dimostra attenzione non solo per le grandi opere civili, ma anche per il tessuto culturale delle città in cui opera.

Il recupero della Loggia dei Vini non rappresenta soltanto la fine dei lavori edili, ma l’inizio di una nuova vita per Villa Borghese. In questa fase storica in cui il rapporto tra le istituzioni e il mondo dell’arte contemporanea si fa sempre più stretto, l’operazione LAVINIA si configura come un modello virtuoso di gestione dello spazio pubblico. I cittadini e i turisti potranno ora osservare l’emiciclo restaurato e immergersi in un’esperienza multisensoriale che connette l’eredità barocca di Scipione Borghese con le istanze di una contemporaneità inquieta e vivace, confermando Roma come epicentro di un dialogo ininterrotto tra secoli di storia e avanguardie future.

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Il disagio giovanile: una generazione che ha subito il furto della felicità, il nuovo saggio di Raffaele Bruno

📱 I giovani di oggi sono prigionieri di un mondo digitale che li isola invece di unirli. Raffaele Bruno scava nelle cause profonde di questo malessere, chiamando genitori e istituzioni a una netta assunzione di responsabilità.

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#disaggiogiovanile #RaffaeleBruno #cultura #società

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Redazione  – Il panorama sociale contemporaneo si arricchisce di un documento di analisi lucido e privo di filtri con la pubblicazione dell’ottavo libro di Raffaele Bruno, dal titolo emblematico: Il disagio giovanile: una generazione che ha subito il furto della felicità. Edito da Controcorrente e impreziosito dall’introduzione di Gennaro Sangiuliano, il saggio si propone come una disamina profonda dedicata a una fascia di popolazione che, troppo spesso, viene etichettata con superficialità senza comprendere le radici strutturali delle proprie sofferenze. Bruno, noto anche come leader nazionale del Movimento Idea Sociale, sceglie di non porre al centro del dibattito la presunta fragilità dei ragazzi, quanto piuttosto le storture di un sistema che ha trasformato l’esistenza delle nuove generazioni in un ambiente ostile e frammentato.

le radici di una solitudine collettiva e digitale

Il fulcro del volume è rappresentato da una riflessione sulla trasformazione radicale dei rapporti umani nell’epoca dell’iper-digitalizzazione. L’immagine di copertina, che ritrae tre giovani seduti su una panchina, ognuno isolato nel proprio smartphone, non è una semplice fotografia, ma una metafora potente della solitudine collettiva. Raffaele Bruno sostiene che i giovani non siano affetti da un disagio intrinseco, ma siano le vittime silenziose di un mondo costruito su misura per gli algoritmi, che sacrifica il contatto fisico e la condivisione reale in favore di una connessione virtuale perennemente insoddisfacente.

In questo quadro critico, l’autore analizza fenomeni drammatici che sono diventati purtroppo parte integrante del quotidiano: l’autolesionismo, l’aumento allarmante dei tassi di suicidio tra gli adolescenti e la diffusione capillare del gioco d’azzardo, spesso accessibile con un semplice click. La tesi proposta è che tali comportamenti rappresentino una valvola di sfogo per una pressione esistenziale insopportabile, alimentata da una cultura della performance che non concede tregua né margine di errore.

la chiamata all’azione per le istituzioni e il mondo adulto

La tesi centrale di Bruno si sposta rapidamente sulla responsabilità delle agenzie educative. Il libro si trasforma in un atto di accusa contro la delega costante che la famiglia, la scuola e le istituzioni hanno operato negli ultimi decenni. L’autore sostiene che l’educazione sentimentale e affettiva non possa essere appaltata a entità astratte, ai social media o a figure professionali esterne, ma debba tornare al centro della missione genitoriale e comunitaria. La perdita del senso di comunità è, secondo il saggio, la causa primaria che ha privato i ragazzi di quel tessuto connettivo necessario a costruire una identità salda e consapevole.

Non è un libro che cerca di compiacere il lettore con facili soluzioni, ma una denuncia che invita a una sollevazione etica. Bruno chiede a gran voce un ritorno alla centralità del confronto umano, del dialogo intergenerazionale e dell’impegno sociale attivo. La sfida lanciata alle istituzioni è netta: occorre smettere di guardare ai giovani come a un problema da contenere o da curare farmacologicamente e iniziare a considerare il mondo adulto come il principale responsabile del furto di felicità avvenuto ai loro danni.

Con questa nuova opera, Raffaele Bruno consolida il suo percorso di saggista e osservatore delle dinamiche politiche e culturali italiane. La sua scrittura, che unisce lo stile giornalistico alla riflessione sociologica, si rivolge non solo agli addetti ai lavori, ma a ogni genitore, educatore o semplice cittadino che sente l’urgenza di invertire la rotta. Il libro è già disponibile per quanti desiderano confrontarsi con una narrazione che mette in luce le ombre del presente per poter, forse, intravedere una via d’uscita collettiva. Per chiunque fosse interessato ad approfondire le tematiche trattate, richiedere copie o organizzare presentazioni dibattito, è possibile mettersi in contatto diretto con l’autore al numero 330995465.

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L’ispettore Nick Dixon torna in libreria con una nuova sfida tra passato e presente

🔍 L’ispettore Nick Dixon è tornato per affrontare un killer che credeva ormai dimenticato. Un enigma criminale che scava a fondo tra i crimini irrisolti di Manchester e il mistero di una moneta insanguinata.
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#DamienBoyd #NickDixon #Thriller #IndomitusPublishing

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Redazione-  Il panorama del thriller internazionale si arricchisce di un nuovo tassello con l’uscita di “Una moneta per una vita”, il settimo capitolo della celebre saga dell’ispettore Nick Dixon, firmato dall’autore britannico Damien Boyd. Pubblicato da Indomitus Publishing, il romanzo segna un momento di maturazione per il protagonista, figura che ha saputo conquistare oltre tre milioni di lettori in tutto il mondo, consolidandosi come un punto di riferimento per gli amanti del poliziesco procedurale. In Italia, la serie ha già superato le 40 mila copie vendute, confermando un legame solido tra il pubblico nostrano e lo stile asciutto e rigoroso dello scrittore inglese.

il ritorno di un incubo dal passato

La narrazione si apre con una scena cruenta sulle rive del fiume Parrett, nel Somerset. Un uomo viene ritrovato senza vita, ammanettato al volante del proprio furgone, abbandonato al destino dell’alta marea che ne decreta la fine. Il dettaglio che gela il sangue degli inquirenti non è solo la brutalità dell’esecuzione, ma la firma impressa sul corpo della vittima: un foro netto, preciso, del diametro esatto di una moneta da 50 pence, praticato sulla fronte.

Per l’ispettore Nick Dixon, questo particolare non è affatto casuale. Il modus operandi riporta a galla ricordi sepolti, legati a una scia di sangue che aveva terrorizzato Manchester durante gli anni novanta, nel pieno delle feroci guerre tra bande che devastavano le strade inglesi. Il timore che il killer sia tornato a colpire dopo decenni di silenzio sposta l’asse dell’indagine verso la Squadra Investigativa Speciale. Dixon, affiancato da un nuovo partner, è costretto a immergersi in un labirinto di corruzione, abusi sistematici e verità scomode che potrebbero minare le fondamenta della sua stessa carriera. Con gli omicidi che continuano a susseguirsi sia nel Somerset che in contesti urbani complessi, il protagonista si trova di fronte a una corsa contro il tempo, consapevole che ogni sua mossa potrebbe essere l’ultima.

il rigore tecnico dell’ex avvocato

La penna di Damien Boyd si distingue nel panorama letterario per la sua aderenza alla realtà. Grazie a un passato professionale vissuto nelle aule di tribunale e all’interno del Crown Prosecution Service, l’autore infonde nei propri testi una conoscenza minuziosa delle procedure investigative e legali. Questo approccio trasforma il libro in qualcosa di più di una semplice trama d’intrattenimento: è uno sguardo lucido sui meccanismi del sistema giudiziario britannico, filtrato attraverso la lente della finzione narrativa.

L’editore Davide Radice ha sottolineato come la forza di questa serie risieda nell’equilibrio costante tra la componente tecnica dell’indagine e l’evoluzione psicologica dei personaggi. Nick Dixon, in questo settimo volume, appare più complesso e umano che mai. Il suo legame con Jane Winter, compagna di vita e sodale, subisce una naturale evoluzione, rendendo il detective una figura tridimensionale capace di generare una profonda empatia nel lettore. La forza di “Una moneta per una vita” sta proprio in questa capacità di unire il ritmo serrato del moderno thriller ad atmosfere cupe e credibili, dove le ambientazioni – dalle distese fangose dove regna l’alta marea fino alle periferie degradate della Manchester del passato – diventano protagoniste silenziose del racconto.

Il romanzo rappresenta una lettura obbligata per chi ricerca complessità narrativa e per chi ha saputo apprezzare la coerenza stilistica mantenuta da Boyd lungo l’intero arco della saga. Senza cedere a facili sensazionalismi, l’autore riesce a mantenere alta la tensione, portando il lettore a interrogarsi sulla natura del male e sulla persistenza di ferite che il tempo non riesce a rimarginare. La posta in gioco, in questo capitolo, si eleva: non è più soltanto una questione di giustizia, ma la necessità di far luce su segreti che rischiano di travolgere chiunque provi a scovarli. Con questa uscita, Damien Boyd ribadisce la propria posizione tra le voci più autorevoli del genere, offrendo una storia che non concede tregua fino all’ultima pagina.

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