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Attualità

LAVORO, UGL-LUISS: OCCUPAZIONE AI MASSIMI DAL 2024 MA SERVE NUOVO PATTO SOCIALE

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Redazione-  “Il manifatturiero è un asset primario dell’economia italiana, fortemente competitivo a livello internazionale. Ottava al mondo e seconda in Europa, con il 2,1% del valore aggiunto manifatturiero globale e il 13% di quello europeo, la manifattura italiana realizza il 50% della spesa privata in Italia in ricerca e sviluppo e presenta mediamente livelli di produttività superiori rispetto agli altri comparti. E la composizione del manifatturiero italiano, fortemente diversificata, ha contribuito alla tenuta del settore anche nei periodi di maggiore turbolenza”. È quanto emerge dal Rapporto di ricerca ‘L’impatto delle forze trasformative globali sul comparto manifatturiero in Italia e i pilastri di un nuovo patto sociale’, realizzato dal sindacato Ugl in collaborazione con Luiss Business School e presentato questo pomeriggio nella sede della stessa Luiss Business School di Roma.

Lo studio rileva che “tra il 2021 e il 2024 il comparto è cresciuto sia in termini di fatturato (+15%) attestandosi a oltre 1191 miliardi di euro, sia di valore aggiunto (+17%), margine lordo (+26%) e investimenti lordi (+22%). Nel decennio 2014-2024 anche l’occupazione è cresciuta in modo significativo, arrivando a quasi 4,4 milioni nel 2024 e facendo segnare il secondo valore più alto in Europa. Sul fronte della competitività internazionale, le esportazioni hanno raggiunto quasi il 50% della produzione nel 2023, con un surplus commerciale di circa 120 miliardi di euro”.

“Sei- secondo la ricerca- i limiti che condizionano la crescita e la competitività, esponendo il settore a rischi determinati dall’attuale contesto economico ed extraeconomico. In primo luogo, la bassa produttività accompagnata da salari in calo: nel periodo 2015-2023 la produttività italiana è rimasta sostanzialmente ferma, mentre nell’ultimo decennio i salari sono diminuiti del 4% in termini reali, a fronte di un aumento di quasi il 5% in Germania e del 2% in Francia. Un secondo elemento riguarda il costo dell’energia: il prezzo medio dell’energia elettrica per le imprese in Italia è pari a 278Ç/MWh, contro i 242 della Germania, i 183 della Francia e i 171 della Spagna, risultando superiore di circa il 30% rispetto alla media Ue”.

“Sul fronte degli investimenti in innovazione- si legge ancora- l’Italia presenta una minore capacità rispetto ai principali partner: nel 2024 solo 21 grandi gruppi italiani hanno investito oltre 63 milioni di euro in ricerca e sviluppo, contro i 109 della Germania e i 53 della Francia.

Permane, inoltre, un significativo deficit di competenze: nel 2024 il 33,3% della popolazione non aveva raggiunto l’istruzione secondaria superiore, contro il 15-16% di Francia, Germania e Regno Unito. Le proiezioni al 2029, peraltro, indicano un fabbisogno di profili STEM superiore del 20% rispetto all’offerta disponibile. A ciò si aggiunge la modesta dimensione media delle imprese: nel 2023 solo il 42% del valore aggiunto manifatturiero è stato generato da grandi imprese, contro il 74% in Francia e il 75% in Germania. Negli ultimi dieci anni, tuttavia, le microimprese sono diminuite di quasi il 12%, mentre sono aumentate le medie e grandi. Infine, l’eccesso di burocrazia e l’inadeguatezza delle normative continuano a rappresentare un freno agli investimenti e alla competitività”.

“Tali criticità- si legge nella ricerca dell’Ugl- si inseriscono in un contesto caratterizzato da sette grandi forze trasformative globali: dalla rivoluzione tecnologica (digitalizzazione, intelligenza artificiale, automazione e robotica) alla transizione energetica, dall’evoluzione demografica alla riorganizzazione delle catene globali del valore, fino ai nuovi equilibri geopolitici e alla crescente

concentrazione della ricchezza e del potere di mercato. Tali dinamiche accentuano le fragilità strutturali del sistema italiano, in particolare per le micro e PMI, aumentando il rischio di marginalizzazione e riduzione dei margini”.

In questo scenario, secondo il sindacato, “emerge l’urgenza di un nuovo Patto Sociale, capace di rafforzare la competitività delle imprese attraverso un rapporto più efficace e collaborativo con i lavoratori a partire dai diversi ambiti in cui i loro interessi si incontrano. Tra questi, l’affermazione di un modello di impresa ‘skill-based’, in cui crescita salariale e percorsi di carriera siano legati allo sviluppo certificato delle competenze. Si tratta inoltre di promuovere relazioni industriali più trasparenti e fondate su dati condivisi, capaci di rendere gli accordi più solidi ed efficaci, e di sostenere una Just Transition industriale che accompagni la riconversione produttiva e la riqualificazione del capitale umano, favorendo il coinvolgimento di tutti gli attori”.

“In ultima analisi- si conclude la ricerca del sindacato- sono cinque i pilastri individuati sui quali costruire tale patto: politiche integrate per lavoro; impresa e industria; sviluppo continuo delle competenze; innovazione organizzativa orientata a produttività e qualità del lavoro; welfare aziendale mirato ai lavoratori più esposti; modelli retributivi che garantiscano una distribuzione equa dei benefici derivanti dalla crescita della produttività”.

Per Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl “i dati mostrano segnali incoraggianti sotto il profilo occupazionale, al netto di alcune criticità sistemiche. In tale quadro è fondamentale che le forze imprenditoriali e del lavoro agiscano insieme per affrontare sfide complesse come la rapida obsolescenza delle competenze, il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro e la necessità di modelli organizzativi capaci di coniugare aspettative individuali sempre più differenziate con esigenze aziendali in continuo cambiamento. Il modello novecentesco fondato sul conflitto di classe risulta ormai inadeguato. Occorre rinnovare le relazioni industriali favorendo una piena collaborazione tra capitale e lavoro, promuovendo la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle imprese come sancito dall’articolo 46 della Costituzione. In tal senso, la ricerca sottolinea la necessità di nuovo Patto Sociale guidato da forte regia pubblica, al fine di rafforzare la resilienza del sistema economico, rilanciare la crescita della produttività e sostenere l’innovazione tecnologica”.

Infine secondo Matteo Caroli, Associate dean for sustainability and impact della Luiss “le grandi forze trasformative in atto a livello globale acuiscono le debolezze del nostro sistema produttivo, mettendo a rischio la sua tenuta futura. Occorre favorire una strategia di collaborazione tra imprese e forze sociali per vincere questo rischio e rafforzare allo stesso tempo il benessere dei lavoratori e la competitività del nostro sistema produttivo”.

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Attualità

PARAVATI – ACCELLERATA PER LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE PER NATUZZA EVOLO

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Natuzza Evolo

Redazione- La causa di beatificazione di Natuzza Evolo entra in una fase decisiva. Dopo la beatificazione di Francesco Mottola, potrebbe ora avvicinarsi anche il riconoscimento per la mistica di Paravati. Ad annunciare i nuovi sviluppi è stato il vescovo Attilio Nostro al termine della celebrazione eucaristica nella Villa della Gioia. A breve sarò riunita una commissione ecclesiastica internazionale per visualizzare le ultime testimonianze di miracoli. Ultima relazione da consegnare al Tribunale ecclesiastico prima della nomina di beatificazione.

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Politica

SVOLTA SULLA SS17 SAN GREGORIO-SAN PIO: RIPARTE L’ITER, MA MANNETTI AVVERTE: “TRASPARENZA E CONFRONTO, BASTA ZONE D’OMBRA”

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Redazione-  Dopo anni di attese, rinvii e silenzi, il progetto per l’adeguamento della Strada Statale 17, nel tratto strategico che collega San Gregorio a San Pio delle Camere, torna finalmente a muoversi. La notizia dell’avvio, da parte di Anas, delle procedure di esproprio per un tracciato di circa 13 chilometri segna un punto di svolta per la viabilità della provincia aquilana. Tuttavia, quella che potrebbe essere accolta come una semplice “buona notizia” viene accompagnata da un monito chiaro e istituzionale: la ripresa dei lavori non può prescindere dalla massima trasparenza verso il territorio.

A farsi portavoce di questa esigenza di chiarezza è Carla Mannetti, consigliere regionale e Responsabile del Dipartimento Infrastrutture della Lega Abruzzo. Pur accogliendo con favore lo sblocco dell’iter, l’esponente leghista sottolinea come un’opera di tale portata non possa essere calata dall’alto senza un confronto reale con chi quel territorio lo vive e lo amministra.

Un’arteria vitale per l’Abruzzo interno

L’intervento sulla SS17 non è un semplice restyling stradale. Parliamo di un’infrastruttura che punta a rivoluzionare il collegamento tra la zona est e la zona ovest dell’Aquila, agendo come cerniera fondamentale tra il capoluogo, la Piana di Navelli e il corridoio che unisce Amatrice e il versante adriatico.

“Prendiamo atto della ripresa dell’iter,” dichiara Mannetti, “ma si tratta di un intervento di rilevante impatto infrastrutturale e territoriale. È necessario che istituzioni, amministratori locali, cittadini e portatori di interesse siano messi nelle condizioni di conoscere in modo chiaro e completo i contenuti del progetto”.

Il nodo dei dettagli tecnici: ponti, gallerie e impatto economico

L’opera interessa direttamente diversi comuni oltre a L’Aquila: Barisciano, Poggio Picenze e San Pio delle Camere. Cittadine che attendono una viabilità più fluida e sicura, ma che temono anche le ricadute di un cantiere così imponente. Il progetto prevede infatti soluzioni ingegneristiche complesse: dalle intersezioni a raso alla costruzione di un ponte, fino alla realizzazione di una galleria artificiale.

Per Mannetti, la conoscenza superficiale dell’avvio degli espropri non basta. “Dobbiamo comprendere bene i termini dell’intervento,” insiste il consigliere regionale. “Quali saranno le ricadute sulla viabilità locale? Cosa succederà alle attività commerciali che sorgono lungo la statale? Quali sono i tempi certi di realizzazione e quali misure di mitigazione ambientale e paesaggistica sono state previste?”

La preoccupazione è che un’opera “subita” e non “condivisa” possa creare disagi superiori ai benefici, specialmente se non si tiene conto del tessuto produttivo locale che sulla SS17 ha costruito la propria economia.

La richiesta formale ad Anas: un tavolo tecnico-politico

Passando dalle parole ai fatti, Carla Mannetti ha annunciato l’invio di una richiesta formale di incontro ai vertici di Anas, coinvolgendo sia la Direzione Generale di Roma che la Direzione Abruzzo. L’obiettivo è l’istituzione di un tavolo tecnico-politico dove il progetto venga “vivisezionato” e spiegato punto per punto.

“Chiederò ad Anas un quadro completo,” conclude Mannetti. “Le infrastrutture sono il motore dello sviluppo per L’Aquila e per le nostre aree interne, ma per essere davvero efficaci devono essere accompagnate da un’informazione corretta, dall’ascolto e dalla condivisione con le comunità. Non chiediamo solo una strada nuova, chiediamo un’opera che rispetti la dignità e le esigenze di questo territorio”.

Verso una nuova mobilità

La sfida per la SS17 è appena iniziata. Se da un lato l’adeguamento promette di rendere i viaggi più sicuri e di accorciare le distanze in un’area montana spesso penalizzata, dall’altro la politica locale reclama il suo ruolo di sentinella. La partita tra sviluppo infrastrutturale e tutela del territorio si giocherà tutta nei prossimi mesi, tra i tavoli tecnici di Roma e i cantieri che, si spera, cambieranno in meglio il volto dell’Abruzzo interno.

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Esteri

TOM STEYER E IL PARADOSSO DELLA CALIFORNIA: IL MILIARDARIO “BENEDETTO” DA SANDERS

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Redazione-  “È un miliardario che sfiderà i miliardari”. Con queste parole Lorena Gonzalez, la presidente della California Labor Federation, un importante sindacato, ha spiegato il suo sostegno alla candidatura di Tom Steyer a governatore del Golden State. Persino Bernie Sanders che ha spesso dichiarato la sua antipatia per i super-ricchi ha avuto parole dolci, asserendo che Steyer è un “amico”. E l’organizzazione “Our Revolution”, fondata da Sanders per lottare contro i poteri corporativi e i miliardari ed eleggere progressisti ha offerto il proprio endorsement a Steyer.

La piattaforma del miliardario californiano ci fa capire perché Sanders si è schierato a suo favore. Steyer ha promesso di mettere in atto una riforma sanitaria universale che coprirebbe tutti i californiani usando un sistema di “single payer”, ossia eliminando le assicurazioni private, portando il Golden State a un sistema simile a quelli del Canada e dei Paesi europei. Steyer si è anche dichiarato paladino dell’ambiente affrontando il riscaldamento globale, promettendo anche alloggi temporanei per i senzatetto. Ha anche promesso scuola gratuita dall’asilo fino all’università. Ha inoltre promesso di abolire l’Ice, Immigration and Customs Enforcement, che non sarebbe attuabile perché consiste di un’agenzia federale e non statale.

Nonostante una piattaforma che riflette decisamente i programmi dell’ala sinistra del Partito Democratico l’idea di un miliardario come paladino crea alcuni dubbi. Steyer ha spiegato di non aver ereditato i suoi soldi, ricalcando il suo background di classe media. La madre era insegnante e il padre avvocato e lui ha guadagnato la sua fortuna da solo. Lo ha fatto con investimenti in una hedge fund che in passato ha concentrato i suoi investimenti sui carburanti fossili e sui centri di detenzione per migranti. Nonostante tutto Steyer afferma di aver “visto” la luce e adesso rinnega quel passato, chiarendo che lui e la moglie stanno poco a poco donando il loro patrimonio in beneficenza. Non morirà miliardario, ha asserito Steyer.

Piazzandosi nell’ala sinistra del Partito Democratico, Steyer sembra essere riuscito a mettere da parte Katie Porter, ex parlamentare, che ha ricevuto l’endorsement di Elizabeth Warren, rivale di Sanders per l’ala progressista del Partito Democratico nelle primarie del 2020, vinte alla fine da Joe Biden.

Il sistema elettorale per l’elezione del governatore in California è anomalo perché esiste una sola primaria aperta a candidati di tutti i partiti. I due candidati che ricevono più voti si sfideranno poi nell’elezione di novembre. Si tratta dunque di una sorta di ballottaggio. Il sistema della primaria aperta è in uso in California dal 2010 e da allora i candidati all’elezione sono sempre stati un repubblicano e un democratico. I candidati democratici hanno sempre prevalso (Jerry Brown 2014, e Gavin Newsom 2018 e 2022) poiché le registrazioni ai partiti ci dicono che i democratici hanno quasi il doppio dei repubblicani (44% vs. 25%). Fino ad alcune settimane fa si ipotizzava che ci potesse essere una situazione in cui Steve Hilton e Chad Bianco, ambedue repubblicani, sarebbero arrivati primo e secondo, il che avrebbe garantito un governatore repubblicano all’elezione di novembre. Dopo l’uscita di scena di Eric Swalwell, il numero uno dei candidati democratici, accusato di improprietà sessuali da cinque donne, le cose sono però cambiate.

Il cambiamento più significativo è l’ascesa di Xavier Becerra, ex Procuratore Generale della California e Segretario alla Sanità e Servizi Umani durante l’amministrazione di Joe Biden. La piattaforma di Becerra non differisce molto da quella di Steyer ma nei dibattiti ha dato chiare indicazioni che non lotterebbe con la veemenza di Steyer per realizzarli. Becerra è visto come il candidato all’establishment democratico considerando anche il suo percorso politico tradizionale.

Il più recente sondaggio condotto dall’Emerson College ci dice che Becerra sarebbe al primo posto (19%), seguito da Hilton e Steyer (ambedue 17%), Bianco (11%), e Porter (10%). Lo stesso sondaggio ci dice che gli indecisi favorirebbero Becerra (20%) Steyer (19%) e Hilton (18%). La situazione si sarebbe dunque ribaltata e non sarebbe impensabile che i primi due alla fine sarebbero entrambi democratici. Più probabile però è che come in elezioni precedenti si tratterà di una sfida tra candidati dei due partiti con un esito finale a novembre che favorirebbe il candidato democratico. La data dell’elezione è il 2 giugno ma i californiani hanno già ricevuto le schede elettorali e possono già votare.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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