Attualità
PRIMA DI SEPARARE LE FAMIGLIE, EDUCARE – “LA PEDAGOGIA COME PRESIDIO DI TUTELA NEI PERCORSI TRA GENITORI E FIGLI”
Redazione- Prima di arrivare alla separazione, è stato realmente tentato tutto ciò che l’educazione, la pedagogia e il sostegno alla genitorialità potevano offrire?Nel tempo presente, il fenomeno delle separazioni tra genitori e figli impone una riflessione profonda, prudente e responsabile. Non si tratta di negare la complessità di alcune situazioni familiari, né di minimizzare i casi in cui la protezione del minore richiede interventi urgenti e necessari. Si tratta, piuttosto, di riportare al centro una domanda essenziale: prima di arrivare alla separazione, è stato realmente tentato tutto ciò che l’educazione, la pedagogia e il sostegno alla genitorialità potevano offrire?
Ogni bambino nasce dentro una storia. Prima ancora di essere destinatario di provvedimenti, relazioni, osservazioni e decisioni, è figlio. Porta con sé legami, appartenenze, memorie, abitudini, affetti, fragilità e bisogni profondi. Per questo, ogni intervento che incide sulla relazione genitore-figlio dovrebbe essere costruito con estrema cautela, con competenza multidisciplinare e con una visione educativa capace di distinguere tra rischio reale, fragilità familiare, povertà educativa, difficoltà relazionale e temporanea incapacità organizzativa o emotiva.
Non tutte le famiglie fragili sono famiglie da separare.
Alcune sono famiglie da sostenere.
Alcune sono famiglie da educare alla relazione.
Alcune sono famiglie da accompagnare nella riorganizzazione delle proprie funzioni genitoriali.
Altre, certamente, possono richiedere misure più incisive quando la sicurezza del minore risulti concretamente compromessa.
La pedagogia non nega il rischio. Non lo banalizza. Non trasforma la famiglia in un luogo sempre e comunque adeguato. Tuttavia, la pedagogia ricorda che il primo compito di una società educativa non dovrebbe essere quello di spezzare, ma quello di comprendere, sostenere, correggere e prevenire.
Quando una famiglia manifesta difficoltà, la domanda non dovrebbe essere immediatamente: “Questo genitore è idoneo o non idoneo?”. La domanda più corretta, da un punto di vista pedagogico, dovrebbe essere: “Di quale intervento educativo ha bisogno questa famiglia per poter recuperare, migliorare o rendere più adeguata la propria funzione genitoriale?”
La genitorialità non è una condizione statica. È un processo che può indebolirsi, disorganizzarsi, impoverirsi, ma che, in molti casi, può anche essere sostenuto, rieducato e rafforzato. Esistono genitori che sbagliano perché non hanno strumenti. Esistono genitori che faticano perché vivono solitudine, povertà, conflitti, disorientamento, mancanza di reti, fragilità personali o carenze educative apprese nel tempo. Non sempre l’errore coincide con l’impossibilità di cambiamento.
Per questo, prima di ogni scelta separativa, quando non vi siano condizioni di pericolo immediato e grave, sarebbe necessario attivare piani educativi domiciliari supervisionati da pedagogisti, educatori professionali e figure competenti dell’area socio-educativa. La casa, infatti, non deve essere osservata soltanto come luogo della criticità, ma anche come spazio possibile di riparazione, trasformazione e verifica reale delle competenze genitoriali.
Un piano educativo domiciliare non è una visita occasionale. Non è un controllo punitivo. Non è una presenza formale. È un percorso strutturato, con obiettivi chiari, tempi definiti, osservazioni documentate, indicatori verificabili e momenti periodici di restituzione. Serve a comprendere come il genitore si relaziona al figlio nella quotidianità: come ascolta, come contiene, come risponde ai bisogni, come gestisce i conflitti, come organizza tempi e routine, come protegge, come comunica, come ripara dopo un errore.
Il pedagogista, in tale prospettiva, assume un ruolo fondamentale di supervisione metodologica. Non sostituisce il giudice, non emette sentenze, non formula diagnosi cliniche quando non di sua competenza, non invade il campo di altre professionalità. Il pedagogista osserva il processo educativo, legge i bisogni evolutivi, individua risorse e criticità, costruisce strategie di sostegno, orienta la famiglia verso modalità relazionali più adeguate e verifica se il cambiamento sia possibile.
È proprio questa la funzione alta della pedagogia: trasformare la fragilità in progetto, l’osservazione in intervento, il limite in percorso, la crisi in possibilità educativa.
Il monitoraggio domiciliare dovrebbe essere pensato come un presidio di tutela per il minore, ma anche come una possibilità concreta per la famiglia. Non dovrebbe essere costruito per cercare soltanto ciò che non funziona, ma anche per riconoscere ciò che può essere recuperato. Una famiglia non si valuta solo nei suoi cedimenti, ma anche nella sua capacità di apprendere, modificarsi, accettare indicazioni, collaborare e proteggere il figlio.
Naturalmente, vi sono casi in cui il permanere del minore nel contesto familiare non è possibile. Vi sono situazioni in cui la protezione richiede distanza, contenimento, intervento immediato. In questi casi, la separazione può diventare necessaria. Tuttavia, anche quando la separazione risulta inevitabile, essa non dovrebbe mai avvenire come atto freddo, improvviso, privo di accompagnamento emotivo ed educativo.
Quando non vi sono le condizioni per mantenere il minore in famiglia, occorre predisporre un piano educativo di preparazione alla separazione. Separare un figlio da un genitore non significa soltanto spostarlo da un luogo a un altro. Significa incidere sulla sua identità, sulla sua sicurezza affettiva, sulla sua percezione di sé, sulla sua fiducia negli adulti e sul suo modo di interpretare l’amore, l’abbandono, la colpa e la protezione.
Un bambino o un adolescente che viene allontanato deve essere accompagnato a comprendere ciò che accade, secondo la sua età, il suo linguaggio e la sua capacità emotiva. Deve poter ricevere parole adeguate, non traumatiche, non colpevolizzanti. Deve essere aiutato a non vivere la separazione come punizione, come rifiuto o come cancellazione del proprio legame familiare.
Il piano educativo di preparazione dovrebbe prevedere una gradualità, quando possibile; una narrazione protetta dell’evento; il sostegno emotivo del minore; l’accompagnamento del genitore; la tutela della continuità affettiva, laddove non vi siano controindicazioni; la salvaguardia dei legami fraterni; la cura degli oggetti personali, della memoria familiare, delle abitudini e dei riferimenti significativi del bambino.
La separazione, se è necessaria, deve proteggere senza distruggere. Deve interrompere il rischio, non l’identità. Deve mettere in sicurezza, non produrre ulteriore smarrimento. Deve essere un passaggio educativo e protettivo, non una frattura muta.
In questa prospettiva, anche gli incontri tra genitori e figli dovrebbero essere gestiti con competenza pedagogica, sensibilità emotiva e proporzione. Un abbraccio, una parola, una lacrima, un momento di vicinanza non possono essere letti automaticamente come pericolo. Devono essere osservati, compresi, eventualmente regolati, ma sempre con delicatezza. Il contatto affettivo, quando non dannoso, rappresenta per il minore un elemento di continuità, appartenenza e rassicurazione.
La tutela non dovrebbe mai coincidere con la cancellazione del legame. La vera tutela sa distinguere tra un legame nocivo e un legame fragile. Il primo va contenuto e, se necessario, interrotto; il secondo va sostenuto, educato e accompagnato.
Occorre, inoltre, interrogarsi sulla qualità reale dei progetti educativi. Se un progetto esiste solo sulla carta, non è un progetto: è un adempimento. Un vero progetto educativo deve produrre osservazioni, cambiamenti, verifiche, obiettivi, responsabilità e restituzioni. Deve dire cosa si sta facendo, perché lo si sta facendo, con quali strumenti, con quali tempi e con quali criteri si valuta l’evoluzione della situazione.
Non basta scrivere che si lavora per il benessere del minore. Bisogna dimostrare, nella pratica quotidiana, che quel benessere viene ascoltato, custodito e verificato. Il minore deve essere considerato nella sua interezza: corpo, emozioni, storia, legami, bisogni, paure, desideri, appartenenze. Non può diventare soltanto oggetto di collocamento o destinatario passivo di decisioni adulte.
Per questo, nei percorsi più delicati, sarebbe opportuno prevedere strumenti di verifica trasparenti e proporzionati: supervisione pedagogica esterna, monitoraggio degli interventi, tracciabilità degli obiettivi, ascolto periodico del minore, valutazione del vissuto familiare, osservazione degli incontri e controllo della qualità relazionale degli operatori coinvolti.
La trasparenza è una garanzia per tutti: per il bambino, per la famiglia, per i professionisti seri e per le istituzioni. Dove c’è trasparenza, si riduce il rischio di interpretazioni parziali. Dove c’è supervisione, si rafforza la qualità dell’intervento. Dove c’è documentazione educativa, si protegge anche chi lavora correttamente.
Sia chiaro, non si tratta di accusare strutture, servizi o operatori. Sarebbe ingiusto generalizzare. Esistono professionisti competenti, realtà attente e percorsi condotti con serietà. Ma proprio per rispetto di chi lavora bene, occorre chiedere che ogni intervento sia verificabile, proporzionato e realmente orientato al bene del minore.
La pedagogia chiede una cultura nuova: non una cultura della sottrazione immediata, ma una cultura della prevenzione educativa. Non una cultura del sospetto generalizzato, ma una cultura dell’osservazione competente. Non una cultura della famiglia idealizzata, ma una cultura della famiglia accompagnata, sostenuta e valutata con rigore.
Separare un figlio da un genitore deve essere l’ultima possibilità, non la prima risposta. Prima della separazione devono esserci ascolto, sostegno, progetto, monitoraggio, verifica, accompagnamento. E quando la separazione diventa inevitabile, deve esserci preparazione, cura, gradualità e protezione del mondo interno del minore.
Una società veramente matura non abbandona i bambini nei contesti di rischio, ma non abbandona nemmeno le famiglie fragili al loro fallimento. Una società matura costruisce ponti prima di alzare muri. Offre strumenti prima di dichiarare impossibilità. Verifica prima di concludere. Accompagna prima di separare.
La domanda pedagogica resta, dunque, centrale: abbiamo fatto tutto ciò che era possibile per sostenere quella famiglia prima di spezzare il legame? Abbiamo preparato quel bambino prima di allontanarlo? Abbiamo verificato gli effetti emotivi, educativi e relazionali della separazione? Abbiamo costruito un progetto reale o soltanto una procedura?
Perché un figlio non è una pratica.
Un genitore fragile non è automaticamente un genitore perduto.
Una famiglia in difficoltà non è sempre una famiglia irrecuperabile.
Un progetto educativo non può essere solo una formalità.
Una separazione non può essere priva di accompagnamento.
Dove c’è una famiglia recuperabile, deve esserci sostegno.
Dove c’è fragilità, deve esserci educazione.
Dove c’è rischio, deve esserci protezione.
Dove c’è separazione, deve esserci preparazione.
Dove c’è un minore, deve esserci ascolto vero.
La vera tutela non è quella che divide con rapidità, ma quella che protegge con competenza. Non è quella che cancella i legami, ma quella che distingue quali legami possono essere curati e quali, invece, devono essere contenuti. Non è quella che interviene solo quando tutto è compromesso, ma quella che sa prevenire, accompagnare e riparare.
Perché il compito più alto dell’educazione non è separare, ma comprendere quando un legame può essere salvato, quando deve essere trasformato e quando, solo in ultima istanza, deve essere temporaneamente sospeso per proteggere la vita, la dignità e la sicurezza del bambino.
Dott.ssa Assunta Di Basilico
Educatrice – Pedagogista – Psicologa
Mediatrice Familiare e Scolastica
Presidente Associazione Essere Oltre ETS Cell. 3387310128
Email: info@essereoltre.it
Attualità
PARAVATI – ACCELLERATA PER LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE PER NATUZZA EVOLO
Redazione- La causa di beatificazione di Natuzza Evolo entra in una fase decisiva. Dopo la beatificazione di Francesco Mottola, potrebbe ora avvicinarsi anche il riconoscimento per la mistica di Paravati. Ad annunciare i nuovi sviluppi è stato il vescovo Attilio Nostro al termine della celebrazione eucaristica nella Villa della Gioia. A breve sarò riunita una commissione ecclesiastica internazionale per visualizzare le ultime testimonianze di miracoli. Ultima relazione da consegnare al Tribunale ecclesiastico prima della nomina di beatificazione.
Politica
SVOLTA SULLA SS17 SAN GREGORIO-SAN PIO: RIPARTE L’ITER, MA MANNETTI AVVERTE: “TRASPARENZA E CONFRONTO, BASTA ZONE D’OMBRA”
Redazione- Dopo anni di attese, rinvii e silenzi, il progetto per l’adeguamento della Strada Statale 17, nel tratto strategico che collega San Gregorio a San Pio delle Camere, torna finalmente a muoversi. La notizia dell’avvio, da parte di Anas, delle procedure di esproprio per un tracciato di circa 13 chilometri segna un punto di svolta per la viabilità della provincia aquilana. Tuttavia, quella che potrebbe essere accolta come una semplice “buona notizia” viene accompagnata da un monito chiaro e istituzionale: la ripresa dei lavori non può prescindere dalla massima trasparenza verso il territorio.
A farsi portavoce di questa esigenza di chiarezza è Carla Mannetti, consigliere regionale e Responsabile del Dipartimento Infrastrutture della Lega Abruzzo. Pur accogliendo con favore lo sblocco dell’iter, l’esponente leghista sottolinea come un’opera di tale portata non possa essere calata dall’alto senza un confronto reale con chi quel territorio lo vive e lo amministra.
Un’arteria vitale per l’Abruzzo interno
L’intervento sulla SS17 non è un semplice restyling stradale. Parliamo di un’infrastruttura che punta a rivoluzionare il collegamento tra la zona est e la zona ovest dell’Aquila, agendo come cerniera fondamentale tra il capoluogo, la Piana di Navelli e il corridoio che unisce Amatrice e il versante adriatico.
“Prendiamo atto della ripresa dell’iter,” dichiara Mannetti, “ma si tratta di un intervento di rilevante impatto infrastrutturale e territoriale. È necessario che istituzioni, amministratori locali, cittadini e portatori di interesse siano messi nelle condizioni di conoscere in modo chiaro e completo i contenuti del progetto”.
Il nodo dei dettagli tecnici: ponti, gallerie e impatto economico
L’opera interessa direttamente diversi comuni oltre a L’Aquila: Barisciano, Poggio Picenze e San Pio delle Camere. Cittadine che attendono una viabilità più fluida e sicura, ma che temono anche le ricadute di un cantiere così imponente. Il progetto prevede infatti soluzioni ingegneristiche complesse: dalle intersezioni a raso alla costruzione di un ponte, fino alla realizzazione di una galleria artificiale.
Per Mannetti, la conoscenza superficiale dell’avvio degli espropri non basta. “Dobbiamo comprendere bene i termini dell’intervento,” insiste il consigliere regionale. “Quali saranno le ricadute sulla viabilità locale? Cosa succederà alle attività commerciali che sorgono lungo la statale? Quali sono i tempi certi di realizzazione e quali misure di mitigazione ambientale e paesaggistica sono state previste?”
La preoccupazione è che un’opera “subita” e non “condivisa” possa creare disagi superiori ai benefici, specialmente se non si tiene conto del tessuto produttivo locale che sulla SS17 ha costruito la propria economia.
La richiesta formale ad Anas: un tavolo tecnico-politico
Passando dalle parole ai fatti, Carla Mannetti ha annunciato l’invio di una richiesta formale di incontro ai vertici di Anas, coinvolgendo sia la Direzione Generale di Roma che la Direzione Abruzzo. L’obiettivo è l’istituzione di un tavolo tecnico-politico dove il progetto venga “vivisezionato” e spiegato punto per punto.
“Chiederò ad Anas un quadro completo,” conclude Mannetti. “Le infrastrutture sono il motore dello sviluppo per L’Aquila e per le nostre aree interne, ma per essere davvero efficaci devono essere accompagnate da un’informazione corretta, dall’ascolto e dalla condivisione con le comunità. Non chiediamo solo una strada nuova, chiediamo un’opera che rispetti la dignità e le esigenze di questo territorio”.
Verso una nuova mobilità
La sfida per la SS17 è appena iniziata. Se da un lato l’adeguamento promette di rendere i viaggi più sicuri e di accorciare le distanze in un’area montana spesso penalizzata, dall’altro la politica locale reclama il suo ruolo di sentinella. La partita tra sviluppo infrastrutturale e tutela del territorio si giocherà tutta nei prossimi mesi, tra i tavoli tecnici di Roma e i cantieri che, si spera, cambieranno in meglio il volto dell’Abruzzo interno.
Esteri
TOM STEYER E IL PARADOSSO DELLA CALIFORNIA: IL MILIARDARIO “BENEDETTO” DA SANDERS
Redazione- “È un miliardario che sfiderà i miliardari”. Con queste parole Lorena Gonzalez, la presidente della California Labor Federation, un importante sindacato, ha spiegato il suo sostegno alla candidatura di Tom Steyer a governatore del Golden State. Persino Bernie Sanders che ha spesso dichiarato la sua antipatia per i super-ricchi ha avuto parole dolci, asserendo che Steyer è un “amico”. E l’organizzazione “Our Revolution”, fondata da Sanders per lottare contro i poteri corporativi e i miliardari ed eleggere progressisti ha offerto il proprio endorsement a Steyer.
La piattaforma del miliardario californiano ci fa capire perché Sanders si è schierato a suo favore. Steyer ha promesso di mettere in atto una riforma sanitaria universale che coprirebbe tutti i californiani usando un sistema di “single payer”, ossia eliminando le assicurazioni private, portando il Golden State a un sistema simile a quelli del Canada e dei Paesi europei. Steyer si è anche dichiarato paladino dell’ambiente affrontando il riscaldamento globale, promettendo anche alloggi temporanei per i senzatetto. Ha anche promesso scuola gratuita dall’asilo fino all’università. Ha inoltre promesso di abolire l’Ice, Immigration and Customs Enforcement, che non sarebbe attuabile perché consiste di un’agenzia federale e non statale.
Nonostante una piattaforma che riflette decisamente i programmi dell’ala sinistra del Partito Democratico l’idea di un miliardario come paladino crea alcuni dubbi. Steyer ha spiegato di non aver ereditato i suoi soldi, ricalcando il suo background di classe media. La madre era insegnante e il padre avvocato e lui ha guadagnato la sua fortuna da solo. Lo ha fatto con investimenti in una hedge fund che in passato ha concentrato i suoi investimenti sui carburanti fossili e sui centri di detenzione per migranti. Nonostante tutto Steyer afferma di aver “visto” la luce e adesso rinnega quel passato, chiarendo che lui e la moglie stanno poco a poco donando il loro patrimonio in beneficenza. Non morirà miliardario, ha asserito Steyer.
Piazzandosi nell’ala sinistra del Partito Democratico, Steyer sembra essere riuscito a mettere da parte Katie Porter, ex parlamentare, che ha ricevuto l’endorsement di Elizabeth Warren, rivale di Sanders per l’ala progressista del Partito Democratico nelle primarie del 2020, vinte alla fine da Joe Biden.
Il sistema elettorale per l’elezione del governatore in California è anomalo perché esiste una sola primaria aperta a candidati di tutti i partiti. I due candidati che ricevono più voti si sfideranno poi nell’elezione di novembre. Si tratta dunque di una sorta di ballottaggio. Il sistema della primaria aperta è in uso in California dal 2010 e da allora i candidati all’elezione sono sempre stati un repubblicano e un democratico. I candidati democratici hanno sempre prevalso (Jerry Brown 2014, e Gavin Newsom 2018 e 2022) poiché le registrazioni ai partiti ci dicono che i democratici hanno quasi il doppio dei repubblicani (44% vs. 25%). Fino ad alcune settimane fa si ipotizzava che ci potesse essere una situazione in cui Steve Hilton e Chad Bianco, ambedue repubblicani, sarebbero arrivati primo e secondo, il che avrebbe garantito un governatore repubblicano all’elezione di novembre. Dopo l’uscita di scena di Eric Swalwell, il numero uno dei candidati democratici, accusato di improprietà sessuali da cinque donne, le cose sono però cambiate.
Il cambiamento più significativo è l’ascesa di Xavier Becerra, ex Procuratore Generale della California e Segretario alla Sanità e Servizi Umani durante l’amministrazione di Joe Biden. La piattaforma di Becerra non differisce molto da quella di Steyer ma nei dibattiti ha dato chiare indicazioni che non lotterebbe con la veemenza di Steyer per realizzarli. Becerra è visto come il candidato all’establishment democratico considerando anche il suo percorso politico tradizionale.
Il più recente sondaggio condotto dall’Emerson College ci dice che Becerra sarebbe al primo posto (19%), seguito da Hilton e Steyer (ambedue 17%), Bianco (11%), e Porter (10%). Lo stesso sondaggio ci dice che gli indecisi favorirebbero Becerra (20%) Steyer (19%) e Hilton (18%). La situazione si sarebbe dunque ribaltata e non sarebbe impensabile che i primi due alla fine sarebbero entrambi democratici. Più probabile però è che come in elezioni precedenti si tratterà di una sfida tra candidati dei due partiti con un esito finale a novembre che favorirebbe il candidato democratico. La data dell’elezione è il 2 giugno ma i californiani hanno già ricevuto le schede elettorali e possono già votare.
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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.
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