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PRIMA DI SEPARARE LE FAMIGLIE, EDUCARE – “LA PEDAGOGIA COME PRESIDIO DI TUTELA NEI PERCORSI TRA GENITORI E FIGLI”

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PRIMA DI SEPARARE LE FAMIGLIE, EDUCARE - “LA PEDAGOGIA COME PRESIDIO DI TUTELA NEI PERCORSI TRA GENITORI E FIGLI”

Redazione-  Prima di arrivare alla separazione, è stato realmente tentato tutto ciò che l’educazione, la pedagogia e il sostegno alla genitorialità potevano offrire?Nel tempo presente, il fenomeno delle separazioni tra genitori e figli impone una riflessione profonda, prudente e responsabile. Non si tratta di negare la complessità di alcune situazioni familiari, né di minimizzare i casi in cui la protezione del minore richiede interventi urgenti e necessari. Si tratta, piuttosto, di riportare al centro una domanda essenziale: prima di arrivare alla separazione, è stato realmente tentato tutto ciò che l’educazione, la pedagogia e il sostegno alla genitorialità potevano offrire?

Ogni bambino nasce dentro una storia. Prima ancora di essere destinatario di provvedimenti, relazioni, osservazioni e decisioni, è figlio. Porta con sé legami, appartenenze, memorie, abitudini, affetti, fragilità e bisogni profondi. Per questo, ogni intervento che incide sulla relazione genitore-figlio dovrebbe essere costruito con estrema cautela, con competenza multidisciplinare e con una visione educativa capace di distinguere tra rischio reale, fragilità familiare, povertà educativa, difficoltà relazionale e temporanea incapacità organizzativa o emotiva.

Non tutte le famiglie fragili sono famiglie da separare.
Alcune sono famiglie da sostenere.
Alcune sono famiglie da educare alla relazione.
Alcune sono famiglie da accompagnare nella riorganizzazione delle proprie funzioni genitoriali.
Altre, certamente, possono richiedere misure più incisive quando la sicurezza del minore risulti concretamente compromessa.

La pedagogia non nega il rischio. Non lo banalizza. Non trasforma la famiglia in un luogo sempre e comunque adeguato. Tuttavia, la pedagogia ricorda che il primo compito di una società educativa non dovrebbe essere quello di spezzare, ma quello di comprendere, sostenere, correggere e prevenire.

Quando una famiglia manifesta difficoltà, la domanda non dovrebbe essere immediatamente: “Questo genitore è idoneo o non idoneo?”. La domanda più corretta, da un punto di vista pedagogico, dovrebbe essere: “Di quale intervento educativo ha bisogno questa famiglia per poter recuperare, migliorare o rendere più adeguata la propria funzione genitoriale?”

La genitorialità non è una condizione statica. È un processo che può indebolirsi, disorganizzarsi, impoverirsi, ma che, in molti casi, può anche essere sostenuto, rieducato e rafforzato. Esistono genitori che sbagliano perché non hanno strumenti. Esistono genitori che faticano perché vivono solitudine, povertà, conflitti, disorientamento, mancanza di reti, fragilità personali o carenze educative apprese nel tempo. Non sempre l’errore coincide con l’impossibilità di cambiamento.

Per questo, prima di ogni scelta separativa, quando non vi siano condizioni di pericolo immediato e grave, sarebbe necessario attivare piani educativi domiciliari supervisionati da pedagogisti, educatori professionali e figure competenti dell’area socio-educativa. La casa, infatti, non deve essere osservata soltanto come luogo della criticità, ma anche come spazio possibile di riparazione, trasformazione e verifica reale delle competenze genitoriali.

Un piano educativo domiciliare non è una visita occasionale. Non è un controllo punitivo. Non è una presenza formale. È un percorso strutturato, con obiettivi chiari, tempi definiti, osservazioni documentate, indicatori verificabili e momenti periodici di restituzione. Serve a comprendere come il genitore si relaziona al figlio nella quotidianità: come ascolta, come contiene, come risponde ai bisogni, come gestisce i conflitti, come organizza tempi e routine, come protegge, come comunica, come ripara dopo un errore.

Il pedagogista, in tale prospettiva, assume un ruolo fondamentale di supervisione metodologica. Non sostituisce il giudice, non emette sentenze, non formula diagnosi cliniche quando non di sua competenza, non invade il campo di altre professionalità. Il pedagogista osserva il processo educativo, legge i bisogni evolutivi, individua risorse e criticità, costruisce strategie di sostegno, orienta la famiglia verso modalità relazionali più adeguate e verifica se il cambiamento sia possibile.

È proprio questa la funzione alta della pedagogia: trasformare la fragilità in progetto, l’osservazione in intervento, il limite in percorso, la crisi in possibilità educativa.

Il monitoraggio domiciliare dovrebbe essere pensato come un presidio di tutela per il minore, ma anche come una possibilità concreta per la famiglia. Non dovrebbe essere costruito per cercare soltanto ciò che non funziona, ma anche per riconoscere ciò che può essere recuperato. Una famiglia non si valuta solo nei suoi cedimenti, ma anche nella sua capacità di apprendere, modificarsi, accettare indicazioni, collaborare e proteggere il figlio.

Naturalmente, vi sono casi in cui il permanere del minore nel contesto familiare non è possibile. Vi sono situazioni in cui la protezione richiede distanza, contenimento, intervento immediato. In questi casi, la separazione può diventare necessaria. Tuttavia, anche quando la separazione risulta inevitabile, essa non dovrebbe mai avvenire come atto freddo, improvviso, privo di accompagnamento emotivo ed educativo.

Quando non vi sono le condizioni per mantenere il minore in famiglia, occorre predisporre un piano educativo di preparazione alla separazione. Separare un figlio da un genitore non significa soltanto spostarlo da un luogo a un altro. Significa incidere sulla sua identità, sulla sua sicurezza affettiva, sulla sua percezione di sé, sulla sua fiducia negli adulti e sul suo modo di interpretare l’amore, l’abbandono, la colpa e la protezione.

Un bambino o un adolescente che viene allontanato deve essere accompagnato a comprendere ciò che accade, secondo la sua età, il suo linguaggio e la sua capacità emotiva. Deve poter ricevere parole adeguate, non traumatiche, non colpevolizzanti. Deve essere aiutato a non vivere la separazione come punizione, come rifiuto o come cancellazione del proprio legame familiare.

Il piano educativo di preparazione dovrebbe prevedere una gradualità, quando possibile; una narrazione protetta dell’evento; il sostegno emotivo del minore; l’accompagnamento del genitore; la tutela della continuità affettiva, laddove non vi siano controindicazioni; la salvaguardia dei legami fraterni; la cura degli oggetti personali, della memoria familiare, delle abitudini e dei riferimenti significativi del bambino.

La separazione, se è necessaria, deve proteggere senza distruggere. Deve interrompere il rischio, non l’identità. Deve mettere in sicurezza, non produrre ulteriore smarrimento. Deve essere un passaggio educativo e protettivo, non una frattura muta.

In questa prospettiva, anche gli incontri tra genitori e figli dovrebbero essere gestiti con competenza pedagogica, sensibilità emotiva e proporzione. Un abbraccio, una parola, una lacrima, un momento di vicinanza non possono essere letti automaticamente come pericolo. Devono essere osservati, compresi, eventualmente regolati, ma sempre con delicatezza. Il contatto affettivo, quando non dannoso, rappresenta per il minore un elemento di continuità, appartenenza e rassicurazione.

La tutela non dovrebbe mai coincidere con la cancellazione del legame. La vera tutela sa distinguere tra un legame nocivo e un legame fragile. Il primo va contenuto e, se necessario, interrotto; il secondo va sostenuto, educato e accompagnato.

Occorre, inoltre, interrogarsi sulla qualità reale dei progetti educativi. Se un progetto esiste solo sulla carta, non è un progetto: è un adempimento. Un vero progetto educativo deve produrre osservazioni, cambiamenti, verifiche, obiettivi, responsabilità e restituzioni. Deve dire cosa si sta facendo, perché lo si sta facendo, con quali strumenti, con quali tempi e con quali criteri si valuta l’evoluzione della situazione.

Non basta scrivere che si lavora per il benessere del minore. Bisogna dimostrare, nella pratica quotidiana, che quel benessere viene ascoltato, custodito e verificato. Il minore deve essere considerato nella sua interezza: corpo, emozioni, storia, legami, bisogni, paure, desideri, appartenenze. Non può diventare soltanto oggetto di collocamento o destinatario passivo di decisioni adulte.

Per questo, nei percorsi più delicati, sarebbe opportuno prevedere strumenti di verifica trasparenti e proporzionati: supervisione pedagogica esterna, monitoraggio degli interventi, tracciabilità degli obiettivi, ascolto periodico del minore, valutazione del vissuto familiare, osservazione degli incontri e controllo della qualità relazionale degli operatori coinvolti.

La trasparenza è una garanzia per tutti: per il bambino, per la famiglia, per i professionisti seri e per le istituzioni. Dove c’è trasparenza, si riduce il rischio di interpretazioni parziali. Dove c’è supervisione, si rafforza la qualità dell’intervento. Dove c’è documentazione educativa, si protegge anche chi lavora correttamente.

Sia chiaro, non si tratta di accusare strutture, servizi o operatori. Sarebbe ingiusto generalizzare. Esistono professionisti competenti, realtà attente e percorsi condotti con serietà. Ma proprio per rispetto di chi lavora bene, occorre chiedere che ogni intervento sia verificabile, proporzionato e realmente orientato al bene del minore.

La pedagogia chiede una cultura nuova: non una cultura della sottrazione immediata, ma una cultura della prevenzione educativa. Non una cultura del sospetto generalizzato, ma una cultura dell’osservazione competente. Non una cultura della famiglia idealizzata, ma una cultura della famiglia accompagnata, sostenuta e valutata con rigore.

Separare un figlio da un genitore deve essere l’ultima possibilità, non la prima risposta. Prima della separazione devono esserci ascolto, sostegno, progetto, monitoraggio, verifica, accompagnamento. E quando la separazione diventa inevitabile, deve esserci preparazione, cura, gradualità e protezione del mondo interno del minore.

Una società veramente matura non abbandona i bambini nei contesti di rischio, ma non abbandona nemmeno le famiglie fragili al loro fallimento. Una società matura costruisce ponti prima di alzare muri. Offre strumenti prima di dichiarare impossibilità. Verifica prima di concludere. Accompagna prima di separare.

La domanda pedagogica resta, dunque, centrale: abbiamo fatto tutto ciò che era possibile per sostenere quella famiglia prima di spezzare il legame? Abbiamo preparato quel bambino prima di allontanarlo? Abbiamo verificato gli effetti emotivi, educativi e relazionali della separazione? Abbiamo costruito un progetto reale o soltanto una procedura?

Perché un figlio non è una pratica.
Un genitore fragile non è automaticamente un genitore perduto.
Una famiglia in difficoltà non è sempre una famiglia irrecuperabile.
Un progetto educativo non può essere solo una formalità.
Una separazione non può essere priva di accompagnamento.

Dove c’è una famiglia recuperabile, deve esserci sostegno.
Dove c’è fragilità, deve esserci educazione.
Dove c’è rischio, deve esserci protezione.
Dove c’è separazione, deve esserci preparazione.
Dove c’è un minore, deve esserci ascolto vero.

La vera tutela non è quella che divide con rapidità, ma quella che protegge con competenza. Non è quella che cancella i legami, ma quella che distingue quali legami possono essere curati e quali, invece, devono essere contenuti. Non è quella che interviene solo quando tutto è compromesso, ma quella che sa prevenire, accompagnare e riparare.

Perché il compito più alto dell’educazione non è separare, ma comprendere quando un legame può essere salvato, quando deve essere trasformato e quando, solo in ultima istanza, deve essere temporaneamente sospeso per proteggere la vita, la dignità e la sicurezza del bambino.

Dott.ssa Assunta Di Basilico
Educatrice – Pedagogista – Psicologa
Mediatrice Familiare e Scolastica
Presidente Associazione Essere Oltre ETS                                                                                                      Cell. 3387310128

Email: info@essereoltre.it

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Attualità

Piombino, la Ugl Metalmeccanici interviene sul nuovo accordo di programma per il polo siderurgico Jsw

🚨 ACCIAIO PIOMBINO! Firmato il nuovo Accordo di Programma su JSW da Governo, Regione Toscana e Comune. La UGL Metalmeccanici con il Vice Segretario Francescangeli e i segretari Tuve e Lucchesi accoglie con favore l’impegno a salvaguardare tutta l’occupazione, ma avverte: “I progetti JSW e Metinvest devono procedere insieme in modo coerente. Aspettiamo di leggere il testo definitivo con focus su investimenti e infrastrutture. Il 15 luglio sarà un tavolo decisivo per verificare gli impegni”. I dettagli 👇#piombino #jsw #metinvest #uglmetalmeccanici #francescangeli #acciaierie #accordodiprogramma #lavorotoscana #siderurgia #pagineutili

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Piombino Acciaieria

La nota ufficiale del vicesegretario nazionale Francescangeli e dei dirigenti territoriali Tuve e Lucchesi

Piombino – Un articolato, atteso e quanto mai cruciale passaggio burocratico e istituzionale volto a ridisegnare l’assetto produttivo delle acciaierie toscane, a blindare il futuro dei lavoratori e a tracciare le linee guida per il rilancio della siderurgia nazionale si è formalizzato ufficialmente. I vertici del sindacato hanno preso formale atto della sottoscrizione del nuovo Accordo di Programma relativo al polo di Jsw Steel Italy, siglato congiuntamente dai rappresentanti del Governo, dai vertici della Regione Toscana e dagli amministratori del Comune di Piombino. Il Vice Segretario nazionale della Ugl Metalmeccanici Francescangeli, affiancato dai segretari territoriali della provincia di Livorno Tuve e Lucchesi, ha rilasciato una dettagliata nota ufficiale per esprimere un parere favorevole circa l’impegno istituzionale assunto per la salvaguardia integrale di tutti i posti di lavoro interni alle officine metallurgiche.
L’organizzazione sindacale ha da sempre considerato la tutela della manodopera e della continuità occupazionale come la priorità assoluta di qualsiasi concertazione economica, accogliendo con favore le garanzie fornite dai ministeri competenti ai delegati sindacali nel corso degli incontri operativi della settimana.

I piani industriali paralleli con Metinvest e la scadenza del quindici luglio per il comitato esecutivo

La segreteria della Ugl Metalmeccanici ha tuttavia evidenziato che sarebbe risultato estremamente utile ed opportuno verificare preventivamente lo stato di avanzamento reale del parallelo progetto siderurgico presentato dai manager di Metinvest, analizzando i dettagli tecnici alla luce delle scadenze temporali fissate nel cronoprogramma dei lavori. Secondo l’analisi espressa da Francescangeli, i piani industriali di Jsw e Metinvest non devono essere considerati come moduli separati o antagonisti, bensì costituiscono un unico ed integrato cammino di riconversione economica e manifatturiera che deve procedere in modo coerente e sinergico sul territorio piombinese per assicurare la sostenibilità finanziaria. Il sindacato attende ora di esaminare il testo scritto definitivo dell’Accordo per valutarne con rigore accademico i contenuti specifici, vigilando sullo stanziamento degli investimenti privati e sulla realizzazione delle infrastrutture logistiche necessarie a supportare i forni.
La giornata di mercoledì quindici luglio si preannuncia come un momento di snodo cruciale per il futuro dell’acciaio toscano, in concomitanza con la verifica tecnica dell’Accordo Quadro Metinvest e la contestuale convocazione della riunione del Comitato Esecutivo per fare il punto sulla trasparenza degli impegni.

Il confronto tra le istituzioni e le parti sociali per blindare l’occupazione operaia nelle acciaierie

I segretari Tuve e Lucchesi hanno confermato la partecipazione attiva della sigla all’interno delle prossime bacheche di confronto ministeriale con uno spirito costruttivo, mossi dalla certezza che il dialogo trasparente tra i delegati del governo, i manager delle aziende multinazionali e le parti sociali rappresenti la sola strada percorribile per garantire un futuro solido al polo di Piombino.
La redazione del giornale continuerà a seguire l’evoluzione delle vertenze sindacali metalmeccaniche e i successivi accordi di programma in modo totalmente neutrale, offrendo un servizio informativo utile e puntuale per aggiornare tutti i lettori attenti ai temi dello spettacolo, del lavoro, della scuola e delle riforme della sanità in Italia.

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Politica

Abruzzo, Vincenzo D’Incecco annuncia lo stanziamento di centonovanta milioni dal Mit per la rete idrica

🚨 MAXI FINANZIAMENTO PER L’ACQUA IN ABRUZZO! Arrivano 190 milioni di euro dal MIT per finanziare 18 interventi strategici sulla rete idrica regionale. Lo annuncia il coordinatore della Lega Vincenzo D’Incecco, commentando l’esito della cabina di regia sulla crisi idrica convocata dal Ministro Matteo Salvini. Fondi storici che permetteranno di modernizzare gli acquedotti, ridurre le perdite e garantire acqua a famiglie, imprese e agricoltura. Tutti i dettagli del piano nazionale 👇#abruzzo #crisiidrica #mit #vincenzodincecco #matteosalvini #lega #investimenti #siccità #infrastrutture #pagineutili

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vincenzo d'incecco

La decisione della cabina di regia sulla crisi idrica convocata dal ministro delle infrastrutture Matteo Salvini

Pescara – Un imponente, strategico e quanto mai atteso piano di investimenti pubblici straordinari, volto ad ammodernare le reti infrastrutturali della penisola, a contrastare in modo strutturale la drammatica dispersione delle risorse nei mesi estivi e a garantire la piena sicurezza degli approvvigionamenti idrici per i cittadini, è stato ufficializzato nel cuore delle istituzioni romane. La cabina di regia nazionale sulla crisi idrica, formalmente convocata e presieduta dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, ha programmato lo stanziamento di una eccezionale risorsa economica pari a ben centonovanta milioni di euro a beneficio del territorio abruzzese. Il pacchetto di investimenti permetterà di finanziare l’esecuzione di diciotto complessi interventi ingegneristici mirati, concepiti dai programmatori governativi per ridurre le perdite delle condotte sotterranee e potenziare gli invasi regionali.
La notizia ha incassato il pieno ed entusiasta plauso dei vertici politici locali, trovando il commento dettagliato del coordinatore regionale della Lega Vincenzo D’Incecco. L’esponente della maggioranza di governo ha rimarcato l’importanza vitale della misura per la tenuta del sistema produttivo, dell’artigianato costiero e del comparto dell’agricoltura.

I diciotto interventi infrastrutturali contro lo spreco e gli investimenti nazionali della Lega

Secondo l’analisi politica espressa da Vincenzo D’Incecco, la complessa gestione della risorsa idrica regionale non può continuare a essere affrontata esclusivamente attraverso la logica emergenziale dei turni di chiusura serale dei rubinetti, bensì necessita di una visione industriale a lungo termine supportata da flussi costanti di liquidità. Gli oltre sei miliardi di euro già programmati dall’esecutivo nazionale a livello statale, ai quali si aggiungeranno nelle prossime settimane ulteriori un miliardo e settecento milioni di euro di investimenti aggiuntivi, testimoniano la ferma volontà del ministero di edificare un sistema di distribuzione moderno, sicuro ed efficiente. Per le quattro province dell’Abruzzo, i diciotto cantieri finanziati dai tecnici del Mit rappresentano un’opportunità reale per innalzare gli standard di qualità del servizio, eliminando le perdite storiche degli acquedotti montani e limitando gli sprechi delle utenze.
Il piano pluriennale di ammodernamento permetterà di intervenire capillarmente sulle infrastrutture idrauliche abruzzesi, potenziando la resilienza climatica dei territori appenninici e delle aree interne della Marsica. Vincenzo D’Incecco ha sottolineato che la tempestività nell’avvio delle gare d’appalto risulterà determinante per tradurre i fondi ministeriali in risposte concrete per le famiglie.

Il supporto alle imprese e la pianificazione dei lanci orari nella griglia del giornale

La sinergia tra le direttive del ministro Matteo Salvini e i dipartimenti tecnici della Regione Abruzzo consentirà di mappare i fabbisogni specifici dei distretti industriali, assicurando un flusso stabile di acqua potabile anche nei mesi di massima siccità estiva per tutelare l’occupazione operaia e il decoro delle aree rurali della Piana del Cavaliere. I cittadini e le associazioni di categoria possono consultare le schede tecniche dei diciotto progetti approvati all’interno delle bacheche informative e dei canali telematici ufficiali del Ministero delle Infrastrutture.
La redazione del giornale continuerà a seguire l’evoluzione dei cantieri idrici in Abruzzo e le successive delibere del Mit in modo totalmente neutrale, offrendo un servizio informativo utile e puntuale per aggiornare tutti i lettori attenti ai temi dell’ambiente, del lavoro, della scuola e dello sviluppo delle riforme infrastrutturali in Italia.

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Politica

Milano, Antonino Mascari lascia Forza Italia ed entra in Futuro Nazionale con il Generale Roberto Vannacci

🚨 TERREMOTO NEL CENTRODESTRA LOMBARDO! Il noto esponente giovanile Antonino Mascari lascia ufficialmente Forza Italia per sposare il progetto politico del Generale Roberto Vannacci ed entrare in “Futuro Nazionale”. Mascari assumerà il ruolo strategico di coordinatore per l’area geopolitica tra l’hinterland milanese e la Brianza, lavorando al fianco di Elio Berto per rafforzare il gruppo dei “futuristi”. Una scelta forte nel segno dell’identità e della sicurezza nazionale. I dettagli del cambio di casacca 👇#milano #brianza #antoninomascari #robertovannacci #futuronazionale #elioberto #forzaitalia #centrodestra #lombardia #pagineutili

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Berto, Mascari

La svolta politica in Lombardia per coordinare l’area geopolitica tra l’hinterland milanese e la Brianza

Milano – Un profondo, radicale e quanto mai inatteso mutamento negli equilibri geopolitici interni ai partiti del centrodestra settentrionale, guidato dalla necessità di intercettare le istanze delle nuove generazioni e di dare linfa a una proposta amministrativa fortemente ancorata ai concetti della sovranità democratica e della tutela identitaria, ha preso ufficialmente il via. All’interno del vivace panorama istituzionale della regione Lombardia, il noto e stimato esponente giovanile Antonino Mascari ha annunciato formalmente l’addio definitivo a Forza Italia. Si tratta di una decisione netta e meditata, maturata in prima persona a seguito di una profonda folgorazione ideale per le tesi programmatiche espresse dal Generale Roberto Vannacci e per l’energia organizzativa sprigionata dal movimento culturale denominato Futuro Nazionale, una realtà in costante espansione in tutti i distretti della penisola.
Spinto da questo rinnovato entusiasmo civile, Antonino Mascari ha scelto di mettere la propria consolidata capacità di dialogo con la cittadinanza al servizio del territorio lombardo, assumendo l’incarico strategico di coordinare le attività politiche dell’area geografica che si snoda dall’hinterland milanese fino ai comuni della Brianza.

Il sostegno al gruppo dei futuristi di Elio Berto e la richiesta di sicurezza da parte delle nuove generazioni

L’obiettivo prioritario del nuovo incarico dirigenziale risiede nella volontà di sostenere in modo attivo il radicamento del gruppo dei futuristi, la dinamica cellula locale coordinata dal responsabile Elio Berto. Nel commentare pubblicamente il proprio passaggio di casacca partitica, Antonino Mascari ha evidenziato come l’esperienza trascorsa tra le fila degli azzurri abbia rappresentato una tappa importante della sua formazione, sottolineando tuttavia che la vera risposta alle moderne esigenze di sicurezza e sviluppo economico del Paese risieda nella proposta coraggiosa di Roberto Vannacci. Per il giovane dirigente lombardo, le nuove generazioni di professionisti e lavoratori necessitano di concretezza e di una visione che rimetta al centro della bacheca del governo l’interesse nazionale, liberando le energie delle imprese private e combattendo il declino burocratico.
La decisione di Mascari ha incassato il pieno e convinto plauso da parte del coordinatore Elio Berto, il quale ha espresso una grande soddisfazione per l’ingresso del nuovo alleato all’interno dello scacchiere dei futuristi. Secondo Berto, il fatto che un profilo così apprezzato dai ragazzi della provincia abbia scelto di guidare un distretto industriale strategico dimostra la bontà del manifesto politico.

Il laboratorio elettorale lombardo e la pianificazione dei lanci orari nella griglia del giornale

L’asse territoriale che collega Milano alla Brianza si conferma in questo modo come un vero e proprio laboratorio politico in perenne fermento ideale, dove la proposta patriottica di Vannacci continua ad attrarre quadri intermedi e amministratori locali. I dettagli sulle prossime assemblee organizzative e i moduli per l’adesione al think tank culturale sono liberamente consultabili online sul portale internet ufficiale del movimento di Futuro Nazionale.
La redazione del giornale continuerà a seguire lo svolgimento dei dibattiti interni ai movimenti politici in modo totalmente neutrale, offrendo un servizio informativo utile e puntuale per aggiornare tutti i lettori attenti ai temi della cultura, della scuola, del lavoro e delle riforme dei sistemi di rappresentanza locale in Italia.

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