Rimani in contatto con noi
#

Cronaca

ORRORE A TOR VERGATA: CHIHUAHUA ABBANDONATO IN FIN DI VITA IN UN SACCHETTO

Pubblicato

a

Immagine 2026 05 05 134429 722 x 474

Redazione – Un episodio scioccante di crudeltà verso gli animali ha avuto luogo nella zona di Tor Vergata, a Roma. Un piccolo chihuahua, di circa 15 anni, è stato scoperto in condizioni estremamente precarie, intrappolato all’interno di un sacchetto di plastica e lasciato a sé stesso tra la vegetazione incolta. Fortunatamente, grazie all’intervento tempestivo di un cittadino attento, il cane è stato salvato in extremis.

L’associazione LNDC Animal Protection ha sporto denuncia, esprimendo profonda indignazione per le circostanze in cui è stato ritrovato il cane, battezzato Ercole. L’animale, in evidente stato di sofferenza, è stato preso in custodia dalla Polizia Locale e trasportato al canile della Muratella.

Secondo LNDC, la gravità dell’accaduto suggerisce non solo un atto di abbandono, ma anche di vero e proprio maltrattamento. L’associazione solleva dubbi sull’efficacia e la tempestività delle procedure attivate dalle autorità competenti, sottolineando che la presenza del microchip non dovrebbe escludere indagini approfondite.

Piera Rosati, rappresentante dell’associazione, ha dichiarato: “Un cane anziano e malato, rinchiuso in un sacco e lasciato a morire: è un atto di violenza che merita risposte immediate. Se non si attivano subito le procedure per maltrattamento, c’è un grave problema nei protocolli di intervento.”

Al momento del ritrovamento, Ercole presentava seri problemi dermatologici e un generale stato di debolezza. Nei giorni successivi, ha avuto una grave crisi respiratoria che ha richiesto il ricovero in una clinica veterinaria. Dopo aver superato la fase critica, è stato dimesso e ora si trova al canile, dove sta ricevendo le cure necessarie.

LNDC Animal Protection ha formalizzato una denuncia per identificare i responsabili e per accertare eventuali negligenze nella gestione del caso. La sezione locale dell’associazione ha anche richiesto l’affidamento del cane.

L’associazione invita chiunque sia in possesso di informazioni utili a contattare le autorità, anche tramite email all’indirizzo avvocato@lndcanimalprotection.org, per collaborare alle indagini. La storia di Ercole, che continua la sua battaglia per la guarigione, è diventata un simbolo della lotta contro il maltrattamento animale e un richiamo all’urgenza di interventi più rapidi ed efficaci per proteggere i più vulnerabili.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cronaca

UNA STRAGE PER IL LUPO: 15 ASSOCIAZIONI UNISCONO LE FORZE PER DIFENDERE LA BIODIVERSITÀ ABRUZZESE

Sul territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise una misteriosa avvelenamento ha fatto perdere circa un quarto dei lupi presenti, scatenando una forte preoccupazione tra ambientalisti, naturalisti e autorità. Quindici organizzazioni hanno lanciato una iniziativa congiunta per chiedere responsabilità e garantire la protezione della specie simbolo dell’Italia.

Pubblicato

a

b972d21c19c14909796b7615f8c97313 M

Redazione-  Negli ultimi giorni è emerso che una “strage” di lupi, tutti colti dal medesimo veleno, ha colpito l’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Le stime preliminari, basate sui rilievi del corpo forestale e sui dati di monitoraggio, indicano una diminuzione di circa il 25 % della popolazione di lupo presente nel parco e nelle zone limitrofe. Si tratta di un danno inedito negli ultimi decenni, con ripercussioni sulla catena alimentare, sulla regolazione delle prede e, più in generale, sull’intero equilibrio ecologico degli Appennini.

Il lupo, protetto dalla Direttiva europea sulla conservazione della fauna selvatica e inserito nella lista IUCN “quasi minacciata”, è da sempre considerato un indicatore di salute dell’ecosistema. La sua scomparsa o il suo declino brusco compromettono non solo la fauna, ma anche la vegetazione e la qualità dell’acqua, influenzando l’intera rete biologica su cui dipendono anche le attività umane del territorio.

Un fronte unico di quindici associazioni

Di fronte a una tragedia di tale portata, quindici realtà del mondo animale, ambientale e del turismo responsabile hanno deciso di agire con un’iniziativa condivisa. Tra le firmatari troviamo:

  • Altura – Gruppo di preservazione del territorio montano,
  • Animalisti Italiani L’Aquila,
  • Appennino Ecosistema,
  • CAI Abruzzo,
  • ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali),
  • Forum Ambientalista,
  • Italia Nostra,
  • LAV – Lega Alpina Veneta,
  • LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli),
  • LNDC Animal Protection,
  • Pro Natura,
  • Rewilding Apennines,
  • Salviamo l’Orso,
  • Touring Club Italiano,
  • WWF Italia.

Il comunicato congiunto, diffuso ieri pomeriggio, descrive il gruppo come “tutore” degli interessi degli animali e dell’intero ecosistema appenninico, sottolineando la necessità di un intervento rapido e coordinato per identificare i responsabili e impedire il ripetersi di simili aggressioni.

Richieste alle autorità

Le associazioni hanno già incontrato i vertici del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove hanno espresso la loro profonda preoccupazione e avanzato una serie di richieste operative:

  1. Indagine penale – Un incontro urgente con i Procuratori della Repubblica di Sulmona (Luciano D’Angelo) e di Avezzano (Maurizio Maria Cerrato), per aprire un’inchiesta sui reati di avvelenamento di animali protetti e di danno ambientale grave.
  2. Cooperazione con le Forze dell’Ordine – Una riunione con il comandante del Gruppo Carabinieri Forestale dell’Aquila, colonnello Nicolò Giordano, al fine di rafforzare i controlli sul territorio, monitorare i punti di accesso e migliorare la vigilanza contro l’introduzione di sostanze tossiche.
  3. Azioni di emergenza – L’avvio di una campagna di monitoraggio intensivo della popolazione di lupo residua, con trappole fotografiche, analisi dei resti di carcasse e supporto veterinario per gli animali feriti.
  4. Piano di prevenzione a lungo termine – L’elaborazione di linee guida per la gestione del territorio, includendo la sensibilizzazione dei forestieri, la formazione di guardie ecologiche volontarie e la diffusione di protocolli di segnalazione rapida di eventuali anomalie.

Il lupo, simbolo nazionale e custode della natura

Nel loro comunicato, i firmatari ricordano che il lupo non è soltanto una specie protetta: è un vero e proprio simbolo dell’Italia, strettamente legato al mito della “lupara” e alla cultura dei Paesi montani. La sua presenza garantisce la regolazione naturale delle popolazioni di cervi, caprioli e altri ungulati, riducendo i danni alle colture e favorendo la rigenerazione forestale. La perdita di un quarto della popolazione locale, dunque, è percepita come un attacco non solo alla fauna, ma a un patrimonio collettivo che appartiene a tutti i cittadini.

Verso una coesistenza sostenibile

Il gruppo di associazioni conclude il comunicato con un appello a tutti gli attori coinvolti – istituzioni, enti locali, comunità montane e cittadini – affinché si adoperino per un “percorso di coesistenza” duraturo. Propongono una serie di interventi concreti, tra cui:

  • Educazione ambientale nelle scuole e nei centri di aggregazione, per far conoscere il ruolo ecologico del lupo.
  • Incentivi per pratiche di agro-silvicoltura sostenibile, con l’obiettivo di ridurre i conflitti uomo‑cane.
  • Finanziamenti per la ricerca su metodi di monitoraggio e gestione della fauna selvatica, in collaborazione con università e centri di studio.

Le associazioni sottolineano che la protezione del lupo è “lavoro quotidiano, condiviso e responsabile”, e che solo con un impegno costante si potrà garantire che l’Abruzzo continui a essere un esempio virtuoso di biodiversità europea.

Il caso resta aperto

Mentre le autorità giudiziarie e le forze dell’ordine avviano le indagini, la scena rimane carica di tensione. La “strage” dei lupi ha messo in luce le fragilità di un ecosistema già sotto pressione per cambiamenti climatici, incendi forestali e attività antropiche. La risposta unita di quindici associazioni, però, rappresenta un segnale forte di volontà civica e di difesa del patrimonio naturale. La speranza è che l’indagine porti alla luce i responsabili e che, grazie a misure preventive e a una più ampia consapevolezza, episodi simili non si ripetano più.

L’Abruzzo, terra di lupi, di foreste e di tradizioni, attende ora risposte concrete e azioni decisive per salvare il suo simbolo più prezioso.

Continua a Leggere

Cronaca

DRAMMA E SPERANZA SULLE ALPI COMASCHE: LUPI DECIMANO UN GREGGE, I VIGILI DEL FUOCO SALVANO L’UNICA CAPRA SUPERSTITE DA 30 METRI DI VUOTO

Pubblicato

a

c21f11fbda55274a39b914912dd92bb6 M

Redazione-  Un’alba che doveva portare la routine dei pascoli ha invece svelato un macabro scenario di distruzione e dolore sulle alture di Garzeno, nel Comasco. Il cuore di un pastore, annodato ai suoi animali con il legame profondo di chi vive in simbiosi con la natura, è stato straziato ieri dalla vista del suo gregge decimato. L’implacabile assalto di un branco di lupi ha lasciato dietro di sé morte e disperazione, trasformando le placide montagne in teatro di una tragedia silenziosa. Ma in mezzo a tanta angoscia, un barlume di speranza ha illuminato il buio, grazie all’intervento eroico dei Vigili del Fuoco, protagonisti di un salvataggio quasi impossibile.

La giornata era iniziata come tante altre per il pastore di Garzeno. Salito al pascolo per controllare i suoi animali, si è trovato di fronte a una scena che ogni allevatore teme più di ogni altra: carcasse sparse, segni inequivocabili di una predazione violenta e senza scampo. I lupi avevano colpito durante la notte, con la ferocia tipica di predatori affamati, lasciando dietro di sé un’autentica strage. Il cuore dell’uomo, abituato alle fatiche e alle gioie della vita rurale, è stato invaso da un misto di rabbia impotente e profondo dolore per i suoi capi, compagni di vita e fonte di sostentamento, persi in un attimo.

In mezzo a quella desolazione, mentre tentava di fare la conta dei danni, un debole belato ha attratto la sua attenzione. Un suono flebile, quasi un lamento, proveniva da una zona impervia, appena oltre il limite sicuro del pascolo. Si trattava dell’unica capra sopravvissuta all’attacco, miracolosamente scampata alla furia dei predatori ma finita in una situazione disperata: era precipitata in una scarpata ripida e profonda, cadendo per circa 30 metri e rimanendo incastrata tra la vegetazione e le rocce.

Il pastore ha tentato con tutte le sue forze di raggiungere l’animale. La speranza, pur flebile, di salvare almeno una vita lo spingeva a sfidare il pericolo. Ma il terreno era troppo insidioso, scivoloso e con un dislivello vertiginoso che rendeva impraticabile ogni tentativo senza attrezzature adeguate. La capra era viva, ma bloccata, terrorizzata e probabilmente ferita. Di fronte all’impossibilità di agire da solo, con il tempo che stringeva e la consapevolezza che l’animale non avrebbe resistito a lungo senza aiuto, l’uomo ha fatto l’unica cosa possibile: ha chiesto soccorso.

La chiamata al 112 ha innescato una macchina dei soccorsi impeccabile. Sul posto, in una località isolata e di difficile accesso, è giunta rapidamente una squadra specializzata dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Como, addestrata per interventi di soccorso alpino e fluviale. Gli uomini in divisa arancione, con la loro professionalità e il coraggio che li contraddistingue, si sono subito resi conto della complessità dell’operazione. La scarpata, profonda quasi come un palazzo di dieci piani, presentava pareti ripide e un fondo irraggiungibile senza tecniche speleo-alpinistiche.

Con calma e determinazione, i Vigili del Fuoco hanno allestito un sofisticato sistema di corde e carrucole. Un operatore specializzato, imbracato e in piena sicurezza, è stato calato lentamente lungo la parete rocciosa, sfidando il vuoto e la precarietà del terreno. Ogni movimento era calcolato, ogni gesto misurato, per evitare ulteriori rischi per sé e per l’animale. La tensione era palpabile, ma la concentrazione dei soccorritori ha prevalso sulla difficoltà dell’impresa.

Dopo lunghe e faticose manovre lungo il dirupo, l’operatore è finalmente riuscito a raggiungere la capra. L’animale, spaventato e provato, ma incredibilmente salvo, è stato delicatamente assicurato con un’imbracatura speciale e poi issato verso l’alto, metro dopo metro, verso la salvezza. Per il pastore, che attendeva con il fiato sospeso, è stato un momento di indicibile sollievo e commozione. Le lacrime di dolore per il gregge perduto si sono mescolate a quelle di gioia pura per la vita salvata, un piccolo miracolo in una giornata così nera.

La capra, pur visibilmente scossa, non presentava ferite gravi, solo un grande spavento. È stata riconsegnata al suo pastore, simbolo vivente di una battaglia quotidiana che l’uomo combatte contro una natura selvaggia e, a volte, implacabile. L’episodio di Garzeno è un’eco delle crescenti difficoltà che gli allevatori delle zone montane devono affrontare a causa della ricomparsa dei grandi predatori: una convivenza sempre più complessa che richiede interventi e strategie a livello più ampio.

Questo drammatico evento, pur lasciando un segno profondo di perdita, ha anche mostrato il volto più nobile dell’umanità: quella solidarietà e quel coraggio che spingono uomini e donne a rischiare per salvare anche la più piccola delle vite. La capra superstite, salvata dal baratro grazie all’eroismo dei Vigili del Fuoco, è diventata così un simbolo di resilienza e della speranza che, anche dopo la tempesta più buia, può sempre rinascere.

Continua a Leggere

Cronaca

ORRORE A PRATO: DIFENDE COLLEGA DALLE MOLESTIE E FINISCE ACCOLTELLATO AL PETTO, 23ENNE IN GRAVISSIME CONDIZIONI. DUE FERMATI, UNO È MINORENNE

Pubblicato

a

volante. scaled 1

Redazione-  Una notte di ordinaria violenza si è trasformata in un dramma dai risvolti eroici e agghiaccianti a Prato, dove un giovane di 23 anni è stato accoltellato al petto in Piazza Mercatale per aver difeso una collega da molestie e un tentativo di rapina. Il ragazzo, un cittadino italiano, è ricoverato in gravissime condizioni, intubato e in prognosi riservata, mentre la polizia ha fermato due presunti aggressori: un minorenne italiano di 16 anni e un cittadino sudamericano.

La vicenda si snoda in Piazza Mercatale, cuore pulsante della movida pratese, poco dopo l’1:20 della notte scorsa. Il 23enne, dipendente di uno dei locali della zona, aveva appena concluso il suo turno di lavoro. Insieme a una collega, si stava avviando verso casa, ignaro del baratro di violenza che li attendeva. Secondo una ricostruzione fornita dagli inquirenti e basata sulle prime testimonianze, i due giovani sarebbero stati avvicinati da due individui. L’aggressività gratuita si è subito manifestata: prima le volgari avances e le molestie rivolte alla donna, poi la richiesta di denaro al 23enne.

Il giovane, con un coraggio da eroe, non ha esitato a frapporsi tra gli aggressori e la sua collega, rifiutandosi di cedere al ricatto. Un rifiuto, dettato forse più dal senso di giustizia che dal timore, ha scatenato la furia cieca di uno dei due malviventi. Un fendente improvviso, sferrato con una violenza inaudita, ha trafitto il petto del 23enne. La lama ha raggiunto punti vitali, provocando un’emorragia massiva che ha gettato il giovane in un arresto cardiaco istantaneo. Il suo corpo si è accasciato a terra, privo di sensi, mentre il cuore cessava di battere.

Minuti interminabili, durante i quali la vita del ragazzo pendeva da un filo sottilissimo. Fortunatamente, l’intervento tempestivo e quasi miracoloso del personale sanitario del 118 è stato determinante. Giunti sul posto con la massima urgenza, gli operatori sono riusciti a rianimare il giovane, strappandolo alla morte. Stabilizzato, seppur in condizioni critiche, è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano in codice rosso.

Qui, è stato immediatamente sottoposto a un delicatissimo intervento cardiochirurgico, durato diverse ore, per riparare i danni causati dalla coltellata. L’operazione, riuscita, lo ha lasciato però in uno stato di estrema fragilità. Ora lotta per la vita in rianimazione, intubato e con una prognosi riservata che tiene tutti col fiato sospeso. Ogni ora è cruciale, e la speranza è l’unica compagna della sua famiglia e degli amici che lo attendono.

Nel frattempo, le “Volanti” della Polizia di Stato, giunte immediatamente sul luogo dell’aggressione in Piazza Mercatale, hanno avviato una serrata caccia all’uomo. Testimonianze cruciali raccolte tra i presenti e l’analisi meticolosa delle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona hanno permesso di stringere il cerchio intorno ai responsabili. Nel cuore della notte, la svolta: due individui sono stati rintracciati e fermati in questura.

Si tratta di un sedicenne italiano e un cittadino sudamericano. Entrambi sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria e sarebbero stati riconosciuti da alcuni testimoni come gli aggressori, elementi che rafforzano il quadro accusatorio. Ora si trovano a disposizione dell’autorità giudiziaria, chiamati a rispondere di un gesto che ha sconvolto una comunità intera e che ha gettato nell’angoscia la famiglia di un ragazzo che ha pagato a carissimo prezzo un atto di puro altruismo.

Prato si sveglia con l’amaro in bocca, divisa tra la speranza per la vita del giovane e lo sdegno per la violenza gratuita che può scattare in pochi istanti. Un atto di coraggio che rischia di costare carissimo, ma che ha anche acceso un faro sulla fragilità della sicurezza urbana e sull’importanza di non voltare le spalle di fronte alle ingiustizie. La città attende con ansia notizie dal reparto di rianimazione, sperando che la forza di volontà del ragazzo e la perizia medica possano prevalere sulla brutalità di una notte maledetta.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza