Redazione- Matera si prepara a vivere una giornata ad alta tensione sociale e sindacale con lo sciopero totale proclamato per il 10 giugno 2026 dalle segreterie regionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni insieme alla RSU di CallMat Matera. Dalle prime ore del mattino, centinaia di lavoratrici e lavoratori raggiungeranno Roma per manifestare davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nel tentativo di ottenere risposte concrete sul futuro del sito lucano e sulla sorte di oltre 350 famiglie.
La mobilitazione, per numeri e impatto, supera ormai i confini di una normale vertenza aziendale. Attorno alla crisi di CallMat si è concentrata una preoccupazione che riguarda l’intero territorio materano e più in generale la Basilicata, dove il lavoro resta uno dei nodi più delicati dello sviluppo locale. La riduzione dei volumi di attività sul sito viene letta dai sindacati come un passaggio che rischia di aprire una frattura profonda sul piano occupazionale, sociale ed economico, in un’area che da anni combatte contro precarietà, spopolamento e riduzione delle opportunità per i giovani.
la protesta da Matera a Roma e il peso della vertenza sul territorio
Secondo quanto comunicato dalle organizzazioni sindacali, la partenza verso la capitale avverrà all’alba e vedrà la presenza, accanto ai lavoratori, dei segretari regionali Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano. L’obiettivo della manifestazione è portare il caso CallMat all’attenzione nazionale e chiedere un intervento immediato capace di fermare una crisi che viene considerata devastante per il tessuto sociale lucano.
La vicenda assume un valore ancora più forte perché coinvolge un territorio che negli anni ha cercato di costruire occasioni di occupazione stabile anche nel settore dei servizi e del customer care. In una città come Matera, che ha conquistato negli ultimi anni una visibilità internazionale sul piano culturale e turistico, la tenuta dell’occupazione resta però un indicatore decisivo per misurare la qualità reale della crescita. Per questo i sindacati insistono su un punto: dietro il dato dei 350 posti a rischio non ci sono soltanto numeri, ma salari, mutui, percorsi di vita e la possibilità concreta per molte persone di continuare a vivere nella propria terra.
i sindacati: “non è solo una crisi aziendale”
Nel testo diffuso alla vigilia dello sciopero, le sigle sindacali parlano in modo netto di una battaglia che riguarda Matera, la Basilicata e l’intero Mezzogiorno. Il messaggio politico e sociale è chiaro: la vertenza CallMat viene presentata come il simbolo di una questione più ampia, quella del diritto al lavoro nelle aree del Sud, spesso esposte a decisioni industriali prese lontano dai territori e dalle comunità coinvolte.
Le organizzazioni dei lavoratori contestano il rischio che l’occupazione venga trattata come una voce di bilancio da ridurre, senza considerare le conseguenze sulle famiglie e sulle comunità locali. Il lavoro, nella lettura sindacale, non è soltanto reddito, ma dignità, autonomia e permanenza sul territorio. In Basilicata questo tema assume un peso particolare, perché ogni crisi occupazionale finisce per alimentare la fuga dei giovani, il calo demografico e l’indebolimento del sistema economico locale.
Nel comunicato emerge anche un forte richiamo alla responsabilità collettiva. I sindacati ricordano che molti lavoratori hanno investito anni di professionalità e competenze nel sito di Matera, contribuendo alla qualità del servizio e alla stabilità produttiva. Da qui la richiesta di non scaricare sulle persone il costo di scelte aziendali che rischiano di cambiare in modo pesante il futuro di centinaia di nuclei familiari.
il ruolo delle istituzioni e la richiesta di un impegno diretto di TIM
Nella ricostruzione sindacale viene riconosciuto il sostegno espresso dal Consiglio comunale di Matera, dalle istituzioni locali e dalla Regione Basilicata. Un passaggio specifico riguarda l’assessore regionale alle Attività produttive Franco Cupparo, indicato come interlocutore attivo nella ricerca di strumenti utili alla salvaguardia del sito e dell’occupazione. Le sigle parlano di iniziative concrete e non soltanto di solidarietà formale, sottolineando come la Regione abbia mostrato disponibilità operativa su una vertenza considerata strategica.
Il punto più duro del comunicato è però rivolto a TIM, chiamata direttamente in causa dai sindacati. Secondo le organizzazioni, l’azienda deve chiarire quali siano le sue reali intenzioni sul sito di Matera e non può restare in una posizione di attesa di fronte a una crisi che coinvolge centinaia di lavoratori. La richiesta è quella di un’assunzione piena di responsabilità sociale e industriale, in considerazione del fatto che il territorio lucano ha garantito negli anni professionalità, affidabilità e continuità.
Da Roma, aggiungono i sindacati, non servono dichiarazioni generiche ma impegni precisi. Il tavolo ministeriale viene visto come uno snodo decisivo: da lì dovranno arrivare indicazioni chiare sul mantenimento dei livelli occupazionali e sulla continuità produttiva del sito. In caso contrario, la mobilitazione è destinata a proseguire.
una giornata chiave per il futuro occupazionale di Matera
La manifestazione del 10 giugno viene presentata come una prova di unità sindacale e territoriale. Non soltanto i dipendenti CallMat, ma un’intera comunità, nella lettura delle sigle, si muove per difendere il diritto a lavorare in Basilicata senza essere costretta a subire decisioni esterne. Il messaggio finale è netto: nessun licenziamento, nessun abbandono, nessuna cancellazione di posti di lavoro.
Per Matera sarà una giornata che va oltre la cronaca sindacale. Sul tavolo c’è la tenuta di un pezzo rilevante dell’economia locale e la possibilità di evitare una nuova ferita occupazionale in una regione che continua a chiedere rispetto, investimenti e prospettive stabili.