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Cronaca

FUGA MORTALE NELLA NOTTE: 16ENNE PERDE LA VITA NELLO SCHIANTO DOPO L’INSEGUIMENTO A ORTA NOVA

Una fuga dai Carabinieri finita nel peggiore dei modi: a Orta Nova un 16enne perde la vita nello schianto della Renault Mégane su cui viaggiava con quattro amici. Una notte di follia e velocità che distrugge una famiglia e sconvolge l’intera comunità foggiana.
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FUGA MORTALE NELLA NOTTE: 16ENNE PERDE LA VITA NELLO SCHIANTO DOPO L’INSEGUIMENTO A ORTA NOVA

Redazione-  Le luci blu dei lampeggianti che squarciano il buio della notte, il sibilo delle gomme sull’asfalto della Provinciale 80 e poi il fragore metallico di un impatto che non ha lasciato scampo. Poteva essere una delle tante sere trascorse tra amici, un sabato notte di fine maggio dedicato alla spensieratezza, e invece si è trasformato nell’ennesimo, straziante capitolo di una strage stradale che non accenna a fermarsi.

Erano circa le 2:00 di notte tra sabato 30 e domenica 31 maggio quando, alle porte di Orta Nova, in provincia di Foggia, il destino di cinque giovanissimi è cambiato per sempre. Il bilancio è drammatico: un ragazzo di soli 16 anni è morto sul colpo, mentre i suoi quattro amici, tutti minorenni tra i 14 e i 16 anni, sono finiti in ospedale.

La cronaca della tragedia

Tutto ha avuto inizio nel cuore del comune foggiano. Secondo quanto ricostruito finora dai Carabinieri, i cinque ragazzi viaggiavano a bordo di una Renault Mégane station wagon con targa polacca. Quando hanno incrociato un posto di controllo dell’Arma all’uscita del centro abitato, la reazione non è stata quella di rallentare, ma di affondare il piede sull’acceleratore. Alla guida c’era un altro sedicenne che, privo di patente e probabilmente in preda al panico, ha tentato la fuga per seminare i militari.

Ne è nato un inseguimento concitato lungo la Strada Provinciale 80. La velocità, la scarsa visibilità e l’inesperienza si sono rivelate una combinazione letale. In prossimità di una curva, il giovane conducente ha perso il controllo della vettura. L’auto ha sbandato paurosamente, diventando un proiettile impazzito che ha concluso la sua corsa schiantandosi con violenza inaudita contro il guardrail.

I soccorsi e il bilancio

La scena che si è presentata ai primi soccorritori è stata agghiacciante. Per il sedicenne che sedeva sui sedili posteriori non c’è stato nulla da fare: l’impatto è stato fatale e i medici del 118 non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco del distaccamento di Cerignola, il cui lavoro è stato fondamentale per estrarre i giovani dalle lamiere accartocciate dell’auto. Il dispiegamento dei soccorsi è stato imponente: diverse ambulanze e persino l’elisoccorso sono giunti nell’agro di Orta Nova per trasferire i feriti nel più vicino polo ospedaliero. Tre dei ragazzi coinvolti, fortunatamente, non hanno riportato traumi gravi e sono già stati dimessi, mentre il quarto resta sotto osservazione in attesa che i medici sciolgano la prognosi.

Le indagini in corso

Il silenzio della domenica mattina a Orta Nova è stato rotto dal dolore di una comunità sotto shock. I Carabinieri sono ora al lavoro per fare piena luce sulla dinamica dell’incidente e su diversi punti ancora oscuri. Resta da chiarire la provenienza della vettura con targa polacca e come i cinque minorenni ne avessero ottenuto la disponibilità.

Mentre i rilievi tecnici proseguono sulla SP 80, la tragedia solleva prepotentemente il tema della sicurezza stradale e del disagio giovanile. Quella che doveva essere una “bravata” per evitare un controllo si è trasformata in un dramma indelebile. Una vita spezzata a sedici anni, nel fiore dell’adolescenza, lascia un vuoto incolmabile e una domanda che riecheggia nell’aria: si può morire così per paura di un posto di blocco?

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Cronaca

Treviso – Tredicenne si butta dalla finestra della scuola , dietro al gesto estremo possibile bullismo

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Treviso - Tredicenne si butta dalla finestra della scuola , dietro al gesto estremo possibile bullismo

Dramma durante la ricreazione in un istituto medio: il ragazzo si ferisce, sale al primo piano e si lascia cadere. È ricoverato in ospedale con gravi fratture. Gli studenti: «Deriso per il modo di parlare»

n volo di quasi quattro metri dal primo piano di una scuola media nell’hinterland di Treviso, preceduto da tagli autoinflitti e consumato nel silenzio di una mattinata che sembrava uguale a tante altre. È il dramma vissuto lunedì scorso da un tredicenne, alunno dell’ultimo anno, ora ricoverato in ospedale con fratture gravi e sul quale i medici mantengono il massimo riserbo, monitorando in particolare l’entità delle lesioni interne per scongiurare conseguenze permanenti. Sulla vicenda, che ha scosso profondamente la comunità scolastica e le famiglie, si allunga ora in modo netto l’ombra del bullismo.

Secondo quanto ricostruito attraverso le testimonianze raccolte tra i banchi, il ragazzino avrebbe covato un disagio profondo, alimentato da episodi di scherno mai emersi chiaramente prima. «Veniva preso in giro da alcuni compagni per il modo di parlare», raccontano i ragazzi che frequentano lo stesso istituto, delineando il quadro di una sofferenza rimasta silenziosa.

La sequenza dell’accaduto fotografa una dinamica rapidissima. Durante la ricreazione, il tredicenne era rientrato nell’edificio con la scusa di dover andare in bagno. All’interno della toilette si sarebbe procurato delle ferite alle braccia. Poi, eludendo la sorveglianza e passando davanti alla sua classe al piano terra senza essere notato, ha raggiunto le scale, è salito al primo piano e, dopo aver aperto una porta di sicurezza, si è lasciato cadere nel vuoto.

A dare l’allarme sono stati insegnanti, collaboratori scolastici e alcuni compagni che lo hanno visto riverso a terra. L’ambulanza del 118, giunta tempestivamente sul posto insieme ai carabinieri, ha stabilito le condizioni critiche del minore prima del trasferimento al pronto soccorso.

 

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Addio a Wilma De Angelis , cantante e star della cucina in tv

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Addio a Wilma De Angelis , cantante e star della cucina in tv

Il mondo dello spettacolo e della musica piange la scomparsa di Wilma De Angelis, che si è spenta nella giornata di oggi, domenica 11 ottobre 2026, a 96 anni, A dare l’annuncio della scomparsa è stato il nipote, Fabio De Angelis, a cui era particolarmente legata. L’artista non si era mai sposata e non ha mai avuto figli, da diversi anni era vedova del suo compagno storico.

L’esperienza professionale di Wilma De Angelis è iniziata prestissimo, già negli anni ’50, quando ha iniziato a cantare, la popolarità è coincisa con il suo approdo al Festival di Sanremo, datato 1959, dove si è presentata con “Nessuno” e “Per tutta la vita”. Quella fase l’ha poi portata a partecipare la Festival di Napoli, dove si è esibita con “Cerasella”, affiancata da Gloria Christian, a cui ha fatto seguito un duetto storico con Mina.

La cantante è po tornata sul palco dell’Ariston l’anno successivo, dove si è presentata con “Quando vien la sera”, brano che le consente di ottenere un ottimo terzo posto con “Joe Sentieri”, oltre che con la canzone “Splende l’arcobaleno”. E’ però il 1961 l’anno più significativo, l’anno in cui interpreta, sempre al Festival, quella che può essere considerata la sua canzone simbolo, “Patatina”, un brano di Gianni Meccia ripetuto dallo stesso autore. La canzona non ha raggiunto la finale, ma è ancora amatissima e ricordata anche dai più giovani, non a caso è stata uno spunto per quello che è rimasto il suo soprannome, “Miss Patatina” o “La Patatina della canzone italiana”.

Il curriculum di Wilma De Angelis prevede complessivamente nove partecipazioni a Sanremo.

La carriera di Wilma De Angelis è stata trasversale, le ha permesso di ottenere anche importanti successi sul piccolo schermo.

Lei è stata una delle prime a condurre un programma di cucina, genere oggi onnipresente sui palinsesti. A puntare su di lei è stato Paolo Limiti, che l’ha voluta alla guida di “Telemenù”, poi diventato “Sale, pepe e fantasia”, in onda su Telemontecarlo da fine anni ’70 per ben 18 anni. I fornelli sono così diventati per lei un po’ il suo mondo, a quello hanno fatto seguito altri format amati dal pubblico, come “La spesa di Wilma”, “Complimenti allo chef”,” A pranzo con Wilma”, occasione per mettersi alla prova con ricette interessanti, che lei cucinava in prima persona, ma anche per conoscere diversi Vip, che lei ospitava in ogni puntata.

L’amore per la musica non si è però mai ovviamente del tutto spento in lei, negli anni ’80 ha così deciso di incidere nuovamente alcuni dischi, affiancata da Ricky Gianco e gli Oldies.

Non sono mancate anche alcune esperienze da attrice, come quella nel film “Femmine contro maschi”, diretto da Fausto Brizzi. Tanti ricordano inoltre la sua versione di “Bad Romance” di Lady Gaga, diventata “Dimmi di sì”.

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Paradosso a Trieste, volontari pro-migranti in sciopero: “Sospendiamo gli aiuti, siamo minacciati e aggrediti da loro”

Ha del clamoroso la protesta andata in scena a Trieste: i volontari pro-migranti che da anni presidiano Piazza Libertà per accogliere i profughi della Rotta Balcanica sono entrati in sciopero contro… i migranti stessi! Le storiche associazioni “Linea d’Ombra” e “Fornelli Resistenti” hanno incrociato le braccia, annunciando che per un’intera settimana non forniranno più cibo, cure e assistenza. Il motivo? Sono stati minacciati, insultati e aggrediti fisicamente! Gian Andrea Franchi, vicepresidente di Linea d’Ombra, ha rivelato una situazione fuori controllo: “Un ex detenuto afghano ci ha quasi strattonati e aggrediti verbalmente. Ci accusa assurdamente di essere la causa del suo arresto!”. Questo individuo, spalleggiato da un connazionale, starebbe istigando e influenzando anche un gruppetto di altri migranti presenti nella piazza, rendendo impossibile per i volontari operare in sicurezza senza rischiare l’incolumità personale. Un vero e proprio cortocircuito dell’accoglienza! Leggete il nostro articolo per tutti i dettagli di questo amaro paradosso. E a proposito di aggressioni in strada, non lasciate mai sguarnita la vostra abitazione: proteggete la vostra famiglia con il potentissimo Kit di Videosorveglianza Smart con allarme integrato, oggi in clamoroso sconto su Amazon! 👇

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migranti

Trieste  – Per anni, il piazzale antistante la stazione ferroviaria di Trieste è stato il crocevia disperato e silenzioso di migliaia di esseri umani. Piazza Libertà è storicamente nota alle cronache come il punto di approdo finale, il capolinea italiano della famigerata e durissima “rotta balcanica”. Qui, ogni giorno e ogni notte, esseri umani stremati dai chilometri percorsi a piedi trovano, o meglio trovavano, un primo pasto caldo e medicazioni basilari. A fornire questo fondamentale e instancabile supporto logistico e umano sono sempre state le associazioni di volontariato locale. Eppure, in queste ore, è andato in scena un clamoroso e amaro paradosso che sta facendo discutere l’intera città e la politica nazionale: i volontari hanno deciso di incrociare le braccia, proclamando una sorta di clamoroso “sciopero bianco” dell’assistenza. Il motivo? Sono diventati bersaglio di pesanti aggressioni, minacce fisiche e insulti perpetrati proprio da alcuni dei migranti richiedenti asilo che da anni cercano di aiutare.

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La drastica decisione: stop a cibo e cure per una settimana

A prendere questa drastica, dolorosa ma inevitabile decisione sono state le storiche associazioni Linea d’Ombra e Fornelli Resistenti, i cui membri presidiano instancabilmente Piazza Libertà con banchetti, pentoloni di cibo fumante e kit di primo soccorso. I responsabili hanno comunicato ufficialmente che, per l’intera durata di una settimana, verrà meno il loro encomiabile impegno quotidiano nell’offrire supporto e rifornimenti a chi arriva in Italia. Non si tratta di un passo indietro rispetto ai propri ideali di solidarietà e accoglienza, bensì di un grido di allarme disperato legato alla tutela della propria incolumità personale. La situazione in piazza è infatti drasticamente degenerata negli ultimi tempi: i volontari hanno denunciato pubblicamente, senza mezzi termini, di aver subito ripetute e gravi minacce da parte di pusher stranieri che gravitano nell’area e da un gruppo specifico di immigrati stanziali nella zona.

Il racconto del vicepresidente: “Aggrediti e strattonati”

A fare luce sulle precise dinamiche che hanno portato al blocco delle attività assistenziali è stato Gian Andrea Franchi, storico vice presidente dell’associazione Linea d’Ombra, che ha spiegato la complessa situazione alla stampa locale triestina. «In questi ultimi giorni si sono verificati episodi spiacevoli, gravissimi e del tutto inaccettabili», ha dichiarato Franchi, visibilmente amareggiato per la piega presa dagli eventi. Il vicepresidente ha puntato il dito contro un individuo in particolare, descritto come un soggetto altamente instabile e pericoloso. «Un cittadino afghano, che ha alle spalle un passato da ex detenuto, ci ha ripetutamente minacciati e ci ha aggrediti verbalmente in modo estremamente violento, arrivando quasi a strattonarci fisicamente durante lo svolgimento delle nostre mansioni volontarie».

La dinamica: l’ex detenuto, le accuse e l’influenza sul gruppo

Ma cosa ha scatenato un simile livello di astio nei confronti di chi distribuisce cibo e coperte gratuitamente? La spiegazione, paradossale, risiede nelle logiche distorte della microcriminalità di strada. Secondo quanto riportato, questo cittadino afghano (un volto già ampiamente noto alle forze dell’ordine locali per i suoi trascorsi giudiziari) avrebbe maturato l’insana e infondata convinzione che i volontari stessi siano in qualche modo i diretti responsabili della sua passata incarcerazione, riversando su di loro accuse deliranti e una rabbia cieca. Il problema è che l’individuo non sta agendo in solitaria. «Lui e un altro suo connazionale stanno purtroppo influenzando negativamente anche altri migranti che si trovano in piazza», ha spiegato ancora Franchi. «Si tratta in realtà di un piccolo gruppo di facinorosi, ma la situazione generale è diventata talmente problematica e tesa da non garantirci più i requisiti minimi di sicurezza per poter operare serenamente». Il presidio solidale si ferma, dunque, lasciando un vuoto nell’accoglienza ma accendendo un faro ineludibile sul problema della gestione della sicurezza e della criminalità nelle zone di frontiera, dove la solidarietà rischia, drammaticamente, di trasformarsi in un bersaglio.

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