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Territorio

Il nuovo bando per l’edilizia residenziale pubblica a Pescara e la sfida dell’emergenza abitativa

🏠 Il nuovo bando Erp di Pescara è online, ma l’Uniat Abruzzo avverte: senza una massiccia manutenzione degli immobili esistenti e il completamento dei cantieri fermi, l’emergenza abitativa resterà un nodo irrisolto. Servono investimenti concreti per assicurare una casa a chi ne ha diritto.

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Il nuovo bando per l'edilizia residenziale pubblica a Pescara e la sfida dell'emergenza abitativa

 Redazione-  L’uscita del bando integrativo per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) da parte del Comune di Pescara segna un momento di confronto significativo per le politiche sociali del capoluogo adriatico. L’iniziativa rappresenta il tentativo dell’amministrazione di aggiornare le graduatorie vigenti, uno strumento necessario per garantire alle famiglie in condizioni di fragilità economica un percorso di accesso alla casa che sia quanto più trasparente e aderente alle attuali necessità del tessuto sociale cittadino. Tuttavia, l’associazione degli inquilini Uniat Abruzzo, pur accogliendo positivamente l’atto amministrativo, solleva questioni di fondo che vanno ben oltre la semplice pubblicazione di un avviso pubblico.

Il limite delle procedure burocratiche

Il settore dell’edilizia residenziale soffre da tempo di una cronica carenza di immobili disponibili, una situazione che il solo aggiornamento delle liste d’attesa non è in grado di sanare. Il bando, per quanto necessario, rischia di ridursi a un puro esercizio burocratico se non viene supportato da una strategia di incremento reale degli alloggi pronti all’uso. Molti nuclei familiari, pur posizionandosi in alto nelle graduatorie, si scontrano con l’assenza materiale di unità abitative assegnabili. Il problema, dunque, non è solo chi ha diritto all’alloggio, ma la disponibilità effettiva di immobili che rispettino i requisiti di decoro, salubrità e sicurezza previsti dalle normative vigenti.

Secondo i dati raccolti dall’associazione di categoria, la criticità principale non risiede esclusivamente nella mancanza di nuove costruzioni, ma nella gestione del patrimonio già esistente. Troppi appartamenti restano inutilizzati per lunghi periodi a causa di danni strutturali, carenza di manutenzione o lentezze amministrative che ne impediscono la riassegnazione immediata. Questa situazione genera una frustrazione crescente tra i cittadini che vedono nel diritto alla casa un obiettivo lontano, nonostante il riconoscimento formale della propria condizione di bisogno da parte degli enti locali.

La necessità di un piano di manutenzione straordinaria

La posizione espressa dalla presidente di Uniat Abruzzo, Roberta Polce, è chiara: il bando è un segnale di attenzione, ma non può essere l’unica risposta politica. Il cuore del problema resta lo stato di conservazione degli stabili. È necessario un impegno finanziario costante e mirato verso la manutenzione straordinaria, capace di trasformare alloggi attualmente inagibili in soluzioni abitative dignitose. Il recupero del patrimonio esistente rappresenta, in questo scenario, la strada più economica e rapida per rispondere all’emergenza abitativa.

Oltre alla manutenzione, occorre un monitoraggio rigoroso sui cantieri aperti. Molti interventi di riqualificazione, spesso finanziati con fondi regionali o statali, subiscono rallentamenti che sottraggono abitazioni al mercato pubblico per mesi, se non per anni. La richiesta dell’associazione è che la politica locale acceleri il completamento di questi lavori, evitando che la paralisi logistica si traduca in un danno diretto per le fasce di popolazione più deboli. La trasparenza sull’avanzamento dei cantieri deve diventare una costante, affinché la cittadinanza possa toccare con mano l’efficacia delle risorse impiegate.

Una visione strategica per il domani

Guardando al futuro, Uniat Abruzzo punta il dito verso la prossima riforma regionale che dovrà ridisegnare il sistema delle politiche abitative in Abruzzo. Il diritto alla casa non può essere gestito tramite interventi estemporanei o basati sull’emergenza del momento. Al contrario, serve una programmazione pluriennale che integri il reperimento di fondi certi con una gestione dinamica e rapida del patrimonio pubblico.

L’auspicio è che il bando del 2026 sia solo il primo passo di un percorso che metta al centro il recupero degli alloggi sfitti. Valorizzare ciò che già esiste significa non solo risparmiare suolo, ma anche intervenire nei quartieri già urbanizzati, evitando il rischio di ghettizzazione e favorendo, al contempo, l’integrazione sociale attraverso il ripristino del decoro abitativo. Senza un monitoraggio costante e una volontà politica orientata alla concretezza, il rischio è che il divario tra la domanda di case popolari e l’offerta reale continui ad allargarsi, rendendo sempre più complesso il compito delle istituzioni nel garantire un pilastro fondamentale del welfare regionale.

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Piana del Cavaliere

Il miracolo dei piccoli borghi: a Montesabinese (20 abitanti) il Vescovo Giovanni celebra la festa patronale. “Qui c’è il vero senso della comunità”

“Non importa quanti siamo, ma quanto ci vogliamo bene!”. ❤️⛪ Una giornata che rimarrà nella storia per Montesabinese, la più piccola frazione di Carsoli (L’Aquila). Ieri, questo splendido borgo che in inverno conta appena 20 abitanti, si è riempito di gioia, famiglie ed emigrati di ritorno per celebrare la festa patronale. Un evento reso ancora più speciale dalla prima, attesissima visita del Vescovo Giovanni! Durante una commovente omelia, il presule ha ricordato che il valore di una comunità non si misura dal numero dei residenti, ma dalla capacità di perdonarsi, accogliersi e volersi bene. Leggi le parole del Vescovo e le emozioni di questa bellissima festa di paese nel nostro articolo! Tu sei mai stato a Montesabinese? 👇 🌲

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Il Vescovo Giovanni a Montesabinese di Carsoli

Montesabinese di Carsoli  – Esistono luoghi, in Italia, dove il tempo sembra essersi fermato, sfuggendo alle logiche spietate dei numeri, dello spopolamento e della frenesia moderna. Luoghi in cui la parola “comunità” non è un freddo termine sociologico, ma un sentimento caldo, vivo, che si respira passeggiando tra i vicoli in pietra. È esattamente questa l’atmosfera magica e quasi sospesa che si è respirata ieri a Montesabinese, la più piccola e suggestiva frazione del Comune di Carsoli. Un borgo che conta, durante i rigidi mesi invernali, appena una ventina di coraggiosi residenti stabili, ma che in occasione della festa patronale si è trasformato in un cuore pulsante di gioia, fede e ricordi, accogliendo per la primissima volta la storica visita del Vescovo Giovanni.

Una piccola grande comunità: la magia dei ritorni estivi

Era da tantissimo tempo che il presule desiderava raggiungere e abbracciare questo piccolo avamposto montano. Un desiderio profondo che finalmente, complice l’aria di festa dell’estate, ha potuto tradursi in realtà. Ad accogliere il Vescovo non c’erano soltanto i venti residenti storici, ma una folla inaspettata ed entusiasta di fedeli. Nel periodo estivo, infatti, Montesabinese rinasce letteralmente: decine di famiglie tornano nei luoghi delle proprie origini, richiamate in modo viscerale dai legami familiari, dall’affetto incancellabile per il paese natio o, semplicemente, dalla bellezza struggente del paesaggio incontaminato che lo circonda. Ieri, radunata attorno all’Eucaristia e al proprio santo patrono, la frazione è apparsa tutt’altro che “piccola”, dimostrando al Vescovo quanto possano essere tenaci e profondi i legami umani custoditi nelle realtà apparentemente più marginali.

Le parole del Vescovo: “L’importanza non si misura dai numeri”

L’omelia pronunciata dal Vescovo Giovanni ha toccato nel profondo l’animo dei presenti, restituendo dignità e speranza a un territorio che lotta contro l’abbandono. «Una festa patronale, soprattutto quando si celebra in una piccola frazione, può sembrare dall’esterno qualcosa di semplice, quasi esclusivamente familiare. E invece custodisce un significato enorme», ha sottolineato il presule dall’altare. Non si tratta di una banale tradizione folcloristica da segnare sul calendario, ma della «memoria viva di una comunità che riconosce di non essere sola, che si ritrova attorno alla luce della fede, che ricorda con orgoglio le proprie radici e che, stringendosi, guarda insieme al futuro».

Il filo conduttore della celebrazione è stato proprio questo: il sentirsi parte di un tutto. Una festa patronale diventa così l’occasione perfetta per ritrovarsi, per dirsi che nessuno è stato dimenticato. «Non importa quanti siamo. Importa soltanto come ci vogliamo bene», ha ricordato con dolcezza il Vescovo, invitando i cittadini di Montesabinese a non commettere mai l’errore di misurare la propria importanza o la propria vitalità basandosi unicamente sul freddo dato anagrafico del numero degli abitanti.

Il coraggio del perdono per superare le vecchie incomprensioni

Tra le navate della piccola chiesa, la riflessione si è poi spostata su un tema cruciale, ispirato dal Vangelo: il difficile esercizio del perdono. Commentando la celebre domanda di Pietro a Gesù (“Quante volte dovrò perdonare?”), il Vescovo ha toccato un nervo scoperto tipico delle piccole realtà di provincia. In un paese così piccolo, dove tutti conoscono tutto di tutti e dove le storie personali si intrecciano inestricabilmente per decenni, possono nascere amicizie fortissime, ma anche ferite, liti di vicinato e incomprensioni che rischiano di trascinarsi rancorosamente per anni. Il perdono cristiano, ha ricordato il presule, non si misura a convenienza: serve coraggio per mettere da parte ciò che divide, collaborare e prendersi cura gli uni degli altri, senza mai dimenticare i più anziani o chi vive in solitudine.

“Da oggi mi sento parte della vostra storia”

A rendere la giornata ancora più indimenticabile è stata la promessa finale del Vescovo, che ha espresso pubblicamente il desiderio di trasformare questa sua prima visita in un legame duraturo nel tempo: «Voglio sentirmi anch’io, a partire da oggi, un po’ parte della vostra bella storia e della vostra comunità». Parole accolte da un lungo, sincero ed emozionato applauso da parte dei fedeli, che hanno invitato il Vescovo a tornare presto. Ieri, la “piccola” Montesabinese ha dimostrato al mondo intero di avere, in realtà, un cuore immensamente grande.

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Piana del Cavaliere

Fede, musica e l’emozione della storica “Inchinata”: a Carsoli un Ferragosto di pura devozione per la Madonna delle Rose e l’Assunta

A Ferragosto c’è chi sceglie il caos delle spiagge… e chi sceglie la magia delle vere tradizioni! 🕯️ ⛪ La Parrocchia di Santa Vittoria a Carsoli (L’Aquila) ha preparato tre giorni di celebrazioni meravigliose in occasione della Solennità dell’Assunta. Si parte stasera, venerdì 14 agosto: Rosario, Messa, l’imperdibile concerto della Banda di Frascati, una cena fraterna tutti insieme e… il momento più atteso dell’anno. Alle 21:15 le strade si illumineranno per la Fiaccolata in onore della Madonna delle Rose e per assistere all’emozionante e celebre “Inchinata” con Santa Vittoria! 🌹 I festeggiamenti religiosi proseguiranno per tutto il weekend tra sabato 15 e domenica 16 agosto. Scoprite tutti gli orari e i dettagli nel nostro articolo e unitevi alla comunità in preghiera. Voi avete mai assistito al rito dell’Inchinata? Raccontatecelo nei commenti! 👇 🙏

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Locandina eventi parrocchia di Santa Vittoria Carsoli

Carsoli  – C’è un’Italia che nei giorni di Ferragosto non si accalca freneticamente sulle spiagge roventi o nelle metropoli svuotate, ma che preferisce ritrovare se stessa nel silenzio mistico, nel raccoglimento e nel calore ineguagliabile delle proprie radici. È l’Italia dei borghi, delle parrocchie, delle comunità che si stringono attorno ai propri simboli di fede. E in questa estate del 2026, la Parrocchia di Santa Vittoria Vergine e Martire di Carsoli si prepara a regalare ai suoi cittadini (e ai tanti turisti di ritorno per le ferie) un triduo di celebrazioni che promette di toccare le corde più profonde dell’anima, culminando nella Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.

Il cuore della vigilia: la Banda di Frascati e il calore della comunità

Il programma dei festeggiamenti si apre ufficialmente oggi, venerdì 14 agosto, ed è un crescendo di spiritualità e aggregazione sociale. L’appuntamento è presso la Chiesa di San Vincenzo, che diventerà il vero fulcro pulsante del paese. Si inizia nel tardo pomeriggio, alle 18:30, con la recita del Santo Rosario, il momento ideale per pacificare lo spirito e prepararsi alla solenne Santa Messa delle ore 19:00. Ma una festa di paese non è tale senza la musica ad elevare gli animi: alle 20:00 i fedeli potranno assistere all’attesissimo concerto curato dalla storica Banda di Frascati, le cui note riempiranno le piazze creando quell’atmosfera di “sagra buona” e antica che fa bene al cuore. A seguire, alle 20:30, un momento di pura convivialità: la cena fraterna, un’occasione d’oro per guardarsi negli occhi, spezzare il pane insieme e consolidare quel tessuto umano che nessuna tecnologia potrà mai sostituire.

La Fiaccolata e la celebre “Inchinata”: un’emozione che ferma il tempo

Ma il vero apice emotivo della vigilia ferragostana arriverà con il buio della sera. Alle ore 21:15, le strade di Carsoli si illumineranno della luce tremolante e suggestiva di centinaia di candele. Prenderà infatti il via la grande Fiaccolata in onore della Madonna delle Rose. Un fiume di fedeli in processione accompagnerà la sacra effigie in un clima di preghiera silenziosa, fino al momento che tutti i carsolani aspettano con il fiato sospeso: la celebre “inchinata” con Santa Vittoria. Un antico e profondo rito di incontro e reverenza tra le due figure sacre, un gesto simbolico tramandato di generazione in generazione che non smette mai di commuovere e di unire l’intera comunità sotto un unico, grande cielo stellato.

Il trionfo dell’Assunta: le celebrazioni di sabato 15 e domenica 16 agosto

Il cuore religioso della festa batterà poi fortissimo nella giornata di sabato 15 agosto, in cui la Chiesa cattolica celebra la Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Il fulcro delle liturgie si sposterà nella monumentale Chiesa di Santa Vittoria. Due i momenti fondamentali per i fedeli: la Santa Messa mattutina delle ore 9:30, perfetta per chi vuole iniziare il Ferragosto ringraziando la Vergine, e la funzione serale delle ore 18:00.

Il clima di festa e preghiera non si spegnerà con la fine del Ferragosto, ma si prolungherà anche in domenica 16 agosto, sempre presso la Chiesa di Santa Vittoria. L’orario delle Sante Messe domenicali sarà scandito in tre momenti per permettere la massima partecipazione di cittadini e visitatori: si partirà al mattino presto alle 9:30, seguita dalla funzione solenne delle 11:00, per poi concludere il fine settimana spirituale con la Messa vespertina delle ore 18:00.

“Sostienici nel cammino della fede”

A chiudere il programma stilato dalla Parrocchia, c’è una piccola, dolcissima invocazione stampata in calce alla locandina: “Maria assunta in cielo, sostienici nel cammino della fede”. Ed è proprio questo il senso ultimo di questi tre giorni a Carsoli: non una semplice ricorrenza da segnare sul calendario, ma una vera iniezione di speranza, bellezza e fraternità per affrontare le sfide di tutti i giorni. Che siate credenti praticanti o semplici amanti delle nostre tradizioni più vere, questo fine settimana a Carsoli è un appuntamento con l’anima a cui è impossibile mancare.

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Territorio

L’arte che squarcia il silenzio e si fa carne: a Spoltore la mostra provocatoria di Giacomo Giovannelli che ridefinisce i confini della libertà visiva

La pittura che graffia l’anima e risveglia le coscienze! 🎨✨ Fino al 16 agosto allo Spoltore Ensemble non perdere “La pittura innanzitutto”, la mostra personale del maestro Giacomo Giovannelli. Un viaggio viscerale tra materia, colore e provocazione che abbatte i cliché dell’arte moderna per restituirci la vera libertà. Un’esperienza sconvolgente che ti lascerà senza fiato! ❤️ Leggi qui per scoprire i segreti delle opere esposte e vivere questa magia! 👇

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Giacomo Giovannelli

Spoltore  – Esistono momenti in cui l’espressione artistica smette di essere un semplice ornamento da parete per trasformarsi in un urlo silenzioso, in una scossa tellurica capace di risvegliare le coscienze assopite dal flusso impersonale della quotidianità. Dal 12 al 16 agosto, le antiche mura dello Spazio D’Attanasio si fanno custodi di un evento espositivo di rara potenza visiva e intellettuale. Nell’ambito della storica e prestigiosa kermesse dello Spoltore Ensemble, prende vita la sezione dedicata alle arti visive “Dimore ’26 – Tracciati artistici”, splendidamente curata dall’Associazione “I Colori del Territorio” sotto la guida attenta di Maria Jenie Rossi. In questo scenario di fermento culturale, la mostra personale del maestro Giacomo Giovannelli, intitolata con fiera sfrontatezza “La pittura innanzitutto”, si impone come un passaggio obbligato per chiunque cerchi nell’arte un’esperienza sensoriale autentica e profonda.

In un’epoca in cui tutto scorre velocemente sugli schermi freddi dei nostri smartphone, l’opera di Giovannelli ci costringe a fermarci, a guardare da vicino e a toccare con gli occhi la consistenza stessa della creazione. La riflessione del noto curatore del progetto AP/Arte Prossima, Beniamino Cardines, ci offre una chiave di lettura illuminante per comprendere la portata di questo evento. Oggi l’arte ha finalmente abbattuto i vecchi steccati accademici, liberandosi dalle catene delle grandi scuole del passato, dei manifesti programmatici e delle critiche di parte legate a puri interessi economici. L’arte è tornata a essere quello che avrebbe sempre dovuto essere: un linguaggio umano universale, un gesto di assoluta libertà che si può annidare in un garage, in un loft o in un angolo di strada, rivendicando un’attenzione unica per ogni singola anima che la produce.

La materia viva sulla tela: un viaggio nelle viscere del paesaggio

Ma questa ritrovata libertà non deve essere confusa con l’improvvisazione o con il dilettantismo di chi cerca solo di gonfiare il proprio ego. Giacomo Giovannelli è un artista pluripremiato, forte di una carriera eccellente costruita sul sudore, sullo studio e su una costante, instancabile ricerca formale. Le sue opere esposte a Spoltore sono il frutto di una sperimentazione feroce sulla materia viva della pittura e sui materiali più eterogenei che la tela può accogliere e trattenere. Davanti ai suoi quadri, lo sguardo dello spettatore viene letteralmente sconvolto: non ci troviamo di fronte a paesaggi cartolineschi o rassicuranti, ma veniamo proiettati nell’altrove, nella polpa e nelle viscere di una natura che pulsa, sanguina e respira attraverso stratificazioni cromatiche dense e drammatiche.

Questo modo di fare pittura diventa, nelle parole di Cardines, una presenza “politica” dell’artista sul territorio. Non si tratta, ovviamente, di una vicinanza a partiti o a schieramenti del qualunquismo imperante, quanto piuttosto della fiera rivendicazione del ruolo dell’intellettuale come coscienza critica della società. Giovannelli usa il pennello e la materia come strumenti di provocazione e di sollecitazione continua, un antidoto potente contro l’indifferenza e quel senso di impotenza che spesso ci immobilizza davanti alle complessità del mondo contemporaneo. La sua arte è un invito esplicito a non stare fermi, a uscire dai nostri gusci protettivi per lasciarci contagiare dalla bellezza brutale della realtà.

Un ritrovarsi antropologico attorno alla forza della bellezza

Lo Spazio D’Attanasio si trasforma così in un presidio di prossimità e di relazione umana. La mostra dimostra come l’arte contemporanea possa ancora esercitare un ruolo fortemente aggregante, creando occasioni di dialogo, di scambio e di condivisione profonda tra le persone. C’è un disperato bisogno, a livello antropologico, di ritrovarsi attorno alla bellezza e di parlarne, riscoprendoci tutti, in fondo, figli di una creatività ancestrale che ci unisce al di là delle differenze generazionali o sociali. L’evento di Spoltore diventa un inno alla vitalità, un gioco serio e appassionato in cui il fruitore non è un semplice spettatore passivo, ma un complice attivo del viaggio emotivo proposto dall’artista.

Il successo di pubblico che sta accompagnando i giorni dell’esposizione conferma quanto la comunità locale e i numerosi turisti accorsi per lo Spoltore Ensemble avessero sete di contenuti così densi e stimolanti. Abbandonarsi al magnetismo delle tele di Giacomo Giovannelli significa accettare una sfida con se stessi, accettare di farsi guardare dentro da opere che non fanno sconti e che lasciano un segno indelebile nella memoria. C’è tempo solo fino al 16 agosto per immergersi in questo oceano di materia e colore, un’opportunità preziosa per stringere al cuore la certezza che, nonostante tutto, la pittura resta ancora il luogo più sicuro in cui cercare la nostra verità più profonda.

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