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Il dolore per la scomparsa di Joele Nathan Malvasi scuote le comunità di Policoro e Reggio Emilia

🕯️ Il giovanissimo Joele Nathan Malvasi ha perso la vita in un tragico incidente a Reggio Emilia, lasciando nel dolore le comunità di Policoro e dell’intera provincia materana. Una tragedia che interroga le coscienze sul tema dell’emigrazione e del lavoro. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Policoro #ReggioEmilia #Cronaca #UglMatera

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Redazione-  Policoro e Reggio Emilia si ritrovano unite in un abbraccio di cordoglio collettivo, lacerate da una notizia che lascia sgomenti. La morte del giovanissimo Joele Nathan Malvasi, undici anni, vittima di un fatale incidente stradale nel territorio emiliano, ha spezzato bruscamente una vita promettente, proiettando un’ombra di tristezza profonda su due territori geograficamente distanti, ma ora vicini nel lutto. La tragedia ha colpito al cuore i genitori, Roberto Malvasi e Maria Elestea Gargano, e ha scosso l’intera comunità di Policoro, città d’origine dove il piccolo aveva lasciato ricordi e affetti.

Un lutto che attraversa il Paese

La scomparsa di Joele è di quelle che tolgono il fiato, una perdita che sfida ogni logica e che colpisce duramente le fondamenta di una famiglia proiettata, come tante altre, verso la ricerca di un futuro migliore. In momenti simili, le parole perdono di significato di fronte alla devastazione morale che deriva dalla perdita di un figlio. La Segreteria Provinciale della Ugl di Matera, attraverso le parole del segretario Pino Giordano, ha voluto testimoniare una vicinanza che va oltre il semplice atto formale, cercando di far giungere il calore di una terra, la Basilicata, che non dimentica i suoi cittadini, neanche quando si trovano a centinaia di chilometri di distanza.

Il cordoglio assume una dimensione pubblica e privata al tempo stesso, toccando figure simbolo come la nonna paterna del bambino, Elvira. Persona nota e stimata nella zona di via Bari a Policoro, figura rappresentativa dei lavoratori locali, oggi si ritrova a dover affrontare un vuoto incolmabile. La cittadinanza lucana, appresa la notizia, si è stretta attorno a questa famiglia che ha sempre rappresentato un esempio di operosità e dignità, condividendo con loro lo strazio di un distacco così prematuro e innaturale.

L’emigrazione come ferita aperta del Mezzogiorno

Oltre al dolore per la singola vicenda, le riflessioni sollevate dal sindacato mettono in luce una piaga strutturale del contesto meridionale. La storia dei Malvasi-Gargano si intreccia con quella di migliaia di altri nuclei familiari che, spinti dall’assenza di opportunità lavorative stabili nelle province del Sud, hanno varcato i confini regionali per cercare fortuna altrove. L’emigrazione, spesso percepita come una scelta di crescita professionale, nasconde in realtà la difficoltà di un territorio che non riesce a trattenere le proprie risorse umane, costringendo i giovani a strappi dolorosi dai propri luoghi natali.

Pino Giordano, nel commentare l’accaduto, sottolinea quanto sia difficile per una famiglia ricostruire un equilibrio lontano dalle proprie radici, trovando poi in un evento tragico come questo la più dura delle conferme sulla fragilità della condizione umana. Il tema non è solo economico, ma profondamente esistenziale. Quando il lavoro manca, la migrazione diventa un percorso obbligato, e il costo di questo spostamento si misura spesso in termini di isolamento e di mancanza di reti di supporto familiari quando le tragedie colpiscono. Il sacrificio di chi parte, lasciando alle spalle le terre di origine, è un elemento che merita di essere analizzato con maggiore attenzione dalle istituzioni, non solo in termini di politiche di sviluppo, ma anche per la tutela sociale di chi si sposta.

Il ricordo di Joele Nathan Malvasi, in questo scenario di dolore, diviene il monito di una comunità che oggi si ferma in silenzio. Policoro e Reggio Emilia, collegate dal filo nero del lutto, vivono giornate in cui il tempo sembra essersi fermato. La segreteria provinciale della Ugl di Matera ha ribadito la propria vicinanza alla famiglia, assicurando che la memoria del piccolo rimarrà conservata non solo nel cuore dei suoi cari, ma anche nella coscienza di chi, quotidianamente, si batte per un futuro che sia meno gravoso e meno intriso di sofferenza per le famiglie italiane. Il rispetto per questo silenzio è il primo atto di vicinanza verso chi sta vivendo il momento più cupo della propria esistenza.

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Comer Industries a Matera, tensione tra lavoratori e azienda sul premio di risultato

📢 Il malcontento cresce tra i dipendenti di Comer Industries a Matera: il taglio al premio di risultato accende il dibattito su equità e riconoscimento del lavoro svolto. Le organizzazioni sindacali chiedono risposte chiare alla dirigenza.

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#ComerIndustries #Matera #DirittiLavoratori #Sindacati

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Redazione-  Il clima all’interno dello stabilimento Comer Industries di Matera si è fatto teso negli ultimi giorni, a seguito della conclusione di una serie di assemblee sindacali che hanno visto la partecipazione massiccia della forza lavoro. Al centro del dibattito interno c’è la questione del premio di risultato relativo al 2025, erogato nel mese di giugno 2026, che ha lasciato l’amaro in bocca a gran parte dei dipendenti. Nonostante le aspettative basate sui volumi produttivi e sull’impegno profuso, il calcolo finale ha generato una discrepanza economica che i lavoratori non intendono ignorare.

Secondo quanto emerso dagli incontri, il premio, che avrebbe dovuto attestarsi su una cifra prossima ai 1.600 euro, ha subìto una contrazione di circa 600 euro. La causa scatenante di questo taglio è riconducibile alla componente legata all’EBITDA, l’indicatore di redditività aziendale. Nonostante le contestazioni sollevate dalle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) e dagli stessi dipendenti, l’azienda ha mantenuto una posizione rigida, definendo il calcolo come definitivo e non suscettibile di revisione. Questo atteggiamento ha alimentato un senso di frustrazione che va oltre il singolo episodio contabile, toccando le corde del rapporto di fiducia tra la proprietà e chi opera quotidianamente sulle linee di produzione.

Il valore del lavoro oltre la logica dei numeri

Il nodo della questione non risiede nella validità degli accordi di secondo livello – che negli ultimi tempi hanno effettivamente migliorato le condizioni salariali legate alla flessibilità, ai turni e al welfare aziendale – ma nella percezione di un sistema di valutazione che appare sbilanciato. Le organizzazioni sindacali (FIOM, UILM, UGLM) sottolineano come lo stabilimento di Matera si sia costantemente distinto per la sua capacità di rispondere con solerzia alle necessità industriali del Gruppo. Anche durante le fasi di congiuntura economica negativa, quando la cassa integrazione ha richiesto sacrifici personali ed economici non indifferenti, i lavoratori lucani non hanno fatto mancare la propria disponibilità e la dedizione necessaria a superare gli ostacoli.

La richiesta che arriva dalla base è di natura etica prima ancora che economica. Quando l’azienda chiama a una maggiore produttività, i lavoratori rispondono, ma si aspettano che, in condizioni di redditività positiva, il riconoscimento sia speculare. La sensazione diffusa è che il calcolo dell’EBITDA pesi sproporzionatamente sul portafoglio dei dipendenti, oscurando gli obiettivi di produttività raggiunti attraverso il lavoro, la competenza e il senso di responsabilità dimostrati in reparto. Per i sindacati, la chiusura manifestata dal vertice aziendale è un messaggio che rischia di incrinare il clima di collaborazione necessario per la competitività futura dello stabilimento.

Richiesta di equità e trasparenza verso la dirigenza

Il confronto tra le parti rimane aperto, ma la fermezza dei lavoratori è crescente. Le segreterie sindacali e la RSU hanno lanciato un appello diretto al Presidente di Comer Industries. Il messaggio è chiaro: non si stanno elemosinando trattamenti di favore, bensì si sta invocando un sistema che sia equo e trasparente. Il valore espresso ogni giorno a Matera non può essere ridotto a una variabile finanziaria che si contrae in modo così netto proprio quando si attenderebbe il ristoro per l’impegno profuso nel corso dell’anno.

La storia dello stabilimento di Matera è legata a doppio filo alla capacità tecnica dei suoi addetti, che hanno saputo gestire transizioni complesse garantendo gli standard qualitativi richiesti dal mercato. Ignorare il malessere scaturito da questo mancato riconoscimento economico significa ignorare la natura stessa del patto sociale e lavorativo tra un’impresa e il suo territorio. Le sigle sindacali hanno ribadito che la loro azione proseguirà con determinazione, nel segno di un dialogo che però deve tradursi in scelte concrete. La fiducia non si costruisce solo attraverso gli accordi quadro, ma attraverso la capacità dell’azienda di riconoscere, nei momenti di successo, il ruolo fondamentale di chi, nelle fabbriche, trasforma i progetti in risultati reali. La partita resta aperta e le prossime settimane saranno decisive per capire se si riuscirà a ricucire uno strappo che, al momento, appare decisamente marcato.

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Sciopero nazionale dei Contact Center: la protesta di Ugl telecomunicazioni dal 13 al 17 luglio

📢 È partita la mobilitazione nazionale di Ugl Telecomunicazioni contro le delocalizzazioni e l’uso deregolamentato dell’intelligenza artificiale. Dal 13 al 17 luglio, i lavoratori incroceranno le braccia per difendere l’occupazione.

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#Sciopero #UglTelecomunicazioni #Lavoro #DirittiLavoratori

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Redazione– Il settore dei contact center in Italia si prepara a vivere una settimana di mobilitazione intensa. Il sindacato Ugl Telecomunicazioni ha ufficializzato la proclamazione di uno sciopero nazionale che interesserà le lavoratrici e i lavoratori del comparto dal 13 al 17 luglio. L’astensione dal lavoro, prevista per una durata di 120 minuti al termine di ogni turno, sarà accompagnata dal blocco totale di straordinari e prestazioni aggiuntive, una misura che coinvolgerà direttamente anche il personale part-time attraverso un riproporzionamento delle attività. La decisione, comunicata dal segretario nazionale dell’organizzazione sindacale Stefano Conti, arriva al culmine di un periodo di crescente tensione sociale, segnato da tagli occupazionali e mutamenti strutturali che minano la stabilità di migliaia di famiglie su tutto il territorio nazionale.

Le ragioni di una mobilitazione senza precedenti

La piattaforma rivendicativa alla base di questa iniziativa di sciopero è ampia e tocca i nervi scoperti di un settore in rapida trasformazione. Tra le motivazioni principali spiccano le criticità legate all’applicazione della clausola sociale nei cambi di appalto, uno strumento nato per tutelare l’occupazione in caso di subentro tra diverse aziende ma che, nei fatti, viene spesso disatteso o applicato in modo parziale. A questo si aggiunge la pratica costante della delocalizzazione delle attività verso paesi esteri, dove il costo del lavoro è inferiore e le tutele sindacali ridotte, svuotando di contenuto i centri operativi italiani. Un ulteriore elemento di attrito è rappresentato dalle gare d’appalto basate esclusivamente sul criterio del massimo ribasso: una politica commerciale che, nel tentativo di ridurre i costi per le committenze, comprime inesorabilmente i diritti dei lavoratori e la qualità dei servizi erogati, innescando una spirale di precariato che colpisce duramente i territori.

La crisi su Enel e Tim e il nodo dell’intelligenza artificiale

Il contesto occupazionale appare oggi drammaticamente fragile. La vertenza Enel, che riguarda i servizi di back office e di qualità all’interno dei contact center, rappresenta in questo momento l’epicentro della crisi. Sono oltre 1500 i lavoratori interessati a livello nazionale, con una ricaduta territoriale particolarmente severa tra le aree di Sulmona e Campobasso, dove il rischio di perdere circa 300 posti di lavoro sta generando forte preoccupazione. Parallelamente, anche la situazione in Tim appare critica. Il calo delle attività affidate in outsourcing sta aprendo la strada a prospettive di tagli occupazionali ed esuberi che minacciano di esplodere nel brevissimo periodo.

Tuttavia, il tema che preoccupa maggiormente sia i sindacati che i dipendenti è l’introduzione deregolamentata dei sistemi di intelligenza artificiale. L’utilizzo massiccio di algoritmi e automazioni nei contact center non è più solo una possibilità remota, ma una realtà che sta sostituendo il lavoro umano senza alcuna pianificazione sociale. Conti richiama le aziende alla responsabilità sociale, invocando il pieno rispetto dell’articolo 1 della Legge 132/2025. Tale normativa, infatti, pone l’accento sulla necessità di un impiego dell’intelligenza artificiale che sia trasparente, responsabile e, soprattutto, antropocentrico, mettendo al centro la persona e le sue competenze piuttosto che la mera ottimizzazione dei processi tramite macchine.

Una linea di confine per il futuro del settore

Per il sindacato, questa mobilitazione non si esaurirà nei cinque giorni di luglio. L’Ugl Telecomunicazioni ha dichiarato che si tratta solo del primo passo di una strategia più ampia, definendo la situazione attuale come una vera e propria “linea del Piave”. Il timore è che, senza un intervento strutturale da parte del Governo e un nuovo impegno da parte delle committenze, il comparto dei contact center rischi una frammentazione irreversibile. La perdita di migliaia di posti di lavoro non rappresenterebbe solo un dramma sociale per i singoli addetti, ma un impoverimento della capacità di presidio dei servizi al cittadino. La lotta del personale, dunque, punta ad ottenere un confronto serrato per garantire che l’innovazione tecnologica non diventi un pretesto per lo smantellamento di una delle infrastrutture umane più capillari presenti nel mercato del lavoro italiano.

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Ex zuccherificio di Policoro, al via il cantiere della rinascita per il Metapontino

🏗️ Il cantiere dell’ex zuccherificio di Policoro diventa realtà: un passo fondamentale per la ripresa industriale e occupazionale del Metapontino. L’invito è quello di guardare al futuro con unità e pragmatismo, superando le divisioni del passato.

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#Policoro #Basilicata #Lavoro #RiqualificazioneIndustriale

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Ex Zuccherificio

Redazione-  Policoro segna finalmente un cambio di passo decisivo per il proprio sviluppo industriale e occupazionale. Dopo anni di attesa, incertezze e un prolungato stato di abbandono che ha pesato sul paesaggio urbano e sulle prospettive economiche dell’intera area del Metapontino, l’ex zuccherificio avvia ufficialmente il suo percorso di riqualificazione. La recente firma del mandato alla Regione Basilicata per la gestione operativa del sito sancisce un momento di svolta, trasformando quella che era considerata una ferita aperta nel cuore della zona industriale in uno spazio destinato a nuova vita produttiva e occupazionale.

Un progetto strategico per il futuro della Basilicata

Il peso della storia industriale di Policoro passa inevitabilmente attraverso le vicende di una struttura che ha segnato un’epoca. Per troppo tempo, i capannoni ormai obsoleti dell’ex zuccherificio hanno rappresentato la rappresentazione fisica di una crisi economica difficile da superare. Ora, però, l’approccio cambia radicalmente. Le istituzioni regionali, con il coordinamento dell’assessore al PNRR Cosimo Latronico, hanno impresso una accelerazione decisa, definendo una missione chiara: rigenerare il suolo per favorire l’insediamento di nuove realtà che possano generare occupazione stabile e innovazione tecnologica.

L’UGL di Matera, attraverso le parole del segretario provinciale Pino Giordano, ha espresso un giudizio favorevole su questa operazione di recupero. Secondo il sindacato, il superamento della fase di stallo non è solo un atto tecnico, ma un segnale politico di grande rilievo. La capacità di trasformare un’area dismessa in un polo di attrazione rappresenta, infatti, il modello di gestione pubblica che il territorio richiede da anni. L’intervento non punta soltanto al ripristino edilizio, ma a una vera e propria riqualificazione funzionale, mirata a restituire dignità a lavoratori che hanno atteso risposte concrete anziché promesse elettorali.

Le polemiche lasciate alle spalle

Il cammino verso l’apertura del cantiere non è stato privo di ostacoli. Negli scorsi anni, la questione dell’ex zuccherificio è stata al centro di un acceso dibattito politico, nutrito da polemiche sterili, accuse incrociate e una narrazione che spesso ha preferito la contrapposizione ideologica alla ricerca di soluzioni tecniche condivise. Per l’UGL, questo clima di scontro ha alimentato solo un rallentamento dei processi burocratici, disorientando le comunità locali che vedevano sfumare, di anno in anno, la possibilità di vedere ripristinata la produttività del sito.

La realtà dei fatti, oggi, chiude questo capitolo di incertezza. Il sindacato evidenzia come il lavoro portato avanti dagli uffici regionali sia la risposta più efficace a chi, con toni strumentali, sosteneva l’impossibilità di recuperare l’infrastruttura. Superare le logiche di fazione significa, in questa visione, concentrarsi sulle ricadute pratiche: formazione professionale, attrazione di investimenti e creazione di filiere produttive in grado di integrare il settore agricolo, trainante per il Metapontino, con quello industriale e dell’innovazione digitale.

Vigilanza sindacale e monitoraggio dei lavori

La partita, tuttavia, non si chiude con la firma del mandato. Il sindacato ha ribadito la propria intenzione di mantenere una vigilanza costante sulle diverse fasi attuative, garantendo che le risorse investite vengano indirizzate esclusivamente verso l’obiettivo primario della crescita occupazionale. La trasformazione dell’ex zuccherificio deve essere il primo passo di una strategia più ampia di infrastrutturazione del territorio, capace di rendere il Metapontino maggiormente competitivo su scala nazionale ed europea.

Il monitoraggio sarà orientato – viene spiegato – a garantire trasparenza, qualità del lavoro e valorizzazione delle competenze locali. Le aziende che decideranno di stabilirsi nell’area dovranno operare in sinergia con la realtà sociale circostante, garantendo standard elevati e un impegno costante per la sostenibilità ambientale. La speranza è che questo progetto possa agire da volano per ulteriori iniziative, ponendo le basi per un distretto economico resiliente, finalmente libero dal peso dell’inattività. Guardare avanti, per la Regione Basilicata, significa saper coniugare il recupero degli spazi del passato con la necessità di una visione moderna e pragmatica, dove la politica si mette a servizio del bene comune e della dignità del lavoro, chiudendo definitivamente il tempo dell’abbandono.

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