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Ospedale di Policoro, l’ugl sanità difende il personale dopo le polemiche sui tempi di attesa

🏥 Il sindacato UGL Sanità scende in campo per difendere l’operato del personale dell’Ospedale di Policoro, sottolineando l’importanza cruciale del presidio per il territorio e i risultati raggiunti dal laboratorio di analisi.

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#Policoro #SanitàLucana #UGLSanità #Basilicata

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Margherita RASULO UGL Sanita Matera 1

 Redazione-  Il dibattito sulla qualità dei servizi sanitari in Basilicata torna ad accendersi, puntando i riflettori sul presidio ospedaliero Papa Giovanni Paolo II. A fronte delle recenti segnalazioni critiche relative alle attese presso il Pronto Soccorso cittadino, è intervenuta Margherita Rasulo, esponente della Segreteria Provinciale UGL Sanità Matera, con l’obiettivo di riportare il confronto su binari di equilibrio e rispetto istituzionale. La posizione del sindacato è netta: la difesa della sanità pubblica passa necessariamente attraverso il sostegno agli operatori che quotidianamente garantiscono la tenuta del sistema.

Un presidio fondamentale per il territorio jonico

L’Ospedale Papa Giovanni Paolo II non è una semplice struttura sanitaria, ma rappresenta un punto di riferimento vitale per l’intera area del Metapontino. La sua importanza è amplificata dalla collocazione geografica, che lo rende un nodo cruciale sulla dorsale della Strada Statale 106 Jonica. Questa arteria di collegamento tra Basilicata, Puglia e Calabria movimenta ogni giorno migliaia di transiti, ma è durante la stagione estiva che la pressione sul presidio tocca i massimi storici.

Il bacino di utenza, infatti, si dilata in modo esponenziale per accogliere le migliaia di turisti che affollano le località balneari limitrofe. Una pressione assistenziale che impone una riflessione costante sulla dotazione di risorse e personale. Proprio in vista dell’imminente periodo estivo, l’UGL Sanità ha già avviato un interlocuzione serrata con l’Assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, e con il Presidente della Quarta Commissione Consiliare, Nicola Morea. L’obiettivo è chiaro: garantire ai nosocomi della provincia di Matera, e in particolare a Policoro, un potenziamento preventivo in grado di assorbire l’incremento ciclico della domanda, evitando che il sistema entri in sofferenza.

Valorizzare le risorse umane tra criticità e successi

Al centro della nota di Margherita Rasulo c’è l’aspetto umano. Dietro ogni camice, spiega il sindacato, operano medici, infermieri, OSS e tecnici che affrontano turni massacranti in una condizione di cronica carenza di organico. Rasulo precisa che, all’interno dei reparti di emergenza, le dinamiche quotidiane non possono essere lette attraverso la lente dell’ordine di arrivo. Le priorità cliniche, regolate dai protocolli di triage, sono il baluardo posto a difesa della vita dei pazienti. Criticare il sistema per una lunga attesa è un diritto del cittadino, ma trasformare singoli episodi in un attacco denigratorio verso l’intero comparto è, secondo l’UGL, controproducente e ingiusto.

Il sistema sanitario materano non vive solo di emergenze, ma è in grado di esprimere eccellenze capaci di invertire la rotta della mobilità passiva. Un caso emblematico citato dalla segreteria provinciale riguarda il Laboratorio di Patologia Clinica, operativo tra Tinchi e Policoro. Sotto la direzione del dottor Domenico Dell’Edera, questa struttura ha registrato una crescita impressionante dei volumi di attività. Si è passati dalle circa 110mila prestazioni dell’anno 2023 alle oltre 164mila del 2024, con una proiezione che punta a superare quota 210mila entro la fine del 2025. Questi numeri rappresentano un segnale tangibile: quando il pubblico investe in competenze e organizzazione, i cittadini trovano risposte concrete vicino a casa, evitando i costosi e disagevoli viaggi verso strutture di altre regioni.

L’impegno per un sistema pubblico efficiente

La prospettiva tracciata da Rasulo è quella di un rilancio netto del SSN. Per troppo tempo, sostiene l’UGL, le lacune strutturali hanno spinto l’utenza verso il settore privato, creando una disparità sociale che premia chi può permettersi di pagare e penalizza le fasce più deboli. Difendere il presidio di Policoro equivale a tutelare il diritto di ogni lucano ad accedere alle cure senza pesi economici aggiuntivi.

Il percorso di riorganizzazione avviato dalle istituzioni regionali, sebbene richieda tempi e risorse costanti, sta segnando una fase di transizione necessaria. La sfida dei prossimi mesi sarà quella di coniugare il potenziamento tecnologico e infrastrutturale con un clima lavorativo che permetta ai professionisti di esprimere il massimo della qualità. La battaglia del sindacato, in questo senso, rimane ancorata al principio di realtà: la sanità è un bene comune che si costruisce con il supporto reciproco tra istituzioni, lavoratori e cittadini, cercando di trasformare le criticità in leve di miglioramento per un servizio sanitario che sia, nel tempo, sempre più solido e vicino alle reali esigenze della popolazione locale.

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Il dolore per la scomparsa di Joele Nathan Malvasi scuote le comunità di Policoro e Reggio Emilia

🕯️ Il giovanissimo Joele Nathan Malvasi ha perso la vita in un tragico incidente a Reggio Emilia, lasciando nel dolore le comunità di Policoro e dell’intera provincia materana. Una tragedia che interroga le coscienze sul tema dell’emigrazione e del lavoro. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Policoro #ReggioEmilia #Cronaca #UglMatera

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incidente viale magenta

Redazione-  Policoro e Reggio Emilia si ritrovano unite in un abbraccio di cordoglio collettivo, lacerate da una notizia che lascia sgomenti. La morte del giovanissimo Joele Nathan Malvasi, undici anni, vittima di un fatale incidente stradale nel territorio emiliano, ha spezzato bruscamente una vita promettente, proiettando un’ombra di tristezza profonda su due territori geograficamente distanti, ma ora vicini nel lutto. La tragedia ha colpito al cuore i genitori, Roberto Malvasi e Maria Elestea Gargano, e ha scosso l’intera comunità di Policoro, città d’origine dove il piccolo aveva lasciato ricordi e affetti.

Un lutto che attraversa il Paese

La scomparsa di Joele è di quelle che tolgono il fiato, una perdita che sfida ogni logica e che colpisce duramente le fondamenta di una famiglia proiettata, come tante altre, verso la ricerca di un futuro migliore. In momenti simili, le parole perdono di significato di fronte alla devastazione morale che deriva dalla perdita di un figlio. La Segreteria Provinciale della Ugl di Matera, attraverso le parole del segretario Pino Giordano, ha voluto testimoniare una vicinanza che va oltre il semplice atto formale, cercando di far giungere il calore di una terra, la Basilicata, che non dimentica i suoi cittadini, neanche quando si trovano a centinaia di chilometri di distanza.

Il cordoglio assume una dimensione pubblica e privata al tempo stesso, toccando figure simbolo come la nonna paterna del bambino, Elvira. Persona nota e stimata nella zona di via Bari a Policoro, figura rappresentativa dei lavoratori locali, oggi si ritrova a dover affrontare un vuoto incolmabile. La cittadinanza lucana, appresa la notizia, si è stretta attorno a questa famiglia che ha sempre rappresentato un esempio di operosità e dignità, condividendo con loro lo strazio di un distacco così prematuro e innaturale.

L’emigrazione come ferita aperta del Mezzogiorno

Oltre al dolore per la singola vicenda, le riflessioni sollevate dal sindacato mettono in luce una piaga strutturale del contesto meridionale. La storia dei Malvasi-Gargano si intreccia con quella di migliaia di altri nuclei familiari che, spinti dall’assenza di opportunità lavorative stabili nelle province del Sud, hanno varcato i confini regionali per cercare fortuna altrove. L’emigrazione, spesso percepita come una scelta di crescita professionale, nasconde in realtà la difficoltà di un territorio che non riesce a trattenere le proprie risorse umane, costringendo i giovani a strappi dolorosi dai propri luoghi natali.

Pino Giordano, nel commentare l’accaduto, sottolinea quanto sia difficile per una famiglia ricostruire un equilibrio lontano dalle proprie radici, trovando poi in un evento tragico come questo la più dura delle conferme sulla fragilità della condizione umana. Il tema non è solo economico, ma profondamente esistenziale. Quando il lavoro manca, la migrazione diventa un percorso obbligato, e il costo di questo spostamento si misura spesso in termini di isolamento e di mancanza di reti di supporto familiari quando le tragedie colpiscono. Il sacrificio di chi parte, lasciando alle spalle le terre di origine, è un elemento che merita di essere analizzato con maggiore attenzione dalle istituzioni, non solo in termini di politiche di sviluppo, ma anche per la tutela sociale di chi si sposta.

Il ricordo di Joele Nathan Malvasi, in questo scenario di dolore, diviene il monito di una comunità che oggi si ferma in silenzio. Policoro e Reggio Emilia, collegate dal filo nero del lutto, vivono giornate in cui il tempo sembra essersi fermato. La segreteria provinciale della Ugl di Matera ha ribadito la propria vicinanza alla famiglia, assicurando che la memoria del piccolo rimarrà conservata non solo nel cuore dei suoi cari, ma anche nella coscienza di chi, quotidianamente, si batte per un futuro che sia meno gravoso e meno intriso di sofferenza per le famiglie italiane. Il rispetto per questo silenzio è il primo atto di vicinanza verso chi sta vivendo il momento più cupo della propria esistenza.

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Comer Industries a Matera, tensione tra lavoratori e azienda sul premio di risultato

📢 Il malcontento cresce tra i dipendenti di Comer Industries a Matera: il taglio al premio di risultato accende il dibattito su equità e riconoscimento del lavoro svolto. Le organizzazioni sindacali chiedono risposte chiare alla dirigenza.

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#ComerIndustries #Matera #DirittiLavoratori #Sindacati

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Redazione-  Il clima all’interno dello stabilimento Comer Industries di Matera si è fatto teso negli ultimi giorni, a seguito della conclusione di una serie di assemblee sindacali che hanno visto la partecipazione massiccia della forza lavoro. Al centro del dibattito interno c’è la questione del premio di risultato relativo al 2025, erogato nel mese di giugno 2026, che ha lasciato l’amaro in bocca a gran parte dei dipendenti. Nonostante le aspettative basate sui volumi produttivi e sull’impegno profuso, il calcolo finale ha generato una discrepanza economica che i lavoratori non intendono ignorare.

Secondo quanto emerso dagli incontri, il premio, che avrebbe dovuto attestarsi su una cifra prossima ai 1.600 euro, ha subìto una contrazione di circa 600 euro. La causa scatenante di questo taglio è riconducibile alla componente legata all’EBITDA, l’indicatore di redditività aziendale. Nonostante le contestazioni sollevate dalle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) e dagli stessi dipendenti, l’azienda ha mantenuto una posizione rigida, definendo il calcolo come definitivo e non suscettibile di revisione. Questo atteggiamento ha alimentato un senso di frustrazione che va oltre il singolo episodio contabile, toccando le corde del rapporto di fiducia tra la proprietà e chi opera quotidianamente sulle linee di produzione.

Il valore del lavoro oltre la logica dei numeri

Il nodo della questione non risiede nella validità degli accordi di secondo livello – che negli ultimi tempi hanno effettivamente migliorato le condizioni salariali legate alla flessibilità, ai turni e al welfare aziendale – ma nella percezione di un sistema di valutazione che appare sbilanciato. Le organizzazioni sindacali (FIOM, UILM, UGLM) sottolineano come lo stabilimento di Matera si sia costantemente distinto per la sua capacità di rispondere con solerzia alle necessità industriali del Gruppo. Anche durante le fasi di congiuntura economica negativa, quando la cassa integrazione ha richiesto sacrifici personali ed economici non indifferenti, i lavoratori lucani non hanno fatto mancare la propria disponibilità e la dedizione necessaria a superare gli ostacoli.

La richiesta che arriva dalla base è di natura etica prima ancora che economica. Quando l’azienda chiama a una maggiore produttività, i lavoratori rispondono, ma si aspettano che, in condizioni di redditività positiva, il riconoscimento sia speculare. La sensazione diffusa è che il calcolo dell’EBITDA pesi sproporzionatamente sul portafoglio dei dipendenti, oscurando gli obiettivi di produttività raggiunti attraverso il lavoro, la competenza e il senso di responsabilità dimostrati in reparto. Per i sindacati, la chiusura manifestata dal vertice aziendale è un messaggio che rischia di incrinare il clima di collaborazione necessario per la competitività futura dello stabilimento.

Richiesta di equità e trasparenza verso la dirigenza

Il confronto tra le parti rimane aperto, ma la fermezza dei lavoratori è crescente. Le segreterie sindacali e la RSU hanno lanciato un appello diretto al Presidente di Comer Industries. Il messaggio è chiaro: non si stanno elemosinando trattamenti di favore, bensì si sta invocando un sistema che sia equo e trasparente. Il valore espresso ogni giorno a Matera non può essere ridotto a una variabile finanziaria che si contrae in modo così netto proprio quando si attenderebbe il ristoro per l’impegno profuso nel corso dell’anno.

La storia dello stabilimento di Matera è legata a doppio filo alla capacità tecnica dei suoi addetti, che hanno saputo gestire transizioni complesse garantendo gli standard qualitativi richiesti dal mercato. Ignorare il malessere scaturito da questo mancato riconoscimento economico significa ignorare la natura stessa del patto sociale e lavorativo tra un’impresa e il suo territorio. Le sigle sindacali hanno ribadito che la loro azione proseguirà con determinazione, nel segno di un dialogo che però deve tradursi in scelte concrete. La fiducia non si costruisce solo attraverso gli accordi quadro, ma attraverso la capacità dell’azienda di riconoscere, nei momenti di successo, il ruolo fondamentale di chi, nelle fabbriche, trasforma i progetti in risultati reali. La partita resta aperta e le prossime settimane saranno decisive per capire se si riuscirà a ricucire uno strappo che, al momento, appare decisamente marcato.

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Sciopero nazionale dei Contact Center: la protesta di Ugl telecomunicazioni dal 13 al 17 luglio

📢 È partita la mobilitazione nazionale di Ugl Telecomunicazioni contro le delocalizzazioni e l’uso deregolamentato dell’intelligenza artificiale. Dal 13 al 17 luglio, i lavoratori incroceranno le braccia per difendere l’occupazione.

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#Sciopero #UglTelecomunicazioni #Lavoro #DirittiLavoratori

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Redazione– Il settore dei contact center in Italia si prepara a vivere una settimana di mobilitazione intensa. Il sindacato Ugl Telecomunicazioni ha ufficializzato la proclamazione di uno sciopero nazionale che interesserà le lavoratrici e i lavoratori del comparto dal 13 al 17 luglio. L’astensione dal lavoro, prevista per una durata di 120 minuti al termine di ogni turno, sarà accompagnata dal blocco totale di straordinari e prestazioni aggiuntive, una misura che coinvolgerà direttamente anche il personale part-time attraverso un riproporzionamento delle attività. La decisione, comunicata dal segretario nazionale dell’organizzazione sindacale Stefano Conti, arriva al culmine di un periodo di crescente tensione sociale, segnato da tagli occupazionali e mutamenti strutturali che minano la stabilità di migliaia di famiglie su tutto il territorio nazionale.

Le ragioni di una mobilitazione senza precedenti

La piattaforma rivendicativa alla base di questa iniziativa di sciopero è ampia e tocca i nervi scoperti di un settore in rapida trasformazione. Tra le motivazioni principali spiccano le criticità legate all’applicazione della clausola sociale nei cambi di appalto, uno strumento nato per tutelare l’occupazione in caso di subentro tra diverse aziende ma che, nei fatti, viene spesso disatteso o applicato in modo parziale. A questo si aggiunge la pratica costante della delocalizzazione delle attività verso paesi esteri, dove il costo del lavoro è inferiore e le tutele sindacali ridotte, svuotando di contenuto i centri operativi italiani. Un ulteriore elemento di attrito è rappresentato dalle gare d’appalto basate esclusivamente sul criterio del massimo ribasso: una politica commerciale che, nel tentativo di ridurre i costi per le committenze, comprime inesorabilmente i diritti dei lavoratori e la qualità dei servizi erogati, innescando una spirale di precariato che colpisce duramente i territori.

La crisi su Enel e Tim e il nodo dell’intelligenza artificiale

Il contesto occupazionale appare oggi drammaticamente fragile. La vertenza Enel, che riguarda i servizi di back office e di qualità all’interno dei contact center, rappresenta in questo momento l’epicentro della crisi. Sono oltre 1500 i lavoratori interessati a livello nazionale, con una ricaduta territoriale particolarmente severa tra le aree di Sulmona e Campobasso, dove il rischio di perdere circa 300 posti di lavoro sta generando forte preoccupazione. Parallelamente, anche la situazione in Tim appare critica. Il calo delle attività affidate in outsourcing sta aprendo la strada a prospettive di tagli occupazionali ed esuberi che minacciano di esplodere nel brevissimo periodo.

Tuttavia, il tema che preoccupa maggiormente sia i sindacati che i dipendenti è l’introduzione deregolamentata dei sistemi di intelligenza artificiale. L’utilizzo massiccio di algoritmi e automazioni nei contact center non è più solo una possibilità remota, ma una realtà che sta sostituendo il lavoro umano senza alcuna pianificazione sociale. Conti richiama le aziende alla responsabilità sociale, invocando il pieno rispetto dell’articolo 1 della Legge 132/2025. Tale normativa, infatti, pone l’accento sulla necessità di un impiego dell’intelligenza artificiale che sia trasparente, responsabile e, soprattutto, antropocentrico, mettendo al centro la persona e le sue competenze piuttosto che la mera ottimizzazione dei processi tramite macchine.

Una linea di confine per il futuro del settore

Per il sindacato, questa mobilitazione non si esaurirà nei cinque giorni di luglio. L’Ugl Telecomunicazioni ha dichiarato che si tratta solo del primo passo di una strategia più ampia, definendo la situazione attuale come una vera e propria “linea del Piave”. Il timore è che, senza un intervento strutturale da parte del Governo e un nuovo impegno da parte delle committenze, il comparto dei contact center rischi una frammentazione irreversibile. La perdita di migliaia di posti di lavoro non rappresenterebbe solo un dramma sociale per i singoli addetti, ma un impoverimento della capacità di presidio dei servizi al cittadino. La lotta del personale, dunque, punta ad ottenere un confronto serrato per garantire che l’innovazione tecnologica non diventi un pretesto per lo smantellamento di una delle infrastrutture umane più capillari presenti nel mercato del lavoro italiano.

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