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Testaccio incontra: tre serate di riflessione e cultura alla Città dell’Altra Economia

📢 Testaccio Estate apre le porte al dibattito pubblico: dal 22 giugno arrivano tre serate di confronto su cinema, pace e salute mentale. Un’occasione imperdibile per riflettere sul nostro tempo insieme a grandi ospiti.

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Testaccio Estate Foto via Testaccio Estate

Redazione-  Il cuore pulsante del quartiere Testaccio si prepara a trasformarsi in un laboratorio di idee e confronto pubblico. All’interno della cornice di Testaccio Estate, la manifestazione che anima gli spazi del Campo Boario e della Città dell’Altra Economia, prende il via “Testaccio Incontra”, un ciclo di tre appuntamenti che punta a catalizzare l’attenzione su tematiche sociali, politiche e culturali di stringente attualità. Dal 22 giugno all’8 luglio, il programma si propone di superare la logica dell’intrattenimento fine a sé stesso, offrendo al pubblico uno spazio di dibattito dove generazioni e linguaggi differenti possono finalmente dialogare.

Cinema, pace e salute mentale: l’agenda dei temi

Il calendario degli eventi, strutturato su tre date chiave, riflette l’ambizione di interpretare il presente attraverso lenti diverse. Il primo incontro, fissato per il 22 giugno alle ore 20.00, è intitolato “Oltre lo schermo. Cinema, audiovisivo e cultura” ed è curato da “Direzioni. Politica, territorio, cultura”. In questa occasione, il focus si sposta sul valore sociale dell’audiovisivo, chiamando a raccolta voci autorevoli come Ninni Bruschetta, volto noto del cinema e della televisione, la produttrice Simona Ercolani e il regista Volfango De Biasi. Moderato da Valerio Galletta, il dibattito si interrogherà su quanto il grande e piccolo schermo siano ancora in grado di incidere sul dibattito pubblico e di plasmare l’immaginario collettivo in un’epoca dominata dai flussi digitali. A seguire, la serata sarà impreziosita dalla proiezione di “Boris – Il film”, opera corale che ha saputo raccontare con ironia tagliente il sottobosco produttivo italiano.

Il 2 luglio, a partire dalle 20.30, la discussione virerà su binari più marcatamente politici con “Contro guerre e armamenti. Una serata per la pace”, promossa da “Una Cosa di Sinistra”. In un contesto geopolitico internazionale segnato dal ritorno di conflitti armati e dalla preoccupante normalizzazione della retorica bellica, l’incontro intende analizzare le responsabilità della politica e dei media nel promuovere percorsi di diplomazia. Tra i relatori figurano Paola Michelini, Arturo Scotto, Enrico Bellavia e Tommaso Sasso, che interverranno dopo i saluti introduttivi di Lorenzo Pacini.

Dialoghi sul benessere e prospettive future

Il ciclo si chiuderà l’8 luglio, sempre alle ore 20.30, affrontando una delle urgenze più sentite dalle nuove generazioni: il benessere psicologico. L’incontro, dal titolo “Parlare di Salute Mentale: tra consapevolezza, social media e politiche pubbliche”, vedrà la partecipazione dell’ex Ministro della Salute Roberto Speranza e dell’esperta di neuroscienze Maruska Albertazzi. Al centro del confronto ci saranno le fragilità tipiche del mondo giovanile, l’impatto spesso alienante degli strumenti social e il superamento dello stigma sociale legato ai disturbi psicologici. La serata proseguirà con le note del cantautore Tommaso Quaranta, la cui produzione musicale riflette proprio quelle sensibilità e inquietudini che saranno oggetto di dibattito.

L’iniziativa “Testaccio Incontra” non nasce isolata, ma si inserisce in un progetto di collaborazione tra gli organizzatori del festival, le associazioni locali e la vicina Fondazione Mattatoio. Questo sforzo congiunto trasforma l’area dell’ex mattatoio in un’agorà contemporanea, restituendo alla città uno spazio pubblico in cui la cittadinanza attiva si esercita attraverso lo scambio di opinioni. La capacità di Testaccio Estate di integrare musica, street food e cultura urbana con momenti di approfondimento politico e sociale conferma la vitalità di un territorio che nel corso degli ultimi anni ha saputo rigenerarsi, diventando un punto di riferimento stanziale per la Capitale.

L’accesso a tutti gli incontri è libero, permettendo così la più ampia partecipazione possibile. L’area della Città dell’Altra Economia sarà aperta al pubblico sin dalle ore 19.00, offrendo un tempo disteso per l’aggregazione prima dell’inizio ufficiale dei lavori. Con questa programmazione estiva, Testaccio si conferma ancora una volta una piazza aperta, dove il racconto collettivo di Roma passa inevitabilmente per il confronto tra le diverse visioni che abitano la metropoli. Si tratta di un modello di gestione degli spazi pubblici che punta a valorizzare le eccellenze del panorama culturale nazionale, mantenendo un legame saldo con le istanze del territorio e le sfide che attendono il Paese nei prossimi mesi.

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Election day: la fragilità umana nell’era della gogna mediatica nel nuovo film di Giorgio Amato

🗳️ Il nuovo film di Giorgio Amato, Election Day, arriva al cinema dal 9 luglio 2026. Un racconto potente sulla gogna mediatica e la fragilità umana guidato da un cast d’eccezione.

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#ElectionDay #GiorgioAmato #AngelaFinocchiaro #GiorgioTirabassi

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Redazione-  Roma accoglie con grande attesa l’arrivo sul grande schermo di una produzione che promette di scuotere le coscienze, analizzando con occhio clinico le dinamiche sociali che regolano il nostro quotidiano. “Election day”, ultima fatica cinematografica scritta e diretta dal regista Giorgio Amato, si prepara a fare il suo debutto nelle sale italiane a partire da giovedì 9 luglio 2026. Un progetto ambizioso che punta a indagare la complessità delle relazioni umane nel momento in cui queste si scontrano con la severità, talvolta ingiusta, del tribunale dei social network. La vicenda si snoda interamente nell’arco di una notte, quella cruciale dello spoglio elettorale, trasformando un momento di attesa istituzionale in un dramma psicologico dal ritmo serrato.

La caduta verticale tra ambizione e scandalo

Il cuore pulsante della narrazione è rappresentato dal personaggio di Renata Innocenti, interpretata da una magistrale Angela Finocchiaro. La deputata è ad un passo dal coronamento della propria carriera politica: le proiezioni elettorali la vedono prossima alla nomina come Ministro della Pubblica Istruzione. Tuttavia, il destino ha in serbo un repentino rovesciamento di fronte. Mentre i dati elettorali offrono segnali promettenti, la sfera privata della protagonista viene travolta da uno scandalo di portata nazionale. Il suo compagno, il noto cronista sportivo Carlo De Santis, interpretato da Giorgio Tirabassi, finisce al centro di un violento caso mediatico. Durante un’intervista diventata virale, De Santis si lascia andare a epiteti offensivi nei confronti di un calciatore di origini africane, innescando una reazione a catena che non risparmia la carriera diplomatica e politica della Innocenti.

La tensione narrativa cresce di minuto in minuto, offrendo allo spettatore una panoramica dettagliata su come una reputazione costruita in anni di impegno possa svanire nel giro di pochi secondi. La casa di produzione Sunshine, con i produttori Alessandro Carpigo e Bruno Frustaci, ha voluto puntare proprio su questo contrasto: da un lato l’aspirazione al potere, dall’altro la caducità dell’immagine pubblica, troppo spesso vittima dei tempi rapidi del web, dove il giudizio istantaneo sostituisce la riflessione ponderata. La pellicola non cerca soluzioni facili, ma mette in luce l’ipocrisia di un sistema in cui, in una manciata di battute di tastiera, un individuo può essere elevato a eroe o abbattuto come bersaglio.

Cast corale e anteprima d’eccezione

Il cast, oltre ai due carismatici protagonisti, annovera interpreti del calibro di Antonio Gerardi, Crisula Stafida, Giulia Gualano, Camilla Icardi e Livio Kone, arricchito dalla partecipazione speciale di Maria Amelia Monti. Ognuno dei personaggi contribuisce a tratteggiare un mosaico di strategie, provocazioni e slanci emotivi che caratterizzano l’attuale classe dirigente, ma anche la società civile che la osserva e la commenta. La regia di Amato sembra voler utilizzare una lente d’ingrandimento per osservare la fragilità delle debolezze umane, mantenendo però uno sguardo vigile sulla capacità di riscatto. Nonostante l’amarezza che deriva dalla gestione mediatica degli errori, il regista lascia spazio all’idea che l’amore, inteso nella sua forma più pura, costituisca l’unico vero motore capace di superare le barriere costruite dalla stessa società.

Per gli appassionati di cinema e per il pubblico romano, è stata fissata un’occasione imperdibile per vedere la pellicola in anteprima. Il film verrà infatti presentato ufficialmente lunedì 29 giugno durante la ventiseiesima edizione della rassegna “Notti di Cinema a Piazza Vittorio”. La proiezione vedrà la partecipazione del regista Giorgio Amato e di una folta rappresentanza del cast artistico, che incontrerà gli spettatori in una cornice storica e suggestiva della capitale. Questo appuntamento segna l’inizio del tour promozionale che accompagnerà il film fino all’uscita ufficiale in tutta la penisola, distribuito da Medusa. La scelta di presentare un racconto così attuale proprio nel cuore pulsante dell’estate romana sottolinea la volontà di intercettare un pubblico attento, pronto a confrontarsi con tematiche che toccano da vicino la sensibilità collettiva del nostro tempo.

Con una sceneggiatura che evita i cliché e punta dritto alla pancia di una contemporaneità sempre più polarizzata, “Election day” si candida a diventare un punto di riferimento tra le proposte cinematografiche dell’anno. La sfida lanciata da Giorgio Amato è quella di rimettere al centro l’individuo prima dell’immagine, in un momento in cui le regole del gioco sembrano mutare ogni giorno.

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“Sotto la lente del tempo”: la poesia di Aida Gangemi come antidoto alla modernità

📝 La poetessa Aida Gangemi ci invita a rallentare e a guardare la nostra vita con la precisione di una lente, trasformando il rumore del quotidiano in poesia e bellezza. Scopri come ritrovare il tuo tempo leggendo “Sotto la lente del tempo”.

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#AidaGangemi #Poesia #SottoLaLenteDelTempo #AlettiEditore

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Redazione-  Moncalieri, sede attuale dell’autrice, e il borgo di Palizzi Marina in Calabria, terra d’origine, rappresentano i due poli geografici entro cui si muove la parabola umana e letteraria di Aida Gangemi. Con la pubblicazione della silloge intitolata “Sotto la lente del tempo”, edita da Aletti Editore all’interno della prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia”, l’insegnante e poetessa propone una riflessione profonda sul ritmo frenetico della società contemporanea. Il volume non si presenta solo come un insieme di componimenti, ma come una precisa dichiarazione d’intenti: un invito a interrompere la corsa incessante del mondo per riappropriarsi del proprio destino attraverso la potenza evocativa della parola scritta.

La necessità di fermare lo scorrere del tempo

L’autrice descrive la genesi di questa opera come una reazione consapevole alla condizione di spettatrice inerte. In un’epoca dominata dalla rapidità digitale e dalla frammentazione dell’attenzione, il tempo viene spesso percepito come un flusso inarrestabile che erode i contorni dell’identità personale. Affermare di voler mettere il tempo “sotto la lente” significa, per Aida Gangemi, dotarsi di uno strumento ottico metaforico capace di isolare il singolo dettaglio, sottraendolo all’oblio della frenesia quotidiana.

L’opera è strutturata in due sezioni distinte: “I semi del fango” e “La sinfonia dell’essere”. Questa bipartizione non è casuale, ma traccia un percorso evolutivo che accompagna il lettore dalla presa di coscienza delle difficoltà esistenziali — rappresentate metaforicamente dal fango — verso una forma di consapevolezza superiore e quasi melodica. Il maestro Giuseppe Aletti, curatore della prefazione, definisce il volume come un processo di trasfigurazione, sottolineando come la poetica di Gangemi riesca a trasformare la sofferenza in una forma definita, passando dal tormento interiore a una visione più luminosa e chiara della realtà.

Dalla confusione del quotidiano alla nitidezza dei versi

Nelle pagine della silloge, l’autrice esplora quel fenomeno che definisce come un “pieno eccessivo”. Si tratta di quella sensazione di caos sensoriale in cui ogni stimolo esterno preme per trovare espressione, ma dove manca ancora un linguaggio ordinato. Il momento della scrittura, per Aida Gangemi, non è un atto di pura ispirazione romantica, bensì un esercizio di disciplina quasi artigianale. La lente citata nel titolo funge da filtro rigido tra l’urgenza emotiva e la parola finale. È in questo spazio di resistenza che il rumore di fondo della vita moderna viene convertito in testimonianza.

La ricerca poetica di Gangemi si distanzia intenzionalmente dall’eccezionalità degli eventi per concentrarsi sulla dignità delle piccole cose. In un’ombra che si allunga sul selciato, nell’incrinatura impercettibile di un tono di voce o nel silenzio che segue un dialogo, l’autrice trova la materia prima per i suoi versi. Ogni poesia diventa così una lente d’ingrandimento punta sul cuore del quotidiano, capace di rivelare schegge di luce dove normalmente lo sguardo distratto vedrebbe solo ordinarietà.

Il confronto con il pubblico e il Salone del libro

La recente esposizione dell’opera presso il Salone Internazionale del Libro di Torino ha confermato l’interesse del pubblico verso una poesia che non cerca il virtuosismo fine a se stesso, ma il contatto umano. Per l’autrice, far parte di una vetrina così significativa non rappresenta un obiettivo di vanità personale, quanto piuttosto un’occasione per amplificare il messaggio al centro del libro: il diritto di soffermarsi. In una cultura della performance, prendersi il tempo per osservare un dolore o una piccola gioia è un atto di ribellione.

La speranza di Aida Gangemi è che il lettore, accostandosi a queste pagine, possa imparare a guardare la propria esistenza con occhi rinnovati. Se il tempo smette di essere percepito come un nemico che sfugge tra le dita e diventa, invece, una dimensione entro cui costruire senso, allora la missione della silloge può dirsi compiuta. Il volume si conferma, in ultima analisi, come una guida per chiunque desideri trasformare il disordine del vivere in una narrazione coerente, dove ogni dettaglio, per quanto piccolo, merita di essere conservato nella memoria.

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Una mamma in corriera: il debutto letterario di Elisa Benedetto tra ironia e rinascita

📚 Elisa Benedetto arriva in libreria con un romanzo ironico sulla resilienza femminile e l’arte di reinventarsi quando la vita stravolge ogni piano. Una storia vera in cui ritrovare se stesse tra lavoro, famiglia e tanta voglia di ridere.

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Redazione-  Torino è la città che fa da sfondo alla vita professionale e creativa di Elisa Benedetto, autrice che con il suo romanzo d’esordio, Avevo un piano, la vita no. Una mamma in corriera, edito da Edizioni Clandestine nella collana Narrazioni Clandestine, porta sugli scaffali delle librerie una storia che parla a molte donne contemporanee. Il libro non è solo un racconto di finzione, ma una narrazione che affonda le radici in esperienze vissute, trasformando le difficoltà quotidiane in un percorso di crescita personale caratterizzato da una spiccata vena umoristica.

La protagonista e la sfida del precariato

Beatrice, la protagonista del volume, appare fin dalle prime pagine come una figura in cui è facile identificarsi: ironica, a tratti disastrosa e profondamente umana. La sua esistenza, inizialmente improntata al rispetto di standard familiari elevati che lei stessa definisce “da copertina”, si trasforma presto in una serie di eventi imprevisti. Il suo percorso lavorativo, iniziato come centralinista, attraversa diverse fasi, tra cui una parentesi londinese vissuta insieme al compagno Andrea, che diventerà poi suo marito.

Tuttavia, il rientro in Italia e la nascita della figlia Camilla segnano un punto di svolta. È proprio in questo momento che la carriera di Beatrice subisce un arresto forzato a causa di un ambiente lavorativo divenuto ostile. Il mobbing, descritto con cruda realtà, porta al licenziamento, un evento che scuote le fondamenta della sua stabilità. L’autrice, attraverso le vicende della sua eroina, tematizza la difficoltà di conciliare le ambizioni professionali con le nuove responsabilità della maternità, in un mercato del lavoro spesso poco flessibile e talvolta spietato verso chi cerca di mantenere un equilibrio tra sfera privata e pubblica.

La scrittura come specchio della realtà

Elisa Benedetto definisce la sua opera come un’autobiografia estremizzata. La scelta di mescolare elementi romanzati ad accadimenti reali conferisce al testo una sincerità immediata. L’autrice confessa di essere stata, proprio come Beatrice, una pianificatrice seriale che ha dovuto fare i conti con un destino poco incline a seguire tabelle di marcia predefinite. La narrazione si sviluppa con un ritmo incalzante, alternando momenti di tensione emotiva a capitoli in cui l’ironia diventa lo strumento principale per affrontare le battute d’arresto della vita.

La figura di Beatrice non viene presentata come un modello di perfezione, ma come una donna che sbaglia, cade e tenta di rialzarsi, costruendo attorno a sé una rete di supporto composta da vicini di casa e affetti cari. È in questa dimensione quotidiana, fatta di colloqui di lavoro surreali e gestione della casa, che si gioca la vera partita della protagonista: non perdere di vista sé stessa mentre tutto intorno sembra cambiare rotta.

Oltre il licenziamento: un nuovo inizio

L’editore ha voluto fortemente la pubblicazione di questo manoscritto, riconoscendo in esso una voce autentica e urgente. Il valore del libro non risiede in un ipotetico lieto fine fiabesco, ma nella capacità di raccontare la resilienza. La storia di Beatrice è quella di chi impara che, dopo un fallimento professionale, è possibile ridisegnare i propri confini.

Il romanzo si pone come un invito a non temere l’imprevisto. In un contesto sociale in cui le aspettative pesano spesso come macigni sulle spalle delle donne, Benedetto sceglie di opporre la leggerezza. Non si tratta di superficialità, bensì di una precisa scelta narrativa: trasformare le ferite in materiale per ripartire. Il libro suggerisce che la vita, pur non seguendo mai i piani meticolosamente stilati, possa condurre verso una versione rinnovata e più consapevole di noi stessi. La narrazione, fresca e sincera, parla di precarietà e di sogni che mutano, confermando che ogni fermata, anche la più inaspettata, può diventare il punto di partenza per una nuova avventura.

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