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Politica

AD AVEZZANO CONFRONTO SU LAVORO, SVILUPPO E DIRITTI CON NICOLA FRATOIANNI IN SUPPORTO AL CANDIDATO SINDACO VERDECCHIA

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Redazione-  Venerdì 8 maggio, Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana e deputato AVS, sarà ad Avezzano per un incontro dedicato ai temi dell’occupazione, della crescita economica e della coesione sociale, in vista delle elezioni comunali del 24 e 25 maggio.

L’appuntamento è fissato alle ore 16.00 presso il Mercato Bistrot (Piazza del Mercato 4), dove si terrà l’iniziativa “Al lavoro per Avezzano”, a sostegno del candidato sindaco Roberto Verdecchia. Insieme a Fratoianni interverranno lo stesso Verdecchia, il segretario provinciale FIOM CGIL Diego Di Francesco (LFoundry), Mohammed Elrhaouate, rappresentante della comunità marocchina, e Rosalia Tangredi, referente Sinistra Italiana-AVS Area Marsica. A coordinare il dibattito sarà il giornalista Federico Falcone.

Al centro dell’incontro, il ruolo di Avezzano come snodo economico e sociale, sospeso tra due pilastri fondamentali: il polo dei semiconduttori, rappresentato da LFoundry, e il comparto agricolo del Fucino, tra i più rilevanti a livello nazionale. Due ambiti strategici accomunati però da criticità diffuse, come il lavoro precario e l’assenza di politiche strutturali efficaci.

Il confronto punterà a mettere in luce queste contraddizioni: da un lato, la mancanza di un piano industriale chiaro per un settore ad alto valore tecnologico; dall’altro, un’agricoltura che si regge in larga misura sul contributo dei lavoratori migranti, spesso impiegati in condizioni di vulnerabilità.

Il tema della sicurezza verrà affrontato ribaltando una narrazione diffusa: non è la presenza dei migranti a generare instabilità, bensì la carenza di diritti, servizi e percorsi di integrazione. Da qui la proposta di rafforzare gli investimenti in welfare, politiche abitative, formazione e mediazione culturale, affiancati da un maggiore rispetto della legalità nei settori agricolo e industriale.

L’iniziativa si inserisce in una visione più ampia che punta a coniugare sviluppo economico e giustizia sociale, mettendo al centro il lavoro dignitoso e i diritti come elementi imprescindibili per la crescita del territorio.

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SERENA SAMMARCO PER MERITOCRAZIA ITALIA: «BENE IL RITROVATO DIALOGO TRA ANM E NORDIO, MA ORA SI ATTENDONO DECISIONI CONCRETE»

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Redazione-  «Specie dopo gli esiti dell’ultimo referendum e la campagna agguerrita che lo ha preceduto, conforta il riscoperto dialogo tra l’Associazione Nazionale Magistrati e il Ministero della Giustizia» dice Serena Sammarco, Ministro Economia, Giustizia e Formazione per Meritocrazia Italia. «Non basta. Non è mai bastato. La giustizia non può essere il risultato del braccio di ferro tra due poteri dello Stato. Ora servono decisioni chiare, tempi certi e interventi capaci di garantire stabilità e continuità al sistema. Si parta dall’Ufficio del processo, che non ha ancora espresso le sue potenzialità. Senza perdere visione, perché il sistema giudiziario non può essere oggetto di interventi frammentari, ma necessita di un approccio organico, fondato su un equilibrio tra esigenze operative e tutela dei diritti. Ogni scelta che riguarda l’organizzazione e il funzionamento del sistema giudiziario assume un valore strategico e richiede la massima attenzione da parte di tutte le istituzioni coinvolte».

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“NON BASTA CREARE POSTI DI LAVORO, BISOGNA CREARE POTENZA ITALIANA” – IL NUOVO ORDINE ECONOMICO RICHIESTO DA LUCA SFORZINI AL CENTRO STUDI RINASCIMENTO NAZIONALE

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Redazione-  In una conferenza tenutasi tra le antiche mura del Castello Sforzini a Castellar Ponzano, il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (CSRN), Luca Sforzini, ha lanciato un avvertimento severo contro la concezione attuale della politica del lavoro in Italia. “Il vero problema del Paese non è soltanto quanti lavorano, ma per cosa lavorano, in quale sistema economico, a vantaggio di chi e con quale prospettiva storica”, ha affermato, proponendo una visione che supera la mera contabilità di occupati stabili e precari.

Il contesto: numeri di occupazione a confronto

Il governo di centrodestra, nell’ultimo comunicato, ha annunciato un aumento di 1,2 milioni di occupati rispetto all’anno precedente, sostenendo di aver rotto barriere storiche in termini di creazione di lavoro. Sforzini, però, ha subito messo in dubbio la rilevanza di questi dati. “Anche ammettendo la correttezza dei numeri, resta una domanda gigantesca: questi nuovi occupati stanno costruendo la forza industriale, tecnologica, energetica e geopolitica dell’Italia? O stanno semplicemente alimentando un sistema subordinato, fragile, dipendente dall’esterno?”, ha interrogato il Presidente del CSRN.

Una critica alla “cultura economicista”

Secondo il think tank, la destra italiana rischia di cadere nella stessa trappola della sinistra tecnocratica europea, ossia l’ossessione per PIL, percentuali e bonus. “Una Nazione non vive di grafici. Vive di visione storica, di produzione strategica, di sovranità reale”, ha sottolineato Sforzini, rimandando l’attenzione dal mero “occupazione” a una vera “potenza” nazionale.

Nel suo intervento, Sforzini ha delineato una serie di settori chiave nei quali l’Italia dovrebbe concentrarsi per recuperare la propria sovranità: produzione di acciaio, energia – comprese le fonti nucleari di nuova generazione –, ricerca avanzata, intelligenza artificiale, difesa, cantieristica navale, cultura alta, grandi opere pubbliche, finanza nazionale e tecnologie proprietarie. “Non sogniamo semplicemente più contratti stabili. Sogniamo una civiltà italiana che torni a produrre ciò che determina la ricchezza di una grande potenza”, ha dichiarato.

Il Sud: dall’assistenza alla rivoluzione produttiva

Un altro punto focale del discorso è stato il futuro del Mezzogiorno. Sforzini ha criticato apertamente la “cabina di regia per il Sud”, definendola una soluzione autoreferenziale che prolonge la dipendenza da Roma. “Il Sud non ha bisogno dell’ennesima cabina di regia romana, ma di una rivoluzione infrastrutturale, industriale e culturale”, ha sostenuto. Tra le proposte concrete vi sono:

  • Zone economiche radicalmente speciali con fiscalità aggressiva, pensate per attrarre investimenti internazionali e creare cluster tecnologici.
  • Porti militari ed economici di rilevanza strategica nel Mediterraneo, capaci di fungere da hub logistico‑difensivo.
  • Programmi nucleari civili per garantire indipendenza energetica.
  • Alta formazione tecnica e incentivi alla ricerca per trattenere i giovani talenti.
  • Politiche di riconquista demografica volte a contrastare l’emigrazione giovanile e a rinvigorire il tessuto produttivo.

Misurare la sovranità, non solo i contratti

Il messaggio centrale di Sforzini è un invito a superare la mentalità contabile del ministero del lavoro. “Continuare a misurare il successo di una Nazione soltanto col numero dei contratti significa accettare una mentalità da ragioneria ministeriale”, ha avvertito. Propone, invece, indicatori di sovranità: quota di produzione strategica controllata, livello di autonomia energetica, capacità difensiva, e numero di giovani italiani di talento che scelgono di restare e contribuire al Paese.

Reazioni politiche e prospettive

Le dichiarazioni di Sforzini non sono passate inosservate. Il ministro del Lavoro, al termine della stessa conferenza, ha difeso la politica occupazionale del governo, sostenendo che “ogni passo verso più lavoro è un passo verso la dignità dei cittadini”. Tuttavia, i leader dell’opposizione hanno accolto il richiamo del CSRN, chiedendo al governo di “spostare il focus dalla quantità alla qualità dell’impiego”.

Il dibattito si colloca in un momento in cui l’Unione Europea sta spingendo per una transizione verde e digitale, mentre la concorrenza globale – in particolare la Cina e gli Stati Uniti – continua a consolidare le proprie capacità produttive avanzate. In questo scenario, la proposta di Sforzini rappresenta una sfida di fondo: trasformare la politica del lavoro da mero strumento di mitigazione sociale a leva di sovranità nazionale.

L’appello di Luca Sforzini al Centro Studi Rinascimento Nazionale è chiaro: l’Italia non può più limitarsi a “ordinare” il proprio territorio all’interno dell’economia globale; deve riappropriarsi della sua ambizione storica. “Il problema non è soltanto creare lavoro. Il problema è creare destino”, ha concluso il presidente, lasciando intravedere una possibile svolta di rotta per chi, tra partiti e istituzioni, è disposto a ridefinire il concetto di crescita nazionale.

Per approfondire, visita il sito ufficiale del Rinascimento Nazionale: www.rinascimentonazionale.it.

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OLTRE IL “CAPITALISMO DOPAMINICO”: LA DESTRA SI INTERROGA SUL FUTURO TRA COMUNITÀ E TERRITORIO

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Redazione-  Al Castello Sforzini di Castellar Ponzano, il prossimo 30 maggio, non andrà in scena la solita liturgia politica. Gli Stati Generali di Rinascimento Nazionale, think tank di Futuro Nazionale, promettono di essere un vero e proprio “laboratorio d’urto” per il pensiero conservatore italiano. Al centro del dibattito, una provocazione destinata a far discutere: la proposta di un’economia comunitarista lanciata da Paolo Guidone come antidoto alle derive del mondo iper-connesso e, allo stesso tempo, profondamente isolato.

La sfida al “Capitalismo Dopaminico”

Il cuore della riflessione è un attacco frontale a quello che Guidone definisce “capitalismo dopaminico”. Non si tratta solo di una critica economica, ma di una diagnosi antropologica. Viviamo in una società che ha sostituito il desiderio con l’impulso, il progetto a lungo termine con il consumo immediato, e il legame sociale con l’algoritmo. In questo scenario, l’individuo è ridotto a una monade isolata, precario emotivamente e dipendente da stimoli artificiali continui.

«Non siamo più soltanto davanti a una crisi economica: siamo davanti a una crisi antropologica», avverte Luca Sforzini, Presidente di Rinascimento Nazionale. Il modello attuale, fondato sulla frammentazione e sull’individualismo radicale, sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva, lasciando dietro di sé desertificazione sociale e solitudine.

L’Economia Comunitarista: Tra Radici e Futuro

La risposta a questa deriva non è la nostalgia, ma una visione organica dell’economia. L’economia comunitarista non vuole essere un ritorno al passato, bensì una “nuova frontiera culturale”. L’obiettivo è ricostruire un modello umano radicato nei territori: rimettere al centro la famiglia, le cooperative, le piccole imprese e quelle filiere locali che rappresentano la spina dorsale dell’Italia reale.

Secondo Sforzini, difendere le cosiddette “piccole patrie” non significa chiudersi al mondo, ma proteggere la nostra struttura civile dalle degenerazioni di una globalizzazione impersonale. Il mercato, da solo, non crea civiltà; senza legami vitali, una Nazione è destinata a sfaldarsi.

Una nuova missione per la Destra italiana

Il dibattito aperto dal documento di Guidone serve a scuotere le acque stagnanti della politica. Sforzini è categorico: la destra moderna non può limitarsi alla “normale amministrazione” o all’agenda dettata dai grandi poteri globali. Non bastano gli slogan sulle tasse o sulla sicurezza; serve una visione complessiva dell’uomo.

«Vogliamo creare uno spazio reale di confronto tra sensibilità differenti», spiega il Presidente del Centro Studi. «Una classe dirigente seria nasce dalla capacità di confrontare idee forti, talvolta divergenti, per arrivare a una sintesi alta. La destra deve avere il coraggio di superare sia l’appiattimento tecnocratico sia il populismo sterile, tornando a parlare di responsabilità, identità e partecipazione».

L’appuntamento del 30 Maggio

Gli Stati Generali del 30 maggio nascono proprio con l’ambizione di trasformare queste riflessioni in una proposta politica concreta. Non sarà una passerella per leader, ma un tavolo di lavoro che vedrà dialogare imprenditori, studiosi, professionisti e amministratori locali.

In un’epoca di semplificazione estrema e di “tifoserie intellettuali”, Rinascimento Nazionale sceglie la strada della profondità e della complessità. La sfida è lanciata: ricostruire un’Italia che non sia solo un mercato di consumatori isolati, ma una comunità di cittadini liberi e consapevoli delle proprie radici. Al Castello Sforzini, il 30 maggio, si inizierà a scrivere il manifesto di questa nuova resistenza culturale.

L’economia comunitarista: fondamenti teorici, critiche al paradigma dominante e prospettive applicative nell’Italia contemporanea

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