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Cultura

ADSU L’AQUILA: GREEN FOOD WEEK, “CIBO È CULTURA, LA SFIDA DELLA SOSTENIBILITÀ PASSA DALLE MENSE UNIVERSITARIE”

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16 aprile 4

GRANDE PARTECIPAZIONE NELLA SEDE DI COPPITO PER IL “MEATLESS DAY” PROMOSSO DALL’AZIENDA PER IL DIRITTO AGLI STUDI, OCCASIONE DI CONFRONTO TRA ISTITUZIONI, STUDENTI E OPERATORI DEL SETTORE SUI TEMI DELL’ALIMENTAZIONE, DELLA RIDUZIONE DEL CONSUMO DI CARNE E DELLA VALORIZZAZIONE DELLE FILIERE LOCALI

 

PRESIDENTE SCHIAVONE E DIRETTORE SURIANI: “SI RAFFORZA RUOLO EDUCATIVO E SOCIALE, VOGLIAMO LASCIARE UN SEGNO CONCRETO”; VICEPRESIDENTE REGIONE IMPRUDENTE: “CAMBIO DI PASSO SU SERVIZI”; CHEF FRANCIOSI: “OGGI NUOVA CONSAPEVOLEZZA IN CUCINA”; DELMIGLIO (SODEXO): “NOSTRA MISSIONE OFFRIRE PASTI SANI ED EQUILIBRATI”; L’INFLUENCER SONOUNFREGNOABRUZZESE: “RAGAZZI POSSONO FARE LA DIFFERENZA”

Redazione  – “Ridurre il consumo di carne e promuovere un’alimentazione più consapevole, capace di migliorare la qualità della vita e incidere sui temi della sostenibilità e del cambiamento climatico: è questa la direzione del ‘Meatless Day’, cuore della Green Food Week giunta alla sua seconda edizione, che punta a valorizzare un’alimentazione vegetale e a rafforzare, accanto ai servizi, il ruolo educativo, culturale e sociale dell’Adsu L’Aquila nei confronti della comunità studentesca. Perché il cibo è cultura”.

Nelle parole della presidente dell’Azienda per il diritto agli studi, Marica Schiavone, il senso di una giornata che ha registrato una partecipazione straordinaria nella mensa universitaria di Coppito, gremita di studenti, a conferma di un interesse sempre più forte verso i temi della sostenibilità e dell’alimentazione consapevole.

Presenti all’evento, oltre alla presidente Schiavone e al direttore Michele Suriani, il vicepresidente della Giunta regionale con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, lo chef del ristorante Mammarossa di Avezzano Franco Franciosi, l’influencer Hugo Mosquera, in arte Sonounfregnoabruzzese, e Roberta Delmiglio, responsabile Food Intelligence di Sodexo Italia.

Una giornata che ha registrato il grande successo dello show cooking dello chef Franco Franciosi, che ha proposto un risotto particolarmente apprezzato, oltre al Pancotto 2.0 dello chef di Sodexo Michele Di Donato, e una performance dell’influencer Sonounfregnoabruzzese, capace di catalizzare l’attenzione dei tantissimi studenti presenti.

Tra fornelli e racconto del territorio, l’evento si è trasformato in un momento di confronto diretto, in cui cucina, sostenibilità e cultura alimentare si sono intrecciate in modo concreto e coinvolgente.

“Oggi – ha dichiarato il vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente – Adsu L’Aquila è protagonista di un percorso sulla sostenibilità che in Abruzzo può contare su numerosi prodotti di eccellenza. L’azienda ha cambiato passo interpretando in maniera moderna un ruolo che non è più soltanto legato all’accoglienza degli studenti, ma anche alla formazione, alla cultura e all’educazione alimentare”.

“L’obiettivo – ha concluso – è promuovere una visione contemporanea del cibo, sempre più sostenibile, basata su prodotti sani e filiere corte, capaci di rappresentare un valore anche per il futuro dei nostri giovani”.

Grande interesse ha suscitato il piatto proposto dallo chef Franco Franciosi intervistato dal giornalista Marco Signori, direttore di Virtù Quotidiane, nel corso dello show cooking, capace di rileggere in chiave contemporanea i prodotti degli altopiani abruzzesi.

“Abbiamo preparato un risotto a base di porri e formaggi dell’Appennino – ha spiegato lo chef – in particolare un erborinato, il Blucoli o Blu di Lucoli, e un formaggio di mucca stagionato, simile a un parmigiano ma prodotto nell’Appennino centrale, in provincia dell’Aquila. Oggi il tema della sostenibilità è sempre più centrale anche in cucina: il punto chiave è la consapevolezza, perché le persone devono sapere cosa mangiano, leggere le etichette e informarsi sul proprio territorio, cercando prodotti autentici e il più possibile vicini”.

A unire il racconto gastronomico a quello della valorizzazione del territorio anche la voce dei social, con l’intervento dell’influencer Hugo Mosquera, in arte Sonounfregnoabruzzese, che con una community di oltre 200mila follower ha contribuito a dare ampia risonanza alle tematiche della sostenibilità e dell’alimentazione consapevole.

“È stato importante confrontarmi con i ragazzi su un tema come quello dell’alimentazione sostenibile – ha dichiarato a margine dell’evento – L’Abruzzo è sempre più protagonista su questi temi ed è fondamentale essere qui oggi. Parlare direttamente con gli studenti è decisivo: sono loro a poter fare la differenza con le scelte quotidiane, anche a tavola. Raccontare il territorio, i suoi prodotti e le sue tradizioni attraverso i social – ha concluso – significa avvicinare le persone a una maggiore consapevolezza e valorizzare ciò che abbiamo, partendo dalle cose semplici”.

Nella sola mensa universitaria di Coppito, oggi, sono stati serviti 760 pasti, con il risotto firmato dallo chef Franciosi proposto a tutti gli studenti presenti: un segnale concreto dell’impatto dell’iniziativa, che ha coinvolto direttamente la comunità studentesca.

“Siamo molto felici di essere presenti oggi come Sodexo Italia in una giornata dedicata alla sostenibilità e al cibo green – ha affermato la responsabile Food Intelligence della divisione italiana del gruppo Sodexo, Roberta Delmiglio –. Temi pienamente in linea con i valori della nostra azienda, da sempre impegnata nel promuovere un’alimentazione responsabile e attenta all’impatto ambientale. La nostra mission è offrire pasti sani, equilibrati e sostenibili, capaci di coniugare qualità nutrizionale e rispetto delle filiere. Qui all’Aquila serviamo ogni giorno circa 1.200 pasti agli studenti: un’attività che ci consente di incidere concretamente sulle abitudini alimentari, contribuendo a diffondere una cultura del cibo più consapevole e orientata al futuro”.

A chiudere l’incontro, le conclusioni del direttore dell’Adsu L’Aquila, Michele Suriani, che ha ribadito il valore dell’iniziativa e il percorso avviato dall’ente sul fronte della sostenibilità e dell’educazione alimentare.

“L’obiettivo – ha detto Suriani – non è solo dimostrare attenzione verso il tema, ma lasciare un segno concreto negli studenti, facendo comprendere che dietro la cultura del territorio e dei suoi prodotti ci sono salute e benessere. La qualità delle materie prime, delle lavorazioni e delle scelte alimentari incide direttamente sulla nostra vita quotidiana”.

“Anche piccoli accorgimenti – ha concluso – possono diventare un segnale importante, un invito a essere più consapevoli e partecipi nelle scelte alimentari di ogni giorno”.

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Cultura

Nessuno è il giudice dell’anima altrui

“Homo sum, humani nihil a me alienum puto” «Sono un uomo, e nulla di ciò che è umano ritengo estraneo a me». Questa celebre espressione di Terenzio racchiude forse una delle più alte lezioni morali che la storia ci abbia consegnato, comprendere l’altro prima di giudicarlo

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Redazione-  “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” «Sono un uomo, e nulla di ciò che è umano ritengo estraneo a me». Questa celebre espressione di Terenzio racchiude forse una delle più alte lezioni morali che la storia ci abbia consegnato, comprendere l’altro prima di giudicarlo.
Viviamo in un tempo straordinariamente connesso e paradossalmente, sempre più incline alla condanna immediata. Basta un’opinione, una scelta di vita, una convinzione, una parola fuori dal coro perché qualcuno si senta autorizzato a puntare il dito, ma chi può davvero arrogarsi il diritto di essere giudice dell’esistenza altrui?
La filosofia ci insegna che la conoscenza autentica nasce dall’umiltà. Socrate, il padre del pensiero occidentale, costruì la sua sapienza attorno ad una frase destinata ad attraversare i secoli: «So di non sapere»un’affermazione che non esprime debolezza, bensì consapevolezza dei limiti umani. Forse dovremmo ripartire proprio da qui,
dal riconoscere che nessuno possiede tutta la verità,
nessuno conosce fino in fondo il cammino dell’altro, che nessuno può comprendere interamente le ferite, le paure e le speranze custodite nel cuore di una persona. L’Illuminismo ha fondato una delle sue più grandi conquiste sul valore della libertà individuale. Voltaire, pur nella complessità delle interpretazioni storiche delle sue parole, è diventato simbolicamente il difensore di un principio essenziale: il diritto di ogni individuo ad esprimere il proprio pensiero senza essere perseguitato per questo.
La libertà non è un favore concesso dal potente al debole,
è una dimensione naturale della dignità umana.
Libertas est inaestimabilis res.
La libertà è un bene senza prezzo; eppure la libertà autentica non coincide con l’arroganza, né con l’insulto, né con l’aggressione verbale. La vera libertà cammina insieme alla responsabilità, così come il rispetto cammina accanto alla dignità. Possiamo avere idee differenti, possiamo professare convinzioni diverse, possiamo persino trovarci in profondo disaccordo, ma il dissenso non deve mai trasformarsi in disprezzo.
Una società civile non si costruisce eliminando le differenze, si costruisce imparando a convivere con esse. Immanuel Kant sosteneva che ogni essere umano dovesse essere considerato sempre come un fine e mai come un mezzo. È una lezione di straordinaria attualità, quando utilizziamo qualcuno come bersaglio del nostro pregiudizio, quando lo riduciamo ad un’etichetta, ad una categoria o ad uno stereotipo, stiamo negando proprio quella dignità che pretendiamo venga riconosciuta a noi stessi.
Ogni persona è molto più della definizione che le viene attribuita, è una storia,
è una coscienza, è un universo irripetibile. Per questo motivo il rispetto non dovrebbe dipendere dalla somiglianza, dovrebbe nascere dall’umanità condivisa.
Dignitas humana inviolabilis est.
La dignità umana è inviolabile,
questa non è soltanto una formula giuridica o morale, è un principio che dovrebbe orientare ogni relazione umana.
Oggi assistiamo spesso ad una cultura della sentenza permanente. I tribunali dell’opinione pubblica emettono verdetti in pochi secondi. I social network amplificano giudizi che talvolta ignorano la complessità delle vicende umane, ma la fretta è una cattiva consigliera della giustizia. Comprendere richiede tempo, ascoltare richiede pazienza,rispettare richiede maturità, forse la vera evoluzione culturale non consiste nel convincere tutti a pensare allo stesso modo, ma nell’imparare a vivere insieme pur pensando in modo diverso.
Perché la ricchezza di una società non nasce dall’uniformità, nasce dal pluralismo, nasce dal dialogo,
dalla capacità di riconoscere nell’altro non un nemico da combattere, ma una persona da comprendere. Alla fine, ogni volta che puntiamo il dito contro qualcuno, dovremmo ricordare una verità semplice e disarmante: nessuno di noi è soltanto ciò che appare.
Siamo molto di più e forse la forma più alta di saggezza consiste proprio in questo, sostituire il giudizio con l’ascolto, il pregiudizio con la conoscenza, la condanna con il rispetto. Perché una società davvero libera non è quella in cui tutti la pensano allo stesso modo, è quella in cui ciascuno può esprimere sé stesso senza paura.
In varietate concordia.
Nella diversità, l’armonia.
Ed è proprio in quella armonia che l’umanità ritrova la sua parte migliore.

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Cultura

Chiude a Todi “Interpreting Landscapes. Another Italy”. Ultimo weekend per visitare la mostra fotografica di Giulio D’Ercole

Mostra fotografica di Giulio D’Ercole con il Patrocinio del Comune di Todi

A cura di Diana Daneluz

Il Finissage domenica 14 giugno 2026 | dalle ore 17.00

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 Redazione-  ArtEX Workshop Gallery, Nido dell’Aquila a Todi, invita a condividere la chiusura della mostra fotografica “INTERPRETING LANDSCAPES. Another Italy” di Giulio D’Ercole, patrocinata dal Comune di Todi e curata da Diana Daneluz, con un brindisi domenica 14 giugno 2026 dalle ore 17.00. La mostra visitabile per l’intero fine settimana negli orari di apertura della galleria (11.00–13.00 e 17.00–19.00).

La verità dei paesaggi italiani al centro dell’ultimo fine settimana della mostra 

Da oggi, venerdì 12, e fino al brindisi conclusivo di domenica 14 giugno, con ingresso libero, in esposizione, in quella che è la decima mostra del fotografo romano, la seconda presso ArtEX, quaranta fotografie di grande formato che attraversano quattro regioni italiane – Trentino-Alto Adige, Toscana, Umbria e Puglia – un corpus di opere che fonde paesaggio, atmosfera e tensione simbolica, soffermandosi sul rapporto tra l’umanità e l’immensità del mondo naturale. 

Spiega Diana Daneluz nel suo testo curatoriale: “Interpreting Landscapes è anche una mostra politica: un atto di resistenza contro la banalizzazione del vedere. D’Ercole non semplifica, rallenta. E in quel suo rallentare invita anche noi a fare lo stesso: a sospendere l’automatismo del conoscere e riconoscere luoghi per tornare all’esperienza, più rara e necessaria, del guardare davvero. Se il paesaggio oscilla da sempre tra decorazione e rivelazione, questi scatti scelgono con decisione il secondo versante. Non offrono scenari da consumare, ma luoghi da abitare con lo sguardo. Ed è forse proprio qui che risiede la forza di queste fotografie: nel ricordarci che vedere non coincide con osservare e che, dentro ciò che crediamo di conoscere, esiste ancora molto da scoprire. Paesaggi come scrigni di stupore, fonti di domande, fondamentali per capirne l’anima e il respiro.”

 

Giulio D’ERCOLE

Giulio D’Ercole (Roma, 1961) è fotografo e documentarista. Laureato in Lettere e Filosofia con formazione in sceneggiatura (UCLA) e broadcasting (NYU), ha lavorato come producer per RAI Corporation a New York e successivamente in Kenya per le principali agenzie delle Nazioni Unite e numerose ONG internazionali. In quel periodo fonda Canvas Africa Productions, producendo documentari e fotoreportage sui progetti umanitari sul campo. Rientrato in Italia nel 2014, insegna fotografia presso l’Università Pantheon Technology and Design di Roma e fonda Rome Photo Fun Tours. Dal 2022 vive a Todi, dove prosegue la sua ricerca fotografica e artistica. Il suo sguardo, formato nel documentario sociale e nel ritratto umano, non domina né invade il paesaggio: attende. E nel momento in cui la realtà si rivela, lo fissa nello scatto.

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Cultura

Musica, scrittura e arte, tutto nel medesimo spartito

Chiusa a Roma con un dialogo letterario la personale di Manuela Scannavini “Quando il suono si fa segno”.Ha chiuso i battenti la personale di Manuela Scannavini “Quando il suono si fa segno”, ospitata presso Spazio Sferocromia, l’ex-officina meccanica trasformata da Umberto Ippoliti in studio d’arte e crocevia di sperimentazioni, nel cuore di Monteverde Vecchio a Roma. La mostra ha rappresentato per l’artista un momento di sintesi, ma anche di rilancio: oltre vent’anni di pratica

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Redazione-  Ha chiuso i battenti la personale di Manuela Scannavini “Quando il suono si fa segno”, ospitata presso Spazio Sferocromia, l’ex-officina meccanica trasformata da Umberto Ippoliti in studio d’arte e crocevia di sperimentazioni, nel cuore di Monteverde Vecchio a Roma. La mostra ha rappresentato per l’artista un momento di sintesi, ma anche di rilancio: oltre vent’anni di pratica artistica condensati in un percorso espositivo composito e coraggioso, che il pubblico ha attraversato, attento e numeroso. Ora l’artista guarda già oltre, a nuovi e altrettanto intensi progetti.

 

Il dialogo: parole, musica e segno

 

Un percorso espositivo è concluso con un dialogo – riprodotto in sezioni sul canale YouTube di Manuela Scannavini moderato dalla curatrice Eugenia Querci – tra l’artista e l’autore Giulio Marzaioli, la cui scrittura, ironica, grottesca e poetica, abita i libri I sassi e Spin-off (Tic Edizioni). Alcune letture tratte dalle sue opere, poi il confronto con Scannavini attorno ai temi che ne attraversano il lavoro: il silenzio come condizione creativa, l’ascolto come metodo, la capacità di spostare il proprio centro. L’incontro con i testi di Marzaioli era arrivato per l’artista a metà del suo percorso creativo, come un riconoscimento inaspettato. “L’ammirazione provata da Marzaioli verso qualcosa che è di per sé inanimato mi ha affascinato a tal punto che alla fine mi sono fatta sasso”, aveva spiegato l’artista. “Nei suoi scritti ritrovo i temi della mutevolezza a me molto cari. Tutto ciò mi ha permesso di rimanere dentro la bolla del silenzio“. La scrittura di Marzaioli, infatti, dove ciò che è inanimato diventa esattamente l’opposto, ha rivelato durante il dialogo tutta la sua complementarità con la pittura astratta di Scannavini: narrazione e astrazione che vanno di pari passo, parole-chiave che 

equivalgono alle sue macchie di colore, nulla lasciato al caso. Un modo di narrare la realtà che non è alternativo all’arte visiva, ma ne è specchio e amplificazione. Scrive Marzaioli (da I sassi): “Il silenzio è lo stato naturale del sasso. Tutti sanno che se due sassi vengono sbattuti l’uno contro l’altro producono un rumore secco […] il sasso non inizia mai il discorso per primo”. Manuela Scannavini si era riconosciuta profondamente in quella definizione, in particolare nell’ultima fase del suo lavoro, quando, trovandosi in montagna, aveva lasciato che le pagine di Spin-off completassero il cerchio: “Sono partita dal bianco della neve e il suo suono. Stavo lavorando attraverso la musica, grazie ad essa ho fatto un lavoro di sottrazione, e anche la scrittura di Marzaioli mi ha confermato quanto sia stata complice in quel momento di chiusura del mio lavoro artistico”.

 

La musica come innesco

 

Al centro dell’intero progetto espositivo anche la musica. Quella del Maestro Carmelo Travia, in particolare i brani ZirconioSilver Smoke. È mettendosi in ascolto di quelle note che Scannavini ha potuto riversare il proprio stato interiore, “sottile o tumultuoso“, in una serie di tele pensate come un’installazione, legate tra loro da un ritmo anche visivo. Come spiega la curatrice Eugenia Querci, l’artista ha “seguito un’onda immateriale“, trasformando il suono in segno, esattamente come recita il titolo della mostra. Il metodo creativo di Scannavini, emerso chiaramente durante il dialogo, procede per strati: prima le parole-chiave che corrispondono a un sentire interiore, poi il colore, poi la composizione materica. In questa mostra, però, la musica ha preceduto tutto, come un silenzio in movimento. “Prima di dipingere mi viene spontaneo cercare delle parole chiave che possano corrispondere a un mio sentire, ad esse associo un colore”, ha raccontato l’artista. “In questa personale ho cercato un percorso nuovo: mi sono messa in ascolto“.

 

La mostra personale l’inizio di un percorso

 

La mostra ha portato all’attenzione del pubblico cinque grandi opere pittoriche, tre litografie su linoleum, un’incisione con puntasecca, due monotipi e due video, affiancati dai taccuini dell’artista, prove d’autore e le fotografie di Ilaria Turini realizzate durante il backstage del video “Quando il suono si fa segno”. Il video, con la regia di Jacopo Brucculeri e Lorenzo Lattanzi direttore della fotografia, presentava la coreografia di Giulia Rosolin interpretata dalla giovane ginnasta Sofia Biancari sulle musiche di Travia. Un secondo video, pure presente in mostra, era invece un video-racconto intimo di otto minuti con la voce narrante di Francesca Ritrovato e il montaggio di Alessandro Chiappini, ad accompagnare i visitatori nel processo creativo dell’artista. La mostra ha avuto anche una dimensione solidale, sostenendo Medici senza Frontiere. Molte delle opere sono ancora visibili presso Sferocromia, che ospita anche lo studio dell’artista, ora già al lavoro su nuovi progetti, nutrita del rapporto sempre generativo del pubblico con le sue opere e la sua visione. Che è quella di una “arte come immersione profonda in sé stessi, come necessità indifferibile di ascolto, strumento per espandere l’io oltre i confini della vita organizzata“, come la definisce Eugenia Querci, nel testo critico nel Catalogo edito da Al3viE di Raffaella Polverini. Tele che sono paesaggi interiori, che hanno una dimensione narrativa e che fanno parte di un racconto di sé.

 

Note biografiche

 

Manuela Scannavini (@manuela_scannavini) vive e lavora a Roma, dove è nata nel 1970. Sociologa di formazione, ha intrapreso il suo percorso artistico nel 2007, esplorando tecniche miste di pittura, stampa, incisione e installazione. Dal 2024 è ospite presso lo studio di Umberto Ippoliti a Spazio Sferocromia. Le sue opere sono apprezzate da collezionisti tra Roma e Torino.

Giulio Marzaioli nasce a Firenze nel 1972 e vive a Roma. I suoi testi, contributi fotografici e video appaiono su numerose riviste cartacee e telematiche italiane e internazionali. Autore versatile, attivo sia in poesia che in teatro. In poesia ha pubblicato diverse raccolte, tra cui In re ipsa (Premio Lorenzo Montano 2005, Anterem Edizioni), Trittici (Premio Giancarlo Mazzacurati e Vittorio Russo 2007, Edizioni d’if) e Suburra (2009, Giulio Perrone Editore). Ha scritto per il teatro numerosi testi, tra cui Chiasmo (2002), Riflesso (2003), Metro (2004), Sottopartitura (2005), Fiori (2006) e Santa Barbara (2007), da cui sono tratti allestimenti di teatro e teatro-danza rappresentati in vari festival e teatri in Italia. Tradotto in Francia, Stati Uniti, Germania, Spagna e Svezia.  Tra le sue pubblicazioni più recenti o I sassi (2021) e Spin-off (2022), entrambi per Tic Edizioni, Narratore di paesaggi interiori e del rapporto tra ciò che è inanimato e la vita che vi si nasconde.

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