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Cronaca

ALLARME IN ABRUZZO: VELENI E SILENZIO DIETRO LA MORIA DI LUPI

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Lupi

Redazione-  Nelle ultime due settimane, la regione Abruzzo è stata teatro di una tragica e silenziosa ecatombe di lupi. A seguito del recente rinvenimento di cinque esemplari avvelenati nell’area adiacente al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), il bilancio dei lupi morti a causa di intossicazione in Abruzzo ha superato la decina. Questa situazione rappresenta una ferita profonda per il patrimonio naturale abruzzese.

Dopo la diffusione dei dettagli tecnici relativi all’ultimo ritrovamento da parte del PNALM, le organizzazioni Rewilding Apennines e Salviamo l’Orso, attive nella protezione e nella promozione della coesistenza tra esseri umani e grandi carnivori, hanno deciso di rompere il silenzio. Hanno lanciato un appello accorato rivolto sia ai cittadini che alle istituzioni.

Secondo i dati raccolti dalle associazioni, almeno 12 lupi sono stati uccisi da sostanze velenose negli ultimi quindici giorni nei confini abruzzesi, nelle zone di Corcumello, Pescasseroli e Alfedena. A questi si aggiungono i ritrovamenti di carcasse di fauna minore e uccelli rapaci, indicando un attacco indiscriminato che minaccia l’intero ecosistema. Di fronte a questa escalation, le associazioni hanno lanciato un appello con l’hashtag #NonAvveleniamoci.

Rewilding Apennines e Salviamo l’Orso denunciano con forza questo fenomeno, definendolo un atto “vile e codardo” che non può in alcun modo essere giustificato come risposta a presunti problemi di gestione del territorio o di difesa delle attività produttive. Sottolineano che dietro ogni animale deceduto vi è un gesto deliberato che mette a repentaglio non solo la fauna selvatica, ma anche gli animali domestici e l’equilibrio ecologico generale.

Il comunicato congiunto invita a una riflessione approfondita sul problema, esortando a non attribuire la responsabilità di tali azioni scellerate unicamente agli esecutori materiali. L’attenzione viene focalizzata sulla carenza di prevenzione e controlli, specialmente nelle aree esterne ai parchi nazionali, ma che sono cruciali come corridoi ecologici per la fauna. Nonostante episodi simili siano già accaduti nel 2023, con l’avvelenamento di 9 lupi e 5 grifoni, non si è assistito a un potenziamento delle misure di sorveglianza.

Le associazioni dichiarano che “la mancanza di prevenzione e di presenza istituzionale contribuisce a creare zone in cui l’illegalità sembra poter agire impunemente”, aggiungendo un monito severo: “L’inerzia, in questi casi, è complicità”.

Oltre al veleno chimico, le associazioni esprimono preoccupazione per un altro “veleno” che alimenta questa strage: l’omertà. Coloro che sanno e tacciono, denunciano con fermezza, stanno scegliendo da che parte stare. “L’omertà che si respira attorno a questi episodi è un veleno tanto quanto quello sparso nei boschi: protegge i colpevoli, isola chi denuncia, normalizza l’illegalità. Avvelenare significa colpire senza controllo: lupi, volpi, cani, rapaci.”

Il timore è che questa escalation possa non fermarsi ai lupi. Questi timori sono fondati, considerando che solo un mese fa, nella stessa area, sono stati rinvenuti i resti di un orso bruno marsicano. Le associazioni avvertono che quando un altro animale, magari un orso, cadrà vittima di questi atti, sarà troppo tardi per manifestare indignazione.

L’appello finale è un’esortazione all’assunzione di responsabilità immediata. Sono necessari maggiori controlli, indagini serie e sanzioni esemplari. Soprattutto, è fondamentale rompere il muro di silenzio che protegge questi “pochi infami criminali”. Le associazioni dichiarano categoricamente: “Non accetteremo che questo venga archiviato come l’ennesimo fatto isolato. Non lo è. È il risultato di un clima malato, in cui chi distrugge la fauna selvatica e avvelena il territorio, si sente libero di farlo, certo di non pagare conseguenze”.

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Cronaca

Stia, gatto divorato dal lupo davanti alla porta di casa: lo strazio di Federica Vieri che scopre la fine del suo Gas da un post su Facebook e l’appello a Regione, Parco e Ministero dell’Ambiente

Dramma a Stia, in Casentino (Arezzo), dove Federica Vieri ha scoperto da un post di allerta pubblicato su Facebook dalla vicina di casa che il suo amato gatto certosino di undici anni, Gas, era stato assalito e divorato da un lupo proprio davanti alla porta di casa: dopo i numerosi casi registrati tra Soci, Bibbiena e Stia, la cittadina lancia un appello a Regione, Parco delle Foreste Casentinesi, Comuni e Ministero dell’Ambiente per un piano etico di sterilizzazione degli ibridi e ricollocamento lontano dai centri abitati 👇

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Gatto

STIA (AREZZO) – «Ho scoperto la morte di Gas dal post della mia vicina: è stato sbranato da un lupo davanti alla porta di casa». Con la voce spezzata dal dolore, come riportato da lanazione.it, Federica Vieri racconta il dramma vissuto nella zona residenziale di Stia, nel cuore del Casentino, a pochi passi dal centro del paese, dove il suo amato Gas – uno splendido gatto certosino di undici anni, «parte integrante della mia famiglia» – è stato aggredito e ucciso da un predatore proprio sul terrazzo al pianterreno della villetta in cui dormiva.

Un episodio straziante che riaccende i riflettori sull’emergenza sicurezza nei comuni montani e collinari italiani e sulla convivenza sempre più critica tra grandi carnivori e centri abitati, mentre da nord a sud del Paese cresce la mobilitazione dei cittadini e degli amministratori locali per la tutela e il presidio dei territori, dalle istanze dei sindaci a difesa di chi vive nelle aree interne e montane fino alle raccolte di segnalazioni promosse dai cittadini sul tema della sicurezza nei quartieri.

L’allarme su Facebook della vicina di casa e la scoperta straziante: «Mia figlia Giorgia era legatissima a Gas»

La tragedia si è consumata all’alba del 19 ottobre. Come faceva abitualmente, il certosino Gas aveva trascorso la notte sul terrazzo al pianterreno dell’abitazione: «Al mattino verso le 5 non lo vedo al suo posto, ma ho pensato fosse andato in giardino», ripercorre Federica Vieri a La Nazione. Una volta recatasi al lavoro, però, la donna legge su Facebook un messaggio d’allerta pubblicato da una vicina per avvertire i residenti della via: «Ho visto un lupo con un gatto in bocca, fate attenzione».

Una frase che le gela il sangue. Federica si precipita immediatamente a casa, dove i suoi peggiori timori diventano realtà: «Ho trovato i suoi resti poco distante dalla porta di casa. Il lupo lo ha preso proprio dove dormiva. Uno strazio vederlo ridotto in quel modo: aveva condiviso con me oltre un decennio di vita. In famiglia siamo tutti ancora scossi, compresa mia figlia Giorgia, legatissima a Gas».

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L’escalation in Casentino da Soci a Bibbiena e Stia: oltre trenta gatti spariti e il caso dell’assessore Daniele Bronchi

Quello di Stia non è purtroppo un episodio isolato: da luglio nella cittadina sono già tre i gatti sbranati dai predatori. Sempre in estate a Soci, a pochissimi chilometri di distanza, un nucleo composto da tre lupi o ibridi si era spinto fino alle case provocando la sparizione di una trentina di felini e decimando le colonie locali, mentre a Bibbiena ha fatto discutere il caso dell’assessore comunale Daniele Bronchi, che nell’arco di dodici mesi ha perso ben tre gatti custoditi presso la propria abitazione.

«Ormai i predatori non temono più l’uomo e colpiscono, come nel mio caso, anche di giorno», denuncia Federica Vieri, che pure tiene a precisare: «Amo tutti gli animali e rispetto la natura in ogni sua forma: non sto chiedendo l’abbattimento né alcuna forma di violenza verso i lupi. Tuttavia, la loro presenza costante a ridosso delle abitazioni e dei centri abitati è un segnale di allarme che le autorità competenti – Regione, Parco delle Foreste Casentinesi, Comuni e Ministero dell’Ambiente – non possono più ignorare. Oggi è toccato al mio gatto, domani potrebbe accadere al cane di un altro cittadino, fino a generare situazioni di vero pericolo per le persone».

La proposta etica alle istituzioni: sterilizzazione degli ibridi, ricollocamento nei boschi e ascolto dei cittadini

Per rispondere all’emergenza senza ricorrere a metodi cruenti, Federica Vieri avanza una proposta articolata su tre punti chiari: campagne di cattura incruenta e sterilizzazione degli esemplari confidenti e degli eventuali ibridi per fermarne la proliferazione incontrollata vicino ai paesi; ricollocamento nel loro habitat naturale in aree boscose e realmente selvatiche lontane dagli insediamenti umani; e infine un autentico ascolto dei residenti da parte di chi amministra.

«Proteggere la biodiversità deve andare di pari passo con la tutela dei cittadini e degli animali d’affetto. Spero che la memoria del mio Gas possa spingere le autorità ad agire con responsabilità, etica e concretezza prima che sia troppo tardi», conclude Federica Vieri (Fonte: lanazione.it). Segui tutte le notizie e le segnalazioni dai territori nella nostra sezione Territorio.

A cura della Redazione Cronaca e Territorio di Cavaliere News (Fonte: lanazione.it)

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Cronaca

L’Aquila – a Lucoli trovato ragazzo di 27 anni morto in una scarpata, a poca distanza c’è un’auto in fiamme: è giallo

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auto in fiamme

L’Aquila-   Il corpo ormai senza vita in una scarpata e, poco distante, un’auto in fiamme. A Lucoli (nell’Aquilano) è stata aperta un’indagine sulla morte di un ragazzo di 27 anni di origine tunisina, Wissem Hmida, impiegato in un’azienda locale.

Il cadavere è stato trovato nella mattinata del 22 ottobre in una scarpata in via del Biancospino, nella zona di Piano Lonaro. A vedere il corpo è stato un passante, che ha avvertito le forze dell’ordine.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini. Il primo step è stato identificare il corpo: il giovane lavorava da circa tre anni insieme al fratello in un’azienda aquilana. Nelle vicinanze del cadavere è stata trovata anche un’automobile incendiata e resta da chiarire se c’è un collegamento col cadavere.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale del 118. Gli accertamenti sono in corso per ricostruire le circostanze del decesso. Sulla salma sarà eseguita l’autopsia.

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Cronaca

Avezzano – uccide a coltellate la fidanzata nel Varesotto, poi si costituisce

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Marco Panichi

Redazione-  Un uomo di 53 anni, Marco Panichi, residente ad Avezzano e originario di Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, è stato fermato con l’accusa di aver ucciso a coltellate la fidanzata, una donna colombiana di 36 anni, a Vergiate, in provincia di Varese. Dopo il delitto, avvenuto ieri mattina, l’uomo ha lasciato la Lombardia ed è rientrato in Abruzzo. Dopo aver raggiunto il padre, nella tarda serata si è presentato spontaneamente alla caserma dei carabinieri di Avezzano, dichiarando di aver ucciso la compagna.

La donna è stata trovata sul pavimento della camera da letto dell’abitazione presa in affitto dall’uomo, con numerosi fendenti al corpo e al collo. Accanto al cadavere è stato rinvenuto un coltello da cucina, indicato dagli investigatori come l’arma utilizzata per l’omicidio. Il delitto sarebbe avvenuto al culmine di una lite, ma restano da chiarire le circostanze che l’hanno preceduta e la dinamica dell’aggressione.

Dopo la segnalazione di Panichi, i carabinieri di Gallarate hanno raggiunto l’abitazione insieme ai militari del Nucleo investigativo e ai magistrati della Procura di Busto Arsizio. Per entrare nell’immobile è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Il fermo è stato disposto dall’autorità giudiziaria di Avezzano, in stretto raccordo con la magistratura lombarda. Nel pomeriggio è previsto il passaggio davanti al gip del Tribunale di Avezzano per la convalida del provvedimento. La salma della donna è stata trasferita all’Istituto di Medicina legale di Pavia, dove sarà eseguita l’autopsia. La Procura di Busto Arsizio ha avviato ulteriori accertamenti.

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