Rimani in contatto con noi
#

Attualità

Roma, il sindacato militare Sum chiede tutele al generale Carmine Masiello per il caldo a Strade Sicure

🚨 EMERGENZA CALDO PER I MILITARI! Il Sindacato Unico dei Militari (SUM) lancia l’appello urgente al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Carmine Masiello: “Subito misure per proteggere i soldati di Strade Sicure sotto i 40 gradi”. Richiesti l’uso della maglietta leggera, turni ridotti, pause di idratazione forzata e condizionatori nelle camerate-inferno. Il sindacato chiede anche il permesso di entrare in caserma in pantaloncini corti. I dettagli 👇#sum #sindacatomilitare #carminemasiello #stradesicure #esercitoitaliano #caldo2026 #forzearmate #tutela #difesa #pagineutili

Pubblicato

a

generale Carmine Masiello

La nota ufficiale dell’unione sindacale per modificare i turni e l’uniforme estiva dei soldati nei centri urbani

Roma – Una ferma, dettagliata e urgente richiesta di intervento istituzionale volta a salvaguardare la salute fisica, la sicurezza operativa e la dignità professionale del personale in divisa si è sollevata dai vertici del comparto sindacale delle Forze Armate Italiane. I dirigenti del Sum, il Sindacato Unico dei Militari, hanno indirizzato una formale e articolata nota ufficiale al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, ponendo al centro dell’agenda della Difesa la necessità di adottare con immediatezza misure di mitigazione contro l’eccezionale ondata di calore che sta investendo la penisola. La sollecitazione sindacale punta a tutelare in modo specifico i soldati stabilmente impiegati all’interno delle grandi aree metropolitane nell’ambito della nota Operazione Strade Sicure, costretti a fronteggiare turnazioni severe sotto il sole cocente e in condizioni climatiche estreme.
L’ondata di caldo eccezionale che sta colpendo le principali città italiane nei giorni scorsi, con picchi termici superiori ai quaranta gradi percepiti e la dichiarazione sistematica dello stato di bollino rosso da parte del Ministero della Salute, sta mettendo a dura prova la resistenza degli operatori. La normativa interna vigente impone infatti ai militari l’obbligo di indossare tutti i pesanti capi di abbigliamento dell’uniforme da combattimento, inclusa la giacca con le maniche abbassate e il basco di specialità, sia durante i presidi fissi davanti agli obiettivi sensibili sia nel corso dei pattugliamenti appiedati all’interno delle stazioni ferroviarie.

Il modello microclima adottato a Napoli e l’allarme per le camerate prive di condizionatori

Il Sum ha espresso un parere fortemente favorevole nei confronti dei provvedimenti di alleggerimento logistico adottati localmente a Napoli, dove il comando di piazza ha autorizzato l’uso della sola maglietta verde oliva. Secondo il sindacato militare, questa decisione virtuosa deriva da una corretta e approfondita Valutazione del Rischio Microclima per l’esposizione severa al calore, capace di introdurre soluzioni concrete come la riduzione temporanea dei turni di servizio esterni, l’individuazione di punti di ristoro tecnici all’ombra e l’adozione di pause programmate per favorire l’idratazione forzata e prevenire i colpi di calore.
L’organizzazione sindacale ha ricordato che per ridurre il rischio biologico negli ambienti caldi occorre agire alla fonte tramite l’adozione di cabine climatizzate sui veicoli tattici, la rimodulazione degli orari di pattuglia e l’introduzione di un protocollo formativo e sanitario mirato prima dell’impiego operativo. Un briefing medico preliminare risulterebbe infatti fondamentale per istruire i soldati sul riconoscimento dei segnali precoci dei disturbi legati alla disidratazione. Il quadro assistenziale si aggrava a causa delle condizioni logistiche di alcuni Reggimenti della penisola, dove il personale di Strade Sicure è costretto a trascorrere le ore di riposo all’interno di camerate e stanze totalmente prive di impianti di climatizzazione o refrigerazione, le quali durante le ore diurne si trasformano in vere e proprie anticamere infernali.

I pantaloncini corti per l’ingresso in caserma e la pianificazione della domenica editoriale

Alla luce dei corredi già parzialmente distribuiti negli anni passati, come le polo estive e i cappellini con visiera di tipo baseball, il Sum auspica l’emanazione di una circolare d’urgenza dello Stato Maggiore che autorizzi l’uso transitorio di questi capi leggeri per tutti i servizi esterni. Il sindacato ha concluso la nota chiedendo una riforma di buon senso per consentire ai militari, almeno nei mesi estivi, di entrare e uscire dalle caserme indossando un abbigliamento civile idoneo alle roventi temperature, inclusi i pantaloncini corti, superando rigidi formalismi burocratici.
La redazione del giornale continuerà a seguire le decisioni del Generale Carmine Masiello e i successivi tavoli tecnici sulla salute nelle Forze Armate in modo totalmente neutrale, offrendo un servizio informativo utile e puntuale per tutti i lettori attenti ai diritti dei lavoratori, alla sicurezza e alle riforme della Difesa in Italia.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Esteri

L’epidemia silenziosa che il mondo ignora: i morsi di serpente uccidono fino a mezzo milione di persone ogni anno

Altro che squali: i serpenti uccidono mezzo milione di persone all’anno! I dati spaventosi (e fino a ieri nascosti) del nuovo studio scientifico internazionale 🐍 🚨 Quando si parla di animali pericolosi, i morsi di serpente si confermano i veri e propri killer silenziosi dell’umanità! Uno studio pazzesco (a cui ha partecipato anche la Svizzera) appena pubblicato sulla rivista “PLOS Medicine” ha sganciato una bomba statistica: i morti causati dal veleno dei rettili non sarebbero “solo” i 100mila calcolati finora, ma potrebbero arrivare all’incredibile cifra di 513.000 all’anno! Come mai una strage simile è passata inosservata? Il motivo è drammatico: la stragrande maggioranza delle vittime sono poveri contadini delle aree rurali dell’Africa subsahariana e dell’Asia, persone che muoiono nei campi senza poter raggiungere un ospedale e senza mai finire nelle statistiche sanitarie ufficiali. Per fortuna, alle nostre latitudini (Italia e Svizzera), la situazione è totalmente sotto controllo: sebbene le vipere mordano qualche decina di malcapitati ogni estate in montagna, grazie ai soccorsi moderni i decessi sono rarissimi (in Svizzera si conta un solo morto dal lontano 1961!). Leggi tutti i numeri e i dettagli sulla mappa del rischio nel nostro articolo! 👇 🥾 E voi, avete mai incontrato una vipera durante una passeggiata in montagna? Vi fanno paura i rettili?

Pubblicato

a

Serpente

Redazione – Quando pensiamo alle cause di morte più diffuse a livello globale, la nostra mente corre immediatamente a terribili malattie virali, incidenti stradali o grandi conflitti armati. Eppure, nascosta tra le pieghe delle aree più povere e remote del nostro pianeta, esiste un’epidemia strisciante e letale di cui i media occidentali parlano pochissimo. Il numero di persone che ogni anno perdono la vita nel mondo a causa dei morsi di serpente potrebbe essere infinitamente più elevato e drammatico di quanto la scienza medica avesse stimato finora.
A lanciare l’allarme è un imponente studio internazionale (con un’importante partecipazione svizzera) appena pubblicato sulle autorevoli pagine della rivista scientifica «PLOS Medicine». I numeri emersi da questa ricerca sono letteralmente sconvolgenti: i decessi mondiali dovuti al veleno dei rettili sarebbero in realtà almeno 274.000 all’anno, con picchi vertiginosi che potrebbero arrivare addirittura fino a 513.000 morti annue.

Perché le statistiche ufficiali mentono: il dramma rurale

Come è possibile che centinaia di migliaia di morti siano “sfuggite” ai radar dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per così tanto tempo? La notevole (e tragica) differenza rispetto alle stime precedenti è dovuta alla grande difficoltà nel rilevare i casi sul territorio.
Le normali statistiche ufficiali e i dati estrapolati dai registri ospedalieri tendono infatti a sottostimare pesantemente il fenomeno. Il motivo è dolorosamente legato alla povertà: la stragrande maggioranza delle persone che vengono morse lavora a mani nude nei campi agricoli e vive in aree rurali profondamente isolate, lontane decine di chilometri dal primo ospedale disponibile. Molte vittime non ricorrono affatto alle strutture sanitarie, ma si affidano (purtroppo invano) a rimedi locali o muoiono prima di raggiungere un medico. Le nuove indagini a tappeto, condotte dai ricercatori direttamente all’interno delle piccole comunità, hanno finalmente permesso di far emergere il numero reale dei casi, portando alla sconvolgente stima di mezzo milione di morti.

La mappa globale del veleno: l’Africa è la più colpita

Il fenomeno, ovviamente, è distribuito in modo assai disomogeneo sul globo terrestre. A pagare il prezzo di sangue più alto è senza dubbio l’Africa subsahariana, a cui è incredibilmente attribuibile il 45% di tutti gli avvelenamenti e dei decessi mondiali. Il tasso di incidenza in questa regione è quasi tre volte superiore a quello dell’Asia meridionale, che risulta comunque la seconda area più colpita al mondo (seguita dal Sud-est asiatico).
A essere maggiormente esposti al rischio, rileva lucidamente l’indagine scientifica, sono i contadini e gli abitanti dei Paesi a basso reddito. Per effettuare questa complessa stima, i ricercatori hanno analizzato migliaia di studi scientifici pubblicati a partire dal 2007, elaborando sofisticati modelli geostatistici. Nonostante questo sforzo enorme, le lacune informative restano considerevoli: su 170 Paesi in cui sono attualmente presenti in natura serpenti velenosi, ben 91 non dispongono di dati solidi sulle intossicazioni umane e 100 non hanno registri affidabili sui decessi.

La situazione in Europa: i rassicuranti dati svizzeri e italiani

Di fronte a numeri così spaventosi, è normale chiedersi quali siano i rischi reali alle nostre latitudini. Sebbene in Europa esistano diverse specie velenose (principalmente del genere Vipera), la situazione è totalmente sotto il controllo sanitario e non deve destare alcun allarme incontrollato.
Prendendo ad esempio la vicina Svizzera, il Centro di coordinamento nazionale rettili (karch) ricorda che sul territorio elvetico vivono due specie velenose: il marasso (Vipera berus) e la vipera comune (Vipera aspis), entrambe presenti anche nel vicino Canton Ticino e in ampie zone del Nord Italia.
Queste due specie sono effettivamente protagoniste, ogni anno, di alcuni casi isolati di morsicatura durante le escursioni estive. Tuttavia, a differenza di quanto accade nei Paesi in via di sviluppo, grazie alla tempestività del nostro sistema di soccorso e alle odierne ed efficaci cure mediche (come la somministrazione ospedaliera del siero antiofidico), il morso non rappresenta quasi mai un pericolo mortale per un adulto sano. Le statistiche sono estremamente rassicuranti: dal lontano 1961 si è verificato in Svizzera un solo incidente mortale riconducibile al morso di una vipera. In caso di incontro in montagna, dunque, la regola d’oro resta solo una: massimo rispetto per l’animale, nessun tentativo di ucciderlo e allontanarsi lentamente in direzione opposta.

Continua a Leggere

Esteri

Tragedia apocalittica in Nepal: l’alluvione fa 157 morti e quasi 600 dispersi. Salvi per miracolo due italiani

Scene da apocalisse in Nepal: un’improvvisa alluvione spazza via decine di villaggi. 157 i morti, si cercano 600 dispersi, salvi per miracolo due italiani! 🇳🇵 🌊 La natura ha colpito ancora una volta con inaudita violenza. Una mostruosa bomba d’acqua e fango (causata probabilmente da una grossa frana innescata da un terremoto) ha fatto esondare il fiume Bhote Koshi, nel nord del Nepal, cancellando dalla faccia della Terra interi villaggi, dighe e decine di ponti. Il bilancio è a dir poco drammatico: i morti accertati sono 157, ma si teme il peggio per i quasi 600 dispersi, tra cui tantissimi turisti stranieri che facevano trekking nella zona. Salvi per miracolo due italiani, Giovanni Fassini e Marco Lombardi, rimasti intrappolati per 8 ore su un autobus mentre l’acqua continuava a salire spaventosamente attorno a loro: “Ci è andata incredibilmente bene, siamo vivi e possiamo raccontarlo”, hanno dichiarato al Tg1. Ora è in corso una disperata corsa contro il tempo degli elicotteri militari per salvare chi è rimasto isolato in alta montagna. L’Unione Europea ha attivato i propri satelliti per aiutare le ricerche. Leggi il racconto completo dei superstiti italiani e i dettagli della tragedia nel nostro articolo! 👇 💔 Un pensiero e una preghiera di solidarietà per le famiglie delle vittime e per i coraggiosi soccorritori.

Pubblicato

a

Inondazione in Nepal

Nepal – Le immagini catturate dalle telecamere di sicurezza mostrano scene che sembrano uscite da un film catastrofico, ma che purtroppo sono drammaticamente reali. Un’imponente ondata d’acqua, fango e detriti ha improvvisamente investito il nord del Nepal, accanendosi in particolare sul distretto montuoso di Rasuwa (nella provincia di Bagmati), a ridosso del confine con il Tibet cinese. Il bilancio provvisorio è terrificante, destinato tragicamente a salire con il passare delle ore: si contano almeno 157 morti accertati e quasi seicento dispersi.
La gigantesca piena improvvisa del fiume Bhote Koshi (arrivata verso le 9:15 del mattino) ha letteralmente cancellato dalle mappe interi villaggi millenari come Timure, Rasuwagadhi e Syabrubesi, trascinando via con una forza brutale ponti, bacini e povere persone in fuga.

“Otto ore bloccati sul bus”: il racconto dei sopravvissuti italiani

In questo scenario infernale, l’Italia tira un sospiro di sollievo per i propri connazionali. Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha rassicurato il Paese confermando che i due italiani direttamente coinvolti nel disastro sono fortunatamente in buone condizioni di salute (la Farnesina sta comunque monitorando altri 90 connazionali registrati in zona).
I due superstiti, Giovanni Fassini e Marco Lombardi, hanno vissuto ore di autentico terrore mentre tornavano verso Katmandu a bordo di un autobus turistico. «L’autobus si è fermato improvvisamente perché la strada era sbarrata», ha raccontato Fassini al Tg1 con la voce rotta dall’emozione. «All’inizio non avevamo capito il perché, ma poi ci siamo accorti che il fiume di fianco a noi saliva, saliva sempre di più in modo minaccioso. A monte non si poteva andare, indietro nemmeno. Siamo rimasti per ben 8 ore fermi e intrappolati sull’autobus, pregando che l’acqua non ci lambisse. Ci è andata incredibilmente bene, siamo vivi e possiamo raccontarlo, ma sappiamo che ci sono molti dispersi, la situazione è una vera e propria tragedia».

Centinaia di turisti inghiottiti: la frana innescata dal sisma

Il conto dei dispersi mette i brividi. Sul lato nepalese non si hanno notizie di 484 turisti, dei quali 391 stranieri (tra cui indiani, statunitensi, australiani, britannici, francesi e spagnoli). Nel calderone dei dispersi figurano anche decine di membri dell’esercito, poliziotti e lavoratori impegnati in alcuni cantieri idroelettrici, i cui impianti (appena ultimati) sono andati completamente distrutti, insieme a ben 80 ponti (tra carrabili e pedonali). L’emergenza, peraltro, ha scavalcato i confini, interessando gravemente anche la vicina Cina, dove si contano altri 265 dispersi.
Ma cosa ha scatenato un simile inferno d’acqua? Se in un primo momento si era ipotizzata la spaventosa rottura di un lago glaciale, il ministro degli Esteri nepalese ha indicato come causa primaria un terremoto di magnitudo 4.4, registrato poco prima del disastro. Il sisma avrebbe provocato una colossale frana, la quale avrebbe bloccato temporaneamente il corso del fiume per poi cedere di schianto, rilasciando a valle una bomba d’acqua inarrestabile.

La disperata macchina dei soccorsi e l’aiuto europeo

Ora è il momento della speranza e del dolore. Il governo locale ha dichiarato per tre mesi lo stato di area disastrata, mobilitando ogni elicottero militare e privato disponibile per cercare di raggiungere i feriti e le persone rimaste intrappolate nei villaggi isolati, trasferendole in zone sicure. Fino a questo momento, i soccorritori (eroi che stanno lavorando in condizioni estreme) hanno salvato un centinaio di persone per via aerea.
Di fronte a questa enorme sciagura, la comunità internazionale non è rimasta a guardare. L’Unione Europea (tramite la presidente Ursula von der Leyen) ha attivato il sistema satellitare Copernicus per mappare le aree distrutte dall’alto, mentre la Federazione Internazionale della Croce Rossa ha già stanziato oltre un milione di euro di fondi d’emergenza. Il mondo intero prega oggi per il Nepal, una terra tanto meravigliosa quanto fragile, sperando che il fango possa restituire il maggior numero di sopravvissuti.

Continua a Leggere

Economia

Carburanti, proroga “mini” per lo sconto solo sul gasolio: consumatori in rivolta per la stangata sulla benzina

Sconto prorogato solo per il gasolio fino al 5 settembre, ma per la benzina è il “nulla cosmico”. È rivolta dei consumatori contro il Governo! ⛽ 🚗 Niente da fare, la stangata del controesodo colpirà duramente milioni di automobilisti italiani! Il Governo (in un velocissimo Consiglio dei Ministri) ha varato un mini-decreto per prorogare il taglio delle accise di 17 centesimi al litro… ma solo per il gasolio e solo fino al 5 settembre! Una misura che ha scatenato la furia delle opposizioni e delle associazioni dei consumatori. Il Codacons l’ha definita “un topolino”, mentre Massimiliano Dona (Unione Nazionale Consumatori) ha parlato di “nulla cosmico per la benzina, che ormai sfiora i 2,1 euro al litro in autostrada”. Fortissime critiche anche da Assoutenti, che boccia l’idea del Governo di erogare in futuro aiuti in base al reddito: “Il caro-pieno colpisce tutti i pendolari e le imprese, gli automobilisti non si possono dividere in base all’ISEE! Serve un taglio strutturale per tutti!”. La rabbia è tanta: fare il pieno per andare a lavorare non può essere una tassa straordinaria. Leggi le dichiarazioni esplosive nel nostro articolo! 👇 💸 E voi cosa ne pensate? È giusto tagliare le accise solo sul diesel e per pochissimi giorni, o serviva un taglio netto su tutti i carburanti?

Pubblicato

a

Carburanti

Roma– L’estate sta volgendo al termine, milioni di italiani si preparano al difficile rientro a casa (il cosiddetto “controesodo”) e, come da triste copione, lo spauracchio del caro-carburanti torna a terrorizzare i portafogli delle famiglie. In un rapidissimo Consiglio dei Ministri (durato appena dieci minuti), il Governo ha varato in extremis un provvedimento per tentare di arginare l’emergenza, ma le misure adottate hanno immediatamente scatenato un’ondata di aspre polemiche.
Il CdM ha infatti deciso di prorogare fino al 5 settembre 2026 il taglio sulle accise, ma limitandolo esclusivamente al gasolio. La misura (del valore stimato di circa 130 milioni di euro, finanziata tramite un ingegnoso sistema di anticipo fiscale imposto ai grandi gruppi del settore energetico) prevede la proroga della riduzione già in vigore di 17 centesimi al litro sul prezzo del diesel, ottenuta tramite un taglio di 14 centesimi di accisa e 3 centesimi di IVA. Nessun intervento, invece, è stato clamorosamente previsto per la benzina, scatenando l’ira delle opposizioni (con Conte e Schlein subito all’attacco) e la feroce reazione delle associazioni dei consumatori.

Codacons e UNC all’attacco: “Il nulla cosmico per la benzina”

La delusione tra i rappresentanti dei cittadini è palpabile e le dichiarazioni non lasciano spazio a sconti istituzionali. «La montagna ha partorito il classico topolino», ha tuonato senza mezzi termini il Codacons, definendo l’intervento del Governo «una misura totalmente annacquata che scontenta tutti gli automobilisti e non risolve l’emergenza in corso». A pesare è soprattutto l’esclusione della verde: «Non c’è alcun provvedimento sulla benzina, nonostante il prezzo in autostrada stia viaggiando pericolosamente verso i 2,1 euro al litro. Parliamo di una maggiore spesa di circa 10 euro a pieno per 17 milioni di italiani. Questa decisione non salverà le famiglie dalla stangata».
Sulla stessa, durissima lunghezza d’onda si è sintonizzato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), che ha bollato l’intervento normativo come «una mezza pezza per il gasolio e il nulla cosmico per la benzina». Dona riconosce un unico aspetto positivo: «Almeno nel controesodo eviteremo di pagare il gasolio 2,37 euro al litro in autostrada, ma è una magra consolazione». L’esponente dell’UNC critica anche l’ipotesi di futuri bonus mirati: «Dare qualche spicciolo a chi ha la “Carta dedicata a te” è inutile per frenare l’inflazione. Il Governo deve ripensarci».

Assoutenti: “L’ISEE non basta, il caro-pieno colpisce tutti”

Anche per Assoutenti, il bilancio dell’operazione è fallimentare. «Il bicchiere è ancora palesemente mezzo vuoto», spiega il presidente Gabriele Melluso. Pur giudicando positivamente la proroga per chi torna dalle vacanze, l’associazione evidenzia l’assurdità di non aver potenziato lo sconto e di non averlo esteso alla benzina visti “i livelli allarmanti raggiunti dai listini alla pompa”.
Il vero timore, però, riguarda il futuro, ovvero cosa accadrà dopo la fatidica data del 5 settembre. «La strada delle misure assistenziali legate soltanto al reddito è palesemente sbagliata», avverte Melluso. «Il caro-carburante colpisce tutti e l’automobilista non si può assolutamente classificare in base all’ISEE. Il problema colpisce indistintamente pendolari, famiglie, lavoratori e imprese».

Serve un intervento strutturale, non l’elemosina

Il sentimento diffuso tra i cittadini e i loro rappresentanti è quello di una profonda stanchezza. L’Italia sconta da decenni un sistema di accise obsoleto e asfissiante. Tamponare l’emergenza prolungando uno sconto di soli dieci giorni (e solo su un tipo di carburante) è visto come un palliativo insufficiente per una malattia cronica.
Come giustamente ricordato dalle associazioni, ciò che serve oggi al Paese non è un intervento a scadenza ravvicinata, ma una riforma stabile e strutturale sulle accise, capace di evitare una volta per tutte che, a ogni minima crisi internazionale, fare il pieno per andare a lavorare o per tornare a casa si trasformi in una tassa straordinaria e insopportabile sulla fondamentale mobilità degli italiani.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza