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DALLA CINA ALL’ITALIA: L’ANNO DEL CAVALLO DI FUOCO

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Redazione-  Il 2026 nel calendario cinese segna un evento raro e carico di significato: l’ingresso nell’Anno del Cavallo di Fuoco (esattamente dal 17 febbraio) un ciclo che si ripete solo ogni sessant’anni e che, secondo quella millenaria tradizione astrologica, porta con sé energia, trasformazione, audacia e dinamismo. Il cavallo, animale ammirato per la sua forza, indipendenza e vitalità, assume nel suo incontro con l’elemento Fuoco un carattere ancor più intenso, simbolo di passione travolgente, desiderio di progresso e trasformazione personale e collettiva . Un periodo che sprona all’azione, alla presa di responsabilità e all’innovazione, ma invita anche a bilanciare entusiasmo e disciplina, riflettendo sul significato profondo del movimento e della libertà, al di là dell’impulsività .

È interessante riconoscere in questi simboli un’eco potente, che risuona con l’altra parte del mondo, nel cuore delle comunità di Ripatransone – una delle principali Città d’Arte delle Marche – dove ogni anno, in occasione dell’Ottava di Pasqua, si celebra lo storico spettacolo del Cavallo di Fuoco (dal 2011 dichiarato Patrimonio d’Italia per la Tradizione) la cui origine affonda le radici nel lontano 1682, quando, secondo la tradizione, un fuochista incaricato di concludere i festeggiamenti per l’incoronazione della Madonna di San Giovanni, decise di utilizzare i fuochi rimasti per dare vita a uno spettacolo improvvisato. In questo evento tradizionale, il cavallo non è solo figura narrativa ma incarnazione fisica di energia, luce e partecipazione collettiva: un momento in cui la comunità si ritrova, riallacciando legami secolari che ha nella festa un modo di celebrare la propria identità, di “rinascita” dopo l’inverno. Il fuoco, in questo contesto, non è elemento di distruzione, ma simbolo di purificazione e di calore che unisce generazioni diverse nello stesso slancio emotivo.

Pur provenendo da tradizioni culturali diverse — una astrologica e cosmologica, l’altra religiosa e popolare — entrambi i “Cavalli di Fuoco” sono immagini che incarnano tensione verso ciò che è più grande di noi: il cavallo zodiacale cinese incarna la forza di correre verso il futuro, di affrontare cambiamenti e rivoluzioni interiori e sociali, il cavallo ripano con la sua scarica di scintille e luci, rappresenta la vitalità di una collettività che rinnova ogni anno i propri impegni, le proprie memorie e speranze. In entrambi i casi, il fuoco è metafora di trasformazione: in Cina di audacia, a Ripatransone di energia e di rinnovata fede. Un’occasione significativa che riallaccia il mio legame con le due realtà, in quanto in Cina fu scelto il nome Mario – che ho ereditato da mio nonno – da un mio prozio religioso che aveva seguito le orme di padre Matteo Ricci, mentre Ripatransone è luogo d’origine della mia famiglia e che, per via della sua posizione privilegiata, tra mare e Appennini, offre dei colori straordinari ai miei occhi d’artista.

Esiste poi un altro messaggio che queste ricorrenze, pur così diverse, sembrano condividere: il valore dell’essere parte di un ciclo, che sia cosmico o sociale, l’anno del Cavallo di Fuoco ci ricorda che i momenti rari, sono tappe in un viaggio collettivo di crescita, uno spazio-tempo in cui le dinamiche interne ed esterne si accelerano e richiedono decisioni coraggiose . Allo stesso modo, la rievocazione storica del Cavallo di fuoco è un rito che lega passato e presente con le generazioni future, nella consapevolezza che ciò che arde nello spazio di una notte caratterizza i cuori di chi vi partecipa con sentimento.

In senso simbolico, entrambe le celebrazioni parlano di fusione tra movimento e sacralità, di coraggio di affrontare il nuovo e di forza capace di trasformare l’ordinario in straordinario. Esse ci invitano a considerare che, in ogni cultura, i simboli animali non esauriscono il loro valore nel mito o nella tradizione, ma continuano ad agire come richiami tra il mondo visibile e quello invisibile, tra le aspirazioni individuali e i significati profondi che plasmano la vita collettiva. Così, mentre il mondo orientale celebra l’anno cosmico del Cavallo di Fuoco e la sua energia di trasformazione, l’antico rito di Ripatransone accende suggestioni analoghe, di luce, movimento, comunità, ardore e partecipazione. Allora in questo doppio linguaggio del fuoco — astrologico e festivo — emerge un invito potente: quello di cavalcare con coraggio e generosità il tempo che ci è dato, riconoscendone i simboli.

Un altro elemento interessante è il ruolo della comunità come osservatrice e protagonista: nell’anno del Cavallo di Fuoco, secondo l’astrologia cinese, le azioni individuali risuonano nella collettività: l’energia del cavallo spinge alla leadership, ma suggerisce anche che le decisioni audaci hanno ripercussioni sul gruppo e allo stesso modo, a Ripatransone il Cavallo di Fuoco non è un’attrazione turistica come tante: il suo fascino è dato anche dalla partecipazione che porta a vivere i vari momenti: dall’attesa alla corsa, dalle note festanti della Marcia 23 intonate dalla Banda cittadina, al silenzio quando si spengono le luci di una piazza gremita. Qui il simbolo del cavallo diventa espressione di un valore condiviso, di un’energia che si accumula e si amplifica nella gioia collettiva, creando una tensione che coinvolge e supera il singolo individuo.

Si può inoltre cogliere un parallelismo nel modo in cui entrambe le celebrazioni riflettono tempi ciclici e transitori della vita: il cavallo, con la sua forza e la sua velocità, ricorda che tutto è movimento e che la vita, sia nel contesto personale che sociale, evolve incessantemente. La dimensione temporale del fuoco — che arde, si consuma e si rinnova — diventa metafora di un processo continuo di purificazione e rinascita, tanto per l’anno astrologico quanto per la festa popolare. In questa lettura, il fuoco non è mai fine a se stesso, ma energia vitale che apre a nuove possibilità.

Non meno rilevante è l’aspetto rituale e simbolico dell’atto creativo: il Cavallo di Fuoco cinese è portatore di simboli astrologici legati agli elementi, alla fortuna e alla realizzazione dei desideri, mentre quello ripano, con la sua spettacolarità pirotecnica, può essere anche visto come momento in cui l’uomo innalza la propria e limitata luce verso il cielo notturno. In entrambe le tradizioni, il cavallo diventa agente di connessione: collega l’individuo alla comunità, il terrestre al celeste, il contingente all’eterno, dimostrando come archetipi condivisi possano assumere forme diverse pur mantenendo un messaggio comune di coraggio, gioia e rigenerazione. Infine, un elemento di profondità ulteriore si trova nella dimensione estetica e sensoriale: come l’anno del Cavallo di Fuoco cinese porta con sé colori e immaginazioni che stimolano l’intuizione e la creatività, invitando a nuovi inizi e sperimentazioni, a Ripatransone l’esperienza visiva e tattile della festa – il bagliore dei fuochi, la vibrazione dell’aria percorsa dalle scintille – mette in luce il patrimonio storico-culturale territoriale, il quale, se da sempre la identifica come Città d’Arte e Cultura, spero col mio lavoro di contribuire nel farla diventare Città d’Arte Contemporanea.

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Lifestyle

L’ispettore Nick Dixon torna in libreria con una nuova sfida tra passato e presente

🔍 L’ispettore Nick Dixon è tornato per affrontare un killer che credeva ormai dimenticato. Un enigma criminale che scava a fondo tra i crimini irrisolti di Manchester e il mistero di una moneta insanguinata.
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#DamienBoyd #NickDixon #Thriller #IndomitusPublishing

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Redazione-  Il panorama del thriller internazionale si arricchisce di un nuovo tassello con l’uscita di “Una moneta per una vita”, il settimo capitolo della celebre saga dell’ispettore Nick Dixon, firmato dall’autore britannico Damien Boyd. Pubblicato da Indomitus Publishing, il romanzo segna un momento di maturazione per il protagonista, figura che ha saputo conquistare oltre tre milioni di lettori in tutto il mondo, consolidandosi come un punto di riferimento per gli amanti del poliziesco procedurale. In Italia, la serie ha già superato le 40 mila copie vendute, confermando un legame solido tra il pubblico nostrano e lo stile asciutto e rigoroso dello scrittore inglese.

il ritorno di un incubo dal passato

La narrazione si apre con una scena cruenta sulle rive del fiume Parrett, nel Somerset. Un uomo viene ritrovato senza vita, ammanettato al volante del proprio furgone, abbandonato al destino dell’alta marea che ne decreta la fine. Il dettaglio che gela il sangue degli inquirenti non è solo la brutalità dell’esecuzione, ma la firma impressa sul corpo della vittima: un foro netto, preciso, del diametro esatto di una moneta da 50 pence, praticato sulla fronte.

Per l’ispettore Nick Dixon, questo particolare non è affatto casuale. Il modus operandi riporta a galla ricordi sepolti, legati a una scia di sangue che aveva terrorizzato Manchester durante gli anni novanta, nel pieno delle feroci guerre tra bande che devastavano le strade inglesi. Il timore che il killer sia tornato a colpire dopo decenni di silenzio sposta l’asse dell’indagine verso la Squadra Investigativa Speciale. Dixon, affiancato da un nuovo partner, è costretto a immergersi in un labirinto di corruzione, abusi sistematici e verità scomode che potrebbero minare le fondamenta della sua stessa carriera. Con gli omicidi che continuano a susseguirsi sia nel Somerset che in contesti urbani complessi, il protagonista si trova di fronte a una corsa contro il tempo, consapevole che ogni sua mossa potrebbe essere l’ultima.

il rigore tecnico dell’ex avvocato

La penna di Damien Boyd si distingue nel panorama letterario per la sua aderenza alla realtà. Grazie a un passato professionale vissuto nelle aule di tribunale e all’interno del Crown Prosecution Service, l’autore infonde nei propri testi una conoscenza minuziosa delle procedure investigative e legali. Questo approccio trasforma il libro in qualcosa di più di una semplice trama d’intrattenimento: è uno sguardo lucido sui meccanismi del sistema giudiziario britannico, filtrato attraverso la lente della finzione narrativa.

L’editore Davide Radice ha sottolineato come la forza di questa serie risieda nell’equilibrio costante tra la componente tecnica dell’indagine e l’evoluzione psicologica dei personaggi. Nick Dixon, in questo settimo volume, appare più complesso e umano che mai. Il suo legame con Jane Winter, compagna di vita e sodale, subisce una naturale evoluzione, rendendo il detective una figura tridimensionale capace di generare una profonda empatia nel lettore. La forza di “Una moneta per una vita” sta proprio in questa capacità di unire il ritmo serrato del moderno thriller ad atmosfere cupe e credibili, dove le ambientazioni – dalle distese fangose dove regna l’alta marea fino alle periferie degradate della Manchester del passato – diventano protagoniste silenziose del racconto.

Il romanzo rappresenta una lettura obbligata per chi ricerca complessità narrativa e per chi ha saputo apprezzare la coerenza stilistica mantenuta da Boyd lungo l’intero arco della saga. Senza cedere a facili sensazionalismi, l’autore riesce a mantenere alta la tensione, portando il lettore a interrogarsi sulla natura del male e sulla persistenza di ferite che il tempo non riesce a rimarginare. La posta in gioco, in questo capitolo, si eleva: non è più soltanto una questione di giustizia, ma la necessità di far luce su segreti che rischiano di travolgere chiunque provi a scovarli. Con questa uscita, Damien Boyd ribadisce la propria posizione tra le voci più autorevoli del genere, offrendo una storia che non concede tregua fino all’ultima pagina.

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AQUARIA: apre a Venezia un nuovo hub per l’arte contemporanea. Focus su identità, memoria, resistenza nella realtà globale

Il 3 luglio 2026 inaugura in Calle del Tentor una galleria ibrida che unisce esposizioni, eventi e dibattito culturale

Apre i battenti a Venezia AQUARIA, nuova galleria d’arte contemporanea e hub culturale con sede a Calle del Tentor 1841, nel cuore della città lagunare. Lo spazio inaugura il 3 luglio 2026 con un doppio programma espositivo che resterà aperto fino al 15 gennaio 2027

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Redazione-  AQUARIA nasce con una vocazione precisa: essere un laboratorio di incontro e dibattito per la città, capace di promuovere esperienze culturali che aiutino a leggere, attraverso l’arte, una contemporaneità sempre più complessa. Con un formato ibrido – galleria espositiva e programma di eventi tra lo spazio in sede e location off-site – si propone come presenza stabile nel tessuto urbano veneziano, aperta al tempo stesso a collaborazioni con realtà esterne e a un dialogo costante tra Venezia e contesti extraurbani.

La linea curatoriale è trasversale e interdisciplinare: AQUARIA cerca artisti che indagano identità, memoria e resilienza, con la consapevolezza che le fragilità di Venezia (il turismo di massa, lo spopolamento, la perdita di identità culturale) non sono un caso isolato, ma rispecchiano problematiche strutturali sempre più diffuse a scala globale.

Il programma inaugurale

L’apertura si articola in due mostre concepite come un dittico concettuale.

Collezione Privata – Vittorio Marella (3 luglio 2026 – 15 gennaio 2027) presenta una selezione di opere del giovane artista veneziano, tra le voci più interessanti della scena italiana emergente. Marella indaga il rapporto tra essere umano e ambiente attraverso un ‘realismo magico’ di forte intensità emotiva e precisione tecnica, con opere che sospendono attimi quotidiani tra realtà e sogno. Tra i lavori esposti, il dipinto inedito L’appuntamento (2026) e Under the Weight of a Heavy Sun, 1 (2025), già presentato al MART di Rovereto.

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[Under the weight of a heavy sun 1, 255x265cm, Tecnica mista su tela (2025) -Vittorio Marella]

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Verso il mondo nuovo 600×350 cm. Colori a olio su tela (2024)

Biblioteca dei Morti – Capitolo I & II (3 luglio – 15 ottobre 2026) è il progetto inedito del Collettivo Difonico La Momon (responsabile tecnico Malcom Maso). Attraverso un ciclo di stampe serigrafiche su affresco e su carta, il collettivo mette a confronto due comunità apparentemente distanti – i Veneziani e i Konyak del Nagaland (India nord-orientale) – accomunate dalla progressiva perdita di identità culturale e territoriale. Le figure emergono da superfici scure grazie a pigmenti minerali riflettenti, in un’estetica che rielabora la tradizione dell’icona religiosa elevando individui anonimi a simboli di memoria collettiva.

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INFORMAZIONI PRATICHE

Spazio: AQUARIA – Calle del Tentor 1841, 30135 Venezia (VE)

Apertura: 3 luglio 2026

Prima Mostra: Collezione Privata – Vittorio Marella, 3 luglio 2026 – 15 gennaio 2027

Seconda Mostra: Biblioteca dei Morti – Capitolo I & II, 3 luglio – 15 ottobre 2026

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Lifestyle

Un repertorio di scene, la nuova raccolta poetica di Luigi Colagreco esplora la memoria

📖 Luigi Colagreco torna in libreria con una raccolta che indaga la memoria e il presente. Scopri il viaggio poetico di “Un repertorio di scene” attraverso le prossime tappe letterarie sul territorio abruzzese.
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#LuigiColagreco #PoesiaContemporanea #Editoria #CulturaAbruzzo

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FOTO DI @VIRGINIAMARRONE copia

Redazione- Atessa diventa il fulcro di un importante appuntamento letterario che segna il debutto editoriale di una delle voci più interessanti del panorama poetico italiano attuale. Il volume Un repertorio di scene, pubblicato dalla prestigiosa casa editrice La Vita Felice nel 2026, si propone come un viaggio articolato tra i meandri del ricordo e la solidità del presente. L’opera, che si avvale di una prefazione curata dal noto poeta e scrittore Jean Portante, non è solo una raccolta di testi, ma una riflessione profonda sulla necessità della parola di colmare le assenze che definiscono l’esistenza umana.

L’idea cardine del libro ruota attorno al concetto di “scena” intesa come spazio fisico e mentale in cui la memoria sceglie di riemergere. Attraverso una tessitura linguistica che intreccia accuratamente l’esperienza autobiografica, la percezione sensoriale e una spiccata propensione per l’immaginazione, Colagreco costruisce un apparato di immagini che tentano di fissare ciò che, pur non essendo più visibile, continua strenuamente ad abitare il quotidiano. Non si tratta di una nostalgia statica, ma di una tensione dinamica verso ciò che, come scrive Portante nelle pagine introduttive, “ha sete di essere qui, ma manca incessantemente”. La capacità dell’autore di mescolare l’intimo con il dato circostante conferisce al volume una cifra stilistica riconoscibile, capace di trascendere i confini geografici.

un respiro internazionale per la poesia di Colagreco

La risonanza di Un repertorio di scene ha varcato i confini nazionali ancor prima della sua uscita ufficiale nelle librerie. L’interesse accademico e letterario suscitato dai testi di Colagreco ha portato a una serie di traduzioni che ne confermano il valore universale. Già nell’aprile del 2026, una selezione dei componimenti è apparsa sulla rivista specialistica Ærea. Revista Hispanoamericana de Poesía, tradotta a cura di Dafne Malvasi. Un riconoscimento ulteriore è giunto dalla Francia, grazie al lavoro svolto da Jean Portante, che ha curato la traduzione di alcuni brani per il numero 43 di La Traductière. Questa rivista, strettamente connessa al prestigioso Marché de la Poésie di Parigi, ha permesso alla poetica di Colagreco di inserirsi in un dialogo critico globale, ponendo le basi per una circolazione ampia e diversificata del pensiero dell’autore abruzzese.

Luigi Colagreco, artista poliedrico – poeta, musicista e operatore culturale di rilievo –, porta in questa opera tutto il bagaglio formativo maturato in anni di ricerca. Laureato a Pisa e con una solida preparazione accademica che spazia fino al dottorato di ricerca in co-tutela internazionale tra il Brasile e l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, l’autore dimostra come la poesia non sia un esercizio isolato, ma una pratica dialogica. Il suo impegno costante, testimoniato dalla direzione del festival ChietiPoesia e dalla guida del concorso nazionale Sinestetica, trova in questa raccolta il punto di sintesi tra la gestione dell’evento culturale e la creazione letteraria pura.

il calendario degli incontri tra Atessa, bomba e Francavilla al Mare

Il lancio dell’opera è accompagnato da un denso calendario di presentazioni che coinvolge diverse realtà del tessuto culturale abruzzese. Il primo appuntamento è fissato per domenica 14 giugno alle ore 18:00 presso il Museo Sassu di Atessa. L’evento, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune in collaborazione con Museate e il festival Libri a Corte, sarà moderato dalla poetessa Danila Di Croce. La peculiarità di questo incontro risiede nel connubio tra le arti visive del museo e la parola poetica, creando un ponte ideale tra le diverse espressioni del territorio.

Seguirà, martedì 16 giugno, un momento di confronto presso la Biblioteca Comunale di Bomba, dove il tema della poesia contemporanea sarà declinato attraverso il dialogo tra lo stesso Colagreco e Jean Portante. Partendo dalle rispettive opere — Un repertorio di scene e La pantera profumata. Variazioni Nimrod — gli autori analizzeranno le prospettive future della scrittura in versi, sotto la guida moderatrice di Claudio Caniglia. Infine, il ciclo di presentazioni si chiuderà venerdì 19 giugno a Francavilla al Mare, presso la Boutique Diana, all’interno del cartellone del festival Macondo. Sarà ancora una volta Danila Di Croce a guidare il pubblico alla scoperta di queste scene, in un contesto, quello del festival delle narrazioni, che si conferma come incubatore di eccellenze letterarie. La serie di incontri non rappresenta soltanto una vetrina promozionale, ma un’occasione per riflettere collettivamente su come la poesia possa ancora fungere da strumento di indagine profonda sulla realtà.

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