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Salute

EGPA, alla Camera la roadmap in 7 punti per ridurre ritardi diagnostici e cure a macchia di leopardo

🩺 Alla Camera dei Deputati arriva una nuova roadmap in 7 punti per cambiare la cura dell’EGPA, tra diagnosi più rapide, reti multidisciplinari e terapie mirate.
Un piano che punta a fermare disuguaglianze e ritardi per i pazienti con malattia rara: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Redazione-  Roma riporta al centro del dibattito sulle malattie rare la condizione delle persone affette da Granulomatosi Eosinofila con Poliangioite (EGPA), patologia complessa e poco conosciuta che continua a scontare ritardi diagnostici, percorsi di presa in carico frammentati e forti disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure. Alla Camera dei Deputati è stata presentata una nuova roadmap in 7 punti, nata dal confronto tra associazioni dei pazienti, comunità scientifica, istituzioni e industria, con l’obiettivo di trasformare la rarità da elemento di isolamento a terreno di intervento strutturato. Il messaggio che accompagna il piano è netto: la rarità non può tradursi in una condanna.

La proposta prende forma dal lavoro di ascolto che ha portato alla realizzazione del Libro Bianco “Storie di vita con EGPA”, promosso da GSK con il patrocinio di APACS APS, EGPA Study Group e delle principali società scientifiche coinvolte in quest’area. Quel documento ha raccolto criticità, bisogni e proposte lungo tutto il percorso di vita e di cura dei pazienti. L’incontro romano segna ora un passaggio ulteriore: non più soltanto la descrizione dei problemi, ma l’indicazione di priorità operative su cui costruire un’azione condivisa. Al centro ci sono la necessità di superare la frammentazione assistenziale, rendere più rapida la diagnosi e garantire una presa in carico omogenea sul territorio nazionale.

il piano in 7 punti e le criticità che pesano su diagnosi e assistenza

La roadmap presentata alla Camera individua sette interventi considerati prioritari. Tra questi figurano l’adozione di un PDTA nazionale, il superamento delle differenze regionali attraverso una governance condivisa sulle vasculiti rare, l’introduzione di un codice di invalidità civile specifico per l’EGPA, la definizione univoca delle caratteristiche strutturali della patologia, l’istituzione di un Registro Nazionale, l’avvio di campagne pubbliche di informazione e formazione e l’uso ottimale dei fondi previsti dal Piano Nazionale Malattie Rare 2023-2026. Il filo che lega queste richieste è uno: uscire da una gestione discontinua che oggi produce una sanità a velocità diverse.

L’EGPA è una malattia rara con prevalenza inferiore a cinque casi ogni 100 mila abitanti e proprio questa rarità contribuisce spesso a ritardarne il riconoscimento. Nelle fasi iniziali, spiegano i clinici, può essere scambiata per asma grave o rinosinusite cronica, mentre diventa particolarmente pericolosa quando evolve nella fase vasculitica e coinvolge organi vitali come cuore, reni e sistema nervoso periferico. Il rischio maggiore è che tra i primi sintomi e la diagnosi passino anni, un intervallo che può consentire alla malattia di provocare danni irreversibili.

Su questo punto insiste Augusto Vaglio, professore associato in Nefrologia all’Università di Firenze, secondo cui il tempo rappresenta un fattore decisivo del percorso terapeutico. La mancanza di un PDTA nazionale condiviso viene indicata come uno dei nodi principali, perché obbliga i pazienti a muoversi in sistemi regionali differenti, spesso senza un collegamento efficace tra medicina territoriale e centri ospedalieri di riferimento. In un quadro del genere, il rischio è che la diagnosi venga rallentata e che l’accesso alle cure dipenda troppo dal luogo in cui si vive.

reti multidisciplinari, ruolo dei caregiver e accesso alle terapie mirate

La complessità dell’EGPA richiede un approccio che coinvolga più competenze e più livelli assistenziali. Cristiano Caruso, direttore della UOSD di Allergologia e Immunologia Clinica del Policlinico Gemelli, sottolinea la necessità di costruire per il paziente un sistema coordinato in cui ospedale e territorio condividano realmente la presa in carico. In questa prospettiva, anche il caregiver diventa una figura centrale, soprattutto quando la persona malata ha problemi di mobilità, è sottoposta a immunosoppressione o non riesce a seguire autonomamente il percorso di cura. Senza una rete familiare o territoriale adeguata, osserva Caruso, persino una terapia efficace rischia di non bastare.

Dal punto di vista clinico, l’EGPA è una patologia che combina vasculite e infiltrazione eosinofila nei tessuti, con possibili conseguenze anche molto gravi sul piano cardiovascolare e neurologico. Giacomo Emmi, professore ordinario di Medicina interna all’Università di Trieste, ricorda che l’infiammazione può portare a fibrosi cardiaca, insufficienza cardiaca anche in soggetti giovani e aumento del rischio di eventi trombotici, inclusi infarto e ictus. La terapia varia in base alla gravità, dal cortisone agli immunosoppressori fino ai farmaci biologici, ma richiede sempre una gestione specialistica e multidisciplinare.

Tra le questioni aperte c’è anche la disparità nell’accesso ai farmaci tra le regioni. Roberto Padoan, responsabile del Centro Vasculiti di Padova, evidenzia come la gestione dell’EGPA sia cambiata in modo significativo grazie all’arrivo di terapie mirate, capaci di agire su meccanismi chiave della malattia, compresa l’infiammazione eosinofilica. La sfida, secondo lo specialista, è fare in modo che queste innovazioni entrino presto nei percorsi di cura ordinari, così da controllare meglio la malattia, ridurre l’uso prolungato dei glucocorticoidi e migliorare la qualità della vita.

Sul fronte istituzionale, l’iniziativa ha raccolto attenzione sia alla Camera sia al Senato. I parlamentari intervenuti hanno sottolineato la necessità di trasformare la maggiore consapevolezza in impegni concreti, capaci di incidere sulla presa in carico e sull’equità di accesso alle cure. Accanto a loro, anche GSK rivendica un ruolo di supporto al cambiamento, indicando il proprio contributo al Libro Bianco e alla definizione delle priorità.

Il punto politico e sanitario, però, resta soprattutto uno: rendere visibile una malattia che troppo spesso resta invisibile. La roadmap presentata a Roma prova a costruire questa svolta, mettendo ordine in un percorso oggi frammentato e chiedendo che la rarità dell’EGPA non diventi più sinonimo di ritardo, solitudine o assistenza incompleta.

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Eventi

Un cane in corsia per i bambini in ospedale: al via la raccolta per i cani dottori della pet therapy pediatrica con Il Porto dei Piccoli e Cuccioli Che Passione

Parte da Como e Genova la raccolta fondi nazionale per formare nuovi cani dottori destinati alla pet therapy nei reparti pediatrici degli ospedali italiani: l’iniziativa di solidarietà promossa dal centro cinofilo Cuccioli Che Passione di Andrea Zonca a sostegno della storica Fondazione Il Porto dei Piccoli attiva dal 2005 per portare normalità e sorrisi ai bambini ricoverati e alle loro famiglie. Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Bambino che gioca con cane - Photo by Helena Lope

Como – La solitudine di una stanza d’ospedale può diventare un fardello insostenibile per un bambino costretto a lunghe degenze pediatriche. Tra il bianco asettico delle corsie, il sibilo costante dei macchinari e l’assenza improvvisa dei giochi, della scuola e dei propri affetti domestici, le giornate trascorrono spesso intrise di smarrimento. Proprio per spezzare questo isolamento e restituire il sorriso ai piccoli pazienti nasce una straordinaria campagna nazionale di raccolta fondi destinata a finanziare e addestrare i cani dottori per la pet therapy pediatrica. L’iniziativa di solidarietà, che unisce idealmente la Lombardia alla Liguria per estendersi a tutta la penisola, vede protagonista la sinergia virtuosa tra il centro cinofilo Cuccioli Che Passione di Faloppio, in provincia di Como, e la storica fondazione genovese Il Porto dei Piccoli, impegnata da oltre due decenni nell’assistenza ricreativa ed emotiva all’interno dei reparti ospedalieri.

L’impatto terapeutico della presenza animale in ambito clinico rappresenta oggi una frontiera scientifica ampiamente validata dalla medicina moderna. Quando un cane addestrato per gli Interventi Assistiti con gli Animali varca la soglia di un reparto di pediatria, la percezione stessa della degenza si trasforma all’istante: la tensione muscolare diminuisce, la frequenza cardiaca si stabilizza e nei piccoli ricoverati si riaccende quella voglia di giocare e relazionarsi che la malattia tenta quotidianamente di spegnere. Un progetto di alto profilo etico seguito con attenzione dalla nostra testata nell’ambito della sezione dedicata a salute e benessere, confermando quanto l’empatia e il contatto con la natura costituiscano una medicina preziosa complementare alle tradizionali cure farmacologiche.

La nuova raccolta fondi, attiva già da qualche settimana e sostenuta da una capillare mobilitazione sui canali digitali, si pone l’obiettivo concreto di accogliere, crescere e formare nuovi esemplari a quattro zampe da destinare alle corsie dei reparti pediatrici italiani. Il centro Cuccioli Che Passione, realtà cinofila d’eccellenza attiva fin dal lontano 1979 e forte di una comunità di oltre centomila follower tra Italia e Svizzera, ha deciso di mettere a disposizione la propria visibilità e risorse economiche dirette per sostenere le attività della fondazione ligure, dimostrando come la sensibilità verso il benessere animale possa tradursi in un aiuto tangibile per l’infanzia sofferente.

Il valore terapeutico dei cani in ospedale e la rigorosa preparazione degli operatori a quattro zampe

La permanenza prolungata all’interno di una struttura sanitaria altera profondamente gli equilibri psicologici dell’intero nucleo familiare. I genitori si trovano a gestire un carico emotivo logorante, fatto di attese interminabili e timori per il futuro clinico dei propri figli, mentre i bambini subiscono la privazione della loro normale quotidianità. Un amico a quattro zampe in corsia non ha il potere miracoloso di guarire una patologia organica complessa, ma possiede la capacità innata di riportare all’interno del reparto ciò che più scarseggia: la spensieratezza e il calore della vita domestica.

Tuttavia, come ricordano gli specialisti del settore, non è sufficiente un cane qualunque per operare in un contesto così delicato e complesso. Gli interventi assistiti con gli animali in pediatria richiedono un percorso di selezione e preparazione meticoloso, disciplinato da rigorosi protocolli operativi nazionali. I cani destinati alle corsie pediatriche devono essere soggetti adulti, dotati di un temperamento eccezionalmente calmo, equilibrato e privo di qualsiasi reattività agli stimoli sonori o visivi tipici dell’ambiente ospedaliero, come carrelli metallici, fleboclisi o movimenti improvvisi.

L’addestramento specialistico richiede mesi di lavoro fianco a fianco con educatori cinofili professionisti e coadiutori certificati, strutturando una preparazione paragonabile a quella di un atleta professionista prima di una competizione agonistica internazionale. Questo lungo cammino educativo comporta costi organizzativi e veterinari significativi, che rendono la partecipazione solidale dei cittadini un elemento fondamentale per garantire la continuità e l’ampliamento dei servizi gratuiti offerti ai nosocomi, promuovendo nuovi modelli di assistenza integrata che arricchiscono il panorama del lifestyle consapevole e solidale.

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Da Como a Genova: l’impegno di Andrea Zonca e l’esperienza vissuta in famiglia con Cuccioli Che Passione

La decisione di sostenere con forza la fondazione genovese nasce da una profonda motivazione personale maturata all’interno della famiglia di Andrea Zonca, responsabile alla guida del centro cinofilo comasco. Il contatto quotidiano con centinaia di famiglie e la gestione professionale degli animali hanno trovato una sintesi perfetta nella consapevolezza del ruolo terapeutico svolto dal cane nei frangenti più dolorosi della vita umana, collegandosi idealmente ai temi della medicina olistica e dell’umanizzazione delle cure già approfonditi nel recente reportage sul Festival di Storia della Salute.

“Sappiamo perfettamente cosa possa fare un cane per chi sta affrontando un momento difficile dal punto di vista della salute e dell’isolamento”, sottolinea con commozione Andrea Zonca. “Lo abbiamo sperimentato direttamente in famiglia: la vicinanza, l’affetto disinteressato e la presenza silenziosa di un quattrozampe hanno saputo fornire un supporto psicologico straordinario, andando ben oltre qualsiasi aspettativa. Per questa ragione, nel momento in cui siamo entrati in contatto con le preziose progettualità messe in campo da Il Porto dei Piccoli, abbiamo avvertito il dovere morale di mobilitarci in prima persona”.

La campagna web punta così a catalizzare la generosità di decine di migliaia di appassionati cinofili che ogni giorno seguono le attività del centro. Trasformare una vetrina virtuale in un canale di beneficenza autentica rappresenta un segnale civico di grande rilevanza, capace di ispirare anche le altre realtà del terzo settore operanti sul territorio nazionale nel creare reti stabili tra mondo del volontariato e operatori economici sensibili ai bisogni dei più vulnerabili.

Come donare per sostenere i cani dottori: le modalità ufficiali della Fondazione Il Porto dei Piccoli

Partecipare alla raccolta fondi e consentire la formazione di un nuovo cane per la pet therapy pediatrica è estremamente intuitivo. La Fondazione Il Porto dei Piccoli, attiva fin dal 2005 presso l’Istituto Giannina Gaslini di Genova e in numerose altre strutture ospedaliere della Liguria e d’Italia, ha predisposto un’apposita piattaforma online protetta attraverso cui ciascun cittadino può offrire il proprio contributo in modo trasparente e tracciato.

I sostenitori possono effettuare una donazione diretta con carta o bonifico sul portale ufficiale dell’ente, orientare il proprio aiuto verso specifici progetti educativi nei reparti di degenza, oppure indicare la fondazione come beneficiaria della quota del 5×1000 nella dichiarazione dei redditi. Ogni singola donazione, anche di modesta entità, concorre direttamente alle spese di mantenimento, controllo veterinario preventivo e addestramento specialistico dell’animale che prenderà servizio in ospedale.

“I nostri canali digitali raccontano costantemente storie di cuccioli gioiosi e famiglie serene”, conclude Andrea Zonca di Cuccioli Che Passione. “Ci è sembrato un dovere naturale prestare la nostra voce a chi, in questo momento, combatte una battaglia difficile contro la malattia e ha bisogno di un amico a quattro zampe più di chiunque altro al mondo”. Per informazioni complete e per sostenere la campagna di solidarietà è possibile consultare direttamente il portale ufficiale all’indirizzo web www.ilportodeipiccoli.org/donazioni.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Salute

La cultura che fa crescere: perché i giovani cercano nuovi linguaggi e come i genitori possono accompagnarli. Il ruolo chiave degli stimoli culturali nella crescita personale. Intervista ad Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e dell’International Psychoanalytical Association

In un’epoca segnata da profonde incertezze, dalla crisi del ceto medio alle emergenze ecologiche, fino ai conflitti internazionali, le giovani generazioni, secondo gli studi scientifici più recenti, si trovano spesso a fronteggiare e vivere una certa perplessità verso il futuro.

“Proprio questo contesto, evidenzia  Lucattini in questa intervista, spinge oggi molti ragazzi a rifugiarsi sempre di più nel mondo virtuale, provocando un distacco graduale dallo studio, dalla scuola e dagli impegni della vita reale.Tutti i dettagli qui sotto 👇 Intervista di Marialuisa Rsocino

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Lucattini

Redazione-  In un’epoca segnata da profonde incertezze, dalla crisi del ceto medio alle emergenze ecologiche, fino ai conflitti internazionali, le giovani generazioni, secondo gli studi scientifici più recenti, si trovano spesso a fronteggiare e vivere una certa perplessità verso il futuro.

“Proprio questo contesto, evidenzia  Lucattini in questa intervista, spinge oggi molti ragazzi a rifugiarsi sempre di più nel mondo virtuale, provocando un distacco graduale dallo studio, dalla scuola e dagli impegni della vita reale. Tuttavia, anziché cedere a una narrazione puramente difensiva o rassegnata, diventa urgente invertire la rotta. È necessario tornare a parlare di studio come volano di emancipazione e ascensore sociale, contrastare la dispersione scolastica e riscoprire la cultura non come mero frammento del passato, ma come struttura portante della vita sociale e della crescita personale”, spiega la Dott.ssa Adelia Lucattini.

“Oggi, però, gli stimoli tradizionali non bastano più, le nuove generazioni crescono in un contesto iperconnesso e dinamico, che richiede linguaggi, format e approcci culturali profondamente rinnovati”.

Ma come si può riattivare nei giovani il legame con il territorio e la fiducia nel domani, offrendo loro alternative concrete alla necessità di emigrare? Ne abbiamo parlato oggi con la Dott.ssa Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

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​Dott.ssa Lucattini, di fronte a un’epoca d’incertezza che come leggiamo dalla cronaca quotidiana e vediamo in televisione sempre più spesso, spinge molti giovani a rifugiarsi nel virtuale, come possiamo capovolgere questa narrazione “rinunciataria” e restituire allo studio la sua forza di straordinario ascensore sociale?

Alle frustrazioni suscitate da una realtà percepita come incerta e minacciosa. È fondamentale riattivare il desiderio di conoscere, la curiosità e il piacere della scoperta, che sono alla base dell’investimento affettivo nello studio. La famiglia e la Scuola devono offrire sostegno emotivo, modelli positivi in cui identificarsi e opportunità concrete di crescita. Studiare significa non soltanto acquisire conoscenze, ma sviluppare autonomia di pensiero, rafforzare l’identità e acquisire gli strumenti per trasformare la propria condizione sociale. La cultura può tornare a essere un potente ascensore sociale se i giovani sentono che il loro impegno viene riconosciuto e può aprire possibilità reali (Pediatric Research, 2026).

​L’immersione digitale fin dalla prima infanzia sembra aver tolto ai ragazzi i punti di riferimento pratici per orientarsi nella vita di tutti i giorni. Attraverso quali leve psicologiche ed educative possiamo riabituarli al valore della realtà e contrastare l’abbandono scolastico?

 

I ragazzi hanno bisogno di riscoprire il piacere dell’esperienza concreta, delle relazioni e della conoscenza. Da un punto di vista psicoanalitico, un uso eccessivo del digitale può favorire il ricorso a gratificazioni immediate, rendendo più difficile tollerare l’attesa, la frustrazione e la fatica necessarie per apprendere. È importante, quindi, rafforzare la capacità di autoregolazione, la fiducia in sé stessi e il desiderio di conoscere, attraverso esperienze culturali, sportive, creative e relazionali. Genitori e insegnanti devono offrire una presenza affettiva stabile, ascolto e modelli identificativi positivi, valorizzando i progressi anziché soltanto i risultati. Per contrastare l’abbandono scolastico, è fondamentale che i giovani ritrovino nella scuola un luogo di appartenenza, riconoscimento e realizzazione personale, dove sentirsi protagonisti del proprio futuro (Behavioral Sciences-Basel, 2026).

 

​Oggi si fa un gran parlare di tecnologia, spesso in modo superficiale, mentre la cultura pare messa in secondo piano. Perché abbiamo smesso di investire sulla cultura come pilastro della vita sociale e che impatto ha secondo Lei questo vuoto sulla crescita emotiva dei giovani?

Negli ultimi anni, si è progressivamente privilegiata una visione utilitaristica della conoscenza, dando maggiore importanza alle competenze immediatamente spendibili e all’innovazione tecnologica, a discapito della formazione culturale e umanistica. Da un punto di vista psicoanalitico, la cultura svolge una fondamentale funzione simbolica attraverso la lettura, l’arte, la musica e il teatro, i giovani possono dare forma alle proprie emozioni, elaborare i conflitti interiori e riconoscersi nelle esperienze degli altri. La cultura alimenta il mondo interno, sviluppa la capacità di pensare e favorisce la costruzione dell’identità. Il suo impoverimento rischia di lasciare i ragazzi più soli di fronte alle proprie angosce, con minori strumenti per comprenderle e trasformarle. Investire nella cultura significa, quindi, investire nella salute mentale, nella creatività e nella capacità delle nuove generazioni di immaginare e costruire il futuro con le proprie forze, in modo costruttivo e creativo, in modo anche da poter tornare a sperare di poterlo avere un buon futuro (Social Science & Medicine, 2025).

​Molti ragazzi sentono di dover abbandonare le proprie radici per potersi realizzare. In che modo il legame con il territorio e le tradizioni può trasformarsi in un’opportunità di crescita professionale e personale anziché in un limite?

Le proprie radici rappresentano una risorsa affettiva e identitaria fondamentale. Sono costituite dalla famiglia, dagli amici, dalla città in cui si è cresciuti, dai luoghi familiari e del cuore, dalle tradizioni e dai ricordi che accompagnano la nostra storia personale. In una prospettiva psicoanalitica, questi legami contribuiscono a costruire quel senso di continuità del Sé che permette di affrontare i cambiamenti senza perdere il sentimento della propria identità. Avere radici solide non significa necessariamente restare, ma sentirsi liberi di partire, tornare e scegliere dove costruire il proprio futuro. Partire, però, dovrebbe essere una scelta autenticamente libera, non una necessità imposta dalla mancanza di opportunità formative, professionali ed economiche. Oggi, per molti giovani, l’emigrazione è soltanto apparentemente volontaria, si parte per realizzarsi, ma spesso perché non esistono alternative concrete nel proprio territorio. Questa condizione può generare una sofferenza psicologica profonda, legata alla separazione dagli affetti, al senso di sradicamento e alla percezione di essere stati costretti ad abbandonare una parte di sé, come accadeva anche agli emigranti economici del passato. È quindi fondamentale valorizzare il patrimonio culturale e umano dei territori, creando opportunità attraverso la ricerca, l’innovazione, l’imprenditorialità e le nuove professioni. Le radici devono rappresentare una risorsa da cui partire per crescere, non qualcosa a cui si è costretti a rinunciare per potersi realizzare (Industry and Higher Education, 2026).

 

​Di quali stimoli culturali e sociali abbiamo davvero bisogno oggi per riaccendere nei giovani la passione di apprendere e il desiderio di costruire il proprio futuro al meglio?

I giovani hanno bisogno di stimoli culturali che sappiano coinvolgerli emotivamente, suscitare curiosità e dare significato all’apprendimento. La lettura, il teatro, la musica, l’arte, il cinema, ma anche la ricerca scientifica, gli incontri con persone di esperienze diverse e la partecipazione a progetti sociali possono diventare occasioni preziose di crescita. In una prospettiva psicoanalitica, è fondamentale alimentare il desiderio di conoscere, quella spinta profonda alla curiosità, all’esplorazione e alla scoperta che viene definita pulsione epistemofilica ovvero desiderio di conoscere, e che rappresenta una delle motivazioni affettive alla base dell’apprendimento. È altrettanto importante che i ragazzi possano sperimentare, confrontarsi, sbagliare e sentirsi riconosciuti nelle proprie capacità. Genitori, insegnanti e istituzioni culturali devono saper ascoltare i loro interessi, coinvolgerli attivamente e offrire modelli identificativi positivi. La passione per la conoscenza nasce quando imparare diventa un’esperienza affettivamente significativa e i giovani sentono di poter trasformare ciò che apprendono in progetti concreti di vita (Frontiers in Psychology, 2026).

Quali consigli si sente di dare alle famiglie per sostenere i giovani nell’esplorazione di nuovi stimoli culturali e professionali, vincendo l’incertezza verso il futuro?

 

-Coltivare il desiderio di conoscere. Assecondare le curiosità dei figli, anche quando sono lontane dagli interessi familiari, attraverso letture, incontri con esperti e laboratori fin da piccoli;

-Trasformare la cultura in una prospettiva professionale. Esplorare le opportunità offerte dal patrimonio artistico, storico, ambientale e produttivo del territorio, valorizzandolo attraverso la ricerca e l’innovazione;

-Favorire l’incontro con modelli identificativi positivi. Far conoscere ai giovani ricercatori, professionisti, imprenditori e artisti che hanno saputo innovare e realizzarsi nel proprio ambiente e  territorio;

-Sostenere esperienze di autonomia e responsabilità. Incoraggiare la partecipazione a progetti culturali, associazioni e iniziative locali, rafforzando l’autostima e il senso di appartenenza;

-Mantenere vive le radici affettive senza ostacolare la formazione della propria identità. Trasmettere la storia familiare, le tradizioni e il legame con i luoghi del cuore, favorendo l’autonomia senza rotture con le proprie origini comprese le lingue madri e i diletti veicolo di saggezza e sapienza secolare;

-Aiutare a costruire progetti professionali che prevedano anche la possibilità di restare. Esplorare insieme le opportunità formative e lavorative del proprio paese o città, affinché partire, restare o tornare siano scelte libere e non necessità imposte dal bisogno, causa di spaesamento e nostalgie.

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Salute

Stati Generali della Comunicazione per la Salute a Roma: Federsanità assegna l’Award Contronarrazione per valorizzare il Servizio Sanitario Nazionale

Al WE GIL di Roma si è svolta la quarta edizione degli Stati Generali della Comunicazione per la Salute promossi da Federsanità: assegnati i primi Award Contronarrazione con il presidente Fabrizio d’Alba, ANCI, Regione Lazio e Ministero della Salute per premiare le migliori campagne di ASL Sulcis, ARES 118, Ospedale Cardarelli e il giornalismo di Radio Rai e ANSA. Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Stati Generali della Comunicazione per la Salute a Roma

Roma – La comunicazione istituzionale come autentico strumento terapeutico, leva di innovazione organizzativa e pilastro insostituibile per ricostruire il patto di fiducia tra cittadini e sanità pubblica. È stato questo il cuore pulsante della quarta edizione degli Stati Generali della Comunicazione per la Salute, promossi da Federsanità negli spazi storici del WE GIL a Roma nella giornata di giovedì 29 ottobre 2026. Sotto il significativo tema guida Ogni voce conta, l’assise ha chiamato a raccolta direttori generali, istituzioni nazionali, medici, responsabili degli uffici stampa ed esperti del digitale per una riflessione a tutto tondo che interessa direttamente le tematiche seguite dalla nostra testata nell’ambito della salute, della prevenzione e del benessere collettivo.

L’edizione 2026 ha fatto propria la suggestiva metafora dell’orchestra sinfonica: esattamente come in una partitura complessa ogni singolo strumento contribuisce all’armonia d’insieme, così nella tutela del bene comune ogni voce — dal decisore ministeriale al paziente, dal medico di medicina generale all’amministratore locale — concorre a generare una narrazione sanitaria chiara, trasparente e priva di barriere, promuovendo il rispetto e la vicinanza umana che caratterizzano il lifestyle consapevole e i diritti di cittadinanza.

Federsanità e la governance sanitaria: la comunicazione strategica di Gennaro Sosto e Roberto Pella

Ad aprire i lavori è stato Gennaro Sosto, vicepresidente vicario di Federsanità, che ha rimarcato come l’informazione medica non possa più essere relegata a mera funzione accessoria o burocratica, ma debba integrarsi stabilmente nella governance strategica delle aziende sanitarie. Spiegare le scelte cliniche, accompagnare i cambiamenti nei reparti e valorizzare la dedizione del personale sanitario sono elementi cardine per rendere i cittadini protagonisti attivi dei propri percorsi di cura, un passaggio fondamentale per la crescita del territorio e delle comunità locali in tutta Italia.

Di straordinaria rilevanza istituzionale è stato inoltre il contributo di Roberto Pella per l’ANCI, che ha posto l’accento sulla necessaria sinergia tra sindaci e aziende sanitarie: «I Comuni rappresentano il primo presidio di prossimità per intercettare i bisogni reali della gente. Sanità e territori devono parlare con una voce sola per integrare politiche sociali e assistenza domiciliare, perché la salute si costruisce ogni giorno ascoltando le persone e abbattendo le distanze burocratiche», una visione condivisa da Andrea Urbani per la Regione Lazio, che ha ribadito il valore della trasparenza per l’indirizzo delle politiche pubbliche regionali.

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I vincitori dell’Award Contronarrazione: da ASL Sulcis ad ARES 118 e l’Ospedale Cardarelli

Il momento culminante della giornata è coinciso con la consegna della prima edizione dell’Award Contronarrazione, il riconoscimento ideato da Federsanità per valorizzare i progetti che rinnovano il racconto della salute pubblica mettendo in luce l’umanità e l’efficacia dei servizi. Per la sezione Partecipazione dei Cittadini ha trionfato la ASL Sulcis con la campagna La risposta è giusta, mentre la Regione Lazio si è aggiudicata il premio per la Comunicazione Pubblica grazie al progetto Casa della Comunità – Un indirizzo per la tua salute.

Sul versante Digital e Social è stata premiata l’ASP Giovanni Chiabà di Udine per l’iniziativa SOCIALità dedicata agli anziani nelle RSA, l’AOM Liguria ha vinto per l’Innovazione dei Linguaggi, mentre ad ARES 118 è andato il riconoscimento per la Comunicazione Territoriale legata alla campagna straordinaria per il Giubileo. Il premio per la Comunicazione Interna è stato invece assegnato all’AORN Antonio Cardarelli di Napoli per il format Cardarellinews, con il Premio Speciale Contronarrazione consegnato all’AUSL Piacenza per il toccante percorso di ascolto Raccontami che ti ascolto.

Il ruolo del giornalismo e la visione di Fabrizio d’Alba per il futuro della sanità pubblica

Spazio anche al giornalismo d’inchiesta e di servizio con il conferimento del Premio Giornalistico Contronarrazione a Viviana Verbaro di Radio Rai 1 (per la trasmissione Benessere) e a Livia Parisi di ANSA Salute. A presiedere la cerimonia è stato Marco Mattei, Capo di Gabinetto del Ministero della Salute, che ha ricordato come l’accuratezza e la trasparenza dell’informazione siano leve indispensabili per consentire alle persone di orientarsi tra prevenzione e percorsi terapeutici senza cadere nelle trappole della disinformazione online.

A tirare le fila del confronto è stato il presidente di Federsanità, Fabrizio d’Alba: «Fare contronarrazione del Servizio Sanitario Nazionale non significa occultare le criticità, ma superare il racconto a senso unico che si ferma solo alle inefficienze. Abbiamo il dovere etico di dare visibilità all’impegno quotidiano di migliaia di medici, infermieri e professionisti che fanno funzionare la nostra sanità pubblica con risultati d’eccellenza. Perché ogni voce conta e ogni buona pratica contribuisce a rinsaldare l’alleanza tra salute e comunità».

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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