ESOFAGITE EOSINOFILA: IL NUOVO DECALOGO DI ESEO ITALIA PER ROMPERE IL MURO DEL RITARDO DIAGNOSTICO
Difficoltà a deglutire, cibi che sembrano bloccarsi in gola, pasti interminabili: sono alcuni dei segnali spesso sottovalutati di una patologia complessa. L’associazione ESEO Italia lancia una campagna nazionale per accorciare i tempi di diagnosi, che oggi arrivano a toccare anche i 10 anni.
Redazione- Spesso confusa con un semplice reflusso o etichettata come una banale difficoltà digestiva, l’esofagite eosinofila (EoE) è una malattia infiammatoria cronica dell’esofago che può minare profondamente la qualità della vita. Per accendere un faro su questa patologia e, soprattutto, per ridurre drasticamente il ritardo diagnostico – che in Italia può variare dai 3 ai 10 anni – l’associazione ESEO Italia ha lanciato a maggio una campagna di sensibilizzazione capillare su tutto il territorio nazionale.
Il “Decalogo” come bussola per i pazienti
Cuore dell’iniziativa è l’opuscolo “Riconosci segni e sintomi”, un vero e proprio decalogo scientifico elaborato da esperti per aiutare medici e pazienti a orientarsi tra i segnali d’allarme.
“Il decalogo è uno strumento nato dal confronto con la comunità scientifica” – spiega Roberta Giodice, presidente di ESEO Italia – “L’obiettivo è accrescere il sospetto diagnostico e la consapevolezza del rischio nella popolazione. Molte persone convivono con sintomi invalidanti senza dare loro il giusto peso: il nostro compito è aiutare a riconoscerli per indirizzare correttamente il percorso sanitario”.
Le dieci domande contenute nell’opuscolo toccano la quotidianità del paziente: si va dalla sensazione di “blocco” durante la deglutizione alla necessità di bere molta acqua per far scendere il cibo, fino al rifiuto selettivo di alimenti come carne o riso. Ma ci sono anche segnali indiretti, come l’impiego di tempi molto lunghi per finire un pasto, la difficoltà a ingerire compresse, l’imbarazzo a mangiare in compagnia o il ricorso sistematico a piccoli bocconi. Sintomi spesso accompagnati da altre manifestazioni allergiche, come asma, dermatite atopica o poliposi nasale, che completano il quadro clinico.
Oltre la diagnosi: una sfida sociale
L’esofagite eosinofila colpisce trasversalmente tutte le età, con un’incidenza maggiore tra i 30 e i 50 anni e una prevalenza che vede i maschi colpiti in rapporto di 3 a 1 rispetto alle femmine. Nonostante la sua natura immuno-allergica, la diagnosi resta una sfida: spesso l’infiammazione cronica porta a stenosi (restringimenti dell’esofago) che rendono il transito del cibo quasi impossibile, causando malnutrizione e, nei pazienti più giovani, disturbi della crescita.
La campagna di ESEO Italia, patrocinata da UNIAMO (Federazione Italiana Malattie Rare) e da nove società scientifiche, non si limita alla distribuzione del decalogo. Durante tutto il mese di maggio, l’associazione è impegnata in open day nelle strutture sanitarie per creare un ponte diretto tra i caregiver, i medici specialisti e le istituzioni.
Un appello alle istituzioni
Il lavoro di ESEO Italia, nata nel 2017 proprio per colmare il vuoto informativo attorno a queste patologie, è una corsa contro il tempo per migliaia di famiglie. “Grazie allo sforzo di centinaia di caregiver che assistono quotidianamente chi soffre di patologie gastrointestinali eosinofile, lanciamo un appello alle istituzioni” – conclude Giodice. “Chiediamo azioni concrete per supportare chi affronta questa realtà, per garantire percorsi di cura uniformi e per far uscire dall’isolamento chi ancora sta peregrinando in cerca di un nome per la propria sofferenza”.
Il messaggio è chiaro: non sottovalutare i segnali del corpo durante i pasti. Riconoscere l’EoE in tempo non è più solo una possibilità, ma un diritto fondamentale per proteggere la salute futura.
Per maggiori informazioni e per consultare il decalogo, è possibile visitare il sito ufficiale di ESEO Italia.
Il boom delle diagnosi metaboliche alla clinica Ini di Canistro: le richieste superano l’offerta per l’open day dedicato alla salute
🍎 Il successo dell’open day alla clinica Ini di Canistro conferma quanto sia crescente la richiesta di prevenzione metabolica nel nostro territorio. Dalle nuove diete personalizzate alla tecnologia Dexa, ecco come la struttura sta affrontando l’obesità.
Redazione- Canistro, in provincia dell’Aquila, è diventato lo scorso fine settimana il centro di un importante presidio di medicina preventiva. La clinica Ini, situata lungo la strada che collega la Valle Roveto al cuore dell’Abruzzo, ha fatto registrare il tutto esaurito durante l’open day dedicato alla nutrizione e alla prevenzione metabolica. L’iniziativa ha richiamato decine di cittadini, determinati a monitorare il proprio stato di salute per contrastare i rischi legati al sovrappeso e all’obesità, patologie che negli ultimi anni hanno assunto i connotati di una vera emergenza sanitaria su scala nazionale.
Le trenta visite effettuate hanno rapidamente saturato l’agenda dell’Ambulatorio di Nutrizione della struttura, una realtà che opera in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Il centro di Canistro è parte integrante del Gruppo INI, un colosso della sanità privata che vanta una storia ultradecennale, con radici solide in Abruzzo, nel Lazio e in tutto il Centro-Sud Italia. Con un network composto da dieci strutture sanitarie, oltre 1.200 posti letto e una forza lavoro che sfiora i 2.000 dipendenti, il gruppo si conferma un punto di riferimento per il territorio montano rovetano e per le comunità limitrofe.
Un protocollo medico di alta precisione
La giornata di screening si è distinta per l’accuratezza diagnostica. Il dottor Alessandro Grosso, responsabile dell’ambulatorio, ha guidato un percorso multidisciplinare che ha permesso ai pazienti di accedere a una valutazione clinica a 360 gradi. Ogni partecipante è stato sottoposto a un’anamnesi alimentare rigorosa, affiancata da esami di laboratorio mirati. Un elemento di eccellenza è stato l’impiego della tecnologia Dexa total body, un esame strumentale avanzato che permette di analizzare la composizione corporea con estrema precisione, distinguendo tra massa grassa, massa magra e densità ossea.
Questi dati, incrociati con le valutazioni del peso e la storia clinica del soggetto, hanno permesso al dottor Grosso di delineare un piano terapeutico cucito su misura. L’attenzione verso il singolo individuo è stata il cardine delle sessioni ambulatoriali: “Le visite sono state estremamente approfondite”, ha spiegato il medico al termine della maratona diagnostica. “La durata di ogni consulto è stata strutturata per non lasciare nulla al caso, garantendo una valutazione accurata delle abitudini e delle criticità di ogni cittadino che si è rivolto alla nostra struttura”.
Dopo il successo, si prepara il secondo appuntamento
Il grande interesse dimostrato dalla popolazione ha generato una lista d’attesa significativa, con numerose richieste rimaste inevase a causa della capienza limitata del primo open day. Per rispondere a questa crescente domanda di salute, la direzione della clinica ha già annunciato l’organizzazione di una seconda giornata di screening dedicata alla nutrizione e alla prevenzione metabolica, le cui date saranno comunicate a breve attraverso i canali ufficiali della struttura.
L’obiettivo di queste iniziative resta quello di intercettare precocemente le insidie metaboliche. “Le patologie che minacciano chi vive una condizione di sovrappeso sono silenziose ma pericolose”, avverte il dottor Grosso. “Diabete, ipercolesterolemia, dislipidemia e insulino-resistenza sono condizioni su cui dobbiamo intervenire agendo energicamente sui corretti stili di vita”. A seguito delle visite, il medico ha prescritto regimi alimentari personalizzati, spaziando dalle diete Wlcd, ovvero “very low carb diet”, a percorsi basati sulla chetosi o, in molti casi, sul recupero della dieta mediterranea.
Il piano d’azione non si limita alla tavola. Il dottor Grosso ha ribadito con forza un concetto che spesso viene trascurato: la dieta, da sola, non è sufficiente. Il successo clinico passa imprescindibilmente attraverso un programma costante di attività fisica. La sinergia tra corretta alimentazione e movimento resta l’unica via percorribile per garantire la salute del metabolismo a lungo termine. La risposta positiva dei pazienti, metà dei quali ha già pianificato un controllo per il prossimo mese, testimonia quanto sia forte il bisogno di presidi sanitari radicati nel territorio, capaci di accompagnare i cittadini in un percorso verso il benessere fisico duraturo, lontano dalle mode e vicino alla scienza medica certificata.
Tramonto della lettura: quando le immagini prevalgono sui contenuti. le conseguenze sulla mente.Intervento di Adelia Lucattini, ordinario della Societa’ Psicoanalitica Italiana
Se per secoli il libro è stato il principale strumento di accesso alla conoscenza e di allenamento del pensiero, oggi il primato dell’immagine sulla parola scritta non è solo un cambio di formato, ma una vera e propria “trasformazione” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e dell’International Psychoanalytical Association. Intervista di Marialuisa Roscino
Redazione- Se per secoli il libro è stato il principale strumento di accesso alla conoscenza e di allenamento del pensiero, oggi il primato dell’immagine sulla parola scritta non è solo un cambio di formato, ma una vera e propria “trasformazione” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e dell’International Psychoanalytical Association.
“Questa nuova realtà digitale sta trasformando il modo in cui la nostra mente analizza la realtà, gestisce le emozioni e costruisce il proprio senso critico” – evidenzia Lucattini -, che approfondendo gli aspetti psicologici nei più giovani legati a questo cambiamento di visionare sui social una notizia, una comunicazione, avverte: “La lettura è un atto creativo, quando leggiamo, il nostro cervello deve ‘costruire’ i volti, le voci, le ambientazioni. È una palestra di immaginazione. Quando ci limitiamo a guardare un contenuto visivo, quel lavoro è già fatto per noi. Il rischio? Una mente che si passivizza, meno capace di visualizzare scenari complessi o di dare forma alla propria interiorità”.
Nei giovani, nel periodo di lungo termine, ciò può tradursi in un’incapacità di sopportare lo sforzo mentale che un contenuto lungo, scientifico o letterario richiede, inevitabilmente, con il rischio di compromettere la capacità di elaborare un pensiero critico e di sapersi relazionare in modo efficace con gli altri.
Nell’intervista di oggi approfondiamo tutti questi aspetti importanti da non sottovalutare!
Dott.ssa Lucattini, la lettura è una “palestra” per la nostra mente, in particolare per le nostre riflessioni. Cosa stiamo perdendo, secondo Lei, in termini di capacità di analisi se smettiamo di sviluppare i processi mentali con testi complessi se ci affidiamo solo alla brevità delle immagini, che spesso ci vengono imposte dai social, per esprimere un pensiero, una riflessione o un’idea?
Quando rinunciamo ai testi complessi, non perdiamo soltanto l’abitudine a leggere: perdiamo una forma di educazione del pensiero. La lettura lunga obbliga la mente a sostare, collegare, inferire, distinguere il vero dal verosimile, tollerare l’ambiguità e costruire nessi tra emozioni, memoria e ragionamento. L’immagine, invece, arriva subito, colpisce, emoziona, semplifica; ma se diventa l’unico linguaggio, rischia di impoverire la capacità di analisi, perché riduce il tempo della riflessione.
Dal punto di vista mentale, leggere testi complessi significa coltivare l’abitudine all’attenzione sostenuta, al pensiero simbolico, all’immaginazione, alla capacità critica e alla mentalizzazione, cioè alla possibilità di comprendere non solo “che cosa vedo”, ma “che cosa significa”. Se prevale solo la comunicazione breve, visiva, frammentata e rapida, il rischio è una mente più reattiva che riflessiva, capace di rispondere subito impulsivamente, ma meno abituata a pensare in profondità.
(Journal of Experimental Psychology General, 2024).
L’immagine, senz’altro, ci offre una risposta pronta, mentre la lettura ci pone domande, ma quanto incide a Suo avviso, la “dieta digitale” basata su immagini brevi sulla nostra capacità di mantenere una memoria a lungo termine e di costruire ragionamenti logici articolati?
Incide molto, soprattutto se questa “dieta digitale” diventa esclusiva. Le immagini brevi danno una gratificazione immediata, ma spesso non chiedono alla mente di trattenere, collegare e rielaborare. La memoria a lungo termine, invece, si costruisce attraverso attenzione, ripetizione, associazione e profondità emotiva e cognitiva.
La lettura di testi articolati obbliga a seguire un filo logico, a mantenere in memoria ciò che è stato detto prima, ad anticipare ciò che verrà dopo e a costruire nessi causali. Il consumo continuo di immagini rapide, video brevi e frammenti visivi può invece abituare la mente al salto, all’interruzione, alla risposta immediata. Non significa che le immagini siano negative in sé: possono essere molto potenti se integrate al pensiero. Il rischio nasce quando sostituiscono stabilmente la parola, la narrazione e la complessità. In quel caso si indebolisce non solo la memoria, ma anche la capacità di costruire un ragionamento coerente, articolato e personale (Psychological Bulletin, 2025).
È possibile secondo Lei usare le immagini senza per forza sacrificare il contenuto? In che modo, possiamo farle convivere?
Sì, è possibile usare le immagini senza sacrificare il contenuto. Anzi, le immagini fanno parte da sempre della nostra vita psichica: sono una delle prime forme con cui pensiamo, sogniamo, ricordiamo e comunichiamo. In psicoanalisi potremmo dire che sono anche un linguaggio dell’inconscio.
Il problema non è l’immagine in sé, ma l’immagine imposta, ripetitiva, veloce, che non lascia spazio alla costruzione interiore. Le immagini dei social spesso arrivano già pronte, già interpretate, già cariche di emozione, rischiano di comprimere la capacità di “vedere con la mente”, di fantasticare, di creare immagini proprie.
Il libro fa il movimento opposto, non dà tutto subito. Attraverso le parole, l’arricchimento del linguaggio, la varietà lessicale e l’articolazione del pensiero, permette al lettore di generare immagini interne. Le immagini e le parole possono convivere molto bene quando l’immagine apre domande, sostiene la narrazione e amplifica il pensiero. Le immagini dei social media diventano dannose quando sostituiscono la parola, la fantasia e la possibilità di pensare (Frontiers of Psychology, 2016).
I recenti dati scientifici parlano chiaramente, c’è un netto calo della lettura dei testi in generale e più particolare, nei più giovani. Quali strategie “costruttive” è possibile al riguardo mettere in atto per trasformare il linguaggio visivo da “nemico della profondità” a strumento per invogliare maggiormente le persone a tornare a leggere?
Il linguaggio visivo può diventare un alleato della lettura, non necessariamente un suo nemico, quando viene integrato con la parola e con la narrazione (The Australian Journal of Language and Literacy, 2025). L’immagine, infatti, è da sempre una via privilegiata di accesso alla vita psichica: precede la parola, accompagna la fantasia, alimenta il sogno, il ricordo e l’immaginazione (Journal of the American Psychoanalytic Association, 2015). In questo senso può funzionare come una soglia, un primo richiamo emotivo capace di avvicinare anche i più giovani al desiderio di leggere.
Il punto è non lasciare che l’immagine resti chiusa in se stessa, consumata rapidamente e poi subito sostituita da un’altra, perché la fruizione veloce e ripetitiva dei contenuti visivi può indebolire attenzione, controllo cognitivo e continuità del pensiero. Occorre trasformarla in un invito alla narrazione, alla curiosità, alla parola, cioè in un’apertura verso un significato più profondo. Una copertina, un’illustrazione, una scena cinematografica, un fumetto, un booktrailer o anche un contenuto social ben costruito possono aprire uno spazio interno, evocare atmosfere e far nascere il desiderio di conoscere la storia che sta dietro l’immagine (Social Network Analysis and Mining, 2025).
Con i giovani è importante partire dai linguaggi che già abitano: serie, videogiochi, graphic novel (romanzi a fumetti), BookTok, fanfiction, immagini digitali, perché la motivazione alla lettura cresce quando si collega agli interessi personali e al mondo emotivo del lettore. Da lì si può costruire un ponte verso testi più complessi, senza contrapporre rigidamente immagine e libro. La lettura non dovrebbe essere vissuta soltanto come dovere scolastico o prestazione, ma come esperienza personale, emotiva e creativa, capace di rafforzare linguaggio, immaginazione e identità (Reading Research Quarterly, 2025).
In questa prospettiva, l’immagine non sostituisce la profondità, ma la prepara, se diventa stimolo e non saturazione. Può diventare un passaggio tra immediatezza e pensiero, tra emozione e parola, tra fantasia e capacità di costruire significati. Il compito educativo è proprio questo, aiutare bambini e adolescenti a non fermarsi alla superficie visiva, ma a trasformare ciò che vedono in racconto, immaginazione e pensiero (Educational Research, 2024).
Se la lettura è la palestra del pensiero, quali sono “le abilità mentali” che i ragazzi di oggi rischiano di non sviluppare affatto?
I ragazzi rischiano di sviluppare meno alcune abilità fondamentali: attenzione prolungata, memoria di lavoro, capacità di collegare causa ed effetto, pensiero simbolico, immaginazione, linguaggio articolato e pensiero critico. La lettura educa la mente a restare dentro un ragionamento; senza questa abitudine, il pensiero rischia di diventare più rapido, ma anche più frammentato e meno profondo (Psychological Bulletin, 2025).
Esiste una correlazione tra la riduzione della lettura profonda e l’aumento di stati d’ansia o di stress nei giovanissimi?
Sì, ma più che una relazione automatica e lineare, parlerei di una correlazione indiretta. Quando diminuisce la lettura profonda, spesso aumenta il tempo trascorso in ambienti digitali rapidi, frammentati e iperstimolanti. Questo può ridurre gli spazi di silenzio, concentrazione, elaborazione emotiva e capacità di astrazione, che aiutano i ragazzi a dare forma alle proprie ansie. La lettura, invece, permette di sostare nei pensieri, riconoscere emozioni, immedesimarsi e trasformare la tensione interna in racconto, inoltre, li appassionano rendendoli più desiderosi di studiare, informarsi e creare relazioni profonde. Quando questa funzione manca, il contenimento del pensiero non è sufficiente, l’ansia rischia di essere e restare più immediata, scaricata nel corpo anche perché meno pensabile (Journal of Medical Internet Research, 2026).
Quali consigli si sente di dare loro per trovare o non perdere il piacere e l’importanza di leggere un libro o un articolo lungo di un quotidiano o di una rivista?
-Partire da ciò che incuriosisce e piace davvero, non da quello che “si deve” leggere, spesso romanzi difficili, adatti in un momento successivo;
-Usare immagini, film, serie o anche i social come porte d’ingresso verso un libro o un articolo adatti all’età;
-Leggere poche pagine al giorno, ma con continuità. La voce dei genitori genera un legame profondo con il libro e la lettura;
-Tenere lontano smartphones o tv accesa durante la lettura, per favorire la concentrazione, il piacere dell’ascolto, proteggere attenzione e memoria;
-Sottolineare parole, frasi, immagini mentali, dando un’interpretazione personale poichè leggere è anche dialogare con il testo e far dialogare i figli con se stessi e il racconto;
– Condividere ciò che si legge con amici, genitori, insegnanti, in questo modo la lettura diventa relazionale e rafforza i rapporti anche extrafamiliari, con gli amici e in ambito scolastico;
-Scegliere libri che vi emozionano, perché il piacere nasce quando il libro parla anche di noi, ci coinvolge e appassiona. Tutti i sentimenti e le emozioni vengono trasmessi ai figli che apprendono, amano e vivono insieme a voi.
Roma, FondItalia finanzia il piano per formare e assumere i primi duecento infermieri provenienti dall’Argentina
🚨 PIANO INFERMIERI DALL’ESTERO! FondItalia stanzia 500mila euro per il nuovo Avviso FEMI 2026.01, un progetto con FederTerziario, UGL e AIOP per formare e assumere i primi 200 infermieri stranieri. I corsi di lingua e qualificazione partiranno in Argentina presso l’Università di Cordoba, con contratti di assunzione minimi di 12 mesi in Italia. Sostegno del Ministero degli Esteri per colmare il deficit sanitario. I dettagli 👇#fonditalia #federterziario #aiop #ugl #infermieriesteri #argentina #sanità #lavorosanità #marziobartoloni #pagineutili
La conferenza stampa alla fondazione Willy Brandt con i vertici di FederTerziario Ugl e Aiop per la sanità
Roma – Un innovativo, strategico e ambizioso modello di cooperazione internazionale e formazione professionale, mirato a colmare la cronica e drammatica carenza di personale sanitario e a favorire un flusso migratorio regolare e qualificato verso le strutture ospedaliere della penisola, è stato presentato ufficialmente nel cuore della capitale. Presso i locali della Fondazione Willy Brandt a Roma, si è svolta la conferenza stampa di lancio del nuovo strumento finanziario denominato Avviso Femi duemila ventisei punto zero uno. L’importante iniziativa assistenziale, nata dalla stretta collaborazione sinergica tra i vertici del fondo interprofessionale FondItalia, i dirigenti sindacali di FederTerziario, i rappresentanti della sigla dell’Ugl e gli esponenti dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata Aiop, si propone di investire risorse ingenti per l’addestramento pre-partenza di professionisti paramedici residenti nei Paesi terzi da inserire stabilmente negli organici aziendali.
I dettagli del piano di reclutamento, presentati nel corso di un dibattito moderato dal giornalista del quotidiano Il Sole Ventiquattro Ore Marzio Bartoloni, coordinatore editoriale della bacheca di Ventiquattro Ore Salute, prevedono una dotazione finanziaria iniziale pari a cinquecentomila euro. Questo stanziamento permetterà di finanziare progetti formativi mirati all’apprendimento linguistico e alla qualificazione specialistica di candidati stranieri, i quali al termine del percorso didattico sottoscriveranno contratti di assunzione della durata minima di dodici mesi con le cliniche private italiane associate al fondo esattoriale.
I percorsi universitari a Cordoba e l’appoggio del ministero degli Affari Esteri per i flussi regolari
Il direttore generale di FondItalia, Egidio Sangue, ha evidenziato come l’avviso offra una risposta concreta e strutturale a una delle sfide più complesse del sistema sociosanitario, coniugando lo sviluppo delle competenze professionali con i processi di integrazione regolare e trasparente. La sperimentazione strategica prenderà il via ufficiale in Argentina, un Paese culturalmente e storicamente affine alla nostra penisola, avvalendosi della collaborazione accademica di prestigiosi atenei sudamericani come l’Università di Cordoba. Il progetto formativo oltreoceano avrà una durata complessiva di trecentottanta ore di lezione, garantendo l’acquisizione degli standard di sicurezza e qualità richiesti dai protocolli medici del Servizio Sanitario Nazionale.
L’impianto programmatico ha incassato il pieno e convinto sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il Capo di Segreteria Marco Petacco, portando i saluti formali del Sottosegretario di Stato Massimo Dell’Utri, ha ricordato la grande disponibilità manifestata dal personale paramedico di Buenos Aires e ha auspicato che l’America Latina si trasformi in un bacino strutturato a cui attingere per superare la logica dell’emergenza. Un plauso al progetto è giunto anche dal Senatore Mario Alejandro Borghese, eletto nella Circoscrizione dell’America Meridionale, il quale ha rimarcato il potenziale degli accordi commerciali tra il mercato del Mercosur e l’Unione Europea per favorire il rientro dei lavoratori oriundi italiani.
Il supporto di FederTerziario Formazione e la pianificazione della domenica in sala stampa
La confederazione di FederTerziario prenderà parte attiva al Comitato di Indirizzo del programma attraverso l’azione del segretario generale Alessandro Franco e del presidente della sezione sociosanitaria Simone Bentrovato, i quali monitoreranno l’andamento dei corsi in collaborazione con i partner di Inforjob e Jobconsult all’interno del partenariato intitolato La Salute bene Comune. Sul fronte della logistica si registra il grande interesse manifestato dal direttore generale dell’Aiop Filippo Leonardi, il quale ha confermato la disponibilità immediata delle strutture ospedaliere private ad accogliere fino a mille cinquecento infermieri stranieri nel prossimo futuro, mettendo a disposizione dei professionisti anche soluzioni abitative e alloggi aziendali per contrastare l’alto costo della vita nelle aree metropolitane.
La redazione del giornale continuerà a seguire l’evoluzione del piano Femi e l’arrivo dei primi infermieri argentini negli ospedali della Marsica e dell’Abruzzo in modo totalmente neutrale, offrendo guide utili e servizi speciali per aggiornare i lettori attenti ai temi della salute, della scuola, del lavoro e delle riforme del terzo settore in Italia.
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