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Attualità

Il caso di Mauro Moretti e l’appello di Adfer per la concessione della grazia

⚖️ ADFER chiede la Grazia per Mauro Moretti, accendendo il dibattito sulla responsabilità dei top manager nelle grandi infrastrutture italiane. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#MauroMoretti #FS #ADFER #Giustizia

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Adfer Righini

Roma – Il dibattito sulla giustizia e sulle responsabilità dei grandi manager pubblici torna prepotentemente al centro del dibattito nazionale. A sollevare la questione è ADFER, l’associazione che riunisce le imprese specializzate nel controllo vegetativo e nella manutenzione lungo le arterie ferroviarie italiane, che ha formalizzato la richiesta di una grazia presidenziale per Mauro Moretti, l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato. La vicenda giudiziaria, legata alla tragedia della stazione di Viareggio avvenuta nel giugno 2009, si intreccia con una riflessione più ampia sulla gestione operativa di una rete capillare che attraversa l’intero territorio nazionale, da via Giolitti a Roma fino alle stazioni più periferiche delle province italiane.

La complessità strutturale del sistema ferroviario

Secondo i vertici di ADFER, è necessario distinguere tra le responsabilità penali accertate dalle sentenze definitive e la realtà operativa di un apparato immenso. Il sistema ferroviario nazionale si estende oggi su oltre 18.600 chilometri di linea, collegando oltre 2.200 stazioni e gestendo un patrimonio fondiario che supera i 100.000 ettari. Per l’associazione, ritenere che il vertice di RFI o l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato possa avere una conoscenza diretta e immediata delle criticità tecniche di ogni singolo binario, scambio o tratta – dalla dorsale tirrenica alle linee che solcano i territori dell’Appennino – appare lontano dalla realtà organizzativa.

La tesi di ADFER mira a sottolineare come, in strutture così stratificate e pachidermiche, la responsabilità individuale si scontri con la complessità delle catene decisionali. “Le sentenze non si discutono: si applicano”, specificano gli associati, ribadendo il necessario cordoglio e la vicinanza umana nei confronti dei familiari delle numerose vittime del disastro di Viareggio. Tuttavia, lo spirito dell’iniziativa chiede di guardare oltre la sanzione diretta, interrogandosi su quanto il sistema delle grandi infrastrutture possa effettivamente scaricare il peso di carenze strutturali e organizzative sulle spalle di un singolo dirigente, seppur al vertice dell’azienda.

L’impronta di Mauro Moretti nel risanamento dei conti

La figura di Mauro Moretti, al vertice del Gruppo FS dal 2006 al 2014, è stata spesso al centro di un acceso confronto pubblico, non solo giudiziario ma anche industriale. Quando assunse l’incarico, l’azienda si trovava in una condizione finanziaria critica, con il rischio concreto di default. Moretti avviò un piano radicale che combinava tagli drastici ai rami secchi – tra cui la drastica riduzione del trasporto merci, ritenuto allora obsoleto e improduttivo – e investimenti massicci sull’alta velocità.

Il risultato fu il primo bilancio in attivo nella storia delle Ferrovie dello Stato nel 2008, un cambio di rotta significativo che trasformò la percezione del trasporto pubblico nel Paese. Proprio su questo passato di manager “risanatore” punta il mirino ADFER, citando le parole del vicepresidente Diego Righini. Quest’ultimo ha richiamato l’attenzione sulla portata storica dell’ingegnere, che ha saputo guidare l’infrastruttura ferroviaria in anni di trasformazione tecnologica, presentando la richiesta di grazia come un atto volto a riconoscere il contributo complessivo offerto al sistema Paese.

Il confronto con le istituzioni e il nodo della giustizia

Il ricorso alla Presidenza della Repubblica rappresenta per ADFER un tentativo di mediare tra la certezza della pena e la necessità di valutare correttamente il ruolo dei vertici aziendali nelle dinamiche di responsabilità oggettiva. Mauro Moretti, che nei giorni scorsi ha varcato spontaneamente la soglia del carcere di Orvieto per ottemperare alla sentenza, aveva già in passato rinunciato alla prescrizione, accettando il percorso processuale fino al suo epilogo.

La richiesta di clemenza, depositata formalmente presso il Quirinale, si inserisce in un solco complesso. Da una parte vi è la necessità dei familiari delle vittime di ottenere giustizia per una ferita aperta nel cuore della Toscana; dall’altra si staglia la questione politica della gestione delle grandi opere pubbliche. ADFER auspica che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, possa valutare il percorso professionale dell’ex manager, pesando le responsabilità attribuitegli all’interno di un sistema che, per dimensioni e complessità, pone sfide gestionali notevoli a chiunque sieda ai vertici operativi. La discussione, dunque, resta aperta nel Paese: si tratta di capire se la giustizia possa includere un elemento di valutazione circa l’architettura dei grandi apparati burocratici dello Stato, cercando un equilibrio tra il rigore delle sentenze e la realtà operativa di una rete nazionale gestita da migliaia di addetti e complessi livelli di comando.

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Attualità

Terremoto ai Campi Flegrei, migranti e il caso Ranucci: stasera a “Filorosso” su Rai 3 un parterre di ospiti d’eccezione

Terremoto a Napoli, emergenza migranti e le inchieste sul potere: stasera non perdetevi la scoppiettante puntata di “Filorosso” su Rai 3! 📺 🌋 Torna l’appuntamento con il grande giornalismo d’inchiesta condotto da Antonino Monteleone. Stasera (lunedì 24 agosto) a partire dalle 21:15 si parlerà del dramma sismico dei Campi Flegrei con il geologo Mario Tozzi e lo scrittore Maurizio De Giovanni. Il dibattito politico si infiammerà sul nuovo regolamento per i migranti con un duro faccia a faccia tra Paola De Micheli (PD) e Sara Kelany (FdI), affiancate da Capezzone e Peter Gomez. Ma l’attenzione sarà puntata soprattutto sull’attentato a Sigfrido Ranucci e sull’arresto di Valter Lavitola, per poi chiudere con le clamorose novità sul giallo di Garlasco assieme al Generale Luciano Garofano. Leggi l’elenco completo di tutti gli ospiti della serata nel nostro articolo! 👇 🗣️ Lo guarderete?

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Grossi, Monteleone

Redazione – La prima serata televisiva del lunedì si accende all’insegna del grande giornalismo d’inchiesta e dell’approfondimento politico. L’appuntamento da non perdere per chi vuole comprendere a fondo le dinamiche e i segreti del nostro Paese è per stasera, lunedì 24 agosto, alle ore 21:15 su Rai 3 (e in contemporanea streaming su RaiPlay) con una nuova, scoppiettante e imperdibile puntata di “Filorosso”. I padroni di casa, Antonino Monteleone e Adele Grossi, sono pronti ad accompagnare i telespettatori in un viaggio serrato attraverso i principali, e spesso drammatici, fatti della settimana, supportati da testimonianze esclusive e da un parterre di ospiti in studio di altissimo livello istituzionale e giornalistico.

La paura della terra che trema: i riflettori sui Campi Flegrei

La puntata si aprirà toccando un tema che sta tenendo col fiato sospeso un’intera regione e, di riflesso, l’Italia intera. Le telecamere di “Filorosso” proporranno infatti un reportage esclusivo e approfondito dedicato alle devastanti conseguenze del recente sciame sismico e del terremoto che ha duramente colpito la delicatissima zona dei Campi Flegrei, a Napoli. Un dramma umano e geologico che ha costretto migliaia di famiglie a vivere nella paura costante della terra che trema sotto i piedi. Per analizzare la situazione, capire i rischi reali per la popolazione e discutere delle misure di sicurezza messe in campo, interverranno due voci autorevolissime: il celebre geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi e l’amato scrittore napoletano Maurizio De Giovanni, da sempre voce critica e appassionata della sua terra.

Lo scontro politico sui migranti e le regole sull’asilo

Il termometro del dibattito si alzerà notevolmente quando il focus della trasmissione si sposterà su una delle emergenze più divisive della politica italiana: la complessa questione dei migranti e l’introduzione del nuovo, discusso regolamento per la richiesta di asilo politico. Un tema che lacera l’opinione pubblica e che vedrà un accesissimo confronto bipolare in studio. A difendere le rispettive posizioni ci saranno Paola De Micheli per il Partito Democratico e Sara Kelany per Fratelli d’Italia. Ad animare il faccia a faccia contribuiranno anche le pungenti analisi dei giornalisti Daniele Capezzone e Peter Gomez.

Inchieste scottanti: dall’attentato a Ranucci al caso Lavitola

Il cuore pulsante della puntata sarà dedicato però alla cronaca giudiziaria e ai misteri del potere. Verrà dato ampio spazio alle ultime, inquietanti novità riguardanti l’attentato al giornalista di Report Sigfrido Ranucci, un attacco gravissimo alla libertà di stampa in Italia, unito ai recenti e clamorosi sviluppi sull’inchiesta legata all’arresto di Valter Lavitola. Per sbrogliare questa intricata matassa di segreti e malaffare, i conduttori chiameranno in causa personalità di spicco: lo scrittore Fulvio Abbate, l’ex magistrato e sindaco di Napoli Luigi De Magistris, la giornalista Annalisa Chirico, la firma di “Repubblica” Matteo Pucciarelli, oltre ai già citati Capezzone e Gomez.

Misteri irrisolti: gli ultimi clamorosi sviluppi del caso Garlasco

Prima di chiudere, il programma confermerà la sua attenzione morbosa per i grandi gialli che hanno segnato la cronaca nera italiana. Anche questa settimana, la lente d’ingrandimento si poserà sugli ultimi, inaspettati sviluppi del famigerato caso di Garlasco. A dibattere sulle nuove evidenze e sui risvolti legali ci sarà una vera e propria task force di esperti, avvocati e criminologi: Antonio De Rensis, Simone Borile, Rita Cavallaro, Flaminia Bolzan, Massimo Lovati, Massimo Lugli, Liborio Cataliotti, l’ex comandante dei RIS Luciano Garofano, Ugo Ricci e Francesca Bugamelli.
Un menù ricchissimo per una serata che promette scintille. La redazione ricorda inoltre che è possibile interagire e seguire il “dietro le quinte” del programma direttamente sul canale ufficiale Instagram all’indirizzo @filorosso_rai.

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Politica

L’abbraccio dell’Italia al suo eroe ferito dall’odio social: l’On. Mazzocchi e i Cristiano Riformisti difendono il Colonnello Gianfranco Paglia

Vergogna sui social contro un eroe nazionale! 🛑🇮🇹 Il Movimento Cristiano Riformisti dell’On. Antonio Mazzocchi lancia un grido durissimo a difesa del Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare, preso di mira da vilissimi insulti da parte di ambienti estremisti. 💔📜 “Un attacco alla persona e ai valori più sacri della Patria. La sua dignità non si cancella con l’odio digitale!”. Una presa di posizione netta e commovente che sta facendo il giro del web. Leggi qui per scoprire i dettagli della denuncia e unirti all’abbraccio per il nostro Colonnello! 👇

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Generale Gianfranco Paglia

Roma – Esistono simboli dinanzi ai quali una nazione intera ha il dovere morale di fermarsi, di fare scudo e di ritrovare quell’unità profonda attorno ai valori sacri del sacrificio, del rispetto istituzionale e della dignità umana. Il panorama digitale contemporaneo, troppo spesso trasformato in una zona franca dove la violenza verbale e la frustrazione ideologica calpestano i confini della decenza civile, ha registrato in queste ore un episodio gravissimo che ferisce la coscienza collettiva del Paese. Il Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare ed eroe indiscusso della nostra storia recente, è diventato il bersaglio di una tempesta di insulti, attacchi e provocazioni inaccettabili sui canali social. Davanti a questa barbarie immateriale, si leva ferma, decisa e carica di indignazione la voce dell’Onorevole Antonio Mazzocchi, Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti, che ha voluto blindare la figura dell’alto ufficiale con una nota ufficiale di totale e incondizionata solidarietà.

Secondo quanto emerge dall’analisi del movimento, questi attacchi sconsiderati, feroci e preconfezionati a tavolino per colpire la pancia della rete, provengono da frange radicali di estrema destra, chiaramente riconducibili a nuove formazioni politiche che cercano visibilità attraverso lo sciacallaggio mediatico. Ferire con parole d’odio un uomo che porta sul proprio corpo i segni visibili della dedizione assoluta allo Stato non è semplicemente un atto di inciviltà digitale, ma rappresenta un’offesa intollerabile e diretta alla Repubblica, alle Forze Armate e a tutto ciò che unisce il popolo italiano sotto la stessa bandiera. I Cristiano Riformisti respingono con forza questo assalto cibernetico, richiamando l’opinione pubblica alla responsabilità e alla memoria storica.

Il valore del sacrificio non si scalfisce con un click d’odio

Per comprendere la gravità di quanto accaduto, occorre ricordare chi sia il Colonnello Gianfranco Paglia per la memoria patria. Sottotenente paracadutista della Folgore, rimase gravemente ferito nel tragico e leggendario scontro della battaglia del pastificio a Mogadiscio, in Somalia, il 2 luglio 1993, perdendo l’uso delle gambe nel tentativo eroico di trarre in salvo i suoi commilitoni sotto il fuoco nemico. Da quel giorno, dalla sua carrozzina, Paglia non ha mai smesso per un solo istante di servire l’Italia con un coraggio, una tenacia e un’eleganza d’animo che lo hanno consacrato come un punto di riferimento morale per le vecchie e le nuove generazioni. Pensare che la tastiera di un estremista possa minimamente scalfire la dignità di un simile gigante della nostra storia è l’illusione ottica di un dibattito politico ormai privo di bussole etiche.

“Il Colonnello Paglia costituisce un simbolo indiscusso di sacrificio, coraggio e dedizione assoluta nel servire il proprio Paese”, sottolinea con commozione l’Onorevole Mazzocchi nel suo comunicato. Come Movimento dei Cristiano Riformisti, la sigla ribadisce con orgoglio e fermezza i propri valori fondanti: l’amore viscerale per la patria, la tutela della dignità della persona e il rispetto incondizionato per le istituzioni democratiche. Questo patto di cittadinanza non può essere barattato o logorato da slogan estremisti o da narrazioni tossiche studiate nei laboratori del fanatismo per avvelenare i pozzi della convivenza civile, ferendo l’anima delle nostre comunità locali.

La lotta contro l’odio digitale come dovere costituzionale e cristiano

La difesa intrapresa da Mazzocchi si configura così come una vera e propria battaglia di civiltà contro la deriva dell’odio digitale. I social network, nati per connettere le intelligenze e facilitare il dialogo universale, non possono essere lasciati in ostaggio di minoranze rumorose e violente che usano l’insulto come surrogato dell’argomentazione politica. Proteggere gli eroi della nostra nazione dalle provocazioni degli autocrati da tastiera significa proteggere il futuro democratico e spirituale dell’Italia intera, riaffermando la centralità del rispetto reciproco come unica via per superare le crisi del nostro tempo.

La nota dei Cristiano Riformisti si chiude con un appello accorato a tutti i cittadini, alle famiglie e alle forze sane del Paese, affinché facciano sentire la propria voce e isolino culturalmente i seminatori di odio. Il Colonnello Gianfranco Paglia continuerà a camminare nel cuore degli italiani onesti attraverso la forza del suo esempio e la luce della sua Medaglia d’Oro. Nessun attacco virtuale, per quanto vile o premeditato, potrà mai cancellare o sbiadire la gratitudine infinita che la Repubblica deve a un uomo che ha donato tutto se stesso per difendere la pace, la libertà e l’onore della nostra straordinaria Patria.

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Attualità

“Il Mattutino” di Luca Sforzini: da Valmy a De Gregori, quando gli “straccioni” fanno la Storia e abbattono ogni divieto (24 Agosto)

Dalla Battaglia di Valmy a Francesco De Gregori: chi scrive davvero le pagine della Storia? 🏰 📖 Inizia la settimana con una ricarica di energia pura! Torna l’affascinante appuntamento con “Il Mattutino”, la rubrica di riflessioni curata da Luca Sforzini dal suggestivo Castello di Castellar Ponzano. I pensieri di oggi (Lunedì 24 Agosto) ci invitano a viaggiare nel tempo. Si parte dalla mitica Battaglia di Valmy del 1792, quando Goethe capì che il mondo stava cambiando grazie a un esercito di coraggiosi “straccioni”. Si passa poi per la tristezza della società moderna, riassunta in un freddo cartello (“Proprietà Privata. Vietato appoggiarsi”) che esclude il prossimo. E si conclude con una citazione immortale del cantautorato italiano: “La storia siamo noi, nessuno si senta escluso”. Un inno alla forza delle persone comuni e un invito a trovare il coraggio di cambiare il mondo! Scopri la profonda riflessione completa nel nostro articolo. E voi, vi sentite protagonisti della vostra storia? Diteci la vostra nei commenti! 👇 ✨

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Il mattutino del 24 agosto 2026

Redazione  – Iniziare la settimana con la giusta prospettiva è fondamentale per non lasciarsi travolgere dalla routine quotidiana. E anche questo lunedì, la rubrica “Il Mattutino”, a cura di Luca Sforzini e diffusa dalle silenziose, antiche e affascinanti mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, ci consegna una manciata di pensieri capaci di scuotere le coscienze. I frammenti letterari e storici proposti oggi – lunedì 24 agosto 2026 – viaggiano nel tempo e nello spazio, accostando la grande storia europea a un banale divieto cittadino, fino a sfociare nella più bella e intensa poesia del cantautorato italiano. È un inno potente al ruolo del singolo individuo all’interno del grande fiume della Storia.

Valmy 1792: quando gli “straccioni” cambiarono il mondo

Il messaggio odierno si apre con un flash storico folgorante: “Il 20 settembre 1792 a Valmy Goethe prese nota. Gli straccioni fecero il resto.”
La citazione ci riporta nel fango e nella nebbia della celebre Battaglia di Valmy, un momento di snodo cruciale per l’intera umanità. Quel giorno, un esercito francese mal equipaggiato, indisciplinato e composto da volontari improvvisati (i famosi sanculotti, visti dai nobili prussiani come dei semplici “straccioni”), riuscì nell’impresa impossibile di fermare la marcia trionfale della formidabile armata del Duca di Brunswick.
Il grande poeta e intellettuale Johann Wolfgang von Goethe, che assisteva allo scontro come osservatore tra le linee prussiane, capì immediatamente la portata di quell’evento e appuntò sul suo taccuino una frase passata alla leggenda: «Da questo luogo e da questo giorno comincia una nuova epoca nella storia del mondo». Sforzini ci ricorda oggi una verità scomoda e meravigliosa: le rivoluzioni vere, i grandi cambiamenti che forgiano l’umanità, non partono quasi mai dai salotti buoni o dai tecnici in giacca e cravatta, ma dalla base, dalla passione di quelli che vengono spesso etichettati con disprezzo come “straccioni”.

Proprietà privata e confini: il divieto di appoggiarsi

Subito dopo questa esaltante rievocazione storica, Il Mattutino ci fa piombare bruscamente nella grigia aridità della burocrazia moderna, con un frammento crudo, quasi metallico: “Proprietà privata. Vietato appoggiarsi.”
È la riproduzione esatta di uno di quei freddi cartelli che troviamo affissi sulle recinzioni, sui muri e sui cancelli delle nostre città. In due semplici frasi c’è l’essenza dell’esclusione sociale e della solitudine contemporanea. In un mondo che ha smarrito il senso di comunità, si innalzano muri non solo per difendere le proprie ricchezze, ma persino per negare al viandante stanco, a chiunque si trovi di passaggio, il piccolo sollievo di appoggiare le spalle per un attimo di riposo. È il trionfo dell’individualismo estremo, la negazione del prossimo. Un contrasto netto e doloroso con l’energia collettiva di quegli “straccioni” di Valmy che, unendosi, avevano sconfitto i potenti.

“La storia siamo noi”: l’inno di De Gregori contro l’esclusione

Ma Sforzini non ci lascia con l’amaro in bocca. Il terzo frammento irrompe come una liberazione, squarciando i divieti della proprietà privata con una citazione immortale tratta dal capolavoro di Francesco De Gregori: “La storia siamo noi, nessuno si senta escluso.”
Questa frase sublime agisce da collante logico tra Valmy e il cartello stradale. La Storia – quella con la S maiuscola – non è un club esclusivo riservato ai potenti, ai generali, ai re o ai padroni che mettono cartelli per allontanare gli altri. La Storia è fatta dalla gente comune, dagli impiegati, dagli operai, dalle madri, dai ragazzi che lottano ogni giorno, persino da chi non ha nulla a cui “appoggiarsi”. Nessuno si senta escluso è l’antidoto perfetto contro l’egoismo contemporaneo, un promemoria che ci restituisce dignità e peso specifico in questa complessa e difficile società.

Libertà e coraggio: l’augurio dal Castello Sforzini

Come ogni giorno, l’appuntamento si sigilla con la tradizionale, solenne e corroborante firma del suo autore: “Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio.”
Un augurio che oggi suona come una vera e propria investitura. Il coraggio degli straccioni di Valmy; la libertà di non farsi chiudere nei recinti dei divieti altrui; e la responsabilità di ricordarci che il domani dipende esclusivamente dalle nostre azioni di oggi, perché, volenti o nolenti, la Storia siamo noi. E tocca a noi scriverne una pagina migliore.

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