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Lifestyle

Il coraggio di non vergognarsi mai della propria storia: quando la vita devia dai tuoi sogni ma tu scegli di salvare la famiglia a mani nude

Il lavoro che fai non definisce chi sei! ❤️ Lo splendido e commovente sfogo di Menda Vreto abbatte i pregiudizi di chi giudica le persone dalla professione o dai titoli di studio. 💼 I sacrifici per la famiglia, le mani sporche di fatica e le porte chiuse in faccia non sono una vergogna, ma il simbolo di una dignità immensa che nessuno può spegnere. Un testo potentissimo che vi farà riflettere nel profondo dell’anima. ✨ Leggi qui per scoprire questa storia di riscatto e coraggio! 👇

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Menda VRETO 

Roma – Ci sono ferite invisibili che non lasciano tracce sulla pelle, ma che scavano solchi profondi nell’anima, pesanti come macigni da trascinare ogni giorno. Esistono momenti nella vita in cui una persona può trovarsi a sentirsi improvvisamente piccola, fragile e inadeguata davanti agli altri. Non perché lo sia davvero, ma perché il mondo circostante, con i suoi metri di giudizio spietati e superficiali, riesce a farle credere di valere meno di quel che è. Menda Vreto affida a una confessione a cuore aperto una riflessione intima e universale sul peso del giudizio altrui, un’analisi dolorosa ma straordinariamente liberatoria che tocca da vicino chiunque abbia dovuto, almeno una volta, fare i conti con lo sguardo di sufficienza di chi valuta un essere umano solo per lo specchietto retrovisore dei suoi successi apparenti.

Questo senso di smarrimento e di inferiorità indotta si insinua nelle crepe della quotidianità quando vieni giudicato freddamente per il lavoro che svolgi, per i beni materiali che possiedi, per l’abito che indossi, per il titolo di studio che esibisci sulla parete o, semplicemente, per la strada tortuosa che hai dovuto percorrere per sopravvivere. A volte, per innescare questo meccanismo perverso, non servono grandi cattiverie: bastano pochissime parole, scagliate con distrazione o sottile arroganza durante una conversazione qualunque. Frasi come “Ma tu che lavoro fai?”, “Con i tuoi studi sei finito a fare questo?” oppure “Pensavo avessi fatto qualcosa di meglio nella vita” sembrano battute leggere, ma lasciano dentro un vuoto pneumatico e un senso di colpa lacerante.

La scelta dell’umiltà per proteggere il nido familiare

Dietro questa profonda disamina c’è l’esperienza diretta dell’autrice, che non si nasconde dietro un dito e racconta la propria verità senza filtri. Anche lei ha conosciuto quel peso sul petto, anche lei ha investito anni sui libri, ha coltivato sogni grandiosi, aspettative legittime e idee precise su quello che avrebbe voluto fare da grande. Ma la vita, si sa, possiede una sceneggiatura tutta sua e spesso si diverte a non seguire i binari lineari che avevamo immaginato e tracciato sulla carta. Ci sono stati momenti di svolta in cui è stato necessario accettare impieghi che, agli occhi della società del benessere e dell’apparenza, venivano considerati “umili” o dequalificanti rispetto al percorso accademico svolto.

Accettare quelle mansioni non ha significato arrendersi, né tantomeno seppellire i propri talenti o rinunciare definitivamente ai propri sogni. È stata, al contrario, la più alta manifestazione di responsabilità e d’amore: la necessità assoluta di proteggere e salvare la propria famiglia. Quando il destino ti mette alle strette e devi garantire un futuro ai tuoi cari, non puoi sempre permetterti il lusso di attendere il posto prestigioso o la poltrona comoda. In quel preciso istante devi scegliere quello che c’è sul mercato, rimboccarti le maniche con dignità, mettere da parte l’orgoglio personale e andare avanti a testa alta. Oggi, guardando quel passato con la lente della maturità, emerge la consapevolezza che in tutto questo non vi sia assolutamente nulla di cui vergognarsi, ma che ci sia, anzi, da esserne profondamente fieri.

Il peso del rifiuto nella scrittura: consegnare l’anima agli altri

C’è un’altra parte di questa storia che merita di essere portata alla luce e che riguarda l’universo intimo della creazione letteraria. Scrivere significa mettersi a nudo, e anche in questo campo il percorso è stato costellato dal sapore amaro del rifiuto e della porta sbarrata. Molte riviste e case editrici non hanno accettato i testi inviati, lasciando a volte la sgradevole sensazione che il diniego non fosse legato alla reale qualità della scrittura, quanto piuttosto a pregiudizi striscianti, simpatie personali o alla precisa volontà di far sentire piccolo l’interlocutore. Quando si scrive, infatti, non si consegnano mai semplici parole nere su un foglio bianco: si consegna una parte viva e sanguinante di se stessi, ed è drammaticamente facile, davanti a un rifiuto, scivolare nel pensiero fisso di non valere abbastanza.

La grande lezione appresa lungo questo cammino accidentato è che un no non può e non deve decidere il valore assoluto di un essere umano. Una rivista può decidere di non pubblicare un articolo, un editore può scartare un manoscritto, un lettore può non comprendere la tua urgenza espressiva, ma questo non significa che si debba spegnere la propria voce interiore. Non possiamo e non dobbiamo consegnare agli altri la chiave d’accesso della nostra autostima. Un rifiuto editoriale deve trasformarsi in un’opportunità per migliorarsi, studiare e imparare, ma subito dopo bisogna riprendere in mano la penna, perché la nostra voce non appartiene a una commissione di valutazione: la nostra voce appartiene solo a noi stessi.

La vera domanda da porsi: quanta strada hai dovuto fare?

Un lavoratore che pulisce i pavimenti, che consegna pacchi sotto la pioggia, che costruisce palazzi, che cucina in una stanza calda o che serve ai tavoli non vale un centimetro in meno di un dirigente seduto dietro una scrivania di vetro in un ufficio riscaldato. Il lavoro racconta semplicemente quello che fai in quel momento per sbarcare il lunario, non definisce la complessità e la bellezza di tutto ciò che sei dentro. Non racconta le notti insonni passate ad avere paura del domani, i sacrifici indicibili fatti nel silenzio, le cadute rovinose e le faticose risalite. La vera domanda che dovremmo porci davanti a un uomo o a una donna non è “Che lavoro fai?”, ma “Quanta strada hai dovuto percorrere per arrivare fin qui?”.

Dietro ogni persona si nasconde una battaglia invisibile di cui non conosciamo nulla: c’è chi con un lavoro semplice ha mantenuto una famiglia intera, chi ha pagato gli studi ai propri figli, chi ha perso tutto a causa di una crisi ed è dovuto ripartire da zero senza l’aiuto di nessuno. Questo testo si trasforma così in un manifesto universale della dignità umana: non bisogna mai provare vergogna per le mani ruvide con cui si è lavorato, né per i periodi bui. Chi prova a farti sentire piccolo non conosce il valore della tua storia. Finché avremo fiato in corpo e una voce da spendere, ogni porta chiusa in faccia sarà solo la spinta necessaria per continuare a cercare la prossima finestra che, finalmente, si spalancherà sul nostro futuro.

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Lifestyle

Oltre il mare degli stereotipi, dove il futuro parla italiano: il libro di Giovanni Firera che svela l’Albania come nuova terra di sogni e investimenti

L’Albania che non ti aspetti è la terra del futuro! 🇦🇱✨ Esce “Trasferirsi in Albania”, il libro straordinario e contro ogni stereotipo del giornalista Giovanni Firera. Scopri perché questa nazione non è più solo una meta di vacanze, ma una vera alternativa per vivere, investire, lavorare e cambiare vita a due passi dall’Italia. 💼🚀 Un ponte d’amore e opportunità che vi lascerà senza parole. Leggi qui per scoprire tutti i segreti di questa terra in rinascita! 👇

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Copertina libro Trasferirsi in Albania

Roma – Ci sono Paesi che per lungo tempo sono rimasti imprigionati nella memoria collettiva attraverso immagini sbiadite, cartoline di povertà o vecchi pregiudizi difficili da scardinare. Eppure, proprio oltre quella linea sottile che divide le sponde dell’Adriatico, si sta compiendo uno dei miracoli geopolitici e sociali più straordinari del nostro secolo. L’Albania non è più la terra da cui fuggire, né tantomeno una semplice e low-cost destinazione turistica per vacanze mordi e fuggi. Oggi l’Albania rappresenta una concreta, solida e affascinante alternativa per vivere, lavorare, investire e costruire un futuro nel segno dello sviluppo sostenibile. A raccontare questa metamorfosi profonda, capace di toccare le corde dell’anima e dell’ambizione umana, è un nuovo e preziosissimo libro che si propone di abbattere ogni barriera culturale.

Il volume, intitolato significativamente “Trasferirsi in Albania” e scritto dalla penna autorevole di Giovanni Firera, non si limita a essere un freddo manuale di istruzioni o una guida burocratica per italiani in cerca di fortuna. Questo testo è la testimonianza pulsante e viva di un cambiamento epocale nel modo in cui il Paese delle Aquile viene percepito a livello internazionale. Pagina dopo pagina, l’autore prende per mano il lettore e lo accompagna attraverso le strade di una nazione dinamica, in continua e febbrile trasformazione, che guarda all’Europa con fierezza e che si candida a essere il nuovo porto sicuro per i progetti personali e professionali di migliaia di italiani.

La forza dell’esperienza: vent’anni di ponti gettati oltre l’Adriatico

Il valore e l’autenticità di questa opera letteraria e sociologica non nascono da una ricerca accademica distaccata, ma affondano le proprie radici nell’esperienza diretta e viscerale del suo autore. Giovanni Firera, torinese di nascita ma albanese d’adozione nello spirito, è un giornalista di razza che ha ricoperto il prestigioso ruolo di Console onorario dell’Albania in Piemonte. Oggi, nella sua veste di responsabile per l’Italia di BiznesAlbania, continua a tessere con amore e dedizione i fili dei rapporti bilaterali. Da oltre vent’anni, Firera promuove e segue in prima persona innumerevoli iniziative istituzionali, culturali, universitarie ed economiche, agendo come un vero e proprio costruttore di ponti umani tra le due sponde del mare.

Con questo volume, il giornalista lancia un invito accorato a superare le rappresentazioni distorte e ormai anacronistiche del passato. L’Albania viene finalmente presentata per ciò che è realmente oggi: un partner strategico fondamentale per l’Italia, una terra in cui la vicinanza geografica si fonde con una profonda e storica affinità culturale. Qui, le relazioni umane conservano ancora quel sapore antico di ospitalità sacra e rispetto reciproco, elementi che, uniti a una fiscalità vantaggiosa e a un mercato in forte espansione, creano l’ecosistema perfetto per far nascere nuove imprese e per dare una seconda, straordinaria opportunità a giovani, imprenditori e pensionati.

Un’Albania dinamica che cancella il passato e abbraccia l’Europa

Leggere questo libro significa immergersi nel respiro di una nazione che corre veloce verso il domani, senza però dimenticare la propria identità. L’Albania contemporanea è un cantiere a cielo aperto dove le infrastrutture moderne convivono con una natura incontaminata e selvaggia. Attrattiva come non mai, questa realtà sta dimostrando che il riscatto sociale passa attraverso l’innovazione, l’apertura ai mercati internazionali e la capacità di accogliere i talenti stranieri. Le congratulazioni più sincere vanno a Giovanni Firera per aver dato vita a un volume così prezioso, un’opera che rende giustizia a un popolo straordinario e che rafforza in modo definitivo i legami di profonda amicizia tra Italia e Albania.

In un momento storico in cui molti Paesi europei sembrano ripiegarsi su se stessi, stritolati dalla burocrazia e dalla sfiducia nel futuro, l’Albania offre una boccata d’aria fresca, un luogo dove è ancora possibile sognare in grande e vedere i propri sforzi premiati. “Trasferirsi in Albania” diventa così molto più di una lettura estiva: è una bussola per l’anima, un manifesto della mobilità umana e della cooperazione internazionale che ci ricorda come, a volte, per cambiare radicalmente la propria vita in meglio, basti solo avere il coraggio di guardare un po’ più in là del proprio orizzonte consueto.

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Le “Farfalle della Pace” di Iris Calif: Angela Kosta intervista la poetessa israeliana che unisce il mondo con l’anima

“Credo che siamo tutti figli di Dio, venuti al mondo per guarire la nostra anima e diffondere la Luce, indipendentemente dalla religione o dal colore della pelle” 🕊️ ✨ Oggi vi regaliamo un’intervista esclusiva, curata dalla formidabile Angela Kosta, a una delle figure letterarie più affascinanti e spirituali del panorama contemporaneo: Iris Calif. Scrittrice, giornalista e poetessa israeliana, Iris dedica la sua vita a tradurre in lingua ebraica le poesie di autori provenienti da tutto il mondo. Un lavoro che lei stessa definisce “una missione mistica e spirituale” per creare ponti di Pace e amore tra i popoli attraverso la bellezza dell’arte. Autrice di libri di successo come “La Figlia di Dio” e curatrice della maestosa mostra internazionale “Farfalle della Pace”, Iris si racconta a cuore aperto: dalla sua devozione per la famiglia al suo legame profondo con la pittura e la spiritualità. Scoprite il mondo interiore di questa donna straordinaria leggendo l’intervista integrale nel nostro nuovo articolo! 👇 📖

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IRIS CALIF

Redazione-  – In un mondo sempre più frammentato e diviso dai conflitti, esiste un linguaggio segreto e universale capace di curare le ferite dell’anima e di costruire ponti indistruttibili tra culture e religioni diverse. Questo linguaggio è la Poesia. E a farsi portavoce di questa straordinaria missione umanitaria e letteraria è Iris Calif, un’illustre e pluripremiata scrittrice, traduttrice, giornalista e promotrice culturale israeliana. Profondamente legata alla spiritualità e alla tradizione della mistica ebraica, la Calif dedica la sua vita a tradurre in lingua ebraica i versi dei più grandi poeti internazionali, donando al pubblico israeliano la possibilità di affacciarsi sui mondi interiori dei cinque continenti. Oggi, grazie alla preziosa penna della nostra giornalista e poetessa Angela Kosta, vi proponiamo un’intensa ed esclusiva intervista per scoprire il cuore, l’arte e la fede di questa donna instancabile.


L’INTERVISTA A IRIS CALIF (di Angela Kosta)

Angela Kosta: Benvenuta Iris. Ci racconti qualcosa di sé, della donna instancabile che dedica il proprio impegno non soltanto alla propria creatività, ma anche agli autori di tutto il mondo.
Iris Calif: «Innanzitutto desidero ringraziare te, cara Angela, per questo spazio e per questa intervista molto apprezzata a livello internazionale. Ho cinquantadue anni, sono felicemente sposata e sono madre di tre figlie. Sono scrittrice, poetessa, ballerina, giornalista, editrice e traduttrice di poesia internazionale in ebraico. Attraverso il mio lavoro cerco costantemente di abbracciare il mondo degli scrittori spirituali dei diversi continenti, creando un legame profondo. Nella mia vita personale sono donna, madre e, dentro di me, anche una “bambina” che continua a sognare la vita, l’amore e la pace. Credo fermamente che siamo tutti figli di Dio e che veniamo in questo mondo per guarire la nostra anima e diffondere la luce, indipendentemente dal colore della pelle, dalla nazionalità o dalla religione».

Angela K: Come vive il delicato processo della traduzione poetica?
I. Calif: «Fin da bambina sono stata attratta dall’immaginazione. Quando traduco, non mi limito alla semplice e fredda trasposizione linguistica. Entro fisicamente ed emotivamente nella dimensione spirituale dell’autore, ne percepisco le emozioni e cerco di restituirle in ebraico attraverso uno stile letterario profondo, aggiungendo sfumature che aiutano a illuminare il mondo interiore dei versi. Considero tutto questo una vera e propria missione. Provengo inoltre da una tradizione familiare legata alla mistica e alla Cabala, e questa eredità spirituale ha influenzato profondamente il mio modo di percepire la realtà».

Angela K: Lei offre un contributo vitale allo sviluppo della letteratura internazionale. Come è nata quest’idea?
I. Calif: «Tutto è iniziato grazie alla rivista “Atunis”, una straordinaria antologia mondiale. La mia poesia veniva pubblicata accanto a quella di autori internazionali. Un giorno, un poeta mi contattò chiedendomi di tradurre in ebraico una sua poesia dedicata alla pace. All’inizio rifiutai per inesperienza, ma quella richiesta continuava a risuonare dentro di me come un tamburo. Accettai, precisando che avrei fornito una mia interpretazione spirituale del testo. Da quel preciso istante ho compreso la mia missione. Per me è un privilegio assoluto offrire al pubblico israeliano la possibilità di conoscere culture ed emozioni di altri Paesi».

Angela K: Nel giugno 2024 il suo nome è stato al centro dell’attenzione per l’inaugurazione della mostra “Farfalle della Pace” presso la prestigiosa Galleria di Herzliya. Ci racconta l’evento?
I. Calif: «La mostra internazionale “Farfalle della Pace” è nata dal mio intimo desiderio di valorizzare la poesia universale attraverso le opere di 21 poeti internazionali (tradotte da me in ebraico). La mostra ha riunito poesia, fotografia, pittura e scultura. Il titolo nasceva dalla volontà di trasformare la poesia in un simbolo di volo, libertà, pace e amore per l’umanità. È stato un successo straordinario, con le poesie esposte su immensi pannelli artistici».

Angela K: Quali sono i titoli delle sue opere pubblicate e come si è evoluta la sua produzione?
I. Calif: «Ho pubblicato tre libri: “Lolita respira in una strada magica” (2001), “Una luna selvaggia e pura” (2017) e “La Figlia di Dio” (2020). Nel primo ho raccontato la mia lotta personale e la volontà di scegliere la vita e l’amore. Il secondo rappresenta i processi emotivi della mia maturazione. L’ultimo, “La Figlia di Dio”, è invece un libro intimo di gratitudine, preghiera e amore rivolto al Creatore. Esploro l’amore e la dimensione sacra dell’esistenza».

Angela K: Tra i tantissimi premi ricevuti in tutto il mondo, quale considera il più importante?
I. Calif: «Non ho alcun dubbio: il risultato più grande e significativo di tutta la mia vita è la mia famiglia. È il nido che ho costruito insieme alla persona che amo e alle mie tre figlie, che rappresentano la luce pura dei miei occhi, del mio cuore e della mia anima».

Angela K: Prevede di pubblicare nuovi libri nel futuro in collaborazione con la nota pittrice Zehava Neter, sua sorella?
I. Calif: «Certamente. Sto lavorando a due nuovi libri bilingue (ebraico e inglese) che includeranno anche le traduzioni dei miei colleghi poeti internazionali. E sì, continuerò a collaborare con mia sorella Zehava, che è una pittrice intuitiva di fama nazionale. Nelle mostre e nei libri, fondiamo costantemente la mia poesia e le mie fotografie con le sue meravigliose opere pittoriche. Il nostro obiettivo futuro è uno solo: continuare a costruire ponti artistici e di pace tra culture differenti».

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“Brugnato in Fabula”, quando la lettura diventa un’avventura per i più piccoli

Nel centro storico di Brugnato un evento dedicato ai bambini dai tre anni: laboratori, libri, creatività e incontri per trasformare la lettura in un’esperienza da vivere. Il ricavato sarà destinato alla Croce Azzurra Brugnato per l’acquisto di un DAE per il Comune di Bozzolo.

C’è un luogo in cui le storie possono uscire dalle pagine dei libri e incontrare la fantasia dei bambini: è il centro storico di Brugnato, dove prende vita “Brugnato in Fabula”, un appuntamento pensato per avvicinare i più piccoli al meraviglioso universo della lettura attraverso il gioco, la creatività e la partecipazione.

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Beatrice Daneri Arienti

Redazione-  Nel centro storico di Brugnato un evento dedicato ai bambini dai tre anni: laboratori, libri, creatività e incontri per trasformare la lettura in un’esperienza da vivere. Il ricavato sarà destinato alla Croce Azzurra Brugnato per l’acquisto di un DAE per il Comune di Bozzolo.

C’è un luogo in cui le storie possono uscire dalle pagine dei libri e incontrare la fantasia dei bambini: è il centro storico di Brugnato, dove prende vita “Brugnato in Fabula”, un appuntamento pensato per avvicinare i più piccoli al meraviglioso universo della lettura attraverso il gioco, la creatività e la partecipazione.

L’evento avrà il suo punto di partenza da Porta Soprana, in via Borgo San Bernardo, e si svilupperà attraverso un percorso nel cuore del borgo, trasformato per l’occasione in uno spazio dedicato alla fantasia e alla scoperta.

Pensato per i bambini a partire dai tre anni, “Brugnato in Fabula” proporrà numerosi stand, ciascuno dei quali offrirà la possibilità di partecipare a laboratori curati dallo staff. Un modo originale per superare l’idea della lettura come semplice attività e restituirle la sua dimensione più autentica: quella dell’esplorazione, della curiosità e dell’immaginazione.

A ideare e dirigere artisticamente la manifestazione è Beatrice Daneri Arienti, che ha costruito un progetto capace di mettere al centro i bambini e il loro rapporto con le storie. La cultura, in questa prospettiva, diventa esperienza condivisa e occasione di crescita, mentre il libro si trasforma in una porta aperta verso mondi ancora da conoscere.

Accanto alla direttrice artistica sarà presente uno staff composto da scrittrici e professioniste della parola: Laura Del Pino, Raffaella Ferrari, Sonia Tognoni, Gina Viviani Casanova, Sonia Cocchi e Gabriella Raschi. A completare il progetto saranno inoltre Anna Polinelli, Francesco Corso, Nicola Toselli, Dèsirèe Francesca e Luca Praticó, impegnati a contribuire alla realizzazione di un appuntamento che punta a coniugare cultura, intrattenimento e attenzione al territorio.

“Brugnato in Fabula” nasce così come una festa della lettura, ma anche come un progetto di comunità. Un’iniziativa in cui il borgo diventa scenografia naturale e i bambini protagonisti di un viaggio fatto di racconti, laboratori e incontri.

Particolare attenzione è stata riservata anche alla dimensione solidale dell’evento. L’ingresso prevede infatti un contributo di 5 euro per ogni bambino partecipante e il devoluto sarà destinato alla Croce Azzurra Brugnato, con l’obiettivo di sostenere l’acquisto di un DAE (defibrillatore automatico esterno) per il Comune di Bozzolo.

Un gesto concreto che conferisce all’iniziativa un ulteriore significato: educare alla cultura e alla lettura, ma nello stesso tempo contribuire al bene della comunità.

Gli organizzatori rivolgono inoltre un particolare ringraziamento all’Amministrazione comunale di Brugnato e a tutte le attività che prenderanno parte alla manifestazione, contribuendo alla realizzazione di un evento che promette di animare il centro storico e regalare ai bambini una giornata all’insegna della fantasia.

Perché una storia, quando viene raccontata a un bambino, non rimane mai soltanto una storia. Diventa una possibilità. Un viaggio. Una domanda. E, qualche volta, l’inizio di un sogno.

“Brugnato in Fabula” nasce proprio da qui: dal desiderio di accompagnare i bambini nel mondo dei libri, affinché possano imparare a leggerlo, ma soprattutto a immaginarlo.

Beatrice Daneri Arienti

 

BRUGNATO IN FABULA: LA LETTURA COME VIAGGIO NELLA FANTASIA

 

Intervista a Beatrice Daneri Arienti, ideatrice e direttrice artistica dell’evento

 

 

Beatrice, come nasce l’idea di “Brugnato in Fabula” e quale desiderio ha dato origine a questo progetto?

“Brugnato in Fabula” nasce dal desiderio di creare un appuntamento in cui i bambini possano avvicinarsi alla lettura attraverso un’esperienza concreta, gioiosa e coinvolgente. Volevamo costruire un percorso capace di trasformare il centro storico di Brugnato in un luogo dove le storie potessero prendere vita. La lettura, soprattutto nell’infanzia, non deve essere percepita come un obbligo, ma come una scoperta, un gioco, un viaggio dentro mondi nuovi.

La domenica ci sarà il trucca bimbi. Mentre il sabato e la domenica vi saranno i giochi di una volta: pentolaccio, salto alla corda, u burghettin (un uovo sopra un cucchiaio da tenere il equilibrio, in via del tutto eccezionale sarà sodo).

 

L’evento è rivolto ai bambini a partire dai tre anni. Quanto è importante avvicinarli ai libri fin dalla più tenera età?

 

È fondamentale. Un bambino che cresce circondato dalle storie sviluppa curiosità, immaginazione e capacità di ascolto. Il libro può diventare un compagno di viaggio capace di accompagnarlo nella crescita. A tre anni non chiediamo certamente al bambino di leggere in senso tradizionale: gli chiediamo di ascoltare, osservare, toccare, immaginare e lasciarsi conquistare dalle parole e dalle immagini.

 

 

Il centro storico di Brugnato diventerà parte integrante della manifestazione. Quale significato ha questa scelta?

Brugnato possiede una storia e un’atmosfera particolari e abbiamo voluto valorizzarle. Partiremo da Porta Soprana, in via Borgo San Bernardo, e il borgo diventerà quasi un libro a cielo aperto. È molto bello pensare che i bambini possano attraversare le sue vie incontrando laboratori, storie e persone. In questo modo cultura, territorio e fantasia dialogano tra loro.

 

 

Vi saranno numerosi stand e laboratori. Che tipo di esperienza vorreste regalare ai piccoli partecipanti?

Vorremmo regalare loro un’esperienza da ricordare. Ogni stand sarà un’occasione per sperimentare e avvicinarsi alla lettura attraverso attività curate dallo staff. Il nostro obiettivo è coinvolgere i bambini, renderli protagonisti e lasciare in loro la curiosità di tornare a prendere un libro anche dopo la manifestazione.

 

Al suo fianco ci sarà uno staff composto da scrittrici e altre figure coinvolte nel progetto. Quanto conta il lavoro di squadra?

Conta moltissimo. Un progetto rivolto ai bambini richiede entusiasmo, sensibilità e grande collaborazione. Sono felice di poter condividere questa esperienza con Laura Del Pino, Raffaella Ferrari, Sonia Tognoni, Gina Viviani Casanova, Sonia Cocchi e Gabriella Raschi, oltre ad Anna Polinelli, Francesco Corso, Nicola Toselli, Dèsirèe Francesca e Luca Praticó. Ognuno porta competenze, idee ed energia. “Brugnato in Fabula” è il risultato di una squadra che crede nel valore della cultura e della condivisione.

L’iniziativa avrà anche una finalità solidale: il contributo di 5 euro sarà devoluto alla Croce Azzurra Brugnato per l’acquisto di un DAE destinato al Comune di Bozzolo. Qual è il significato di questa scelta?

È un aspetto al quale tengo particolarmente. Credo che un evento dedicato ai bambini debba trasmettere anche valori importanti, come la solidarietà e l’attenzione verso gli altri. Sapere che una giornata di festa e cultura può contribuire concretamente all’acquisto di un defibrillatore dà ancora più valore al progetto. Ringrazio l’Amministrazione comunale di Brugnato e tutte le attività che parteciperanno. Vorrei che “Brugnato in Fabula” fosse ricordato non soltanto per le storie raccontate, ma anche per il bene che insieme saremo riusciti a costruire.

E poi?

Ringrazio pubblicamente e di cuore anche il polo di Protezione Civile del comune di Brugnato. E delle persone speciali facente parte delle istituzioni tra cui Corrado Fabiani, Paola Brosini e Davide Abba che hanno contribuito alla buona riuscita dell’evento.

 

Beatrice, può darci qualche dettaglio in più sul percorso e sulle modalità di partecipazione a “Brugnato in Fabula”?

Certamente. Il percorso sarà un vero e proprio viaggio nel cuore di Brugnato: inizierà da Porta Soprana e terminerà a Porta Sottana, accompagnando bambini e famiglie attraverso un’atmosfera ricca di storie, fantasia e creatività. L’appuntamento si svolgerà sabato dalle ore 16 alle 24 e domenica dalle ore 16 alle 22. Invitiamo inoltre le famiglie, se possibile, a far partecipare i bambini vestiti a tema Disney, così da rendere ancora più magica e fiabesca l’atmosfera dell’evento. Desidero inoltre ricordare e ringraziare gli altri componenti dello staff che si sono uniti al progetto: Nadia Prezzi, Debora Arienti, Luigi Daneri e Maristella Toselli. Ognuno, con il proprio contributo, aiuta a trasformare questa iniziativa in una grande festa della fantasia, della lettura e della condivisione.

Beatrice Daneri Arienti

E forse è proprio questo il senso più autentico di “Brugnato in Fabula”: seminare nei bambini il desiderio di conoscere, immaginare e sognare.

Perché ogni libro aperto è una porta che si spalanca, ogni storia ascoltata è un piccolo viaggio e ogni bambino che impara ad amare la lettura porta con sé una luce destinata a crescere.

Tra le vie antiche di Brugnato, per un giorno, le parole cammineranno insieme ai bambini. E quando le ultime pagine saranno state chiuse, resterà ciò che davvero conta: la meraviglia di aver scoperto che la fantasia non ha confini e che, talvolta, basta una storia per cominciare a cambiare il mondo.

Per chi fosse interessato…

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 Beatrice Daneri Arienti ideatrice dell'evento e scrittrice di vari libri

Beatrice Daneri Arienti ideatrice dell’evento e scrittrice di vari libri

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