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LE DONNE SCROLLANO IL DOPPIO PRIMA DI DORMIRE: 70% VS 30% DEGLI UOMINI | IL SONDAGGIO DI MCO REPORT
Redazione- 70% contro 30%. È il divario tra donne e uomini italiani che passano più di un’ora sul cellulare prima di addormentarsi. Un’abitudine che costa cara: il 56% delle donne dichiara che lo smartphone peggiora la qualità del sonno, contro il 44% degli uomini. Lo rivela il sondaggio esclusivo Selvitys per MCO Report su 1.000 italiani, in occasione del World Sleep Day.
Un gap che inizia con uno scroll notturno e si trasforma in notti insonni, stanchezza cronica e un debito di stanchezza che si accumula giorno dopo giorno. Ma dietro questo comportamento digitale si nasconde una causa più profonda: il carico mentale femminile, quel peso invisibile fatto di liste, organizzazione familiare e preoccupazioni che non si fermano mai, nemmeno quando si spegne la luce.
Non è solo questione di ore: il 62% delle donne dorme “molto male”
Il problema del sonno femminile non si misura tanto in minuti persi quanto in qualità del riposo. I dati del sondaggio hanno rivelato un dato allarmante: il 62% delle donne dichiara una qualità del sonno “molto scarsa”, con gravi problemi costanti, contro il 36% degli uomini. Quasi due donne su tre non riescono a riposare adeguatamente, notte dopo notte.
I numeri raccontano una storia ancora più preoccupante quando si analizza il comportamento notturno. Il 76% delle donne che dichiarano di controllare il telefono “più volte ogni notte”, dopo essere già andate a letto e aver tentato di addormentarsi, rappresenta un dato quattro volte superiore rispetto al 19% degli uomini. Non si tratta di un singolo check notturno sporadico: sono interruzioni multiple, ripetute, che frammentano il sonno e ne distruggono la qualità.
In aggiunta il 58% impiega più di 30 minuti per addormentarsi una volta a letto. In quella mezz’ora (o spesso più di un’ora) di attesa nel buio della camera, con la mente che ancora gira a vuoto, il 70% scorre lo smartphone.
Si crea così un circolo vizioso perfetto: lo schermo dovrebbe “ammazzare il tempo”, ma in realtà peggiora l’insonnia. E più si fatica ad addormentarsi, più si cerca rifugio nello smartphone, alimentando un loop che rende il sonno sempre più sfuggente.
A validare i dati, si aggiunge anche uno studio congiunto dell’Università Bocconi, dell’Istituto Superiore di Sanità e Oxford Academic pubblicato nel 2025 che conferma scientificamente questo paradosso: anche quando le donne dormono lo stesso numero di ore degli uomini, la qualità del loro riposo risulta significativamente peggiore. Le donne mostrano maggiore sonnolenza diurna, più fatica, livelli più alti di ansia e stress. Il sonno c’è ma il corpo e la mente non riposano davvero.
Mental load: il carico mentale che non si spegne mai
Ma perché le donne scrollano così tanto più degli uomini prima di dormire? E perché continuano a controllare il telefono multiple volte durante la notte? La risposta non sta nel telefono in sé, ma in quello che rappresenta: uno strumento per gestire il carico mentale.
Il termine “mental load” fu coniato dalla sociologa francese Monique Haicault nel 1984 per descrivere il peso invisibile di dover bilanciare costantemente vita privata, lavoro e gestione domestica. Non si tratta solo di fare le cose, ma di doverle ricordare, organizzare, pianificare e coordinare.
Secondo una ricerca Spontex, il 73% delle donne italiane considera il carico mentale domestico come un peso che genera un forte impatto nella quotidianità e che non scompare neanche la notte.
I dati del nostro sondaggio hanno fotografato una realtà che conferma tutto ciò. Il 59% delle donne passa più di 6 ore al giorno sul telefono (per uso non lavorativo), contro il 40% degli uomini. Questo uso intensivo non è casuale: il 58% delle donne controlla il telefono immediatamente al risveglio (entro 5 minuti), contro il 42% degli uomini. La giornata inizia e finisce con lo smartphone, in un ciclo continuo di organizzazione e controllo.
A questo si aggiunge il 54% delle donne che usano “sempre” uno schermo durante la cena; il momento del pasto, che dovrebbe essere di condivisione e stacco, diventa invece un’altra occasione di gestione operativa.
Lo smartphone peggiora il sonno e non è solo una percezione soggettiva
Il 56% delle donne nel nostro sondaggio dichiara che lo smartphone ha un effetto negativo o leggermente negativo sul proprio sonno. C’è consapevolezza del problema. Eppure, nonostante ciò, il 70% continua a usarlo per oltre un’ora prima di dormire.
Non è solo una percezione soggettiva; la scienza ha identificato due meccanismi principali che spiegano perché lo smartphone disturba il sonno, e perché le donne sono biologicamente più vulnerabili a questo effetto.
Il primo meccanismo è biologico e immediato. Uno studio dell’Università di Bratislava, pubblicato nel 2025, ha dimostrato che anche solo 30 minuti di uso del telefono prima di dormire riducono significativamente la fase N3 (sonno profondo) e il sonno REM. Allo stesso tempo, la Harvard Medical School ha confermato che l’esposizione alla luce blu degli schermi ha un effetto di soppressione della melatonina doppio rispetto a quello prodotto dalla luce verde, alterando profondamente i ritmi circadiani.
Il secondo meccanismo è fisiologico e di genere. Uno studio congiunto delle Università di Southampton e Stanford del 2024 ha rilevato che il periodo circadiano femminile è circa 6 minuti più corto di quello maschile, e la melatonina viene secreta prima nelle donne. Questa differenza biologica apparentemente minima crea un disallineamento 5 volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini, rendendo il loro sonno più fragile e più sensibile alle interferenze esterne.
Cosa ci dicono le ricerche online? L’Italia e la crisi dell’insonnia
Anche i dati Google Trends mostrano un aumento del 7% nelle ricerche legate all’insonnia negli ultimi 20 anni, con termini come “non riesco a dormire”, “non riesco a dormire la notte” e “come dormire” in costante crescita. Il picco massimo è stato registrato proprio a gennaio-febbraio 2026, con un valore di 93 sulla scala 0-100, il più alto mai registrato dal 2004. Un segnale inequivocabile che il problema del sonno in Italia sta diventando sempre più critico, e che l’era digitale sta amplificando una crisi già esistente.
Debito di sonno: servono 4 giorni per recuperare 1 ora
C’è un concetto che la maggior parte delle persone ignora: il “debito di sonno” o sleep debt. Si tratta dell’accumulo di ore di sonno mancato che diventano progressivamente difficili da recuperare, con effetti biologici devastanti che si accumulano nel tempo.
I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americani hanno calcolato che sono necessari in media 4 giorni per recuperare anche solo 1 ora di debito di sonno. Questo significa che perdere un’ora di sonno ogni notte durante la settimana lavorativa crea un deficit di 5 ore che non può essere compensato dormendo di più nel fine settimana. Il corpo non funziona come un conto in banca: non si può “prelevare” sonno durante la settimana e “depositarlo” nel weekend.
Per le donne che passano più di 30 minuti a cercare di addormentarsi (58%), che si svegliano multiple volte durante la notte per controllare il telefono (76%), e che alla fine dichiarano una qualità del sonno “molto scarsa” (62%), il debito si accumula notte dopo notte.
Le conseguenze sulla salute
Le conseguenze a lungo termine del debito di sonno cronico sono gravi e documentate scientificamente:
- Sul piano cardiovascolare, aumenta il rischio di ipertensione e infarto. La privazione cronica del sonno mantiene il sistema cardiovascolare in uno stato di stress costante, con livelli elevati di cortisolo e infiammazione sistemica.
- Sul piano metabolico, cresce la probabilità di sviluppare diabete di tipo 2 e obesità, perché la privazione del sonno altera gli ormoni che regolano la fame e il metabolismo del glucosio.
- Il sistema immunitariosi indebolisce progressivamente, rendendo più vulnerabili alle infezioni e alle malattie.
- A livello neurologico, studi recenti hanno dimostrato che la privazione cronica di sonno favorisce l’accumulo di beta-amiloide nel cervello, una proteina associata all’Alzheimer.
- Sul piano della salute mentale, il legame è diretto e bidirezionale: l’ansia disturba il sonno, e la mancanza di sonno aumenta l’ansia. Per le donne, che già partono da livelli più alti di disturbi d’ansia e depressione secondo l’OMS, il debito di sonno diventa un fattore aggravante in un quadro già complesso.
Un paragone efficace viene sempre dal CDC: una notte completamente insonne equivale a guidare con un tasso alcolemico di 0,10%, ben oltre il limite legale. Eppure milioni di persone (soprattutto donne) vivono in uno stato di privazione cronica del sonno considerato “normale”, “parte della vita”, “inevitabile con i ritmi moderni”. Non lo è. È una crisi sanitaria silenziosa che merita attenzione urgente.
Metodologia
Questo report si basa su uno studio realizzato da Selvitys per MCO Report dall’11 al 13 febbraio 2026 tramite questionario auto-somministrato su un campione di 1.000 persone dai 18 anni in su, rappresentativo della popolazione italiana.
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WINDOWS 11 NEL CAOS: L’AGGIORNAMENTO DI MAGGIO BLOCCA I PC E MANDA IN TILT LA RETE
Redazione- Il “Patch Tuesday” di maggio 2026 doveva segnare un passo avanti importante per la sicurezza di Windows 11, ma si sta trasformando in un vero e proprio incubo informatico. L’aggiornamento cumulativo KB5089549, lanciato da Microsoft per correggere oltre 130 vulnerabilità critiche e risolvere i fastidiosi problemi con le chiavi di recupero di BitLocker, sta causando grattacapi a macchia d’olio in tutto il mondo.
Un loop di errori frustrante
Le segnalazioni che arrivano in massa dai forum Microsoft e dalle community di Reddit descrivono uno scenario pressoché identico. Il processo di aggiornamento si avvia regolarmente, il download scorre fluido e la preparazione dei file sembra procedere senza intoppi. Tuttavia, proprio quando l’installazione dovrebbe completarsi, il sistema si arrende bruscamente. Compare l’ormai famigerato messaggio: “Qualcosa non è andato come previsto”.
Fortunatamente, il sistema di protezione di Windows 11 sembra funzionare: il rollback automatico riporta l’utente alla build precedente, evitando che il computer rimanga bloccato in un pericoloso “boot loop” (il continuo riavvio senza accesso al sistema operativo). Tuttavia, il risultato finale rimane una sconfitta per l’utente, che si ritrova con un PC privo delle correzioni di sicurezza necessarie e costretto a subire continui tentativi di installazione fallimentari.
Quando l’aggiornamento va a buon fine, i problemi si moltiplicano
Se il mancato aggiornamento rappresenta un fastidio, c’è chi è riuscito, con caparbietà o fortuna, a portare a termine l’installazione della KB5089549. Ed è qui che la situazione si fa paradossale: gli utenti che hanno superato lo scoglio dell’installazione segnalano un drastico calo delle prestazioni della connessione internet.
La navigazione diventa lenta, instabile e a tratti inutilizzabile. Sebbene si tratti di casi circoscritti, il sospetto principale ricade su incompatibilità tra i driver di rete e il nuovo pacchetto software di Microsoft. È una brutta ironia della sorte per un colosso come Microsoft che, negli ultimi mesi, ha puntato tutto sulla narrazione di una gestione “più intelligente” e automatizzata dei driver tramite Windows Update.
Cosa sta succedendo?
Al momento, la dashboard ufficiale di Windows Release Health tace. Microsoft non ha ancora riconosciuto ufficialmente l’esistenza del bug, segno che l’azienda è ancora in fase di raccolta dati. Le ipotesi tecniche spaziano da file di sistema corrotti a conflitti con antivirus di terze parti, fino a possibili incompatibilità a livello di BIOS/UEFI.
Cosa fare (in attesa di una soluzione)
Se anche voi siete bloccati in questo circolo vizioso, il consiglio principale è quello di non forzare ulteriormente l’aggiornamento. Inutile insistere se Windows continua a fallire: rischiereste solo di sprecare tempo prezioso e risorse di sistema.
Per i più esperti, è possibile tentare le procedure standard di manutenzione:
- Windows Update Troubleshooter: lo strumento integrato per rilevare errori nel processo di aggiornamento.
- Controllo integrità file: utilizzare il prompt dei comandi (come amministratore) lanciando sfc /scannow per riparare eventuali file di sistema danneggiati.
- Aggiornamento manuale dei driver: verificare sul sito del produttore della propria scheda madre o scheda Wi-Fi/Ethernet se sono disponibili versioni più recenti.
In attesa di una patch correttiva da parte di Microsoft, la prudenza è d’obbligo. Se il vostro PC funziona, lasciate l’aggiornamento KB5089549 nel database dei download rimandati: a volte, nel mondo di Windows, meno si tocca, meglio è.
Rimanete sintonizzati per ulteriori aggiornamenti: non appena Microsoft rilascerà un fix ufficiale, sarà nostra premura informarvi. Nel frattempo, tenete d’occhio la vostra connessione.
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COLPO FALLITO A COTTANELLO: LA TECNOLOGIA DI POSTE ITALIANE METTE IN FUGA I LADRI DI ATM
Nella notte tra l’11 e il 12 maggio, un tentativo di assalto al Postamat di via della Passeggiata è stato sventato in tempo reale grazie ai sistemi di sorveglianza hi-tech e alla “sfida” della Security Room di Roma. Nessun bottino, ufficio regolarmente aperto
Redazione- Il silenzio della notte a Cottanello, piccolo borgo della provincia reatina, è stato interrotto bruscamente poco dopo l’una e mezza del mattino. Erano esattamente le 01:34 di lunedì 11 maggio quando due figure incappucciate si sono avvicinate con fare furtivo all’ufficio postale di via della Passeggiata 7. Il loro obiettivo era chiaro: scardinare lo sportello automatico Postamat e fuggire con il contante. Quello che i malviventi non avevano calcolato, però, è che ogni loro movimento era già sotto la lente d’ingrandimento di un sofisticato “occhio elettronico” situato a chilometri di distanza.
Cronaca di un assalto sventato
Non appena i ladri hanno iniziato a manomettere l’erogatore, è scattato l’allarme. Il segnale è rimbalzato istantaneamente alla Security Room di Roma, la centrale operativa di Poste Italiane attiva 24 ore su 24. Gli operatori, osservando le immagini in diretta, hanno confermato la minaccia: due individui stavano forzando lo sportello.
A quel punto, la tecnologia ha preso il sopravvento. Dalle casse acustiche dell’ufficio postale è partita una sirena bitonale accompagnata da un messaggio in sintesi vocale che annunciava l’imminente arrivo delle forze dell’ordine. Un effetto sorpresa devastante per i criminali che, sentendosi braccati e consapevoli di avere ormai i secondi contati, hanno abbandonato gli attrezzi da scasso e si sono dileguati nell’oscurità, rinunciando al colpo.
L’intervento tempestivo dei Carabinieri, allertati dalla centrale di Poste, ha confermato che il denaro era intatto. Sebbene l’ATM abbia subito danni strutturali importanti che richiederanno interventi di riparazione nei prossimi giorni, l’ufficio postale non ha subito contraccolpi e ha potuto riaprire regolarmente al pubblico già la mattina successiva.
Un bunker digitale a protezione del territorio
L’episodio di Cottanello non è un caso isolato di fortuna, ma il risultato di una strategia di sicurezza massiccia. Nella sola provincia di Rieti, Poste Italiane ha eretto una vera e propria barriera tecnologica per proteggere i suoi 96 uffici. La rete è composta da oltre 420 telecamere di videosorveglianza a circuito chiuso, molte delle quali dotate di software di videoanalisi predittiva. Questi algoritmi sono in grado di riconoscere comportamenti sospetti – come lo stazionamento prolungato di persone davanti agli sportelli in orario notturno – lanciando l’allarme ancora prima che l’attacco abbia inizio.
La “Ghigliottina” e le altre difese
Oltre agli occhi elettronici, la protezione fisica degli ATM ha raggiunto livelli da caveau bancario. Tra le soluzioni più curiose ed efficaci c’è la cosiddetta “Ghigliottina”: una paratia blindata mobile che sigilla la feritoia interna dell’ATM, impedendo ai malviventi di inserire esplosivo (la tecnica della “marmotta”) all’interno della cassaforte.
All’interno degli uffici, invece, la sicurezza è affidata a 132 sportelli dotati di “rollercash”, casseforti intelligenti che si aprono solo per il tempo strettamente necessario all’operazione del cliente, e a sistemi di apertura temporizzata che rendono vano ogni tentativo di rapina “mordi e fuggi”.
Sicurezza e territorio
L’investimento di Poste Italiane non mira solo a proteggere il patrimonio aziendale, ma funge da presidio di legalità per le piccole comunità come quella di Cottanello. La stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine e l’impiego della vigilanza armata hanno drasticamente ridotto il numero di eventi criminosi negli ultimi anni.
Mentre gli esperti procedono ai rilievi tecnici per ripristinare il Postamat danneggiato, i cittadini di Cottanello possono continuare a usufruire dei servizi postali senza interruzioni. La battaglia tra guardie e ladri, nel 2026, si vince sempre più sul campo della tecnologia e della rapidità di intervento. E questa volta, a Cottanello, a vincere è stata la sicurezza.
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DIFENDERSI DALLE TRUFFE PAYPAL: GUIDA PRATICA PER NON FARSI SVUOTARE IL PORTAFOGLIO
Redazione- Ti arriva una notifica: “Hai ricevuto un bonifico su PayPal”. Il logo è identico, il tono è formale, tutto sembra in ordine. Eppure, quella transazione potrebbe essere un fantasma, il primo passo di una trappola studiata per prosciugare il tuo conto. Poiché PayPal è sinonimo di affidabilità, i criminali informatici lo usano come esca perfetta: non perché il sistema sia fragile, ma perché sanno che l’utente abbassa la guardia. La maggior parte dei raggiri non richiede hacker esperti, ma solo un po’ di ingegneria sociale per sfruttare la tua fiducia.
Come agiscono i truffatori
Il meccanismo è sempre lo stesso: creano un senso di urgenza basato su un falso problema o su una transazione in sospeso. L’obiettivo è spingerti a compiere un’azione avventata, come pagare una tassa o spedire un oggetto senza una reale conferma.
- Pagamenti fantasma: Ricevi un’e-mail che ti avvisa di un pagamento “in attesa” e ti chiede di agire (spesso di pagare una commissione o inviare merce) per sbloccarlo. Il pagamento non esiste: è solo un escamotage.
- Phishing: Messaggi che replicano lo stile di PayPal per spingerti a cliccare su link contraffatti. Inserendo le credenziali su una pagina falsa, consegni le chiavi del tuo conto ai malintenzionati.
- Richieste di rimborso truffaldine: Dopo aver effettuato una transazione reale, il truffatore ti contatta fingendosi il servizio clienti o l’acquirente, richiedendo rimborsi non dovuti tramite comunicazioni falsificate.
Rischi negli acquisti
Chi compra online è nel mirino di offerte “troppo vantaggiose”. Attenzione alle fatture pro-forma per servizi mai richiesti, che contengono contatti verso call center finti, o alle finte campagne di beneficenza che sfruttano le emergenze per carpire donazioni.
Rischi durante la vendita
I venditori devono prestare massima attenzione ai tentativi di frode logistica:
- Il sovrappagamento: Il truffatore invia più denaro del pattuito (spesso da conti rubati) e chiede la restituzione della differenza. Quando il pagamento originale viene revocato dalla banca, il venditore perde sia la merce che il denaro restituito.
- Manipolazione dei corrieri: L’acquirente chiede di usare un corriere di sua fiducia o un’etichetta prepagata per cambiare l’indirizzo di consegna. Così facendo, il venditore perde la “Protezione Vendite”, poiché non può provare che l’oggetto sia arrivato all’indirizzo ufficiale PayPal.
Cosa fare se sospetti una truffa
Il fattore tempo è cruciale. Se sospetti un raggiro, non perdere un istante:
- Apri una contestazione: Utilizza il “Centro risoluzioni” di PayPal per segnalare la transazione sospetta. Documenta tutto con precisione per aumentare le chance di successo.
- Denuncia alle autorità: Se la truffa è conclamata, la denuncia alla Polizia Postale è fondamentale. Anche se non garantisce il recupero immediato dei fondi, è necessaria per avviare indagini ufficiali.
- Distinzione tra reclamo e denuncia: Ricorda che PayPal gestisce la controversia interna, mentre la denuncia è un atto legale contro ignoti. Sono due strade che possono correre parallelamente.
Consigli d’oro per la tua sicurezza
- Nessun “sblocco” esterno: PayPal non ti chiederà mai di pagare commissioni per sbloccare fondi o cliccare su link esterni per validare transazioni. Se ti viene chiesto, è una truffa.
- Verifica sempre dall’interno: Se ricevi una notifica, non cliccare sui link nell’e-mail. Accedi direttamente al sito o all’app PayPal digitando l’indirizzo nel browser. Se il movimento non appare lì, non esiste.
- Attenzione alla pressione: Quando un messaggio ti intima di agire in fretta, fermati. È spesso il segnale classico di un tentativo di frode.
Quando sei davvero tutelato?
Molti pensano che PayPal rimborsi sempre, ma non è così. La protezione acquisti è valida solo se il pagamento è effettuato come “Beni e Servizi”.
- Non sei coperto se invii denaro tramite la modalità “Amici e Parenti”.
- Le tutele decadono anche se accetti condizioni di invio che bypassano i protocolli di sicurezza standard.
In sintesi: usa sempre il buon senso e gestisci ogni operazione esclusivamente all’interno della piattaforma ufficiale. La cautela è la tua migliore difesa.
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