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Salute

NEURODIVERGENZA – DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE/IPERATTIVITÀ (ADHD) NEI BAMBINI: COMPRENDERLA E AFFRONTARLA. L’IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI PRECOCE

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Lucattini: “Quando emerge il sospetto di un disturbo attentivo è importante effettuare una valutazione integrata, che consideri sia gli aspetti neuropsicologici sia quelli emotivi e relazionali. Da una prospettiva psicoanalitica, l’osservazione del gioco, della qualità delle relazioni e della capacità di simbolizzazione aiuta a comprendere se la difficoltà attentiva sia legata principalmente a un disturbo del neurosviluppo o anche a vissuti emotivi e dinamiche relazionali che interferiscono con la regolazione interna del bambino”.

 

 

Redazione-  L’ADHD è una neurodivergenza: un modo diverso in cui il cervello elabora le informazioni, gestisce gli stimoli e regola gli impulsi. Si manifesta principalmente in tre modi: disattenzione, iperattività e impulsività, con “Hyperfocus”: quando un argomento li appassiona, possono raggiungere livelli di concentrazione e competenza incredibili, con “Energia e Resilienza”: una vitalità contagiosa e una grande capacità di ripartire dopo un errore.

Spesso ci si concentra solo sulle sfide, ma la neurodivergenza porta con sé talenti unici: bambini con capacità di trovare soluzioni creative a cui altri, magari, non pensano, come supportare allora un bambino neurodivergente – ADHD? Lo vediamo, in occasione della Settimana del Cervello 2026, in questa intervista insieme alla Dott.ssa Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, in modo chiaro, togliendo un po’ di quel peso che spesso accompagna questo tipo di diagnosi.

Dott.ssa Lucattini, può spiegare cos’è, nello specifico, il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) e che genere di fattori, a Suo avviso, può contribuire o amplificare la sua manifestazione?

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è definito dalle principali classificazioni internazionali come un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà persistenti nell’attenzione, nell’autoregolazione e nel controllo degli impulsi. Le ricerche più recenti mostrano che si tratta di una condizione multifattoriale, in cui predisposizioni neurobiologiche e genetiche interagiscono con fattori ambientali e relazionali.

L’attenzione non è soltanto una funzione intellettiva, ma si costruisce anche all’interno delle prime relazioni affettive. Il bambino sviluppa progressivamente la capacità di regolare gli impulsi e di concentrarsi grazie alle esperienze di contenimento emotivo e alla qualità dei legami familiari. Quando l’ambiente è segnato da stress, conflittualità o depressione genitoriale, il bambino può rimanere in uno stato di maggiore tensione emotiva che interferisce con la concentrazione e l’apprendimento. Gli studi più recenti indicano che il clima familiare e lo stile genitoriale possono rappresentare fattori protettivi oppure amplificare le difficoltà attentive nei bambini predisposti, confermando come lo sviluppo dell’attenzione sia il risultato dell’interazione tra vulnerabilità biologiche e contesto relazionale. La prevalenza stimata dell’ADHD nei bambini è oggi intorno al 5–7% a livello globale. (Prevention Science Journal, 2024).

Quali sono i segnali precoci da non sottovalutare?

 

I genitori osservano spesso alcune difficoltà già nelle attività quotidiane: fatica a mantenere la concentrazione nel gioco, irrequietezza motoria, tendenza a passare rapidamente da un’attività all’altra o a distrarsi anche durante esperienze che normalmente risultano piacevoli. Un elemento importante riguarda anche la qualità della relazione con l’adulto durante il compito: alcuni bambini faticano a condividere l’attenzione, a tollerare l’attesa o a mantenere un’attività insieme all’altro.

La capacità di attenzione è strettamente legata alla regolazione degli stati emotivi. Quando il bambino non riesce a “sostare” mentalmente su un’attività o a restare fermo fisicamente, può essere segnale di una difficoltà nel modulare eccitazione, frustrazione o tensione interna. Anche incidenti frequenti, comportamenti impulsivi o una apparente “sordità” ai richiami degli adulti possono indicare una difficoltà nella regolazione degli impulsi e nell’organizzazione dell’esperienza emotiva.

È importante ricordare che ciò che appare come semplice disattenzione può talvolta rappresentare una modalità con cui il bambino esprime o gestisce stati di ansia, eccitazione o disagio che non riesce ancora ad esprime attraverso il linguaggio verbale, a parole. Per questo l’osservazione precoce è fondamentale. Studi recenti mostrano infatti che interventi strutturati, soprattutto in ambito scolastico e familiare, possono migliorare significativamente le capacità attentive e la regolazione comportamentale nei bambini con ADHD, confermando l’importanza di riconoscere e affrontare precocemente questi segnali (Frontiers in Psychology, 2025).

Dott.ssa Lucattini, supportare un bambino con ADHD o altre neurodivergenze non significa solo fargli fare terapia, ma creare anche un ambiente favorevole intorno a lui, che sia a casa, a Scuola e in posti ricreativi dove solitamente svolge delle attività, cosa può dirci al riguardo?

 

Quando un adulto attraversa periodi di depressione, ansia o forte sovraccarico emotivo, può diventare più difficile offrire al figlio quella stabilità affettiva che favorisce la costruzione delle funzioni di regolazione, tra cui anche l’attenzione.

Dal punto di vista psicoanalitico, i genitori svolgono una funzione di contenimento emotivo: aiutano il bambino a dare senso alle proprie esperienze interne e a modulare stati di eccitazione, frustrazione o angoscia. Se questo contenimento è fragile perché l’adulto è a sua volta sopraffatto da tristezza, irritabilità o stress, il bambino può mostrare precocemente segni di disregolazione emotiva, che talvolta si esprimono come irrequietezza, difficoltà nel gioco condiviso o nel mantenere l’attenzione.

Per questo è importante che, quando un genitore si sente in difficoltà, possa chiedere un aiuto professionale. Prendersi cura del proprio benessere psicologico non è solo un atto personale, ma anche un modo per rafforzare la qualità della relazione con il bambino, offrendo un ambiente emotivo più sicuro e prevedibile. Numerosi studi recenti indicano infatti che la qualità delle interazioni genitore-figlio e la salute mentale dei genitori svolgono un ruolo significativo nello sviluppo della regolazione emotiva e attentiva nei bambini (Child Psychiatry & Human Development, 2025).

In che modo, è possibile migliorare il livello di concentrazione nei bambini durante le attività quotidiane?

 

La capacità di attenzione si sviluppa gradualmente e nasce all’interno di esperienze ripetute e condivise con i genitori e le persone a cui sono legati affettivamente. Il bambino impara a concentrarsi quando può fare esperienza di tempi prevedibili, relazioni stabili e attività svolte insieme all’adulto. La presenza di routine quotidiane, un ambiente ordinato e momenti dedicati al gioco o al lavoro condiviso aiutano il bambino a interiorizzare un ritmo che sostiene la capacità di restare mentalmente su un compito.

È utile favorire attività che richiedano attenzione progressiva – come leggere, disegnare, costruire o contare – evitando una stimolazione eccessiva o il multitasking precoce. Queste esperienze permettono al bambino di organizzare meglio il pensiero e di tollerare l’attesa e la frustrazione, aspetti fondamentali per la concentrazione.

Anche la ricerca scientifica più recente conferma che abitudini stabili, attività strutturate e movimento fisico regolare favoriscono lo sviluppo delle funzioni esecutive (come scritture, lettura, calcolo, disegno, etc.), dell’autoregolazione emotiva e dell’attenzione nei bambini, in particolare quando queste esperienze sono inserite in un contesto familiare e scolastico prevedibile e di supporto (Personality and Individual Differences, 2025).

Come è possibile intervenire per aiutare e supportare un bambino che presenta un disturbo attentivo?

Quando emerge il sospetto di un disturbo attentivo è importante effettuare una valutazione integrata, che consideri sia gli aspetti neuropsicologici sia quelli emotivi e relazionali. Da una prospettiva psicoanalitica, l’osservazione del gioco, della qualità delle relazioni e della capacità di simbolizzazione aiuta a comprendere se la difficoltà attentiva sia legata principalmente a un disturbo del neurosviluppo o anche a vissuti emotivi e dinamiche relazionali che interferiscono con la regolazione interna del bambino.

L’intervento può includere percorsi di riabilitazione neuropsicologica, psicoterapia psicodinamica o psicoanalitica infantile e, quando necessario, un lavoro di sostegno ai genitori. L’attenzione, infatti, si sviluppa anche grazie all’esperienza di contenimento emotivo: quando il bambino si sente sostenuto da adulti prevedibili e capaci di modulare gli stati affettivi, diventa più facile organizzare il pensiero e mantenere la concentrazione.

Le ricerche più recenti confermano che gli interventi risultano più efficaci quando integrano regolazione emotiva, supporto genitoriale e organizzazione dell’ambiente di vita, perché agiscono proprio sui processi di autoregolazione che sostengono l’attenzione (The Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2026).

Quali consigli si sente di dare ai genitori?

-Osservare con attenzione senza allarmarsi. Se un bambino mostra difficoltà persistenti di concentrazione, impulsività o irrequietezza, meno frequente nelle bambine, è utile notare quando e in quali situazioni si manifestano. Non tutti i bambini vivaci hanno un disturbo da ADHD, ma segnali che durano nel tempo meritano attenzione;

-Rivolgersi a specialisti per una valutazione accurata. In presenza di dubbi è importante richiedere una valutazione specialistica, preferibilmente integrata tra neuropsichiatria infantile e psicologia clinica, per comprendere gli aspetti intellettivi, emotivi e relazionali del bambino per arrivare una diagnosi corretta;

-Costruire un ambiente quotidiano stabile e prevedibile. Routine chiare, tempi regolari per studio, gioco e riposo e attività svolte insieme all’adulto aiutano il bambino a sviluppare gradualmente la capacità di concentrazione e di autoregolazione;

-Collaborare con la scuola e, se necessario, predisporre un PDP. Quando le difficoltà attentive interferiscono con l’apprendimento, è utile lavorare insieme agli insegnanti per creare strategie didattiche adeguate e, se indicato, attivare un Piano Didattico Personalizzato (PDP) che aiuti il bambino a esprimere al meglio le proprie capacità ed a esprimersi liberamente;

-Affiancare il bambino con percorsi terapeutici adeguati. Gli interventi possono includere supporto psicologico e psicoanalitico, riabilitazione neuropsicologica, parent training e, quando necessario, trattamenti farmacologici. Il lavoro con i genitori è fondamentale perché un ambiente emotivamente caloroso e costante, favorisce lo sviluppo dell’attenzione e della regolazione emotiva del bambino.

Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione

Marialuisa Roscino

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Sanità, il futuro dell’Oncologia a Roma: si è conclusa la prima giornata del congresso “Oncologia tra Ospedale e Territorio”

Esperti, istituzioni ed economisti a confronto alla Camera dei Deputati. Domani la seconda giornata al Centro Congressi Trevi dedicata a medicina di precisione e Intelligenza Artificiale

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Redazione – Ha preso il via oggi a Roma il congresso nazionale “Oncologia tra Ospedale e Territorio. Innovazione • Sostenibilità • Equità”, promosso da Sapienza Università di Roma, CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) e OMCeO Roma. Al centro del dibattito della prima giornata, le sfide cruciali della lotta ai tumori, la sostenibilità del sistema e il ruolo strategico della prevenzione. Il summit di alto livello ha visto dialogare istituzioni, clinici, ricercatori, economisti sanitari e rappresentanti del mondo della salute, uniti nell’obiettivo di tracciare le nuove rotte dell’assistenza oncologica. I lavori si sono aperti ufficialmente questa mattina alla Camera dei Deputati, nella prestigiosa Sala della Regina (Piazza Montecitorio). La sessione istituzionale ha riaffermato con forza la necessità di garantire la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale e, soprattutto, un accesso equo e omogeneo alle cure per tutti i pazienti.Tra i temi cardine affrontati nella giornata di oggi: l’integrazione Ospedale-Territorio attraverso la necessità di sviluppo di nuovi modelli sinergici per garantire una reale continuità assistenziale al paziente oncologico vicino al proprio domicilio, la digitalizzazione della cura, vale a dire, l’impatto delle nuove tecnologie sulla gestione dei percorsi terapeutici, la prevenzione e l’importanza di effettuare gli screening, il ruolo determinante della diagnosi precoce sul campo come arma fondamentale per contrastare l’avanzata delle patologie tumorali.

Il congresso proseguirà domani, sabato 13 giugno 2026, dalle ore 9.30 alle 13.30, presso il Centro Congressi Trevi (Piazza della Pilotta 4, Roma).La seconda e conclusiva giornata sarà interamente focalizzata sull’innovazione clinica, scientifica e tecnologica, con sessioni dedicate alla Medicina di precisione e nuove frontiere dell’oncologia molecolare a Nuovi scenari terapeutici e approcci farmacologici d’avanguardia, all’Intelligenza Artificiale, alla gestione dei Big Data applicati alla sanità, alla sostenibilità economica in rapporto all’introduzione delle nuove scoperte scientifiche.

Responsabili Scientifici dell’evento: la Prof.ssa Cecilia Nisticò e il Prof. Paolo Pronzato.

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Il Sole, benefici e danni sulla nostra pelle

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Redazione-  In piccole quantità, il sole è benefico: è essenziale per la sintesi della vitamina D e svolge un ruolo chiave nella calcificazione delle ossa.

I raggi UVB del sole promuovono la sintesi della vitamina D, il principale fattore di crescita delle ossa. Usate sotto controllo medico, le radiazioni UV possono trattare una serie di malattie, tra cui il rachitismo, la pelle secca a tendenza psoriasica la pelle grassa a tendenza acneica e l’ittero.

L’esposizione al sole da 10 a 15 minuti, 2-3 volte alla settimana, è sufficiente per soddisfare il fabbisogno di vitamina D e prevenire l’insorgenza del rachitismo; è utile anche per prevenire l’osteoporosi negli anziani.Esistono diverse forme di allergia solare, e le scottature estive benigne sono le più comuni. Si manifesta come arrossamento, un’eruzione di piccole imperfezioni o papule rosse leggermente in rilievo, e una sensazione di prurito dove la pelle è stata esposta al sole. Si verifica più spesso su aree esposte come la scollatura, le spalle, le braccia, il dorso delle mani e i piedi.Le lentiggini solari, comunemente conosciute anche come “macchie solari”, o “macchie senili”, sono uno degli effetti più visibili dell’invecchiamento della pelle. Sono il risultato del deposito di melanina nell’epidermide o nel derma. Si tratta di una forma comune di iperpigmentazione che si presenta con piccole aree piatte e scure di colore da marrone chiaro a nero. Queste macchie solari si trovano sulle zone più esposte al sole: viso, collo, spalle, décolleté, avambracci e dorso delle mani.Probabilmente hai sentito questa espressione usata dai dermatologi senza sapere veramente cosa significa. Quando parliamo di “capitale solare” o della nostra capacità di proteggerci dai danni del sole, ci riferiamo alla quantità di radiazioni UV che la pelle può sopportare senza subire danni (per esempio invecchiamento precoce o tumore della pelle). Questa capacità è determinata geneticamente alla nascita, non può essere rinnovata e dipende, tra l’altro, dal fototipo. La nostra capacità di resistere ai danni del sole è tutt’altro che illimitata, ed è per questo che dobbiamo proteggerla: a 20 anni, abbiamo già utilizzato il 50% della nostra capacità.

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Sindrome di Tourette: comprendere i tic e il percorso di cura multidisciplina

📢 La Sindrome di Tourette è una sfida che non deve essere affrontata in solitudine. Conoscere i sintomi e rivolgersi a specialisti qualificati è il primo passo per migliorare la qualità della vita di chi ne soffre.
Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
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Redazione-  Carsoli, comune situato nel cuore della Piana del Cavaliere in provincia dell’Aquila, rappresenta un centro di riferimento per il benessere psicologico e il supporto specialistico dedicato ai disturbi neuropsichiatrici. Tra le patologie che richiedono una competenza specifica figura la Sindrome di Tourette, un disturbo spesso frainteso che necessita di diagnosi accurate e percorsi terapeutici personalizzati. La Dott.ssa Martina Roberti, psicologa che opera attivamente sul territorio, pone l’accento sulla necessità di una corretta informazione per abbattere i pregiudizi che circondano questa condizione cronica. La Sindrome di Tourette non è soltanto una manifestazione fisica, ma un mosaico complesso di segnali neurologici che influenzano la qualità della vita di bambini, adolescenti e delle loro famiglie.

che cos’è la sindrome di tourette e come si manifesta

Secondo quanto stabilito dalla quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), la Sindrome di Tourette si configura come un disturbo neuropsichiatrico contraddistinto dalla presenza costante di tic motori e vocali. Non si tratta di episodi sporadici: per formulare una diagnosi, la medicina richiede che tali manifestazioni siano presenti da almeno un anno. La frequenza è stimata tra lo 0,5% e l’1% della popolazione generale, un dato che rende opportuna una maggiore consapevolezza collettiva.

L’esordio avviene tipicamente durante l’infanzia o l’adolescenza, periodi dello sviluppo in cui il controllo del corpo e delle emozioni è in fase di raffinamento. È fondamentale distinguere tra un tic momentaneo e la sindrome vera e propria. Il disturbo si manifesta attraverso contrazioni muscolari rapide, aritmiche e incontrollate, che possono variare dal battito persistente delle palpebre a movimenti più complessi degli arti o del tronco, accompagnati da emissioni sonore involontarie. Spesso, queste manifestazioni si presentano parallelamente a condizioni di comorbilità. Tra le più frequenti si riscontrano il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e disturbi d’ansia. Questi elementi aggiuntivi complicano il quadro diagnostico, rendendo necessario l’intervento di uno specialista capace di osservare il paziente nella sua interezza.

approcci terapeutici e supporto psicologico sul territorio

La genesi della Sindrome di Tourette rimane oggetto di studi scientifici intensi. La ricerca suggerisce un’interazione tra componenti genetiche e fattori ambientali. Le indagini tramite neuroimaging hanno evidenziato anomalie nelle aree fronto-striatali del cervello, zone responsabili del controllo motorio e della regolazione emotiva. Tuttavia, sebbene le cause neurobiologiche siano profonde, il trattamento deve essere modulato in base alla severità dei sintomi.

Non esiste una terapia universale, poiché il piano d’azione dipende strettamente dall’impatto dei tic sulla vita quotidiana del soggetto. La letteratura scientifica indica che un approccio multidisciplinare offre i risultati più incoraggianti. La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) risulta efficace per gestire la consapevolezza dei tic e le strategie di risposta. In alcuni casi, il medico può valutare il ricorso a terapie farmacologiche mirate, mentre nei contesti di maggiore gravità clinica possono essere considerate opzioni come la stimolazione cerebrale profonda.

A livello locale, la Dott.ssa Martina Roberti offre percorsi di supporto psicologico volti non solo alla gestione della sintomatologia, ma anche al miglioramento dell’autostima e alla riduzione del disagio sociale. Vivere con la Sindrome di Tourette comporta sfide relazionali non indifferenti, specialmente a scuola o negli ambienti lavorativi, dove la visibilità dei tic può generare situazioni di imbarazzo o isolamento. Il supporto psicologico gioca qui un ruolo di mediazione, aiutando la persona a sviluppare strumenti di resilienza. Per chi necessita di consulenze, informazioni o percorsi di orientamento diagnostico, è possibile contattare lo studio della Dott.ssa Roberti a Carsoli al numero 3791602568. La prevenzione e la comprensione precoce restano le armi principali per garantire a chi affronta questa sindrome una traiettoria di vita serena e integrata nei contesti sociali.

Dott.ssa Martina Roberti, psicologa, riceve in studio a Carsoli AQ per info 3791602568

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