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Ambiente

A24 E A25, SVOLTA GREEN: INSTALLATE 20 COLONNINE DI RICARICA ULTRA-VELOCI

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A24 E A25, SVOLTA GREEN: INSTALLATE 20 COLONNINE DI RICARICA ULTRA-VELOCI

Redazione-  Nonostante l’attuale scenario internazionale sia caratterizzato da forti turbolenze economiche, rincari energetici e il timore di possibili restrizioni sui consumi, il percorso verso la transizione ecologica non si ferma. Arrivano infatti segnali estremamente positivi per gli automobilisti che hanno scelto i veicoli a zero emissioni, grazie a un significativo potenziamento dell’infrastruttura di rifornimento lungo le direttrici autostradali.

Le tratte A24 (Roma-Teramo) e A25 (Torano-Pescara) diventano più “green” con l’attivazione di 20 nuove postazioni dedicate alla ricarica veloce e ultra-veloce. L’iniziativa nasce dalla sinergia tra Renexia Recharge — realtà del Gruppo Toto focalizzata su soluzioni di mobilità ecologica — e Atlante, player internazionale del Gruppo NHOA che vanta una presenza capillare con oltre mille terminali in Europa meridionale.

Gli interventi si concentrano attualmente su tre punti di sosta nevralgici della A24. Per chi si allontana da Roma, i nuovi servizi sono fruibili presso l’area di Civita Sud (km 48,200), situata poco dopo il passaggio tra Lazio e Abruzzo. Nel senso di marcia opposto, gli stalli sono operativi a Civita Nord e Valle Aterno Ovest (km 99,050), quest’ultimo situato in una posizione chiave vicino allo svincolo dell’Aquila. Il progetto non si esaurisce qui: nei prossimi mesi la copertura verrà estesa anche alla A25, con l’aggiunta di 8 colonnine a Montevelino Nord, portando la dotazione complessiva lungo questo asse viario a 28 terminali.

Sotto il profilo tecnologico, l’infrastruttura garantisce inizialmente una potenza di 100 kW. Tuttavia, grazie all’imminente integrazione dei sistemi di stoccaggio EnergyArk (prodotti da TCC Group Holdings), la ricarica potrà toccare picchi di 360 kW per singolo connettore. L’approccio è totalmente ecosostenibile: l’elettricità erogata proviene esclusivamente da fonti rinnovabili e le stazioni sono sormontate da tettorie fotovoltaiche che autoproducono energia, limitando così la pressione sulla rete nazionale. Il servizio è inoltre accessibile anche ai mezzi commerciali leggeri.

Riccardo Totò, Direttore Generale di Renexia, ha rimarcato come questo potenziamento rappresenti un passo cruciale per la modernizzazione di un’arteria stradale fondamentale per il collegamento tra la Capitale e il versante adriatico. Sulla stessa linea Gabriele Tuccillo, a capo di Atlante Italia e Svizzera, il quale ha ribadito la volontà di porre l’utente elettrico al centro del progetto, fornendo strumenti concreti per l’evoluzione del settore nel Paese.

Questo nuovo tassello permette ad Atlante di espandere ulteriormente la propria impronta sulla rete autostradale italiana, raggiungendo 17 siti tra attivi e in fase di completamento, presidiando così non solo le tangenziali lombarde ma anche i principali corridoi del Sole, dell’Adriatico e del Nord-Est.

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Ambiente

Allarme inquinamento da “Fast Furniture”: l’Università LUMSA guida “CIRCOLINK”, il maxi-progetto europeo da 5 milioni per salvare il pianeta dai mobili usa e getta

Cambiate i Mobili di casa ogni due anni? Fate molta Attenzione: state contribuendo a un DISASTRO ECOLOGICO globale! L’Allarme europeo e l’orgoglio del Progetto guidato dall’Italia! 🌍 🪑 Tutti parlano dell’inquinamento causato dalla “Fast Fashion” (i vestiti a basso costo), ma in pochissimi conoscono la catastrofe silenziosa della “Fast Furniture” (i mobili usa e getta)! Sapete che in Europa buttiamo via ogni anno QUASI 11 MILIONI DI TONNELLATE di armadi, divani e scrivanie? E sapete qual è la tragedia peggiore? Solo il 10% di questa montagna immensa viene riciclato, mentre il restante 90% FINISCE BRUCIATO NEGLI INCENERITORI, causando deforestazione estrema ed emissioni di carbonio letali per l’aria che respiriamo! Per cercare di fermare al più presto questa apocalisse ecologica, l’Unione Europea ha messo sul piatto ben 5 MILIONI DI EURO per finanziare il colossale progetto “CIRCOLINK”… e ha scelto un’università italiana per guidarlo: la LUMSA! Con la direzione scientifica delle professoresse Laura Michelini e Valentina Cucino, la prestigiosissima Università LUMSA coordinerà 17 partner provenienti da 7 Paesi Europei per “Insegnare” alle aziende come costruire mobili facili da riparare, da smontare e da riciclare, promuovendo il “Mercato dell’Usato”. Il progetto lancerà 7 potentissimi laboratori in tutta Europa (due in Italia) che sfrutteranno l’Intelligenza Artificiale e i Passaporti Digitali per combattere gli sprechi! Leggi i dettagli e i numeri di questa meravigliosa rivoluzione verde nel nostro articolo esclusivo! 👇 ♻️ Siete d’accordo con l’Europa? Oggi i mobili costano poco ma durano pochissimo, spingendoci a buttarli via di continuo. Non pensate che dovremmo tornare alle sane vecchie abitudini dei nostri nonni, che riparavano le sedie rotte invece di buttarle immediatamente in discarica? Diteci la vostra opinione nei commenti e CONDIVIDETE per far conoscere questa eccellenza italiana!

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CIRCOLINK LUMSA

Roma – Viviamo in un’epoca dominata dalla velocità e dal consumo compulsivo, dove ogni cosa sembra destinata ad avere una data di scadenza brevissima. Cambiamo un armadio, un divano o una scrivania con la stessa leggerezza con cui cambiamo un paio di scarpe, senza mai chiederci: “Dove finirà questo mobile una volta buttato via?”.
Dietro la comodità dei mobili a basso costo (la cosiddetta fast furniture) si nasconde in realtà uno dei disastri ecologici più silenziosi e devastanti della nostra epoca. Secondo la Commissione Europea, infatti, l’industria dell’arredamento è quella con il maggior e più grave impatto ambientale al mondo, superata soltanto dal settore tessile e da quello delle calzature. Per fermare questo spreco intollerabile di risorse naturali, l’Unione Europea ha deciso di scendere pesantemente in campo, e per guidare questa colossale “rivoluzione verde” ha scelto un’eccellenza accademica tutta italiana: l’Università LUMSA.

Il dramma dei rifiuti: montagne di mobili nell’inceneritore

I numeri rilasciati dagli studi di settore fanno letteralmente gelare il sangue. Soltanto in Europa, l’industria del mobile genera ogni anno la cifra spaventosa di circa 10,78 milioni di tonnellate di rifiuti. E sapete qual è la tragedia più grande? Solo un misero 10% di questa immensa montagna di legno, plastica e tessuti viene effettivamente riciclato. Tutto il resto (tra l’80% e il 90%) finisce per essere inesorabilmente gettato nelle discariche o, peggio ancora, bruciato negli inceneritori. Questo modello lineare e “usa e getta” causa deforestazione globale, uso folle di combustibili fossili e tonnellate di emissioni di carbonio letali per la salute umana.

L’orgoglio italiano: LUMSA coordina il progetto “CIRCOLINK”

Per combattere questa deriva, nasce oggi CIRCOLINK (Circular Revolution through Collaborative LINKs in Furniture Ecosystems), un gigantesco e ambiziosissimo progetto finanziato con circa 5 milioni di euro dal programma Horizon Europe dell’UE.
Coordinato dall’Università LUMSA (con la direzione scientifica della professoressa Laura Michelini, ordinario di Economia e Gestione delle Imprese), il progetto riunisce un “esercito” di altissimo livello: ben 17 partner strategici provenienti da 7 diversi Paesi europei. L’obiettivo è titanico ma essenziale: accompagnare per mano l’intero settore del mobile verso un’economia realmente “circolare”, dove nulla si distrugge e tutto si ripara o si reinventa.

Ostacoli e sfide: perché è così difficile riciclare un armadio?

«Nonostante le numerose iniziative già avviate, la diffusione dei modelli circolari continua a essere frenata da enormi barriere normative ed economiche», ha spiegato in maniera cristallina la professoressa Michelini. Mancano gli incentivi fiscali, mancano infrastrutture per il riuso e, soprattutto, mancano pezzi standardizzati che rendano facile la riparazione. A questo si aggiunge un grave problema psicologico e culturale: i consumatori sono sempre più orientati all’acquisto di mobili a bassissimo costo che durano pochissimo.
A farle eco è la professoressa Valentina Cucino, referente del progetto per l’Ateneo: «Vogliamo accelerare la transizione riducendo i rischi sistemici attraverso un approccio basato sui dati. CIRCOLINK colma una grave lacuna: non studia solo l’aspetto tecnico del riciclo, ma analizza le dinamiche umane, sociali e il comportamento dei consumatori».

I magnifici sette: i progetti pilota (SHIFTER)

La vera rivoluzione di CIRCOLINK passerà attraverso l’applicazione pratica sul campo. Il progetto prevede infatti ben sette laboratori pilota (chiamati SHIFTER) sparsi in tutta Europa.
Tra questi, due eccellenze parleranno direttamente italiano. Il primo progetto (Regusto) utilizzerà l’Intelligenza Artificiale e la blockchain per creare una piattaforma infallibile in grado di far incontrare domanda e offerta per il riutilizzo dei mobili usati. L’altro straordinario polo sperimentale si troverà nel celebre Distretto della Sedia (Braida), che si trasformerà in un super-laboratorio digitale all’avanguardia per lo “smart refitting”, allungando la vita dei prodotti e abbattendo gli sprechi industriali.
Gli altri laboratori prenderanno vita in Austria, Danimarca, Polonia, Irlanda e Repubblica Ceca, spaziando dall’uso dei “Passaporti Digitali” (tramite QR Code) per tracciare la vita dei mobili, all’utilizzo dell’Intelligenza artificiale per valutarne fotograficamente lo stato di conservazione. Un’alleanza europea formidabile tra Tecnologia e Cuore, guidata orgogliosamente dall’Italia, per difendere il futuro del nostro unico e fragile Pianeta.

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Territorio

Il miracolo della Vita nel Parco Sirente Velino: avvistata con due dolcissimi cuccioli “Gabbietta”, l’unica figlia dell’indimenticata orsa Amarena!

Il miracolo della Vita nei boschi dell’Abruzzo: avvistata l’orsa “Gabbietta” (l’unica figlia dell’indimenticata Amarena) a passeggio con due meravigliosi Cuccioli! 🐻 ❤️ A volte la Natura sa scriverci delle favole meravigliose che leniscono le peggiori ferite dei nostri cuori. A tre anni esatti dalla tragica morte dell’orsa Amarena (uccisa barbaramente a colpi di fucile nel 2023 a San Benedetto dei Marsi), una bellissima notizia ci ridà speranza: la figlia Gabbietta (nome in codice F25, nata nel 2020) è diventata Mamma! L’orsa è stata avvistata ad agosto sulle montagne abruzzesi mentre passeggiava felice e in salute con i suoi due tenerissimi orsacchiotti! Un avvistamento storico, avvenuto per la primissima volta all’interno del Parco Regionale Sirente-Velino! “È una notizia che ci fa tremare di emozione!”, ha commentato il Presidente del Parco Francesco D’Amore. Un segnale di speranza vitale, visto che di questa sottospecie marsicana rimangono a fatica solo 81 esemplari in tutto il mondo! Gli Esperti raccomandano la MASSIMA RESPONSABILITÀ ai cittadini e ai turisti: “Se avvistate Gabbietta da lontano restate fermi, non urlate, non seguitela con l’auto e non mettetevi a rincorrerla per fare video o fotografie per i social! Rispettate la tranquillità di una mamma con i cuccioli e non datele mai del cibo!”. Insomma: ammiriamola da lontano e lasciamola in pace. E nel frattempo, incrociamo le dita per la giustizia umana: il 25 settembre al Tribunale di Avezzano andrà in scena la prossima udienza per condannare il responsabile della morte di nonna Amarena! Leggi la bellissima storia dell’orsa Gabbietta e tutti gli aggiornamenti nel nostro articolo! 👇 🌿 Quanti di voi si erano commossi e arrabbiati tantissimo per l’uccisione di Amarena e oggi sorridono felici leggendo di questa bellissima nascita nei boschi dell’Abruzzo? Promettiamoci di rispettare sempre le regole della montagna e auguriamo buona vita a questi orsacchiotti meravigliosi! Condividete questo post nei commenti per far felici gli amanti della natura!

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Mamma orsa e cuccioli

Redazione  – Ci sono volte in cui Madre Natura decide di regalarci delle storie che assomigliano a delle vere e proprie favole a lieto fine, capaci di lenire ferite profonde e di restituire speranza a chi lotta ogni giorno per difendere l’ambiente. Esattamente a tre anni di distanza dall’atroce scomparsa di Amarena (l’orsa diventata l’assoluto simbolo della fauna selvatica d’Abruzzo, barbaramente uccisa a colpi di fucile nella tragica notte tra il 31 agosto e il 1° settembre del 2023 nel comune di San Benedetto dei Marsi), una notizia meravigliosa ha fatto breccia nei cuori degli ambientalisti e dei cittadini di tutta Italia.
Sulle bellissime montagne dell’Appennino è stata infatti avvistata l’orsa Gabbietta, l’unica figlia femmina di Amarena di cui si abbia traccia, mentre passeggiava serenamente e in perfetta salute in compagnia di due dolcissimi cuccioli appena nati. L’eccezionale avvistamento è avvenuto nei primissimi giorni di agosto all’interno del rigoglioso territorio del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino.

Il miracolo della Vita e l’emozione del Parco Sirente-Velino

Questa cucciolata non è solo una tenera notizia di cronaca animale, ma rappresenta un segnale di vitale importanza scientifica per la sopravvivenza stessa dell’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus). Stiamo parlando di una preziosissima sottospecie endemica e a gravissimo rischio di estinzione, tipica dell’Italia centro-meridionale, che oggi (secondo gli ultimissimi dati ufficiali) conta a fatica appena 81 esemplari in totale.
«È una notizia che ci emoziona nel profondo», ha dichiarato con gli occhi lucidi Francesco D’Amore, Presidente del Parco Sirente Velino. «Rappresenta infatti la prima, storica riproduzione documentata di un’orsa all’interno del nostro Parco Regionale. È il segno inequivocabile che il nostro duro lavoro quotidiano di tutela degli habitat, di incessante monitoraggio e di fitta collaborazione con tutti gli Enti coinvolti sta dando i suoi frutti, contribuendo a creare le condizioni perfette affinché questa meravigliosa specie possa espandersi, vivere e riprodursi anche nel territorio del Sirente Velino».

La storia di Gabbietta: perché si chiama così?

Gabbietta, nota nei rigidi elenchi scientifici dei biologi con la sigla “F25”, è nata nel 2020 ed è l’unica figlia femmina accertata di Amarena (quando la mamma orsa morì, lasciò invece orfani due maschietti, che fortunatamente vennero ritrovati e che oggi crescono sani in natura).
Il curioso nome “Gabbietta”, come ricordato in passato dagli esperti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), deriva proprio da un curioso episodio della sua giovinezza: l’animale venne infatti trovata (attratta da potenziali prede) e tratta in salvo dai Carabinieri Forestali all’interno di una gabbia artigianale situata in una stalla per ovini nel vicino comune di Pescina. Da quel giorno, il buffo nomignolo non l’ha più abbandonata.

L’appello degli esperti: “Non inseguitela per un selfie!”

La notizia ha scatenato un’ovvia ondata di entusiasmo, ma gli ambientalisti e la direzione del Pnalm invitano tutti alla massima e rigorosa responsabilità, lanciando un appello accorato: se vi trovate in zona, non cercate l’orsa e seguite ferree norme di comportamento.
È assolutamente vietato recare qualsiasi forma di disturbo alla famiglia, specialmente nei confronti di una mamma con i propri cuccioli al seguito. Sono quindi banditi gli inseguimenti (in auto o a piedi) per scattare stupide fotografie o registrare video per i social network. Tutti gli avvicinamenti e i comportamenti imprudenti non solo compromettono il delicato benessere psicologico degli animali (che potrebbero scappare in preda al panico separandosi), ma mettono anche a gravissimo repentaglio la sicurezza stessa delle persone. Un’altra regola d’oro da scolpire nella mente: mai e poi mai lasciare cibo in giro per attirare la loro attenzione.

In attesa della Giustizia per la mamma Amarena

Mentre i boschi abruzzesi accolgono la nuova vita dei nipotini di Amarena, gli esseri umani si preparano a chiudere i conti con il buio e tragico passato. Il processo penale a carico dell’uomo accusato della morte a fucilate dell’orsa Amarena (un episodio crudele che ha sollevato un’ondata di sdegno e indignazione in tutta Italia) è infatti ancora tristemente in corso. L’intera Nazione attende con il fiato sospeso la prossima udienza, fissata a calendario per il 25 settembre 2026 presso il Tribunale di Avezzano. Mamma Amarena non c’è più, ma la natura, attraverso sua figlia Gabbietta, ci ha insegnato ancora una volta che la vita vince sempre sulla morte. Ora sta a noi non tradire nuovamente la loro fiducia.

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Attualità

“Caccia Selvaggia”, l’allarme disperato del WWF: l’apertura anticipata in 16 regioni condanna a morte la nostra fauna già stremata

Animali stremati da un’estate di siccità e incendi, ma per le Regioni l’importante è sparare! Il disperato allarme del WWF contro le aperture anticipate della Caccia in Italia 🦌 🔫 Dopo mesi di caldo asfissiante, fiumi in secca e boschi divorati dalle fiamme, la nostra fauna selvatica è già letteralmente allo stremo delle forze. Eppure, a partire da domani mattina, la politica ha autorizzato il ritorno dei fucili! È il gravissimo e doloroso allarme lanciato dal WWF Italia: ben 16 regioni italiane (piegandosi vergognosamente alle logiche del “voto” dei cacciatori) hanno detto NO alla proposta di rinviare la stagione venatoria, e da domani daranno il via alle cosiddette “preaperture” nei boschi! Particolarmente crudele è la situazione della quaglia, specie già a fortissimo rischio a causa della distruzione dei suoi habitat e ora messa nel mirino delle doppiette! E la Scienza? Messa all’angolo e ignorata! “Le istituzioni ignorano deliberatamente il parere degli scienziati dell’ISPRA, preferendo ascoltare i Comitati controllati dalle lobby venatorie”, tuona amareggiato Dante Caserta, Direttore Affari Legali del WWF. “Dall’ottobre 2022 la legge sulla fauna è stata modificata a uso e consumo esclusivo delle associazioni dei cacciatori!”. Ma l’Italia civile non ci sta a subire in silenzio questo scempio del nostro patrimonio Costituzionale: la petizione “Stop Caccia Selvaggia” del WWF ha già raccolto la bellezza di 450.000 FIRME di cittadini indignati, pronti a fare scudo umano per difendere milioni di animali innocenti! Leggi l’approfondimento ecologista e tutti i dettagli normativi nel nostro articolo d’inchiesta! 👇 🌿 Voi cosa ne pensate di questa scandalosa apertura anticipata della Caccia decisa dalle Regioni nonostante l’estate siccitosa? State dalla parte degli animali e del WWF? Fate sentire forte e chiara la vostra voce nei commenti e condividete questo post per difendere il nostro patrimonio naturale!

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Cacciatore

Redazione – Mentre l’Italia intera, da Nord a Sud, continua a fare duramente i conti con gli effetti devastanti della crisi climatica, reduce da un’estate torrida segnata da ondate di calore asfissiante, incendi boschivi, grave siccità e una drammatica perdita di biodiversità, i fucili sono pronti a tornare a sparare nei boschi.
A lanciare un grido d’allarme durissimo, disperato e colmo di sdegno è il WWF Italia. Domani, infatti, prenderanno ufficialmente il via le cosiddette “preaperture” della stagione venatoria in numerosissime regioni del nostro Paese. Sono ben 16 i territori in cui le Amministrazioni locali, piegandosi alle logiche del consenso, hanno deciso di ignorare l’appello degli ambientalisti. Invece di posticipare l’apertura della caccia per dare respiro a una natura già in agonia per la mancanza d’acqua, in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino e Veneto si sono autorizzate giornate di caccia anticipata già dai primissimi giorni del mese di settembre.
Particolarmente crudele e preoccupante appare l’inclusione nel mirino dei cacciatori della quaglia, una delicata specie migratrice che vive già in uno stato di estrema difficoltà a causa del bracconaggio indiscriminato e della perdita cronica dei suoi habitat naturali (in totale contrasto con le direttive chieste dalla Commissione Europea).

La scienza messa all’angolo e il peso delle lobby

Ma a rendere ancora più fosco e inaccettabile il quadro nazionale è il progressivo, sistematico allontanamento della politica dalle fondamentali indicazioni tecnico-scientifiche fornite dall’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Questo autorevolissimo Istituto pubblico dovrebbe rappresentare il faro illuminante e il principale riferimento scientifico per la corretta gestione e tutela della fauna selvatica.
Purtroppo, negli ultimi anni, il preziosissimo ruolo degli scienziati è stato deliberatamente indebolito e scavalcato dalla ricostituzione del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale (CTFVN). Si tratta di un organismo all’interno del quale la rappresentanza del mondo venatorio risulta essere incredibilmente predominante: i suoi pareri vengono quindi utilizzati, sempre più spesso, per “giustificare” legalmente le decisioni regionali, mettendole in netto e palese contrasto con le prudenti valutazioni scientifiche degli esperti dell’ISPRA.

Lo sdegno del WWF: “Un disegno politico per accontentare i cacciatori”

Le conseguenze legali di questa deriva sono drammatiche. Una recentissima, discussa pronuncia del Consiglio di Stato ha clamorosamente ampliato il margine di discrezionalità delle singole Regioni, consentendo loro di discostarsi senza troppi problemi dai rigidi pareri ISPRA in favore di quelli (decisamente più permissivi) del CTFVN, rendendo di fatto quasi impossibile per le associazioni ambientaliste contestare le “doppiette” nei tribunali.
«Stiamo assistendo a un progressivo e allarmante arretramento della tutela della fauna selvatica e del fondamentale ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche», dichiara senza mezzi termini Dante Caserta, Direttore degli Affari Legali e Istituzionali del WWF Italia. «Quanto sta tristemente accadendo risponde a un disegno politico ben preciso. Dall’ottobre 2022, la legge nazionale sulla tutela della fauna è stata stravolta e modificata in ben 23 parti diverse, tutte in negativo, adottate su esplicita e pressante richiesta delle potenti associazioni venatorie. Oggi le valutazioni scientifiche dell’ISPRA vengono liquidate come se fossero una semplice opinione da bar, mentre la politica tende cinicamente a privilegiare gli interessi particolari e le logiche elettorali del consenso».

Oltre 450.000 firme per fermare la riforma ammazza-animali

Il rischio di un ecocidio legalizzato è dietro l’angolo. Alla Camera dei Deputati è ora in piena discussione (dopo aver già ottenuto la scandalosa approvazione in Senato) l’ennesima riforma normativa che stravolgerà definitivamente anche le ultime deboli tutele rimaste a favore della fauna. Una proposta giudicata “irricevibile”, oggetto di pesantissime censure sia da parte di tutto il mondo accademico scientifico, sia da parte della stessa Commissione Europea.
L’unica speranza per fermare questa strage annunciata risiede nella voce forte del popolo. La petizione online “Stop Caccia Selvaggia”, lanciata a tamburo battente dal WWF Italia, ha infatti già superato la straordinaria quota di 450.000 firme, e il numero di cittadini indignati continua inesorabilmente a crescere di ora in ora.
È bene ricordare un principio sacrosanto: la fauna selvatica non appartiene ai cacciatori. Essa costituisce un inestimabile “patrimonio indisponibile dello Stato” ed è, a tutti gli effetti, un bene comune supremo tutelato dalla nostra stessa Costituzione. Difenderla con le unghie e con i denti significa proteggere la vita di milioni di animali innocenti, salvaguardare il valore inalienabile della legalità ambientale e, soprattutto, garantire il sacrosanto diritto delle future generazioni a vivere in un Paese che sia ancora capace di preservare il proprio paradiso naturale.

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