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BIENNALE ARTE 2026: CICLICA DI JACOPO DI CERA A CURA DI REBECCA PEDRAZZI. UNA DEA DANZANTE PER IL CLIMATE CHANGE

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BIENNALE ARTE 2026: CICLICA DI JACOPO DI CERA A CURA DI REBECCA PEDRAZZI. UNA DEA DANZANTE PER IL CLIMATE CHANGE

Redazione-  Una dea danzante, tra 36 schermi upcycled che narrano il cambiamento climatico in un trittico digitale che evolve: dal 9 maggio al 22 novembre alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, nel Padiglione della Sierra Leone, arriva Ciclica installazione multimediale site specific dell’artista italiano Jacopo Di Cera con la curatela di Rebecca Pedrazzi.
L’artista che ha fatto della visione dall’alto e del gioco di ombre il suo sguardo sul mondo, la sua narrazione, il suo racconto, è stato protagonista dell’Olimpiade Culturale Milano-Cortina 2026 con White Entropy per SEA Milan Airports e con il progetto SHAPES/FORME per il Comitato Paralimpico Italiano, ha sviluppato una ricerca che non procede per linearità, ma per stratificazioni: luce e oscurità, presenza e assenza, dato e percezione convivono in una tensione continua, restituendo la complessità del presente e la frattura tra ordine naturale e intervento umano.

L’opera Ciclica si articola in trentasei schermi, suddivisi in tre nuclei – nascita, vita e morte di Gea – che provengono da processi di riuso e riconversione tecnologica, dispositivi upcycled che incorporano nel loro stesso statuto una riflessione sul ciclo di vita della tecnologia. In questo senso, il medium coincide con il messaggio e si fa esso stesso contenuto, attivando un cortocircuito tra obsolescenza programmata e urgenza ecologica, dove la materia dell’opera diventa testimonianza e parte integrante della narrazione. L’opera è accompagnata dalla musica originale del composer MKDB con la traccia omonima “Ciclica”.

Gea, incarnata dalla performer Lidia Carew, attraversa lo spazio naturale, sospesa tra superfici che si accendono e si incrinano di immagini: dati che si fanno visione, fenomeni distruttivi che si trasformano in racconto, la crisi climatica che diventa materia sensibile.

La struttura a trittico non definisce soltanto un ordine narrativo, ma introduce una visione ciclica dell’esistenza, in cui ogni fine contiene un potenziale di rigenerazione. È in questa tensione tra dissoluzione e rinascita che l’opera apre a una prospettiva non solo critica ma anche prospettica: un atto di consapevolezza che si traduce, al tempo stesso, in una possibilità di speranza verso il futuro.

La figura emerge dal mare bianco latte di Rosignano Solvay come principio generativo e simbolo della ciclicità del vivente. Il movimento, inizialmente armonico, viene progressivamente attraversato e alterato da inserti visivi: sugli schermi centrali scorrono i video realizzati dall’artista e sui fenomeni legati alla crisi climatica, che si innestano nella danza come interferenze, veri e propri glitch visivi, incrinando la continuità. È in questo spazio, tra corpo e informazione, tra dimensione mitica e urgenza del presente, che prende forma Ciclica.

Attraverso una grammatica visiva ad alta intensità simbolica, costruita sulla visione zenitale, sull’uso della luce e dell’ombra come estensione concettuale del corpo, Di Cera indaga la crisi climatica e crea un’opera che diventa dispositivo critico sul presente, articolando una riflessione, su una delle urgenze più radicali della contemporaneità, ma lanciando un messaggio di speranza nella rinascita.

L’opera” scrive nel suo testo critico la curatrice Rebecca Pedrazzi “articola una cosmogonia visiva fondata su luce, ombra e visione zenitale, in cui la frattura tra ordine naturale e intervento umano si manifesta come tensione interna al corpo stesso della Terra. Il collasso ambientale emerge non come evento distante, ma come processo già in atto, che altera la continuità tra nascita, vita e dissoluzione. In questo spazio sospeso tra permanenza e trasformazione, Ciclica pone una domanda essenziale: quali conseguenze emergono quando la ciclicità naturale viene alterata dall’intervento umano?

Inserita nel Padiglione Nazionale della Sierra LeoneCiclica dialoga con la visione curatoriale di Sandro Orlandi Stagle e Willy Montini in Mondi Presenti / Worlds of Today, un progetto che si configura non come esposizione di oggetti, ma come dispositivo dinamico di relazione e ricerca. In sintonia con il tema della 61. Biennale di Venezia, In Minor Keys, il Padiglione invita a un esercizio di ascolto e decentramento, privilegiando narrazioni sottili, processi vitali e forme di resilienza che emergono lontano dalle retoriche dominanti. L’esposizione si articola come una costellazione di pratiche che intrecciano dimensione locale e apertura transnazionale, dando forma a una vera e propria “assemblea visiva” in cui identità differenti si definiscono attraverso il contatto e la relazione. Al centro, un’idea di arte come atto etico e trasformativo: ogni opera diventa vettore di cambiamento e spazio di immaginazione radicale, capace di prefigurare nuove possibilità di coesistenza, giustizia ambientale e umanesimo condiviso.

Installation by Tim Maiwald So Much (Trash) Studio | Project Management Installation by Alessia Cuccu e Giacomo Lobina GLAC Consulting.

JACOPO DI CERA – BIOGRAFIA
Jacopo Di Cera (Milano, 1981) è un artista visivo che, dopo un percorso nel mondo della comunicazione, si dedica alla fotografia e alla ricerca artistica tra Roma e il contesto internazionale. Nel 2010 è tra i vincitori del National Geographic e nel 2016 sviluppa il “Fotomaterismo”, linguaggio che unisce fotografia e materia, con il progetto Fino alla Fine del Mare dedicato alle migrazioni. Le sue opere sono esposte in musei e fiere internazionali, tra cui Paris Photo, Les Rencontres d’Arles e la Biennale di Venezia (2017).
Negli anni sviluppa progetti su temi sociali e ambientali, sperimentando nuove tecnologie come droni e arte digitale, ambito in cui è attivo dal 2020 con mostre e installazioni tra Europa, Stati Uniti e Medio Oriente. Nel 2024 partecipa alla Dubai Art Fair e nel 2025 realizza l’installazione Retreat sul cambiamento climatico. Nel 2026 è protagonista dell’Olimpiade Culturale Milano-Cortina con White Entropy a Malpensa e del progetto SHAPES/FORME per il Comitato Paralimpico Italiano. Le sue opere fanno parte di collezioni private in Italia e all’estero.

LIDIA CAREW – BIOGRAFIA
Lidia Carew è direttrice creativa e fondatrice di Spazio Corpo, un progetto che indaga il corpo come spazio di esperienza, relazione e consapevolezza all’interno di contesti di ospitalità e ricerca contemporanea. Il suo lavoro si sviluppa tra movimento, scrittura e progettazione culturale, con un’attenzione ai temi dell’identità, della percezione e della presenza del corpo nello spazio.

REBECCA PEDRAZZI – BIOGRAFIA
Rebecca Pedrazzi è storica e critica d’arte, curatrice indipendente e giornalista la cui ricerca si focalizza sull’intersezione tra arte, intelligenza artificiale e culture digitali  nell’era algoritmica.
Fondatrice di NotiziArte.com, è anche autrice di Futuri possibili. Scenari d’arte e Intelligenza Artificiale (Jaca Book, 2021) e, con Chiara Canali, de L’opera d’arte nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale (Jaca Book, 2024). Ha collaborato con centri di ricerca e istituzioni quali CINECA e VAR Digital Art e oltre all’attività pubblicistica e alla partecipazione a convegni internazionali sul rapporto tra arte e I.A., insegna Fenomenologia delle Arti Contemporanee presso l’Istituto Europeo di Design.
Come membro della Gallery Climate Coalition, integra nella propria ricerca i temi dell’inclusione, della sostenibilità e delle trasformazioni culturali indotte dalle tecnologie emergenti.

Jacopo Di Cera
CICLICA, 2026
Installazione multimediale composta da 36 schermi upcycled e performance coreografica di Lidia Carew
Musica originale di MKDB
Installazione a cura di Tim Maiwald So Much (Trash) Studio
Project Management di Alessia Cuccu e Giacomo Lobina GLAC Consulting
Dimensioni: 500 x 275 x 50cm

 Padiglione Nazionale della Sierra Leone
61. Esposizione Internazionale d’Arte-La Biennale di Venezia
MONDI PRESENTI /WORLDS OF TODAY
Apertura ufficiale: 7 maggio ore 12.00
Anteprima stampa: 6-7-8 maggio dalle 11.00 alle 19.00
Dal 9 maggio al 22 novembre 2026
Sede: Liceo Guggenheim,Campo dei Carmini, 30123 Venezia
Orari: maggio–settembre 11-19 | ottobre–novembre 10-18 | Chiuso il lunedì

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Lysa Noir rompe il rumore con “Blah Blah”: quando le parole degli altri diventano forza

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Lysa Noir

Redazione- Ci sono canzoni che nascono per essere ascoltate e altre che riescono a trasformarsi in uno stato d’animo. “Blah Blah”, il nuovo singolo di Lysa Noir realizzato insieme al producer Nekø Michelin, appartiene a questa seconda categoria.

Il titolo richiama immediatamente il rumore di fondo fatto di giudizi, illusioni, promesse mancate e maldicenze. Ma il messaggio del brano è tutt’altro che arrendevole: è un invito a liberarsi dal peso delle parole inutili e a trasformare le ferite in una nuova consapevolezza.

Musicalmente il singolo si muove con naturalezza tra sonorità pop, influenze urban ed elettroniche. Il ritornello è immediato, resta impresso fin dal primo ascolto, mentre la produzione di Nekø Michelin conferisce al brano un’identità contemporanea, dinamica e internazionale. Un equilibrio ben riuscito tra leggerezza melodica e intensità emotiva.

Dietro “Blah Blah” c’è però molto più di una semplice canzone. C’è il racconto di una rinascita artistica e personale. Lysa Noir sceglie infatti di trasformare le delusioni in energia creativa, lasciando che la musica diventi il linguaggio attraverso cui raccontare la parte più autentica di sé.

Non è un caso che abbia scelto di aggiungere “Noir” al proprio nome d’arte.

“Per me Noir significa nero, sì. Ma è il nero delle emozioni più profonde. È l’oscurità delle note, delle cose che non dico a voce ma che riesco a cantare. È la parte mia più vera, quella che metto nelle canzoni.”

Una definizione che sintetizza perfettamente la direzione intrapresa dall’artista, sempre più orientata verso una scrittura personale e sincera.

Alla domanda sull’origine del brano, Lysa non nasconde il forte coinvolgimento emotivo.

“Blah Blah è nata da esperienze personali, da illusioni nel mondo della musica e da tradimenti da parte di persone a cui volevo bene. A volte chi pensi non ti deluderà mai è proprio chi ti ferisce di più.”

Ed è proprio questa autenticità a rendere il pezzo credibile. Non cerca scorciatoie né artifici narrativi: racconta una storia vissuta e la trasforma in una canzone che può appartenere a molti.

Determinante nel nuovo percorso è stato anche l’incontro con Nekø Michelin, oggi produttore e compagno di vita dell’artista.

“Mi ha insegnato a vivere la musica in modo puro, senza promesse vuote e senza secondi fini. Oggi mi sento finalmente me stessa.”

Una collaborazione che si riflette chiaramente anche nell’evoluzione del sound, reso ancora più incisivo dal lavoro tecnico del Red Knife Studio e dal percorso di crescita costruito insieme a LaLa LABEL, l’etichetta fondata da Sara Lauricella, che accompagna Lysa Noir in uno sviluppo artistico coerente e attento alla sua identità.

“Blah Blah” non anticipa, almeno per ora, un album o un EP. È un singolo autonomo, ma rappresenta soprattutto un nuovo punto di partenza. La sensazione è che Lysa Noir abbia trovato finalmente una direzione precisa, nella quale la ricerca musicale e quella personale procedono insieme.

Perché, a volte, il rumore delle parole degli altri può diventare la spinta necessaria per trovare finalmente la propria voce. E “Blah Blah” è proprio questo: il racconto di chi sceglie di smettere di ascoltare il rumore per iniziare ad ascoltare sé stessa.

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Pompei, al via la mostra Pop Mythology dell’artista Philip Colbert

🚨 ARTE CONTEMPORANEA A POMPEI: SBARCA LA MOSTRA MONUMENTALE DI PHILIP COLBERT, L’EREDE DI ANDY WARHOLUn dialogo straordinario e provocatorio tra l’archeologia romana e le icone della cultura pop. Apre ufficialmente al pubblico, fino al 30 novembre 2026, “Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology”, la più grande installazione artistica mai realizzata dal celebre genio britannico, curata da Cesare Biasini Selvaggi e organizzata da Il Cigno Arte. Oltre trenta sculture monumentali del suo celebre alter ego, l’astice “The Lobster”, invaderanno i cortili del Parco Archeologico, alternando lucidi acciai inox e bronzi classici a guerrieri robotici neri concepiti come “reperti archeologici del futuro”. 🏛️🦞🤖Il festival si trasforma in un manifesto di resistenza civile ed economica contro il degrado. Dal 28 luglio, l’itinerario espositivo toccherà anche le sedi di Boscoreale, Oplontis e Castellammare, con una tappa dal valore simbolico immenso nel sito naturalistico di Longola (Poggiomarino). Colpito poche settimane fa da un grave incendio doloso, il sito rinasce grazie all’arte contemporanea: come sottolineato dal Direttore Gabriel Zuchtriegel, l’installazione è un gesto di ferma solidarietà per risvegliare le coscienze, dimostrando che la fantasia e la cultura sono le armi migliori della comunità contro la criminalità. 🌍🇮🇹✨👇 Cosa ne pensi dell’inserimento di sculture pop e colorate all’interno del sacro recinto delle rovine antiche di Pompei? Scrivilo nei commenti!#PhilipColbert #PompeiiPopMythology #ParcoArcheologicoPompei #GabrielZuchtriegel #CesareBiasiniSelvaggi #TheLobster #ArtePubblica #LongolaPoggiomarino #UfficioStampaHF4

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Philip Colbert_ courtesy of the artist studio

Pompei – Nel panorama della museologia e della valorizzazione dei grandi siti della civiltà classica, l’interazione tra la stratificazione delle rovine romane e i linguaggi di rottura dell’avanguardia visiva costituisce una sofisticata strategia di valorizzazione e di rigenerazione culturale. Da lunedì 27 luglio fino al prossimo 30 novembre 2026, l’intero distretto del Parco Archeologico di Pompei accoglierà nei propri spazi monumentali la mostra diffusa e site-specific intitolata “Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology” . Curata con rigore critico da Cesare Biasini Selvaggi e organizzata dall’istituto Il Cigno Arte, l’esposizione si configura come il più imponente e ambizioso progetto di arte pubblica mai realizzato nel Mezzogiorno dal celebre artista britannico, internazionalmente accreditato dalla critica specialistica come l’autentico erede spirituale e formale di Andy Warhol. Attraverso l’installazione di oltre trenta sculture monumentali, l’universo plastico di Colbert instaura un dialogo serrato con la memoria collettiva della Campania antica, scardinando la percezione statica del reperto per proiettare l’archeologia nelle dinamiche della cultura di massa transnazionale.

La trilogia dei guerrieri robot e l’ispirazione della Casa del Fauno

L’ordito concettuale ed estetico della mostra si sviluppa a partire da una puntuale e filologica citazione della storia dell’arte decorativa pompeiana, trovando un solido aggancio iconografico nello studio del celebre mosaico a soggetto marino rinvenuto all’interno delle volumetrie della Casa del Fauno, capolavoro musivo attualmente custodito presso le sale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Il baricentro figurativo di Colbert è rappresentato dal suo iconico alter ego, “The Lobster” (l’astice), una maschera tragica e apparentemente ludica che popola le rovine assumendo diverse sembianze materiche. I visitatori che attraversano il perimetro del Parco si imbatteranno in sculture cromatiche realizzate in acciaio inox e in imponenti strutture dotate di patina bronzea, collocate tra colonne, archi e pavimentazioni d’epoca imperiale. Ad arricchire il percorso espositivo è il debutto assoluto di una nuova e inedita trilogia di sculture monumentali in acciaio nero, concepite dall’autore come veri e propri “reperti mitologici del futuro”, tra cui spiccano guerrieri-astice robotici strutturati come rovine speculative di una civiltà cyber-tecnologica post-umana .

Il presidio civile di Longola contro la criminalità e i roghi dolosi

La pianificazione logistica e curatoriale di Pop Mythology si spinge deliberatamente al di fuori del recinto tradizionale degli scavi per innestarsi nella carne viva e complessa dell’hinterland campano, trasformando l’evento in un manifesto di forte impegno sociale. A partire da oggi, martedì 28 luglio, le opere colonizzeranno le sedi satellite e i siti periferici gestiti dalla soprintendenza: gli Antiquarium di Boscoreale, le ville di Oplontis a Torre Annunziata, le domus residenziali di Villa San Marco e Villa Arianna a Castellammare di Stabia, fino agli spazi industriali del Real Polverificio Borbonico di Scafati. Un rilievo politico di primaria importanza investe l’installazione allestita all’interno del parco archeologico-naturalistico di Longola, nel comune di Poggiomarino, la cosiddetta “Pompei prima di Pompei”. L’area è stata devastata lo scorso 19 giugno da un grave incendio doloso di matrice criminale che ha distrutto l’infopoint e le aule didattiche; l’innesto della scultura di Colbert si pone come un formale gesto di solidarietà istituzionale volto a mantenere alta l’attenzione sul patrimonio e a dimostrare la capacità di riscatto civile della comunità locale contro i fenomeni di degrado e di barbarie mafiosa.

Le dichiarazioni dei relatori: Zuchtriegel e il monito eterno della natura

Il valore epistemologico della mostra è stato rimarcato dal Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, il quale ha evidenziato come l’introduzione dei codici del contemporaneo consenta di trasformare una ferita del territorio in un’occasione di partecipazione attiva della cittadinanza, annunciando un fitto programma di incontri formativi e seminari che coinvolgeranno nei prossimi mesi le scuole e il tessuto associazionistico del comprensorio vesuviano. Nelle note di commento firmate dal curatore Cesare Biasini Selvaggi, la satira spietata e grottesca di Colbert si svela in tutta la sua profondità etica: le sculture non nascono per divertire o consolare lo spettatore, ma si pongono come gli idoli folli di un’umanità irrazionale, incapace di trarre insegnamento dagli errori della storia e perennemente impegnata in dinamiche di guerra, sopraffazione ed egoismo economico. Pompei, luogo in cui il tempo è stato tragicamente cristallizzato dalla forza eruttiva del Vesuvio, si offre così come lo sfondo ideale per riaffermare la fragilità dell’hardware tecnologico e del destino umano dinanzi alla potenza incontenibile e sovrana della Natura.

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Angela Macchiarelli lancia “Dentro e Fuori”: la poesia dell’armonia

🚨 NOVITÀ EDITORIALE: NELLA COLLANA ALETTI ARRIVA “DENTRO E FUORI” DI ANGELA MACCHIARELLIUn affascinante viaggio lirico sospeso tra la fluidità dello spartito musicale e la profondità della parola scritta. Esce ufficialmente per Aletti Editore, nella celebre collana “Gli Emersi della Poesia”, la raccolta “Dentro e Fuori” firmata dall’autrice romana Angela Macchiarelli. Pianista per passione e attenta osservatrice della realtà, l’autrice propone una silloge che si snoda lungo due direzioni: l’esplorazione intima del mondo interiore (“Dentro”) e l’analisi critica e ironica dell’attualità quotidiana (“Fuori”). 🎹📜✨Caratterizzata da un linguaggio diretto e accessibile, l’opera fa del ritmo e dell’armonia il proprio cuore pulsante. Ispirandosi al principio di brevità ed efficacia espressiva, la Macchiarelli modella le strofe eliminando ogni intoppo metrico per regalare testi fluidi e armoniosi, capaci di regalare conforto e strappare un sorriso anche nelle situazioni più complesse della vita. Ad impreziosire il volume, disponibile anche in e-book, è lo straordinario disegno di copertina realizzato nel 2009 dal nipotino Leo ad appena quattro anni, che ritrae l’autrice con una gonna-pianoforte, a testimonianza del legame indissolubile tra arte e infanzia. 🎨🕊️👇 Quale poesia o brano musicale ti aiuta a ritrovare l’armonia interiore nei momenti più difficili? Scrivilo nei commenti!#AngelaMacchiarelli #DentroEFuori #AlettiEditore #GliEmersiDellaPoesia #PoesiaContemporanea #MusicaEPoesia #LetteraturaItaliana #NuoveUsciteLibri #WelfareCulturale

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Angela Macchiarelli

Roma – Nel panorama della lirica contemporanea e della produzione editoriale indipendente, l’interazione sinergica tra le strutture metriche della poesia e i principi matematico-acustici della composizione musicale rappresenta un filone di straordinario interesse speculativo. In questo alveo espressivo si colloca la pubblicazione di “Dentro e Fuori”, la nuova silloge poetica firmata dall’autrice romana Angela Macchiarelli, immessa sul mercato editoriale all’interno della prestigiosa collana specialistica “Gli Emersi della Poesia” dalla casa editrice Aletti Editore. Il volume si configura come un organico viaggio introspettivo e sociologico, strutturato per mettere in comunicazione il mondo interiore dell’artista con le dinamiche materiali della realtà esterna. Pianista dilettante e profonda cultrice della letteratura musicale, la Macchiarelli ha canalizzato all’interno dei suoi testi una raffinata sensibilità estetica, guidata da una costante ricerca dell’armonia formale e dal valore filosofico della leggerezza calviniana.

La duplice direzione dello sguardo e il superamento del didascalismo

Il titolo scelto per la raccolta sintetizza con precisione scientifica la duplice traiettoria gnoseologica impressa dall’autrice alla propria indagine testuale. La dimensione del “Dentro” accoglie la mappatura degli stati d’animo, delle fratture emotive e del recupero della memoria affettiva; la dimensione del “Fuori” si converte invece in una lucida e critica lettura della vita quotidiana e delle cronache sociali della contemporaneità. Macchiarelli adotta un linguaggio volutamente diretto, lineare e accessibile a un pubblico transgenerazionale, rifiutando l’ermetismo accademico per favorire una sintonizzazione empatica con le esperienze biografiche del lettore. L’elaborazione della sezione dedicata all’attualità ha richiesto un severo autocontrollo stilistico per neutralizzare le derive del moralismo: «Sicuramente è stato più difficile per me raccontare il mondo esterno in quanto ho dovuto tenere a bada il mio spiccato senso critico per la paura di “inciampare nel didascalico” ricorrendo per questo ad un tono ironico e canzonatorio».

La filologia del ritmo e il principio di brevità espressiva

Sotto il profilo metrico e strutturale, l’ordito delle liriche riflette la solida formazione linguistica dell’autrice e un orecchio musicale assoluto applicato alla fonetica della parola scritta. Sillabe, cesure e strofe vengono modellate artigianalmente attraverso un meticoloso lavoro di limatura volto a eliminare qualsiasi asimmetria o intoppo ritmico, garantendo una fluidità di lettura assimilabile all’andamento di uno spartito per pianoforte. La dottrina compositiva della Macchiarelli si fonda sui pilastri della brevità e dell’efficacia comunicativa, mutuati dalla sintesi aforistica: «Se lo stesso concetto riesci ad esprimerlo in cinque parole invece che in dieci, a mio parere è meglio». La leggerezza non viene declinata come superficialità d’intenti, bensì come chiave ermeneutica per l’elaborazione del lutto e il superamento della sofferenza biologica, offrendo un conforto laico che rifiuta la presunzione delle verità dogmatiche.

L’iconografia della copertina e la metafora del babà napoletano

Ad arricchire il valore bibliofilo del volume interviene una suggestiva e originale scelta iconografica per il disegno di copertina, realizzato nel 2009 dal nipote Leo all’età di soli quattro anni. L’illustrazione infantile, che ritrae l’autrice con i capelli dorati e una gonna a forma di tastiera di pianoforte, cattura con purezza primitiva il legame indissolubile tra l’identità della poetessa e l’universo dei suoni, richiamando la celebre massima di Antoine de Saint-Exupéry secondo cui l’essenziale è invisibile agli occhi. Attraverso l’evocativa metafora mutuata dalla tradizione dolciaria partenopea — “il babà è una cosa seria” —, la Macchiarelli dimostra come il trattamento dei temi più complessi dell’esistenza debba necessariamente vestirsi di uno stile ironico e limpido. “Dentro e Fuori”, disponibile sia nei canali distributivi fisici sia nelle piattaforme di e-book digitali, si pone in definitiva come un invito formale alla condivisione democratica delle emozioni reali, restituendo alla parola scritta la sua funzione primaria di diletto dell’anima e presidio di civiltà.

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