Salute
COLESTEROLO ALTO: L’IMPORTANZA DI SEGUIRE UN’ALIMENTAZIONE EQUILIBRATA. NE PARLIAMO CON LA DOTT.SSA MARIA GRAZIA CARBONELLI, DIRETTORE DI DIETOLOGIA OSPEDALE SAN CAMILLO DI ROMA E VICE SEGRETARIO ADI (ASSOCIAZIONE DIETETICA E NUTRIZIONE CLINICA )
COLESTEROLO ALTO: L’IMPORTANZA DI SEGUIRE UN’ALIMENTAZIONE EQUILIBRATA. NE PARLIAMO CON LA DOTT.SSA MARIA GRAZIA CARBONELLI, DIRETTORE DI DIETOLOGIA OSPEDALE SAN CAMILLO DI ROMA E VICE SEGRETARIO ADI (ASSOCIAZIONE DIETETICA E NUTRIZIONE CLINICA ).
Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione

Salute
FRANCIA – PRESENTATO IL NUOVO CUORE COMPLETAMENTE ARTIFICIALE
Redazione- Un balzo in avanti straordinario nella medicina è stato compiuto in Francia con lo sviluppo di Aeson®, il cuore artificiale totale progettato, prodotto e commercializzato dall’azienda medica CARMAT. Questo dispositivo biomedico d’avanguardia rappresenta una speranza concreta per migliaia di pazienti affetti da insufficienza cardiaca terminale biventricolare, offrendo una soluzione vitale e riducendo drasticamente la dipendenza dalle liste d’attesa per un trapianto di organo umano.
Aeson non è un semplice congegno meccanico, ma un organo artificiale ingegnerizzato per replicare la fisiologia umana con una precisione sorprendente. Il suo interno è rivestito da tessuti biologici (derivati bovini), una scelta cruciale che minimizza il rischio di rigetto e consente di ridurre l’aggressività delle terapie anticoagulanti, migliorando significativamente la qualità di vita del paziente. Sensori ad alta precisione monitorano costantemente lo sforzo fisico, permettendo al cuore di adattare automaticamente la frequenza del battito e il flusso sanguigno alle esigenze del momento, proprio come un cuore naturale. Alimentato da un sistema di batterie esterne, Aeson garantisce autonomia e mobilità, consentendo ai pazienti di svolgere le attività quotidiane essenziali. La sua struttura biventricolare gli permette di sostituire completamente le funzioni di entrambi i ventricoli malati.
Inizialmente concepito come “ponte” temporaneo per sostenere i pazienti in attesa di un trapianto biologico, la visione a lungo termine per Aeson si sta evolvendo. La sperimentazione clinica in corso mira ora a validare il suo utilizzo come dispositivo permanente a durata illimitata, trasformando radicalmente il panorama terapeutico per l’insufficienza cardiaca. Sebbene il costo stimato si aggiri intorno ai 200 mila euro per singola unità, il potenziale di migliorare e prolungare vite in modo significativo, sgravando anche il sistema sanitario dalle complessità delle liste d’attesa, lo rende un investimento di valore inestimabile.
Con Aeson, la Francia si posiziona all’avanguardia della bioingegneria cardiaca, offrendo non solo un dispositivo medico, ma una promessa di futuro e di una seconda possibilità di vita per coloro che fino a poco tempo fa avevano poche speranze. I risultati dei trial scientifici e l’apertura a nuovi centri clinici autorizzati all’impianto saranno i prossimi passi cruciali per questo cuore bionico che promette di riscrivere il destino di molti.
Salute
IL CUORE NASCOSTO DELLA DIAGNOSI: I TECNICI DI LABORATORIO BIOMEDICO CHIEDONO PIENO RICONOSCIMENTO E INDENNITÀ GIUSTE
Redazione- Mentre ferve il dibattito sul rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del Comparto Sanità, una voce autorevole si leva per richiamare l’attenzione su una categoria professionale troppo spesso relegata nell’ombra ma fondamentale per la salute pubblica: i Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico (TSLB). La Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp), insieme alla Commissione di albo nazionale dei Tslb, ha lanciato un appello pressante alle Istituzioni, chiedendo il pieno riconoscimento del ruolo, delle responsabilità e delle condizioni operative di questi professionisti.
L’urgenza di questa richiesta non è un semplice capriccio sindacale, ma affonda le radici nella realtà quotidiana di migliaia di operatori che costituiscono il vero e proprio motore della diagnosi e della prevenzione all’interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). I Tslb non sono semplici esecutori di test: la loro competenza, precisione e tempestività sono fattori determinanti per la correttezza di ogni decisione clinica, soprattutto in contesti ad alta criticità come i percorsi DEA (Dipartimenti di Emergenza e Accettazione) e nelle situazioni di emergenza-urgenza.
Ogni giorno, questi professionisti operano in ambienti caratterizzati da una costante esposizione a rischi significativi: rischio chimico-biologico, gestione di campioni potenzialmente infettivi e utilizzo di sostanze pericolose sono la norma. Sono loro a maneggiare il sangue, i tessuti e i fluidi corporei, analizzandoli con strumenti sofisticati per fornire risposte rapide e accurate che guidano i medici nella cura dei pazienti. Dalla validazione del dato diagnostico, frutto del loro lavoro meticoloso, dipende la scelta della terapia più efficace, la prevenzione di epidemie e la sorveglianza delle malattie. Errori o ritardi in laboratorio possono avere conseguenze drammatiche, rendendo la loro responsabilità un fattore di stress e pressione costante.
Nonostante il ruolo cruciale e i rischi intrinseci alla loro professione, emerge una discrasia che la Fno Tsrm e Pstrp definisce “inaccettabile”: i Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico sono stati esclusi da indennità che, in modo diverso, sono riconosciute ad altri profili sanitari che operano in contesti con rischi e responsabilità analoghe o persino inferiori. Questa disparità contrattuale non solo genera un senso di ingiustizia tra i professionisti, ma sminuisce anche l’importanza del loro contributo all’interno del sistema sanitario.
La Federazione nazionale ritiene che sia giunto il momento di superare questo disallineamento contrattuale, che non riflette la gravosità e la complessità del lavoro svolto. È necessario prevedere strumenti idonei a riconoscere in modo stabile e proporzionato non solo il rischio professionale cui sono esposti quotidianamente, ma anche il disagio operativo e l’enorme responsabilità connessa alla validazione dei dati diagnostici. Questo riconoscimento non è solo una mera questione economica, ma un atto di giustizia e di valorizzazione della dignità professionale.
La Fno Tsrm e Pstrp si dichiara pronta al confronto tecnico con le Istituzioni. Nel rispetto dei ruoli e delle competenze, la Federazione si propone di definire criteri e modalità specifiche per il riconoscimento delle indennità dovute ai Tslb. L’obiettivo è chiaro: tutelare la dignità economica di migliaia di professionisti che, con il loro impegno silente e costante, garantiscono quotidianamente la sicurezza delle cure e la tenuta stessa del Servizio Sanitario Nazionale. Ignorare questa richiesta significherebbe non solo perpetuare un’ingiustizia, ma anche compromettere la motivazione e l’efficacia di una categoria senza la quale l’intero sistema diagnostico italiano collasserebbe, con ripercussioni incalcolabili sulla salute dei cittadini. Il rinnovo del CCNL rappresenta un’occasione imperdibile per colmare questa lacuna e assicurare ai Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico il posto che meritano nel pantheon degli eroi della sanità.
Salute
DOLORE PELVICO CRONICO, L’ABRUZZO ROMPE IL SILENZIO: APPROVATA LA LEGGE CHE DÀ VOCE AI “MALATI INVISIBILI”
Dall’istituzione di un Registro regionale a una Rete multidisciplinare: la Regione punta a trasformare l’assistenza e a mettere fine al calvario di migliaia di pazienti. I consiglieri Mannetti e D’Incecco: “Ora acceleriamo sull’attuazione”.
Redazione- Il dolore cronico non è solo una condizione fisica; spesso è una prigione silenziosa che isola, stanca e consuma. Per troppo tempo, chi soffre di dolore pelvico cronico si è sentito dire che il proprio malessere era “normale” o semplicemente da sopportare. Oggi, l’Abruzzo dice basta, diventando una delle prime regioni in Italia, dopo la Lombardia, a dotarsi di una legge specifica per dare dignità e risposte concrete a migliaia di cittadini.
Il progetto di legge “Disposizioni in favore delle persone affette da dolore pelvico cronico e patologie correlate”, approvato dal Consiglio regionale lo scorso 21 aprile, è stato presentato ufficialmente a Pescara dai suoi promotori, i consiglieri della Lega Carla Mannetti e Vincenzo D’Incecco. L’obiettivo è ambizioso: creare un sistema integrato che passi dall’invisibilità del paziente a una diagnosi precoce, certificata e curata.
La fine dell’invisibilità
“Vivere con un dolore cronico è estenuante. È qualcosa che nessuno può immaginare”, ha dichiarato con emozione Carla Bucciarelli, rappresentante regionale del Comitato per la Vulvodinia e la Neuropatia del Pudendo. “Molte persone, fino a ieri, erano costrette a cercare cure fuori regione per l’assenza di formazione adeguata. Oggi, finalmente, queste donne e questi uomini non si sentono più invisibili”.
La legge non è solo un atto formale, ma un cambio di rotta radicale. Il testo prevede l’istituzione di un Osservatorio regionale per monitorare le patologie e definire un piano d’azione capillare, affiancato da un Registro regionale che permetterà, per la prima volta, di raccogliere dati clinici e statistici certi. Senza numeri, infatti, non esiste programmazione sanitaria; senza programmazione, il paziente resta solo.
Un approccio multidisciplinare
Il cuore del provvedimento risiede nel superamento della frammentazione terapeutica. Come sottolineato da Ali Younes, dirigente medico della Asl di Pescara, il tempo è il fattore decisivo: “La diagnosi precoce impedisce la cronicizzazione. La nostra sfida è costruire una rete di competenze certificate che non lasci il paziente in balia dei singoli professionisti”.
La legge punta dunque a una formazione continua del personale sanitario, affinché l’approccio alla patologia sia multidisciplinare a 360 gradi, coinvolgendo anestesisti, ginecologi, urologi e specialisti del dolore. Un impegno confermato dal finanziamento di 20mila euro previsto per il 2026, destinato a campagne di informazione ed educazione sanitaria in tutto il territorio.
“Non ci fermiamo qui”
“È un risultato frutto di un grande lavoro di ascolto”, ha precisato Carla Mannetti, che ha sottolineato come la legge sia stata approvata quasi all’unanimità: “Ora chiederemo un incontro immediato con l’Agenzia sanitaria regionale per accelerare sui tempi di attuazione. Non ci accontentiamo del voto in aula: vigileremo affinché questa norma si trasformi in realtà tangibile per i pazienti”.
Sulla stessa linea Vincenzo D’Incecco: “Fino ad oggi tutto era affidato alla sensibilità dei singoli medici. Con questa legge costruiamo un percorso uniforme, uguale per ogni Asl, per garantire a tutti lo stesso standard di cura”.
Claudio Rossi, presidente dell’Associazione Italiana Neuropatia del Pudendo (Ainpu Onlus), ha lanciato infine una sfida per il futuro: “Il nostro sogno, dopo questa legge, è arrivare ad avere in Abruzzo una vera Pelvic Unit pubblica. Oggi abbiamo compiuto un primo, grande passo che restituisce dignità a tantissime persone”.
L’Abruzzo, dunque, alza l’asticella. La sfida è lanciata: trasformare le carte in cura e riportare le persone affette da dolore cronico a una vita finalmente piena, fuori dall’oscurità della sofferenza solitaria.
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