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“MISCUGLIO DI SCINTILLE” | NEI VERSI OGNI PAROLA VIVE E SI MERAVIGLIA

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Redazione-  Esce nelle librerie “Miscuglio di scintille”, l’opera in cui Viorica Petroff distilla la propria esperienza umana in una narrazione libera, vibrante e profondamente sincera. Scritto con un linguaggio che si fa terra d’accoglienza, il volume non è solo una raccolta di testi, ma un manifesto di resilienza e stupore. «Ho scelto questo titolo – spiega l’autrice di origine rumena che vive a Pomezia (Roma) – perché la mia vita è un insieme di emozioni e di turbamenti, un intreccio di miracoli e di una nuova energia positiva». La silloge – pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore – riflette la natura stessa della vita dell’autrice. Dalla nascita del nipote Nicholas – il cui primo grido di vita è celebrato tra le pagine come un inno all’esistenza – ai cambiamenti ciclici della natura che portano con sé una nuova linfa, la Petroff ci insegna l’arte di “vivere felici con poco e niente”. Il libro è il risultato di una metamorfosi dell’anima, dove la poetessa ha spostato i suoi lampi di esistenza sulla carta, creando una mappa che attraversa la tenerezza, il suo borgo d’adozione e le ombre del mondo: il libro non fugge dal dolore ma affronta anche le perdite, l’odio e le ferite della guerra. «Atterrata in un paese dove l’arte sale e scende le scalescrive, nella Prefazione, Alfredo Mogol, autore, figlio del noto paroliere – ha traslocato nell’inchiostro dei suoi versi la sua vita, la sua morale e la sua poesia».

L’autrice rivendica una fedeltà assoluta alla realtà. Le sue parole non sono finzioni, ma compagne di viaggio che vivono e respirano insieme a lei. «Faccio in modo che le parole vivano insieme a me, proprio nel momento in cui la realtà si stende davanti ai miei occhi e si meraviglia». Viorica Petroff scrive per necessità dell’animo, cercando nella lingua italiana il ponte perfetto per unire il proprio vissuto al cuore del mondo intero. «Il mio io è influenzato da tutto ciò che mi circonda, dal tempo alla materia. Il paesaggio esterno fluisce come una pioggia di stelle, si abbandona a sé stesso e per un attimo diventa sogno. Alla fine “i sogni non ancora sognati” sono parte integrante della mia architettura interiore, condivisibile a tutti».

La sua poetica è fatta di concretezza, rispetto e una sconfinata sincerità. «Scrivere dei versi con le radici in un’altra terra è ritrovarsi come un neonato a sessant’anni. Ma il coraggio e la perseveranza fanno parte del mio strampalato cammino». L’opera è un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, a rispettare la propria vita e a riconoscere che, in mezzo al caos, siamo tutti fatti di luce. «Vorrei dimostrare al lettore come un poeta straniero riesca a trasformare i suoi deliri sradicando le radici, portandoli lontano e raccogliendo anche dei bellissimi frutti. In ogni poesia si trova una parte di me».

“Miscuglio di scintille”, disponibile anche nella versione e-book, sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «Rappresenta un’occasione unica per presentare i miei versi al mondo – commenta l’autrice -. A Torino scriverò un altro pezzo scintillante, quello di essere presente nella storia vera della poesia. Sarà un momento esclusivo mai pensato fino ad ora».

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Lifestyle

Jonathan Canini conquista la vetta di RaiPlay e scalda i motori per il nuovo tour estivo

🎭 Il comico Jonathan Canini festeggia il primato su RaiPlay e scalda i motori per il tour estivo “Te lo giuro sul tuo ex”. Scopri tutte le date nei teatri e nelle piazze più belle d’Italia.
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#JonathanCanini #Comicità #Teatro #RaiPlay

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Redazione-  Il mondo della comicità italiana registra un nuovo protagonista capace di unire la tradizione popolare toscana alle logiche digitali del terzo millennio: Jonathan Canini. L’artista, originario di Santa Maria a Monte, sta vivendo un momento di straordinaria ascesa professionale, confermata dai numeri ufficiali delle piattaforme streaming. La sua performance nello spettacolo “Vado a vivere con me” ha raggiunto la prima posizione nella classifica “Musica & Teatro” di RaiPlay durante la sua settimana di debutto, un traguardo che testimonia la capacità del comico di attrarre un pubblico trasversale, superando il confine tra web e palcoscenico tradizionale.

Questo successo arriva dopo un triennio di attività incessante, che ha visto Canini calcare i palcoscenici di tutta Italia con oltre 130 repliche, consolidando una presenza performativa che si basa su una profonda osservazione della realtà quotidiana. Il performer trentenne, noto per la sua abilità nel dare voce ai personaggi tipici della provincia, ha saputo modernizzare il linguaggio comico toscano, rendendolo fruibile a una platea nazionale grazie anche a un seguito social che vanta un milione e mezzo di follower tra Facebook e Instagram.

il nuovo percorso artistico tra palcoscenici e piazze

Mentre i risultati digitali confermano la solidità del repertorio precedente, l’attenzione del pubblico si sposta ora sul nuovo progetto: “Te lo giuro sul tuo ex”. Il tour estivo, che promette di portare l’energia di Canini in contesti all’aperto di grande fascino, prenderà il via sabato 20 giugno a Pescia. Da quel momento, l’agenda del comico si arricchisce di appuntamenti in location di rilievo: venerdì 26 giugno la carovana farà tappa ad Arezzo, seguita a luglio da Castiglioncello il giorno 24 e da Siena il 25.

Una delle date maggiormente attese per questa stagione è prevista per il 26 luglio presso il festival La Versiliana di Marina di Pietrasanta, un palcoscenico storico che rappresenta una tappa fondamentale per ogni artista. Il calendario proseguirà poi con un doppio appuntamento a San Miniato, fissato per il 31 luglio e il primo agosto, eventi che si inseriscono nel solco del legame viscerale tra Canini e il suo territorio di origine. Questi eventi all’aperto rappresentano una sfida tecnica e narrativa, richiedendo una gestione dello spazio scenico diversa da quella del teatro chiuso, ma offrendo al contempo un contatto più intimo con lo spettatore.

un’analisi ironica sull’arte della menzogna

Lo spettacolo “Te lo giuro sul tuo ex” nasce dalla penna dello stesso Jonathan Canini, affiancato nella scrittura e nella direzione artistica da Walter Santillo, con il contributo di Stefano Santomauro. Il tema centrale attorno al quale ruota l’intera narrazione è la menzogna nelle sue molteplici sfumature. Il testo si interroga sulla natura delle bugie, analizzando quelle di poco conto utilizzate per cortesia, quelle necessarie a mantenere l’equilibrio dei rapporti sociali e quelle più audaci, architettate come forme di pura autodifesa.

Canini utilizza il proprio portfolio di personaggi iconici per mettere in scena contesti riconoscibili da chiunque, come il pranzo domenicale con i parenti acquisiti o i matrimoni di parenti lontani. In queste situazioni, la bugia diventa uno strumento di sopravvivenza, un mezzo per preservare la propria sanità mentale prima ancora che il portafoglio. Più che una semplice raccolta di battute, l’opera si configura come un vero e proprio manuale di comportamento per “onesti bugiardi”, celebrando la comicità che nasce dagli imprevisti domestici e sociali.

La carriera di Canini, che vanta apparizioni significative in produzioni televisive come la fortunata serie “I delitti del Barlume”, trova tuttavia nel rapporto diretto con la platea la sua dimensione espressiva principale. Nonostante la facilità con cui riesce a muoversi nel linguaggio digitale, la sua formazione si è nutrita di quel teatro in carne e ossa che richiede tempismo, presenza scenica e una capacità di lettura immediata delle reazioni del pubblico. Con il tour estivo ormai alle porte, l’artista si prepara a dimostrare ancora una volta come la comicità radicata nel tessuto locale possa trasformarsi in un fenomeno di costume capace di abitare, con pari efficacia, il piccolo schermo dello smartphone e i palcoscenici estivi sotto le stelle.

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Il futurismo di Depero sbarca nell’ex fabbrica Campari a Roma

🎨 L’arte futurista incontra la periferia romana: il nuovo murale di Kenji all’ex Campari di Montespaccato celebra il legame tra memoria industriale e creatività contemporanea.
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#GAU #Montespaccato #StreetArtRoma #FortunatoDepero

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GAU 2026 foto di Emidio Vallorani DSC03007

Redazione-  Montespaccato diventa lo scenario di un singolare esperimento di riqualificazione urbana che unisce la storia industriale della Capitale con le avanguardie del Novecento. Il progetto GAU – Gallerie d’Arte Urbana ha inaugurato, negli spazi dell’ex stabilimento Campari, un nuovo murale intitolato “Distrattamente mise Depero su parete”, realizzato dall’artista Kenji De Angelis. Questa operazione segna una tappa di un percorso ampio, curato da Alessandra Muschella, volto a trasformare aree periferiche in veri e propri musei a cielo aperto, dove la memoria del lavoro si fonde con la creatività contemporanea.

memoria industriale e innovazione artistica

Se il centro storico di Roma racconta il suo passato attraverso marmi e monumenti, le zone meno centrali, come il tredicesimo municipio, conservano le tracce di una vocazione produttiva che ha definito lo sviluppo economico della città nel secolo scorso. Luoghi come l’ex fabbrica Campari di Largo Giuseppe Meroldi non sono solo edifici dismessi, ma contenitori di una narrazione storica che attende di essere riscoperta. L’intervento di GAU agisce proprio su questo terreno: l’arte pubblica diventa uno strumento per riattivare lo spazio, offrendo ai cittadini nuovi percorsi narrativi che partono dalle radici del territorio per guardare a una fruizione collettiva e partecipata degli ambienti urbani.

Il lavoro di Kenji De Angelis non si limita a un puro esercizio estetico, ma si inserisce in una riflessione più profonda sul legame tra produzione industriale e design. La scelta di omaggiare Fortunato Depero, figura tra le più poliedriche del Futurismo italiano, non è casuale. Depero ha saputo abbattere le distinzioni tra arte applicata e belle arti, lavorando intensamente proprio sulla comunicazione visiva e sulla grafica pubblicitaria, ambito in cui il nome della famiglia Campari è storicamente impresso nell’immaginario collettivo nazionale. Il confronto tra la visione visionaria dell’artista futurista e lo spazio che un tempo ospitava linee produttive genera un dialogo tra epoche, dove il colore e le forme geometriche diventano mediatori culturali per la comunità locale.

una galleria diffusa che cresce nel quartiere

L’opera di Kenji non è un episodio isolato. Con questa nuova realizzazione, il polo culturale di Montespaccato arriva a contare tre opere permanenti, consolidando la trasformazione dell’area in una galleria d’arte urbana che cresce in modo organico. Accanto al recente dipinto, i visitatori possono ammirare “Il Viaggio di Anna” di Alessandra Carloni, che porta una sensibilità narrativa onirica, e “Contaminare, Essere e Raccontare” del duo Molecole, formato da Virginia Volpe e Gaia Flaminghi, che si concentra sull’interazione tra le diverse essenze che popolano la vita di quartiere.

Per l’artista, il progetto ha rappresentato una sfida complessa: riuscire a sintetizzare in chiave murale il rapporto tra lo stabilimento e il tessuto sociale che lo circonda. Il murales diventa così un punto di raccordo, un elemento capace di restituire identità a una superficie che prima era anonima. L’edizione 2026 di GAU conferma la solidità di un modello che, partendo dall’esperienza positiva degli anni passati – come quando le campane per la raccolta del vetro vennero trasformate in tele urbane o le celebrazioni dantesche portarono la letteratura tra i palazzi – continua a tessere trame culturali dove il cittadino cessa di essere un semplice passante per diventare spettatore e attore della propria città.

Il progetto, sostenuto dal Ministero della Cultura e dalla SIAE tramite il bando “Per Chi Crea”, ha ricevuto il patrocinio del Municipio XIII Roma Aurelio. La continuità di queste iniziative, promosse dall’Associazione Culturale Progetto Goldstein, permette di costruire una memoria condivisa che supera il degrado urbano, sostituendolo con una stratificazione di significati. La sfida per il futuro resta la capacità di mantenere vivo questo legame con le periferie, trasformando le aree produttive in centri di gravità per la cultura locale. Attraverso il segno di Depero, reinterpretato dal pennello di Kenji, Montespaccato si conferma punto di riferimento per chi crede che l’arte debba abitare i luoghi dove scorre la vita quotidiana, rendendo il paesaggio urbano un territorio dinamico, capace di accogliere nuove storie e di conservare con dignità le pagine del passato industriale romano.

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La valle del tempo: tra fisica quantistica e fragilità umana il nuovo romanzo di Andrea Dell’Orbo

⏳ La vita è un enigma quantistico in cui la genialità si scontra con la fragilità dell’anima. Andrea Dell’Orbo ci guida in un viaggio introspettivo dove il tempo non è solo una misura, ma l’essenza stessa della nostra instabile umana natura.
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#LaValleDelTempo #AndreaDellOrbo #LetteraturaItaliana #FisicaQuantistica

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Copertina La valle del Tempo

Redazione-  Roma è la città che ha dato i natali ad Andrea Dell’Orbo, autore poliedrico che alterna la passione per l’alpinismo e la musica cantautorale alla narrativa di spessore. La sua ultima fatica letteraria, intitolata “La valle del Tempo”, edita da Aletti Editore nella prestigiosa collana “Altre Frontiere – Britannia”, si propone come una sfida intellettuale che trascende i confini del genere letterario per addentrarsi nei territori della fisica teorica e della psicologia introspettiva. Il volume, presentato in anteprima durante l’ultima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, non è solo una storia di fantascienza, ma una riflessione lucida sulla condizione umana contemporanea, sospesa tra il desiderio di progresso tecnologico e la ricerca di un equilibrio interiore spesso precario.

la solitudine del genio tra spettri e realtà

Il fulcro narrativo si articola attorno a una figura complessa, quella di un fisico specializzato in teoria dei quanti e dinamiche dello spazio-tempo. Il protagonista, perseguitato dalla paranoia di poter essere vittima di un rapimento da parte di potenze straniere interessate a carpire i suoi segreti scientifici, decide di rifugiarsi in un bunker tecnologicamente impenetrabile. La reclusione, tuttavia, si rivela ben presto un bivio esistenziale: proprio all’interno di questo spazio isolato, lo scienziato comprende che le sue scoperte, lungi dall’essere mere astrazioni matematiche, sono intrinsecamente connesse alla quotidianità che credeva di aver abbandonato.

Dell’Orbo costruisce il racconto su un doppio binario narrativo dove il tempo non scorre in maniera lineare. Il ricorso ai flashback non rappresenta un semplice riempitivo di trama, ma assume le vesti di una necessità vitale. Per il protagonista, tornare sui propri passi attraverso la memoria diventa l’unico modo per comprendere il presente e tentare di sopravvivere alle contraddizioni che egli stesso ha contribuito ad alimentare. L’autore sottolinea come il genio sia una condanna tanto quanto un dono: la capacità di vedere oltre le leggi note della fisica comporta inevitabilmente una vulnerabilità emotiva profonda, una lacerazione che rende difficile il contatto con la normalità che le persone comuni vivono ogni giorno.

una riflessione filosofica sullo spazio-tempo

Il messaggio sotteso al libro solleva interrogativi che superano il perno della vicenda biografica. Secondo Dell’Orbo, la natura stessa del tempo non può essere considerata una costante assoluta, né tantomeno un elemento puramente soggettivo. Essa risiede nel delicato equilibrio tra lo spazio occupato nell’universo fisico e la stabilità dell’anima. Nel testo emerge con forza la convinzione che la bellezza, spesso associata alla perfezione esteriore o intellettuale, non sia affatto una garanzia di felicità. Artisti, scienziati e menti brillanti sono chiamati a confrontarsi con una costante contraddizione: quella tra l’elevatezza del pensiero e la fragilità dei sentimenti.

La sensibilità dell’autore, forgiata dalle esperienze di vita vissuta tra le vette alpine e le note di una chitarra, si traduce in una prosa che evita tecnicismi sterili, cercando invece di mantenere un filo diretto con il vissuto del lettore. Il libro non intende offrire risposte risolutive – in linea con l’umiltà dell’autore – ma mira a creare un ponte empatico, un momento di conforto per chiunque si senta smarrito nel percorrere la propria personale “valle” esistenziale. La consapevolezza che la solitudine possa essere mitigata dalla condivisione di una narrazione è, in ultima istanza, il cuore pulsante del libro.

Per facilitare la circolazione internazionale delle idee contenute nell’opera, la casa editrice ha previsto una versione bilingue, realizzata grazie alla collaborazione con l’Istituto di Alti Studi Linguistici Carlo Bo. Questo impegno verso la traduzione inglese permette al racconto di superare i confini nazionali, in linea con una visione globale dell’invenzione letteraria. L’opera è disponibile anche in formato e-book, garantendo una fruizione moderna che si affianca al prestigio della carta stampata, confermando l’importanza del contatto diretto tra l’autore e il suo pubblico, elemento centrale anche durante le giornate di fiera a Torino. In un mondo dominato dalla velocità dell’informazione, il romanzo offre una sosta necessaria, una boccata d’aria pura simile a quella che si respira in alta quota, dove la prospettiva cambia e le certezze, per quanto radicate, subiscono il fascino dell’ignoto.

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