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Lifestyle & Benessere

“RITRATTI IN RIMA” | QUANDO LA MATITA INCONTRA LA POESIA

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Copertina Ritratti in rima

Redazione-  Poche linee, essenziali come un bozzetto a carboncino, ma cariche di tutta la complessità dell’animo umano. È questa la cifra stilistica di “Ritratti in rima”, la silloge di Antonio Braca, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore. Con un linguaggio immediato e diretto, l’autore non si limita a scrivere poesie, ma “disegna” le persone che hanno segnato il suo percorso, accompagnando ogni verso con un ritratto a matita che ne cattura l’essenza più intima, e trasformando il suo vissuto in un atto d’amore verso le figure che hanno forgiato il suo carattere solare e schietto. L’opera fonde letteratura e arte figurativa per celebrare l’autenticità dei legami umani. «La scelta di unire il disegno alle parole – spiega l’autore che vive a Eboli (Salerno) – è per lasciare un’impronta visiva e realistica della persona descritta».

Braca adotta uno stile asciutto e incisivo, simile al tratto di un disegnatore: poche parole, calibrate e vibranti, capaci di estrarre l’identità più profonda dei soggetti descritti. Ogni componimento – precisamente tredici, come la data in cui è nato, il 13 giugno, giorno che ne segna profondamente il cammino interiore – è dedicato a figure cruciali del vissuto dell’autore, trasformando la memoria personale in un omaggio collettivo alla vita. I versi, ritmati e armonici, dialogano con delicati ritratti a matita, offrendo al lettore un’esperienza immersiva che coinvolge vista ed emozione. «Senza ombra di dubbio – confessa – il ritratto su mio padre è stato quello che mi ha più emozionato, in quanto scritto dopo la sua dipartita». L’autore rifugge con decisione l’artificio accademico; la sua è una comunicazione orizzontale, immediata, che punta dritta al cuore del lettore senza filtri intellettualistici, dando voce, attraverso quelle “rime ritratte”, a silenzi troppo spesso inespressi. «Antonio Braca – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore – indaga nella sua memoria affettiva, e da quello scavo emergono ricordi, odori, sentimenti che entrano poi nella creazione poetica condivisa in questa raccolta».

“Ritratti in rima”, disponibile anche nella versione e-book, sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «Non essendo uno scrittore di professione – commenta l’autore – è come aver completato la maratona di New York senza essere un atleta».

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Salute

COMUNICAZIONE RESPONSABILE NELLA SALUTE E PER LA SALUTE

Presentato in Senato il Manifesto del Gruppo “Scienze della Vita” di FERPI.
Primo passo di un non rinviabile impegno corale

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Redazione-  Un Manifesto per la comunicazione responsabile nella e per la salute. Lo ha presentato ieri, 27 maggio, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, il Gruppo Scienze della Vita di FERPI – Federazione Relazioni Pubbliche Italiana, nel corso dell’incontro “Comunicazione responsabile nella salute e per la salute”, promosso su iniziativa della Senatrice Daniela Sbrollini e realizzato in collaborazione con la stessa FERPI.

Il Manifesto “IL RUOLO DELLA COMUNICAZIONE PER UN ECOSISTEMA DELLA SALUTE ETICO E RESPONSABILE” è stato redatto dal Gruppo Scienze della Vita, nato in seno a FERPI nel 2024, che riunisce professionisti della comunicazione provenienti da aziende, istituzioni, università, sanità pubblica e privata, società scientifiche, agenzie e terzo settore e promuove una comunicazione etica, responsabile e trasparente in ambito sanitario e biomedicale, affermandosi come punto di riferimento per chi opera nella complessità del sistema salute.

Un partecipato confronto

Presente a Roma il Presidente della Federazione, Filippo Nani, che ha ringraziato la Senatrice Sbrollini per aver promosso l’incontro e in una sede istituzionale, lanciando un segnale importante, perché parlare di comunicazione della salute significa parlare di responsabilità pubblica, fiducia, qualità dell’informazione e, in ultima istanza, tutela delle persone. E i comunicatori si prendono cura delle persone. “Sono particolarmente orgoglioso – ha detto– del lavoro svolto dal nostro Gruppo Scienze della Vita. Un lavoro serio, competente, appassionato, che nasce da ascolto e confronto con mondi diversi. Il Manifesto arriva in un momento in cui la comunicazione non può più essere considerata una semplice attività di trasmissione di informazioni, ma contribuisce piuttosto a creare cultura, a orientare percezioni, a costruire fiducia. E ancora di più quando parliamo di salute, dove ogni parola può incidere sul modo in cui una persona comprende il proprio percorso di cura, si relaziona con il medico, affronta una diagnosi o valuta una scelta terapeutica FERPI, come organizzazione intermedia, sente una responsabilità particolare: quella di essere uno spazio in cui l’argomentazione conta più della reazione immediata, in cui il confronto anche quando complesso tra stakeholder è possibile, e in cui ricerca della verità viene riconosciuta come valore da costruire e proteggere. Il Gruppo Scienze della Vita ha interpretato al meglio il ruolo della Federazione: promuovere una comunicazione etica, competente, capace di generare fiducia e di servire il bene comune”.

 

L’appuntamento ha visto la presenza trasversale di professionisti della comunicazione, rappresentanti istituzionali, mondo scientifico, associazioni e stakeholder del sistema salute. Un segnale evidente di quanto il tema della comunicazione sanitaria stia assumendo oggi un ruolo sempre più strategico e strutturale. A moderare il confronto Francesco Maria Avitto, in uno slalom tra prospettive differenti tutte confluenti, però, sulla necessità di costruire fiducia attraverso una comunicazione credibile, responsabile e interdisciplinare. Federico Serra (Capo Segreteria Tecnica Intergruppo Parlamentare sulla prevenzione e le emergenze sanitarie nelle aree interne), Roberto Grassi per la Federazione Italiana delle Società Medico Scientifiche (FISM), Pasquale Chiarelli per la Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM), Anna Lisa Mandorino per Cittadinanzattiva, Ruben Razzante dell’Università Cattolica di Milano e della LUMSA di Roma su il tema delle regole deontologiche dell’informazione, Nives Murgia per Confindustria Dispositivi Medici, Livio Gigliuto per l’Istituto Piepoli: contributi autorevoli da osservatori diversi che hanno rafforzato la convinzione che molto debba ancora essere fatto. Nell’interesse dei pazienti, degli operatori sanitari e dell’intera società civile.

Il perché di un Manifesto

Ad Alex Dell’Era, in rappresentanza del Gruppo “Scienze della Vita” di Ferpi, il piacere di presentare ufficialmente per la prima volta il Manifesto per una comunicazione responsabile nella e per la salute – “IL RUOLO DELLA COMUNICAZIONE PER UN ECOSISTEMA DELLA SALUTE ETICO E RESPONSABILE” –esito di un percorso di confronto all’interno del Gruppo di studio, che ha coinvolto anch’esso professionalità, sensibilità ed esperienze differenti.

La comunicazione sanitaria – ha detto Dell’Era – non può più oggi essere considerata “un tema accessorio” o una funzione che interviene a valle dei processi decisionali. Al contrario, la comunicazione rappresenta una componente strutturale dell’ecosistema salute, capace di influenzare fiducia, adesione ai percorsi di prevenzione, rapporto con le istituzioni e qualità della relazione tra cittadini e sistema sanitario.

Uno dei punti centrali del Manifesto riguarda proprio il concetto di coralità: nessun attore del sistema salute – istituzioni, professionisti, industria, media, associazioni o cittadini – può affrontare da solo la complessità comunicativa contemporanea. Da qui l’imput a costruire una cultura comune della comunicazione sanitaria, fondata su responsabilità condivisa, dialogo e continuità del confronto.

Il Manifesto individua, inoltre, alcuni principi fondamentali che dovrebbero guidare la comunicazione nel sistema-salute: autenticità, responsabilità, collaborazione e formazione. Principi che non vogliono rappresentare un insieme astratto di regole, ma una proposta concreta per rafforzare la credibilità dell’intero ecosistema comunicativo sanitario.

Il Manifesto, in prospettiva

Particolare attenzione è stata dedicata anche alle prospettive future del progetto. “Il Manifesto presentato oggi – ha specificato Filippo Naninon è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Una proposta di metodo, di etica professionale e di responsabilità condivisa. Vuole aiutarci a disarmare le parole, sottraendole alla semplificazione, alla polarizzazione, alla paura e alla disinformazione. In un tempo in cui le persone cercano sempre più spesso risposte online, anche attraverso strumenti di intelligenza artificiale, la qualità della comunicazione diventa parte integrante dell’ecosistema della cura. Per questo dobbiamo garantire informazioni corrette, comprensibili, contestualizzate, senza mai sostituire il valore insostituibile della relazione medico-paziente”.


Tra gli obiettivi emersi, la volontà – cui hanno manifestato una  appassionata adesione tutti i partecipanti al panel – di creare spazi permanenti di confronto tra i diversi attori del sistema-salute, nella consapevolezza che la frammentazione comunicativa – che è una delle criticità individuate nel delicato ambito della salute – non possa essere affrontata con interventi isolati, ma soltanto attraverso relazioni stabili, responsabilità condivise e una cultura interdisciplinare della comunicazione. Il Manifesto nasce proprio con l’ambizione di contribuire alla costruzione di un ecosistema comunicativo più credibile, trasparente e orientato alla fiducia.

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Sport

PADEL E SALUTE: A ROMA TORNA LA VII EDIZIONE TRA SPORT, SCREENING GRATUITI E CULTURA DEL BENESSERE

Sport e prevenzione scendono in campo! Dal 5 al 7 giugno ti aspettiamo al Centro SapienzaSport per la VII edizione di “Padel e Salute”: visite gratuite in 36 specialità, tornei, yoga e musica. La prevenzione è la medicina più efficace, non mancare!
#PadeleSalute #Prevenzione #SapienzaRoma #SportESalute #SalutePubblica

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padel

Redazione-  C’è un luogo dove il colpo di una racchetta incontra l’eccellenza della medicina, dove la competizione sportiva diventa il pretesto per prendersi cura di sé. Dal 5 al 7 giugno, il Centro SapienzaSport di Roma si trasforma nel cuore pulsante della prevenzione con la settima edizione di “Padel e Salute”. Non è solo un torneo, ma un grande evento corale che unisce l’Università Sapienza ai cittadini, promuovendo il binomio inscindibile tra attività fisica e medicina predittiva.

Un Villaggio della Salute nel cuore dello sport

Il fischio d’inizio è fissato per venerdì 5 giugno alle ore 9.00. Accanto ai campi da Padel sorgerà il Villaggio della Salute: oltre 400 mq di stand e gazebo dove eccellenze mediche e chirurgiche offriranno visite e consulenze gratuite in ben 36 specialità. Dalla cardiologia alla ginecologia, dalla neurologia (grande novità di quest’anno) alla senologia, fino alla medicina dello sport e al counseling psicologico: la prevenzione esce dagli ospedali per scendere in campo tra la gente.

L’inaugurazione ufficiale avverrà venerdì alle ore 16.00, alla presenza della rettrice Antonella Polimeni, del Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e dei vertici della sanità romana, tra cui il Direttore generale del Policlinico Umberto I, Fabrizio d’Alba, e il Direttore generale del Sant’Andrea, Francesca Milito.

Oltre il campo: formazione, musica e inclusione

Il programma della tre giorni è densissimo. Mentre gli studenti e il personale universitario si sfideranno nelle fasi finali del torneo di Padel, il pubblico potrà rigenerarsi con sessioni di yoga, pilates e risveglio muscolare. Ma “Padel e Salute” è anche un momento di profonda riflessione scientifica. Presso la sala convegni si terranno incontri cruciali come “Benessere e Sapienza: la prevenzione è la medicina più efficace” e un workshop dedicato all’empatia nel rapporto medico-paziente, dal titolo evocativo “Le parole che ti ho detto”.

A dare un tocco di glamour e calore umano sarà la madrina dell’evento, Laura Freddi, mentre le serate di venerdì e sabato si chiuderanno in festa con premiazioni e musica dal vivo a cura di Claudia Hausmann e Lucynant.

Solidarietà e Accessibilità

Il valore sociale dell’iniziativa brilla grazie a collaborazioni storiche. Anche quest’anno, l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) sarà presente per promuovere l’inclusività, dimostrando come lo sport possa abbattere ogni barriera. Non mancherà inoltre l’autoemoteca del Policlinico Umberto I, pronta ad accogliere i donatori di sangue in un gesto di generosità collettiva.

Le parole dei protagonisti

“Padel e Salute rappresenta un modello efficace di medicina preventiva e di dialogo con il territorio,” sottolinea la Rettrice Antonella Polimeni, evidenziando come l’offerta clinica sia stata ulteriormente ampliata per raggiungere ogni fascia d’età. Il Prof. Stefano Arcieri, ideatore dell’evento, pone l’accento sull’aspetto umano: “Fuori dall’ambiente ospedaliero, il paziente si interfaccia con il medico con più fiducia. Per noi specialisti è un’occasione unica per sperimentare l’empatia, determinante per ogni percorso di cura.”

Info utili

Per facilitare la partecipazione, è stato attivato un servizio navetta gratuito che collegherà piazzale Aldo Moro al Centro SapienzaSport ogni 90 minuti. I vincitori dei tornei nei vari circoli romani si sfideranno per il Master finale, in un clima di sana competizione e festa. Il programma completo è consultabile su padelesalute.it.

La prevenzione non è mai stata così dinamica: vi aspettiamo in campo per vincere la partita più importante, quella con la nostra salute.

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Lifestyle

IL VIAGGIO DI RACHAD ABOUBAKAR: DAL DOLORE ALLA SPERANZA

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Redazione-Rachad Aboubakar oggi vive nella città di Terni, in Italia. Sono passati quattro anni da quando è arrivato in questo Paese, ma il suo non è stato soltanto un viaggio geografico. È stato un cammino lungo e doloroso, pieno di sacrifici, lacrime, speranza e sopravvivenza. Dietro il suo sorriso si nasconde una storia difficile, una vita segnata dalla povertà e dalla sofferenza fin dall’infanzia.

Rachad è nato in Nigeria, in una terra dove la povertà rende la vita una lotta quotidiana. Quando era ancora un bambino, i suoi genitori lo lasciarono. Da quel momento la sua vita cambiò per sempre. Rimasto solo e senza protezione, andò a vivere con la nonna, una donna semplice ma dal cuore grande, che lavorava duramente ogni giorno per crescerlo con dignità e permettergli di studiare.

Anche se la nonna si sacrificava molto, la vita continuava a essere difficile. Rachad sognava un futuro migliore, ma ogni giorno sembrava più pesante del precedente. Poi arrivò un altro dolore immenso: la morte della nonna. Per lui fu come perdere tutto. Rimasto completamente solo, senza famiglia e senza sostegno, capì che doveva partire per cercare una nuova vita.

Insieme ad alcuni amici che condividevano il suo stesso destino, iniziò il viaggio verso l’Europa. Attraversò la Libia e altri Paesi vivendo momenti terribili: fame, paura, violenze, umiliazioni e notti senza sapere se sarebbe sopravvissuto al giorno dopo. Per continuare il cammino fu costretto a pagare i trafficanti di esseri umani, uomini senza pietà che approfittano della disperazione delle persone.

Durante il viaggio, Rachad perse alcuni dei suoi amici. Alcuni morirono nel deserto, altri sparirono senza lasciare traccia. Quando parla di loro, i suoi occhi si riempiono di lacrime. Li ricorda con dolore e nostalgia, perché erano fratelli di sofferenza, compagni di un destino difficile.

Mentre racconta questa storia dolorosa, Rachad oggi parla un ottimo italiano, una lingua che ha imparato con impegno, pazienza e sacrificio durante gli anni vissuti in Italia. Nonostante tutte le difficoltà affrontate, non ha mai smesso di credere nel futuro e nella possibilità di costruire una vita migliore.

Oggi vive a Terni con dignità e coraggio. Lavora duramente, cerca di integrarsi nella società e sogna un futuro sereno. Ogni parola che pronuncia porta dentro il peso delle sofferenze vissute, ma anche la forza di chi non si è mai arreso.

Rachad dice che il dolore non scomparirà mai completamente dal suo cuore. I ricordi della povertà, dell’abbandono, della morte della nonna e degli amici persi durante il viaggio resteranno sempre vivi dentro di lui. Ma tutte quelle sofferenze gli hanno insegnato il vero valore della vita, della libertà e della dignità umana.

Oggi il suo cuore è ancora pieno di ferite, ma anche di speranza. E ogni giorno, guardando il cielo dell’Italia, porta con sé il ricordo di chi non ce l’ha fatta e continua a lottare per costruire il futuro che ha sempre sognato.

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