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Cronaca

Scomparsa di Sarah e Alisya: spunta la testimonianza di una commerciante su persone sospette a Civitella Alfedena

🔎 Emergono nuovi dettagli sulla scomparsa di Sarah e Alisya: una commerciante di Civitella Alfedena segnala la presenza di persone sospette avvenuta poco prima della sparizione delle due sorelline. Le indagini proseguono senza sosta per fare chiarezza.

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Scorcio Civitella Alfedena

Redazione-  Civitella Alfedena, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, sta vivendo ore di profonda angoscia e incertezza. Sono trascorsi ormai dieci giorni da quando le sorelline Sarah e Alisya hanno fatto perdere le proprie tracce, allontanandosi dalla casa famiglia che le ospitava nel piccolo centro montano. Mentre le operazioni di ricerca, coordinate dalle autorità competenti e supportate dalle unità cinofile e dai volontari, setacciano palmo a palmo boschi, sentieri e ogni angolo del territorio abruzzese, una nuova testimonianza sta attirando l’attenzione degli inquirenti.

Una segnalazione che apre nuovi scenari

La vicenda, che ha scosso profondamente la comunità locale, si arricchisce di un dettaglio emerso nelle ultime ore. Una commerciante del paese ha riferito ai Carabinieri un episodio avvenuto circa due settimane prima della scomparsa. La donna, lavorando a stretto contatto con il viavai quotidiano di residenti e turisti, ha notato la presenza di due individui il cui comportamento è parso sin da subito anomalo e ingiustificato. Secondo il racconto fornito, i due soggetti si sarebbero palesati durante il fine settimana del 17 maggio, destando sospetti per la loro condotta all’interno dell’esercizio commerciale.

Interrogati dalla titolare dell’attività sulle ragioni della loro presenza in un’area così specifica e isolata, i due hanno risposto, in maniera vaga e poco convincente, di trovarsi in zona per effettuare dei sopralluoghi o ispezioni. Questa spiegazione, lungi dal rassicurare, ha alimentato il disagio della commerciante, che ha descritto gli individui come nervosi e poco inclini a un dialogo trasparente.

Il comportamento sospetto e la fuga frettolosa

Il racconto prosegue con dettagli che mettono in luce dinamiche decisamente fuori dal comune. La testimone ha riferito che, durante la loro sosta, i due uomini hanno tentato di sottrarre un pacchetto di caramelle, riponendolo immediatamente dopo aver compreso di essere stati osservati. Successivamente, dopo aver ordinato due calici di vino rosso, i due hanno iniziato a discutere in modo accalorato, alternando le conversazioni tra loro a telefonate frenetiche.

La situazione è precipitata in pochi istanti: percependo probabilmente di essere al centro dell’attenzione, uno dei due ha svuotato i calici nel lavandino del locale e, in un clima di evidente tensione, entrambi si sono allontanati rapidamente, dileguandosi verso una direzione non precisata. La commerciante, memore di quanto accaduto, ha deciso di formalizzare il racconto agli investigatori nel momento in cui ha appreso che, proprio in quel fine settimana di metà maggio, alcuni familiari delle sorelle Sarah e Alisya si erano recati in zona per incontrare le giovani.

Il lavoro degli inquirenti tra indizi e cauto ottimismo

Al momento, le forze dell’ordine mantengono il massimo riserbo. Non vi è alcun elemento che colleghi in modo diretto o incontrovertibile l’episodio descritto dalla commerciante alla scomparsa delle sorelline. La prudenza è d’obbligo in un’inchiesta che deve ancora chiarire se si tratti di una coincidenza o di un tassello fondamentale per ricostruire i movimenti registrati in paese nelle settimane precedenti al tragico evento.

I Carabinieri stanno lavorando con estrema meticolosità per verificare le telecamere di videosorveglianza della zona e i tabulati telefonici. L’obiettivo primario rimane quello di tracciare un quadro completo di chiunque si sia aggirato per Civitella Alfedena in quel periodo critico. Nel frattempo, l’intero paese resta in attesa, unito in una speranza che non accenna a spegnersi, nonostante il passare dei giorni renda il silenzio attorno a Sarah e Alisya sempre più assordante. La zona, solitamente meta di escursionisti in cerca di tranquillità, è trasformata in un centro nevralgico di attività investigative, dove ogni traccia viene analizzata per dare una risposta definitiva a una scomparsa che ha lacerato la serenità della provincia dell’Aquila.

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Cronaca

Il riempimento illegale di bombole presso le stazioni di servizio: il rischio per la sicurezza ad Antrodoco

⚠️ Sicurezza negata ad Antrodoco: sequestrata una stazione di rifornimento per il riempimento illegale di bombole domestiche con raccordi artigianali. La Guardia di Finanza indaga per tutelare l’incolumità pubblica.

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Concorso Guardia di Finanza

Redazione- Antrodoco, comune situato nel cuore della provincia di Rieti, è stato teatro di una delicata operazione condotta dalla Guardia di Finanza, volta a contrastare pratiche illecite che mettono a serio rischio l’incolumità pubblica. I militari in forza alla Tenenza locale hanno intercettato, durante una consueta attività di controllo economico del territorio, un comportamento pericoloso all’interno di una stazione di rifornimento stradale. Gli operatori, impegnati nel monitoraggio del settore dei prodotti energetici per prevenire distorsioni di mercato e fenomeni speculativi legati alle incertezze geopolitiche, hanno assistito al riempimento irregolare di una bombola di gas ad uso domestico direttamente presso una colonnina destinata all’erogazione di gpl per autotrazione.

La pericolosa pratica dell’erogazione artigianale

L’intervento dei finanzieri ha permesso di interrompere immediatamente una condotta che esponeva a pericoli estremi non solo gli operatori coinvolti, ma anche i cittadini presenti sul piazzale nel momento dell’evento. Dopo aver bloccato il personale di servizio e aver provveduto a mettere in sicurezza l’intera area circostante, i militari hanno richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Rieti. Le indagini tecniche hanno rivelato l’impiego di un adattatore metallico di costruzione artigianale, un oggetto privo di qualsivoglia omologazione o certificazione di sicurezza, utilizzato per collegare forzatamente l’erogatore della colonnina alla valvola della bombola domestica.

La gravità del fatto risiede non solo nell’illegalità dell’operazione, ma nell’assoluta mancanza di dispositivi tecnici atti a scongiurare esplosioni o fughe di gas in caso di guasto durante il travaso. Questo tipo di manovre, eseguite al di fuori delle rigide normative vigenti, ignora le procedure di collaudo necessarie per i recipienti a pressione. Per gestire l’emergenza specifica e procedere allo svuotamento in sicurezza della bombola, è stato necessario l’ausilio del nucleo specialistico Nbc (Nucleare-Biologico-Chimico) dei Vigili del Fuoco di Roma, il cui lavoro ha confermato la pericolosità estrema della procedura tentata dal dipendente della stazione di servizio.

Le conseguenze legali e il sequestro dell’impianto

Al termine delle verifiche, la situazione è stata cristallizzata dalle autorità competenti. Il dipendente che stava materialmente eseguendo il rifrazione è stato denunciato a piede libero. Parallelamente, le Fiamme Gialle hanno proceduto al sequestro della colonnina di erogazione gpl, che risultava essere dotata di due pompe, nonché della bombola domestica coinvolta e del raccordo metallico artigianale utilizzato per la manovra.

Un elemento di particolare interesse per gli inquirenti riguarda il sequestro dell’apparato di videoregistrazione dell’impianto. Il disco rigido, contenente le immagini del sistema di videosorveglianza, è stato acquisito per accertare se l’attività illegale fosse una consuetudine consolidata o un episodio sporadico. Gli investigatori vogliono infatti capire se tali condotte siano state reiterate nel tempo, coinvolgendo altri clienti ignari o consapevoli, aumentando esponenzialmente il rischio di incidenti catastrofici in un’area pubblica, spesso frequentata da automobilisti ignari del pericolo che si celava dietro le operazioni di manutenzione dell’impianto.

L’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Rieti si inserisce in un quadro di monitoraggio più ampio. I controlli sui flussi energetici non guardano soltanto alla regolarità fiscale e alla qualità dei prodotti venduti, ma agiscono come un baluardo a tutela della sicurezza pubblica. Il caso di Antrodoco serve da monito: la manipolazione di apparecchiature progettate per uso professionale, quando eseguita con strumenti non idonei, trasforma un normale spazio commerciale in una potenziale zona ad alto rischio, dove la gestione del gas richiede competenze tecniche specifiche che non possono essere sostituite da improvvisazioni caserecce. L’inchiesta prosegue, con l’obiettivo di fare luce sull’intera filiera di questi comportamenti illegali, garantendo che le norme di prevenzione incendi e tutela della sicurezza siano rigorosamente rispettate su tutto il territorio provinciale.

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Cronaca

Sorelle scomparse da Civitella Alfedena, il ritrovamento di un fermaglio sposta le ricerche verso la montagna

📌 Undici giorni di ricerche per Sarah e Alisya: il ritrovamento di un fermaglio sposta il raggio d’azione verso la montagna. Le squadre di soccorso setacciano la zona della Camosciara. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Redazione- Civitella Alfedena è diventato il centro nevralgico di un’intensa e drammatica attività di ricerca che tiene con il fiato sospeso l’intero Abruzzo. Sono passati undici giorni da quando di Sarah e Alisya, rispettivamente di 12 e 16 anni, si sono perse le tracce. Le due sorelle, ospiti di una casa famiglia situata nel comune montano in provincia dell’Aquila, sono svanite nel nulla, dando inizio a un protocollo di soccorso che, nelle ultime ore, ha subito una brusca accelerata a seguito di elementi probatori emersi sul campo.

Il ritrovamento di un oggetto personale

Il punto di svolta nelle indagini è legato al rinvenimento di un fermaglio rosso di piccole dimensioni. L’oggetto è stato individuato lungo un sentiero che si snoda nelle immediate vicinanze della struttura che ospitava le giovani. A confermare la circostanza è stata Alessia Natali, referente per l’Abruzzo dell’associazione Penelope, il sodalizio da anni impegnato nel fornire supporto legale e psicologico alle famiglie di persone che risultano irrintracciabili. Secondo le prime verifiche, il piccolo accessorio apparterrebbe proprio alla più piccola delle sorelle, Sarah.

Questo segnale, pur nella sua fragilità, rappresenta la prima traccia concreta raccolta dagli investigatori dopo oltre una settimana di silenzio. La zona del ritrovamento è stata immediatamente sottoposta a restrizioni: i Carabinieri, presenti in forze sul posto, hanno provveduto a installare delle transenne che bloccano l’accesso stradale alla casa famiglia. La misura mira a preservare l’area da eventuali inquinamenti, garantendo che le attività degli specialisti possano proseguire senza interferenze esterne.

Verso i sentieri del parco d’Abruzzo

Con il passare delle ore, il fulcro operativo delle ricerche si è progressivamente allontanato dal perimetro urbano di Civitella Alfedena per addentrarsi nel cuore selvaggio del territorio. Le squadre dei Vigili del Fuoco, in stretta collaborazione con i militari dell’Arma, hanno abbandonato la zona limitrofa alla struttura per concentrare i propri sforzi verso le pendici montuose. L’attenzione è ora rivolta in direzione della Riserva Naturale Integrale della Camosciara, un’area impervia e caratterizzata da una vegetazione fitta che fa parte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Il dispiegamento di forze è imponente e tecnologicamente avanzato. Un elicottero dei Vigili del Fuoco sta sorvolando a bassa quota l’intero comprensorio, monitorando attentamente i canaloni e le zone boschive che circondano il piccolo centro abitato. Il raggio d’azione del velivolo si è esteso nelle ultime ore anche verso il bacino del lago di Barrea, uno specchio d’acqua che, data la sua vicinanza, rientra nei quadranti battuti per escludere ogni possibilità di stazionamento. Contemporaneamente, un drone dotato di sensori ad alta risoluzione sta effettuando riprese zenitali, permettendo agli operatori di osservare zone altrimenti inaccessibili a piedi, ottimizzando così i tempi di scansione del terreno.

La gestione dell’allerta nel territorio

La comunità locale, profondamente scossa dalla vicenda, segue con apprensione ogni aggiornamento. Il territorio di Civitella Alfedena, noto per la sua bellezza naturale e per la fauna selvatica, nasconde insidie notevoli in termini di orientamento, specialmente per persone non esperte dei sentieri montani. La temperatura notturna, che in questo periodo tende a scendere sensibilmente, aggiunge un ulteriore elemento di urgenza alla prosecuzione delle operazioni.

Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulle dinamiche che hanno portato alla scomparsa, non escludendo alcuna ipotesi, dall’allontanamento volontario alla possibilità che le due sorelle possano essersi smarrite durante un tentativo di cammino non pianificato. Gli sforzi si concentrano ora sulla tracciatura del sentiero dove è stato rinvenuto il fermaglio, cercando di individuare ulteriori segni di passaggio, come impronte o tracce di indumenti, che possano indicare la direzione presa dalle due minori. L’auspicio degli operatori e dei familiari è che quello trovato sia solo il primo di una serie di segnali in grado di ricomporre il mosaico di questi giorni di assenza. Le ricerche, supportate anche dal Soccorso Alpino, proseguiranno senza sosta fino a quando le condizioni di visibilità lo permetteranno, con l’obiettivo di riportare a casa le due sorelle nel minor tempo possibile.

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Cronaca

Nuove regole per la caccia al cinghiale nel Lazio: il disciplinare diventa triennale

🐗 La caccia al cinghiale nel Lazio cambia volto: la Regione introduce il disciplinare triennale per ridurre la burocrazia e migliorare la gestione del territorio. Un passo avanti chiesto a gran voce dal mondo venatorio per una pianificazione più efficace.

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Redazione-  Una svolta significativa per la gestione della fauna selvatica e per l’organizzazione delle attività venatorie nel Lazio arriva con l’approvazione del recente Collegato al Bilancio. La Regione ha infatti ufficializzato una modifica di rilievo che riguarda il disciplinare per la caccia al cinghiale, un provvedimento destinato a cambiare profondamente le dinamiche operative sul territorio. La principale novità risiede nella durata del documento regolatorio, che potrà ora estendersi fino a un massimo di tre stagioni venatorie, superando definitivamente l’obbligo del rinnovo annuale che ha caratterizzato il settore fino a oggi.

Semplificazione amministrativa e pianificazione operativa

Il disciplinare rappresenta lo strumento normativo cardine attraverso il quale la Regione definisce le modalità di esercizio della caccia al cinghiale, i criteri di assegnazione delle aree e la gestione complessiva delle zone vocate. Fino a questo momento, la necessità di procedere a un rinnovo annuale dell’atto comportava un carico burocratico considerevole, sia per gli uffici regionali sia per gli Ambiti Territoriali di Caccia (Atc), che dovevano ogni anno avviare l’iter tecnico e amministrativo per la conferma delle regole esistenti.

Con la nuova normativa, l’intero sistema viene orientato verso una maggiore stabilità. L’assessore regionale all’Agricoltura, Giancarlo Righini, ha sottolineato come la misura risponda a una richiesta esplicita giunta direttamente dal mondo venatorio. L’intento della giunta regionale è quello di favorire una programmazione più solida, permettendo ai soggetti coinvolti di pianificare le attività sul lungo periodo, senza la costante incertezza legata alla scadenza annuale. Questo passaggio verso una programmazione triennale mira a ridurre i tempi morti e a concentrare le risorse umane e tecniche sul monitoraggio effettivo della fauna e sul controllo capillare del territorio.

Il ruolo degli Ambiti Territoriali di Caccia

Nonostante l’estensione della durata del disciplinare, il protocollo di approvazione mantiene il coinvolgimento costante degli enti locali. La normativa stabilisce che il presidente della Regione Lazio, dopo aver ascoltato il parere degli Atc, proceda all’adozione del disciplinare entro la terza domenica di agosto di ogni anno in cui si rende necessaria la revisione. In questo modo, gli Ambiti Territoriali conservano la loro funzione di interlocutori privilegiati, garantendo che le regole stabilite a livello centrale siano calate sulle specificità geomorfologiche e faunistiche di ogni singola zona del Lazio.

Per Stefano Ruvolo, presidente di Patto Italia, tale evoluzione normativa rappresenta un segnale di ascolto verso le istanze che arrivano dal comparto. La gestione della specie cinghiale è una sfida complessa che richiede un equilibrio delicato tra la tutela delle produzioni agricole, spesso soggette a danni significativi causati dai selvatici, e la sicurezza dei territori, sia in ambito rurale che peri-urbano. La possibilità di operare con una cornice normativa stabile consente alle squadre di caccia di organizzarsi con maggiore efficacia, migliorando le strategie di contenimento e la coesione operativa sul campo.

Un obiettivo atteso per agricoltori e cacciatori

L’esigenza di una riforma in tal senso non nasce dal nulla. Da tempo, le associazioni venatorie e i rappresentanti del mondo agricolo evidenziavano come la burocrazia eccessiva ostacolasse la capacità di risposta rapida alle criticità legate alla proliferazione del cinghiale. La Regione Lazio, agendo su questo versante, intende trasformare l’attività venatoria in uno strumento di conservazione e gestione del territorio più dinamico.

Il provvedimento si inserisce in un solco tracciato dalla volontà di rendere più pragmatico il rapporto tra istituzioni e cittadini, valorizzando il confronto diretto con le squadre di caccia. La stabilità triennale permetterà, nelle intenzioni della Regione, di monitorare con maggior rigore l’andamento della specie, permettendo interventi mirati nei momenti di maggiore necessità. La messa a regime di queste nuove disposizioni segna una pagina diversa nei rapporti tra Regione, ambiente e operatori venatori, con l’ambizione di ridurre drasticamente le inefficienze burocratiche a favore di una gestione del patrimonio faunistico più consapevole e coordinata, capace di rispondere alle sfide ambientali dei prossimi anni.

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