Esteri
STATI UNITI E IRAN VICINI AD UN ACCORDO: CALO DEI PREZZI ENERGETICI E SPERANZE DI FINE GUERRA
Redazione- Sembra aprirsi uno spiraglio diplomatico significativo nel rapporto tra Washington e Teheran. Secondo recenti indiscrezioni, le due potenze starebbero finalizzando un accordo preliminare, composto da 14 punti chiave, con l’obiettivo di porre fine alle ostilità regionali.
Questa notizia ha generato un clima di ottimismo sui mercati finanziari, provocando un netto ribasso delle quotazioni di petrolio e gas, con il Brent che è sceso sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Il piano in fase di negoziazione non si limita alla cessazione del conflitto, ma punta a definire una roadmap di 30 giorni per gestire la questione nucleare iraniana — inclusa la possibile rimozione dell’uranio altamente arricchito dal territorio nazionale — e garantire la riapertura in sicurezza delle rotte marittime strategiche.
Parallelamente, la situazione nello Stretto di Hormuz rimane complessa. Un’imbarcazione portacontainer collegata a interessi francesi è stata coinvolta in un attacco che ha provocato il ferimento di alcuni membri dell’equipaggio. Nonostante l’incidente, le autorità di Parigi hanno tempestivamente chiarito che non vi è stato alcun atto deliberatamente mirato contro la Francia. Gli inviati statunitensi e le controparti iraniane continuano a lavorare, anche tramite intermediari, per trasformare questo memorandum in un accordo concreto che possa stabilizzare la regione.
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Stati Uniti, lascia diecimila dollari di mancia alla cameriera ma la carta di credito è del capo
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Esteri
L’America compie 250 anni: Trump promuove la sua agenda, Papa Leone XIV ricorda i veri valori dei Padri Fondatori
“Di solito leggo storie su di me”. Questa è stata la risposta di Donald Trump alla Second Lady Usha Vance, che gli aveva chiesto se avesse molto tempo per leggere libri. Trump ha continuato dicendo che legge i giornali.
Redazione- “Di solito leggo storie su di me”. Questa è stata la risposta di Donald Trump alla Second Lady Usha Vance, che gli aveva chiesto se avesse molto tempo per leggere libri. Trump ha continuato dicendo che legge i giornali. In questo incontro allo Studio Ovale della Casa Bianca, però, si è registrato un episodio del podcast della Second Lady in cui gli ospiti leggono libri ai bambini; Trump ha letto un libro sui presidenti, offrendo battute personali sui suoi predecessori. Bisogna ammirare la sincerità di Trump, che ha confessato senza alcuna vergogna il suo narcisismo nelle sue letture. La Goldwater Rule della American Psychiatric Association proibisce agli psichiatri di offrire diagnosi senza un contatto diretto con i pazienti. Ciononostante, un gruppo anti-Trump nel 2024 ha diffuso una lettera firmata da 200 addetti alla salute mentale in cui si legge che il presidente soffre di narcisismo maligno, il che lo rende inadeguato alla leadership politica.
Gli interventi di Trump in occasione del duecentocinquantesimo anniversario degli Usa confermano il suo narcisismo, che sta alla base della sua condotta personale, che egli mescola con quella politica. Trump ha usato le occasioni per promuovere la sua agenda politica invece di reiterare i principi e gli ideali storici della fondazione degli Usa. Nel suo primo intervento al Mount Rushmore, in South Dakota — monumento iconico che esibisce i volti dei presidenti storici George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln, fra i quali lui si immagina — ha iniziato creando un ritratto positivo ed ottimistico degli Usa. Poco dopo, però, ha cambiato tono facendo nient’altro che un comizio politico per promuovere la sua agenda, attaccando i nemici. Il 47esimo presidente ha avvertito del pericolo dei “nuovi arrivati che sostengono idee” contrarie al successo del Paese. Trump ha continuato asserendo che il partito comunista “è pieno zeppo di immigrati illegali, criminali e tutti quelli che non vogliono lavorare”.
In un altro discorso al National Mall di Washington, che gli organizzatori volevano cancellare per il maltempo, Trump ha ripreso la sua tematica politica, reiterando l’importanza del Save America Act. Si tratta di una proposta legislativa restrittiva contraria ai principi democratici. La proposta di legge non ha i voti al Senato a causa del filibuster, il requisito per l’ostruzionismo che richiede 60 consensi della Camera Alta per procedere ai voti. Invece di fare, dunque, un discorso presidenziale che unisca tutti gli americani in un momento storico del Paese, Trump lo ha usato per i suoi obiettivi politici.
Se Trump non è riuscito ad andare oltre i suoi scopi politici ribadendo i principi democratici e idealistici (anche se storicamente non completamente realizzati), Papa Leone XIV, nato negli Usa, lo ha fatto per gli americani. Dopo avere ricevuto l’invito a partecipare alle celebrazioni del 250esimo anniversario degli Usa dalle mani di J. D. Vance, vice di Trump, la Santa Sede ha spiegato che non era possibile per altri impegni. In realtà, si trattava di inviare un messaggio sulle priorità e sulle persone che il Papa considera meritevoli di attenzione. Il quattro luglio, dunque, il Papa si è recato a Lampedusa, divenuta il simbolo dei migranti in ingresso in Europa, riecheggiando in un certo senso la Statua della Libertà a New York.
Papa Leone intendeva ovviamente sottolineare la tragica situazione dei migranti, non pochi dei quali perdono la vita alla ricerca di un futuro. Il Pontefice ha dichiarato che “ogni barca che arriva non porta solo migranti”, ma include anche la domanda sul mondo che abbiamo creato, ovvero “se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita”.
Il Papa è però andato oltre la questione dei migranti e, in un discorso in occasione del conferimento della prestigiosa “Liberty Medal” del U.S. National Constitution Center, ha toccato tasti presidenziali che Trump ha ignorato. Parlando da Roma in video al pubblico radunato a Philadelphia, il Pontefice ha pregato per il 250esimo anniversario della fondazione degli Usa. Leone XIV ha ribadito il coraggio dei padri fondatori e “gli ideali sanciti” dalla Dichiarazione di Indipendenza, pregando che possano “continuare a guidare la fioritura dell’unità nazionale, la giustizia e la pace”. Il Sommo Pontefice ha aggiunto la visione dei padri fondatori che hanno fatto dell’America un Paese di “libertà che ha aperto le porte a numerose ondate di immigrati, concedendo loro e ai loro figli di contribuire a formare il futuro della nazione”.
Alcuni a volte criticano il Papa accusandolo di andare oltre le sue mansioni spirituali toccando tasti politici. L’accusa di fare politica questa volta appare veritiera, ma giustificata perché corregge le lacune evidenziate da Trump.
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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.
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