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Esteri

AMSTERDAM – PROPOSTA SHOCK DELLA SINDACA : LEGALIZZARE LA COCAINA VENDENDOLA IN FARMACIA

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Redazione-  Dall’Olanda una proposta-shock sulla liberalizzazione delle droghe pesanti: la vendita della cocaina o dell’ecstasy in farmacia o addirittura negli studi medici.

Ad avanzarla la sindaca di Amsterdam, Femke Halsema, che si dice favorevole alla regolamentazione di alcune droghe pesanti per combattere il narcotraffico. Secondo Halsema, la vendita della cocaina e dell’ecstasy (l’MDMA, metilenediossimetanfetamina) nelle farmacie  o  attraverso un canale medico-sanitario è l‘unico modo per combattere il traffico di droga e le sue conseguenze “disastrose” sull’economia e sulla sicurezza della capitale olandese.

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Esteri

USA ISOLATI E ALLEATI IN FUGA: L’IRAN RESISTE E METTE ALL’ANGOLO TRUMP

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Redazione-  “Questo conflitto ha rivelato che l’America è inaffidabile e incapace di finire ciò che ha cominciato. Una sconfitta per gli Stati Uniti non è dunque possibile ma probabile”. Lo ha detto Robert Kagan della Brookings Institution in una recente intervista alla Public Broadcasting Company, Pbs, la rete televisiva pubblica. Kagan non è certamente una colomba e infatti è un grande sostenitore di interventi militari all’estero ma nel caso dell’Iran la vede dura.

Nei bombardamenti del giugno dell’anno scorso Donald Trump e il suo Ministro di difesa Pete Hegseth avevano detto che l’arsenale nucleare iraniano era stato “annientato”. Non era vero come ha poi indicato il servizio di intelligence statunitense. Trump, seguendo Benjamin Netanyahu, Primo Ministro di Israele, ha poi deciso di bombardare una seconda volta, dichiarando di nuovo vittoria. In realtà nonostante i notevoli danni e l’eliminazione di parecchi leader del regime iraniano, il Paese è riuscito a resistere. L’Iran non ha vinto ma il semplice fatto di avere resistito consiste in una mezza vittoria soprattutto perché gli iraniani sono riusciti in grande misura a chiudere lo Stretto di Hormuz. Hanno infatti preso in ostaggio l’economia mondiale e avevano indicato che le petroliere avrebbero dovuto pagare un pedaggio. Trump ha agito smorzando questo controllo totale con il blocco navale dello stretto ma il danno per il futuro è già stato fatto. Gli iraniani hanno capito di possedere una carta vincente.

Kagan nell’intervista e in un recente articolo pubblicato sulla rivista Atlantic non vede vie di uscita eccetto per un’invasione sul territorio dell’Iran che sarebbe molto problematica e causerebbe moltissime vittime. Trump, nonostante la sua minaccia di distruggere l’Iran dalla faccia della terra, non sarebbe favorevole a un’invasione. Ha continuato la tregua sperando nei negoziati mediati dal Pakistan che fino adesso non hanno ottenuto risultati positivi.

Trump avrà capito che ha bisogno di aiuto nel conflitto ma ha alienato tutti gli alleati europei e nel suo recente incontro con Xi Jinping avrebbe chiesto assistenza al leader cinese per influenzare gli iraniani ad aprire lo Stretto di Hormuz. La Cina non ha dato segnali al riguardo ma ha reiterato che la vendita americana di armi a Taiwan creerebbe conflitti tra i due Paesi. Al ritorno in Usa dopo il viaggio Trump ha dichiarato ai giornalisti che non ha deciso se completare la vendita delle armi. Ovviamente ha creato costernazione a Taiwan ma ha anche sollevato dubbi sull’affidabilità di Trump da parte degli alleati asiatici come la Corea del Sud e il Giappone. A ciò si aggiunge ovviamente lo strappo creato da Trump con gli alleati europei e la sua diffidenza sulla Nato. Ma anche i Paesi arabi del Golfo hanno già capito che l’America non è un alleato affidabile e si sentono intimoriti da un Iran che potrebbe uscire dal conflitto non solo vivo e vegeto ma ancora più potente.

Trump è ovviamente impaziente e sta cercando di concludere il conflitto in qualche modo che gli permetterebbe di cantare vittoria. Ciò diventa sempre più difficile aumentando il consenso sulla tesi che l’Iran, resistendo agli attacchi, ne uscirà vincitore. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha recentemente dichiarato che l’Iran, e in particolar modo, i Guardiani della Rivoluzione, stanno “umiliando” gli Stati Uniti. Merz ha rilevato che gli Usa sono entrati in guerra senza un piano strategico efficace rievocando le dolorose esperienze americane in Afghanistan e Iraq.

Le ultimissime notizie ci dicono che Trump ha deciso di rimandare gli attacchi, citando progressi nei negoziati. L’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti starebbero prendendo un ruolo attivo nei negoziati, avendo capito che la loro fiducia nel presidente americano sta diminuendo. Riusciranno a porre fine al conflitto? Per Trump sarebbe una vittoria. Gli toglierebbe le castagne dal fuoco specialmente data l’impopolarità della guerra approvata solo dal 34 percento degli americani.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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MALDIVE, SVOLTA NEGLI ABISSI: INDIVIDUATI I CORPI DEI QUATTRO SUB ITALIANI

Svolta drammatica nell’atollo di Vaavu: individuati a 50 metri di profondità i corpi dei quattro sub italiani dispersi. Una task force di specialisti è riuscita a penetrare nelle grotte sottomarine, ma ora inizia la fase più difficile.
#Maldive #Cronaca #Subacquea #Tragedia

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Redazione-  Il silenzio degli abissi maldiviani ha restituito una prima, drammatica verità. Dopo giorni di angosciante attesa e ricerche incessanti, la missione d’élite coordinata per fare luce sulla sparizione di quattro subacquei italiani ha raggiunto un punto di svolta fondamentale, seppur tragico. I corpi dei nostri connazionali, dispersi dallo scorso 14 maggio nell’atollo di Vaavu, sono stati localizzati all’interno di un complesso sistema di grotte sottomarine, ponendo fine a una fase di incertezza e aprendo la strada a una delicatissima operazione di recupero.

Il ritrovamento è avvenuto nel sito di Dhekunu Kandu, nelle acque antistanti l’isola di Alimathà, un’area nota per la bellezza dei suoi fondali ma anche per le insidie tecniche che nasconde. A compiere l’impresa è stato un team di tre subacquei d’élite finlandesi, specialisti in immersioni estreme in ambienti confinati, inviati sul posto per supportare le autorità locali. L’operazione è scattata alle prime luci dell’alba, intorno alle 8:30 del mattino, protraendosi per circa tre ore in condizioni ambientali al limite delle possibilità umane.

Per penetrare nel labirinto di cavità sommerse, situate a una profondità di circa 50 metri, gli specialisti hanno dovuto fare affidamento su tecnologie all’avanguardia. Fondamentale è stato l’utilizzo degli scooter subacquei (DPV – Diver Propulsion Vehicles), mezzi che permettono di percorrere lunghe distanze sott’acqua risparmiando ossigeno e, soprattutto, contrastando le forti correnti che caratterizzano i “Kandu” (i canali maldiviani che collegano l’oceano aperto alla laguna interna). Senza questi ausili, sarebbe stato quasi impossibile esplorare con tale precisione le profondità raggiunte, dove la visibilità e la pressione rendono ogni movimento un rischio calcolato.

Secondo quanto riportato dagli esperti coinvolti, la missione non si è limitata alla sola individuazione. Durante l’immersione, il team ha effettuato una mappatura precisa dell’area e ha raccolto dati cruciali sulla conformazione delle grotte. Questa fase di “scouting” tecnico è stata necessaria per valutare la stabilità dell’ambiente e pianificare la fase successiva, definita come la più complessa: il recupero dei corpi. Operare a 50 metri di profondità all’interno di una grotta significa gestire tempi di decompressione lunghi e rischi elevati di narcosi da azoto, oltre alla necessità di muoversi con estrema cautela per non compromettere la sicurezza degli operatori stessi.

La dinamica esatta dell’incidente resta ancora al vaglio degli inquirenti, ma la localizzazione dei quattro corpi all’interno dello stesso sistema di cavità suggerisce che il gruppo possa essere stato sorpreso da una corrente discendente improvvisa o che si sia inoltrato nel tunnel perdendo l’orientamento a causa della sospensione di sedimento.

Mentre il dolore delle famiglie trova ora una prima, amara conferma, l’attenzione si sposta sulle prossime ore. Il recupero richiederà un coordinamento internazionale ancora più stretto e condizioni meteo-marine favorevoli. Solo allora i quattro italiani potranno iniziare l’ultimo viaggio verso casa, lasciandosi alle spalle l’azzurro profondo e crudele delle Maldive.

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TOM STEYER E IL PARADOSSO DELLA CALIFORNIA: IL MILIARDARIO “BENEDETTO” DA SANDERS

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Redazione-  “È un miliardario che sfiderà i miliardari”. Con queste parole Lorena Gonzalez, la presidente della California Labor Federation, un importante sindacato, ha spiegato il suo sostegno alla candidatura di Tom Steyer a governatore del Golden State. Persino Bernie Sanders che ha spesso dichiarato la sua antipatia per i super-ricchi ha avuto parole dolci, asserendo che Steyer è un “amico”. E l’organizzazione “Our Revolution”, fondata da Sanders per lottare contro i poteri corporativi e i miliardari ed eleggere progressisti ha offerto il proprio endorsement a Steyer.

La piattaforma del miliardario californiano ci fa capire perché Sanders si è schierato a suo favore. Steyer ha promesso di mettere in atto una riforma sanitaria universale che coprirebbe tutti i californiani usando un sistema di “single payer”, ossia eliminando le assicurazioni private, portando il Golden State a un sistema simile a quelli del Canada e dei Paesi europei. Steyer si è anche dichiarato paladino dell’ambiente affrontando il riscaldamento globale, promettendo anche alloggi temporanei per i senzatetto. Ha anche promesso scuola gratuita dall’asilo fino all’università. Ha inoltre promesso di abolire l’Ice, Immigration and Customs Enforcement, che non sarebbe attuabile perché consiste di un’agenzia federale e non statale.

Nonostante una piattaforma che riflette decisamente i programmi dell’ala sinistra del Partito Democratico l’idea di un miliardario come paladino crea alcuni dubbi. Steyer ha spiegato di non aver ereditato i suoi soldi, ricalcando il suo background di classe media. La madre era insegnante e il padre avvocato e lui ha guadagnato la sua fortuna da solo. Lo ha fatto con investimenti in una hedge fund che in passato ha concentrato i suoi investimenti sui carburanti fossili e sui centri di detenzione per migranti. Nonostante tutto Steyer afferma di aver “visto” la luce e adesso rinnega quel passato, chiarendo che lui e la moglie stanno poco a poco donando il loro patrimonio in beneficenza. Non morirà miliardario, ha asserito Steyer.

Piazzandosi nell’ala sinistra del Partito Democratico, Steyer sembra essere riuscito a mettere da parte Katie Porter, ex parlamentare, che ha ricevuto l’endorsement di Elizabeth Warren, rivale di Sanders per l’ala progressista del Partito Democratico nelle primarie del 2020, vinte alla fine da Joe Biden.

Il sistema elettorale per l’elezione del governatore in California è anomalo perché esiste una sola primaria aperta a candidati di tutti i partiti. I due candidati che ricevono più voti si sfideranno poi nell’elezione di novembre. Si tratta dunque di una sorta di ballottaggio. Il sistema della primaria aperta è in uso in California dal 2010 e da allora i candidati all’elezione sono sempre stati un repubblicano e un democratico. I candidati democratici hanno sempre prevalso (Jerry Brown 2014, e Gavin Newsom 2018 e 2022) poiché le registrazioni ai partiti ci dicono che i democratici hanno quasi il doppio dei repubblicani (44% vs. 25%). Fino ad alcune settimane fa si ipotizzava che ci potesse essere una situazione in cui Steve Hilton e Chad Bianco, ambedue repubblicani, sarebbero arrivati primo e secondo, il che avrebbe garantito un governatore repubblicano all’elezione di novembre. Dopo l’uscita di scena di Eric Swalwell, il numero uno dei candidati democratici, accusato di improprietà sessuali da cinque donne, le cose sono però cambiate.

Il cambiamento più significativo è l’ascesa di Xavier Becerra, ex Procuratore Generale della California e Segretario alla Sanità e Servizi Umani durante l’amministrazione di Joe Biden. La piattaforma di Becerra non differisce molto da quella di Steyer ma nei dibattiti ha dato chiare indicazioni che non lotterebbe con la veemenza di Steyer per realizzarli. Becerra è visto come il candidato all’establishment democratico considerando anche il suo percorso politico tradizionale.

Il più recente sondaggio condotto dall’Emerson College ci dice che Becerra sarebbe al primo posto (19%), seguito da Hilton e Steyer (ambedue 17%), Bianco (11%), e Porter (10%). Lo stesso sondaggio ci dice che gli indecisi favorirebbero Becerra (20%) Steyer (19%) e Hilton (18%). La situazione si sarebbe dunque ribaltata e non sarebbe impensabile che i primi due alla fine sarebbero entrambi democratici. Più probabile però è che come in elezioni precedenti si tratterà di una sfida tra candidati dei due partiti con un esito finale a novembre che favorirebbe il candidato democratico. La data dell’elezione è il 2 giugno ma i californiani hanno già ricevuto le schede elettorali e possono già votare.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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