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AttualitĂ 

Abruzzo, il Governo approva la legge sul dolore pelvico cronico promossa da Carla Mannetti e Vincenzo D’Incecco

🚨 VIA LIBERA DAL GOVERNO! Il Consiglio dei Ministri approva definitivamente la legge della Regione Abruzzo sul dolore pelvico cronico. Soddisfazione dei promotori Carla Mannetti e Vincenzo D’Incecco (Lega): “Ora subito il Registro regionale e l’Osservatorio per garantire cure uniformi e dignitĂ  a tutti i pazienti”. Ecco cosa cambia per la sanitĂ  abruzzese 👇#regioneabruzzo #sanitĂ abruzzo #leggaabruzzo #carlamannetti #vincenzodincecco #dolorepelvico #osservatorioregionale #cronacalocale #pagineutili

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Abruzzo, il Governo approva la legge sul dolore pelvico cronico promossa da Carla Mannetti e Vincenzo D'Incecco

Il via libera del consiglio dei ministri alla riforma sanitaria per tutelare le persone affette da patologie correlate

L’Aquila – Un traguardo istituzionale e legislativo di straordinaria rilevanza civile, volto a potenziare i servizi assistenziali della sanitĂ  pubblica e a garantire tutele concrete a migliaia di pazienti, ha ottenuto il definitivo via libera da parte delle massime autoritĂ  di governo della penisola. Il Consiglio dei Ministri, nel corso dell’ultima seduta esecutiva a Roma, ha esaminato approfonditamente il testo della nuova legge della Regione Abruzzo recante disposizioni in favore delle persone affette da dolore pelvico cronico e patologie correlate. Il verdetto governativo ha sancito la totale assenza di vizi di legittimitĂ  costituzionale nei confronti del provvedimento abruzzese, sbloccando in modo definitivo l’iter burocratico e permettendo all’amministrazione dell’aquilano di avviare le procedure operative per la piena e immediata attuazione della riforma medica sul territorio regionale.
La legge, che era stata precedentemente discussa e approvata all’unanimitĂ  dall’assemblea del Consiglio regionale nella seduta del ventuno aprile scorso, affronta una problematica medica complessa, spesso invisibile ai canali della cronaca tradizionale e ancora insufficientemente riconosciuta a livello nazionale dal punto di vista assistenziale. Per lungo tempo, infatti, l’assenza di un quadro normativo chiaro, di protocolli diagnostici uniformi e di una formazione accademica specifica per il personale sanitario ha lasciato la presa in carico dei malati affidata esclusivamente alla sensibilitĂ  e alla preparazione dei singoli professionisti medici, privando l’utenza di un percorso terapeutico pubblico omogeneo tra le varie province abruzzesi.

L’istituzione del registro regionale della sanitĂ  e la vigilanza dei consiglieri della Lega

Soddisfazione per lo storico risultato ottenuto a Palazzo Chigi è stata espressa dai consiglieri regionali della Lega, Carla Mannetti e Vincenzo D’Incecco, promotori e primi firmatari del testo di legge depositato all’Aquila. I due esponenti della maggioranza di governo abruzzese hanno sottolineato come il via libera del Consiglio dei Ministri confermi la bontĂ  scientifica e la soliditĂ  giuridica del lavoro svolto nelle commissioni consiliari. I promotori hanno annunciato che non ci sarĂ  alcuna sosta nell’azione politica, confermando l’imminente convocazione di un tavolo tecnico con i vertici e i direttori generali dell’Agenzia Sanitaria Regionale allo scopo di accelerare i tempi per l’istituzione del Registro regionale e dell’Osservatorio permanente per il monitoraggio epidemiologico delle sindromi pelviche.
Il nuovo quadro normativo prevede inoltre l’avvio immediato di capillari campagne istituzionali di informazione, sensibilizzazione pubblica e prevenzione precoce, mirate a diffondere la conoscenza della patologia tra la popolazione e nelle scuole. I consiglieri Carla Mannetti e Vincenzo D’Incecco hanno assicurato che vigileranno con la massima attenzione affinchĂŠ gli uffici regionali della sanitĂ  diano una rapida applicazione al provvedimento legislativo, con l’obiettivo di restituire dignitĂ , tutele economiche e cure adeguate a tutti i cittadini abruzzesi che convivono quotidianamente con i dolori cronici.

Le tutele per i pazienti della Marsica e la programmazione della griglia editoriale

La nascita dell’Osservatorio e l’omogeneitĂ  dei percorsi di cura rappresentano un passo in avanti fondamentale anche per le strutture ospedaliere della Marsica e della provincia dell’Aquila, territori che beneficeranno del potenziamento della medicina di prossimitĂ  per l’identificazione precoce delle patologie lavoro-correlate. La definizione delle linee guida regionali consentirĂ  di istituire centri di eccellenza specializzati nei vari poli ospedalieri d’Abruzzo, riducendo la migrazione sanitaria verso le altre regioni italiane e offrendo risposte terapeutiche all’avanguardia.
La redazione del giornale continuerĂ  a seguire le fasi applicative della legge sul dolore pelvico e i successivi tavoli tecnici promossi dall’Agenzia Sanitaria Regionale, offrendo un servizio informativo utile, puntuale e neutrale per tutti i lettori abruzzesi attenti alle riforme della sanitĂ , del lavoro e dei diritti civili in Italia.

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Politica

“Dagli straccioni alla feccia, da Cossiga a Vannacci”: la dura lezione di politica di Luca Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale)

“Dagli straccioni alla feccia, da Cossiga a Vannacci”: il durissimo editoriale di Luca Sforzini fa a pezzi l’attuale classe politica! 🦅 🇮🇹 Cos’hanno in comune gli “straccioni di Valmy” arruolati da Francesco Cossiga negli anni ’90 e la “feccia” rivendicata oggi dal Generale Vannacci? In un editoriale magistrale e storicamente impeccabile, Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) analizza i mali del trasformismo italiano. Cossiga arruolava i “riciclati”, ma erano uomini politici veri, con una solida scuola di pensiero e un grande mestiere parlamentare alle spalle. Oggi, invece, i leader politici si affidano ai “cattivi consiglieri” (le temibili cornacchie nere). Questi personaggi oscuri riempiono i partiti di yes-men, “alzamanine” e impiegati della politica pronti a tutto pur di non perdere la poltrona, perchĂŠ hanno il terrore delle persone capaci che “fanno ombra”. “Un vero leader non ha bisogno di cortigiani che lo adulino, ma di uomini cosĂŹ grandi da avere il coraggio di dirgli quando sta sbagliando!”, sentenzia Sforzini. Leggi l’analisi completa, dalla genialitĂ  della Prima Repubblica alla pochezza odierna, nel nostro articolo! 👇 📰 E voi, chi considerate un “vero politico” nell’attuale panorama italiano?

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Cossiga

Editoriale di Luca Sforzini“Le parole, in politica, qualche volta hanno un destino curioso”. Inizia con questa riflessione, tanto amara quanto lucida, il nuovo e attesissimo editoriale a firma di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Un’analisi politica spietata e storicamente impeccabile che mette a nudo le fragilitĂ  dell’attuale classe dirigente italiana, tracciando un parallelismo audace e provocatorio tra i giganti della fine della Prima Repubblica e le chiacchierate mosse politiche odierne del Generale Roberto Vannacci.

“Dagli straccioni alla feccia”: provocazioni a confronto

Il Presidente Sforzini parte da un accostamento lessicale molto forte. Alla fine degli anni Novanta, l’allora ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiamava ironicamente i suoi fedelissimi gli “straccioni di Valmy” (riferimento alla storica battaglia del 20 settembre 1792, quando gli “straccioni” della Rivoluzione fermarono l’esercito prussiano dando inizio a una nuova era). Quasi trent’anni dopo, un altro leader politico sceglie di rivendicare per i propri seguaci la provocatoria definizione di “feccia”.
“Straccioni e feccia: due provocazioni volutamente irregolari, persino orgogliosamente offensive”, fa notare Sforzini. “Ma sarebbe un errore fermarsi alle parole. PerchĂŠ, quando le parole si assomigliano, diventa ancora piĂš interessante guardare gli uomini che vi stanno dietro. E, soprattutto, quelli che li scelgono”.
Sforzini ricorda magistralmente come Cossiga, nel suo coraggioso tentativo di rompere il bipolarismo della Seconda Repubblica per ricreare un grande Centro con l’UDR, raccolse uomini provenienti da esperienze diversissime: ex Dc, socialdemocratici, parlamentari in fuga. Erano dei “riciclati”, ammette l’autore. Ma non erano assolutamente degli “scarti”. Attorno al “Picconatore” si muovevano figure del calibro di Rocco Buttiglione, Clemente Mastella, Carlo Scognamiglio e Bruno Tabacci. Uomini ai quali era impossibile negare una cosa fondamentale: erano veri uomini politici, dotati di formazione, mestiere parlamentare e scuole di pensiero alle spalle.

La lezione di Cossiga: una geometria politica, non una tappezzeria

La differenza abissale tra ieri e oggi risiedeva nello spessore del leader. Francesco Cossiga aveva attraversato lo Stato in lungo e in largo, ricoprendo ogni carica istituzionale possibile: “Poteva permettersi il berretto frigio e le picconate perchĂŠ dietro ogni provocazione c’erano diritto, storia e una concezione sacra dello Stato. Persino quando sbagliava, sbagliava in grande”.
Il fine ultimo di Cossiga non era quello di rubare un paio di parlamentari ad altri partiti per esibire una fotografia sui giornali. Il suo era un disegno architettonico superiore: voleva scardinare un sistema, scomponeva per ricomporre. Sforzini lo riassume con un aforisma tagliente: “Cossiga cercava una nuova geometria, non una nuova tappezzeria”.

Il pericolo delle “cornacchie nere” e dei cortigiani

Ed è qui che la lezione del passato diventa un monito per il presente. Un leader moderno può avere il consenso per rompere gli schemi, ma non può scegliere ogni singolo dirigente da solo. Deve inevitabilmente affidarsi a dei consiglieri. “Ed è lĂŹ che ricominciano a volare le cornacchie nere”, avverte duramente Sforzini.
Le cornacchie nere sono quei cattivi intermediari che infestano la politica moderna. “Adorano gli uomini piccoli perchĂŠ gli uomini piccoli non fanno ombra”. Preferiscono l’obbedienza all’autorevolezza, l’alzata di mano passiva all’uomo dotato di un pensiero critico indipendente. Raccontano al capo di aver scovato una nuova classe dirigente, ma in realtĂ  gli portano solo vecchi impiegati della politica, collezionisti di incarichi che controllano qualche pacchetto di tessere. Questi consiglieri misurano la crescita rubando un eletto al vicino: “Ma se cento sedie hanno semplicemente cambiato stanza, il palazzo non è diventato piĂš grande”, sentenzia inesorabile Sforzini.

La differenza tra classe dirigente e meri esecutori

Il trasformismo non è un male assoluto, se chi cambia casacca porta con sĂŠ “un pezzo di Paese, una cultura, un’esperienza”. Ma per farlo, devi essere giĂ  Classe Dirigente. Altrimenti resti solo un banale esecutore.
L’appello finale di Sforzini a chiunque abbia davvero l’ambizione di cambiare la politica è cristallino: pretendete dai vostri consiglieri la statura. “Non servono cortigiani che vi dicano quanto siete grandi; servono uomini abbastanza grandi da potervi dire quando una vostra scelta è piccola. I buoni consiglieri rafforzano il capo scegliendo persone all’altezza del suo progetto; quelli cattivi lo indeboliscono scegliendo persone all’altezza di loro stessi”.
Di fronte alla deprimente situazione odierna, in cui si scambia l’oro per ciò che semplicemente luccica, l’autore conclude con un pizzico di amara nostalgia: “Quanto agli straccioni di Valmy, confesso una debolezza: avercene”.

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Politica

FNV, Luca Sforzini avverte i leader: “Attenti alle cornacchie nere, adorano gli uomini piccoli perché non fanno ombra”

“Attenti alle cornacchie nere: adorano gli uomini piccoli perchĂŠ non fanno ombra!”. Il durissimo e lucidissimo editoriale politico di Luca Sforzini. 🦅 🇮🇹 Cos’hanno in comune gli “straccioni di Valmy” arruolati da Francesco Cossiga negli anni ’90 e la “feccia” rivendicata oggi dal Generale Vannacci? In un editoriale magistrale, Luca Sforzini analizza i mali della politica italiana odierna. Cossiga arruolava i “riciclati”, è vero, ma erano uomini politici veri (come Mastella, Buttiglione, Tabacci), con una scuola di pensiero, esperienza e capacitĂ . Oggi, invece, i leader politici si affidano ai “cattivi consiglieri” (le cornacchie nere), personaggi oscuri che riempiono i partiti di yes-men, “alzamanine” e impiegati della politica pronti a tutto pur di mantenere una sedia. “Un capo forte non ha bisogno di cortigiani che gli dicano quanto è bravo, ma di uomini cosĂŹ grandi da avere il coraggio di dirgli quando sta sbagliando!”, sentenzia Sforzini. Leggi l’analisi completa, dalla Prima Repubblica alle dinamiche del trasformismo odierno, nel nostro articolo! 👇 📰 E voi, sentite la mancanza della “statura politica” dei grandi uomini della Prima Repubblica?

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Luca Sforzini

Editoriale di Luca Sforzini (FNV)“Ce ne fossero degli straccioni di Valmy organizzati da Cossiga: quella era classe dirigente vera, transfughi ma non scarti”. Inizia con questa lapidaria e profonda riflessione storica l’ultimo, tagliente editoriale di Luca Sforzini. Un’analisi politica lucida e spietata che mette a nudo i meccanismi, spesso deleteri, con cui si costruisce oggi il consenso in Italia, tracciando un parallelismo audace tra la fine della Prima Repubblica e le attuali e chiacchierate mosse politiche del Generale Roberto Vannacci.

Dagli “straccioni di Valmy” di Cossiga alla “feccia” di Vannacci

Sforzini parte da un accostamento lessicale molto forte. Alla fine degli anni Novanta, l’allora ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiamava ironicamente i suoi seguaci gli “straccioni di Valmy” (riferimento storico alla battaglia del 20 settembre 1792, quando gli “straccioni” della Rivoluzione fermarono l’esercito prussiano dando inizio a una nuova era). Quasi trent’anni dopo, il generale Vannacci rivendica per i propri fedelissimi la provocatoria definizione di “feccia”.
“Straccioni e feccia: due provocazioni intelligenti, orgogliosamente offensive”, fa notare Sforzini. “Ma quando le parole si assomigliano, diventa ancora piĂš interessante guardare gli uomini che vi stanno dietro. E, soprattutto, quelli che li scelgono”.
Sforzini ricorda come Cossiga, nel suo coraggioso tentativo di rompere il bipolarismo appena nato per ricreare un grande Centro con l’UDR, raccolse uomini provenienti da esperienze diversissime: ex Dc, socialdemocratici, parlamentari in fuga. Erano dei “riciclati”, certo. Ma non erano assolutamente degli “scarti”. Attorno al “Picconatore” si muovevano figure del calibro di Rocco Buttiglione, Clemente Mastella, Carlo Scognamiglio, Bruno Tabacci. Uomini che si potevano amare o detestare, ma ai quali era impossibile negare una cosa: erano politici veri, con una solida formazione, un mestiere parlamentare e delle scuole di pensiero alle spalle.

La lezione di Cossiga: una geometria politica, non una tappezzeria

La differenza abissale tra ieri e oggi, secondo l’autore, risiedeva nello spessore del leader e nel suo progetto. Francesco Cossiga aveva attraversato lo Stato in lungo e in largo: professore di diritto, Ministro dell’Interno negli anni di piombo, Presidente del Consiglio, del Senato e della Repubblica. “Poteva permettersi le picconate e gli straccioni perchĂŠ dietro ogni sua provocazione c’erano diritto, storia e una concezione sacra dello Stato. Persino quando sbagliava, sbagliava in grande”.
Il fine ultimo di Cossiga non era quello di rubare un paio di parlamentari ad altri partiti per il puro gusto di farlo. Il suo era un disegno architettonico: voleva scardinare un sistema, scomponeva per ricomporre. Sforzini lo riassume con una frase geniale: “Cossiga cercava una nuova geometria, non una nuova tappezzeria”.

Il pericolo delle “cornacchie nere” e degli yes-men

Ed è qui che la lezione del passato diventa un monito bruciante per il presente. Un leader moderno può avere la forza, il carisma e il consenso per rompere gli schemi, ma non può scegliere ogni singolo dirigente da solo. Deve affidarsi a selezionatori, consiglieri e intermediari. “Ed è lĂŹ che ricominciano a volare le cornacchie nere”, avverte duramente Sforzini.
Le cornacchie nere sono quei cattivi consiglieri che infestano la politica moderna. “Adorano gli uomini piccoli perchĂŠ gli uomini piccoli non fanno ombra”. Preferiscono l’obbediente cieco alla persona autorevole, l’esecutore silenzioso (l’alzamano) all’uomo dotato di un pensiero critico. Raccontano al leader di aver scovato nuovi talenti, ma in realtĂ  gli portano solo vecchi impiegati della politica che controllano un pacchetto di tessere o qualche poltrona. Questi consiglieri misurano la crescita del partito con banali calcoli matematici, rubando un eletto al vicino: “Ma se cento sedie hanno semplicemente cambiato stanza, il palazzo non è diventato piĂš grande”, sentenzia Sforzini.

La differenza tra classe dirigente e “impiegati della politica”

Il trasformismo non è un male assoluto se chi cambia casacca porta con sĂŠ “un pezzo di Paese, una cultura, un’esperienza”. Ma per farlo, devi essere giĂ  parte di una vera Classe Dirigente. Altrimenti resti solo un arrampicatore sociale, la cui misera biografia coincide unicamente con le poltrone occupate.
L’appello finale di Sforzini a chiunque voglia davvero cambiare la politica è chiaro: pretendete dai vostri consiglieri la statura. “Non servono cortigiani che dicano al capo quanto è grande; servono uomini abbastanza grandi da potergli dire quando una sua scelta è piccola. PerchĂŠ i buoni consiglieri rafforzano il capo scegliendo persone all’altezza del suo progetto; quelli cattivi lo indeboliscono scegliendo persone all’altezza di loro stessi”.
Di fronte allo scenario odierno, conclude Sforzini, non si può che provare una profonda nostalgia per gli “straccioni” di Cossiga. Loro, almeno, avevano visione e cultura. Le cornacchie nere di oggi, invece, si accontentano solo di ciò che luccica.

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AttualitĂ 

“Il Mattutino” dal Castello Sforzini: il valore dei contrasti e il coraggio di vivere la vita oltre la “teoria grigia”

“La teoria è grigia, ma l’albero d’oro della vita è verde!”. Tornano le splendide riflessioni quotidiane de “Il Mattutino” dal Castello Sforzini. 🏰 🍃 Come affrontate le difficoltĂ  della vita? Una delle bellissime riflessioni di oggi ci ricorda che “Il nero, in tipografia, serve soprattutto a far risaltare il bianco”. Una metafora stupenda per ricordarci che i momenti bui e le sofferenze (il nero) non sono nostri nemici, ma sono indispensabili per dare forma e far risaltare la bellezza e la luce dei momenti felici (il bianco). Nelle pillole di saggezza di oggi, inoltre, si riflette sull’ossessione moderna per i “libretti d’istruzioni” e si cita il grande Goethe per ricordarci di smettere di intellettualizzare tutto e di scendere in campo per vivere la vera linfa della vita reale! Leggi l’analisi filosofica di questi bellissimi aforismi nel nostro articolo e… “Che sia per tutti voi una giornata di libertĂ , responsabilitĂ  e coraggio!”. 👇 📖 Quale di queste tre riflessioni vi ha colpito maggiormente oggi? Ditecelo nei commenti!

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Il Mattutino del 25 agosto 2026

Redazione – Ci sono mattine in cui il rumore assordante del mondo e la frenesia delle notizie sembrano volerci travolgere fin dal primo istante in cui apriamo gli occhi. Ed è esattamente in quei momenti che abbiamo disperatamente bisogno di fare un passo indietro, respirare e ritrovare la bussola della nostra interioritĂ  attraverso parole antiche, pesate e intrise di significato. Come accade puntualmente ogni giorno, “Il Mattutino” dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano (datato martedĂŹ 25 agosto 2026) ci regala preziose pillole di saggezza: aforismi taglienti, ironici e profondamente letterari, capaci di scuotere le nostre coscienze e di invitarci a guardare la quotidianitĂ  da una prospettiva completamente diversa. Le riflessioni di oggi sono un inno al contrasto, all’intuizione umana e alla superioritĂ  della vita vissuta rispetto alle aride teorie intellettuali.

Il bianco e il nero: i contrasti necessari per comprendere l’esistenza

La prima suggestione che ci giunge dal Castello Sforzini è una fulminante e bellissima metafora legata al mondo dell’editoria e della scrittura: “Il nero, in tipografia, serve soprattutto a far risaltare il bianco”. Dietro questa apparente ovvietĂ  tecnica si nasconde in realtĂ  un trattato di filosofia di vita.
Nella nostra esistenza, spesso rifuggiamo dal “nero”, ovvero dal dolore, dalla tristezza, dalle difficoltĂ  e dalle sconfitte. Cerchiamo disperatamente di eliminarle dal foglio della nostra vita. Eppure, proprio come in tipografia l’inchiostro scuro è assolutamente necessario per delineare i contorni delle lettere e per dare senso e luminositĂ  al candore della pagina vuota, cosĂŹ i momenti bui della nostra vita sono indispensabili per farci apprezzare la luce. Senza l’esperienza della sofferenza, la gioia perderebbe il suo significato piĂš intimo; senza il buio della notte, non saremmo in grado di stupirci di fronte alla bellezza dell’alba. Il nero non è un nemico, ma lo strumento che definisce e fa risaltare il bianco della nostra serenitĂ .

L’ossessione per le regole e la libertĂ  dell’intuizione

La seconda pillola del Mattutino gioca sottilmente con l’ironia e critica la nostra societĂ  iper-burocratizzata: “Le istruzioni erano chiarissime. Per fortuna nessuno le aveva richieste”.
Viviamo in un mondo in cui pretendiamo di avere il “libretto di istruzioni” per ogni singola cosa: tutorial su come comportarsi, manuali su come essere felici, regole imposte su come gestire le relazioni. Questa ossessione per la procedura rischia di spegnere la nostra intuizione, la nostra capacitĂ  di improvvisare e di sbagliare per imparare. La battuta del Mattutino ci ricorda che le scoperte piĂš belle (le invenzioni, gli amori, le svolte inaspettate) non arrivano mai seguendo delle istruzioni “chiarissime”, ma nascono dal caos creativo, dall’istinto e dalla capacitĂ  umana di avventurarsi senza mappa, fidandosi semplicemente della propria bussola interiore.

L’ereditĂ  di Goethe: la teoria è grigia, ma l’albero della vita è verde

L’ultima citazione scelta è un altissimo e inequivocabile omaggio letterario, che richiama uno dei passaggi piĂš celebri del Faust di Johann Wolfgang von Goethe: “Grigia, caro amico, è ogni teoria, e verde l’albero d’oro della vita”.
È un potente monito contro l’intellettualismo sterile. Possiamo passare la vita intera a leggere libri su come si ama, possiamo studiare decine di teorie psicologiche sul comportamento umano, analizzando il mondo dietro la rassicurante lente (grigia e senza vita) dei numeri, delle statistiche e delle speculazioni filosofiche. Ma l’albero della vita è “verde e d’oro”: è sporco, vibrante, caotico, imprevedibile e pulsante. La vera conoscenza non si acquisisce stando rinchiusi in una stanza a studiare la teoria, ma scendendo in strada, innamorandosi, soffrendo, mettendosi in gioco e sporcandosi le mani con la linfa vitale dell’esperienza diretta.

L’augurio quotidiano: libertĂ , responsabilitĂ  e coraggio

In perfetta coerenza con i temi trattati, il congedo quotidiano dal Castello Sforzini risuona come un vero e proprio manifesto etico: “Che sia una giornata di libertĂ , responsabilitĂ  e coraggio”.
Non c’è libertĂ  autentica senza la responsabilitĂ  delle proprie azioni; non si può camminare fuori dalle “istruzioni” senza assumersi il rischio dei propri errori. Ma, soprattutto, nulla di tutto questo è possibile senza il coraggio. Il coraggio di accettare il nero per godere del bianco, il coraggio di ignorare le teorie per abbracciare finalmente le verdi e imprevedibili fronde dell’albero della vita.

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