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Politica

Roma, Lorenzo Gasperini lancia la sfida di Futuro Nazionale da Rai tre: Vannacci dà le carte al centrodestra

🚨 TERREMOTO NEL CENTRODESTRA SU RAI 3! L’esponente di “Futuro Nazionale” Lorenzo Gasperini interviene ad “Agorà Estate” e lancia il guanto di sfida agli alleati: “È il Generale Roberto Vannacci a dare le carte al centrodestra. Abbiamo costretto Salvini e Meloni a rincorrerci sulle preferenze, sulla sicurezza e sull’immigrazione. Molti proclami del passato sono rimasti sulla carta, noi trasformeremo in realtà le richieste degli italiani”. Sotto la lente gli emendamenti contro i listini bloccati e l’alternanza di genere nelle liste. I dettagli 👇#lorenzogasperini #robertovannacci #futuronazionale #rai3 #agoraestate #giuliadistefano #leggeelettorale #matteosalvini #giorgiameloni #centrodestra #destra #pagineutili

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Lorenzo Gasperini

La dura disamina dell’esponente sovranista ad Agorà Estate sugli emendamenti per la nuova legge elettorale

Roma – Un rovente, dettagliato e quanto mai esplicito braccio di ferro ideologico incentrato sulla futura legge elettorale nazionale, sulle riforme per restituire centralità decisionale al popolo sovrano e sul riposizionamento dei partiti della maggioranza di governo si è aperto ufficialmente nel cuore della capitale. L’esponente di spicco del movimento culturale e patriottico Futuro Nazionale, Lorenzo Gasperini, è intervenuto questa mattina all’interno degli studi della trasmissione televisiva intitolata Agorà Estate, il fortunato programma di approfondimento giornalistico in onda sulle frequenze di Rai 3 e condotto dalla presentatrice Giulia Di Stefano. Il dirigente della scuderia sovranista ha espresso una articolata e coraggiosa disamina circa i rapporti di forza interni allo schieramento conservatore, evidenziando come la corrente che fa capo al Generale Roberto Vannacci stia ormai condizionando le bacheche programmatiche e l’intera agenda politica dell’esecutivo.
Gasperini ha chiarito che i tecnicismi dell’ingegneria costituzionale al dettaglio non appassionano i militanti della fondazione, i quali preferiscono concentrare l’attenzione su tematiche concrete che interessano la vita quotidiana delle imprese private e delle famiglie della penisola.

L’apertura di Matteo Salvini alle preferenze e il superamento dell’obbligo di alternanza di genere

Il movimento ha depositato una serie di emendamenti blindati al testo in discussione alla Camera, concentrando gli sforzi burocratici su due modifiche regolamentari ritenute di fondamentale importanza democratica. Il primo modulo prevede la reintroduzione formale del meccanismo delle preferenze nominali sulla scheda per consentire ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti in Parlamento, eliminando lo strapotere delle segreterie di partito nella nomina dei parlamentari blindati. Il secondo emendamento punta invece all’abolizione radicale dell’obbligo di alternanza di genere maschio-femmina nelle liste elettorali, un vincolo burocratico che secondo Lorenzo Gasperini finisce per istituire una sorta di riserva indiana lesiva della dignità delle stesse donne professioniste. L’esponente di Futuro Nazionale ha sottolineato con soddisfazione come il leader della Lega Matteo Salvini abbia recentemente aperto la bacheca del proprio partito alle preferenze, rincorrendo le tesi della destra identitaria.
Secondo l’analisi espressa su Rai 3, l’asse composto da Fratelli d’Italia e dal Carroccio si trova costretto a inseguire Vannacci sui temi scottanti della sicurezza urbana, del controllo dei flussi dell’immigrazione regolare e della gestione dei beni culturali.

Le promesse elettorali di Giorgia Meloni e la pianificazione dei lanci nella bacheca del fine settimana

La differenza sostanziale tra le forze tradizionali e il nuovo think tank risiede nella capacità di tradurre i proclami in realtà normative sul terreno, superando le timidezze burocratiche che hanno caratterizzato l’azione del governo negli ultimi mesi. Molte delle riforme patriottiche che Giorgia Meloni aveva illustrato nella scorsa campagna elettorale sono rimaste fino ad oggi prive di una concretizzazione reale nei ministeri della capitale. I moduli informativi sugli emendamenti e i link alle clip video di Rai 3 sono consultabili online sulle bacheche della fondazione.
La redazione del giornale continuerà a seguire l’evoluzione del dibattito sulla riforma dei sistemi di voto in modo totalmente neutrale, offrendo un servizio informativo utile e puntuale per aggiornare tutti i lettori d’Abruzzo e del Lazio attenti ai temi dello spettacolo, del lavoro, della scuola e delle riforme sociali nella nostra bellissima penisola.

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Politica

Jonghi Lavarini gela la Fiamma Tricolore e striglia Futuro Nazionale: “Basta derive antifasciste, rispetto per i vecchi missini”

“Basta derive antifasciste, state facendo infuriare i vecchi missini! Voglio chiarezza”. Roberto Jonghi Lavarini rifiuta le avance della Fiamma Tricolore e striglia Futuro Nazionale! 🇮🇹 ⚡ C’è grande fermento nel mondo della destra milanese! Roberto Jonghi Lavarini ha appena diramato un durissimo comunicato stampa per fare chiarezza sul suo futuro. Dopo aver ringraziato la Fiamma Tricolore per un’importante proposta politica (ricordando quando, nel 1999, Pino Rauti lo candidò alla Provincia di Milano, risultando poi decisivo per far vincere Ombretta Colli), Jonghi Lavarini ha deciso di declinare l’invito, almeno per il momento. Il motivo? Vuole vederci chiaro sulle mosse di Futuro Nazionale! “Non ho mai rinnegato i miei ideali. Spero che Futuro Nazionale diventi la casa di tutta la destra diffusa, ma i suoi dirigenti devono occuparsi di Milano e smetterla di dire ‘cazzate antifasciste’ per compiacere qualcuno, perché così fanno solo infuriare lo zoccolo duro storico della Destra!”, ha tuonato Lavarini, attaccando duramente l’entourage della dirigenza. Leggi il comunicato integrale e la nostra analisi politica nell’articolo! 👇 🗳️ E voi, credete che la “destra diffusa” riuscirà a trovare un nuovo leader in grado di unire tutti?

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Jonghi Lavarini

Redazione – Nel frastagliato, complesso e sempre in fermento universo della destra politica milanese e nazionale, le mosse sullo scacchiere non sono mai casuali, ma pesano come veri e propri macigni. Nelle scorse ore, una nota ufficiale diramata dal noto esponente politico Roberto Jonghi Lavarini ha letteralmente infiammato il dibattito interno agli ambienti della destra radicale e conservatrice. Con un comunicato schietto, diretto e senza alcun pelo sulla lingua (come nel suo inconfondibile stile), Jonghi Lavarini ha voluto rispondere pubblicamente alle avance politiche ricevute dalla Fiamma Tricolore, cogliendo però l’occasione per lanciare un durissimo avvertimento ai vertici di Futuro Nazionale.

Il ringraziamento alla Fiamma e il ricordo storico del 1999

La dichiarazione si apre con un sincero riconoscimento umano e politico verso chi gli ha teso la mano. «Ringrazio i camerati della Fiamma Tricolore per la loro stima, stima che è ampiamente ricambiata, e per la loro proposta politica che mi lusinga e mi stimola moltissimo», esordisce Jonghi Lavarini, dimostrando un profondo rispetto per la storia e per i simboli di quell’area politica.
Ma è guardando al passato che si capisce il peso specifico del presente. L’esponente politico rievoca infatti una storica battaglia elettorale che cambiò le sorti di Milano: «Già nel lontano 1999 fui candidato proprio con loro alla presidenza della Provincia di Milano, su proposta diretta e personale dell’indimenticato Pino Rauti. In quell’occasione ottenni un piccolo, ma dal peso specifico straordinario, 1,9%. Quel risultato si rivelò poi matematicamente determinante, al momento del ballottaggio, per riuscire a fare eleggere Ombretta Colli». Un pezzo di storia della politica ambrosiana che ricorda a tutti come i voti della “destra dura e pura” siano sempre stati l’ago della bilancia per le vittorie del centrodestra allargato.

Ideali immutati e l’attacco ai “collaboratori incapaci”

Se i tempi storici, le leggi elettorali e i precari equilibri dei palazzi romani sono radicalmente cambiati, Jonghi Lavarini rivendica con orgoglio di essere rimasto esattamente l’uomo di sempre: «Io non ho mai cambiato né i miei valori né i miei ideali, e ho continuato ininterrottamente a fare politica militante sul territorio con la stessa immutata passione del primo giorno».
Tuttavia, il clima si surriscalda quando il mirino si sposta sulle recenti dichiarazioni politiche emerse sulla stampa. Entrando nel merito di alcune uscite attribuite a Burgio (figura di spicco dei nuovi movimenti a destra), Jonghi Lavarini usa il fioretto per salvare il leader e la sciabola per colpire l’entourage: «Non credo assolutamente che tutte quelle riportate dai media siano veramente dichiarazioni di Burgio. Sono molto più probabilmente il frutto della penna di qualche suo zelante quanto incapace collaboratore, qualcuno che nella vita non si è evidentemente mai occupato di vera militanza sul campo e di comunicazione politica seria».

Lo scossone a Futuro Nazionale: “Basta cazzate antifasciste!”

Ma è nel finale che il comunicato si trasforma in un vero e proprio manifesto politico e in un avvertimento categorico per chi cerca di costruire una nuova grande casa per i conservatori. L’obiettivo dichiarato di Jonghi Lavarini è che Futuro Nazionale (movimento nato sull’onda del fenomeno Vannacci) possa davvero diventare il partito di riferimento elettorale di tutta la grande e frastagliata “destra diffusa”. Ma le condizioni per il suo appoggio sono rigide e non negoziabili.
«Spero che i dirigenti di Futuro Nazionale si occupino seriamente del presente e del futuro della città di Milano, abbandonando sterili dibattiti sulla storia passata», tuona l’esponente politico. Poi, la stoccata finale, durissima e senza filtri, rivolta ai tentativi di “annacquare” l’identità del movimento per compiacere i salotti buoni: «Basta con queste cazzate antifasciste, che non fanno altro che infuriare e allontanare lo storico zoccolo duro dei vecchi missini!».
La conclusione è una porta socchiusa, ma che richiede risposte immediate: «Per ora, quindi, declino l’invito ufficiale e resto in attesa di doverosi chiarimenti politici». La palla, adesso, passa inevitabilmente ai vertici del partito. Il dibattito a destra è più aperto che mai.

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Politica

I Cristiano Riformisti all’attacco: “Dietro la facciata di Vannacci si nasconde un pericoloso disegno autocratico. Mattarella intervenga!”

“Dietro il conservatorismo di facciata di Vannacci si nasconde un pericoloso disegno autocratico!”. L’On. Antonio Mazzocchi lancia l’allarme politico in difesa della Costituzione. ⚖️ 🇮🇹 Un gruppo di eminenti giuristi e docenti universitari ha inviato una lettera formale al Presidente Sergio Mattarella per denunciare i “gravissimi rischi democratici” del programma politico del Generale Vannacci. A sostenerli a spada tratta arriva la durissima presa di posizione dell’On. Antonio Mazzocchi (Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti)! “Plaudiamo all’iniziativa dei giuristi: è un atto di grande responsabilità civile! In tempi non sospetti avevamo già denunciato la natura del progetto di Vannacci: dietro una facciata conservatrice si cela la volontà di annientare i diritti civili conquistati negli anni!”, ha dichiarato Mazzocchi. “I valori dell’ispirazione cristiana si traducono nella tutela della dignità umana e della libertà, e non possono essere barattati con visioni discriminatorie. Faremo rete con tutte le forze sane del Paese per bloccare questa deriva illiberale!”. Leggi l’intervento completo nel nostro articolo di approfondimento politico! 👇 🗳️ E voi, siete d’accordo con i giuristi e con le dure parole dell’On. Mazzocchi sui rischi per i nostri diritti civili?

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Vannacci

Redazione – Il dibattito politico attorno alla figura, alle dichiarazioni e al manifesto programmatico del Generale Roberto Vannacci continua a infiammare l’opinione pubblica e a scuotere profondamente le coscienze democratiche del nostro Paese. In un clima di crescente tensione ideologica, la voce ferma e autorevole dell’Onorevole Antonio Mazzocchi, attuale Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti, si alza forte e chiara per lanciare un durissimo monito istituzionale. Al centro della sua durissima presa di posizione c’è il totale e incondizionato sostegno all’iniziativa recentemente promossa da un nutrito gruppo di eminenti giuristi e docenti universitari italiani, i quali hanno inviato una formale e accorata lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per denunciare a gran voce i gravissimi rischi democratici insiti nel programma politico proposto da Vannacci.

Il plauso all’appello dei giuristi: la Costituzione va difesa

In una nota ufficiale diffusa alla stampa, l’On. Mazzocchi non ha usato mezzi termini per definire la portata storica e morale del momento che stiamo vivendo. «Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo il nostro pieno, convinto e condiviso plauso all’iniziativa coraggiosa dei giuristi e dei docenti universitari», ha esordito il Presidente.
La mossa degli accademici non viene vista come una semplice provocazione intellettuale, ma come una necessità vitale per la tenuta del sistema democratico. «Come Movimento politico, da sempre profondamente radicato e ispirato dai valori assoluti di democrazia, uguaglianza e libertà (esattamente come solennemente scritto dai Padri Fondatori nella nostra Costituzione), accogliamo questo appello come un autentico atto di responsabilità civile e istituzionale. La Costituzione repubblicana è l’unico vero faro della nostra convivenza civile e pacifica, e va difesa con i denti da ogni misero tentativo di regressione culturale e politica».

Oltre la propaganda: i rischi reali per i diritti civili

L’analisi politica dell’On. Mazzocchi si fa poi ancora più chirurgica, invitando i cittadini e gli elettori a non lasciarsi ammaliare da slogan populisti di facile presa, ma a scavare a fondo per comprendere le reali intenzioni che si celano dietro certe ascese politiche.
«Oggi abbiamo il dovere morale di guardare la realtà ben oltre la cortina fumogena della propaganda», avverte Mazzocchi. «Come Movimento abbiamo più e più volte denunciato, in tempi non sospetti e lontani dai riflettori, la vera natura oscura del progetto politico di Vannacci. Dietro un conservatorismo di facciata (spesso usato come specchietto per le allodole per attirare consensi moderati) si nasconde, in verità, un disegno autocratico estremamente pericoloso per tutti noi. Parliamo di un disegno politico che punta deliberatamente ad annientare e cancellare tutti i diritti civili che sono stati faticosamente conquistati, con sangue e sudore, nel corso degli anni nel nostro Paese e che sono fermamente sanciti nella nostra Costituzione».

I valori cristiani come baluardo contro le derive autoritarie

Nel suo accorato appello, il Presidente dei Cristiano Riformisti richiama con forza le radici etiche della propria dottrina politica, sottolineando come la vera ispirazione cristiana non possa mai sposarsi con posizioni discriminatorie.
«Crediamo fermamente che l’ispirazione cristiana si traduca sempre e solo nella tutela incondizionata della dignità umana, della libertà individuale di ogni singolo cittadino e del pluralismo delle idee. Questi sono pilastri inamovibili che non possono e non devono mai essere barattati con bieche visioni autoritarie, regressive o discriminatorie verso le minoranze». Proprio per questo motivo, il grido d’allarme lanciato dal prestigioso mondo accademico e giuridico italiano non può in alcun modo restare inascoltato dai vertici dello Stato.

La promessa: “Vigileremo con le forze sane del Paese”

La dichiarazione si conclude con un’esortazione alla mobilitazione democratica e pacifica. Il Movimento non intende fare passi indietro, ma si pone come baluardo e sentinella a difesa delle istituzioni repubblicane. «Come Movimento dei Cristiano Riformisti continueremo a vigilare attivamente e a fare rete, giorno dopo giorno, con tutte le forze sane e democratiche del nostro amato Paese. Il nostro obiettivo è respingere sul nascere ogni deriva illiberale e riaffermare, con rinnovata forza e convinzione, la centralità assoluta e insostituibile dei principi costituzionali».

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Politica

FNV, Jonghi Lavarini lancia la sfida: “Sforzini ha ragione, basta mestieranti. I nostri eletti rinuncino al 50% dello stipendio!”

“Basta mestieranti attaccati alla poltrona! I nostri politici si dimezzino lo stipendio per finanziare il partito!”: la proposta-shock di Jonghi Lavarini che infiamma il dibattito! 🇮🇹 💶 Ricordate il durissimo editoriale in cui Luca Sforzini attaccava gli “impiegati della politica” e i cattivi consiglieri senza spessore? Ebbene, il noto esponente politico milanese Roberto Jonghi Lavarini (Il “Barone Nero”) ha risposto pubblicamente raccogliendo la sfida! “Sforzini ha pienamente ragione: per costruire un vero partito nazional-popolare dobbiamo cacciare i mestieranti e selezionare patrioti intelligenti, liberi e pensanti, che non abbiano bisogno dei soldi pubblici per vivere!”, ha tuonato Jonghi Lavarini. Ma non si è fermato qui, lanciando una provocazione pesantissima ai vertici di FNV: “Diamo un segnale forte agli italiani: obblighiamo tutti i nostri futuri eletti in Parlamento e nelle Regioni a devolvere il 50% del loro lauto stipendio al partito!”. Una proposta rivoluzionaria che rimetterebbe al centro la vera passione politica a discapito dei privilegi. Leggi il botta e risposta completo nel nostro articolo! 👇 ✂️ E voi, siete d’accordo con questa drastica proposta per dimezzare i famosi “stipendi d’oro” dei politici? Votate nei commenti!

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Jonghi Lavarini

Redazione  – Il durissimo, lucido e storico editoriale a firma di Luca Sforzini (in cui si criticava apertamente l’attuale classe politica, elogiando la strategia di Francesco Cossiga e mettendo in guardia i leader dalle “cornacchie nere” e dai cattivi consiglieri che si accontentano degli “yes-men”) non è passato inosservato. Al contrario, ha gettato un pesante sasso nello stagno del dibattito politico nazionale e, in particolar modo, all’interno degli ambienti patriottici e conservatori. A raccogliere per primo il guanto di sfida intellettuale lanciato dal Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale è stato Roberto Jonghi Lavarini, figura storica della destra milanese e noto alle cronache politiche e mediatiche con l’appellativo di “Barone Nero”. Ne è scaturita una riflessione che rilancia, e se possibile amplifica, le critiche feroci all’attuale mediocrità della politica italiana.

Il dibattito: la convergenza inaspettata tra Sforzini e Jonghi Lavarini

Attraverso una nota stampa ufficiale, Roberto Jonghi Lavarini ha voluto rispondere pubblicamente alle provocazioni di Sforzini, mettendo da parte le divergenze per concentrarsi sul bene superiore della Nazione.
«Se è vero che su molte tematiche di natura storica, culturale e squisitamente filosofica mi trovo a dissentire con Luca Sforzini», esordisce onestamente il Barone Nero, «sulle questioni invece puramente metodologiche e organizzative, come quelle brillantemente poste nel suo simpatico e pungente articolo sulle “cornacchie nere”, mi trovo assolutamente d’accordo e concordo in pieno con la sua visione d’insieme».
La diagnosi, insomma, è condivisa da entrambi gli esponenti: il sistema politico italiano soffre di una cronica mancanza di statura. La politica è diventata per molti un vero e proprio “mestiere” per sbarcare il lunario, piuttosto che una nobile missione per cambiare le sorti del Paese.

L’identikit della nuova classe dirigente: “Patrioti liberi e pensanti”

Jonghi Lavarini entra poi nel merito di quello che dovrebbe essere il vero obiettivo per chiunque voglia incidere nel futuro politico dell’Italia (con un riferimento esplicito al movimento FNV).
«Il punto è cruciale: se vogliamo costruire veramente e in maniera solida un grande e stabile partito nazional-popolare, serve elevare drasticamente il livello del dibattito», sottolinea con vigore. Ma come si ottiene questo risultato in un’epoca dominata dai social e dai consensi volatili? La risposta è nella dura selezione alla base. «Dobbiamo selezionare una classe dirigente che non sia composta dai soliti “mestieranti della politica” attaccati alla poltrona, bensì da veri patrioti. Persone intelligenti, profondamente libere dai condizionamenti, altamente preparate. Devono essere sì fedeli al capo e alla linea, ma allo stesso tempo devono rimanere autorevoli e pensanti, capaci di esprimere le proprie idee per migliorare il progetto comune».

L’indipendenza economica come garanzia di libertà morale

L’analisi di Jonghi Lavarini tocca poi un nervo da sempre scopertissimo nell’elettorato italiano: la connessione tra la dipendenza economica dalla politica e la perdita di indipendenza intellettuale del politico stesso. Secondo il Barone Nero, infatti, un buon dirigente dovrebbe essere «meglio se economicamente indipendente dai soldi pubblici e dai ricchi stipendi istituzionali», onde evitare che la paura di perdere il vitalizio lo trasformi nel classico “yes-man” (o “alzamano”, per dirla alla Sforzini) terrorizzato di contraddire i vertici del partito.

La provocazione (e la sfida) lanciata a FNV: taglio del 50% agli stipendi

A conclusione del suo intervento, Jonghi Lavarini lancia una vera e propria “bomba” programmatica, una proposta concreta e clamorosa che farà sicuramente discutere animatamente i militanti e i vertici dirigenziali: «Anzi, faccio una proposta concreta: perché FNV non si impegna fin da subito, statutariamente, ad obbligare i propri futuri eletti in Parlamento e nei vari Consigli Regionali a devolvere il 50% del proprio lauto stipendio direttamente alle casse del movimento? Questo sarebbe di certo un piccolo, ma estremamente chiaro e utilissimo segnale politico di rottura col passato!».
Una provocazione forte che rimette al centro il concetto di sacrificio personale e militanza disinteressata. La palla, ora, passa ai dirigenti. Chi sarà il prossimo ad accogliere la sfida?

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