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Matera, i sindacati approvano il bonus BasilImpresaInvestimenti ma attaccano il Mimit sulla vertenza CallMat

🚨 VERTENZA CALLMAT: I SINDACATI PROCLAMANO LO STATO DI AGITAZIONE! Slc CGIL, Fistel CISL, Uilfpc UIL e UGL Basilicata prendono atto con favore del nuovo bonus regionale “#BasilImpresaInvestimenti” varato dall’Assessore Francesco Cupparo per favorire le assunzioni, ma attaccano duramente il Governo centrale: “Basta silenzi sulla pelle di 350 famiglie a Matera. Il tavolo del 29 luglio al Mimit deve essere decisivo, non accetteremo speculazioni da parte di TIM o ulteriori rinvii della burocrazia dopo l’estate”. Annunciato un maxi presidio di protesta a Roma, tutti i dettagli nel pezzo 👇#matera #basilicata #callmat #tim #mimit #scioperotelecomunicazioni #annarusselli #vincenzopiccinni #pinogiordano #giovanniletterelli #lavoromatera #pagineutili

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Callmat, incontro al Mimit

La nota congiunta di Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano contro il silenzio di Tim

Matera – Un profondo, rovente e quanto mai cruciale scontro industriale incentrato sul destino occupazionale dei grandi call center del mezzogiorno, sulle riforme per il reinserimento dei dipendenti licenziati e sulle responsabilità contrattuali dei colossi delle telecomunicazioni mobili si è aperto ufficialmente nel distretto lucano. Le Segreterie Regionali della Basilicata delle sigle Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpc Uil e Ugl Telecomunicazioni hanno espresso un parere favorevole circa l’approvazione formale, da parte della Giunta regionale, del testo coordinato dell’Avviso pubblico denominato BasilImpresaInvestimenti. Si tratta di una misura economica strategica che prevede l’erogazione di un bonus finanziario straordinario destinato a tutte le imprese private che sceglieranno di investire sul territorio effettuando l’assunzione e la formazione professionale dei lavoratori provenienti dal bacino della storica vertenza CallMat.
I rappresentanti dei lavoratori hanno espresso un sincero apprezzamento per l’impegno istituzionale profuso dall’Assessore regionale allo Sviluppo Economico e al Lavoro Francesco Cupparo, il quale ha messo in campo strumenti concreti per favorire la ricollocazione della manodopera ed evitare lo spopolamento industriale della provincia.

L’angoscia di trecentocinquanta famiglie e il rifiuto di un nuovo rinvio burocratico dopo le ferie estive

I segretari regionali Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano hanno tuttavia evidenziato come le lodevoli misure di welfare sussidiario approntate dagli uffici di Potenza rischino di rimanere monche in assenza di un piano industriale nazionale coordinato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. A pochissimi giorni di distanza dal cruciale tavolo istituzionale ufficialmente convocato a Roma per la giornata di mercoledì ventinove luglio, i sindacati denunciano la totale assenza di informazioni e il silenzio assoluto che circonda il futuro dello stabilimento di Matera. I corpi intermedi reputano inaccettabile che non siano ancora stati definiti i futuri volumi di traffico telefonico e le precise responsabilità commisurate al colosso Tim, alimentando in questo modo una forte angoscia tra gli oltre trecentocinquanta operatori che da mesi vivono sospesi in un limbo contrattuale precarizzato.
La Ugl e le sigle confederali hanno lanciato un severo monito ai dirigenti del ministero guidato da Adolfo Urso, precisando che il confronto di fine luglio dovrà configurarsi come un momento decisionale e conclusivo, respingendo l’ipotesi di un appuntamento interlocutorio destinato a rinviare le risposte all’autunno.

L’annuncio del maxi presidio operaio a Roma e la pianificazione dei testi nella bacheca del lunedì

I lavoratori esigono il rispetto della propria dignità professionale e un cronoprogramma vincolante per l’erogazione degli ammortizzatori sociali sul territorio materano. Per queste ragioni Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpc Uil e Ugl Telecomunicazioni hanno annunciato l’organizzazione di una imponente mobilitazione di massa, allestendo un presidio di protesta davanti ai cancelli del ministero romano in concomitanza con lo svolgimento del tavolo del ventinove luglio per pretendere garanzie scritte sulla tenuta del sito. I moduli per l’adesione ai pullman sindacali e i link alle bacheche informative sono consultabili online sulle piattaforme telematiche ufficiali delle federazioni lucane.
La redazione del giornale continuerà a documentare le vicende della CallMat di Matera in modo totalmente neutrale, offrendo un servizio informativo utile e puntuale per aggiornare tutti i lettori d’Abruzzo e del Lazio attenti ai temi dello spettacolo, del lavoro, della scuola e dello sviluppo delle riforme del terzo settore in Italia.

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Esteri

Compie 117 anni la persona piu’ anziana al mondo

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Compie 117 anni la persona piu' anziana al mondo

Ethel Caterham festeggia 117 anni nel Surrey: la storia della donna più anziana del mondo, guarita dal Covid a 110 anni, dall’India coloniale all’incontro con re Carlo III fino al primato da Guinness.Nata il 21 agosto 1909 a Shipton Bellinger, un piccolo villaggio dell’Hampshire, Ethel Caterham ha raggiunto il traguardo dei 117 anni, consolidando la sua posizione di persona più anziana del mondo. Il suo primato è stato certificato ufficialmente da Guinness World Records e dall’organizzazione LongeviQuest il 30 aprile 2025, a seguito della scomparsa della religiosa brasiliana Inah Canabarro Lucas, deceduta all’età di 116 anni. Oggi la supercentenaria britannica risiede presso la struttura di ricovero per anziani Lightwater, situata nella contea del Surrey, dove ha festeggiato l’evento circondata dai propri familiari e amici.Penultima di otto figli,la vita di Ethel Caterham comincia sotto il regno di Edoardo VII, ben tre anni prima del disastro del Titanic e prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Nel 1927, all’età di 18 anni, la donna lasciò l’Inghilterra per trasferirsi nell’India coloniale, lavorando come ragazza alla pari presso la residenza di un ufficiale dell’esercito britannico.

Dopo il rientro in patria, conobbe il tenente colonnello Norman Caterham, con cui si sposò nel 1933. La coppia visse a lungo all’estero, spostandosi tra Gibilterra e Hong Kong; in quest’ultima località, la donna fondò e gestì una scuola materna. Rimasta vedova nel 1976 e sopravvissuta alle sue due figlie, ha mantenuto un’autonomia straordinaria, continuando a guidare l’automobile fino al compimento dei 100 anni.

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Iran – minacce a Barron Trump in un video della tv di stato, taglia da dieci milioni

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Iran - minacce a Barron Trump in un video della tv di stato, taglia da dieci milioni

La televisione di Stato iraniana ha trasmesso un video che sostiene di seguire gli spostamenti di Barron Trump, il figlio ventenne di Donald Trump, e afferma che sulla sua testa sarebbe stata posta una taglia da 10 milioni di dollari (8,5 milioni di euro).

Le immagini, diffuse da media legati ai Guardiani della Rivoluzione e mandate in onda sul Canale 3 della tv di Stato iraniana, hanno per titolo “Where and how should we kill Barron Trump?”.

Il filmato sostiene di mostrare la posizione della sua università, i veicoli di scorta e la disposizione degli agenti del Secret Service, e afferma che i suoi movimenti sarebbero stati ‘completamente monitorati’. La notizia sulla taglia non ha potuto essere verificata in modo indipendente al momento della pubblicazione.

Il video sostiene inoltre che ‘una ragazza’ sarebbe riuscita a eludere la protezione del Secret Service, si sarebbe seduta con Barron Trump in un incontro privato e avrebbe passato informazioni agli autori del programma.

Afferma anche che Barron Trump comunicherebbe in privato tramite messaggi vocali e di testo su Xbox, lontano dal controllo della sua scorta. Euronews non ha potuto verificare in modo indipendente nessuna di queste affermazioni.

La trasmissione segue un video simile diffuso a luglio dall’agenzia Tasnim, legata ai Guardiani della Rivoluzione, intitolato “Where and how is Melania Trump accessible?”, che descriveva i movimenti di Melania Trump a New York e indicava presunte falle nel suo sistema di sicurezza. Alla fine di maggio, il New York Post ha riferito di un presunto complotto contro Ivanka Trump.

I media statali iraniani hanno inoltre diffuso minacce dirette contro lo stesso Trump. A luglio, un cartellone nella piazza della Rivoluzione islamica a Teheran mostrava Trump apparentemente morto in una bara, con la scritta in inglese “We will kill Trump”.

Un altro video, diffuso in precedenza, sosteneva di tracciare il percorso del corteo di Trump tra gli aeroporti e le sue residenze in Florida e a New York. Il Secret Service statunitense ha confermato di star esaminando le immagini.

Nel gennaio 2020 un attacco con droni statunitensi ha ucciso il comandante della Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione, Qassem Soleimani, all’aeroporto internazionale di Baghdad. L’operazione era stata autorizzata da Trump durante il suo primo mandato.

Le autorità iraniane promisero vendetta per l’uccisione di Soleimani e da allora hanno ribadito più volte quelle minacce.

Il secondo, e più recente, fattore scatenante è la morte dell’ayatollah Ali Khamenei nei raid statunitensi-israeliani del 28 febbraio, il primo atto della guerra in corso.

Alcune figure dei media statali iraniani hanno inquadrato le minacce personali contro Trump esplicitamente nel concetto giuridico islamico di “qisas”, o giustizia retributiva, sostenendo che l’uccisione della guida della Repubblica islamica crea l’obbligo di uccidere la persona ritenuta responsabile.

Mohammad-Javad Larijani, commentatore della televisione di Stato iraniana, ha definito il qisas un “diritto inalienabile” della Repubblica islamica. Parlando di chi ritiene responsabile della morte di Khamenei, ha affermato: “Faremo tutto ciò che è in nostro potere e non esiste alcun ostacolo legale internazionale che possa fermarci”.

“Se non applichiamo il qisas a Trump, se non puniamo l’uccisore della nostra guida, l’attuale guida e i dirigenti della Repubblica islamica dovranno sempre vivere nascosti”, ha dichiarato Mohsen Ghanbarian, un altro volto abituale dell’emittente statale.

Trump ha avvertito che qualsiasi tentativo di ucciderlo provocherebbe una dura risposta degli Stati Uniti. Il 20 gennaio ha dichiarato che, in caso di un attentato contro di lui, “l’intero Paese Iran esploderà”. Ha aggiunto di aver impartito ordini tali da garantire che gli Stati Uniti “cancelleranno la Repubblica islamica dalla faccia della Terra” se le minacce dovessero concretizzarsi.

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Spagna – e’ morto Carlos Rodriguez, l’uomo allevato dai lupi

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Spagna - e' morto Carlos Rodriguez, l'uomo allevato dai lupi

Il famoso “ragazzo lupo” Marcos Rodriguez, spagnolo è morto la settimana scorsa all’età di 80 anni al termine di una vita straordinaria cominciata con gli anni trascorsi con un branco di lupi.

Nato nel 1946 in un Paese che si stava appena riprendendo da una guerra civile e da una guerra mondiale, Marcos Rodríguez Pantoja sembra avere incarnato il personaggio di Mowgli, il protagonista de Il libro della giungla e di altre opere di Rudyard Kipling.

La vita di Rodríguez è stata segnata da povertà, fame e maltrattamenti. Il padre riusciva a malapena a sfamare la famiglia, mentre la matrigna lo trattava con brutalità.

A sei anni il padre lo vendette a un pastore di capre. L’uomo lo lasciò in una valle isolata, dove avrebbe dovuto badare al bestiame insieme a un vecchio pastore. Il pastore gli insegnò come sopravvivere in montagna e come utilizzare le risorse disponibili.

Quando il pastore morì poco dopo, Marcos rimase completamente solo. Con il tempo trasformò la natura selvaggia nella sua casa e trovò una famiglia negli animali che lo circondavano.

Per dodici anni Rodríguez visse senza alcun contatto umano e sviluppò propri sistemi di comunicazione. Conosceva i versi degli animali, dal canto degli uccelli al richiamo dei cervi, ed era convinto di poter dialogare facilmente con volpi, lupi e perfino serpenti. In tutti quegli anni preferì restare lontano dalla civiltà. Fuggiva o si nascondeva quando sentiva voci umane tra le montagne.

Il bambino conquistò la fiducia di un branco di lupi, nutrendo i cuccioli e ululando quando percepiva un pericolo.

L’antropologo Gabriel Janer Manila lo intervistò per diversi mesi nell’ambito di uno studio di scienze sociali per la Facoltà di Filosofia dell’Università di Palma di Maiorca. I colloqui si svolsero tra novembre 1975 e aprile 1976.

A suo giudizio Rodríguez era riuscito a sopravvivere grazie all’intelligenza e alla capacità di immaginare. Nella sua tesi di dottorato Janer descrisse le diverse fasi della vita di Rodríguez: come sia diventato poco a poco parte di quella comunità, come ne abbia imparato le regole e il linguaggio dell’ambiente e come abbia trattato gli animali come suoi pari.

“Io piangevo e loro mi saltavano addosso… poi mi hanno mostrato la strada verso la loro tana, il rifugio dei lupi”, raccontò Rodríguez a Janer. In quel racconto descriveva come i cuccioli di lupo gli girassero intorno e saltassero in alto per salutarlo.

Col tempo, a quanto pare, si creò una sorta di simbiosi tra lui e i lupi.

“Quando volevo pescare, andavo al fiume e pescavo, quando volevo un coniglio ne prendevo uno, quando volevo un cervo chiamavo i miei genitori, i lupi, lanciavo un ululato, mi nascondevo nel fiume e i lupi spingevano la selvaggina fino a me”, raccontò Rodríguez.

Janer pubblicò in seguito la sua ricerca in Spagna in un libro intitolato He jugado con lobos (Ho giocato con i lupi).Nel 2010 una squadra del programma di TVE Informe Semanal parlò con Rodríguez nel suo paese natale, Añora. In quel momento tornava lì per la prima volta dopo 60 anni. Ripensando al periodo trascorso in montagna, davanti alla telecamera disse: “Stavo benissimo. Non sapevo che cosa fosse il denaro, ma avevo sempre abbastanza da mangiare”.Quando nel 1965, a 19 anni, fu scoperto dalla Guardia Civil, dovette riabituarsi a una vita in mezzo agli esseri umani: un processo di adattamento difficile e lungo. In seguito Rodríguez ha ripetuto più volte di essere stato felice in montagna. A suo dire, le vere sofferenze erano iniziate solo quando era stato trovato e costretto a integrarsi nella società.La sua storia è stata portata anche sul grande schermo nel film Entrelobos uscito nelle sale spagnole il 26 novembre 2010.

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