Rimani in contatto con noi
#

Attualità

La grande fuga: 13 milioni di italiani in vacanza per Ferragosto. Dimmi come viaggi e ti dirò chi sei: ecco le 5 nuove “tribù” dell’estate 2026

Sei un “Digital” col portafogli gonfio, un nostalgico “Abitudinario” da stesso ombrellone o un “Microvacanziere” del weekend? 🏖️ 🧳 A Ferragosto si metteranno in viaggio 13 milioni di italiani, ma il modo di fare le vacanze è cambiato per sempre! Confturismo ha analizzato l’estate 2026 e ha scoperto 5 nuovissime “tribù” di turisti, con budget, stili di vita e abitudini completamente opposte. Ci sono i giovani under 35 che fuggono all’estero, gli over 65 che cercano solo pace e terme, e i maniaci dei social network che scelgono la meta solo per le foto su Instagram! Leggi la nostra divertentissima inchiesta e scopri a quale categoria appartieni! Faccelo sapere nei commenti 👇 🇮🇹

Pubblicato

a

Italiani in vacanza

Roma – Le valigie sono chiuse, i bauli delle auto caricati all’inverosimile e le ferie finalmente timbrate. L’Italia intera si prepara a vivere il rito laico e intoccabile per eccellenza: la grande fuga di Ferragosto. Secondo gli ultimissimi, accurati dati forniti dall’Osservatorio longitudinale sulla propensione turistica realizzato da Confturismo-Confcommercio e Swg, saranno ben 13 milioni gli italiani che si godranno una meritata vacanza in questo caldissimo periodo. Di questi, la stragrande maggioranza (9 milioni) si concederà un soggiorno lungo, mentre 4 milioni opteranno per un break più breve per ricaricare le batterie. E non dimentichiamo l’esercito dei pendolari del relax: altri 4,5 milioni di coraggiosi si lanceranno nella classica, massacrabile ma irrinunciabile “gita in giornata” senza pernottamento.

Un turismo che cambia pelle: la frammentazione del desiderio

Dietro questi numeri impressionanti, tuttavia, si nasconde una rivoluzione silenziosa. Come fa notare Manfred Pinzger, presidente di Confturismo-Confcommercio, «i dati ci raccontano un turismo italiano che ha decisamente cambiato pelle: è diventato più frammentato, più consapevole e, soprattutto, quasi morbosamente legato alle singole, personalissime esigenze individuali». L’era della “villeggiatura” statica, in cui intere famiglie si trasferivano nello stesso posto per un mese intero, è ormai un ricordo sfocato. Oggi le abitudini si sono polverizzate, dando vita a veri e propri stili di viaggio contrapposti. La ricerca ha isolato cinque profili dominanti: cinque nuove “tribù” estive in cui è facilissimo riconoscersi. Voi, a quale appartenete?

I “Digital”: i nuovi padroni del viaggio armati di smartphone e portafogli gonfi

È la fetta più grossa e influente del mercato, un esercito di ben 18 milioni di viaggiatori. Il vacanziere “Digital” ha le spalle economicamente molto larghe, potendo contare sul budget medio più alto in assoluto: ben 1.389 euro a persona. Questo profilo non fa una sola vacanza, ma “spalma” i suoi viaggi durante tutta l’estate, di cui almeno uno di lunga durata. La sua bussola non è la cartina geografica, ma l’algoritmo: sceglie le mete facendosi suggestionare da Instagram e TikTok, segue i consigli dei travel blogger e prenota i ristoranti vivisezionando le recensioni online. In vacanza è perennemente connesso, pronto a postare foto, tramonti e piatti gourmet. Cerca esperienze “instagrammabili” a stretto contatto con la natura, ma sempre con lo smartphone a portata di mano per suscitare l’invidia social degli amici a casa.

I “Silver” e l’estasi del riposo. Contro i frenetici “Microvacanzieri”

Totalmente opposta è la filosofia dei “Silver” (9,5 milioni di italiani). Parliamo di viaggiatori over 65, con un budget solidissimo di 1.237 euro. Per loro l’estate non è stress o ricerca spasmodica di nuovi brividi, ma un diritto acquisito alla pace assoluta. In 7 casi su 10 fanno vacanze molto lunghe, spessissimo sfruttando le seconde case o l’ospitalità di parenti. Cercano relax, terme, benessere e cultura, muovendosi quasi esclusivamente in Italia, verso destinazioni che già conoscono e che reputano sicure. I social network li ignorano, le recensioni non gli interessano: si fidano del loro istinto e del caro vecchio passaparola.

A fargli da contraltare ci sono 7 milioni di “Microvacanzieri”. Hanno il budget più basso (828 euro per l’estate 2026), ma la flessibilità più alta. Vivono l’estate con “morsi e fuggi” da 3-5 notti massimo, preferendo rigorosamente l’Italia e la comodità dell’albergo. Organizzano tutto all’ultimo minuto sul web, cercando l’offerta lampo perfetta per staccare la spina giusto il tempo necessario prima di rituffarsi nel lavoro.

I giovani “Esterofili” all’avventura e la resistenza romantica degli “Abitudinari”

La spaccatura generazionale si fa evidentissima nell’ultima analisi. Da un lato ci sono gli “Esterofili”: in gran parte under 35, con un corposo budget di 1.244 euro, investono i loro sudati risparmi per esplorare l’Europa o il mondo. Non si accontentano del mare nostrano: vogliono esplorare, fare scoperte culturali e vivere esperienze “immersive”, prenotando spesso tramite agenzie e condividendo ogni passo con la propria community social.

Dall’altro lato, vera e propria roccaforte romantica del nostro Paese, resistono eroicamente 4,5 milioni di “Abitudinari” (budget medio 892 euro). Sono i tradizionalisti per eccellenza, turisti fedelissimi che tornano ogni anno nello stesso identico luogo, sotto lo stesso ombrellone, mangiando lo stesso gelato. Vivono in città grandi e caotiche tutto l’anno e, ad agosto, l’unica cosa che chiedono alla vita è il riposo. Non vogliono sorprese, non postano nulla sui social, non leggono recensioni online. Vogliono solo stendere l’asciugamano nel “loro” pezzo di Italia, guardare il mare e dimenticarsi del resto del mondo.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Politica

“Fatti non foste a viver come bruti”: il nuovo, tagliente manifesto in codice dal Castello Sforzini per svegliare la politica

“Le buone genealogie hanno sempre qualche antenato irregolare. Fatti non foste a viver come bruti”. 📜 🏰 Il nuovo dispaccio diramato dal Castello Sforzini (quartier generale del think tank Rinascimento Nazionale) è un vero capolavoro di crittografia politica! Un durissimo attacco alla mediocrità dei vecchi partiti (i “bruti” di dantesca memoria) e una rivendicazione orgogliosa di voler costruire una nuova Destra, fiera e non conformista. Nel mirino di Luca Sforzini c’è anche la politica estera: “La geografia conta più della diplomazia”. L’Italia deve tornare a difendere i propri interessi nel Mediterraneo senza piegare la testa davanti a nessuno. Tu hai colto il messaggio nascosto dietro queste frasi? Leggi il nostro editoriale per scoprire tutti i retroscena! 👇 🇮🇹

Pubblicato

a

Il Mattutino del 13 agosto 2026

Castellar Ponzano (Alessandria) – C’è un’arte sottile, e quasi del tutto perduta nella politica contemporanea urlata e sguaiata dei talk show, che consiste nel dire moltissimo usando pochissime parole. È l’arte del messaggio in codice, dell’aforisma affilato che costringe chi legge a fermarsi, riflettere e unire i puntini. Questa mattina, giovedì 13 agosto, dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano (ormai incontrastato pensatoio e laboratorio strategico del think tank Rinascimento Nazionale) è stato diramato il nuovo, attesissimo “Mattutino”. Tre frasi, brevi e perentorie come colpi di martello, che delineano in modo inequivocabile la spina dorsale, l’identità e gli obiettivi della rivoluzione culturale e politica promossa da Luca Sforzini per il progetto di Futuro Nazionale.

“L’antenato irregolare”: la fiera rivendicazione di un’identità non ortodossa

La prima frase del dispaccio mattutino suona come una dichiarazione d’indipendenza: «Le buone genealogie hanno sempre qualche antenato irregolare». Il riferimento, tutt’altro che casuale, è al clamoroso dibattito suscitato in questi giorni dalla costruzione del “Pantheon” culturale di Rinascimento Nazionale. Nelle scorse ore, Sforzini ha inserito in questa galleria ideale la figura del liberale Mario Pannunzio, andandolo ad affiancare a giganti come Oriana Fallaci, Gianfranco Miglio e Guglielmo Giannini.

Il messaggio politico recapitato ai “puristi” dei vecchi partiti è devastante nella sua semplicità: una forza politica nuova, che ambisce a governare e a cambiare davvero il Paese, non può permettersi il lusso di rinchiudersi nei rassicuranti (ma asfissianti) recinti dell’ortodossia ideologica. Scegliere “antenati irregolari” significa rivendicare il sacrosanto diritto di pescare le idee migliori da tradizioni diverse, senza chiedere la tessera di partito a nessuno. Significa rompere gli schemi, dialogare con chi la pensa diversamente (come ha dimostrato l’invito a Beppe Grillo) e costruire una “buona genealogia” basata sull’audacia e sul libero pensiero, non sul noioso conformismo di apparato.

“La geografia oltre la diplomazia”: il richiamo al realismo e alla Sovranità

Il secondo, tagliente aforisma del Mattutino ci porta direttamente sul campo minato della politica estera: «La geografia a volte ha più carattere della diplomazia». Una frase che si ricollega intimamente al dibattito scatenato ieri da Sforzini sulla Notte di Sigonella e sulla lezione di sovranità di Bettino Craxi. Troppo spesso, i governi italiani (e le burocrazie di Bruxelles) hanno piegato la testa di fronte a una diplomazia intesa come pura e semplice sudditanza ai diktat d’oltreoceano o nordeuropei.

Ma Sforzini ci ricorda una verità ineluttabile: la geografia non fa sconti. L’Italia è piantata nel cuore esatto del Mediterraneo, crocevia di popoli, interessi energetici, crisi geopolitiche e flussi migratori. Il “carattere” della nostra geografia ci impone di avere una politica estera autonoma, fiera e proattiva, non possiamo limitarci a firmare carte scritte altrove. L’interesse nazionale italiano è dettato dalla sua posizione sulla mappa del mondo: difendere questo interesse non significa essere anti-americani o anti-europeisti, ma significa essere “alleati adulti”, capaci di far pesare il proprio ruolo strategico guardando in faccia chiunque.

Il monito di Dante: la ribellione contro la mediocrità del presente

Ma è la chiusura del Mattutino a sferrare il colpo da ko a tutto il sistema politico: «Fatti non foste a viver come bruti». L’evocazione dei versi immortali di Dante Alighieri, messi in bocca a Ulisse nel canto XXVI dell’Inferno per spronare i suoi compagni a superare le Colonne d’Ercole e inseguire “virtute e canoscenza”, è un grido di battaglia culturale.

La politica italiana, da troppo tempo, si è accontentata di vivere “come bruti”. Si è rassegnata all’amministrazione dell’esistente, alla mediocrità dei piccoli favori, all’assenza totale di slanci ideali e di visioni a lungo termine. Il richiamo dantesco di Castellar Ponzano è un invito rivolto agli italiani migliori (quelli che non si rassegnano, che studiano, che lavorano e che amano la propria Patria) ad alzare la testa, a superare le colonne d’Ercole del “si è sempre fatto così” e a pretendere una classe dirigente all’altezza della Storia del nostro Paese. Con un augurio finale che, giorno dopo giorno, suona sempre più come un programma politico: «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio».

Continua a Leggere

Esteri

Hamid Karzai: il presidente che è rimasto in Afghanistan

Pubblicato

a

Hamid Karzai

Redazione- Hamid Karzai, ex presidente dell’Afghanistan, è una delle figure più importanti della storia politica recente del Paese. La sua vicenda è legata a due momenti decisivi: la caduta dei talebani nel 2001 e il loro ritorno al potere nel 2021.

Karzai è nato il 24 dicembre 1957 a Kandahar, in una famiglia politicamente influente. Dopo la caduta del primo regime talebano, nel 2001 fu scelto come capo dell’amministrazione ad interim dell’Afghanistan. Nel 2004 divenne il primo presidente eletto dopo la caduta dei talebani e rimase in carica fino al 2014.

Durante la sua presidenza furono ricostruite numerose istituzioni statali e aumentarono l’accesso all’istruzione e ai mezzi di comunicazione. Allo stesso tempo, il suo governo fu criticato per la corruzione, la debolezza delle istituzioni, l’influenza dei signori della guerra e la forte dipendenza dal sostegno degli Stati Uniti e dei Paesi occidentali.

Dopo aver lasciato la presidenza nel 2014, Karzai rimase in Afghanistan. La sua decisione acquistò particolare importanza il 15 agosto 2021, quando i talebani entrarono a Kabul e il governo della Repubblica crollò. L’allora presidente Ashraf Ghani lasciò il Paese, mentre Karzai rimase a Kabul.

Anche dopo il ritorno dei talebani, Karzai ha continuato a vivere in Afghanistan e a intervenire nel dibattito politico. Ha più volte chiesto un governo inclusivo e la riapertura delle scuole e delle università alle ragazze e alle donne.

Il rapporto con la stampa italiana

Karzai ha rilasciato diverse interviste alla stampa italiana, tra cui al quotidiano Corriere della Sera. Una delle interviste documentate fu pubblicata il 23 gennaio 2012 e realizzata dal giornalista Davide Frattini a Kabul. In quell’occasione Karzai parlò soprattutto del futuro dell’Afghanistan, del ritiro delle forze della NATO e della capacità del Paese di assumersi la responsabilità della propria sicurezza.

È importante distinguere questa intervista del 2012 dalle dichiarazioni più recenti sulla sua decisione di non lasciare l’Afghanistan dopo il ritorno dei talebani nel 2021.

Il significato della sua scelta di rimanere nel Paese è soprattutto politico: Karzai ha sostenuto più volte che i leader afghani dovrebbero rimanere accanto alla propria popolazione anche nei momenti di crisi.

La sua figura rimane quindi controversa. Per alcuni rappresenta il principale volto dell’Afghanistan ricostruito dopo il 2001; per altri è anche uno dei simboli dei problemi di quel sistema politico. Dopo il ritorno dei talebani, tuttavia, Karzai ha assunto un ruolo diverso: quello di ex presidente che continua a vivere nel proprio Paese e a parlare del suo futuro.

In questo contesto va compresa la sua affermazione di essere «felice di non aver lasciato il suo Paese»: non significa necessariamente che approvi il governo talebano, ma che considera importante essere rimasto in Afghanistan durante uno dei momenti più difficili della sua storia recente.

Continua a Leggere

Economia

Il “Caro Ferragosto” svuota le tasche degli italiani: ristoranti e spiagge a prezzi folli. Ecco quanto ci costa la gita fuori porta nel 2026

Il pranzo di Ferragosto? È diventato un lusso per ricchi! 💸 🍽️ In questa estate 2026 l’inflazione e le speculazioni non danno tregua alle famiglie italiane. Tra ristoranti con menu a prezzi stellari, lettini e ombrelloni a peso d’oro e benzina alle stelle, la classica “gita fuori porta” del 15 agosto svuota letteralmente i portafogli. Moltissimi stanno rinunciando al ristorante per tornare al caro e vecchio pranzo al sacco portato da casa. È giusto speculare così tanto in questo giorno di festa? Quanto vi hanno chiesto per un ombrellone o per un pranzo? Diteci la vostra e leggete l’inchiesta nel nostro articolo! 👇 🏖️

Pubblicato

a

Bagnanti al mare

Roma– C’era una volta il Ferragosto nazionalpopolare, quello delle grandi tavolate in famiglia, delle grigliate improvvisate con gli amici e della gita fuori porta che non pesava sul bilancio mensile. Oggi, in questa torrida estate del 2026, la festa più amata dagli italiani si è trasformata in un vero e proprio lusso per pochi. L’ombra cupa dell’inflazione, speculazioni spietate e rincari generalizzati stanno infatti presentando un conto salatissimo alle famiglie italiane. Il “Caro Ferragosto” non è più uno spauracchio agitato dalle associazioni dei consumatori, ma una dura, durissima e amara realtà con cui fare i conti prima di mettere il naso fuori casa.

Pranzo al ristorante? Un salasso per le famiglie

La batosta più dolorosa arriva senza dubbio dal settore della ristorazione. I menu fissi proposti per il pranzo del 15 agosto nei ristoranti, negli agriturismi e nelle trattorie delle principali località turistiche (sia costiere che montane) hanno subito rincari stellari. I dati parlano chiaro: per un classico pranzo di Ferragosto a base di pesce, una famiglia di quattro persone si ritrova a spendere in media il 18% in più rispetto allo scorso anno, con picchi vertiginosi nelle località più blasonate di Sardegna, Puglia e Toscana. Molti ristoratori giustificano gli aumenti aggrappandosi all’incremento dei costi delle materie prime e dell’energia, ma per il consumatore finale il risultato non cambia: sedersi a tavola il 15 di agosto è diventato un salasso che costringe molti a fare dolorose rinunce.

Il business dei lidi: ombrelloni d’oro e spiagge inaccessibili

Non va certamente meglio per chi decide di trascorrere la giornata in riva al mare. Affittare un ombrellone e due lettini per la singola giornata di Ferragosto è un’impresa titanica per il portafogli. Nelle spiagge attrezzate, i prezzi giornalieri per la prima fila hanno toccato vette surreali, sfondando in alcuni stabilimenti la soglia psicologica dei 100 euro. A questo si aggiungono i rincari, spesso ingiustificati, sui servizi accessori: un gelato, una bottiglietta d’acqua gelata o un trancio di pizza consumati al bar del lido arrivano a costare quanto una vera e propria cena in un fast food. Una dinamica che sta spingendo sempre più italiani a riscoprire (volenti o nolenti) il fascino spartano ma economico delle spiagge libere, ormai prese d’assalto fin dalle prime luci dell’alba.

Benzina e pedaggi: la tassa occulta sui vacanzieri

A completare questo quadro a tinte fosche ci pensa il settore dei trasporti. Muoversi in auto verso le mete di villeggiatura significa fare i conti con i prezzi dei carburanti, che tradizionalmente subiscono la classica, insopportabile impennata proprio nei giorni a cavallo di Ferragosto. Il pieno all’autogrill è diventato una tassa occulta che pesa inesorabilmente sul budget della gita.

Il risultato di questa tempesta perfetta sui prezzi è un impoverimento delle tradizioni. Moltissime famiglie della classe media stanno rivedendo al ribasso i propri piani: addio al ristorante sul mare, bentornato al pranzo al sacco preparato in casa; addio al lido alla moda, si opta per la coperta stesa sull’erba in pineta. È la rivincita della resilienza e dell’arte dell’arrangiarsi, certo. Ma resta l’amaro in bocca nel constatare come una festa che dovrebbe unire l’Italia sotto il segno del riposo e della spensieratezza, si stia trasformando, anno dopo anno, in un lusso insostenibile per la maggioranza dei cittadini.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza