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Lifestyle

Bicchieri opachi e posate arrugginite in lavastoviglie? Inserisci una pallina di alluminio: il trucco casalingo che sta spopolando

Bicchieri macchiati di bianco e posate arrugginite dopo il lavaggio in lavastoviglie? Smetti di sprecare soldi nei brillantanti! 🍽️ ✨ Il trucco segreto che sta facendo impazzire le casalinghe di tutta Italia costa zero centesimi e si nasconde nel tuo cassetto! Basta formare una piccola pallina con della normale carta di alluminio (stagnola) e infilarla nel cestello delle posate prima di far partire il ciclo. Nessuna magia, è pura chimica: l’alluminio attira su di sé tutta l’ossidazione, i sali del detersivo e il calcare, impedendo che vadano a depositarsi sul vetro. Il risultato? Posate lucide come specchi e calici perfettamente trasparenti, senza usare additivi chimici costosi! Leggi subito il procedimento esatto nel nostro articolo e provalo stasera stessa. 👇 💧

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Lavastoviglie

Redazione – La lavastoviglie è indubbiamente l’elettrodomestico più amato e venerato dalle famiglie moderne. Ci salva da ore passate al lavandino dopo cena, igienizza le stoviglie e riduce enormemente il consumo d’acqua. Eppure, anche i modelli più costosi e all’avanguardia presentano spesso un problema tanto fastidioso quanto antiestetico: i bicchieri di vetro escono perennemente opachi e le posate in metallo, lavaggio dopo lavaggio, iniziano a presentare sgradevoli macchioline di ruggine. Per risolvere questo problema, le casalinghe spendono ogni anno centinaia di euro in costosi brillantanti chimici e curalavastoviglie. Ma la vera soluzione è gratuita, ecologica e si trova già nascosta nel cassetto della vostra cucina.

Il trucco virale: la pallina di carta stagnola

Negli ultimi tempi sta letteralmente spopolando sui social network e nei gruppi di economia domestica un trucco “della nonna” di un’efficacia disarmante, capace di resuscitare i vostri bicchieri e far brillare le stoviglie come appena comprate. Il segreto? Basta una semplice pallina di carta di alluminio (la classica carta stagnola) inserita nel cestello della lavastoviglie.

Il procedimento è di una facilità estrema. Prendete un normale foglio di carta stagnola per alimenti (circa 15-20 centimetri), accartocciatelo saldamente tra le mani per formare una pallina grande più o meno come una noce o una pallina da golf, e sistematela all’interno del cestello delle posate, incastrandola bene affinché non schizzi via durante il ciclo di lavaggio. Inserite il vostro detersivo abituale e fate partire la macchina. Il risultato a fine lavaggio vi lascerà a bocca aperta.

La scienza dietro la magia: perché l’alluminio funziona?

Non si tratta di stregoneria, né di inutili falsi miti del web. Dietro questo trucco pazzesco si nasconde un principio chimico ben preciso legato all’ossidazione. Le macchie opache sui bicchieri e la ruggine sulle posate sono causate dall’interazione tra i minerali presenti nell’acqua (il famigerato calcare) e le sostanze chimiche molto aggressive contenute nelle classiche pastiglie per lavastoviglie.

Inserendo la pallina di alluminio nel cestello, durante il lavaggio ad alte temperature si innesca una reazione chimica detta “reazione galvanica”. La carta stagnola si lega ai sali del detersivo e agisce da vera e propria “esca” per la ruggine e per l’opacità. In termini semplici: l’alluminio cattura su di sé tutte le particelle ossidanti presenti nell’acqua, impedendo che vadano a depositarsi sui vostri bicchieri o sull’acciaio delle vostre posate.

Stoviglie come specchi e zero graffi

Quando aprirete lo sportello della lavastoviglie, noterete che la pallina di stagnola sarà diventata più scura e opaca (segno che ha assorbito tutto lo sporco ossidante), mentre le vostre forchette, i coltelli e i fragilissimi calici di vetro saranno splendenti e lucidi come degli specchi, senza la minima traccia di quell’odiosa patina biancastra tipica del calcare.

Molti temono che la stagnola possa in qualche modo sciogliersi o graffiare i piatti: assolutamente falso. Se ben accartocciata e inserita nello scomparto giusto, la pallina rimarrà intatta. L’unico accorgimento importante è quello di non riutilizzare la stessa pallina all’infinito: per avere sempre il massimo dell’efficacia chimica, è consigliabile cambiare la pallina di alluminio ogni 2 o 3 lavaggi.

Risparmio garantito e rispetto per l’ambiente

Questo formidabile e innocuo trucco casalingo vi permetterà di dire definitivamente addio all’acquisto di costosissimi brillantanti industriali o additivi chimici aggressivi, regalandovi un risparmio netto sulla spesa al supermercato e proteggendo l’ambiente da ulteriori scarichi tossici. La prossima volta che avviate il ciclo di pulizia serale, fate questa prova: i vostri ospiti vi chiederanno se avete appena comprato un servizio di bicchieri nuovo di zecca!

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Lifestyle

Tieni l’aria condizionata accesa in auto? Attento, se fai questo gesto ti scatta una multa da 432 euro (e non lo sa nessuno)

Sei fermo ad aspettare in auto con l’aria condizionata accesa? Preparati a una super multa da 432 euro! 😱 🚗 È il gesto più comune dell’estate: accosti l’auto per aspettare un amico o un parente e lasci il motore acceso per non morire di caldo senza il climatizzatore. Ebbene, sappi che l’Articolo 157 del Codice della Strada vieta severamente di tenere il motore acceso durante la sosta! Le sanzioni per chi inquina inutilmente l’ambiente sfiorano i 432 euro, e in queste settimane di esodo i vigili stanno multando a tappeto. Scopri nell’articolo la differenza tra “fermata” (consentita) e “sosta” (vietata) e come salvarti il portafoglio. Condividi l’articolo, quasi nessuno conosce questa legge! 👇 🚔

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Aria condizionata in auto

Redazione-  – Le temperature roventi di questa lunga e asfissiante estate italiana hanno trasformato le nostre automobili in veri e propri forni su quattro ruote. L’unica salvezza, per chi è costretto a viaggiare o a spostarsi in città sotto il sole cocente di agosto, è senza dubbio il climatizzatore. Eppure, proprio l’uso dell’aria condizionata sta costando carissimo a migliaia di automobilisti italiani, colpiti da una sanzione salatissima del Codice della Strada che quasi nessuno conosce, ma che le forze dell’ordine stanno applicando con estremo rigore in queste settimane di grande esodo.

Il gesto fatale: motore acceso in sosta per rinfrescarsi

Lo scenario è dei più classici e comuni: state aspettando un familiare fuori dal supermercato, state attendendo vostro figlio all’uscita di scuola, oppure siete semplicemente accostati a bordo strada in attesa di un amico. Fa un caldo insopportabile e, per non morire soffocati nell’abitacolo rovente, commettete l’errore fatale: lasciate il motore acceso per mantenere in funzione l’aria condizionata. Sembra un gesto innocuo, dettato dal buon senso e dallo spirito di sopravvivenza, ma per la legge italiana si tratta di una gravissima infrazione ambientale.

A stabilirlo non è una norma recente, ma un preciso divieto inserito da anni nel Codice della Strada (l’articolo 157, comma 7-bis), che vieta categoricamente di “tenere il motore acceso durante la sosta o la fermata del veicolo, allo scopo di mantenere in funzione l’impianto di condizionamento d’aria nel veicolo stesso”.

Multe da capogiro: fino a 432 euro per una folata d’aria

Il motivo di questa norma, spesso mal digerita dagli automobilisti, è legato alle stringenti normative europee sulle emissioni e sull’inquinamento atmosferico. Tenere un veicolo fermo a motore acceso significa rilasciare inutilmente gas di scarico (CO2 e polveri sottili) nell’ambiente, contribuendo allo smog cittadino in un momento in cui le centraline sono già oltre i limiti di guardia.

Le conseguenze per i trasgressori sono letteralmente devastanti per il portafoglio. Chi viene sorpreso da una pattuglia della Polizia Municipale o Stradale con il motore acceso durante una sosta prolungata per rinfrescare l’abitacolo, subisce una sanzione amministrativa che parte da un minimo di 223 euro e può arrivare fino a un massimo di ben 432 euro. Una cifra astronomica, che rischia di rovinare definitivamente le vacanze estive o il bilancio familiare del mese.

La differenza cruciale tra “Fermata” e “Sosta”

C’è un dettaglio fondamentale a cui appigliarsi se volete evitare la multa, ed è la differenza giuridica tra la parola “Fermata” e la parola “Sosta”. La legge vieta severamente l’uso del motore durante la sosta (ovvero l’arresto prolungato del veicolo con il guidatore che attende o si allontana), ma tolera la fermata breve, come ad esempio un arresto al semaforo rosso, uno stop in colonna nel traffico autostradale o un accostamento di pochissimi istanti per far salire e scendere un passeggero.

In questi specifici casi di arresto temporaneo e giustificato dalla circolazione stradale, il motore può restare acceso e l’aria condizionata può funzionare regolarmente. Ma se accostate, vi rilassate sul sedile e iniziate a guardare il cellulare al fresco mentre aspettate qualcuno, siete formalmente in “sosta”. E la multa è praticamente garantita.

I consigli per difendersi dall’afa senza farsi multare

Come sopravvivere allora al caldo record senza farsi svuotare il conto in banca dai vigili? L’unico metodo legale, se dovete fermarvi a lungo, è spegnere immediatamente il veicolo. Per non soccombere all’afa, cercate sempre un parcheggio all’ombra, utilizzate i classici parasole argentati sui vetri anteriori (che abbassano la temperatura interna anche di 10 gradi) e aprite tutti i finestrini per creare corrente d’aria naturale. Un sacrificio necessario che vi salverà da una batosta di 432 euro. Condividete la notizia: l’ignoranza, in questi casi, non è affatto una scusa valida per la legge!

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Lifestyle

Lola Star si confessa. Intervista di Monica Macchioni

“Sono una Drag Queen che vive e si esibisce anche alla luce del sole.
guido tantissimi giovani animatori e alla politica dico: basta odio, le nuove generazioni meritano esempi migliori.
Agli lgbt: diamoci una svegliata e sentiamoci davvero comunita’ ”
il trasformista Francesco “Mr.Cubanito” Gibilaro è l’anima della drag
più amata in romagna. tra i suoi modelli: Whoopi Goldberg e Vladimir Luxuria.
“Sogno di lavorare stabilmente in teatro e di esibirmi nella mia Sicilia da cui sono stato costretto a scappare da giovane. lontano da mia mamma, scomparsa tre anni fa. a lei dedico tutto il mio lavoro”

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Lola Star

Redazione-  Lola Star è stata uno dei fenomeni dell’estate romagnola. Un tour di oltre 50 date lungo tutta la rivi era, la direzione artistica del Rimini Village per il suo alter ego, Francesco “MrCubanito” Gibilaro, 35 anni, trasformista e anima del personaggio drag più amato della Romagna che in esclusiva a Il Graffio dice la sua a

360 gradi sul mondo dello spettacolo ma anche sul tema dei diritti civili lgbt per i quali Francesco, sia in versione MrCubanito, sia Lola Star, è impegnato da oltre dieci anni, soprattutto nella lotta all’omotransfobia. Lola Star, anzitutto che estate è stata?

“Una stagione straordinaria che come e più delle altre mi ha travolta. A Rimini vivo in una realtà speciale, forse dovuta alla magia intrinseca alla città di Fellini, cantata da grandissimi cantautori come Fabrizio De André e Lucio Dalla, dove anche una drag queen può essere amata da tutti e, vi sorprenderà, fare spettacoli anche in pieno giorno sulla spiaggia…Qualcosa che fino a pochi anni fa era semplicemente impensabile”. Eppure anche questa estate continuiamo a sentire episodi di omotransfobia grave. Anche ad opera di giovanissimi, a volte minorenni. Lei nasce animatore e ora continua a vivere quel mondo come formatore. Che idea si è fatto?

“Purtroppo è vero e inevitabile. Negli ultimi dieci anni con l’aumento della libertà e della visibilità delle

persone lgbt singole o in coppia c’è stata una recrudescenza di intolleranza e violenza. I giovani di oggi, gli

adolescenti, sono una materia complessa. Purtroppo l’adolescenza   e gli anni immediatamente successivi, fino ai 18/19 anni, ovvero l’età che hanno anche i miei animatori, è fortemente permeabile. E se attorno percepiscono idee e vivono in un contesto di rispetto, civiltà, inclusione, loro stessi diventano messaggeri di quei valori. Ma se, dalla politica ai social, come in questo periodo escono solo parole, concetti estremi, spesso anche molto violenti che istigano all’odio e alla violenza contro ogni diversità, ecco che rischiamo seriamente di fare un salto indietro di mezzo secolo. Purtroppo la politica non aiuta. E ahimé nemmeno la politica gay”. Cosa rimprovera alla politica e cosa alla politica gay?

“Alla  politica  rimprovero  di  aver  dimenticato  il  significato  della  parola  ‘politica’.  A  scuola  ci  avevano

insegnato che la politica doveva puntare al bene della ‘polis’, cioè della città, ovvero al bene comune. Oggi anziché  diffondere  questo  tipo  di valori  e  cultura,  la  politica  punta sulla  paura delle  persone  e non  si preoccupa di diffondere lei stessa odio per un presunto tornaconto elettorale. Non parlo di destra e sinistra perché, purtroppo, mi sembrano perfettamente interscambiabili e questo certo non è un bene”.

La politica gay continua a coincidere solo con la sinistra?

“In realtà no. Sto vedendo movimenti interessanti anche a destra. Penso al coraggio di una ragazza come

Francesca Pascale che in qualche modo è diventata un riferimento. Ma è da sola e pur affermando idee giuste completamente inascoltata nel centrodestra. Nel centrosinistra quelli che sono diventati deputati e senatori hanno difeso un po’ la loro rendita di posizione. Ultimo triste esempio il ddl Zan. La sinist ra l’ha trasformato in un manifesto elettorale divisivo per spostare più elettori gay possibile ancora a sinistra…Fatto sta che la legge contro l’omofobia non è stata approvata e anche molti italiani lgbt+ hanno votato convintamente Giorgia Meloni. A tutte e tutti noi dico: diamoci una svegliata. Creiamo davvero questa comunità che in Italia è sempre esistita solo a parole e mai per davvero”.

Ma oggi a destra c’è anche una prospettiva oltre la Meloni: il generale Vannacci. Si è fatta un’idea su di lui?

“Intanto non lo chiamerei più generale ma onorevole, eurodeputato dove è stato eletto con i voti della Lega. Sentir parlare di remigrazione sinceramente nel 2026 non ha senso perché non è una soluzione per l’immigrazione, come certo non lo è neppure il modello spagnolo dell’invasione indiscriminata subita a Ceuta. Sul tema dei diritti lgbt, poi, sentir dire che i gay possono guidare e essere curati in ospedale è deprimente, offensivo  e denota  – non fosse bastato il suo  libro  di irragionevole  successo  – una severa ignoranza sul tema dell’orientamento sessuale-affettivo e dei diritti che ne conseguono. Due volte più grave perché in Europa, anche in partiti di estrema destra, c’è una maggiore apertura sul tema. Vorrei che anche la

premier Meloni lo ricordasse perché ha già dialogato in passato con la comunità lgbt. Quanto a Vannacci vorrei, invece, che la smettesse di aizzare quella che lui stesso chiama la feccia. E’ un uomo di mondo a 360 gradi. Le sue raffinate vestaglie estive parlano per lui…”. (Sorride).

Ricordiamo tutti un’immagine di una ventina di anni fa. Angela Merkel, la ex cancelliera

tedesca di centrodestra, che dialogava in parlamento con una parlamentare in abiti da drag… “La ricordo e faceva anche sorridere. Soprattutto perché in quegli stessi anni in Italia abbiamo avuto, per un paio d’anni, deputata la bravissima Vladimir Luxuria, per la quale provo affetto e gratitudine particolari, che invece quasi si doveva vestire da suora per farsi ‘accettare’ in aula. Sono passati vent’anni e non credo la situazione sia migliorata…”

Affetto e gratitudine per Luxuria, perché?

“Anzitutto perché è un’icona. Ha fatto davvero la storia del movimento lgbt in Italia dialogando sempre con tutti senza pregiudizi e con umiltà nonostante il talento assoluto nel mondo dello spettacolo ma anche della letteratura. E poi perché è stata l’unica, ad oggi, che mi ha preso per mano dieci anni fa e, raccontando la mia storia, mi ha fatto esibire sul palco del Gay Village a Roma”.

Qual è la sua storia?

“La storia di un ragazzo non binario che è dovuto fuggire dalla sua terra, la provincia di Caltanissetta, dove

sono nato e dove ho lasciato i miei affetti, la mia famiglia e soprattutto la mia mamma che purtroppo ho perso da tre anni… A lei, alla sua memoria dedico tutto il mio lavoro   e la voglia di libertà che cerco di trasmettere anche ai giovani animatori così come al pubblico. Non smettere di sentirsi liberi, soprattutto liberi di sognare. Anche se oggi è davvero complicato…Ma forse proprio per questo dobbiamo crederci ancora di più”.

A  Ferragosto l’abbiamo vista in abiti da suora.  Non ha avuto paura di essere accusata di

blasfemia?

“No, perché era un omaggio a una grande assoluta del mondo del cinema e dello spettacolo come Whoopi

Goldberg e alla stroboscopica Sister Act. Whoopi è un’altra icona fantastica  che adorerei incontrare. So che

viene abbastanza spesso in Italia. Chissà che il sogno non possa realizzarsi…”

Lei è credente?

“Mi faccio tante domande sul senso della vita. Vorrei che la fede in Dio aiutasse a superare la grande ferita del   mondo   che   sono   le   guerre   ma   purtroppo   vedo   che   Dio   viene   sempre,   ancora,   da   millenni, strumentalizzato più per farle le guerre che per mettere pace tra i popoli. Detto questo educo i ragazzi a non bestemmiare perché la rabbia e la mancanza di rispetto che ne consegue non è mai una soluzione. Invocare Dio significa comunque confidare nell’amore. Per cui bestemmiare significa inneggiare all’odio. E io i ragazzi vorrei salvaguardarli il più possibile da quella che è una malattia sociale gravissima”.

Qual è una sua speranza per il futuro?

“Porta il mio trasformismo in teatro e trovare una dimensione artistica che completi il percorso di Lola Star che ormai fa spettacolo un po’ ovunque da 15 anni. Salire stabilmente su un palcoscenico, raccontare storie,

interpretare è l’orizzonte che sogno e per cui intendo impegnarmi. Anche portando avanti le idee di libertà e dignità umana che sono alla base della mia vita oltre che del mio personaggio. E poi portare il mio spettacolo nella mia terra, a Caltanissetta dove mi piacerebbe ricevere lo stesso affetto ricevuto in Romagna”.

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Lifestyle

L’intervista al poeta e attore Patrizio Pelizzi

Attore, scrittore, poeta, ma soprattutto uomo sensibile e attento all’anima del mondo,Patrizio Pelizzi è una figura che sfugge a ogni definizione rigida, attraversando con grazia e intensità i diversi territori dell’arte: dal teatro al cinema, dalla televisione alla parola scritta. La sua carriera, costellata di ruoli impegnativi e collaborazioni con grandi maestri come Pupi Avati, si intreccia profondamente con una ricerca interiore che emerge in ogni gesto, in ogni risposta, in ogni verso delle sue poesie. 

Autore del libro “L’Essenza di un Sognatore”, Pelizzi ha dato voce non solo a sogni e malinconie personali, ma anche a un desiderio più ampio: quello di portare luce e verità attraverso l’arte. Le sue parole, spesso sussurrate ma sempre potenti, nascono da un’urgenza autentica di comunicare, di creare ponti tra gli esseri umani in un tempo che sembra sempre più disgregato.

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Patrizio Pelizzi

“In questo periodo storico, dove uccidere donne è diventata una consuetudine, è d’obbligo far divulgare questi progetti audiovisivi o teatrali, per far riflettere ogni anima”

Redazione-  Attore, scrittore, poeta, ma soprattutto uomo sensibile e attento all’anima del mondo,Patrizio Pelizzi è una figura che sfugge a ogni definizione rigida, attraversando con grazia e intensità i diversi territori dell’arte: dal teatro al cinema, dalla televisione alla parola scritta. La sua carriera, costellata di ruoli impegnativi e collaborazioni con grandi maestri come Pupi Avati, si intreccia profondamente con una ricerca interiore che emerge in ogni gesto, in ogni risposta, in ogni verso delle sue poesie.

Autore del libro “L’Essenza di un Sognatore”, Pelizzi ha dato voce non solo a sogni e malinconie personali, ma anche a un desiderio più ampio: quello di portare luce e verità attraverso l’arte. Le sue parole, spesso sussurrate ma sempre potenti, nascono da un’urgenza autentica di comunicare, di creare ponti tra gli esseri umani in un tempo che sembra sempre più disgregato.

In questa intervista, cerchiamo di andare oltre la superficie del successo e delle luci della ribalta, per addentrarci nella dimensione più profonda del suo essere. Cosa lo ispira, cosa lo spinge a scrivere, a recitare, a cercare la bellezza anche dove sembra esserci solo silenzio?
Come convivono in lui la dolcezza francescana e l’intensità dell’attore che interpreta drammi interiori? Ciò è un viaggio dentro l’anima di un artista che non smette mai di interrogarsi, di creare e di mettersi in gioco. Patrizio Pelizzi non ci offre solo risposte: ci invita a osservare, a sentire, a riflettere. E forse, come ogni vero poeta, ci accompagna un po’ più vicino a noi stessi.

– L’INTERVISTA –

A. Kosta. Buongiorno Patrizio. Lieta di averlo nella mia intervista. Oltre la passione e professione cinematografico come attore lei scrive anche… Nel suo libro “L’essenza di un Sognatore”, la poesia diventa rifugio e rivelazione. Cosa l’ha spinto a condividere la sua dimensione più intima attraverso la scrittura poetica?

Patrizio Pelizzi: Mi ha spinto a scrivere la mia grande passione per la natura, il creato e l’umanità che mi circonda. La poesia a mio avviso, costruisce un solido ponte tra chi scrive e chi legge, permettendo di condividere esperienze, emozioni e intimi sentimenti. La scrittura e la poesia in sintesi… È un vero rifugio. Ho iniziato a scrivere poesie da adolescente. La poesia mi ha salvato la vita. Perché offre uno spazio sicuro e personale per una sottile esplorazione emotiva, la connessione con gli altri, la riflessione, la creatività e la crescita personale. È il senso profondo del nostro vivere. La poesia è sublimazione nei momenti bui della vita. Specialmente durante la Pandemia – Covid-19 che abbiamo vissuto, come un vero incubo. Appena ho delle emozioni interne o esterne le devo scrivere su carta.
Il mio libro poetico “L’essenza di un Sognatore” (edito da 96-Rue-de Rue de la Fontaine Edizioni) è un profondo viaggio dell’anima. Un viaggio che inizia con una valigia vuota e termina con un bagaglio ricco di valore e verità. Ancora ringrazio per la prefazione la Dott.ssa Anastasia Zeggio e per la postfazione la poetessa Ornella Mereghetti. Dopo l’evento presso il Teatro S. Francesco di Bolsena, ho nuovamente presentato la mia silloge poetica lo scorso 28 giugno 2025 nella ridente Ostia (Rm) con il supporto del bravo giornalista Alberto Tabbì e della “Nazionale Italiana Poeti” (di cui faccio parte). Ringrazio i cari Presidenti Lino Gentile e Francesco Pasqual.

A. Kosta: Spesso lei ha citato San Francesco d’Assisi come figura ispiratrice. In che modo la sua spiritualità ha influenzato il suo percorso artistico e personale?

Patrizio Pelizzi: Durante il liceo ero rimasto colpito dalla sua biografia. Francesco prima di diventare “Santo” era un uomo normale, che viveva nelle agiatezze materiali! Era dipendente di alcuni vizi. Figlio di un ricco commerciante. Improvvisamente si è spogliato di tutto per vivere di elemosina, carità e amore universale verso la natura, gli animali e tutto il Creato. Un uomo che si è donato pienamente a Gesù, nostro Signore. A sorella luna e fratello sole… (Cantico delle creature di S. Francesco).
San Francesco d’Assisi era anche un poeta e un regista della vita. Era un Santo che comprendeva il vero senso della bellezza della vita attraverso l’essenziale e la semplicità. Cerco di prendere ogni giorno ispirazione da Lui, per non diventare un comune “animale egoista”.
L’uomo è confuso e ingordo di beni e piaceri materiali. Evitare qualsiasi tentazione terrena non è semplice! Almeno ci provo nel mio piccolo con la Fede e la meditazione. Molte volte fallisco. Forse dopo Il Centro Sperimentale di Cinematografia e il Duse International diretto da Francesca De Sapio, (dove ho studiato), ho avuto sempre una guida spirituale da parte di Santo Padre Pio e San Francesco d’Assisi. Sono sempre al mio fianco. Essere un attore e poeta è una vera vocazione.

A. Kosta: Nel film “L’Orto Americano” di Pupi Avati, ha interpretato un ruolo complesso. Come ha vissuto l’esperienza di lavorare con un regista che considera un grande maestro anche?

Patrizio Pelizzi: Lavorare con il Maestro Pupi Avati è un privilegio per tutti. C’è sempre da imparare nei suoi set.
Ultimamente il Maestro Pupi Avati è stato premiato alla Carriera con il “David di Donatello” e il “Globo d’Oro” 2025. Tutto meritato dopo circa 60 anni di carriera, tra tanto studio e impegno. Lavorare con Avati è come giocare in serie A. “L’Orto Americano” è un film horror-thriller gotico con mille sfaccettature: ci sono femminicidi, intrighi psicologici, segreti, giurisprudenza e tanto cuore… Forse un film troppo complesso per essere metabolizzato da tutti. Ho preso parte a questo incantevole gioiellino con molto entusiasmo e dedizione. C’era una parte neorealista girata in Italia nella zona di Ferrara e una parte stile Hitchcock girata in America nel Midwest. Con la magia del bianco e nero per far capire il vero Cinema. Il film è stato presentato alla Biennale di Venezia alla 81° edizione 2024, con 15 minuti di applausi. Anche la critica è stata propositiva. Gli incassi al botteghino un pochino meno. Pazienza.

“De gustibus non est disputandum”.

A. Kosta: Lei ha espresso il desiderio di scrivere anche un libro su sua nonna e sua madre. Quali insegnamenti o ricordi di queste figure femminili vorrebbe trasmettere attraverso la sua scrittura?

Patrizio Pelizzi: Ho perso mia nonna materna Annita da pochi mesi. Mia madre Rosetta è mia nonna sono dei punti di riferimento per me. Molte donne hanno una marcia in più, rispetto a noi uomini. Nonna era una contadina abruzzese, con un carattere forte e determinato. Ha lasciato dei validi insegnamenti… A me, mia madre e mio zio. Proprio per questo ho iniziato a scrivere un libro-diario su mia nonna e mia madre. Forse un giorno lo terminerò e lo pubblicherò, altrimenti resterà nel mio cassetto dei ricordi personali.

  1. Kosta: Dichiarando di essere un devoto di San Francesco e Padre Pio, come rispecchia questa devozione nella sua vita quotidiana e nelle sue scelte artistiche?

Patrizio Pelizzi: San Francesco d’Assisi e Santo Padre Pio sono delle figure sempre al mio fianco. Mi hanno aiutato a superare momenti molto delicati della mia vita. Al 90% ascoltano le mie preghiere. Prima di fare una scelta artistica o spirituale mi rivolgo a loro con umiltà e devozione. Non sono un santo… Parlo spesso con loro. Molte volte mi ascoltano attentamente.

  1. Kosta: Lei ha menzionato l’idea di fuggire su un’isola per vendere frullati di frutta. Cosa rappresenta per lei questa immagine esotica?

    Patrizio Pelizzi: Questo piano Z, è forse la parte finale della mia vita. Rappresenta una panacea fisica e spirituale a contatto con la natura. Ne parlo spesso con il mio amico Andrea. Chi vivrà vedrà…

  2. Kosta: Nel suo percorso ha affrontato ruoli teatrali intensi, come Laerte in “Amleto” e Bob Dylan in uno spettacolo musicale. Quali emozioni le hanno lasciato queste esperienze?

Patrizio Pelizzi: Il teatro è la palestra per noi attori. “Laerte”, nell’opera shakespeariana “Amleto”, è il figlio di Polonio e il fratello di Ofelia. Laerte è stato molto complesso, (pura auto psicoanalisi). Ero molto giovane, pieno di energie forse ero in simbiosi con quel personaggio. Il personaggio di Bob Dylan è più recente (nello spettacolo teatrale/musicale “Canzoni d’Amore tra racconti di guerra” – 2022/2023 presso il Teatro Castello Orsini Colonna di Avezzano-Aq con la regia di Antonio Pellegrini). Anche lì, ho avuto una crescita personale interpretando un grande Premio Nobel, ancora vivente.

  1. Kosta: Tempo fa, ha parlato di un progetto cinematografico sul femminicidio e la violenza di genere. Cosa l’ha spinto a voler affrontare un tema così delicato e attuale?

    Patrizio Pelizzi: Ho portato in scena a teatro con la poetessa Ornella Mereghetti e il poeta Mattia Cattaneo lo spettacolo contro i femminicidi “Ho guardato il male negli occhi“, dove ho curato anche la regia. Adesso sto girando un mediometraggio sempre contro la violenza sulle donne e di genere. In questo periodo storico, dove uccidere donne è diventata una consuetudine, è d’obbligo far divulgare questi progetti audiovisivi o teatrali, per far riflettere ogni anima.

  2. Kosta: Lei ha ricevuto numerosi riconoscimenti, come il Premio Letterario Milano International per la poesia oppure quella di recente a Firenze il Premio alla Cultura e alla Carriera Cinematografica. Come vive il rapporto tra il suo lavoro, il riconoscimento e l’applauso del pubblico?
    Patrizio Pelizzi: Ho ricevuto molti premi nel mio lungo percorso artistico. Ringrazio sempre l’Associazione Culturale Pegasus per avermi insignito del “Premio Letterario Milano International 2022” e il caro Dott. Roberto Sarra. È un periodo, per me, pieno di belle emozioni e novità. Sono grato all’Accademia Tiberina; lo scorso 27 giugno 2025 a Firenze, nel bellissimo Palazzo Medici Riccardi, sono stato insignito del prestigioso Premio alla Cultura e alla Carriera Cinematografica… “Premio Letterario Internazionale “G.Belli – F.Lami 2° edizione”.
    Ringrazio di cuore tutta la Giuria ed i Presidenti: Dott. Franco Antonio Pinardi e la Dott.ssa Antonietta Micali (anche Direttrice della Cattedra delle Donne). Ricevere un premio non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza, per affrontare nuove sfide e realtà con armonia.

    A. Kosta: Lei ha espresso il desiderio di condurre una trasmissione su cinema e poesia o sui Santi. Cosa la affascina dell’idea di condividere queste passioni con un pubblico più ampio?

    Patrizio Pelizzi: Mi piacerebbe fare il conduttore per una rubrica sui Santi ma anche per il Cinema. Amo la Storia, è importante per i giovani divulgare cultura a 360 gradi.

    A. Kosta: Le piacerebbe visitare l’Albania, collaborare con il cinema o il teatro albanese? Vorrebbe pubblicare un libro anche nella nostra lingua?

    Patrizio Pelizzi: Sarebbe magnifico realizzare altri miei progetti culturali e artistici in Albania. Prima o poi farò un viaggio nella vostra bellissima Nazione. Certo… perché no, anche pubblicare un libro. Dovrò prima imparare la vostra lingua…

 

  1. Kosta: Cosa direbbe ai suoi fan riguardo ai suoi progetti futuri?

Patrizio Pelizzi: Come ho detto prima, sto terminando un mediometraggio sul femminicidio e il bullismo di genere. Inoltre, sto girando il nuovo film del Maestro Pupi Avati: ”Nel Tepore del ballo”, con un cast veramente bello. Vorrei ricordare: Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Sebastiano Somma, Lina Sastri, Raoul Bova, Giuliana De Sio, Gianni Franco, Filippo Velardi, Jerry Calà, Corrado Solari, Eleonora Ivone, Pino Quartullo, Eleonora Manara, Vittorio Introcaso, Francesco Colombati e tanti altri bravi colleghi. Sto scrivendo anche due nuove sceneggiature. Poi… incrocio le dita per altri progetti ancora in attesa. Nel nostro mestiere ci vuole tanta salute, pazienza e fortuna, (oltre lo studio costante)… Carpe diem!

  1. Kosta: AugurandoLe tutto ciò desidera realizzare, La ringrazio per questa bellissima intervista.

Patrizio Pelizzi: Grazie a Voi per il tempo dedicatomi.

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