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Cultura

“Antigona, figlia della libertà”: la struggente poesia di Menda Vreto che canta il coraggio, il sacrificio e l’amore per la Patria

“Chi muore per la Libertà continua a vivere per sempre!”. La struggente e meravigliosa poesia di Menda Vreto dedicata ad Antigona, eroina della sua terra 📜 🕊️ In un mondo in cui ci dimentichiamo troppo spesso del valore immenso della nostra libertà, la Poesia arriva a ricordarci che ci sono state (e ci sono ancora) persone pronte a sacrificare la propria vita e la propria giovinezza per difendere la Patria! Oggi vi invitiamo a leggere e a emozionarvi con l’ultima meravigliosa lirica scritta dall’autrice Menda Vreto: “Antigona, figlia della libertà”. La protagonista è una giovane e bellissima ragazza nata in Dardania (la terra storica e fiera che oggi ospita il Kosovo). Una donna dolce ma dal coraggio invincibile, che non si è mai arresa di fronte alla paura della guerra! Menda Vreto ci ricorda il ruolo fondamentale e silenzioso delle donne nelle tragedie della storia, e ci regala versi indimenticabili: “Perché chi muore per un sogno condiviso, continua a vivere nell’anima della sua gente…”. Il nome di Antigona oggi vive nel vento ed è una stella sopra la montagna, un inno perenne contro ogni tirannia e ogni forma di oppressione. Leggi l’analisi e il testo integrale di questa commovente poesia nel nostro articolo! 👇 📖 Qual è la frase di questa lirica che ti ha toccato più nel profondo del cuore?

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Antigona, figlia della libertà

Redazione– Ci sono nomi che la Storia cerca disperatamente di cancellare o di seppellire sotto le macerie delle guerre, ma che la Letteratura (con la sua forza immortale e invincibile) riesce a trasformare in stelle luminosissime destinate a guidare le coscienze dei popoli per l’eternità. La poesia ha questo potere magico: trasfigurare il sangue e il sacrificio di una singola vita in un inno universale alla dignità umana.
È proprio questo il miracolo letterario compiuto dalla straordinaria autrice Menda Vreto nella sua ultima, toccante e meravigliosa lirica, intitolata “Antigona, figlia della libertà”. Un testo di una bellezza straziante, che affonda le sue radici poetiche nel cuore della storia balcanica per regalarci un messaggio di speranza, di coraggio civile e di pura resistenza contro ogni forma di tirannia e oppressione.

Dardania: il richiamo ancestrale alla fierezza di un popolo

La poesia di Menda Vreto si apre con un’immagine potentissima: quella di una “terra fiera”, battuta da un vento antico che ha il compito di tramandare oralmente le gesta degli eroi. In questa terra sboccia Antigona, un nome che evoca inesorabilmente (e non a caso) la figura dell’eroina della tragedia greca, colei che sfidò le leggi ingiuste del potere per amore e pietà. Ma l’Antigona della Vreto ha una collocazione geografica e sentimentale ben precisa: è la “dolce figlia di Dardania”.
Il richiamo alla Dardania (l’antica regione storico-geografica che oggi identifica i territori del Kosovo e dei Balcani) è il vero e proprio cuore pulsante dell’opera. Una terra storicamente ferita e martoriata, ma orgogliosa e indomita, in cui il desiderio viscerale di libertà e indipendenza ha sempre avuto un prezzo altissimo, pagato col sangue dei suoi figli migliori.

Il coraggio delle donne: la libertà vale più della guerra

Attraverso quartine dal ritmo incalzante e rime baciate, l’autrice dipinge il ritratto di una giovane donna che si fa carico del destino della propria nazione. Antigona non è un generale, non è un soldato armato di odio: è una “ragazza sincera”, con “la luce del cielo negli occhi”.
Ma, di fronte all’orrore della violenza, “davanti alla paura non abbassava il velo”. In questi versi c’è tutta la grandezza e l’eroismo silenzioso delle donne in tempo di guerra: figure spesso relegate ai margini della storiografia ufficiale, ma che in realtà rappresentano la vera spina dorsale della resistenza civile. La convinzione assoluta che “la libertà vale più della guerra” trasforma Antigona da semplice vittima a martire consapevole, in un atto di ribellione spirituale che eleva il suo sacrificio a un livello quasi sacro.

“Chi muore per un sogno continua a vivere”

L’elegia poetica di Menda Vreto raggiunge il suo apice emotivo nella promessa eterna della memoria. La morte fisica della protagonista non rappresenta una sconfitta, ma una gloriosa trasfigurazione. Il suo nome “vive nel vento come una stella sopra la montagna”, e la sua giovinezza spezzata si trasforma in un giuramento silenzioso per chi resta.
Il messaggio finale della lirica è un testamento spirituale di straordinaria potenza: “Chi muore per un sogno condiviso continua a vivere nell’anima della sua gente”. Finché ci sarà qualcuno pronto a lottare per la libertà, il sacrificio di Antigona (e di tutte le donne e gli uomini caduti per difendere la propria terra) non sarà mai stato vano. Riposando tra le stelle, il suo ricordo diventerà un pellegrino eterno, un “canto di vita” destinato a risuonare per sempre nei cuori dei giusti.

Il testo integrale: “Antigona, figlia della libertà”

Vi lasciamo, come di consueto, alla lettura e alla meditazione del testo integrale di questa bellissima e commovente poesia scritta da Menda Vreto.

Nel cuore di una terra fiera,
dove il vento racconta gli eroi,
è sbocciata una ragazza sincera,
con il coraggio più grande di noi.

Aveva negli occhi la luce del cielo,
nel cuore l’amore per la sua terra,
e davanti alla paura non abbassava il velo,
perché la libertà vale più della guerra.

Antigona, dolce figlia di Dardania,
il tuo nome oggi vive nel vento,
come una stella sopra la montagna,
come un eterno e silenzioso giuramento.

Non eri soltanto una giovane donna,
eri speranza, dignità e coraggio,
e ancora oggi la tua memoria ritorna
come il sole dopo un lungo viaggio.

Per te, bellissima ragazza,
che hai lasciato un ricordo così profondo,
ogni cuore che ama la libertà innalza
il tuo nome sopra questo mondo.

Che nessuno dimentichi il tuo sorriso,
né il sacrificio della tua giovinezza;
perché chi muore per un sogno condiviso
continua a vivere nell’anima della sua gente.

Antigona, riposa tra le stelle,
figlia amata di una terra ferita:
il tuo ricordo sarà sempre pellegrino,
e il tuo nome resterà un canto di vita.

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Cultura

L’arte di trasformare la mancanza in una luce che cura l’anima: a San Nicandro Garganico il debutto lirico di Vincenzo Pio Argentino

La poesia del riscatto che guarisce il cuore dalle ferite della perdita! 📖❤️ Esce per Aletti Editore “Il Respiro dell’Assenza”, la straordinaria opera d’esordio del giovane poeta pugliese Vincenzo Pio Argentino di San Nicandro Garganico. Trenta componimenti densi di pathos, preceduti da una “bussola emotiva” in prosa, per trasformare il dolore in una luce di condivisione contro l’isolamento moderno. 🌌✨ Un capolavoro di resistenza contemplativa benedetto dalla prefazione del regista Cosimo Damiano Damato. Leggi qui per scoprire i dettagli della trama, la poetica dell’autore e come farsi rapire da questi versi universali! 👇

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Cover libro

San Nicandro Garganico (FG) – Ci sono momenti in cui le ferite della vita, i distacchi più dolorosi e il senso di vuoto che bussa alla porta della nostra quotidianità smettono di essere una condanna alla solitudine per farsi materia poetica, canto di riscatto e ponte spirituale verso la comprensione di se stessi. Il panorama letterario nazionale si arricchisce di una voce giovane, profonda e intensamente matura, nata tra i silenzi e le bellezze selvagge del Gargano. Ha fatto il suo esordio ufficiale in tutte le librerie e le piattaforme digitali “Il Respiro dell’Assenza”, la prima silloge poetica firmata dal talento di Vincenzo Pio Argentino. L’opera, pubblicata con orgoglio dalla prestigiosa casa editrice Aletti Editore all’interno della collana di punta “Gli Emersi della Poesia”, raccoglie trenta componimenti nati da un rigoroso e trasparente percorso di ricerca interiore, offrendo ai lettori contemporanei un balsamo efficace per curare le fragilità e le ansie del nostro tempo.

“Verso dopo verso, pagina dopo pagina, la scrittura acustica e visiva mi ha accompagnato in una continua e instancabile ricerca di verità, identità e luce, anche nei momenti in cui il cammino attraversava l’ombra più fitta della perdita”, confessa l’autore foggiano Vincenzo Pio Argentino, svelando l’anima di un testo che non vuole essere una fredda esercitazione accademica. “L’assenza, dunque, non è soltanto il tema centrale che dà il titolo al volume, ma rappresenta una vera e propria condizione esistenziale da cui prende forma l’intera opera. Sentivo l’esigenza autentica di trasformare il dolore in espressione artistica, dando un significato alto e condiviso alle esperienze vissute, salvandole dall’oblio del tempo che tutto consuma”.

La cura del verso contro il tumulto: la scintilla che si fa luce per la comunità

L’andamento stilistico prediletto dal giovane poeta pugliese si sviluppa attraverso un verso libero e fluido, capace di assecondare l’intuizione visiva immediata e il ritmo naturale del pensiero umano. Il linguaggio scelto è essenziale, misurato, privo di barocchismi o di retorica sentimentale: ogni singola parola è calibrata al millimetro per dare forma, peso e dignità al silenzio da cui si origina. “L’equilibrio tra la spontaneità emotiva e la cura tecnica del testo nasce proprio da questo dialogo interiore”, spiega l’autore. “Da una parte c’è l’urgenza emotiva viscerale che accende la scintilla originaria; dall’altra subentra la grande responsabilità civile della parola poetica, che richiede attenzione, ascolto profondo e rispetto per chi legge. È la cura del verso che permette a quella scintilla di farsi luce condivisibile”.

Lontana dall’essere intesa come un semplice vuoto o una privazione geometrica, la condizione dell’assenza si trasfigura in una forma paradossale e potentissima di presenza. La penna si configura così come uno strumento d’indagine archeologica della memoria, capace di dimostrare come ciò che sembra lontano o perduto continui in realtà a vivere e a pulsare dentro di noi, lasciando un’impronta che nessuna crisi o frenesia digitale può cancellare dal cuore. Ad arricchire la struttura del libro interviene una scelta editoriale di indubbio fascino: la presenza di brevi introduzioni in prosa prima di ciascun componimento. Concepite come una discreta “bussola emotiva”, queste note invitano il lettore a rallentare, a fermarsi e a entrare con piena consapevolezza nell’atmosfera sacra della lirica prima di lasciarsi cullare dalle proprie emozioni.

Un atto di resistenza contemplativa benedetto dal regista Damato

In un’epoca dominata dall’iperattività, dal multitasking e dal consumo rapido delle relazioni sui social network, la poesia di Vincenzo Pio Argentino si erge come un vero e proprio atto di resistenza contemplativa, un invito politico e umano a riappropriarsi del proprio tempo. Come scrive magistralmente nella Prefazione al volume Cosimo Damiano Damato, stimato regista, drammaturgo e sceneggiatore italiano, da sempre attivo nel mondo del grande teatro d’autore: «Lo spazio di una poesia è ricerca spirituale: voce contraria in un tumulto di silenzio, richiamo all’istante, al vento, alla sorgente, al dolore, a qualcosa di perduto». La scrittura lenta restituisce all’individuo contemporaneo la capacità di abitare il tempo, aprendo varchi inaspettati verso nuove consapevolezze civiche.

La silloge travalica così la dimensione individuale del diario privato per farsi voce universale di prossimità, offrendo alle famiglie e ai lettori uno spazio condiviso di vicinanza emotiva contro l’isolamento dei nostri giorni. “Vorrei che chiunque stringa tra le mani questo libro possa trovare in queste pagine uno spazio di riflessione e di silenziosa compagnia”, conclude con umiltà e orgoglio il poeta garganico. “Se anche una sola poesia riuscirà a far sentire qualcuno meno solo nell’oscurità della sua stanza, o riporterà alla memoria il volto amato di chi non c’è più, allora l’opera avrà raggiunto il suo scopo più nobile”. San Nicandro Garganico e l’intera Puglia celebrano la nascita di un piccolo tesoro letterario, un invito a non arrendersi al buio ma a cercare la bellezza ovunque, partendo proprio dal respiro profondo dei nostri ricordi più cari.

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Cultura

“La Vera Trasparenza”: la poesia pluripremiata di Orlando Simiele, un canto universale per la pace e l’amore

“Ridere senza deridere, condividere senza dividere”: la meravigliosa poesia di Orlando Simiele è un capolavoro assoluto e un inno alla Pace! 📜 🌍 In un mondo sempre più cattivo, violento e dominato dalla guerra, la Poesia rimane l’unica vera arma per curare l’anima dell’umanità! Oggi vi portiamo alla scoperta di una lirica bellissima e profonda, intitolata “La Vera Trasparenza”, scritta dal celebre poeta campano Orlando Simiele! I versi di questa poesia dovrebbero essere insegnati nelle scuole: “Parlare in presenza senza sparlare… cercare di appianare ogni contrasto e pretesto per fare la guerra”. È un vero e proprio manifesto etico sul saper vivere! E il suo autore, Orlando Simiele, è un vero vanto per la nostra Italia: nato a Caserta e cresciuto a Persano (Salerno), le sue opere sono ormai lette e tradotte in tutti i continenti (dall’America fino alla Cina)! Nel 2025 ha persino ricevuto un Dottorato Honoris Causa in Messico, e poche settimane fa (il 27 luglio 2026) l’Accademia Nobile Corpus Hippocraticum di Salerno gli ha conferito il Premio Internazionale alla Carriera! Simiele è l’Araldo dell’Unione Mondiale dei Poeti e dimostra ogni giorno che la letteratura è il ponte più alto tra le coscienze dei popoli. Leggi la sua formidabile biografia e il testo integrale della poesia nel nostro articolo! 👇 📖 Qual è la frase di questa lirica che vi fa emozionare di più?

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La Vera Trasparenza

Redazione – In un’epoca storica tristemente dominata dalla prepotenza verbale, dai conflitti armati e dalla disgregazione dei legami sociali, la Letteratura rimane l’ultimo, straordinario baluardo a difesa dell’umanità e della fratellanza tra i popoli. E ci sono voci, nel panorama poetico italiano contemporaneo, che riescono a farsi portavoce di questi valori universali con una delicatezza e una potenza davvero fuori dal comune.
Una di queste voci, tra le più originali e significative del nostro tempo, appartiene senza dubbio a Orlando Simiele. Il poeta campano ci regala oggi una lirica formidabile, intitolata “La Vera Trasparenza”: un vero e proprio manifesto etico e spirituale che, attraverso un gioco ritmico incalzante e rime brillanti, ci insegna la difficilissima ma meravigliosa arte del vivere civile.

Il manifesto di Simiele: “Ridere senza deridere”

La poesia “La Vera Trasparenza” colpisce immediatamente il lettore per la sua struttura ritmica e per la profondità dei concetti espressi in forma quasi aforistica. I versi centrali dell’opera (“Ridere senza deridere, condividere senza dividere”) racchiudono in pochissime parole il segreto della vera evoluzione umana.
Simiele ci ricorda che l’essenza della vita non risiede nell’annientamento dell’altro, ma nella condivisione pura. Si può “esasperare, urlare, scoppiare” per le ingiustizie del mondo, ma bisogna farlo “senza nessuna prepotenza, senza ammazzare”, sostituendo le armi della violenza con le “acute melodie” destinate a costruire percorsi di pace. Straordinario anche il monito legato all’uso della parola (“Parlare in presenza senza sparlare”), un richiamo alla lealtà in un’epoca dominata dall’ipocrisia, per poi concludere con una splendida invocazione: quella di appianare i contrasti per fermare le guerre e amare nell’incandescenza delle stelle.

Da Caserta al mondo: un poeta senza confini

La grandezza di questa lirica è lo specchio fedele dell’animo e del vissuto del suo autore. Nato a Caserta il 12 Marzo 1986 e cresciuto nella frazione di Persano (Serre, provincia di Salerno), Orlando Simiele ha trasformato la scrittura nel suo strumento prediletto di esplorazione interiore sin dalla più tenera adolescenza.
Dopo la pubblicazione delle sue prime, fortunate raccolte (“Frammenti d’Amore” nel 2016 e “La Fonte della Vita” nel 2018, edite da Il Saggio), la sua poetica si è evoluta, passando dalle prime rime classiche a una forma più fluida e profondamente introspettiva. I suoi testi, tradotti in innumerevoli lingue, hanno varcato i confini nazionali raggiungendo letteralmente ogni angolo del globo: Europa, America, Asia, Africa e persino la Cina. Un successo internazionale che lo vede impegnato anche come giornalista e divulgatore culturale per testate di pregio come La Voce agli Italiani e CefaluArt.

I grandi riconoscimenti internazionali del 2025 e 2026

Oggi Simiele vive in Francia, vicino a Ginevra, ma il suo legame con l’Italia e il suo status di “Araldo” nell’Unione Mondiale dei Poeti ne fanno un ambasciatore culturale di inestimabile valore. I prestigiosi premi ottenuti in tutto il mondo (con primi posti al Cairo, a Portorico e a Berna) e l’inserimento nell’autorevole enciclopedia online Wikipoesia, sono stati recentemente coronati da due grandissimi traguardi accademici.
Nel 2025 gli è stato conferito l’ambitissimo Dottorato Honoris Causa in Letteratura dalla Federazione Mondiale di Leadership e Alta Intelligenza del Messico, mentre pochissime settimane fa, il 27 luglio 2026, ha ricevuto dalle mani di S.A.S. il Dott. Roberto Schiavone di Favignana il prestigioso Premio Internazionale alla Carriera Letteraria e Poetica “Hippocrates Primus Magister” da parte dell’Accademia Nobile Corpus Hippocraticum di Salerno. Un trionfo assoluto per un poeta che usa la penna per unire le coscienze.

Il testo integrale: “La Vera Trasparenza”

Vi lasciamo alla lettura integrale di questa meravigliosa lirica, da stampare e conservare nel cuore.

Nascere, crescere,
scrivere, incidere
nella danza
dell’essere se stessi.
Questa è l’essenza!
Ridere senza deridere,
condividere
senza dividere,
vivere e rivivere…
Esasperare,
urlare,
scoppiare
senza nessuna prepotenza,
senza ammazzare;
ma intonare,
cantare acute melodie
destinate in vie
di quella pace
che nelle sue scie
mai e mai poi tace…
Parlare in presenza
senza
sparlare,
navigare nell’oscurità
del mare.
Remare, ritornare
a terra
nel cercare d’appianare
ogni contrasto
e pretesto
per fare
la guerra.
Superare persino
nei sogni le difficoltà.
Emozionare sottopelle
le persone più belle,
amare nell’incandescenza
delle stelle.

Orlando Simiele

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Cultura

Le radici, il viaggio e l’anima Rom: la poesia di Ibraim Džemail “Scarabeo” ci insegna il senso profondo dell’identità

Il dolore, le radici e la grandezza del popolo Rom. Grazie ad Angela Kosta scopriamo la meravigliosa poesia di Ibraim Džemail! 📜 🌍 Ci sono popoli raccontati solo attraverso i pregiudizi, ed è per questo che la Poesia diventa uno strumento fondamentale per restituire loro dignità e voce! Oggi, grazie al preziosissimo lavoro di traduzione della scrittrice Angela Kosta, vi portiamo alla scoperta di Ibraim Džemail (noto come “Scarabeo”), il più importante e pluripremiato poeta contemporaneo della letteratura Rom! Nato in Macedonia e autore di decine di libri, quest’anno ha festeggiato i 45 anni di carriera entrando nell’Associazione degli Scrittori di Serbia. Le sue poesie sono un viaggio struggente nell’identità di un popolo eterno. In questi tre testi meravigliosi (che vi invitiamo a leggere), Džemail dialoga con Günter Grass ricordando “gli anni orribili” dei campi di sterminio, si rivolge all’India (madrepatria ancestrale di tutti i Rom) ricordando la bellezza dell’inno “Djelem Djelem”, e trasforma in versi la “Sinfonia della fame” di chi non ha mai smesso di camminare verso il futuro, nonostante le maledizioni e l’odio. Leggi la sua biografia e le tre poesie tradotte in italiano nel nostro articolo! 👇 📖 La cultura e la poesia abbattono ogni muro di odio razziale. Qual è il verso di queste poesie che vi ha colpito maggiormente dritto al cuore?

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Ibraim Džemail

Redazione – Esiste una letteratura capace di farsi carne, sangue e memoria. Una letteratura che non si limita a giocare con l’estetica delle parole, ma che si assume l’immane responsabilità di farsi portavoce di un intero popolo, della sua storia millenaria, delle sue tragedie taciute e della sua inestinguibile sete di libertà. È esattamente questa la missione umana e artistica che traspare dalla straordinaria produzione poetica di Ibraim Džemail (conosciuto nel panorama letterario con lo pseudonimo di “Scarabeo”), una delle voci più alte, potenti e significative della letteratura rom contemporanea, presentata oggi ai lettori italiani grazie al prezioso lavoro di cura e traduzione della scrittrice Angela Kosta.

Ibraim Džemail: 45 anni dedicati alla letteratura Rom

Nato a Skopje, nel cuore della Macedonia, e formatosi presso l’Accademia Pedagogica “San Clemente di Ocrida”, Ibraim Džemail ha trasformato la sua intera esistenza in un monumentale ponte culturale.
Il suo lungo e glorioso percorso letterario prende il via nel 1980 con la pubblicazione della raccolta “Scarabeo notturno”, per poi arricchirsi negli anni di opere fondamentali come “Ritorno alle radici” (2015), “Sentimenti arcaici”, “Dei sul rogo” e “Le chiavi del paradiso” (2018), fino ad arrivare alla recente fatica “Il sogno del passato”, presentata trionfalmente a Sarajevo nell’aprile del 2026 per celebrare i suoi 45 anni di carriera. Un cammino costellato di trionfi, tra cui spiccano ben due Premi alla Carriera, l’ingresso nell’Associazione degli Scrittori del Nord Reno-Westfalia e l’ammissione ufficiale (lo scorso 9 aprile 2026, in occasione della Giornata internazionale dei Rom) nell’Associazione degli Scrittori di Serbia (DPS).

Dal dolore alla poesia: il grido di un popolo in cammino

La poetica di Džemail è un meraviglioso, e a tratti doloroso, incontro frontale tra la memoria e il presente, tra le radici indiane del popolo Rom e il suo eterno, drammatico viaggio attraverso l’Europa. Leggere i suoi versi significa addentrarsi nelle ferite di un’etnia perseguitata e decimata dai pregiudizi, ma sempre capace di rialzarsi.
Di seguito, proponiamo tre delle sue liriche più intense e rappresentative, magistralmente tradotte in italiano da Angela Kosta. Nella prima, dedicata al Premio Nobel Günter Grass, il poeta invoca Dio per trovare risposte sugli “anni orribili” della persecuzione. Nella seconda, si rivolge con struggente nostalgia all’India (madrepatria ancestrale del popolo Rom), evocando il celebre inno “Djelem, djelem”. Nell’ultima, la “maledizione” della fame e della sofferenza si dissolve in un cammino aperto verso il futuro.

Tre poesie di Ibraim Džemail (Traduzione di Angela Kosta)

LA LETTERA DI GRASS A DIO
(A Günter Grass)

Günter Grass è deceduto!
Forse ha lasciato questo mondo
perché non era come lo immaginava,
eppure non morirà mai!

Mentre l’alba svaniva,
ho sognato di essermi svegliato
e, con sette paia di zurle e tamburi,
di aver seguito il Sole per addormentarmi.

Mentre nel fango camminavo
e nella terra desolata,
vidi la Notte:
non aveva occhi!

Ho acceso le lanterne
fatte di ciottoli bianchi.

Le zurle e i tamburi,
li sento lamentarsi!

Grass scrive una lettera a Dio
sui Rom!

Mi chiede:
«Arriverà la risposta?»

Sono nel nido sacro,
mi bagno al chiaro di luna.
Cerco di aprire la bocca,
ma ho perso la lingua!

Gli anni orribili
non sembravano essere passati!

Günter Grass e la sua pipa,
insieme agli Dei
che ardevano alla stazione,
sono i miei unici testimoni!
(Bruxelles, 2016)

OH, INDIA!

Tu conoscevi tutte le maledizioni,
India, nostra madre!
Eppure nessuno hai mai dannato!
Hai augurato pace e felicità a chiunque.

Noi, tuoi figli,
siamo stati sfoltiti dalla guerra
e dispersi in tutto il mondo.

I nostri passi possono raggiungere il cielo,
eppure le disgrazie ci minacciano continuamente!

Cantiamo:
«Djelem, djelem, lungone dromesa —
Maladilem e chache djenesa!»

«Cammino, cammino, per lunghe strade,
incontro persone belle e felici!»

Stiamo cantando,
eppure ci stanno profanando!

Stiamo danzando,
eppure ci stanno preparando il rogo!

Oh, India, madre della saggezza!

Manda loro Brgoy,
il nostro Dio del fuoco,
a lasciarli senza fiamma!

Lascia che Vaya,
il nostro Dio del vento,
li sconfigga!

Dì a Kama di preparare le frecce.

Lascia che insegni loro
l’amore e la saggezza!
(Skopje, 2018)

LA SINFONIA DELLA FAME

Ai nidi della Luna
abbiamo offerto la nostra pace.
Ma una maledizione primordiale
diffonde l’attesa.

Qualcuno
raccoglie la nostra sofferenza,
urlandoci contro.

Lei fugge, annaffiandola con il latte
lungo l’oscuro sentiero.

Con le nostre lacrime
abbiamo lavato il percorso,
bevendo il latte,
ed è tutto svanito,
tranne la maledizione.

Ci siamo fermati…
abbracciando un albero.

Abbiamo baciato la nostra ombra,
e la maledizione si è ammutolita.

La vita ci ha teso la mano,
perciò ci siamo rialzati,
attraversiamo il cammino.
Dove ci condurrà la strada,
lo vedremo!
(Traduzione: Angela Kosta)

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