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Cronaca

BAMBINO DI 8 ANNI IN GRAVI CONDIZIONI DOPO ESSERE STATO AZZANNATO DA UN CANE: TRASPORTATO IN ELISOCCORSO A ROMA

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Redazione-  Un terribile incidente è avvenuto sull’isola di Ponza, dove un bambino di soli 8 anni è stato vittima di un violento attacco da parte di un cane. L’animale, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe sfuggito da un cancello insieme a un altro cane, per poi aggredire il piccolo.

La gravità delle ferite riportate dal bambino alla gamba ha reso necessario un intervento immediato. Dopo essere stato trasportato d’urgenza all’ospedale Bambin Gesù di Roma tramite elisoccorso, il piccolo è stato sottoposto a procedure mediche per ricucire le multiple lesioni. Nonostante gli sforzi dei sanitari, la prognosi resta riservata e il bambino è considerato in pericolo di vita.

Il sindaco di Ponza, Franco Ambrosino, ha espresso il suo dispiacere per l’accaduto, offrendo la sua piena solidarietà alla famiglia del bambino e augurandosi una pronta guarigione. Le autorità competenti stanno ancora indagando per chiarire l’esatta dinamica dell’aggressione.

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Cronaca

DRAMMA E SPERANZA SULLE ALPI COMASCHE: LUPI DECIMANO UN GREGGE, I VIGILI DEL FUOCO SALVANO L’UNICA CAPRA SUPERSTITE DA 30 METRI DI VUOTO

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Redazione-  Un’alba che doveva portare la routine dei pascoli ha invece svelato un macabro scenario di distruzione e dolore sulle alture di Garzeno, nel Comasco. Il cuore di un pastore, annodato ai suoi animali con il legame profondo di chi vive in simbiosi con la natura, è stato straziato ieri dalla vista del suo gregge decimato. L’implacabile assalto di un branco di lupi ha lasciato dietro di sé morte e disperazione, trasformando le placide montagne in teatro di una tragedia silenziosa. Ma in mezzo a tanta angoscia, un barlume di speranza ha illuminato il buio, grazie all’intervento eroico dei Vigili del Fuoco, protagonisti di un salvataggio quasi impossibile.

La giornata era iniziata come tante altre per il pastore di Garzeno. Salito al pascolo per controllare i suoi animali, si è trovato di fronte a una scena che ogni allevatore teme più di ogni altra: carcasse sparse, segni inequivocabili di una predazione violenta e senza scampo. I lupi avevano colpito durante la notte, con la ferocia tipica di predatori affamati, lasciando dietro di sé un’autentica strage. Il cuore dell’uomo, abituato alle fatiche e alle gioie della vita rurale, è stato invaso da un misto di rabbia impotente e profondo dolore per i suoi capi, compagni di vita e fonte di sostentamento, persi in un attimo.

In mezzo a quella desolazione, mentre tentava di fare la conta dei danni, un debole belato ha attratto la sua attenzione. Un suono flebile, quasi un lamento, proveniva da una zona impervia, appena oltre il limite sicuro del pascolo. Si trattava dell’unica capra sopravvissuta all’attacco, miracolosamente scampata alla furia dei predatori ma finita in una situazione disperata: era precipitata in una scarpata ripida e profonda, cadendo per circa 30 metri e rimanendo incastrata tra la vegetazione e le rocce.

Il pastore ha tentato con tutte le sue forze di raggiungere l’animale. La speranza, pur flebile, di salvare almeno una vita lo spingeva a sfidare il pericolo. Ma il terreno era troppo insidioso, scivoloso e con un dislivello vertiginoso che rendeva impraticabile ogni tentativo senza attrezzature adeguate. La capra era viva, ma bloccata, terrorizzata e probabilmente ferita. Di fronte all’impossibilità di agire da solo, con il tempo che stringeva e la consapevolezza che l’animale non avrebbe resistito a lungo senza aiuto, l’uomo ha fatto l’unica cosa possibile: ha chiesto soccorso.

La chiamata al 112 ha innescato una macchina dei soccorsi impeccabile. Sul posto, in una località isolata e di difficile accesso, è giunta rapidamente una squadra specializzata dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Como, addestrata per interventi di soccorso alpino e fluviale. Gli uomini in divisa arancione, con la loro professionalità e il coraggio che li contraddistingue, si sono subito resi conto della complessità dell’operazione. La scarpata, profonda quasi come un palazzo di dieci piani, presentava pareti ripide e un fondo irraggiungibile senza tecniche speleo-alpinistiche.

Con calma e determinazione, i Vigili del Fuoco hanno allestito un sofisticato sistema di corde e carrucole. Un operatore specializzato, imbracato e in piena sicurezza, è stato calato lentamente lungo la parete rocciosa, sfidando il vuoto e la precarietà del terreno. Ogni movimento era calcolato, ogni gesto misurato, per evitare ulteriori rischi per sé e per l’animale. La tensione era palpabile, ma la concentrazione dei soccorritori ha prevalso sulla difficoltà dell’impresa.

Dopo lunghe e faticose manovre lungo il dirupo, l’operatore è finalmente riuscito a raggiungere la capra. L’animale, spaventato e provato, ma incredibilmente salvo, è stato delicatamente assicurato con un’imbracatura speciale e poi issato verso l’alto, metro dopo metro, verso la salvezza. Per il pastore, che attendeva con il fiato sospeso, è stato un momento di indicibile sollievo e commozione. Le lacrime di dolore per il gregge perduto si sono mescolate a quelle di gioia pura per la vita salvata, un piccolo miracolo in una giornata così nera.

La capra, pur visibilmente scossa, non presentava ferite gravi, solo un grande spavento. È stata riconsegnata al suo pastore, simbolo vivente di una battaglia quotidiana che l’uomo combatte contro una natura selvaggia e, a volte, implacabile. L’episodio di Garzeno è un’eco delle crescenti difficoltà che gli allevatori delle zone montane devono affrontare a causa della ricomparsa dei grandi predatori: una convivenza sempre più complessa che richiede interventi e strategie a livello più ampio.

Questo drammatico evento, pur lasciando un segno profondo di perdita, ha anche mostrato il volto più nobile dell’umanità: quella solidarietà e quel coraggio che spingono uomini e donne a rischiare per salvare anche la più piccola delle vite. La capra superstite, salvata dal baratro grazie all’eroismo dei Vigili del Fuoco, è diventata così un simbolo di resilienza e della speranza che, anche dopo la tempesta più buia, può sempre rinascere.

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ORRORE A PRATO: DIFENDE COLLEGA DALLE MOLESTIE E FINISCE ACCOLTELLATO AL PETTO, 23ENNE IN GRAVISSIME CONDIZIONI. DUE FERMATI, UNO È MINORENNE

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Redazione-  Una notte di ordinaria violenza si è trasformata in un dramma dai risvolti eroici e agghiaccianti a Prato, dove un giovane di 23 anni è stato accoltellato al petto in Piazza Mercatale per aver difeso una collega da molestie e un tentativo di rapina. Il ragazzo, un cittadino italiano, è ricoverato in gravissime condizioni, intubato e in prognosi riservata, mentre la polizia ha fermato due presunti aggressori: un minorenne italiano di 16 anni e un cittadino sudamericano.

La vicenda si snoda in Piazza Mercatale, cuore pulsante della movida pratese, poco dopo l’1:20 della notte scorsa. Il 23enne, dipendente di uno dei locali della zona, aveva appena concluso il suo turno di lavoro. Insieme a una collega, si stava avviando verso casa, ignaro del baratro di violenza che li attendeva. Secondo una ricostruzione fornita dagli inquirenti e basata sulle prime testimonianze, i due giovani sarebbero stati avvicinati da due individui. L’aggressività gratuita si è subito manifestata: prima le volgari avances e le molestie rivolte alla donna, poi la richiesta di denaro al 23enne.

Il giovane, con un coraggio da eroe, non ha esitato a frapporsi tra gli aggressori e la sua collega, rifiutandosi di cedere al ricatto. Un rifiuto, dettato forse più dal senso di giustizia che dal timore, ha scatenato la furia cieca di uno dei due malviventi. Un fendente improvviso, sferrato con una violenza inaudita, ha trafitto il petto del 23enne. La lama ha raggiunto punti vitali, provocando un’emorragia massiva che ha gettato il giovane in un arresto cardiaco istantaneo. Il suo corpo si è accasciato a terra, privo di sensi, mentre il cuore cessava di battere.

Minuti interminabili, durante i quali la vita del ragazzo pendeva da un filo sottilissimo. Fortunatamente, l’intervento tempestivo e quasi miracoloso del personale sanitario del 118 è stato determinante. Giunti sul posto con la massima urgenza, gli operatori sono riusciti a rianimare il giovane, strappandolo alla morte. Stabilizzato, seppur in condizioni critiche, è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano in codice rosso.

Qui, è stato immediatamente sottoposto a un delicatissimo intervento cardiochirurgico, durato diverse ore, per riparare i danni causati dalla coltellata. L’operazione, riuscita, lo ha lasciato però in uno stato di estrema fragilità. Ora lotta per la vita in rianimazione, intubato e con una prognosi riservata che tiene tutti col fiato sospeso. Ogni ora è cruciale, e la speranza è l’unica compagna della sua famiglia e degli amici che lo attendono.

Nel frattempo, le “Volanti” della Polizia di Stato, giunte immediatamente sul luogo dell’aggressione in Piazza Mercatale, hanno avviato una serrata caccia all’uomo. Testimonianze cruciali raccolte tra i presenti e l’analisi meticolosa delle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona hanno permesso di stringere il cerchio intorno ai responsabili. Nel cuore della notte, la svolta: due individui sono stati rintracciati e fermati in questura.

Si tratta di un sedicenne italiano e un cittadino sudamericano. Entrambi sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria e sarebbero stati riconosciuti da alcuni testimoni come gli aggressori, elementi che rafforzano il quadro accusatorio. Ora si trovano a disposizione dell’autorità giudiziaria, chiamati a rispondere di un gesto che ha sconvolto una comunità intera e che ha gettato nell’angoscia la famiglia di un ragazzo che ha pagato a carissimo prezzo un atto di puro altruismo.

Prato si sveglia con l’amaro in bocca, divisa tra la speranza per la vita del giovane e lo sdegno per la violenza gratuita che può scattare in pochi istanti. Un atto di coraggio che rischia di costare carissimo, ma che ha anche acceso un faro sulla fragilità della sicurezza urbana e sull’importanza di non voltare le spalle di fronte alle ingiustizie. La città attende con ansia notizie dal reparto di rianimazione, sperando che la forza di volontà del ragazzo e la perizia medica possano prevalere sulla brutalità di una notte maledetta.

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Cronaca

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – SPARITE NEL NULLA DUE CINTURE APPARTENENTI A RAFFELLA CARRA’DURANTE UNA MOSTRA SUI VESTITI CHE INDOSSATI IN TV

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Redazione- carabinieri indagano sul furto di due cinture appartenenti a storici abiti di scena di Raffaella Carrà, sottratte durante la mostra “Rumore” ospitata alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno.La denuncia è stata presentata dai collezionisti Giovanni Gioia e Vincenzo Mola, proprietari di Collezioni Carrà, l’archivio privato da cui provenivano gli abiti esposti.

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