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CONGRESSO INTERNATIONAL LONGEVITY SCIENCE ASSOCIATION 2026 VIVERE PIÙ A LUNGO, VIVERE MEGLIO

In programma a Milano il 14 marzo 2026 presso l’Hotel Enterprise. Un appuntamento che riunisce i massimi esperti nazionali e internazionali del settore

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CONGRESSO INTERNATIONAL LONGEVITY SCIENCE ASSOCIATION 2026 VIVERE PIÙ A LUNGO, VIVERE MEGLIO

A Milano il Congresso Internazionale ILSA 2026 sulla Medicina della Longevità

Una giornata di scienza avanzata per ridefinire i confini dell’invecchiamento biologico

Invecchiare è inevitabile. Ma invecchiare male non lo è.

Su questa premessa, tanto scientifica quanto radicalmente umana, si fonda il Congresso

Internazionale ILSA 2026,

Medicina della Longevità. Una Vita Oltre il Tempo

Redazione-  in programma a Milano il 14 marzo 2026 presso l’Hotel Enterprise. Un appuntamento che riunisce i massimi esperti nazionali e internazionali del settore per affrontare una delle sfide più urgenti della medicina contemporanea: non soltanto prolungare la durata della vita, ma allungarne il tempo libero da sofferenza, declino e fragilità. La medicina della longevità parte da una constatazione ormai consolidata nella ricerca biomedica: l’orologio biologico di ciascuna persona avanza a una velocità diversa da quella del calendario. Due individui della stessa età possono avere un’età biologica profondamente differente e questa differenza è misurabile, modulabile, e clinicamente rilevante. Il Congresso ILSA 2026 si colloca esattamente su questo fronte: presentare alle figure professionali della salute le metodologie diagnostiche e i protocolli terapeutici più avanzati per valutare e intervenire sull’invecchiamento biologico. Non si parla di utopie transumaniste, ma di strumenti concreti già disponibili nella pratica clinica dagli “aging clock” basati su analisi epigenetiche e mitocondriali, ai protocolli nutrizionali e nutraceutici personalizzati, fino alle terapie con senolytics e senomorphics, molecole che agiscono sulle cellule senescenti quelle cellule “zombie” che, accumulandosi nei tessuti, accelerano l’invecchiamento sistemico.

Il programma scientifico, articolato in diversi sessioni di alto profilo, affronta alcune delle aree più innovative e dibattute nella ricerca sulla longevità.

L’asse intestino-cervello-longevità. Il microbiota intestinale non è solo un ecosistema batterico: è un vero e proprio organo metabolico la cui composizione influenza l’infiammazione sistemica, la funzione immunitaria e persino la neurogenesi. Il congresso esplora come la modulazione del microbiota — e in particolare dell’estroboloma, il suo sottoinsieme che metabolizza gli estrogeni — possa rappresentare una leva terapeutica nella prevenzione dell’invecchiamento precoce.

Mitocondri: il cuore energetico della longevità. La disfunzione mitocondriale è oggi riconosciuta come uno dei marcatori fondamentali dell’invecchiamento cellulare. Nuove metodologie diagnostiche — come il Cell Mito Stress Test — e approcci terapeutici mirati, tra cui l’IV Therapy con NAD+, aprono scenari inediti per ripristinare l’efficienza energetica delle cellule.

L’ambiente come fattore biologico. Microplastiche, xenobiotici, inquinamento atmosferico: l’esposoma — l’insieme delle esposizioni ambientali di un individuo nel corso della vita — plasma l’invecchiamento biologico in modo profondo e spesso sottovalutato. Il congresso presenta i più recenti avanzamenti nella valutazione dell’impatto tossicologico e nelle strategie antiossidanti e epigenetiche di contrasto.

Movimento, neurogenesi e longevità cognitiva. L’attività fisica non è semplicemente “salutare”: è un potente modulatore epigenetico. La ricerca più recente dimostra che specifiche forme di esercizio fisico neurocognitivo stimolano la neurogenesi — la formazione di nuovi neuroni — e contrastano il declino cognitivo correlato all’età. Il congresso affronta le differenze di genere in questo ambito, un campo ancora largamente inesplorato.

Le nuove frontiere: cellule rigenerative, senolytics e immortalità. Dalla sessione internazionale emergono i target terapeutici più avanzati: i percorsi delle sirtuine nell’immunosenescenza, i protocolli aggiornati sulle cellule rigenerative, e una riflessione scientifica — e filosofica — sulla possibilità biologica di eliminare le cause della morte cellulare programmatica. Una provocazione intellettuale che la ricerca sta cominciando a prendere sul serio.

La giornata vede la partecipazione di una Faculty di livello internazionale, con relatori provenienti da Spagna, Grecia, Austria, Russia, Colombia, Venezuela e Italia. Tra loro: il Prof. Manuel Joaquín Castillo Garzón, dell’Università di Granada, autorità mondiale nella fisiologia dell’esercizio e dell’anti-aging; il Prof. Claus Muss, scienziato viennese con oltre duecento pubblicazioni in medicina integrata; il Dr. Arseniy Trukhanov, del Federal Science

& Clinical Research Center dell’Accademia Russa delle Scienze; il Prof. José Cordeiro, pensatore visionario sulle frontiere biologiche della longevità umana.

Il Congresso è accreditato ECM per tutte le professioni sanitarie e si rivolge a medici, biologi, nutrizionisti, farmacisti e operatori della salute che intendano integrare nella propria pratica clinica le più recenti acquisizioni della medicina della longevità.

L’Associazione

ILSA – International Longevity Science Association è il punto di riferimento italiano per clinici, ricercatori e operatori sanitari impegnati a ridefinire i paradigmi dell’invecchiamento biologico. Fondata sui principi della Medicina 4P: Preventiva, Personalizzata, Predittiva e Partecipativa. ILSA opera attraverso congressi annuali organizzati in collaborazione con AKESIOS Group, corsi di formazione e pubblicazioni scientifiche per trasferire le più recenti acquisizioni della ricerca nella pratica clinica. Collabora con E.S.A.A.M. e altre prestigiose istituzioni scientifiche europee e internazionali.

Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione

Marialuisa Roscino

 

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Il respiro segreto del borgo fantasma che torna a battere: a Laturo un trekking dell’anima tra passi, i canti maccaronici di Dante e la musica dei Mikorizo

Nel cuore segreto dei Monti della Laga c’è un borgo fantasma che si prepara a risorgere per un giorno! ⛰️🌲 Domenica 20 settembre non perdetevi lo straordinario trekking esperienziale a Laturo di Valle Castellana (TE): un viaggio a piedi di 5,5 km tra natura incontaminata, i versi immortali di Dante Alighieri letti ad alta voce e il concerto ancestrale del duo Mikorizo. Un evento magico a posti limitati arricchito da un grande cuore solidale, con parte del ricavato devoluto alla tutela della salute mentale. Preparate gli scarponi e il pranzo al sacco, scoprite come prenotare nell’articolo! 👇❤️✨

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Borgo di Laturo

Valle Castellana (TE) – Ci sono luoghi dimenticati dagli uomini ma protetti dagli dèi, angoli di mondo dove il silenzio delle pietre e il fruscio delle foglie portano dentro la memoria intatta di antichi sacrifici, amori consumati e fatiche contadine. Laturo, una perla di pietra nascosta tra i boschi fitti e selvaggi di Valle Castellana, nel cuore monumentale dei Monti della Laga, è il borgo fantasma per eccellenza. Un paese progressivamente abbandonato dai suoi abitanti nel Dopoguerra, ma che oggi rifiuta di morire, trasformandosi in una trincea di cultura, solidarietà e pura catarsi interiore. Domenica 20 settembre 2026 prenderà vita “Laturo – Borgo fantasma. Passi, parole, musica”, uno straordinario trekking esperienziale concepito per chiunque voglia spogliarsi delle nevrosi cittadine e ritrovare la propria identità più autentica.

La natura accoglie, le parole uniscono, la comunità si prende cura. Questa splendida iniziativa è il frutto del lavoro viscerale e ininterrotto dell’Associazione Amici di Laturo, che da anni combatte lo spopolamento e l’oblio attraverso il recupero filologico delle antiche abitazioni e la salvaguardia della memoria storica del territorio. Il viaggio a piedi partirà alle ore 9:00 dalla suggestiva frazione di Olmeto, guidato con sapiente maestria da Domenico Cornacchia, stimata guida ambientale escursionistica e autore, che lungo il sentiero taccuino alla mano svelerà i segreti, gli aneddoti e le vicende umane che hanno segnato il destino di questa fiera comunità montana.

Dante ad alta voce nel cuore del bosco: l’urlo di Ulisse contro l’oblio

Una volta superato il cammino e raggiunto il borgo, le rovine di pietra si trasformeranno in un teatro naturale di sconvolgente impatto emotivo. Tra le case rinate prenderà vita l’incontro culturale “Di selve, di amori e di mari – Dante ad alta voce”, un momento sacro incentrato sulla lettura e sull’interpretazione viscerale del XXVI canto dell’Inferno. La figura monumentale di Ulisse, il suo folle volo e il celeberrimo monito «Fatti non foste a viver come bruti…» risuoneranno tra i boschi della Laga grazie alla voce profonda di Federico Cornacchia dell’Associazione Note a Margine ODV, creando un cortocircuito perfetto tra la letteratura immortale e la solitudine fiera del luogo.

Ma l’evento a Laturo porta dentro anche un profondo e nobile intento di solidarietà e salute pubblica. Parte del ricavato della quota di iscrizione sarà infatti direttamente devoluta a sostenere i progetti dell’associazione De Rerum Natura ODV, un pilastro territoriale dedicato alla tutela della salute mentale e al supporto delle famiglie più fragili. L’arte e il cammino si fanno così terapia dell’anima, un promemoria essenziale per ricordare che nessuna persona deve essere lasciata indietro, proprio come questo borgo che la determinazione dei volontari sta strappando al baratro del tempo.

I ritmi ancestrali del duo Mikorizo: un banchetto di note e convivialità

A completare questo affresco sensoriale totale sarà il concerto acustico del duo Mikorizo. Il loro progetto musicale, intimo e travolgente, si fonda sull’armonia delle voci e su un dialogo serrato tra tradizioni differenti che attraversa i confini del mondo. Il repertorio proporrà una serie di riletture emozionanti di canti tradizionali del Centro-Sud Italia, fondendoli felicemente a melodie provenienti dalla tradizione greca, balcanica, armena, gaelica e a ipnotiche canzoni arabe. Al termine delle note, i partecipanti potranno stendere i propri plaid sul prato per visitare il paese e condividere un momento conviviale con un pranzo al sacco autogestito, prima di riprendere il sentiero del ritorno verso Olmeto.

L’esperienza si svolge interamente a piedi in quanto Laturo non è in alcun modo raggiungibile in automobile. Il percorso, di difficoltà E (Escursionistica), si sviluppa su una lunghezza complessiva di 5,5 chilometri con un dislivello di 300 metri e una durata stimata di circa 6 ore comprese le pause. È assolutamente obbligatorio indossare scarponcini da trekking e l’organizzazione consiglia di portare con sé acqua, snack, una giacca impermeabile e un cambio asciutto da lasciare in auto. I cani sono i benvenuti, purché condotti al guinzaglio. La quota di partecipazione è di 30 euro: la prenotazione è obbligatoria e i posti sono limitati per garantire il rispetto del delicato ecosistema del borgo. Per informazioni e per assicurarvi un posto in questo viaggio nel tempo, potete contattare Cristina al numero 327.0126831. Lasciate a casa gli schermi degli smartphone, allacciate gli scarponi e venite a respirare la storia: Laturo vi aspetta per dimostrare che finché c’è una voce che canta, nessun luogo è veramente abbandonato.

Informazioni sull’escursione

  • Ritrovo: ore 9.00, presso la chiesa di Valzo-Olmeto, Valle Castellana (TE).
  • Lunghezza: 5,5 km.
  • Dislivello: +300 m / −300 m.
  • Difficoltà: E – Escursionistica.
  • Durata complessiva: circa 6 ore, comprese le attività e la pausa pranzo.
  • Pranzo al sacco a cura dei partecipanti.

È obbligatorio indossare scarponcini da trekking. L’esperienza si svolge interamente a piedi in quanto Laturo non è raggiungibile in automobile.

Si consiglia di portare acqua, snack, pranzo al sacco, abbigliamento adeguato alla stagione, giacca impermeabile e un telo o plaid da utilizzare durante il concerto e la pausa pranzo.

È inoltre consigliato lasciare in auto un cambio completo e asciutto da utilizzare al rientro.

I cani sono ammessi, purché condotti al guinzaglio per l’intera durata dell’escursione.

La quota di partecipazione è di 30 euro. La prenotazione è obbligatoria e i posti sono limitati.

Per informazioni e prenotazioni: Cristina 327 012 6831.

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Il riscatto sul ring infiamma il Lido di Venezia: “La Nobile Arte” commuove la Mostra del Cinema tra pugni, lacrime e 110 anni di storie di vita

I pugni che curano l’anima e il riscatto sociale conquistano la Mostra del Cinema di Venezia! 🥊🇮🇹 Presentato in anteprima ufficiale all’83ª Mostra del Cinema il documentario “La Nobile Arte”, un viaggio viscerale in 10 round attraverso 110 anni di pugilato italiano. Prodotto da NEXTING con Rai Documentari, il film unisce le voci di leggende come Patrizio Oliva ai racconti di attori del calibro di Vinicio Marchioni e Giorgio Pasotti per mostrare come la boxe salvi le vite nelle carceri e nelle periferie. Una storia corale e commovente sulla capacità umana di rialzarsi sempre dopo ogni caduta. Scoprite tutti i dettagli e i retroscena nell’articolo! 👇❤️✨

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Michela Pellegrini, Antonio Palmieri, Pietrangelo Buttafuoco, Stefano Buttafuoco, Vincenso Lamagna e Luigi Dal Plevignano

Venezia – Ci sono stanze, nel grande labirinto della memoria collettiva, in cui il dolore e la gloria si fondono fino a diventare la stessa identica cosa. Il ring è una di queste: un perimetro di corde e sudore dove l’essere umano si spoglia di ogni finzione e corazza per guardare in faccia le proprie paure, i propri demoni e, soprattutto, il proprio avversario. La boxe non è mai stata un semplice scambio di colpi, ma la metafora più cruda, trasparente e straziante dell’esistenza stessa. Ieri, martedì 8 settembre, questa epopea di carne e riscatto ha travolto il Lido, conquistando la Biennale Match Point Arena nell’ambito del programma ufficiale del Venice Production Bridge della 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sotto i riflettori è stato presentato in anteprima “La Nobile Arte”, il monumentale e attesissimo documentario che racconta l’evoluzione del pugilato italiano.

Diretto con sensibilità cinematografica dal regista Vincenzo Lamagna, il docufilm nasce da un’idea profonda e viscerale di Michela Pellegrini e Stefano Buttafuoco. Prodotto da Antonio Palmieri per NEXTING, in prestigiosa e strategica collaborazione con Rai Documentari e con il fiero supporto della Federazione Pugilistica Italiana (FPI), il progetto ha ricevuto un battesimo di fuoco istituzionale d’eccezione, aperto dal saluto accorato di Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Biennale di Venezia. Diviso simbolicamente in dieci round, l’opera attraversa ben centodieci anni di storia patria, trasformando la boxe in una lente d’ingrandimento per radiografare le trasformazioni sociali, i sogni e le ferite dell’Italia dal Dopoguerra a oggi.

Dieci round contro il destino: la voce di Stefano Buttafuoco emoziona la platea

La narrazione è affidata al flow dritto e confidenziale del giornalista e conduttore televisivo Stefano Buttafuoco, che del documentario è anche il volto e la voce narrante. Per lui, salire sul ring della memoria ha avuto il sapore di un debito d’amore da saldare. «Il pugilato è probabilmente uno degli sport che più hanno ispirato il cinema», spiega Buttafuoco con gli occhi lucidi davanti alla platea veneziana. «Dentro un ring non c’è mai soltanto un combattimento: ci sono sacrifici immani, paura, riscatto, sconfitta e la capacità di rialzarsi oltre ogni limite umano. La boxe mi ha dato moltissimo nella vita, sentivo da tempo il profondo desiderio di restituire il bene ricevuto e questo docufilm è il mio personale omaggio alla sua magia».

Il regista Vincenzo Lamagna ha dovuto raccogliere una sfida tecnica enorme, confrontandosi con un immaginario iconografico immenso, già solcato dai più grandi registi della storia del cinema mondiale. La scelta vincente è stata quella di abbattere la barriera della cronaca puramente sportiva per aprire le immagini alla dimensione dell’inclusione e del sociale. Non una sequenza di interviste statiche e polverose, ma un montaggio serrato, organico e dal ritmo sincopato che restituisce la tensione emotiva di un vero incontro. Un risultato straordinario arricchito da rari e preziosi filmati di repertorio provenienti direttamente dai tesori storici delle Teche Rai e dall’Archivio ufficiale della FPI.

Dalle carceri alle scuole: il pugilato come cura per le anime fragili

La struttura narrativa, illustrata dall’autrice Michela Pellegrini, svela l’anima terapeutica e formativa di una disciplina che troppo spesso i non addetti ai lavori bollano erroneamente come violenta. “La Nobile Arte” mostra il volto umano del pugilato, quello che entra con coraggio all’interno degli istituti penitenziari, nelle scuole di periferia e nei progetti di recupero per i giovani a rischio. Insegna il rispetto delle regole dello Stato, la disciplina del corpo e la dignità di guardarsi dentro. Un concetto condiviso dal produttore Antonio Palmieri, che attraverso il progetto Sportface combatte per dare voce agli sport minori: «In questi dieci round ho ritrovato le storie di tanti campioni andati al tappeto e poi rimasti in piedi. Nella vita di ognuno di noi c’è stato un momento in cui potevamo crollare o scegliere di resistere», confessa Palmieri.

A dare forza e carne a questo racconto corale è una galassia di testimonianze d’eccezione che unisce campioni leggendari e volti noti dello spettacolo. Davanti alla telecamera sfilano il Presidente della FPI Flavio D’Ambrosi e miti assoluti del ring come Patrizio Oliva e Francesco Damiani, accanto a guerrieri del presente del calibro di Giovanni De Carolis, Emanuele Blandamura, Vincenzo Mangiacapre, Alessio Lorusso, il pugile disabile Simone Dessì, la campionessa e infermiera Pamela Noutcho Sawa e il talento emergente Jonathan Kogasso. A impreziosire il documentario sono le riflessioni intime di grandi attori appassionati di boxe come Giorgio Pasotti, Vinicio Marchioni e Giacomo Ferrara, e le firme del giornalismo sportivo Fausto Narducci, Luigi Panella, Luigi Dal Plevignano (Direttore di Rai Documentari), Mariangela Verna, Gianluca Guida, Attilio Volpe e Carmela Chiacchio. Un’opera d’arte collettiva che ricorda al Paese una verità elementare: non importa quante volte la vita ti sbatte al tappeto, l’unica cosa che conta è trovare la forza di rialzarsi al prossimo ciak.

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L’Umbria si fa palcoscenico dell’anima contro il caos del mondo: al via il “Factory Fest 2026” per perdersi e ritrovarsi nell’abbraccio delle arti performative

L’Umbria si trasforma nel palcoscenico d’avanguardia più grande d’Italia per curare le ferite del nostro tempo! 🎭✨ Torna in cinque splendide città il Factory Fest 2026: dal 2 al 4 e dall’8 all’11 ottobre una tempesta di teatro, danza e performance live sotto il segno del tema “Fuori di sé”. Un cartellone pazzesco che vede il ritorno storico di Colapesce insieme ad Alfio Antico per i 10 anni dell’album cult, le coreografie mistiche di Claudia Castellucci e lo spettacolo dei giovani del Progetto Piuma al Teatro Pavone. Un rito collettivo unico ed emozionante da vivere e condividere: scoprite l’intero programma nell’articolo! 👇❤️Umbria da vivere!

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Factory Fest 2026

Spoleto  – Ci sono momenti in cui la frenesia del quotidiano, l’asfissia degli schermi digitali e il rumore di fondo di una società ferita ci costringono a una scelta radicale: fermarsi, fare un passo indietro e trovare il coraggio di guardare oltre i confini del nostro stesso io. L’arte contemporanea, quando si spoglia delle sue vesti puramente accademiche, diventa l’unica vera risorsa terapeutica capace di curare l’anima e di rimetterci in connessione profonda con la comunità. Con questo spirito di pura rinascita e catarsi collettiva, l’Umbria si prepara a trasformarsi in una monumentale e pulsante scena diffusa. Dal 2 al 4 e dall’8 all’11 ottobre 2026 torna il Factory Fest – Festa delle arti performative, la sesta e attesissima edizione di una kermesse unica nel suo genere, pronta a invadere teatri, piazze e spazi storici di Spoleto, Campello sul Clitunno, Foligno, Spello e Perugia.

Ideato e curato con viscerale passione da Gestioni Cinematografiche e Teatrali in preziosa e storica collaborazione con La MaMa Umbria International, il festival gode della direzione artistica illuminata di Elisabetta ed Emiliano Pergolari. Il progetto è realizzato con il prestigioso patrocinio e il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Umbria, dei comuni coinvolti e della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, in stretta sinergia con il Teatro Stabile dell’Umbria. Il titolo scelto per questo capitolo 2026 è un manifesto programmatico dirompente: “Fuori di sé”. Un invito accorato e accattivante a sospendere per un momento l’io come misura dominante dell’esistenza per lasciarsi interamente attraversare dall’ambiente, dagli altri corpi, dal conflitto e dal suono primordiale.

Dallo shoegaze cosmico ai mostri sacri: l’universo di Colapesce e Alfio Antico

Il cartellone di questa sesta edizione si preannuncia stellare, un ordito perfetto in cui il teatro d’avanguardia, la danza contemporanea e la musica d’autore si contaminano senza sosta. Uno degli appuntamenti più attesi e di devastante impatto emotivo sarà la performance speciale che riunirà sullo stesso palco tre giganti della sperimentazione sonora: il maestro dei tamburi Alfio Antico, il celebre cantautore Lorenzo Urciullo (in arte Colapesce) e l’arrangiatore Mario Conte. I tre artisti torneranno a far vibrare la propria chimica musicale per celebrare i dieci anni dall’uscita di “Antico”, il capolavoro discografico che unì le loro visioni in un sound primitivo, ancestrale e magico, capace di colpire dritto allo stomaco del pubblico.

La ricerca coreografica e la scrittura scenica toccheranno vette di assoluto rigore filologico. Il festival ospiterà infatti “Verso la specie” di Claudia Castellucci con la Compagnia Mòra (produzione Societas), un lavoro straordinario in cui la danza torna verso un impulso originario, imitando i ritmi vegetali e minerali. Grande attesa anche per “La vita degli animali”, il nuovo e attesissimo lavoro di Elisa Pol e Chiara Lagani, e per la prima nazionale del duo internazionale composto dalle cantanti Antonina Nowacka e Sofie Birch con il progetto Hiraeth. La transizione ecologica e il collasso climatico saranno invece affrontati con candore e poesia in “Bloom & Doom” di Caterina Moroni, dove un gruppo di bambini di Campello guiderà gli adulti in un percorso generazionale invertito.

La fabbrica, la distopia e il corpo: quando l’arte denuncia la violenza del presente

Uscire da sé significa anche misurarsi con il mondo spietato che abbiamo prodotto, un fuori che troppo spesso entra dentro le vite umane per consumarle. Il dramma dello sfruttamento lavorativo e dell’alienazione in fabbrica prenderà carne e sudore in “Alla linea – Ponthus” di TriPèe Teatro, tratto dal capolavoro letterario di Joseph Ponthus, che porta in scena la ripetizione ossessiva dei corpi sottoposti ai tempi della produzione industriale. Le derive dell’idolatria occidentale contemporanea saranno invece sviscerate in “Comeback” di Fabritia D’Intino e Agnese Banti, mentre in “Kamikaze” Giulio Santolini spingerà il proprio corpo all’estremo dello sforzo per denunciare la pressione psicologica dello sguardo e delle aspettative altrui.

La forza drammaturgica del festival toccherà la fantascienza sociale con “La svastica sul sole Experience” della compagnia lacasadargilla, un’installazione immersiva che proietta lo spettatore in una realtà alternativa in cui gli esiti della Seconda guerra mondiale sono capovolti, facendo vacillare il confine tra storia reale e distopia. La fragilità delle relazioni e la fine del tempo saranno al centro di “Due di Notte” di Pennacchia/Serrani e dello straziante “Non una voce” di Ultimi Fuochi, una performance intima per soli quattro spettatori alla volta ispirata a Guido Morselli. Ma il riscatto è affidato alla rivoluzione di “Re-Penelope” di Cult of Magic, che rovescia la figura mitologica dell’attesa passiva per trasformare la presenza femminile in un atto di pura ribellione politica e collettiva.

La radio, il cinema e i giovani: una festa collettiva che cura l’anima

Attorno alla ricca programmazione degli spettacoli, il Factory Fest edifica una fitta e trasparente rete di dispositivi collaterali dedicati alla formazione e all’educazione permanente delle nuove generazioni. Spiccano il talk radiofonico e imperfetto “Upside Down #5” di Silvio Impegnoso e “Il Lampadario”, un percorso di educazione alla visione artistica interamente rivolto agli adolescenti del territorio, curato da Lisa Tonelli. Il cinema d’autore entrerà nel festival con il documentario “L’Isola del Teatro” di Velia Papa ed Eleonora Diana, mentre gli spazi della critica e della parola scritta saranno garantiti dalla presentazione dell’ultimo numero della prestigiosa rivista La Falena, con Rodolfo Sacchettini e il collettivo Altre Velocità.

Il gran finale del percorso formativo vedrà protagonista il Progetto Piuma, diretto da Mattia Maiotti e Debora Renzi in collaborazione con l’associazione perugina Occhisulmondo. I giovani danzatori porteranno sul palco dello storico Teatro Pavone di Perugia lo spettacolo “Non è inferno”, un’esplorazione fisica e viscerale sui corpi e sulle relazioni che prendono forma all’interno dello spazio urbano. Il Factory Fest si conferma così non come una semplice vetrina di eventi frontali, ma come un autentico atto collettivo, uno spazio temporaneo di libertà e condivisione dove ogni gesto individuale apre la strada a un’azione corale. Un invito aperto a perdersi, a spogliarsi delle proprie corazze quotidiane e a lasciarsi travolgere dalla bellezza pulita e indimenticabile di un’arte che non vuole smettere di lottare, proprio mentre la catastrofe incombe.

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