Salute
NEURODIVERGENZA – DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE/IPERATTIVITÀ (ADHD) NEI BAMBINI: COMPRENDERLA E AFFRONTARLA. L’IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI PRECOCE
Lucattini: “Quando emerge il sospetto di un disturbo attentivo è importante effettuare una valutazione integrata, che consideri sia gli aspetti neuropsicologici sia quelli emotivi e relazionali. Da una prospettiva psicoanalitica, l’osservazione del gioco, della qualità delle relazioni e della capacità di simbolizzazione aiuta a comprendere se la difficoltà attentiva sia legata principalmente a un disturbo del neurosviluppo o anche a vissuti emotivi e dinamiche relazionali che interferiscono con la regolazione interna del bambino”.
Redazione- L’ADHD è una neurodivergenza: un modo diverso in cui il cervello elabora le informazioni, gestisce gli stimoli e regola gli impulsi. Si manifesta principalmente in tre modi: disattenzione, iperattività e impulsività, con “Hyperfocus”: quando un argomento li appassiona, possono raggiungere livelli di concentrazione e competenza incredibili, con “Energia e Resilienza”: una vitalità contagiosa e una grande capacità di ripartire dopo un errore.
Dott.ssa Lucattini, può spiegare cos’è, nello specifico, il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) e che genere di fattori, a Suo avviso, può contribuire o amplificare la sua manifestazione?
Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è definito dalle principali classificazioni internazionali come un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà persistenti nell’attenzione, nell’autoregolazione e nel controllo degli impulsi. Le ricerche più recenti mostrano che si tratta di una condizione multifattoriale, in cui predisposizioni neurobiologiche e genetiche interagiscono con fattori ambientali e relazionali.
L’attenzione non è soltanto una funzione intellettiva, ma si costruisce anche all’interno delle prime relazioni affettive. Il bambino sviluppa progressivamente la capacità di regolare gli impulsi e di concentrarsi grazie alle esperienze di contenimento emotivo e alla qualità dei legami familiari. Quando l’ambiente è segnato da stress, conflittualità o depressione genitoriale, il bambino può rimanere in uno stato di maggiore tensione emotiva che interferisce con la concentrazione e l’apprendimento. Gli studi più recenti indicano che il clima familiare e lo stile genitoriale possono rappresentare fattori protettivi oppure amplificare le difficoltà attentive nei bambini predisposti, confermando come lo sviluppo dell’attenzione sia il risultato dell’interazione tra vulnerabilità biologiche e contesto relazionale. La prevalenza stimata dell’ADHD nei bambini è oggi intorno al 5–7% a livello globale. (Prevention Science Journal, 2024).
Quali sono i segnali precoci da non sottovalutare?
I genitori osservano spesso alcune difficoltà già nelle attività quotidiane: fatica a mantenere la concentrazione nel gioco, irrequietezza motoria, tendenza a passare rapidamente da un’attività all’altra o a distrarsi anche durante esperienze che normalmente risultano piacevoli. Un elemento importante riguarda anche la qualità della relazione con l’adulto durante il compito: alcuni bambini faticano a condividere l’attenzione, a tollerare l’attesa o a mantenere un’attività insieme all’altro.
La capacità di attenzione è strettamente legata alla regolazione degli stati emotivi. Quando il bambino non riesce a “sostare” mentalmente su un’attività o a restare fermo fisicamente, può essere segnale di una difficoltà nel modulare eccitazione, frustrazione o tensione interna. Anche incidenti frequenti, comportamenti impulsivi o una apparente “sordità” ai richiami degli adulti possono indicare una difficoltà nella regolazione degli impulsi e nell’organizzazione dell’esperienza emotiva.
È importante ricordare che ciò che appare come semplice disattenzione può talvolta rappresentare una modalità con cui il bambino esprime o gestisce stati di ansia, eccitazione o disagio che non riesce ancora ad esprime attraverso il linguaggio verbale, a parole. Per questo l’osservazione precoce è fondamentale. Studi recenti mostrano infatti che interventi strutturati, soprattutto in ambito scolastico e familiare, possono migliorare significativamente le capacità attentive e la regolazione comportamentale nei bambini con ADHD, confermando l’importanza di riconoscere e affrontare precocemente questi segnali (Frontiers in Psychology, 2025).
Dott.ssa Lucattini, supportare un bambino con ADHD o altre neurodivergenze non significa solo fargli fare terapia, ma creare anche un ambiente favorevole intorno a lui, che sia a casa, a Scuola e in posti ricreativi dove solitamente svolge delle attività, cosa può dirci al riguardo?
Quando un adulto attraversa periodi di depressione, ansia o forte sovraccarico emotivo, può diventare più difficile offrire al figlio quella stabilità affettiva che favorisce la costruzione delle funzioni di regolazione, tra cui anche l’attenzione.
Dal punto di vista psicoanalitico, i genitori svolgono una funzione di contenimento emotivo: aiutano il bambino a dare senso alle proprie esperienze interne e a modulare stati di eccitazione, frustrazione o angoscia. Se questo contenimento è fragile perché l’adulto è a sua volta sopraffatto da tristezza, irritabilità o stress, il bambino può mostrare precocemente segni di disregolazione emotiva, che talvolta si esprimono come irrequietezza, difficoltà nel gioco condiviso o nel mantenere l’attenzione.
Per questo è importante che, quando un genitore si sente in difficoltà, possa chiedere un aiuto professionale. Prendersi cura del proprio benessere psicologico non è solo un atto personale, ma anche un modo per rafforzare la qualità della relazione con il bambino, offrendo un ambiente emotivo più sicuro e prevedibile. Numerosi studi recenti indicano infatti che la qualità delle interazioni genitore-figlio e la salute mentale dei genitori svolgono un ruolo significativo nello sviluppo della regolazione emotiva e attentiva nei bambini (Child Psychiatry & Human Development, 2025).
In che modo, è possibile migliorare il livello di concentrazione nei bambini durante le attività quotidiane?
La capacità di attenzione si sviluppa gradualmente e nasce all’interno di esperienze ripetute e condivise con i genitori e le persone a cui sono legati affettivamente. Il bambino impara a concentrarsi quando può fare esperienza di tempi prevedibili, relazioni stabili e attività svolte insieme all’adulto. La presenza di routine quotidiane, un ambiente ordinato e momenti dedicati al gioco o al lavoro condiviso aiutano il bambino a interiorizzare un ritmo che sostiene la capacità di restare mentalmente su un compito.
È utile favorire attività che richiedano attenzione progressiva – come leggere, disegnare, costruire o contare – evitando una stimolazione eccessiva o il multitasking precoce. Queste esperienze permettono al bambino di organizzare meglio il pensiero e di tollerare l’attesa e la frustrazione, aspetti fondamentali per la concentrazione.
Anche la ricerca scientifica più recente conferma che abitudini stabili, attività strutturate e movimento fisico regolare favoriscono lo sviluppo delle funzioni esecutive (come scritture, lettura, calcolo, disegno, etc.), dell’autoregolazione emotiva e dell’attenzione nei bambini, in particolare quando queste esperienze sono inserite in un contesto familiare e scolastico prevedibile e di supporto (Personality and Individual Differences, 2025).
Come è possibile intervenire per aiutare e supportare un bambino che presenta un disturbo attentivo?
Quando emerge il sospetto di un disturbo attentivo è importante effettuare una valutazione integrata, che consideri sia gli aspetti neuropsicologici sia quelli emotivi e relazionali. Da una prospettiva psicoanalitica, l’osservazione del gioco, della qualità delle relazioni e della capacità di simbolizzazione aiuta a comprendere se la difficoltà attentiva sia legata principalmente a un disturbo del neurosviluppo o anche a vissuti emotivi e dinamiche relazionali che interferiscono con la regolazione interna del bambino.
L’intervento può includere percorsi di riabilitazione neuropsicologica, psicoterapia psicodinamica o psicoanalitica infantile e, quando necessario, un lavoro di sostegno ai genitori. L’attenzione, infatti, si sviluppa anche grazie all’esperienza di contenimento emotivo: quando il bambino si sente sostenuto da adulti prevedibili e capaci di modulare gli stati affettivi, diventa più facile organizzare il pensiero e mantenere la concentrazione.
Le ricerche più recenti confermano che gli interventi risultano più efficaci quando integrano regolazione emotiva, supporto genitoriale e organizzazione dell’ambiente di vita, perché agiscono proprio sui processi di autoregolazione che sostengono l’attenzione (The Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2026).
Quali consigli si sente di dare ai genitori?
-Osservare con attenzione senza allarmarsi. Se un bambino mostra difficoltà persistenti di concentrazione, impulsività o irrequietezza, meno frequente nelle bambine, è utile notare quando e in quali situazioni si manifestano. Non tutti i bambini vivaci hanno un disturbo da ADHD, ma segnali che durano nel tempo meritano attenzione;
-Rivolgersi a specialisti per una valutazione accurata. In presenza di dubbi è importante richiedere una valutazione specialistica, preferibilmente integrata tra neuropsichiatria infantile e psicologia clinica, per comprendere gli aspetti intellettivi, emotivi e relazionali del bambino per arrivare una diagnosi corretta;
-Costruire un ambiente quotidiano stabile e prevedibile. Routine chiare, tempi regolari per studio, gioco e riposo e attività svolte insieme all’adulto aiutano il bambino a sviluppare gradualmente la capacità di concentrazione e di autoregolazione;
-Collaborare con la scuola e, se necessario, predisporre un PDP. Quando le difficoltà attentive interferiscono con l’apprendimento, è utile lavorare insieme agli insegnanti per creare strategie didattiche adeguate e, se indicato, attivare un Piano Didattico Personalizzato (PDP) che aiuti il bambino a esprimere al meglio le proprie capacità ed a esprimersi liberamente;
-Affiancare il bambino con percorsi terapeutici adeguati. Gli interventi possono includere supporto psicologico e psicoanalitico, riabilitazione neuropsicologica, parent training e, quando necessario, trattamenti farmacologici. Il lavoro con i genitori è fondamentale perché un ambiente emotivamente caloroso e costante, favorisce lo sviluppo dell’attenzione e della regolazione emotiva del bambino.
Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione

Salute
La sanità laziale potenzia il territorio: apre l’ospedale di comunità al Policlinico Umberto I
🏥 Il Policlinico Umberto I inaugura il suo Ospedale di Comunità: 20 nuovi posti letto per la continuità assistenziale tra cure ospedaliere e territorio. Una svolta per la sanità laziale.
Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#sanità #roma #pnrr #umbertoI
Redazione- Roma segna un passo decisivo nel potenziamento della rete assistenziale regionale con l’inaugurazione dell’Ospedale di Comunità presso l’edificio George Eastman. Situata in viale Regina Elena 287/b, al terzo piano della storica struttura romana, questa nuova realtà si inserisce nel più ampio disegno di riorganizzazione della medicina territoriale, mirando a colmare il vuoto esistente tra le cure ospedaliere per acuti e l’assistenza domiciliare. L’iniziativa rappresenta il primo esempio concreto di integrazione funzionale all’interno del perimetro del Policlinico Umberto I, istituzione che assumerà il ruolo di garante per la continuità dei percorsi di cura.
Alla cerimonia di apertura hanno presenziato i vertici istituzionali, tra cui il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, insieme al Direttore generale del Policlinico Umberto I, Fabrizio d’Alba, e alla direzione strategica aziendale. L’opera, realizzata nel quadro della Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e in piena conformità con gli standard del decreto ministeriale 77 del 2022, è stata pensata per decongestionare le grandi strutture ospedaliere, trasformando il modello di presa in carico del paziente.
il ruolo dei venti posti letto e la missione assistenziale
Il nuovo Ospedale di Comunità dispone di venti posti letto, destinati a una categoria specifica di pazienti: persone clinicamente stabilizzate che, pur avendo superato la fase acuta della patologia, richiedono ancora un monitoraggio costante. La struttura offre assistenza infermieristica continuativa (sulle 24 ore) e una supervisione medica programmata, elementi necessari per garantire il recupero funzionale prima che il paziente possa tornare al proprio domicilio.
L’obiettivo è chiaro: evitare che i pazienti restino ingiustificatamente nei reparti ospedalieri ad alta intensità di cure, liberando risorse preziose e, al contempo, fornendo un ambiente più protetto e consono alla fase di convalescenza. In questo spazio, i percorsi di riabilitazione leggera si intrecciano con la gestione farmacologica e il supporto sociale, riducendo il rischio di complicazioni o di nuovi ricoveri impropri che spesso gravano sul sistema sanitario nazionale.
una nuova sinergia tra ospedale e territorio
Secondo il Direttore generale Fabrizio d’Alba, questa apertura va ben oltre l’aspetto logistico. Si tratta di una trasformazione culturale che mira a rendere più fluidi i passaggi tra le diverse intensità di cura. “Questa struttura crea nuove consuetudini di collaborazione tra professionisti del settore”, ha spiegato d’Alba durante l’evento, sottolineando come l’integrazione tra il grande polo ospedaliero e la rete territoriale sia la chiave per un sistema sanitario moderno.
Un aspetto peculiare citato dalla direzione riguarda l’impatto formativo. L’Ospedale di Comunità, infatti, diventerà un laboratorio a cielo aperto per i giovani professionisti sanitari. Spesso, durante il percorso di studi e i tirocini universitari, il personale medico e infermieristico si concentra quasi esclusivamente sulla gestione della fase acuta, trascurando la complessità della cura territoriale. Lavorare in questo nuovo distaccamento dell’Umberto I permetterà ai nuovi medici e infermieri di misurarsi con le esigenze delle cronicità e con le dinamiche sociali che caratterizzano il rientro a casa dei pazienti, formando così figure professionali con competenze olistiche e integrate.
L’inaugurazione dell’edificio Eastman non è dunque solo l’aggiunta di posti letto, ma un segnale di cambiamento per la sanità di Roma e di tutto il Lazio. La scommessa, sostenuta dai fondi europei, è quella di creare una rete che non separi più l’ospedale dal territorio, ma che li faccia comunicare in modo costante e rigoroso. Con l’avvio delle attività, il Policlinico Umberto I si candida a diventare un modello di riferimento nell’applicazione delle direttive nazionali, ponendo il paziente al centro di un percorso che garantisce dignità e sicurezza dalla diagnosi fino alla guarigione o alla stabilizzazione definitiva. Il successo di questo progetto sarà misurato, nei prossimi mesi, dalla capacità della struttura di mantenere elevati standard assistenziali riducendo drasticamente i tempi di attesa e migliorando il tasso di dimissioni appropriate, in un clima di collaborazione sinergica tra le diverse branche della medicina regionale.
Intervista al Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e al Direttore Generale Policlinico I di Roma, Fabrizio d’Alba
Interviste di Marialuisa Roscino
Riprese e Montaggio di Fabio Nori
Salute
“Che colpa ho io ” è il nuovo singolo che segna il ritorno di Sambiglion
🎵 Il nuovo singolo di Sambiglion, intitolato “Che colpa ho io”, esplora il dolore delle scelte non comprese in un viaggio intimo tra folk elettrico e cantautorato.
Guarda il videoclip su YouTube e ascolta il brano su tutte le piattaforme digitali. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Sambiglion #NuovaMusica #CantautoratoItaliano #CheColpaHoIo
Redazione- Milano segna il punto di partenza per il nuovo capitolo artistico di Ruben Caparrotta, in arte Sambiglion, che torna sulla scena musicale con il singolo intitolato Che colpa ho io. Il brano, che sarà disponibile sulle piattaforme digitali a partire da giovedì 11 giugno, approderà ufficialmente in rotazione radiofonica il giorno successivo, venerdì 12 giugno, sotto l’etichetta Maionese Project. La canzone si inserisce in un percorso di maturazione cantautorale che l’artista porta avanti da anni, fondendo narrazione intimista e sonorità ricercate.
Il brano affronta il tema complesso delle scelte e delle rinunce che segnano la vita di ogni individuo, specialmente durante quella fase in cui la consapevolezza non è ancora pienamente formata. Sambiglion descrive il processo creativo come una valvola di sfogo necessaria, dove le emozioni improvvise e talvolta dolorose si trasformano in musica. La penna, nelle sue parole, diventa uno strumento per gestire lo smarrimento, trasformandosi in un luogo dove è possibile dare sfogo ai propri vissuti, che si tratti di un pianto liberatorio o di una forma di resistenza emotiva.
le sonorità e la struttura della nuova produzione
Sotto il profilo tecnico, la produzione oscilla tra atmosfere delicate e aperture sonore più corpose. L’arrangiamento si basa su un impianto indie pop dalla trama morbida, dove le chitarre acustiche dominano la prima parte, tessendo una melodia intima che accompagna l’ascoltatore nelle fasi iniziali del racconto. Con il progredire della traccia, il sound subisce una metamorfosi, introducendo elementi elettrici che creano una tensione crescente fino a culminare in un assolo finale, pensato per dare forza emotiva all’intero messaggio del brano.
Il lavoro di arrangiamento è frutto di una collaborazione consolidata con Davide Maggioni. La sinergia tra i due professionisti permette di rifinire ogni dettaglio: mentre l’artista arriva in studio con testi e melodie già definiti, il lavoro condiviso sulla struttura si concentra sulla ricerca di un equilibrio armonico che soddisfi l’intento comunicativo originale. Questa attenzione alla cura del suono rispecchia l’obiettivo di Sambiglion di costruire un prodotto organico, capace di parlare a un pubblico eterogeneo che, secondo le rilevazioni algoritmiche, spazia dai 29 ai 45 anni, pur senza precludere un ascolto più ampio e trasversale.
il significato del videoclip e il percorso dell’artista
Ad accompagnare l’uscita del brano c’è un videoclip curato da Stefano Di Giovanni su idea di Ruben Caparrotta. Le riprese si sviluppano interamente all’interno di un’automobile, scelta non casuale che funge da metafora per uno spazio sospeso, simile a quello dei sogni. La vettura diventa il teatro di un viaggio interiore dove i personaggi che si alternano a bordo rappresentano allegorie di memorie, emozioni e tappe fondamentali dell’esistenza. Ogni elemento visivo è orientato a sottolineare il concetto di crescita personale, un tema centrale nella poetica di questo cantautore che cita influenze che vanno dai grandi della musica italiana, come Fabrizio De André e Rino Gaetano, fino a suggestioni internazionali.
Il percorso che ha portato a questa pubblicazione è frutto di una gavetta lunga oltre un decennio. Dai primi esperimenti autoprodotti nel 2010 con lo pseudonimo ispirato ai romanzi di Emilio Salgari, Sambiglion è passato attraverso diverse fasi: dai tributi d’autore alla produzione di album come Tu eri lì nel 2018. Il sodalizio con La Stanza Nascosta Records, che ha pubblicato i suoi lavori recenti, ha consolidato la sua presenza in un panorama dove la scrittura sincera rimane la priorità. Attualmente, l’artista guarda al futuro con la realizzazione del suo prossimo disco, il cui titolo provvisorio è Ozio, confermando la volontà di affermarsi nel circuito live italiano in modo naturale, senza forzature, portando sul palco quel mondo interiore che ha saputo costruire in questi anni di ricerca artistica costante e appassionata.
Salute
Ini Canistro: il 18 giugno open day per la prevenzione delle patologie reumatiche e dell’osteoporosi
🏥 La prevenzione è lo strumento più potente a nostra disposizione per contrastare le malattie reumatiche e l’osteoporosi. Il 18 giugno, presso la clinica Ini di Canistro, una mattinata dedicata a visite gratuite per tutelare il benessere delle ossa e delle articolazioni. Non perdere l’opportunità di monitorare la tua salute con il dottor Mauro Ranieri.
Prenota subito il tuo posto chiamando il numero verde 800951595 o scrivendo su WhatsApp al 348.2322841. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#prevenzione #osteoporosi #reumatologia #iniCanistro
Redazione- Canistro, in provincia dell’Aquila, si prepara a ospitare una nuova giornata dedicata interamente alla salute della cittadinanza. Il prossimo 18 giugno, presso la clinica Ini, si terrà un open day finalizzato alla prevenzione e alla diagnosi precoce delle patologie reumatiche e dell’osteoporosi. L’iniziativa, che si svolgerà dalle ore 9.00 alle ore 13.00, segue il successo dei precedenti appuntamenti dedicati all’ortopedia e all’urologia, confermando l’impegno costante della struttura sanitaria nel promuovere la cultura della prevenzione sul territorio abruzzese.
La clinica Ini di Canistro, parte di un gruppo nazionale con oltre settant’anni di attività nel settore sanitario tra Abruzzo, Lazio e centro-sud Italia, rappresenta un presidio di eccellenza. La struttura conta dieci sedi, dispone di oltre 1.200 posti letto e impiega circa 2mila dipendenti, distinguendosi come punto di riferimento per l’ortopedia e la traumatologia in regime di convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale. L’evento del 18 giugno vedrà protagonista il dottor Mauro Ranieri, reumatologo che ha rafforzato recentemente l’equipe medica del centro.
l’importanza della diagnosi precoce per le malattie reumatiche
Il dottor Ranieri pone l’accento sulla necessità di intervenire tempestivamente di fronte ai primi segnali di malessere articolare o muscolare. Le malattie infiammatorie reumatologiche, tra cui l’artrite, tendono a generare le conseguenze più serie proprio durante la fase iniziale, ovvero nel primo anno di insorgenza. Intervenire in questa finestra temporale permette di limitare in modo significativo i danni permanenti a carico dell’apparato osteoarticolare.
Il quadro clinico che rientra nell’ambito reumatologico si presenta spesso eterogeneo e complesso. Spazia infatti da problematiche tendinee ad alterazioni articolari, fino a coinvolgere muscoli e, in alcuni casi, distretti neurologici. Grazie all’avvento di opzioni terapeutiche moderne, come i farmaci biologici — la cui prescrizione rimane vincolata ai centri autorizzati — è possibile oggi gestire queste patologie con una precisione superiore rispetto al passato. Tuttavia, il punto cardine rimane la visita specialistica, integrata da una serie di esami di laboratorio mirati, che verranno offerti gratuitamente durante l’open day previa prenotazione.
come combattere l’osteoporosi e monitorare la salute delle ossa
Oltre alle patologie di natura strettamente infiammatoria, lo screening si concentra sulla fragilità ossea. L’osteoporosi è una condizione che interessa un’ampia fetta della popolazione, specialmente con l’avanzare dell’età. In Italia, si stima che siano circa 5 milioni le persone colpite da queste problematiche, un numero equivalente al 10% della popolazione totale. Il progressivo invecchiamento demografico rende l’attività di monitoraggio un pilastro per la tenuta del sistema salute.
Il dottor Ranieri spiega che la combinazione tra un’indagine anamnestica approfondita e l’esecuzione di una mineralometria ossea consente di inquadrare correttamente il paziente. Identificare la predisposizione all’osteoporosi o uno stato di fragilità già conclamato consente di instaurare percorsi terapeutici mirati. Prevenire il peggioramento della malattia significa, di fatto, ridurre drasticamente il rischio di fratture ossee, che possono verificarsi anche in assenza di traumi violenti, compromettendo gravemente la qualità della vita quotidiana, specialmente negli anziani.
Per partecipare all’iniziativa, è necessaria la prenotazione obbligatoria, valida fino a esaurimento dei posti disponibili. Gli interessati possono contattare il numero verde 800951595 o inviare un messaggio WhatsApp al numero 348.2322841. Informazioni dettagliate sono anche reperibili consultando la pagina dedicata sul portale ufficiale del gruppo Ini. L’evento rappresenta un’occasione preziosa per i cittadini per sottoporsi a uno screening specialistico in un ambiente altamente qualificato, contribuendo attivamente alla tutela della propria salute a lungo termine.
-
Cronaca3 giorni faSVOLTA NELLE INDAGINI SUI LUPI AVVELENATI IN ABRUZZO: LA VERITÀ POTREBBE ARRIVARE DALLE FOTOTRAPPOLE HI-TECH
-
Cronaca2 giorni faIncontro ravvicinato con un branco di lupi sul sentiero per il Santuario della Santissima Trinità: l’esperienza dei ciclisti tra stupore e rispetto
-
Ultim'ora2 giorni faTangentopoli, 30 anni dopo: a Quarta Repubblica il faccia a faccia tra Di Pietro, Sama e Cusani
-
Territorio3 giorni faL’INFIORATA DI CARSOLI: TRA FEDE E ARTE I TAPPETI FLOREALI CHE COLORANO IL BORGO NEL CUORE DELLA MARSICA
-
Calcio6 giorni faIL TALENTO DI SPOLTORE ILLUMINA CHIETI: SAMUELE DELLA PENNA TRASCINA L’UNDER 15 AL TITOLO E ALLA PROMOZIONE REGIONALE
-
Tecnologia4 giorni faCYBERSECURITY: L’AI POTENZIA HACKER MENO ESPERTI A CONDURRE ATTACCHI AVANZATI, RILEVA ANTHROPIC
-
Cronaca5 giorni faARZANO – MINORENNE IN OSPEDALE IN GRAVI CONDIZIONI DOPO AVER MANGIATO IL MIELE DELLO SBALLO
-
Lifestyle1 giorno faIl romanzo storico di Andrea Verrocchio “Pescara 1566. La battaglia dell’Aternum” diventa un’opera teatrale

