Attualità
Tre anni fa l’addio a Silvio Berlusconi, Imprenditore Politico
Redazione- Tre anni senza il Cavaliere. Silvio Berlusconi, l’imprenditore, il politico, il visionario, è morto tre anni fa. Aveva 86 anni. Ha lavorato, durante il ricovero al San Raffaele, fino all’ultimo giorno.Oggi ricorre l’anniversario di quella data e tutti, dagli avversari agli amici di viaggio, lo ricordano pubblicamente. Mediaset, l’azienda che ha fondato e che ha scardinato il monopolio televisivo della Rai, ha dedicato un documentario (che i dipendenti hanno potuto vedere in anteprima) dal titolo: “Caro Presidente, ti racconto”. Un lavoro dedicato alla figura di Silvio Berlusconi e salutato con una grande festa a Cologno Monzese, la colonna sonora della serata è stata invece affidata ai Pooh. Resta il ricordo di un protagonista assoluto della vita politica italiana. Con lui abbiamo condiviso un percorso politico e di Governo, fondato su battaglie comuni, su una visione dell’Italia e sull’idea che l’amore per la libertà, il coraggio e la determinazione possano cambiare il corso delle cose”, scrive sui social la premier Giorgia Meloni a tre anni dalla scomparsa del Cavaliere. “Quel percorso non si è interrotto e continua ancora oggi, con la stessa determinazione, al servizio di un’Italia forte, autorevole e orgogliosa. Anche nel suo ricordo”…
Esteri
Platner espugna il Maine: la corsa al Senato tra ombre personali ed echi di Trump e Sanders
“Ho commesso degli sbagli nella mia vita, sbagli di cui mi pento… ma dai quali continuo ad imparare. Sono lungi dall’essere perfetto, ma ogni giorno cerco di diventare un po’ migliore e un po’ più gentile del giorno prima”. Così Graham Platner il giorno della sua vittoria
Redazione- “Ho commesso degli sbagli nella mia vita, sbagli di cui mi pento… ma dai quali continuo ad imparare. Sono lungi dall’essere perfetto, ma ogni giorno cerco di diventare un po’ migliore e un po’ più gentile del giorno prima”. Così Graham Platner il giorno della sua vittoria alle primarie democratiche nello Stato del Maine per un seggio al Senato. Platner ha continuato dicendo di credere “al cambiamento in politica e a quello del Paese, e che bisogna credere che anche le persone possano cambiare”.
Platner ha cercato di mettere a tacere le accuse di comportamenti inappropriati verso le donne emerse negli ultimi due mesi, che hanno gettato ombre sulla sua candidatura. Alla fine, però, gli elettori del Maine gli hanno espresso fiducia, concedendogli una vittoria schiacciante con il 72 per cento dei consensi. Platner sfiderà la senatrice repubblicana in carica Susan Collins, la quale rappresenta il Maine al Senato USA dal 1997.
Quasi tutti gli analisti prevedono una vittoria del Partito Democratico per ottenere la maggioranza nella Camera dei Rappresentanti alle elezioni di midterm a novembre. Alcuni hanno indicato che i democratici potrebbero ottenere la maggioranza anche al Senato. Uno dei seggi indispensabili per questa vittoria sarebbe proprio quello della Collins, e Platner sarebbe avanti nei sondaggi di quasi 10 punti.
Il vincitore delle primarie in Maine è riuscito a imporsi non solo sulla Collins, ma anche sulla sua avversaria democratica Janet Mills, governatrice uscente e rappresentante dell’establishment del partito. Platner ha abbracciato la piattaforma progressista di Bernie Sanders, Elizabeth Warren e Alexandria Ocasio-Cortez, che include sanità pubblica universale, aumenti alle imposte per i miliardari e una netta opposizione alla guerra a Gaza e alle tensioni con l’Iran. Ha accusato la Collins di essere una grande sostenitrice dei programmi di Donald Trump, nonostante lei abbia cercato di dipingersi come una moderata. Platner ha inoltre puntato il dito contro l’incapacità della sua avversaria repubblicana di capire gli effetti delle guerre. Lui ne sa qualcosa, come testimoniano le sue esperienze nel servizio militare in Iraq e Afghanistan. Queste esperienze gli hanno causato il DPTS (disturbo da stress post-traumatico), dal quale continua a guarire.
Indagini del New York Times e di altri media hanno però rivelato che i suoi rapporti con le donne sono macchiati da comportamenti scorretti. Alcune lo hanno accusato di violenza e maltrattamenti, ed è venuto a galla anche un tatuaggio nazista che ha esibito per 10 anni. Nonostante alcune smentite e chiarimenti, Platner ha tentato di spiegare questi suoi comportamenti tutt’altro che accettabili asserendo che si tratta del suo passato, che in alcuni periodi è stato molto buio. È cambiato, asserisce, e ha anche dichiarato che parecchie delle sue ex fidanzate lo considerano una buona persona e sono tutt’ora sue amiche. Disturbano però alcuni messaggi di sexting scoperti recentemente dalla moglie, la quale, tuttavia, ha preso le sue difese, asserendo che nessun matrimonio è perfetto e che lei continua a sostenerlo.
I democratici si sono sempre dichiarati paladini del movimento #MeToo e grandi sostenitori dei diritti delle donne. Sotto molti aspetti ciò è vero, come dimostrano le reazioni di politici democratici che hanno visto la loro carriera sfumare per comportamenti inappropriati. Si ricordano il senatore Al Franken del Minnesota, che fu costretto a dimettersi nel 2018, e il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo, che si dimise nel 2021. Molto più recente è il caso del parlamentare Eric Swalwell, candidato a governatore nelle primarie democratiche in California, anche lui costretto a ritirarsi dalla corsa.
Il caso di Platner, però, non ha avuto la stessa sorte, e il fatto che gli elettori del Maine lo abbiano votato indica che qualcosa è cambiato. Ce lo dimostra anche il sostegno a Platner da parte di Chuck Schumer, senatore democratico di New York e leader del suo partito alla Camera Alta. Persino Alexandria Ocasio-Cortez non ha abbandonato Platner, dichiarando che “c’è molto nel suo comportamento che è difficile da accettare”, ma alla fine si tratta di non dimenticare i danni fatti dalla Collins.
Donald Trump, però, ha preso una posizione completamente contraria, definendo Platner “un delinquente… il peggior essere umano che abbia mai corso per un incarico politico”. Come spesso avviene quando il presidente USA attacca qualcuno, non fa altro che proiettare le sue debolezze. Vanno ricordate le sue condotte inappropriate verso le donne, in parole e azioni, una delle quali ha condotto alla sua condanna in una causa civile per aggressione sessuale nei confronti di E. Jean Carroll a New York, per la quale deve pagare 5 milioni di dollari. A differenza di Platner, che ha riconosciuto di dover migliorare, Trump non ha mai ammesso nessuna colpevolezza. Persino nel caso della Carroll ha rifiutato il verdetto, ricorrendo in appello. Non solo: adesso, da presidente, il Dipartimento della Giustizia da lui guidato ha iniziato un’indagine sulla Carroll, accusandola di falsa testimonianza perché avrebbe ricevuto fondi illegali per la sua difesa durante il processo.
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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.
Politica
Voghera, la politica locale si riorganizza attorno al progetto di Roberto Vannacci
📢 La politica pavese cambia volto: il progetto del generale Vannacci si radica ufficialmente a Voghera con l’adesione di Miracca e Albini. Un nuovo laboratorio politico è nato per ridisegnare gli equilibri del territorio.
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#Voghera #Pavia #Vannacci #FuturoNazionale
Redazione- Voghera, città che da sempre riveste un ruolo strategico negli equilibri della provincia di Pavia, torna al centro dell’attenzione politica nazionale. Le recenti manovre che hanno visto l’adesione dei consiglieri comunali Francesca Miracca e Pier Felice Albini al progetto di Futuro Nazionale confermano una tendenza in atto nel territorio lombardo: la trasformazione del pavese in un vero laboratorio per le dinamiche della destra italiana, con una particolare attenzione verso le istanze sollevate dal generale Roberto Vannacci.
L’ufficializzazione di questo passaggio è avvenuta durante una conferenza stampa che ha segnato un punto di svolta per l’attività politica locale. A fare gli onori di casa, in senso politico, è stato Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che ha inquadrato l’operazione vogherese come il naturale proseguimento di un percorso iniziato con successo nella vicina Vigevano. Per Sforzini, quanto accaduto nelle ultime settimane non rappresenta un episodio isolato, ma la prova tangibile di una strategia che punta a radicarsi profondamente tra gli amministratori locali per poi proiettarsi verso scenari più ampi.
l’espansione del progetto politico nel pavese
Il consolidamento di Futuro Nazionale in provincia di Pavia segue una linea di pensiero che intende coniugare le istanze del territorio con le tematiche care all’elettorato che ha sostenuto il successo editoriale e politico di Vannacci. L’adesione di Miracca e Albini, eletti recentemente tra le fila di una lista civica, offre al movimento una presenza istituzionale solida in consiglio comunale. Questa mossa non è casuale: Voghera è sotto la lente d’ingrandimento delle segreterie nazionali da tempo, complice l’interesse manifestato verso la città anche da figure di primo piano dell’esecutivo.
Secondo l’analisi proposta da Sforzini, il territorio pavese sta dimostrando una vitalità inaspettata. Se Vigevano è servita da test per misurare il consenso reale attorno a programmi che spesso superano i confini del dibattito tradizionale, Voghera si inserisce ora nella mappa come un tassello di una rete che si estende rapidamente oltre i confini provinciali, raggiungendo diverse realtà in Lombardia e in Piemonte. L’obiettivo dichiarato dai promotori è quello di strutturare un movimento che non si limiti alla sola protesta, ma che sia capace di governare e di incidere concretamente sulle scelte amministrative dei comuni in cui riesce a radicarsi.
una nuova fase per gli equilibri tra i partiti
La scelta di Miracca e Albini di sposare il progetto di Futuro Nazionale solleva interrogativi circa il futuro della maggioranza e delle opposizioni in seno al consiglio comunale di Voghera. La politica cittadina, da sempre caratterizzata da una frammentazione tipica dei centri di medie dimensioni, si prepara a gestire una nuova forza che dichiara apertamente di non voler giocare un ruolo di secondo piano. La determinazione espressa da Sforzini durante l’incontro con la stampa non lascia spazio a dubbi: i due consiglieri rappresentano solo la punta di un iceberg.
La prospettiva di una crescita a macchia d’olio, che secondo i vertici del movimento dovrebbe presto toccare anche Mortara e il capoluogo, suggerisce che il panorama locale subirà scossoni. Il riferimento alla città di Pavia, vista come un obiettivo da affrontare con le dovute tempistiche, conferma una pianificazione meticolosa. Non si tratta di una sommatoria di adesioni sporadiche, quanto piuttosto di una tessitura politica che punta a pesare nelle dinamiche di coalizione future. Il messaggio inviato agli attuali partiti del centrodestra è chiaro: esiste un’area di consenso, quella che si riconosce negli ideali promossi dal generale Vannacci, che non intende accontentarsi di un ruolo subalterno, ma che reclama una propria rappresentanza definita e una linea politica autonoma, centrata su temi che spaziano dalla sovranità alle politiche valoriali.
Il futuro immediato di Voghera vedrà dunque una dialettica più tesa tra le diverse anime che compongono il fronte conservatore. La presenza di una sigla che si richiama esplicitamente al “Rinascimento Nazionale” obbligherà le forze storiche del territorio a confrontarsi con una base elettorale che, evidentemente, chiede maggiore radicalità e una rottura rispetto alle liturgie della politica tradizionale. Con il posizionamento dei primi due consiglieri, il dado è tratto: Voghera si prepara a essere, nei prossimi mesi, il palcoscenico di una sfida politica che, partendo dall’amministrazione locale, punta a pesare significativamente sui futuri scenari elettorali nazionali.
Economia
Il settore Fintech in Italia ha finalmente una cornice normativa dedicata: nasce il primo CCNL per l’innovazione finanziaria
🚀 Il settore Fintech italiano si evolve: nasce il primo CCNL dedicato. Confimprenditori e APSP introducono uno strumento moderno per garantire tutele ai lavoratori e certezza operativa alle imprese in un mercato in continua trasformazione.
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#Fintech #Lavoro #Innovazione #Confimprenditori
Redazione- Roma è la cornice istituzionale in cui si è concretizzata una svolta storica per il mercato del lavoro italiano. La presentazione ufficiale del primo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) interamente dedicato al settore Fintech segna un momento di rottura rispetto al passato, definendo le regole del gioco per un comparto che, finora, ha operato in una sorta di limbo normativo. L’iniziativa, promossa da Confimprenditori in collaborazione con l’Associazione Prestatori Servizi di Pagamento (APSP), risponde alla necessità di inquadrare correttamente figure professionali che, fino a ieri, venivano inserite in schemi contrattuali obsoleti e distanti dalla realtà operativa delle imprese tecnologiche.
una risposta concreta alle nuove figure professionali
Il contesto economico attuale è caratterizzato dalla digitalizzazione dei servizi finanziari, dall’ascesa delle piattaforme di pagamento e dalla gestione massiva dei dati. Queste attività richiedono competenze specifiche che raramente trovano corrispondenza nei vecchi contratti collettivi pensati per il comparto metalmeccanico o per il terziario tradizionale. Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori, ha definito questo nuovo strumento come un “vestito su misura”, sottolineando come la natura stessa delle imprese fintech richieda agilità e flessibilità, senza però rinunciare a una solida base di tutele per i lavoratori.
Il settore in questione non si limita alla semplice finanza, ma abbraccia lo sviluppo software, l’intelligenza artificiale applicata ai mercati e l’infrastruttura tecnologica dei pagamenti digitali. L’assenza di un riferimento contrattuale specifico ha creato, per anni, incertezza sia per gli imprenditori, costretti a districarsi tra inquadramenti inadeguati, sia per i dipendenti, privi di percorsi di crescita coerenti con la loro reale attività quotidiana. Il nuovo CCNL punta a risolvere questa criticità, offrendo una classificazione moderna che riconosce il valore delle competenze tecniche elevate e le peculiarità dei cicli produttivi digitali.
vantaggi strategici per le aziende e per i lavoratori
L’introduzione di questo contratto non rappresenta solo un atto burocratico, ma una leva strategica per lo sviluppo del sistema Paese. Il comparto Fintech è uno dei motori principali della trasformazione digitale europea. Dotarsi di un quadro normativo dedicato permette alle start-up e alle aziende consolidate del settore di competere ad armi pari nel mercato globale, attirando talenti e garantendo stabilità operativa. La tutela del lavoratore passa attraverso la definizione di percorsi formativi chiari e una gestione degli orari e delle modalità di lavoro che rispecchia lo smart working e il lavoro agile, ormai pilastri del settore.
Dal punto di vista giuridico, le imprese possono finalmente contare su norme che riconoscono la complessità della gestione delle piattaforme digitali. Si esce dalla logica dei contratti “di comodo” per entrare in quella di un contratto “di settore” che protegge l’innovazione. La finalità è duplice: da un lato, offrire garanzie robuste a chi investe nel capitale umano; dall’altro, favorire una crescita programmata di un comparto che, nei prossimi anni, sarà chiamato a gestire flussi economici sempre più rilevanti.
il futuro del lavoro digitale dopo il ccnl fintech
Il percorso che porta alla firma di questo CCNL è, secondo Confimprenditori, solo la prima fase di un cammino più ampio. L’obiettivo è quello di accompagnare l’evoluzione tecnologica con una protezione sociale altrettanto avanzata. Non si tratta di cristallizzare la professione, ma di permettere ai giovani che entrano nel mondo fintech di costruire una carriera solida, partendo da basi contrattuali certe.
La collaborazione con il dottor Pimpinella e l’Associazione Prestatori Servizi di Pagamento è stata la chiave per tradurre le esigenze tecniche in norme contrattuali applicabili. In un ecosistema dove il cambiamento è l’unica costante, avere regole chiare permette di pianificare investimenti e di formare specialisti pronti a raccogliere le sfide del domani. L’economia italiana, spesso accusata di lentezza nell’adeguarsi ai trend digitali, dimostra con questo atto di voler colmare il divario, offrendo agli operatori del Fintech una casa comune in cui far crescere le proprie attività.
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