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Politica

Lavoro, imprese e libertà sindacale: il punto di vista di Stefano Ruvolo sulla crisi del sistema italiano

⚖️ Stefano Ruvolo, Presidente di Confimprenditori, denuncia l’abbandono della piccola e media impresa e invoca una riforma radicale della rappresentanza sindacale per ridare voce a chi produce.

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Lavoro, imprese e libertà sindacale: il punto di vista di Stefano Ruvolo sulla crisi del sistema italiano

Redazione-   Il panorama economico e politico italiano attraversa una fase di profonda trasformazione, segnata da un crescente distacco tra le istituzioni e le reali esigenze di chi ogni giorno sostiene il sistema produttivo nazionale. In questo contesto, le recenti dichiarazioni di Stefano Ruvolo, Presidente Nazionale di Confimprenditori, accendono i riflettori su una criticità che da tempo attanaglia la piccola e media impresa: l’assenza di una tutela efficace per gli attori del mercato che rappresentano la spina dorsale del Paese. Ruvolo ha espresso una convergenza di vedute con Marco Rizzo, evidenziando come la dialettica politica attuale risulti spesso distante dalle necessità concrete di artigiani, professionisti e lavoratori.

Una classe politica distante dalle necessità reali

Secondo Ruvolo, la politica nazionale è prigioniera di un bipolarismo che definisce “funzionale a Bruxelles”, capace solo di alimentare una commedia partitica che ha prodotto, nel corso degli ultimi trent’anni, una contrazione costante dei salari e una riduzione drastica della spesa sociale. Il malessere espresso dal Presidente di Confimprenditori riflette il sentimento di una vasta platea di imprenditori che si sente trascurata. La denuncia, condivisa con Rizzo, punta dritto alla linea di frattura che divide oggi il Paese: non più una contrapposizione ideologica tra destra e sinistra, bensì uno scontro tra le élite, spesso legate a logiche puramente speculative, e il popolo dell’economia reale, ovvero l’Italia che lavora, produce ricchezza e sostiene il benessere collettivo.

L’appello di Ruvolo non è solo una cronaca di insoddisfazione, ma una chiamata all’azione per costruire un’opposizione che sia in grado di parlare a un blocco sociale coeso, formato tanto dalle piccole e medie imprese quanto dai lavoratori autonomi e dipendenti. L’obiettivo è superare le barriere artificiali che il sistema ha eretto nel tempo, riconoscendo che gli interessi di chi gestisce un’azienda familiare e di chi vi presta servizio sono, in ultima istanza, allineati verso la necessità di un mercato più equo e meno gravato dalla burocrazia e dalle politiche recessive.

Il nodo critico della rappresentanza sindacale

Uno dei punti centrali sollevati dal Presidente di Confimprenditori riguarda la questione della rappresentanza sindacale, un tema che affonda le radici nel dettato costituzionale ma che risulta, nella prassi quotidiana, ampiamente disatteso. Il ragionamento di Ruvolo è netto: i padri costituenti auspicavano una libertà sindacale piena e basata su regole certe. Tuttavia, l’attuale architettura del mercato del lavoro italiano è stata progressivamente occupata da un sistema di potere oligarchico.

Il riferimento alle dinamiche tra Confindustria e le principali sigle sindacali è esplicito. Secondo il vertice di Confimprenditori, queste realtà hanno instaurato una forma di spartizione del potere che ha di fatto escluso una fetta maggioritaria di aziende e di lavoratori, impedendo un pluralismo democratico reale nell’ambito delle relazioni industriali. Tale asimmetria ha contribuito a creare un clima di sfiducia, lasciando scoperte intere categorie di professionisti che non si riconoscono nelle sigle tradizionali e che rivendicano, invece, il diritto a una rappresentanza libera, svincolata da accordi di comodo.

Verso un nuovo patto per il paese

Di fronte a un sistema che Ruvolo definisce “nudo”, ovvero privo della propria veste di istituzione al servizio dei cittadini, Confimprenditori sceglie la strada della trasparenza e dell’impegno diretto. Attraverso l’iniziativa Patto Italia, il Presidente mira a trasformare la protesta verbale in proposte praticabili. Il messaggio è indirizzato a tutti gli attori che chiedono un cambiamento di rotta: la disponibilità a “metterci la faccia” è subordinata alla capacità di costruire un progetto che metta al centro il valore del lavoro.

Il programma di Ruvolo punta a colmare il vuoto lasciato dalla politica tradizionale, integrando la protesta contro le iniquità attuali con una visione propositiva. Le ricette economiche dovranno essere concrete, pensate per dare ossigeno a chi genera valore sul territorio e non per favorire rendite di posizione. La sfida è aperta: il futuro della piccola e media impresa italiana dipenderà, secondo questa visione, dalla creazione di un fronte comune capace di superare le distinzioni di parte in nome di un interesse superiore, quello di un Paese che intende ritrovare la propria dignità produttiva.

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Politica

“Fatti non foste a viver come bruti”: il nuovo, tagliente manifesto in codice dal Castello Sforzini per svegliare la politica

“Le buone genealogie hanno sempre qualche antenato irregolare. Fatti non foste a viver come bruti”. 📜 🏰 Il nuovo dispaccio diramato dal Castello Sforzini (quartier generale del think tank Rinascimento Nazionale) è un vero capolavoro di crittografia politica! Un durissimo attacco alla mediocrità dei vecchi partiti (i “bruti” di dantesca memoria) e una rivendicazione orgogliosa di voler costruire una nuova Destra, fiera e non conformista. Nel mirino di Luca Sforzini c’è anche la politica estera: “La geografia conta più della diplomazia”. L’Italia deve tornare a difendere i propri interessi nel Mediterraneo senza piegare la testa davanti a nessuno. Tu hai colto il messaggio nascosto dietro queste frasi? Leggi il nostro editoriale per scoprire tutti i retroscena! 👇 🇮🇹

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Il Mattutino del 13 agosto 2026

Castellar Ponzano (Alessandria) – C’è un’arte sottile, e quasi del tutto perduta nella politica contemporanea urlata e sguaiata dei talk show, che consiste nel dire moltissimo usando pochissime parole. È l’arte del messaggio in codice, dell’aforisma affilato che costringe chi legge a fermarsi, riflettere e unire i puntini. Questa mattina, giovedì 13 agosto, dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano (ormai incontrastato pensatoio e laboratorio strategico del think tank Rinascimento Nazionale) è stato diramato il nuovo, attesissimo “Mattutino”. Tre frasi, brevi e perentorie come colpi di martello, che delineano in modo inequivocabile la spina dorsale, l’identità e gli obiettivi della rivoluzione culturale e politica promossa da Luca Sforzini per il progetto di Futuro Nazionale.

“L’antenato irregolare”: la fiera rivendicazione di un’identità non ortodossa

La prima frase del dispaccio mattutino suona come una dichiarazione d’indipendenza: «Le buone genealogie hanno sempre qualche antenato irregolare». Il riferimento, tutt’altro che casuale, è al clamoroso dibattito suscitato in questi giorni dalla costruzione del “Pantheon” culturale di Rinascimento Nazionale. Nelle scorse ore, Sforzini ha inserito in questa galleria ideale la figura del liberale Mario Pannunzio, andandolo ad affiancare a giganti come Oriana Fallaci, Gianfranco Miglio e Guglielmo Giannini.

Il messaggio politico recapitato ai “puristi” dei vecchi partiti è devastante nella sua semplicità: una forza politica nuova, che ambisce a governare e a cambiare davvero il Paese, non può permettersi il lusso di rinchiudersi nei rassicuranti (ma asfissianti) recinti dell’ortodossia ideologica. Scegliere “antenati irregolari” significa rivendicare il sacrosanto diritto di pescare le idee migliori da tradizioni diverse, senza chiedere la tessera di partito a nessuno. Significa rompere gli schemi, dialogare con chi la pensa diversamente (come ha dimostrato l’invito a Beppe Grillo) e costruire una “buona genealogia” basata sull’audacia e sul libero pensiero, non sul noioso conformismo di apparato.

“La geografia oltre la diplomazia”: il richiamo al realismo e alla Sovranità

Il secondo, tagliente aforisma del Mattutino ci porta direttamente sul campo minato della politica estera: «La geografia a volte ha più carattere della diplomazia». Una frase che si ricollega intimamente al dibattito scatenato ieri da Sforzini sulla Notte di Sigonella e sulla lezione di sovranità di Bettino Craxi. Troppo spesso, i governi italiani (e le burocrazie di Bruxelles) hanno piegato la testa di fronte a una diplomazia intesa come pura e semplice sudditanza ai diktat d’oltreoceano o nordeuropei.

Ma Sforzini ci ricorda una verità ineluttabile: la geografia non fa sconti. L’Italia è piantata nel cuore esatto del Mediterraneo, crocevia di popoli, interessi energetici, crisi geopolitiche e flussi migratori. Il “carattere” della nostra geografia ci impone di avere una politica estera autonoma, fiera e proattiva, non possiamo limitarci a firmare carte scritte altrove. L’interesse nazionale italiano è dettato dalla sua posizione sulla mappa del mondo: difendere questo interesse non significa essere anti-americani o anti-europeisti, ma significa essere “alleati adulti”, capaci di far pesare il proprio ruolo strategico guardando in faccia chiunque.

Il monito di Dante: la ribellione contro la mediocrità del presente

Ma è la chiusura del Mattutino a sferrare il colpo da ko a tutto il sistema politico: «Fatti non foste a viver come bruti». L’evocazione dei versi immortali di Dante Alighieri, messi in bocca a Ulisse nel canto XXVI dell’Inferno per spronare i suoi compagni a superare le Colonne d’Ercole e inseguire “virtute e canoscenza”, è un grido di battaglia culturale.

La politica italiana, da troppo tempo, si è accontentata di vivere “come bruti”. Si è rassegnata all’amministrazione dell’esistente, alla mediocrità dei piccoli favori, all’assenza totale di slanci ideali e di visioni a lungo termine. Il richiamo dantesco di Castellar Ponzano è un invito rivolto agli italiani migliori (quelli che non si rassegnano, che studiano, che lavorano e che amano la propria Patria) ad alzare la testa, a superare le colonne d’Ercole del “si è sempre fatto così” e a pretendere una classe dirigente all’altezza della Storia del nostro Paese. Con un augurio finale che, giorno dopo giorno, suona sempre più come un programma politico: «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio».

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Attualità

“Alleati degli USA, non sudditi”: Sforzini rilancia la lezione di Sigonella e invita Stefania Craxi. L’Italia ritrovi l’orgoglio

“Un alleato che non sa dire di NO quando serve, smette di essere un alleato e diventa un satellite obbediente.” 🇮🇹 🦅 Con queste parole di fuoco, Luca Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale) riapre il dibattito sulla storica Notte di Sigonella del 1985 guidata da Bettino Craxi. Non fu antiamericanismo, ma la dimostrazione che l’Italia poteva guardare in faccia gli Stati Uniti per difendere la propria sovranità. È in arrivo un grande convegno al Castello Sforzini, con tanto di invito ufficiale alla Senatrice Stefania Craxi. È ora che l’Italia torni ad avere una vera politica estera, prendendo esempio anche da Andreotti e Berlusconi! Tu cosa ne pensi? È possibile essere fedeli alla NATO senza piegare sempre la testa? Leggi l’articolo e commenta! 👇 🏛️

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Stefania Craxi

Castellar Ponzano (Alessandria) – C’è stata un’epoca, neanche troppo lontana ma oggi incredibilmente sbiadita, in cui la politica estera italiana non si faceva semplicemente con il capo chino e il cappello in mano nelle stanze di Bruxelles o di Washington. C’è stata una notte, entrata di prepotenza nei libri di storia patria, in cui l’Italia ha dimostrato al mondo intero (e soprattutto al suo alleato più ingombrante) cosa significhi la parola “Sovranità”. Quella notte è la famigerata Notte di Sigonella del 1985, e il volto di quell’orgoglio nazionale portava i tratti decisi di Bettino Craxi. Oggi, a quarantuno anni di distanza da quegli eventi cruciali, il think tank Centro Studi Rinascimento Nazionale decide di spazzare via la polvere del conformismo storico e di riaprire con forza il dibattito sul ruolo dell’Italia nel mondo.

Non fu antiamericanismo, ma politica estera con la schiena dritta

A lanciare la clamorosa e affascinante provocazione culturale è Luca Sforzini, vulcanico Presidente del Centro Studi, che con un’analisi lucidissima rimette al centro del villaggio il vero significato della crisi di Sigonella. «Sigonella dovrebbe tornare ad essere studiata non come un episodio da consegnare alla sterile nostalgia della Prima Repubblica, né come la narrazione faziosa di una banale ribellione italiana agli Stati Uniti», tuona Sforzini. L’approccio deve essere ribaltato: «Quella fu una delle più alte e nobili lezioni di politica estera mai offerte dall’Italia repubblicana. Bettino Craxi dimostrò, nei fatti e non a chiacchiere, che si può essere saldamente e lealmente collocati nell’Alleanza atlantica e, proprio per questo motivo, comportarsi da veri alleati e non da docili subordinati».

Una distinzione, quella tra alleato e satellite, che oggi appare drammaticamente urgente recuperare, in un’epoca in cui la diplomazia europea (e spesso italiana) sembra incapace di articolare un pensiero indipendente dai grandi blocchi di potere globale. Sforzini non usa mezzi termini per descrivere l’attuale deficit di personalità dei governi occidentali: «Un alleato che non è mai capace di dire “no”, quando ritiene che il proprio supremo interesse nazionale lo richieda, cessa progressivamente e inesorabilmente di essere un alleato, trasformandosi in un mero satellite obbediente».

L’appello a Stefania Craxi: un grande convegno al Castello Sforzini

Per trasformare questa profonda riflessione in azione politica concreta, Sforzini ha lanciato una proposta ufficiale e pubblica di altissimo profilo: organizzare al suggestivo Castello Sforzini di Castellar Ponzano un grande convegno nazionale intitolato “Sigonella 1985: sovranità nazionale e alleanza atlantica”. Ma non è tutto. Il Presidente del Centro Studi ha rivolto un invito diretto ed esplicito alla Senatrice Stefania Craxi (già Presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato, intervenuta più volte di recente sul tema) per co-organizzare l’iniziativa.

«Mi farebbe particolarmente piacere che la senatrice accettasse di costruire questo evento insieme a noi», ha precisato Sforzini, sgombrando subito il campo dai soliti sospetti dietrologici. «Non si tratterebbe di organizzare una vuota celebrazione agiografica o nostalgica di Bettino Craxi, ma di sottoporre quella drammatica e coraggiosa scelta alla prova inesorabile della storia e, soprattutto, alle sfide del nostro complicatissimo presente». L’invito è esteso a tutte le associazioni socialiste che si richiamano alla figura dello statista, chiedendo un contributo reale di idee per interrogarsi non solo su cosa accadde quella notte, ma su cosa quell’evento possa insegnare all’Italia del 2026.

L’Atlantismo adulto e la geometria variabile: da Andreotti a Berlusconi

Il documento programmatico di Futuro Nazionale, il progetto politico a cui il Centro Studi è legato, traccia una rotta ambiziosa. Sforzini richiama esplicitamente tre modelli di eccellenza della nostra storia diplomatica: la sapiente “geometria variabile” dei rapporti internazionali praticata da Giulio Andreotti (capace di dialogare con tutti mantenendo il baricentro a Roma), la straordinaria e ineguagliata capacità di mediazione tra Russia e Stati Uniti di Silvio Berlusconi, e, appunto, le iniziative di Craxi. «Sono storie politiche profondamente differenti», ammette Sforzini, «ma nelle quali si rintraccia un elemento comune, sacro e imprescindibile: l’idea che l’Italia debba avere una propria politica estera proattiva, e non limitarsi a riceverne una preconfezionata da fuori».

L’approccio di Rinascimento Nazionale è fieramente anti-ideologico. Come si studia il federalismo di Miglio, il coraggio della Fallaci o la libertà di Pannunzio, così si studia il decisionismo di Craxi. Senza complessi di inferiorità e senza chiedere patenti di purezza a nessuno. Perché, come ricorda Sforzini in un finale da brividi, «una grande nazione non sceglie fra l’essere alleata e l’essere sovrana. È sovrana proprio perché sa quale alleanza scegliere e perché, quando è il momento, sa parlare ai propri alleati guardandoli dritti negli occhi». Le porte del Castello Sforzini sono aperte. E la politica estera italiana, forse, sta per svegliarsi dal suo lungo torpore.

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Politica

La Destra rompe gli schemi: Pannunzio entra nel Pantheon di Rinascimento Nazionale. Sforzini: “Basta ortodossie, serve libertà”

Basta con la politica degli slogan e dei burocrati di Bruxelles, l’Italia ha bisogno di spiriti liberi! 🇮🇹 🦅 Il Centro Studi “Rinascimento Nazionale” guidato da Luca Sforzini lancia una provocazione culturale fortissima: il liberale Mario Pannunzio entra nel Pantheon del think tank, affiancando giganti “irregolari” come Oriana Fallaci, Gianfranco Miglio e Guglielmo Giannini. L’obiettivo? Costruire una destra nuova, capace di studiare i veri problemi del Paese, di dialogare persino con mondi lontani (come dimostra l’invito a Beppe Grillo) e di ribadire che l’Occidente si fonda sulla libertà, non sulla sudditanza all’Unione Europea. Sei d’accordo con questa visione rivoluzionaria? Leggi l’articolo e dicci cosa ne pensi! 👇 🏛️

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Mario Pannunzio

Castellar Ponzano (Alessandria) – C’è un fermento nuovo, inaspettato e profondamente vitale che sta attraversando l’area politica e culturale del centrodestra italiano. Un movimento tellurico che non si accontenta più delle vecchie rendite di posizione, degli slogan triti e ritriti o delle stanche liturgie di partito, ma che punta a costruire una classe dirigente forte, colta e, soprattutto, libera. In questo scenario in rapida evoluzione, il Centro Studi Rinascimento Nazionale (il dinamico think tank legato al progetto politico di Futuro Nazionale) lancia una nuova, potentissima provocazione culturale: l’ingresso del giornalista e politico liberale Mario Pannunzio nel proprio “Pantheon” identitario.

Non un mausoleo della destra, ma una costellazione di spiriti liberi

L’annuncio, arrivato direttamente dal suggestivo Castello Sforzini di Castellar Ponzano, porta la firma di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi, che con parole affilate come lame ha voluto delineare il perimetro di questa coraggiosa operazione culturale. «Mario Pannunzio entra nel Pantheon culturale di Rinascimento Nazionale non perché intendiamo attribuirgli retroattivamente un’appartenenza che non ebbe», chiarisce immediatamente Sforzini, «ma per la ragione esattamente opposta: perché fu un uomo difficilissimo da rinchiudere dentro un’appartenenza».

La figura di Pannunzio — liberale puro, antifascista per intima coerenza liberale, anticomunista viscerale ma privo di qualsiasi nostalgia autoritaria, profondamente laico e atlantista — viene eretta a baluardo contro il conformismo. Sforzini non usa mezzi termini: senza questa vitale libertà intellettuale, qualsiasi nuovo progetto politico rischia di appassire rapidamente, trasformandosi in una stantia “nuova ortodossia”. Non si sta costruendo un polveroso album delle figurine o una banale genealogia artificiale ad uso e consumo della propaganda, ma una vera e propria costellazione di giganti del libero pensiero.

Da Fallaci a Miglio: l’Italia dei giganti irregolari che non si piegarono al sistema

Con l’ingresso di Pannunzio (storico fondatore de Il Mondo), la mappa valoriale di Rinascimento Nazionale assume contorni affascinanti e rivoluzionari. Si unisce a una squadra di “irregolari” straordinari: c’è Gianfranco Miglio, che ricorda la necessità vitale di ripensare lo Stato in senso federale spezzando le catene del centralismo romano; c’è l’immensa Oriana Fallaci, fiera paladina della civiltà occidentale, capace di difendere le nostre radici senza mai trasformare la rabbia in cieco odio; e c’è Guglielmo Giannini, la voce ruvida e sincera dell’uomo comune, perennemente schiacciato dall’arroganza della politica professionale e dal peso asfissiante della burocrazia statale.

«Sono personalità diversissime», ammette Sforzini con lucidità, «che probabilmente attorno allo stesso tavolo avrebbero litigato moltissimo. Ed è precisamente quel tavolo che ci interessa». L’obiettivo è creare una “casa delle differenze” e rifuggire l’idea opprimente di una “caserma delle identità”, dove si è costretti a mostrare il pedigree prima ancora di poter esprimere un’idea.

L’Occidente non è la burocrazia di Bruxelles. E il caso Beppe Grillo…

In questa audace rilettura, spicca la visione del ruolo internazionale dell’Italia. L’atlantismo di Pannunzio, sottolinea Sforzini, non è mai stato sinonimo di sudditanza. E qui arriva la stoccata politica più forte, un manifesto per l’Italia del 2026: «L’Occidente non coincide con una burocrazia, non è Bruxelles e non è neppure semplicemente Washington. È una civiltà politica fondata sull’individuo, sulla proprietà, sulla libertà economica e di pensiero. Gli alleati sono alleati, i sudditi sono un’altra cosa».

È con questo spirito aperto e fieramente indipendente che si legge anche la recente, clamorosa apertura al dialogo con mondi apparentemente lontanissimi, come l’invito rivolto a Beppe Grillo proprio al Castello Sforzini. Non si tratta di fare inciuci o “sommatorie elettorali improbabili”, ma di avere il coraggio di riaprire porte sbarrate dal sistema, parlando con tutti senza chiedere abiure preventive e senza arretrare di un millimetro sulla propria identità.

La politica torni a studiare: senza cultura non c’è classe dirigente

Il messaggio finale di Rinascimento Nazionale è un monito severo all’attuale classe dirigente, troppo spesso schiacciata sul tweet e sul facile consenso del momento. Sforzini richiama il celebre modello degli “Amici del Mondo” di Pannunzio: riunirsi per studiare concretamente i problemi reali del Paese (energia, economia, scuola, fisco) prima di urlare slogan. «La protesta senza elaborazione si consuma; il consenso senza cultura non costruisce una classe dirigente; vincere le elezioni senza sapere cosa fare il giorno successivo è soltanto una maniera più spettacolare di perdere».

L’Italia del 2026 ha disperatamente bisogno di questo: di italiani liberi, pensanti, irregolari. Perché senza libertà intellettuale, nessun Rinascimento politico, economico e sociale sarà mai davvero possibile.

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